"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

venerdì 8 maggio 2015

A Parma è in crisi il calcio, ma non la cultura (né l'amicizia!)

Alla destra dell'autore l'angelo Giulia

Alla sinistra dell'autore l'angelo Federica

Davanti a loro, tante belle persone

Scherzetto finale: Amici Miei! :)

I mici portafortuna non mancano mai

sabato 2 maggio 2015

Pubicità Progresso



2015: 
Preserve the Planet, Please!!!

Prima che il Carcinhomo Pàntegan soffochi e devasti la Terra, distribuisci anche tu Cultura e Anticoncezionali. Contrasta anche tu la funesta ignoranza delle religioni riproduzioniste, e il truce delirio delle ekonomie krescitoidi. Contribuisci pure tu a disinnescare la B.A.D., la Bomba Atomica Demografica. 
Grazie!

Tutti a riempirsi la bocca con questo "ex Po":
 ma che è morto il fiume? O lo hanno asfaltato?
(Zio Scriba, Frammenti mentekatti)

p.s. Visto che non so disegnare, né destreggiarmi con le arti fotografiche, regalo volentieri un paio di idee a vignettisti in crisi d'ispirazione.

Idea 1. 2015: Earth IS NOT our food [immagine di un mappamondo molliccio e orrendamente schiacciato dentro un lurido hamburger, come se fosse una polpetta di gelatina]

Idea 2. 2015: DON'T FUCK THE WORLD! [immagine di maschione scimmiesco che copula con la Terra, sventrandola]


p.p.s.
Chiedo scusa per l'angloide, ma visto che l'emergenza è davvero planetaria, o usavo quello o usavo il cinese.

martedì 28 aprile 2015

Appuntamento a Parma!



Terzo appuntamento col nuovo Corradino.
Imperdibile per chiunque abbia la fortuna di stare nei paraggi (cioè più o meno nella zona fra Parigi e Roma...)


lunedì 20 aprile 2015

I RACCONTI "DEL CASSETO"

A metà marzo ricevo, da una famosa associazione cultural-letteraria, una mail striminzita e senza firma in cui mi si propone, nel caso in cui avessi dei racconti “del casseto”, di partecipare a un concorso aperto a tutti. Premio per il vincitore la pubblicazione dei suddetti racconti. Tutto questo senza che io abbia chiesto niente di niente.
Resto a lungo indeciso su come rispondere. Già racconti “nel cassetto” sarebbe una banalità difficilmente sopportabile, ma: del casseto? Si prendono gioco di me o è questo il normale livello delle loro comunicazioni? Cosa gli mando? Una sana bordata d’insulti? (Quando ci vogliono ci vogliono!) Oppure una risposta da scrittore sottovalutato e indignato: “Se è aperto a tutti, non è alla mia altezza, grazie”. O al contrario una risposta autoironica: “Spiacente, ho solo racconti del casso”. Oppure una risposta mattacchiona (una manciata di refusi in cambio dei loro due): “Morto bietolo di protecipare!” O una risposta orgogliosa? “Mi dispiace, ma anche se a voi parrà strano, postarli sul mio blog è più prestigioso, e raggiunge più lettori, di quanto non succederebbe con la vostra – peraltro improbabilissima, perché so come vanno ‘sti concorsi – pubblicazione”. O ancora, una risposta polemica: un messaggio in bianco ma firmato Nicola Pezzoli, per far capire che le comunicazioni anonime e burocratiche sono già abbastanza irritanti, ma se poi ci si aggiunge l’irriguardosa sciatteria di ben due refusi, a uno che di mestiere fa lo Scrittore (per quanto outsider semifallito, muorteffame ecc) potrebbero girare un pochettino i maroni.
Infine, opto per quella che ritengo di gran lunga la soluzione più giusta e più nobile, più signorile, in casi simili: non rispondo per niente.
Per dirvi come sono fatto: continua a venirmi il dubbio di essere stato villano!


lunedì 13 aprile 2015

Eresia flash - fantasmi da premio

Io mi considero un timido, un pazzo eremita, un monaco della scrittura riservato e schivo. Ma il nome e la faccia sui miei scritti li ho sempre messi. Ce li metteva persino J.D. Salinger, che viveva autoconfinato in un bunker in mezzo ai boschi. Quando leggo Paul Auster, o Philip Roth, stabilisco con questi Autori un contatto umano, personale. Se mi venissero improvvisamente a dire che Philip Roth come Scrittore non è mai esistito, che i suoi romanzi giovanili sono stati scritti da due diaboliche redattrici settantenni, e che i suoi romanzi della maturità e vecchiaia sono stati confezionati da una squadra di diciotto abilissimi ragazzotti laureati in truffologia letteraria, io mi sentirei tradito, e getterei quei libri nel cesso, anche se mi erano piaciuti, anche se li avevo amati. Anzi, proprio perché li avevo amati: poche persone sono più tristi e rabbiose di un amante tradito! 
Ecco perché i libri di questa vera o presunta Ferrante non mi interessano, non mi possono interessare: adesso come adesso mi farebbero lo stesso effetto di quegli auguri preconfezionati che certi pigri conformisti ti inviano col telefonuzzo nei giorni di festa. Belli finché si vuole, ma non autentici, non fatti col cuore, tristemente fasulli – e soprattutto freddi come circolari ministeriali. Perché qui il problema vero non è tanto che ci possa essere dietro un fantasma complessato o misantropo (per il quale potrei provare empatia) bensì che ci possa essere dietro un’équipe di furbetti che si prende gioco di me-lettore. È anche colpa mia, ma sono fatto così. Per esempio, Luther Blissett e Wu Ming hanno l’onestà di dirlo, che sono in tanti, eppure i loro libri, proprio per questo, pur immaginandoli di pregevolissima fattura, non mi attirano. Per me sarebbe come prendere parte a un’orgia con persone sconosciute e mascherate, anziché fare l’amore con chi decido io. Non m’interessa, punto e basta. Il collettivismo e le cooperative di produzione (per non parlare di certe patetiche web-ammucchiate sperimentali) hanno ben poco a che vedere con la mia concezione di Narrativa, un’Arte che si nutre di un delicato e magico rapporto lettore-scrittore, paritario e intimo, sincero e leale, onesto e profondo. Chi ha detto che il miglior team è quello composto da tre persone due delle quali assenti forse non ha ragione in tutti i campi dell’azione umana, ma di certo ha perfettamente ragione in campo letterario. 
Cara Ferrante: se esisti, fai come me, che ho a cuore ogni mio singolo potenziale lettore: mandami un messaggio via posta elettronica, raccontami la tua storia e spiegami le tue ragioni. Prometto riservatezza e rispetto della tua privacy. Vieni a dirmi per quale motivo dovrei leggere i tuoi libri. 
Se ti va, naturalmente. E guarda che se al posto tuo mi scriverà un ufficio stampa, astuto finché si vuole, io me ne accorgerò. Un abbraccio, se esisti, e auguri di ogni bene.


mercoledì 8 aprile 2015

I NOSTRI SOGNI TASCABILI GIRANO PER IL MONDO (e provano a renderlo un posto più bello)



Ci sono giorni, ci sono (rari) giorni in cui può capitare che una voce ti chieda: ma dove trovi la voglia e la forza sovrumana per continuare a scrivere? Come puoi superare, da monaco della scrittura votato anima e corpo a essa, la crudele verità di guadagnare meno di quanto spendi in computer e cartucce, e spostamenti per le presentazioni (con amici che si restano male perché non scendi fino a Lampedusa – sarai mica razzista)? E la rabbia bruciante di veder recensita e pompata gente che in un mondo appena un po’ più giusto sarebbe indegna di farti da segretaria o di pulirti il cesso (poiché durante il colloquio applicheresti la formidabile clausola di Elias Canetti “Gentaglia volerà per le scale”)? E l’umiliazione per alcuni librai della tua città che non mettono i tuoi romanzi in vetrina, o per fare prima non li tengono del tutto? E la delusione un po’ sconcertante di riunioni di famiglia dove in un intero giorno si toccano tutti i possibili argomenti, tranne te e la tua scrittura?
La risposta può portarla il postino in un giorno ventoso d’aprile, dopo che hai appena finito di postare una cazzatina scherzosa proprio sull’argomento del vento. La risposta può essere in un pacchetto spedito per te da Barcellona, sulle ali di quel vento che d’improvviso ti diventa simpatico e amico. Un giovane scrittore spagnolo di origini italiane, che ti ha già recensito due volte e ti considera “il miglior scrittore italiano del momento” (e come lettore, guarda caso, è tutt’altro che uno sprovveduto: ama Hilsenrath e Selby jr, Dan Fante e Bukowski, Pollock e Saroyan, ma anche Stevenson, Defoe e Sherwood Anderson) ha voluto regalarti una preziosa copia del suo romanzo (lui che i tuoi li ha comprati!). La copertina è di rara bellezza (in realtà già il pacchetto è meraviglioso, col suo verde-wwf) e in basso vedi che il simbolo dell’editore è un cavalluccio marino (presenza magica e continua nel romanzo tuo!) e quando lo apri trovi una dedica che ti stordisce e ti commuove, scritta da una persona che non hai mai incontrato, se non toccandola da lontano con le parole dei tuoi libri. Sorprese e coincidenze non finiscono qui: perché anche il suo protagonista, Tommaso, è un bambino come il tuo Corradino, e anche qui come nel tuo ultimo lavoro i capitoli sono giusto 24. (I tuoi in origine erano 25, ma poi hai voluto eliminare un capitolo onirico, e adesso quel sogno eccolo risorgere qui, nel titolo del libro di un altro come te, che si potrebbe tradurre “Sogni tascabili”, oppure “I sogni in tasca”). Sai che farai molta fatica a leggere e comprendere un romanzo in spagnolo. Già l’incipit ti ha costretto a correre su internet alla ricerca del significato di “zorro”, minuscolo, e solo adesso, quarant’anni dopo esserti vestito da “Zorro”, maiuscolo, per carnevale, scopri che quella parola significa “volpe”. Ma ciò che conta è che da oggi questo libriccino sarà una delle cose più preziose che possiedi, e già sai dove troverà posto e collocazione: sul ripiano d’onore, fra i libri tuoi e dei tuoi Autori preferiti, al fianco del tuo ultimo Corradino, ché lui e Tommaso possano stringere amicizia, farsi compagnia e portarsi fortuna.
E questo è solo l’ultimo e più eclatante esempio delle soddisfazioni che continuano a darti (e a dare a se stessi!) quei buongustai dei tuoi lettori.
E allora, dopo una giornata così, la tua risposta la puoi gridare al mondo, sì che puoi, più forte di ‘sto vento di nuovo furibondo e un po’ fetente: “andrò avanti, signori miei, per la mia strada, che coincide da sempre con quella dei miei sogni più o meno tascabili: scrivere, e leggere bei libri. E voi, voi fate pure quello che vi pare. Per me, finché avrò sangue nelle vene e un respiro a donar brividi al mio cuore, in fondo cambierà ben poco. E del fatto di esistere e di essere così come sono non chiederò certo scusa a nessuno”.


domenica 5 aprile 2015

CONIGLIETTI DI CIOCCOLATO (di nuovo Buona Primavera!)



Ma l’anno scorso erano morti tutti, da ʼste parti, allora io e la mamma abbiamo affidato la Ciopy alla Marilù del bosco e siamo andati a passare il Natale in Piemonte, per dimenticare i fantasmi sotto la coltre nevosa di un paesotto chiamato Ceva, dove sono venuti anche gli zii di Pinerolo e Mondovì. C’era lo zio Renzo, quello delle barzellette e delle poesie dialettali, che come prima cosa ha detto «Sapete cos’ha portato, di bello e di buono, lo zio Renzo, per tutti voi bravi pronipoti? Una… bella… merda!» Però poi si è riscattato con una poesia seria intitolata “Temp”, che a me è piaciuta perché non era noiosa e verso la fine diceva: Temp, bastàrd! E in ogni caso scherzava, e i regali ce li aveva portati.
Mi sono sempre andati a genio, questi parenti piemontesi della mamma sull’anzianotto andante. Mi piacevano molto anche quelli tedeschi di Videla, mio padre, a dir la verità. Soprattutto la Clarissa di Wolfsburg, che per Pasqua mandava coniglietti di cioccolato, buonissimi e pieni, non come le sottili uova italiane del put con dentro la sorpresina sghimbescia. Qualcuno maligno potrebbe insinuare: sono i tuoi preferiti perché stanno lontani, un parente che è sempre fra i piedi non è mai preferito, e io non saprei cosa rispondere.
L’unica cosa che mi convince poco, di questi piemontesi, è che quando parlano, oltre a Bastalà e Boia Fàus, ripetono sempre “Fatti furbo”. I furbi a me mi stan sul culo. Secondo me la furbizia è il contrario dell’intelligenza, è il lato disonesto della stupidità.

("Chiudi gli occhi e guarda", Neo Edizioni 2015, pagina 13)


venerdì 3 aprile 2015

POSSO SOLO AUGURARVI BUONA PRIMAVERA

CON TUTTO IL CUORE, 
POSSO SOLO AUGURARVI 
BUONA PRIMAVERA

La religione rappresenta un insulto alla dignità umana.
 Con o senza di essa, ci sarebbero sempre buoni 
che farebbero il bene e cattivi che farebbero il male. 
Ma perché i buoni facciano il male, occorre la religione.
STEVEN WEINBERG, Nobel per la Fisica.

Avevo sempre pensato che le religioni fossero “soltanto” l’odio fra i popoli, la xenofobia genocida fra popoli diversi aizzata da orrorifiche e sanguinolente letterature antiche. E invece la religione è pure peggio: essa porta l’odio e la violenza anche all’interno delle stesse etnie: i Nord Irlandesi che si scannano fra cattolici e protestanti; il milione di morti per la scissione tra fratelli indiani e pakistani; sciiti e sunniti che si fanno saltare per aria a vicenda, industriandosi a mettere bombe persino ai funerali (i funerali al quadrato del cubo: che idea magnanima e sublime!); e adesso gli africani, che si scannano per colpa di un proselitismo missionario che li ha resi assurdamente metà cristiani e metà islamici gomito a gomito, originando decine di Bosnie equatoriali fuori controllo. E su certi nostri giornalozzi per beghine non un solo trafiletto di scienziato, pensatore o scrittore col coraggio di sostenere che il problema è lei, la religio. No. Il problema è sempre soltanto “quell’altra” religio, brutta, arretrata, violenta e cattiva. “Noi” siamo i buoni. “Noi” siamo i martiri. “Noi” siamo quelli del Porgi l’altra guancia (o del Ti aspetta un pugno se offendi la mia mamma – per non parlare di quanto dicono e fanno certi talebani “cristiani” americani, altro che pugni…) 
Il pensiero UNICO dilaga. In attesa di trasformarsi in non-pensiero.
Già, perché in questa pasqua di sangue i cattolici hanno deciso di arruolare forzatamente come “martiri” i ragazzini massacrati come mosche per non aver saputo recitare certi versetti. Pazienza se qualcuno sarà stato ucciso perché era “dei loro” ma balbettava per l’emozione, pazienza se qualcuno sarà stato risparmiato perché era “dei nostri” (“nostri” è ovviamente ironico) ma abbastanza furbetto da imparare anche la letteratura “loro”, e soprattutto pazienza se magari uno in mezzo a cento era in cuor suo ateo e spirito libero e disgustato da entrambi gli apparati di fanfalucherie: chi se ne frega? Perché avere il coraggio e l’onestà di dire che si tratta semplicemente di ragazzini privati della possibilità di vivere, di crescere liberi e autopensanti, e massacrati da sottomerde per motivi così assurdi da apparire grotteschi a chiunque abbia un minimo di intelligenza? L’importante è avere nuovi martiri da arruolare, serviranno alla causa!
Questa è l’ultimissima volta che mi abbasso a dir qualcosa su questo argomento. D’ora in poi mi trincererò dietro un giudizio difensivo e puramente estetico: la religio NON MI PIACE. Punto e basta. 
Rispetto il sentimento mistico e privato e individuale e non trasmissibile di ogni singolo, ma la religione “rivelata” e istituzionalizzata e inculcata vigliaccamente nei fragili e creduli fanciulli è il Male più grande che esista nel mondo, la cosa più inutilmente, tragicamente e catastroficamente divisiva che sia mai esistita su questo povero pianeta. E se voi invece di lottare per abolirla una volta per tutte preferirete continuare a scannarvi per essa, tanti auguri di pace e bene. E lasciate in pace almeno gli agnelli, che è ora. E soprattutto piantatela con l’abuso di chiamare “martire” chi non aveva nessuna voglia di esserlo.
Buona primavera.


martedì 31 marzo 2015

Corradino segnala...



Ciao cari amici, sono Corradino!
Ho scoperto che anche all’estero c’è chi mi vuole molto bene, e volevo spartire con voi questa gioia. 
Francesco Spinoglio è tornato a scrivere di me sul suo blog ATALAYA DE LA VIDA HUMANA
Lo fa in Spagnolo, ma per fortuna non è una lingua difficile da intuire.
Anche sulla sua pagina Fb, parlando del mio autore-papà-alter ego Nicola Pezzoli, Francesco dice: “Definitivamente, el mejor escritor italiano que hay en este momento”. 
Porcodiaz!
Chissà come si commuoverà, Nicola, quando glielo dirò, lui che vive per scrivere in un paese pieno di tarlocchi del put che si divertono a ignorarlo.
Magari Francesco un po’ esagera – perfino a me viene da pensarlo – e però, che dite, se la scrittura di Nicola può fare un effetto così a persone tutt’altro che illetterate e sprovvedute, tutt'altro che piciorla, sarà il caso che proviamo gentilmente a informare anche qualche giornalista nostro, qualche libraio distratto?
O dite che poi ci restano male per non esserci arrivati da soli?


sabato 28 marzo 2015

Paolo Zardi – XXI SECOLO (candidato al premio Strega 2015)


I pochi anni d’esperienza come scrittore mi stanno insegnando che non c’è niente di più bello del trasformare una presentazione in uno scoppiettante reading. Più si legge e meglio è. A meno che uno non si vergogni di quello che ha scritto e voglia stenderci sopra un peto veloso (in italiA succede anche questo, e anzi, per una questione di decenza dovrebbe forse capitare più spesso!)
Mi vien da pensare che valga pure per le recensioni. Potrei starmene qui mezz’ora a dirvi quanto sia straordinariamente bravo Paolo Zardi (che come tutti i veri purosangue non è spuntato fuori da nessuna sqhuola, che non sia quella della Lettura, della Scrittura e della Vita) o quanto sia stata meravigliosa e geniale la Neo, in questi ultimi anni, a dissociarsi da un andazzo editoriale nazionale che sembra volto a erigere nientemeno che una Barriera Anti Scrittori Talentuosi (BAST) – una barriera che lascia passare solo chi scrive in banalese, in politichese, in sciattese, in troiese, in luogocomunese, o peggio ancora in muffese erudibondo. Gli Scrittori sono tutta un’altra razza (da noi quasi estinta). Ma perché indugiare in chiacchiere, quando c’è da mandare avanti un testo in grado di parlare, di testimoniare, da solo? 

Sulle prime mi sono trovato in difficoltà nella scelta: ci sarebbe stato veramente da ribatterlo tutto. Ho deciso allora di proporvi piccoli brani isolati dandogli dei titolini miei, e accompagnarvi per mano dentro il libro come quando si riceve qualcuno presso un amico che in quel momento è troppo affacendato per fare gli onori di casa, così da farvi venir voglia, dopo questo benvenuto, di andare avanti da soli, ma senza avervi tolto il gusto, senza avervi svelato nulla della storia, se non dirvi che questo XXI SECOLO non è soltanto il fratello maggiore del suo recente Signor Bovary, non è solo la somma di tutti gli spunti e suggestioni dei migliori racconti zardiani, ma è un partire da tutto ciò come fosse il caricamento di una molla, per poi compiere un ulteriore portentoso balzo verso l’alto, e confezionare un Romanzo sontuoso, che ci commuove e al contempo ci spaventa.



XXI SECOLO
Quando tornava a casa, li vedeva al capolinea dell’autobus, coi sacchetti mezzi vuoti, le donne rassegnate come vacche indù e gli uomini con sguardi affamati, pronti ad azzannare. I ricchi erano spariti, tutti insieme. Da anni non ne vedeva passare uno. Rimanevano le loro case enormi e sfitte, mausolei per stupori futuri.

DIGA
Su un lato del salotto, una porta a vetri mostrava il giardino sul retro: illuminati da un lampione che si accendeva al primo cenno di oscurità, immobili sotto la pioggia, una bici a terra, un pallone nuovo, l’altalena arrugginita, la spettrale presenza di una vecchia bambola. La grondaia di rame gorgogliava come una rana. Lo spettacolo insignificante di quei dieci metri quadrati sorpresi nella loro quotidiana attività aveva qualcosa di straziante – un’insostenibile normalità. Accese il cellulare, e iniziarono i messaggi: sua figlia, sua sorella, numeri sconosciuti, una diga che cedeva sotto il peso della disperazione.

L’ARMADIO DI CEMENTO
Sua madre abitava ai bordi della città, al sesto piano di un palazzo di dieci che ne dimostrava venti, un armadio di cemento alto e stretto tappezzato di finestre, tapparelle rotte e parabole sulle terrazze.

LA FABBRICA DELLE NUVOLE
«Ho visto una ciminiera che buttava un sacco di fumo, venendo qui, lungo l’autostrada. Sa cosa ci fanno?»
«Era una conceria. Ora l’hanno comprata gli indonesiani e non so cosa ci facciano. Mia figlia, da piccola, credeva che fosse la fabbrica delle nuvole».

BLATTE
I muri erano scavati da mani rapaci lungo tracce che un tempo avevano accolto tubi di rame o fili elettrici; mancavano le porte, gli stipiti, il pavimento, gli interruttori, le finestre, i sanitari. Abbandonato a se stesso, l’uomo non diventava un lupo ma una specie di insaziabile blatta.

DISCARICA
Sembrava un vulcano, o il cratere di un meteorite. Sopra, i gabbiani volavano seguendo strane traiettorie ellittiche.
«Brucia sempre, giorno e notte. Ogni tanto arrivano i camion, e scaricano tutto. L’anno scorso ho visto gettarci un elefante intero – pare che appartenesse a un circo bulgaro che passava da queste parti. Riesci a immaginare un elefante morto? È una montagna di carne. I gabbiani non riuscivano neanche a volare, tanto erano sazi. E ce n’era per tutti. Di sera, c’erano famiglie di saprofagi che si fermavano a cena. Avevo paura di uscire».
Anni prima aveva letto che a Pompei era stata ritrovata la coscia di una giraffa. Chissà com’era spolparsi una coscia lunga tre metri? Loro, invece, ai futuri archeologi lasciavano lo scheletro di un elefante infilato in un buco mefitico; si sarebbero scervellati per anni, ma non sarebbero arrivati a cogliere il profondo mistero del ventunesimo secolo.



POST VENDITA
Il ritorno a casa era pervaso della malinconia che prende gli amanti dopo l’orgasmo, quella che, di norma, precede il sonno. 
La vendita seguiva le stesse regole dei rapporti amorosi: le manovre di avvicinamento, il corteggiamento, l’accerchiamento concentrico, l’assalto, la resa e l’inevitabile tristezza che seguiva il coito. I centri commerciali erano pornografici – zero sentimento, e nessuna conseguenza. Ma vendere di persona, in casa di qualcuno, dosando consigli affettuosi e ragionevoli inganni, quello era un atto d’amore. Non c’erano storie.

DINOSAURI
La notizia del giorno era la scoperta di un paleontologo malese: i dinosauri si erano estinti perché a un certo punto avevano smesso di invecchiare. Ma l’immortalità non gli aveva garantito la sopravvivenza. La teoria del malese aveva a che fare col concetto di sovraffollamento o di emissione di anidride carbonica o entrambe le cose. Tutta quella salute era stata deleteria. Sembrava che la vita, per restare in vita, avesse un disperato bisogno di morire.

CULI
Mariagloria: alta, braccia lunghe, scimmiesche, il viso ossuto, tette come chiappe anteriori, i jeans a vita bassa che lasciavano scoperte le mutande – echi dei primi anni duemila – e un culo abnorme. (Era un problema nazionale, quello dei culi enormi. Nemmeno la crisi era riuscita a smussare quei trofei del passato benessere – non ancora).

MANI
Lei rituffò la faccia tra le mani – trovava conforto, in quei badili rosa. Avrebbe voluto averne anche lui, di mani così efficaci: appoggiarci il viso dentro, sospirare, o sparire, e per un attimo sentirsi in pace.

STALATTITI
Si chiese cosa fossero quelle luci – ricordi, congetture, barlumi di coscienza – e cosa significasse essere dentro quel cervello. Immaginava una grotta, buia, umida, dove ogni tanto una stalattite lasciava cadere una goccia. Plic. Ploc. Sul fondo, gechi trasparenti, e minuscoli insetti neri che scappavano alla vista della luce. Plic. Ci doveva essere l’eco, là dentro. Le parole, invece, erano state bandite. Un mistero ben custodito. Ploc.

GEMELLI
Quando era bambino, due suoi compagni di scuola si distinguevano solo per una cicatrice sulla guancia sinistra. In classe, li avevano fatti sedere uno accanto all’altro e quando la maestra raccontava una storia divertente, la loro risata partiva contemporaneamente, s’impennava con la stessa velocità, si spegneva seguendo la stessa curva d’intensità. Sembravano macchine infernali costruite per confutare la teoria del libero arbitrio: dimostravano che i corpi reagivano meccanicamente alle sollecitazioni esterne. La fisica, la chimica, lo strapotere del DNA. Lui, seduto dietro di loro, li guardava inorridito, sgomento, pieno di terrore.

Non so se il libro vincerà lo Strega, ma in compenso le ultime pagine, da quelle che narrano la trasferta austriaca del protagonista a certe annotazioni splendidamente lucide e ultrapoetiche sull’amore coniugale, fino a comprendere tutto il finale (pagine che lascio alla vostra personale e solitaria scoperta, com’è giusto che sia), mi sembrano, semplicemente, da Nobel: non che il resto sia inferiore, intendiamoci, ma capita spesso in un libro di imbattersi in una densità particolarmente strepitosa di scrittura buona, ispirata, felice, perfetta, e io l’ho riscontrata nei capitoli finali. E di solito questo, guarda caso, accade solamente coi Grandissimi Scrittori, mentre le mezze calzette furbette lustrano e rilustrano l’incipit con effetti speciali e cappelli da pagliaccio per poi sbavar via in calando: quanti romanzetti abbiamo letto che partono con ambiziosi squilli di tromba per poi affievolirsi in una misera, silente scorreggia? Be’, qui Zardi-Mozart è una sinfonia tragica che ci accompagna fino all’ultimo punto, senza mai tradirci, senza mai imbrogliarci, senza mai abbandonarci con la scusa che ormai il biglietto lo abbiamo pagato. Perché Zardi scrive della vita, e la vita, come la buona scrittura, è un flusso sanguigno continuo e torrenziale. Perché questo fa la grande Narrativa: dice la vita, più e meglio di tutti i saggi socioantropologici di questo mondo.

Per lungo tempo ho provato a capire a quali e quanti libri contemporanei si addicesse la formidabile invettiva bukowskiana “storia morta su storia morta, giochi schifosi su giochi schifosi, bugie schifose su bugie schifose... altri sbadigli e merda di cane morto sulla povera anima già in frantumi”. Per poi infine realizzare che si fa prima a dire a quanti NON si addice: sei o sette all’anno, non di più. Negli anni buoni. Ecco, questo Romanzo è uno di quei sei o sette. E io direi che sarebbe il caso di non lasciarselo scappare.
Non fatemi incazzare.
Parola di Scriba.

sabato 21 marzo 2015

CHIUDI GLI OCCHI E GUARDA: colonna sonora sulle ali dell'incipit






1
voyage voyage




Il gatto reputa di cagarsi addosso quando è troppo tardi per tornare indietro, e tragicamente presto per arrivare a destinazione.
Trauma da automobile, piccola Ciopy, ma quanto a trasporti felini su gomma è la prima volta anche per noi, e a lasciarti digiuna non ci abbiamo pensato. Dall’espressione del casellante è chiaro che all’abbassarsi del finestrino ha usmato l’afrore ma non ne individua la fonte. Con quella faccia da piciorla ammaestrato sarà dura intuirla. Sarebbe il caso di indicargli la gabbietta con la micia imboscata giù al buio fra il sedile anteriore e il cruscotto, di modo che quello, mentre conta le lire di resto da porgere alla mamma, la smetta di fissare con disgusto il sedile di dietro della 127, la smetta di guardare me.
Andar via da Cuviago è come spezzare un assedio invisibile. Vorrei fosse per sempre. Sarà per tre settimane. Speriamo che non corrano via, che stiano ferme per un po’. Con meno puzza, però.

I preparativi per andare al Mare sono più belli dell’essere al Mare. La prima volta a Marina Ligure con la mamma, in quel luglio del ’79, è stata indimenticabile: da allora “Mare” lo scrivo sempre maiuscolo, e i professori precisini ci s’incazzino pure. Ma il meglio è prima: sognare, immaginare, contare i giorni, fare i bagagli. La dolcezza del radunare tutte quelle cose leggere e colorate sul letto, mentre fuori la pioggerella estiva accarezza le foglie dei ciliegi, il crogiolarsi nell’incanto di tutte le vigilie, trattenere le gocce dei momenti, non lasciarle evaporare via. 



domenica 15 marzo 2015

Corradino genovese onorario! :)

Insieme al mitico Grande Marziano!

Bella gente alla libreria Falso Demetrio

Grizzly, divinità protettrice dell'evento

E il libro è andato a ruba: 
sopravvissuta una sola copia per la vetrina.
Grazie Genova!

martedì 10 marzo 2015

Prime recensioni del mio nuovo romanzo: spezzoni e link



"Parlare di emozioni e sentimenti sembra non essere mai stato così semplice".
TESTUALI PAROLE (Rebecca Romanò)

"Leggere questo libro è stata una goduria"... 
"La scrittura di Nicola Pezzoli è una delle più divertenti che abbia letto ultimamente, non solo nel contenuto ma anche, e soprattutto, nel gioco appassionato in cui trasforma l’uso della lingua".
40 SECONDI (Sara Cappai)

"I libri di Nicola non hanno limiti se non quello di aspettare che ne scriva un altro per poter riaccendere la magia di Corradino".
LETTURE SCONCLUSIONATE (Simona Scravaglieri)

"E intanto lo zio Nick si candida a essere il mio scrittore italiano contemporaneo preferito."
MOZ O' CLOCK (MikiMoz)

"Chiudi gli occhi e guarda punta lo sguardo sulla memoria di estati lontane in cui ci si svegliava bambini e si andava a letto un po' più ragazzini. Per scoprire, poi, a fine stagione di esser diventati grandi..."
ELLE


Chiudi gli occhi e guarda di Nicola Pezzoli rientra in quella categoria di libri a cui ripenserai con affetto anche tra qualche anno. Quei libri che non avranno mai la notorietà che meritano (anche se lo dico per scaramanzia e non posso che augurarglielo), ma che ti porti dentro come piccole medaglie al merito di lettore (fortunato)".
SENZAUDIO (Gianluigi Bodi)

"Nicola Pezzoli ha saputo cogliere con molta sensibilità un momento di passaggio nella vita di un dodicenne. Corradino viene intercettato sul limitare di un’età in cui si smette si essere bimbi e ci si avvia all’adolescenza. Il suo carattere è poliedrico, si intravedono i prodromi dell’adulto che diventerà. Intelligente, dolce, sensibile, mosso da una sessualità confusa ma esuberante, sprizzante di desideri “sporchi”, e tante cattive parole sulla punta della lingua da sussurrare in mente, senza dirle. Un buono che vorrebbe fingersi “duro” senza convincere nessuno".
SCENE CONTEMPORANEE (Mariangela Sapere)


Approfitto per ricordare la presentazione di GENOVA (Prima Nazionale Assoluta) presso la libreria "Falso Demetrio", il prossimo sabato, 14 marzo, alle ore 18, dove avrò il piacere e l'onore di essere affiancato dal Grande Marziano, al secolo Alessandro Vietti. Vi aspettiamo!