"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

lunedì 1 marzo 2021

Nicola Pezzoli - IL TESTAMENTO CANGIANTE


Giuliano è un fascinoso e attempato funzionario, sosia dell’attore uruguayano George Del Hoyo (protagonista del semisconosciuto film “Dead letter office”) che colleziona scritti di nessun valore sottratti nelle case dei morti senza eredi di cui si occupa sul lavoro. Esmeralda è una pendolare poco avvenente ma dalla bellissima voce, che registra di nascosto tutto ciò che viene detto attorno a lei mentre finge di dormire sul treno, per poi accumulare i nastri in uno sterminato e folle archivio. Gisella Valentino è una giovane autrice talentuosa, divisa fra la narrativa e quella che considera come sua più impellente vocazione: la neurochirurgia pediatrica. E infine il di lei marito, scrittore fallito di fantascienza, conosciuto grazie a un corso a pagamento da lui tenuto (e che fra sé e sé definiva con cinismo “di frittura creativa e storytruffing”), un lupo solitario nichilista, misantropo e antiriproduzionista convinto che d’improvviso, e in età molto avanzata, si ritrova innamorato e padre.

Quattro indimenticabili personaggi per un romanzo sulla solitudine e l’alienazione, e su un’umanità che si accinge alla più irrimediabile delle bestemmie: il tradimento della parola scritta.

“Il testamento cangiante” è il mio nuovo libro. Probabilmente il migliore. Di sicuro il più sorprendente. E forse l’ultimo (ma non è detto). SOLO su AMAZON (sia ebook che cartaceo).

«Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone sono i pianeti sani del sistema solare. La vita è un’infezione».


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domenica 14 febbraio 2021

ultimo assaggio da "L'impozzibile dottor Pezz" (poi magari compratevi il libro): ESCAPE FROM ROCCA DUCAZZA

Un kolossal (forse).

Una co-produzione franco-svizzero-irpina (se si fa).

Prossimamente nelle migliori sale (a patto che nessuno si metta a fare lo strunz).


L’idea genialoide era girare un dramma carcerario ad Alcatraz e avere come attore protagonista Clint Eastwood. Ma non c’erano abbastanza soldi. Si ripiegò su una palestra in disuso a Brugugnate di Sotto, e sul caratterista dialettale svizzero Pier Crotto Impallomeni Bernasconi. 


In realtà i soldi a un certo punto erano pure saltati fuori (strani magheggi e acrobazie fiscali, voi fatevi gli affari vostri), ma purtroppo nel frattempo Alcatraz era stata demolita, e quanto a Clint Eastwood, pare si rifiutasse categoricamente di interpretare la parte di uno che si chiama Peppuzzo Mascarpone detto U Fetente. Per l’Impallomeni Bernasconi, invece, non sussistevano problemi. Aveva da starci dietro al mutuo, tra l’altro.


Stereotipo dell’arrivo (1): Peppuzzo Mascarpone detto U Fetente arriva a Rocca Ducazza in una notte di tempesta. Naturalmente. Ne avete mai visto uno arrivare col bel tempo? È stato trasferito a Rocca Ducazza (massima sicurezza) perché negli altri posti aveva rotto i coglio…ehm… aveva combinato dei casini. Pare rubasse le figurine agli altri detenuti e facesse scherzi di cattivo gusto in mensa (un paio erano morti avvelenati, ma di striscio). Al suo arrivo le guardie esibiscono delle gran brutte facce. Forse per via della tempesta. Forse perché il Napoli ha perso per un rigore che non c’era. Forse perché per vivere gli tocca fare le guardie carcerarie a Rocca Ducazza. La faccia di Peppuzzo Mascarpone è se possibile ancora più brutta. Fanno a gara, diciamo. Diciamo che pareggiano.


Da Rocca Ducazza (massima sicurezza) non è mai evaso nessuno.

Anche perché si mangia abbastanza bene.

Ci hanno provato un paio di pirla o tre. Un paio li hanno seccati dalla torretta coi fucili di precisione. O tre è annegato.


Il Direttore è uno stitico, sadico e represso. Quando riesce a liberarsi è più contento. 

Ma ciò accade raramente. Pare abbia anche l’alito molto molto cattivo. (Inquadrare per un fuggevole istante la foto della moglie sulla scrivania, per spingere il pubblico a pensare: poveraccia, speriamo per lei che sia almeno già morta da un pezzo e non soffra più.)


Stereotipo dell’arrivo (2)

Uno sgherro con la faccia da settantenne (ma quando vanno in pensione?) ordina al nuovo arrivato di svuotarsi le tasche.

Sono già vuote.

Ad eccezione di: una gomma più volte masticata, un fazzoletto imbrattato di moccio, uno stronzo di gomma. (Speriamo non lo veda il Direttore, o potrebbe favoleggiare allusioni e impermalirsi).

Uno sgherro con la faccia da ottantenne (ma quando vanno in pensione?) ordina al nuovo arrivato di firmare un documento.

Ma lui è analfabeta.

Metti una croce.

Non la so fare.

Mi prendi per il culo?

No, sono anche discrocico. È scritto lì.

Fai un puntino.

Sono dispuntico. È scritto lì.

Come fai a sapere cosa c’è scritto lì se sei analfabestia?

Insomma, stiamo qua fino a domani mattina o la pianti?

Va bene la pianto.

Se vuoi faccio un disegno di tua mamma che me lo succhia. Quello lo so fare.

Lo sgherro non raccoglie la provocazione.

Si è addormentato.

Uno sgherro con la faccia da novantenne (ma quando vanno in pensione?) gli ispeziona le balle in cerca di piattole e altri parassiti minchiali e i capelli in cerca di pidocchi. Trova sia gli uni che gli altri. I parassiti minchiali sono così tanti che lo sgherro gli spara per legittima difesa una badilata di calce viva. I pidocchi sono talmente grassi che lo sgherro si spaventa, gli prende un colpo e muore. (Aveva davvero novant’anni).


Altri stereotipi carcerari assortiti. La conta dei detenuti. Le guardie sanno contare piuttosto bene: il primo mattino devono rifare la conta solo cinque volte, e alla fine i conti tornano. Cioè ne manca uno ma si è impiccato. Succede. 

Risse in sala mensa: poca roba, un accoltellato con la forchetta e via (si dice afforchettato o non sta bene?). Succede. Non è mica colpa mia. 

Gerarchie e clan a Rocca Ducazza (impararle subito bene per non avere guai): nel tombino in mezzo al cortile nell’ora d’aria possono sputare soltanto i camorristi. I neri (si dice i neri) possono scorreggiare liberamente, ma tenendosi ad almeno quattro metri dal suddetto tombino. Per i lituani (lituani si può dire?) c’è un muretto apposta dove possono sedersi e chiacchierare di faccende lituane. Non ci sono lituani. Gli assassini si siedono dove vogliono. Gli altri è meglio se si spostano. Molto meglio.


Stereotipo della doccia. Ci sarà il solito omone laido mezzo pelato e peloso che tenterà d’inchiappettarsi Peppuzzo Mascarpone detto U Fetente col trucco della saponetta. Qui il regista insiste per un colpo d’originalità geniale e rivoluzionaria, cioè a suo modo di vedere l’omone laido se lo inchiappetta, e senza problemi. Ma gli stereotipi vanno rispettati: un protagonista di dramma carcerario che si rispetti non può prenderlo nell’ano. L’omone laido le prende. Poi vorrà ovviamente vendicarsi. Ovviamente le prenderà un’altra volta. Ovviamente Peppuzzo Mascarpone finirà dritto in isolamento anche se non è colpa sua. Eccetera. (Se il regista insiste con ‘sto fatto dell’originalità anale, sostituirlo col regista in panchina).


Il Direttore riunisce tutti per un discorsetto a tradimento. Lo fa per usare impunemente la parola feccia, che chissà perché gli piace molto.

Feccia? Aspetta e spera, sussurrano beffardi quelli al corrente di quel certo suo problemino.


Scena clou. (Serie di scene clou). Nottate solitarie in cella. (La cella di Peppuzzo Mascarpone, quella fissa, dopo l’isolamento e le solite, inevitabili – in tutti i sensi – scrosciate d’acqua contundente che ci si becca in isolamento. Due maroni). 

Prima notte. Peppuzzo Mascarpone è insonne. A un tratto vede uscire dalla griglia dell’aerazione in fondo alla cella una specie di blatta. La osserva corrucciato e pensieroso.

Seconda notte. Peppuzzo Mascarpone è insonne. A un tratto vede uscire dalla griglia dell’aerazione in fondo alla cella un porcellino d’india però abbastanza nano. Lo osserva corrucciato e pensieroso.

Terza notte. Peppuzzo Mascarpone è insonne. A un tratto vede uscire dalla griglia dell’aerazione in fondo alla cella un fagiano tutto arruffato. Lo osserva corrucciato e pensieroso. Vuoi vedere che…

Quarta notte. Peppuzzo Mascarpone ronfa della grossa. Cazzo, eran tre notti che non dormiva. 

Quinta notte. Peppuzzo Mascarpone è insonne. A un tratto vede uscire dalla griglia dell’aerazione in fondo alla cella un tapiro e un cervo. Leggermente obesi. Li osserva corrucciato e pensieroso. Il suo corrucciato pensiero è: minchia, vuoi vedere che c’è spazio per scavare un passaggio e allontanarsi nella notte stando attenti alle fucilate e alle acque tempestose e gelide, lasciando un pupazzo di cartapesta al mio posto sulla branda, che tanto le guardie sono anzianotte e tengono problemi di cataratta?

Sesta notte. Peppuzzo Mascarpone sente dei rumori. Sono gli operai mandati dal Direttore a tappare eventuali falle nella situazione cunicolare. Tutte quelle bestie in giro avevano finito col dare nell’occhio.


Stereotipo delle sigarette. Fra i detenuti si paga tutto in sigarette: debiti di gioco, favori, pompini, mercato nero (di pacchetti di sigarette). Nessuno fuma, a parte un paio di pirla. Alla fine le sigarette occuperanno ogni interstizio di Rocca Ducazza, rischiando di farla scoppiare.


Fra i guardiani vigeva una sorta di nonnismo arrotolato su se stesso. Come il gioco carta pietra forbice. Le guardie ottantenni mettevano sotto le guardie settantenni. Le guardie novantenni mettevano sotto le guardie ottantenni, ma erano messe sotto dalle guardie settantenni, più che altro per motivi scheletrico-articolar-muscolari. Alcuni erano esentati dal subire nonnismo. Per esempio quelli sulle torrette coi fucili di precisione. E comunque è un fatto: come sostiene il sorciologo Ratthausen nel famoso saggio “Non sono io che so tutto, siete voi che non capite un cazzo”, gli stronzi esseri umani cercano di continuo qualcuno da angariare. 

E lo trovano.


Nel frattempo non succede granché. Solito trantran. Un macedone zoppo distribuisce giornali vecchi, libri di Tolstoj e pornazzi con un carrello della spesa. (Mentre un libraio/giornalaio/pornaio claudicante vorrebbe distribuire macedonia, ma gli viene negato il permesso di farlo). Perché un carrello della spesa? Che ne so. Sono stereotipi. Un poverazzo urla in preda agli incubi tutte le notti (è inevitabile). Ci sono due o tre ammazzatine. (Capita). Il Direttore devono essere sei o sette giorni che non si libera. Meglio non contraddirlo.


Ora dovete sapere che a Rocca Ducazza è ospite per una mezza dozzina di ergastoli anche un pittore. Il pittore (come stereotipo comanda) è un buon vecchietto simpatico che vuol solo dipingere. Ma allora (come ogni stronzo domanda) perché si è beccato sei ergastoli? Che ne so. Avrà strozzato qualcuno per distrazione. Gli avranno rotto un po’ troppo le balle mentre dipingeva, cose così. Che vuoi che sia. Comunque questo vecchio pittore va dicendo in giro a tutti che sta dipingendo un ritratto del Direttore. Ma tutti quelli che lo vedono all’opera si rendono conto che quello che sta dipingendo è un gigantesco pene con le orecchie. Finirà male, ma che ve lo dico affà? E il bello è che gli manca una settimana per scontare la pena (in Italia gli ergastoli sono per finta). Qualcuno prova ad avvertirlo. Dopo che hanno provato ad avvertirlo, il pittore dipinge il pene ancora più grande e con la faccia da stitico. Tiè.


Giorno di visite. A trovare un detenuto vengono gli Addams al completo. A trovare altri detenuti arriva gente messa pure peggio. Famiglie parecchio disagiate. A trovare Peppuzzo Mascarpone non viene un accidente di nessuno. Anche perché la famiglia lui l’ha sterminata preventivamente fino all’ottavo grado un giorno che non sapeva cosa fare. Per allenarsi. Per tenersi allenato. O magari per assicurarsi di non dover subire in un futuro questa minchiata deprimente delle visite.


Intanto, si registra il quarto tentativo d’evasione nella storia di Rocca Ducazza.

Un topo d’appartamenti nano (figlio di putnana per parte di madre) era scappato dal buco del gatto. 

Era poi caduto nello strapiombino.

Porcodù.

Il Direttore s’era mangiato i pezzetti a colazione.

Poi prugne su prugne.

Ma niente: anche stamattina la cacca si farà domattina. Dannazione.

Questo complicava i piani di fuga.

Le guardie diventarono nervose.

Quello sulla torretta lucidava il fucile.

Con amore.


E lo strapiombino da dove diavolo salta fuori?, si tormentava Peppuzzo Mascarpone. Dettò a sé stesso un promemoria mentale: oltre alle fucilate e alle acque tempestose e gelide, fare attenzione pure al maledetto strapiombino. Vaffanculo.


A volte il Direttore si chiedeva se una stitichezza così molesta non costituisse (costipasse? costicazzi?) un reato da confessare.

Dimmi i tuoi peccati, figliuolo.

Son tre giorni che non cago.

Non ti sento abbastanza pentito.


Stereotipo dell’ispezione a sorpresa nelle celle. 

Suspense! Peppuzzo Mascarpone suda merda come se gli avessero tirato in testa una granita al tamarindo, ma le guardie non si accorgono di niente: il tunnel che Peppuzzo sta ri-scavando con un pettine e mangiandosi i detriti (da cui una stitichezza da far concorrenza a chi sappiamo) è ormai largo da farci passare una Grandepunto con una piccola roulotte, ma l’ingresso è molto ben occultato da un mezzo rotolo di carta igienica. 

Bestie per fortuna in quel momento non ne arrivano.

Nella cella del vecchio pittore si è appena installato il Direttore in persona. Aria pesante. Tragedia imminente.

E quello che cazzo sarebbe?

Un autoritratto, prova a salvarsi in corner il vecchio pittore, in un rigurgito di viltà conservativa.

Chi credi di ingannare, testa di cazzo? Si vede benissimo che quel pene è stitico. Te la farò pagare.

Dopodiché… Come? Cooome?!


Ecco, lo sapevo. Nel frattempo la sovvenzione regionale se l’è pappata un’altra produzione più ammanicata. ‘Sto film non si fa più.


Peccato.


sabato 30 gennaio 2021

Qualche racconto in ordine sparso da "L'impozzibile dottor Pezz": STALLE & STRISCE (frammenti finali)

MOMENTI FLASH PER PROMO DELLA SERIE


Donna con zoccolacce di legno dai tacchi alti con cinghiale terminale senza museruola e marito catatonico.

“Bisogna mettere fine alle sue sofferenze”.

“Non può mettere fine a quelle di mio marito?”

“Purtroppo no”.


Donnona sformata con ratto morto, in lacrime (la donnona).

“Faceva parte della famiglia”.


Padre e figlio (1)

“Ingozzati di meno, cristodundio, sembri il figlio del salumaio, non di un medico famoso!”

“Mio padre è una personalità di tipo A. Lo idolatro come un dio-eroe-highlander, ma a volte è difficilino da sopportare”.


Vecchietto coi baffi a manubrio distrutto dall’eutanasia del chihuahua, appoggiato al bancone dove (ogni tanto) si paga.

“Faceva parte della famiglia”

“Trecentocinquanta dollari, grazie”.


Visite in fattoria. Contadino con sette marmocchi maleducati e chiassosi e moglie di nuovo incintissima.

“Qui bisogna assolutamente castrare, signora”.

“Il maiale?”

“Se vogliamo chiamarlo così…”


Allevamento improvvisato da famigliola giuliva tipicamente merregana.

“Non sappiamo nemmeno cosa dargli da mangiare, Doc. Sono maiali foréicch!”

“Maiali che?”

“Foréicch!”

“Ah già! Gran programma, per la crescita dei nostri figli!”.

[Mai nessuno che spieghi bene allo spettatore europeo cosa diavolo sia questa associazione “4H”, e come mai i bambini bifolchi merregani allevino maiali per farli sfilare nelle fiere come fotomodelle].


Padre e figlio (2)

“Non dire niente alla mamma, ho una sorpresa per il suo compleanno: le ho fatto forgiare una scimitarra di piombo”.

“Mangia meno, pirla”. 


Uno zoticone incartapecorito appoggia un trasportino rosa sul tavolo dell’ambulatorio. È vuoto.

“Cazzo, ho dimenticato a casa il gatto!”

“Sono 350 dollari”.

“Cooooosa?!”

“È una legge del 1777: trasportino appoggiato medico pagato”.

“Va bene. Ma poi torno col fucile semiautomatico e faccio una strage. Ammazzo anche il tacchino”.

“Quale tacchino?”

“Vi ammazzo tutti”.

“Fagli lo sconto Bess”. (Qui il Doc ammicca).


“Doc, ne può salvare almeno un pezzetto? Io lo amavo, questo cavallo”.

“Le posso imbalsamare la minchia, se ho capito bene la situazione”. (Anche qui il Doc ammicca).

“Uau”.


Donna con la faccia di cane, e due alani che di faccia le somigliano, ma più in bello.

“Fanno parte della famiglia”.

“Per forza”.


FRAMMENTI TAGLIATI E FINITI CLANDESTINAMENTE SUL WEB


Alt! Stop! Fanculo! Qui devi dire che la bestia fa parte della famiglia!

Mi rifiuto di dire una simile stronzata! È banale! La dicono tutti!


Ma dove l’avete messo il suino? È sua quella coda che emerge dalla palta?

Fa parte della fanghiglia.

Cosa?

Fa parte della fanghiglia.

Ostia.


Anziana coppia cagnuta con divergenze.

(LEI) È l’animale più intelligente del mondo.

(LUI) Se fosse così intelligente non abbaierebbe da dodici anni allo stesso postino. Avevo un criceto mongoloide che capiva più cose.

(LEI) Ma fa parte della fucking famiglia.

(LUI) Allora me ne vado io.


IN MEMORIA


Il figlio, in lacrime, mentre s’ingozza di hotdog al chili.

“Amava così tanto le castrazioni… Si divertiva molto con le tenaglie, ma anche soffocare quei testicoli del cazzo con gli elastici stretti gli dava gran soddisfazione.

A volte nel sonno mimava le tenaglie e urlava: “Taja, zio schifoso!” Allora la mamma gli spaccava sulla testa un abat-jour, ma senza cattiveria.

Nel 2019 ha raggiunto il suo record assoluto di castrazioni. 27.839. Era così scatenato che un giorno per poco non taglia via tutto anche a me.

Dopo è morto”.


SCENA STRAPPALACRIME FINALE


Le ho portato la mia seppia. Credo avesse la bronchite, ma durante il viaggio è peggiorata.

Ma caz(BIP!), l’avete portata così, a secco? Vogliono sempre l’acqua le seppie, ch’io sappia.

Mi prende per il cu(BIP!)?

Vediamo che si può fare. 

Fa parte della famiglia, porca paletta.

Già che ci siamo, castriamola!

Anche se è morta stecchita?

Castrare è sempre una buona cosa.

Ti voglio bene, Doc

Sono 350 dollari.


lunedì 25 gennaio 2021

Qualche racconto in ordine sparso da "L'impozzibile dottor Pezz": SEMO TUTI SCRITORI

Scuola per Scrittori Dostodickens in Tirana. 

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Ma brutto stronzo: sei morto o cosa?

© Nicola Pezzoli 2020


martedì 19 gennaio 2021

Qualche racconto in ordine sparso da "L'impozzibile dottor Pezz": GLI OSSIGENISTI

A quarant’anni suonati Fabbio De Furbis, forse plagiato da qualche testa di cazzo sul web, si decise a compiere il grande passo e a diventare ossigenista.


L’ossigenismo, come voi ben sapete, va sostenendo che nell’aria è già presente tutto il necessario per nutrirci e sopravvivere, e che il bere e il mangiare sono bisogni creati ad arte dalle multinazionali dell’acqua minerale e della alimentazione per mettercelo portafoglisticamente parlando nel culo. 

Nell’aria, sostengono i guru dell’ossigenismo, c’è già tutto: l’umidità per bere, e miliardi di microparticelle e spore vaganti di cui nutrirsi (“l’aria per gli uomini è come il microplancton per i pesci”, è il ritornello più volte ripetuto dagli ossigenisti).


Gli ossigenisti, nell’assumere le loro pose da savonarola saccenti e moralisti contro tutti coloro che bevendo e mangiando consumano inutilmente il mondo per un capriccioso sovrappiù di edonismo e voracità, si attaccano anche all’esegesi biblica: guarda caso, sostengono con la loro abituale e non sempre sopportabile savonarolaggine, il Creatore ha infuso nel primo uomo il soffio vitale, mica c’è scritto la cotoletta vitale, l’albicocca vitale o la ferrarelle vitale!


Fabbio De Furbis assorbiva queste cazzate e annuiva, diventando di ora in ora più saccente e moralista nei confronti di tutti gli stronzi egoisti non ossigenisti, di minuto in minuto più savonarolesco e insopportabile nei confronti di tutti quei “farabutti senza morale che si approfittano senza ritegno delle povere #sorgenti, delle povere #uova, delle povere #lepri in salmì, dei poveri #ravanelli. [essendo un classico imbecille dei tempi nostri, Fabbio De Furbis non risparmiava, e non ci risparmiava, nemmeno nel parlato, l’uso e l’abuso dell’odioso cancelletto, altrimenti detto hashtag] Credete forse che lo scopo della vita di un #ravanello sia finire sgranocchiato dai vostri avidi #incisivi, smembrato dai #canini, maciullato dai #molari, corroso e disciolto dai vostri #succhigastrici, e infine cagato dal vostro #culo? Ravvedetevi, vergognosi #onnivori! E voi bevitori di #acqua: lo sapevate che i #deserti sono colpa vostra, i #fiumi in secca vostra precisa responsabilità, il #mestruo arido e grumoso di mia zia un vostro crimine che grida vendetta?”


L’ossigenismo era anche un ottimo sistema per dimagrire.


Un’ossigenista ex culona pentita cinquantenne affermò orgogliosa e commossa di essere appena riuscita a infilarsi un costume da bagno di quando aveva sette anni o forse meno.

Gli ossigenisti disprezzano i mangiabevisti, e sognano un mondo futuro in cui il mangiabevismo sia proibito dalla legge e severamente sanzionato.


Quando un ossigenista incontra un mangiabevista gli fa un lungo e fastidioso predicozzo.

Quando un mangiabevista incontra un ossigenista di solito può scegliere fra dargli una pedata nel culo o una forte vangata sulla testa.

Sempre più ossigenisti preferiscono fare i loro lunghi e fastidiosi predicozzi sul web.


Al suo secondo giorno da ossigenista Fabbio De Furbis prese a dire meno #cazzate per fare meno fatica e risparmiare preziose energie vitali.

Al suo terzo giorno da ossigenista Fabbio De Furbis prese a respirare molto forte a bocca molto aperta, divaricando le mandibole come uno squalo filtratore, nella speranza di catturare qualche moscerino se c’era e un po’ di pioviggine o di nebbiolina se c’era.

Al suo quarto giorno da ossigenista Fabbio De Furbis cominciò ad avere qualche dubbio, ma non si arrese.

Al suo quinto giorno da ossigenista Fabbio De Furbis si afflosciò e morì.

© Nicola Pezzoli 2020


lunedì 11 gennaio 2021

Qualche racconto in ordine sparso da "L'impozzibile dottor Pezz": LE STORIE SONO FINITE

 1.


Allora bambini, Cappuccetto Rosso è la storia…

Fico maestra! Mi piacciono le storie!

Bene

Anche la mamma le posta, di continuo, non fa altro che storie

Tua mamma è autrice?

Non so

Come non sai

Papino dice che è un po’ troia, va bene lo stesso?

Ma Maicol!

Allora, com’è questa storia? C’è solo la foto di un cappuccino oppure…

Cappuccetto Rosso, non cappuccino, è una ragazzina che

Uau! E tu la followi?

La che?

La segui?

Macché seguo… È il lupo che la segue.

Ah, okkèi, il lupo! Fico maestra. È un tuo nick o è un amico tuo?

Ma che ca…

Ci hai messo il like?

Vuoi lasciarmi raccontare? C’era una volta…

Ma poi perché ‘sta qui ha il cappuccio rosso, maestra? Non sarà mica una roba comunista?

Macché

Papino dice che peggio dei comunisti ci sono solo i gender froci

Non ho parole

In questa storia si vede la gnocca?

Cooosa?

Perché se non si vede un po’ di gnocca inutile perder tempo.

Ma cosa dici!

Almeno le tette!

Maicol!

Almeno una, di tettazza… Fammi uno scrìnsciot, dài

Ma ti do uno sganassone, altro che scrìnsciot

La gnocca, vogliamo vedere la gnocca!

Ma Maicol! Hai sette anni!

E tu sei una vecchia rincoglionita giurassica di trenta

Ma la vuoi smettere di comportarti così? Abbi rispetto!

Inutile rincoglionita, ma quando muori? Schiatta in diretta, che ci facciamo un video!

Maicol, esci e vai dal preside!

Col cazzo, sono in pieno fortnite, non rompere i coglioni vecchia vacca


2.


Prima pagina del Gazzettino Sera

MAESTRA TENTA DI STRANGOLARE ALUNNO

DOVE ANDREMO A FINIRE?


© Nicola Pezzoli 2020