"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

giovedì 10 novembre 2011

DIARIO SGARUPPO - La genzìa Ansia mi spaventa à lu nonno

Tuti i giorni cè la genzìa Ansia che dice che alla borsa di Wallappiglia Stritt o di Pizza Affari anno bruciato i migliardi, che io allora dico ma invece di bruciarli pecchè nun me ne danno nu poco ammìa, quegli emmeriti fetentuna figliendrocchia e strunzemmerd?

Perchì nun tiene u compiuter o u tabblètt oltre alla genzìa Ansia ci stanno poi li giurnali, che sono un po’ come i tiggì ma con meno face da cazo e le notizie che stanno più ferme, e queli sono molto sconsilliabbili al nonno Artemio sclerotico, pecchè se ci legge sopra che i Ministronzi e i Tremorti je vogghiono fottere a pensiuna poi ci vengono le puzze al cuore, le colluttazzioni al collon e la palpitazione maleodorata. Eppoi danno notizie sbajate, che dicono che i politici sono bravi o nesti, opure chiamano scritori dei nalfabeti vaffabeti e dei giornalistozi cazzulli o racomandati, che il scritore vero Pezolly l’atro jorno se voleva sucidare.

Il zio Aristobecco lege sempre li serti salute e così ogni jorno se trova na nuova malatia, cheppoi ci scassa la mynchia a tuti, io inv’ece songo solo moderata mente lergico ai giancarli della polvere, perhò non scasso.

La zia Protozoa e la zia Pasquala inv’ece legeno solo il roscopo e lì stano bastanza tranquile e buonine, al masimo dicheno i brutti paroli se il roscopo è tristo, opure dicheno i brutti paroli dippiù se il roscopo è bello che alora sembra pigghià pou culo, scusa te il termine nu poco culestre.

Inv’ece il zio Mitocondrio segue solo lu sporc, e sicc’ome tifa u Napule rivolesse le apparizioni della Maradonna, e dice sempre che a Smazzarri nun capisce na mazza e bisognasse mazzularlo quando fa giocare a Scemàili e a Sfigheleff e a chillu catorcio de Fiat Pandev… perhò tiene molta fiduccia nel nostro presidente a De Laurentiiiis, che fa li brutti filme e quindi incassa miglionate ‘ncoppa a stupidità dell’agente, e dice che è sempre più megghio de Moratti Ambassador che tiene troppi denti da lavare o di Lavucato Gnello (perhò chillo vivo) che tratta male i perài, o i Della Balle che fano scarpe perhò non da palone e ci sarà pure nu motivo.

A me minteressa solo se cè le troie a colori a quatro zampe che fano pubicità ai rologi proffumi e gioieli e altre cazzate rotiche che alora almeno mi sparo una granseola (ma devo coprire i morti che stano nela stessa pagina senò mi si smolla), che doppo vado a confesarla a Don Purscé che mentre ce la raconto si sfruculia anco lui che il confesionale puza sempre strano e siamo tuti contenti, vah.


lunedì 7 novembre 2011

Eresia flash su buoni e cattivi maestri – Se Autogatto e Mototopo hanno la Laurea ad Honorem e pubblicano libri, e Socrate non lo conosce nessuno…

MEGLIO AVERE
UN PO’ MENO COGLIONI
(IN TUTTI I SENSI…)

Mi è tornato improvviso il ricordo di un incontro pomeridiano, facoltativo, al mio vecchio liceo scientifico. La piacevole e gratuita lezioncina (un’ora scarsa nell’aula di disegno) di un uomo che per me era un perfetto sconosciuto, ma si rivelò un vero Maestro di Vita (il suo nome, spero di ricordarlo giusto, era Maresca). Ci elargì, quasi con timidezza, tre piccoli, strani input psicologici e filosofici per la possible salvezza nostra e del nostro pericolante e rincretinito mondo. Il primo era “Fare ogni tanto un bagno di tomba”. Per riacquistare la giusta prospettiva. Era un’idea di Pablo Neruda. Distribuì fotocopie di quella sua poesia. Il secondo era “femminilizzare l’uomo”. Non necessariamente diventando tutti gay, volle aggiungere. Il terzo, bellissimo e geniale, era “imparare a FERMARSI COL VERDE”. Ovviamente in senso metaforico, non in senso strettamente semaforico. Altrimenti, sai i tamponamenti e le maledizioni…

Ebbene, ai nostri sciagurati e squallidotti giorni, in occasione della strombazzatissima uscita dell’autobiografia del calciatore Zlatan Ibrahimovic (in cui, fra le altre cose , il nostro eroe racconterebbe di aver minacciato di percosse un bravo allenatore e una persona squisita, Pep Guardiola, da lui poeticamente definito “senza coglioni”), i media hanno ritenuto opportuno e intelligente dar risalto alle sue illuminate parole: “Mi piacciono i tipi CHE PASSANO COL ROSSO”. E qualcosa mi dice che costui avrà molti più ascoltatori e discepoli, rispetto al buon professor Maresca, mio inaspettato buon maestro di 25 anni fa.

Se avessi dei figli, direi loro di appassionarsi liberamente a qualsiasi sport possano trovare affascinante. Ma gli direi pure che, nel caso in cui qualcuno avesse la pessima idea di regalargli un libro scritto da un atleta o da un pilota (o, come spesso accade, dal giornalista amico suo), magari zeppo di grotteschi aneddoti sul guidare come un pazzo la macchina a 325 all’ora lasciandosi dietro la polizia (e i neuroni), o di consigli sulla bellezza di andare in moto a 300, sul passare col rosso, sul fare a pugni con la gente, o sull’essere un machomacaco, o sul chiamare “trasgressiva” la più becera e bovinozza delle vite discotecare, non gli lascerei sfogliare nemmeno una pagina, e andrei di corsa (anzi, camminando adagio, adagissimo!) a svenderlo al Libraccio.



venerdì 4 novembre 2011

Il vostro poeta pentito ci ricasca, e dopo più di vent’anni torna a concepire qualcosa di almeno vagamente poetico!



Passeggiavo attorno al lago. A metà del cammino mi sono seduto su una panchina, scosso da qualcosa che accadeva nella mia testa, un misto di dolore e attacco di panico (assurdo, dato il luogo meraviglioso in cui stavo, e per questo ancor più spaventevole), e mi sono venute queste parole da scrivere sul mio piccolo taccuino nero. Sono solo strani pensieri, ma io provo a chiamarla poesia.


EFFIMERO BAGNO D'IRREALE



Sulla riva orientale un albero divelto
Mi mostra le ormai vane radici
Un suo fratello sussurra via foglie d'ocra
Le sparge su sciabordio e lamento di volatili

Seduto in solitudine io guardo
Canottieri improvvisi sorti dal nulla
Spettrali transumanze d'antico Canalgrande
Fantasmi gondolieri nel giorno dei morti

La maggior parte singoli in piccole canoe
In muto avanzare sparpagliato sull'acqua
A punteggiare di tenui colori il grigio palustre

Non pareva allenamento
Nella lattiginosa nebbia
Ma una pacifica
Processione di Caronti
Silenziosa
(Mi chiamavano?)

Finché il vento girando
Ha squarciato la patina
Di glassa ovattata
E mi ha portato le voci
Dell'istruttore al megafono
E degli atleti
Volgari e cretine
Han rovinato l'incanto
Disturbando i cormorani e me

Purtroppo erano veri
Purtroppo seguitavo a vivere



Lago di Varese, 2 novembre 2011, pomeriggio.

(Foto: MISTY LAKE, 2008)

mercoledì 2 novembre 2011

Il tragicomico Talento di Aleksandar Hemon


Aleksandar Hemon
Il progetto Lazarus
Einaudi
Pagg 305 € 21
Voto: 10-

Il commento più azzeccato e illuminante, fra quelli riportati in quarta di copertina, è di Cathleen Schine del New York Times: “Hemon prende la struttura formale dell’umorismo, la grammatica della commedia, il ritmo e il tempo degli scherzi, e li usa per rivelare la disperazione. Il progetto Lazarus è un libro pieno di divertimento e di battute, e allo stesso tempo indicibilmente triste”.
Non mi stancherò mai di ripeterlo: un grande scrittore è SEMPRE, istintivamente, intimamente, costituzionalmente – a volte perfino senza volerlo a livello consapevole – TRAGICOMICO, nell’accezione più estesa e totale del termine.
Ed è poi il motivo per cui oggi di Scrittori italiani ve ne sono pochini, e quei pochi sono semisconosciuti. Qui si preferisce, per funesta e autocastrante scelta editoriale, una netta distinzione, atta forse a non confondere, a non sballottare, a non traumatizzare certi piccoli e fossilizzati cervelli (a cominciare da quelli di chi queste “scelte” è chiamato, purtroppo, a operarle): o piagnucolosi, raffinatissimi, noiosissimi tromboni (pallosi, pallosi, pallosi!), o vuoti e pompati stupidelli da due soldi (banali, banali, banali!), gli uni e gli altri con meno talento di una zanzara sclerotica, di una larva di mosca. Ma finché i boccaloni vengono all’amo, finché preferiscono i cagnotti al caviale, che devo dire: buon pro gli faccia.
E tutti malati, questi cagnotti, di ripetitività (anzi, per meglio dare l’idea dovremmo dire: ripetitititititività): nel primo stentato (ma premiatissimo) libercolo sono già contenuti i trenta (o trecento…) successivi, inutile attendersi evoluzioni.
Ma noi qui ci occupiamo di caviale, cioè di tragicomico Talento.
In tal senso Hemon è stato per me una deliziosa sorpresa, una rivelazione.
Un esempio di questo cozzare fra toni diversi a produrre sublime stridore, fra i mille che potrete trovare in questo scrigno prezioso, è fra le pagine 98 e 100. Dove si passa dalla più pura e dura poesia del dolore (“L’alloggio è vuoto senza Lazarus, gli oggetti che la circondano sono estranei al suo mondo, insensibili alla sua pena: un catino vuoto, uno scialle appeso a una sedia, un’imperturbabile brocca d’acqua, la macchina da cucire, con la cinghia che a tratti tintinna. Olga non riesce a toccarli; ne fissa le forme, come in attesa del momento in cui si squarceranno rivelando il nocciolo duro di dolore che ogni maledetta cosa racchiude”) alla più dura e pura comicità della disperazione (“Cara mamma, Lazarus è morto e io sono impazzita. Per il resto stiamo bene e ti pensiamo tanto”).
Non fatemi incazzare: ci sarà una libreria abbastanza vicina a casa vostra, no?
Dimenticavo: una trama c’è, ma non sto neanche a dirla. A parte che volendo la troverete nel giro di un clic su ibs o dove vi pare, ciò che conta per me è che questo signore sia uno Scrittore, cioè uno che scrive da dio, e quindi in grado, all’altezza, di FARCI COMPAGNIA. Se avete altri (legittimi!) parametri o priorità, chiedete consigli a qualcun altro. Ma se la pensate come me, non perdetevi per niente al mondo Aleksandar Hemon.
Parola di Scriba.

domenica 30 ottobre 2011

AVANZI PERPLESSI DI NATURA COTTA (sic transit trota furni)









AVANZI PERPLESSI DI NATURA COTTA. A grande richiesta, lo scatto originale (1995, il primo in alto) e qualche recente giochino di permutazione grafica.
Per non dimenticare che con quel pesce (che da morto spolpato sembra contemplare, orripilato e affranto, i propri stessi resti) condividiamo il destino finale.
Dedicato a chi si prende troppo sul serio. Compreso, perché a volte ancora gli succede, il vostro Zio Nick.

venerdì 21 ottobre 2011

SGARUPPERIE FRESCHE FRESCHE – Da Stiv Giobbe a Gheddafri, notizzie di spegnimenti moltho portanti. Ma: e li Poeti? E li Quochi?

L’ABITUDINE DI FARE
MORTI E MORTASTRI


Ogi la siniora maestra ci a fatto insegnare che nel monno ci anno stato dei cadavveri molto portanti, prima si e spento a Stiv Giobbe, che era un tirannosauro molto cattivo della Libbia Smisurata che tutti lo stavano sempre a leccare ma poi anno cambiato idea e lo anno sparato. Eppoi si e pure spegnuto a Gheddafri, che era un calciatore gheddafricano un po scarso del peruggia e delludinese, pero mica tanto negro, ma forse non o caputo pene.
Alora io ciò detto che secondo a la mi matre erano assaie più portanti gli spegnimenti del grande poeta Andrea Zanzotto e di quel povero quoco cingalese di quando a Roma e venuta la luvione, e lui che era un bravo quoco e una brava persona che però viveva in un cantinato e ci pagava pure l’afito è morto per salvare la vita della moglie e della figlia piccolina, e lei alora volesse che il Presidente Scugnizo Napoletano li da la medalia e fa il lutto nazionale, mica lo strutto che fano sempre quando che schiatano ai soldati profesionisti.
Mi pareva una cosa giusta daddirci, e invece la maestra a detto che mamma è gnurantona e facesse meglio a vestirmi nu poco piu meglio che io songo lunico bambino non firmato e è pure nu poco na vergonia, e sopratuto a detto che suo il zio è nu Demente Coglionnello della Renault Militare e io devo portarli rispeto, e dopo a deto che vafanculo mi bocia.


mercoledì 5 ottobre 2011

DECRITTO LOGGE? Rettifiche, ratifiche, derattizzazioni (speriamo) a venire, fiumi di cazzate a non finire.



il codice controverso è: ADREMMACROPPO

M’era scappato scritto che Nick Pezzoli è uno scapestrato e che è un po’ troppo magrolino (vedi foto, il quarto da sinistra, e poi dimmi tu…). Ma Nick Pezzoli ha preteso rettifica e allora ho scritto che è un figo della maronna tendente all’obesità. Al che essa la Maronna mi è apparsa e ha chiesto rettifica e allora ho lasciato solo figo. Per fortuna l’ex calciatore Figo non ha chiesto rettifica. In compenso ha chiesto rettifica un certo Esculapieustorgio Sbigottelli Bam, offeso dalla licenziosità e volgarità del termine “figo”. Il tempo di dare conto ai lettori della nuova rettifica e subito mi chiede rettifica tal Astolfandrea Mattipazzeo De Gnurantis Preputentu Fetent (moglio di sua marita Isabelva Sgnarpolìn, ci tiene a precisare), molto infastidito dal nome Esculapieustorgio (e qui non è che gli dài torto, al massimo gli dài del coglione). Per non rischiare di andare in rovina prendo nota di quest’ennesima rettifica, al che mi si materializza in tempo reale la richiesta di rettifica di tal Gianattiluccio Spazzacazzi, così tanto per chiederla, senza nemmeno motivarla. A questo punto, non dico tutti ma almeno un eletto nucleo di voi mi capirà, il Gianattiluccio Spazzacazzi ve lo mando per direttissima a mungere trichechi peruviani, lui e quella petegiona baltrocchia di sua mamma maiolica. Sfortuna vuole che Gianattiluccio Spazzacazzi sia un potentissimo miliardario mafiùs e permalùs con diciotto avvocati. Ecco perché vi scrivo queste cose dalla mia cella nel penitenziario. Mi hanno dato l’ergastolo senza condizionale e con l’obbligo della tv accesa. Mi hanno portato via le mie due figlie Aldissima e Piernana, entrambe di media statura. (Quindi facendo 3 metri e 80 in due la mi mogliettina ed io terrò le corna?, tu mi dirai, e io t’inviterò a rettificare: cornuto lo dici a tuo nonno incarriolato su una carriola di stronzi fumiganti). Uffa. Io ci avevo provato a inviare segnali in codice Morse dall’interno della pancia di mia madre, prendendola delicatamente a calcettini interiori. Fammi nascere in un paese Libero e Civile e Intelligente Stop. Fammi nascere in un paese Libero e Civile e Intelligente Stop. Ma lei niente. Lei non mi sentiva, o i calcetti Morse non li capiva. (No, ex giocatore di basket Bob Morse, non sto parlando di te, non venirmi anche tu a domandare rettifica, che già sto in galera, a ripetere i mantra di quel famoso giornalista televisivo veneto, dios******* ***…) Comunque, mentre mi trasportano gentilmente verso il carcere (son tanto cari, non è che ti ci fanno scarpinare) non andiamo a imbatterci in quel famoso personaggio zioscribesco, massì, quel morto in una bara con un microfono in mano, praticamente una Salma Responsoriale, tu gli fai una domanda e lui ti manda a cagare? Senonché, travolta dagli ultimi eventi, persino lei, porella, la salma, ci capisce più un tubo di ghisa, e il suo discorrer diviene allor di tal guisa: “Vaccagare. Rettifico: vaffanculo. Rettifico: vaccagare. Rettifico: vaffanculo. Rettifico: vaccagare. Rettifico: vaffanculo. Rettifico:…”

Il codice invertito era: OPPORCAMMERDA


p.s. delirio piaciuto? E non avevo neanche bevuto… figuratevi se poi…

p.p.s. ma pensa che sfiga se qualcuno di quegli assurdi nomi inventati (tipo Nick Pezzoli) mi va poi a esistere davvero…

Foto artistica: AUTORITRATTO NUDO MANSARDATO ® (tranquilli: non si vede un cazzo eheheh)
Rettifico: all’ultimo momento ho deciso per la foto della squadra di basket :D

lunedì 3 ottobre 2011

KADDETT??!! – Semiseri dùbbioli blogghiferi dalla profonda e surreale tenebra del medioevo-mafioevo italiota.



Ma…

Ma se io faccio un post scherzosamente CONTRO ME STESSO e poi mi chiedo scherzosamente rettifica, se non rettifico mi multano?

Ma “rettificare”, scusate l’ignoranza, significa ficcare alla gente delle cose NEL RETTO ahia-che-male?

Ma se il sindaco di Rocca Ducazzo mi dice che nominare il suo paese costituisce già un insulto, è giusto che se la prenda con me o dovrebbe prendersela con la toponomastica? (Magari dopo essersi chiesto “Cumminkya ci azzecca l’onomasteco dei topi?”)

Ma se nella classifica della Libertà di stampa e di Espressione stilata da Freedom House stavamo al quarantesimo posto (dietro Namibia, El Salvador, Perù e Bulgaria) con la dicitura “paese PARZIALMENTE libero”, dopo tutta questa bella storia in che posizione di cacca saremo mai retro-CESSI?

Ma soprattutto: erano peggio i sovietici che negli anni Ottanta avevano la reticente Agenzia di Stampa TASS, o siamo peggio noi che nel 2011 avremo il Decreto STATTEZZITT?!


lunedì 19 settembre 2011

Stronkabukko Show – parodia (neanche troppo) di tipica recensione italiota: “Ma come scrive bene Annarita Falloide!”



Rece apparsa vaffandì 32 cinquembre duemilaekualkosa sul Supplemento Cultura del Gazzolino Puttano, firmata a quattro zampe da Assunta Lecchini Servidei e Piercinzio Lu Macaco Cammeriere.

La bravissima Annarita Falloide (che secondo i maligni pubblicherebbe libri solo perché figlia di un padre sottosegretario ai bombardamenti, e stronzo, e di una madre che scrive su autorevoli testate, e vacca) felicemente giunta, sulle ali del successo dei precedenti bestsellers Zia Crostina crede ancora nelle fave (meritato Premio Fattucchiera, sta per uscire il film) e Scendi mò dal motoculo che t’incarro (meritato premio Maga Magò, stanno per uscire il videogioco per bambini e la sit-com per lobotomizzati) giunta, dicevamo, al suo ventottesimo romanzo a soli ventisei anni, e sole ventisei operazioni plastiche per rifarsi la figura, ci regala una storia talmente squisita, originale, ben scritta (La contessa Stocca Gandolfi Gliolo è di nuovo incinta, Il Pizzino Editoriale, € 28 a pagina) da essere di certo destinata a dominare, con merito, le classifiche, e questo indipendentemente dalle lenzuolate di pubblicità gratuita (se l’editore possiede anche giornali, che male c’è?) e dai premi sacrosanti che le verranno assegnati (tanto per rispondere ai prevedibili lazzi invidiosi dei soliti rozzi e non autorizzati outsider alla Pezzoli – chi diavolo è costui?)
Come sempre ben assistita e consigliata dalla bravissima Mizzy Confettucci d’Abatjour, sua editor e agente, la penna magica di Annarita Falloide ancora una volta non ci risparmia originalità, preziosismi e colpi di scena. Leggendo questo ennesimo grande romanzo italiano ci si commuove fino alle lacrime (pag. 138: “Oh amore, amore mio, quanto ti amo!”), si muore di paura (pag 244: “Ah! Aiuto! Un topo!”), ci si scompiscia (pag 434: “Un uomo entra in un caffè. Splash.”), si riflette con intelligenza sui problemi del mondo (pag 601: “Cioè, voglio dire, ah, ok, io voglio assolutamente la pace!”), si piange a dirotto (pag 852: “Trisnonno, trisnonnino mio, perché te ne sei andato a soli 119 anni? Non hai pensato al nostro dolore, brutto egoista?, al vuoto che lasciavi?, tutti uguali questi uomini!”) ci si sorprende per l’incredibile genialità del finale (pag 1.033: “E vissero insieme felici e contenti”).
Ah, quasi dimenticavamo: da domani non perdetevi per niente al mondo (allegato al Gazzolino Puttano con un piccolo supplemento di prezzo di soli 3 euro) l’inedito di Annarita Falloide, di sette pagine un po’ sgrammaticate (la d’Abatjour stava in vacanza) Stamatina mi ho lavata la facia”, me-ra-vi-glio-sa descrizione psicopoetica del lavandino di casa sua, scritto – è questa la trovata divina! – immaginando di non saper scrivere. Di non avere neanche un po’ di talento.


Grazie alla strategia del marketing pubblicitario, di premi controllati e recensioni pilotate (cioè usando il proprio capitale e la propria forza per consolidare posizioni di già assoluta preminenza), e grazie anche, diciamolo, alla passività, credulità e pigrizia di un'ampia fetta di lettori, la grande editoria italiota è riuscita nel tempo a imporre il proprio presepietto fisso di scribacchini più o meno mediocri, cui negli ultimi tempi offre persino, per farli meglio entrare nelle teste della gente, continue comparsate giornalistiche da opinionisti (patetici) o da espertoni letterari (inadeguati), o da autori (presunti) di esercizietti a pagamento con cui far finta di insegnare scrittura creativa ai paguri e alle marmotte. Un presepietto talmente fisso da arrivare, oramai, a spacciare in allegato ai quotidiani persino gli inediti, spesso illeggibili, di questa gente qua. Come dire: “Raschiamo il fondo del barile, perché tanto è chiaro che altri autori non ce ne sono, non ce ne sono! – gli scrittori sono questi che vi diciamo noi, a cui abbiamo dato la patente noi!”… Siamo infatti giunti all’assurdo di una marea di gente disposta a sganciare soldi per leggere inediti di poche paginette e di nessun valore scritti dalle belle statuine del presepietto editoriale, quando su blog tipo Grafemi, tanto per dirne uno, si possono trovare GRATIS racconti di livello eccelso, o comunque di gran lunga, ma veramente di gran lunga, migliori. Un presepietto che in ultima analisi permette a lorsignori di risparmiare il tempo, i soldi, la fatica, la passione e la competenza necessari all’onesta RICERCA di veri nuovi talenti… ricerca che a ‘sto punto è contro il loro interesse, perché se malauguratamente sbucassero fuori delle figure d’altri tempi e che loro speravano estinte (cioè degli Scrittori), poi magari qualcuno si accorge della Differenza e… gli salta per aria il presepietto! Sapete che vi dico? Che sarebbe istruttivo e divertente se saltasse fuori qualche bella Intercettazione anche da quell’ambiente lì…

E mò me so’ rott’u caz.


J. Stronkabook

mercoledì 14 settembre 2011

Chiamalo Grande Romanzo



Henry Roth
Chiamalo sonno
Garzanti
Pagine 512
Euro 17.60 (molto ben spesi)
Voto 9½

Ho conosciuto un bambino di nome David, partorito dalla talentuosa penna di uno Scrittore che dopo questo romanzo si bloccò, e volle smettere di scrivere, per decenni. David all’inizio della storia sta per compiere 6 anni, ed è un bambino ebreo di origini polacche immigrato dall’Austria nella New York di un secolo fa, dove, quattro anni prima, ha raggiunto il padre insieme a una mamma dolcissima che ama alla follia. David è terrorizzato da questo padre collerico, ostile e incapace di affetto – un onestuomo, in fondo, che si guadagna da vivere come tipografo e in seguito come lattaio, ma con troppa negatività che gli rode dentro e lo corrode, e lo rende pericoloso. Ma David è oppresso da tante altre paure. David ha paura della porta della cantina e delle scale oscure, ha paura dei morti nelle bare, ha paura delle torbide e incomprensibili avances di una ragazzina più grande. David trema per l’improvvisa intuizione che le carrozze degli sposalizi sono le stesse dei funerali. “Tutto apparteneva allo stesso buio. Coriandoli e bare”. David sa che dovrà trovare il modo di vincerle, le paure: “E allora, o trovava un solvente per le sue paure, oppure era perduto”.

L’America d’inizio secolo (scorso) dipinta con le ciglia degli occhi di un bimbo: descrizioni bellissime, atmosfere d’intimità domestica evocate con maestria impressionante, pennellate di poesia, personaggi che non si lasceranno dimenticare, strade in cui ci sembra di camminare anche noi.
Peccato solo per la traduzione un po’ anticheggiante, che richiederebbe (a mio molesto parere, è naturale) una rispolverata: “il desinare” al posto di “pranzo”, e “impiantito” per “pavimento”, e “non posso venire costà” invece di “non posso venire lì da te”, le sfilze di “egli” e di “ella”. Ma può darsi sia una scelta voluta (e discutibile) per restituire i sapori dell’epoca (il romanzo, ambientato a inizio Novecento, è stato scritto nel ’34, ma la traduzione è del ’64, poi riveduta nell’86). Se potete, concedetevi di leggerlo in lingua originale, anche per gustare i continui cambi di registro, e i salti dallo yiddish all’inglese impossibili da rendere in altri idiomi. Molto inflazionata (e, come spesso capita, a sproposito) una delle espressioni-jolly che più mi stanno sulle palle quando un romanzo ne è disseminato: “Si strinse nelle spalle”, forse la più inutile del mestiere di scrittore (o traduttore, perché continuo a sospettare sia tradotta male – chi lo dice mai, in italiano, stringersi nelle spalle?). Ma sarebbe assurdo dilungarsi sui difetti, perché piacevolissima è la lettura di questo romanzo meraviglioso scritto nell’anno in cui nacque mio padre. Se ne ho sottolineato piccole magagne, è solo per dimostrare che la mia non è cieca infatuazione, ma un’esaltazione lucida, onesta e convinta davanti a un capolavoro di Scrittura che mi spinge a inginocchiarmi e a dare un bacino alla copertina.

Come sempre accade al cospetto dei Grandi, non mancano i lampi di umorismo, come nel prologo, quando la madre, appena approdata col figlioletto a Ellis Island, non riconosce il marito (che della cosa si secca parecchio…), o in questa descrizione di giovane zia sgraziata e grassoccia: “Le gambe le piombavano nelle scarpe senza beneficio di caviglie”. Perché quella di Henry Roth è proprio una penna multigusto, come piacciono a me: lo zucchero e il fiele, il miele e il vetriolo. Le penne monogusto (insipido, fra l’altro) le lascio tutte alla premiopoli italiana: a me hanno rotto il cazzo.

La seconda delle quattro parti (o “libri”) è dedicata a questa zia, sorella della madre ma diversissima da lei, malsopportata (dal cognato) e ingombrante ospite (vera bomba-zizzania a innesco linguacciuto) della già non serena famigliola, finché non riuscirà ad accalappiare un vedovo scialbotto e molliccio con cui sistemarsi. La terza parte parla invece dell’iniziazione religioide di David presso un rabbino manesco, prodigo di insulti e colorite maledizioni (quasi mai per lui, più intelligente degli altri marmocchi), ma tutto sommato non cattivo d’animo. La quarta e ultima è forse la più bella, più varia e più struggente, la più emozionante e densa di accadimenti, quella in cui lo stile osa più sperimentazioni, e quindi non ne parlerò, per non levarvi nemmeno un briciolo di godimento. Siete ancora qui? Non fatemi incazzare, è ora di precipitarsi in libreria! Di Roth scrittori, nella mia ignoranza, conoscevo solo l’esistenza di Philip e Joseph. Sia benedetto colui che mi ha fatto conoscere Henry. Sono sicuro che anche quelli fra voi che non lo conoscevano mi saranno grati per questo consiglio.
Parola di Scriba.

venerdì 26 agosto 2011

Piccolo Spazio Pubicità



hotspots (futili suggerimenti commerciali)


1) MENTEKATTIN FORTE
protagonista unico, in primo piano. Più un portatovagliolo a forma di paperella.
«Avevo dei seri problemi.
Parlavo tutto il giorno col mio portatovagliolo di legno a forma di paperella» (mostra la paperella) «che naturalmente non mi rispondeva mai».

«Mi sentivo solo, alienato, sull’orlo della follia».

«Allora ho provato MENTEKATTIN FORTE, supposte al rabarbaro» (mostra confezione)

«MENTEKATTIN FORTE, suppostone al (deglutisce) rabarbaro,
ha risolto i miei problemi!!!»

«Adesso il portatovagliolo mi risponde!» avvicina a sé la paperella e le parla sottovoce
«Vero Rebecca? Spiegalo anche tu ai signori».

Voce velocissima fuori campo
«È un medicinale con prezzo da ladri, verificare che il vostro medico sappia a memoria il giuramento di Ippocrita, e leggere attentamente le avvertenze in aramaico per non rischiare di lasciarci le penne nel qual caso sono cazzi vostri. Nelle migliori edicole»


2) PULI PULI

due adulti del genere scimpanzorla-neanderthal, più sporchi e malconci che si può.

Voce fuori campo
«Abbiamo lavato questi due zozzoni.
Uno con semplice acqua e sapone, l’altro con PULI PULI, il nuovissimo lavazzozzoni»

Jingle:

«Puli puli / Pulisciti un po’ l’ano
Te devi lavà / Non è mica un fatto strano»


«Uno è morto, perché era allergico al sapone» visione di cadavere in camera ardente
«L’altro fa più schifo di prima, perché il detersivo PULI PULI è una grandissima Bip!
(non più fuori campo ma in primo piano, si deve vedere il labiale “cagata”)


RIFIUTATI DAI COMMITTENTI !*



(*che si sono pure incazzati, ma guarda te che gente…)



lunedì 22 agosto 2011

Poesie del poeta pentito (7) - altri versi adolescenziali (per chi non si fosse stufato dei precedenti)








DEDICA



Per tutti quelli che non sognano
Per tutti quelli che non piangono
E per tutti quelli che non amano

A tutti quelli che non hanno un amico lontano
A tutti quelli che non capiscono, mai
E a tutti quelli convinti che Uomo sia più di Bambino

Perché cambino






VORREI CHE TU FOSSI QUI



Grigie sono queste strade
Come il ponte sulla ferrovia
Le ciminiere e il fumo che ne esce
Grigio è questo cielo
Ricoperto di polvere e foschia
E quelle nuvole che vengono…

Senza colore
Sono ormai gli occhi miei
Dimenticati dal tuo dolce sorriso
E scolorita è anche questa lacrima
Che porta alle labbra il suo triste sapore
Dopo aver percorso il mio viso

Vorrei che tu fossi qui
Voleremmo insieme felici
A dipinger di mille colori
Il cielo, i ponti, le strade
E planeremmo su di un mondo di fiaba
Eterno giardino degli spiriti amanti

Vorrei che tu fossi qui
Per sostituire al tempo l’oblio
Per trasformare in ruscello di gioia
Di luminescenti riflessi scintillante
Come dorata dolcissima cascata di luce
Quella lacrima che ancora ti chiama

Vorrei non essere più






FANTASMA DEL FUTURO



Cammini disperso nel freddo
Di un giorno in bianco e nero
E non riesci a capire se il vento
Ti carezza o ti schiaffeggia
Mentre un pensiero s’intestardisce
A vagare nel tuo cuore vuoto

Sei tu la tua poesia
Anche se non la stai scrivendo, ora
Sono i tuoi passi sulla tua strada,
Umida e strana
Sono i tuoi occhi nell’orizzonte,
Misterioso e lontano
Sei tu

Ti accendi una sigaretta
E per un attimo ti sfiora il desiderio
Di sparire come lei
Bianco fumo nell’aria violenta.
Per un anno straniero in questa città
Immagini di vedere il tuo sguardo
Che nessun altro sta guardando adesso
Mentre il tuo fiato diventa più spesso del fumo

Sei tu la mia poesia
Anche se non ci stai pensando, ora
Sono i tuoi occhi sulla tua strada,
Nebbiosa ed insicura
Sono i tuoi passi verso l’orizzonte
Sei tu, fantasma del futuro






MARGHERITE ROSSE



Un ragazzo si è gettato dalla Tour Eiffel
Una margherita rossa è nata poco dopo
Ha guardato verso la torre, ignara e inconsapevole.
I benpensanti coltivano la loro noia
La innaffiano coi loro aridi commenti
La nutrono con le loro insipide argomentazioni.
Cosa diranno oggi camminando lungo la Senna?
Parleranno male di quell’essere stupendo
E ignoreranno come sempre la margherita.



domenica 14 agosto 2011

Pazze chiavi di ricerca (secondo round): per quali strane vie la gente arriva qui…


BUSSATE E VI SARA’ APERTO. (Il culo)


1 farsi scoppare dal proppio cane [ma sei proppio un gennio!]

2 nipote lava i piatti lo zio la ciula

3 porno film gratis individui timidi e vergognosi

4 porno racconti con cacca

5 psicopatologie con lista [la stiamo appunto compilando qui…]

6 cazzate di maurizio compagnoni

7 film porno gay avvocato incula il suo amico nel suo studio [se è nell’ascensore non va bene?]

8 purtroppo internet non è immune al pecoronismo [eh no…]

9 mette i petardi negli slip del marito [il mondo è pieno di scassaminchia]

10 video bisex scopano a gran voga a sborrano

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15 video porno in cucina lei prepara lui porco sulla scala [?]

16 letture gratis storie erotiche nipote e zia [“gratis” e “zia” sono le parole che ricorrono più spesso: sarà la stessa persona, leggermente tirchia e leggermente fissatella?]

17 misteri scul incorregibili

18 inculata gay di marinai

19 si chiamava friedrich capitoli

20 scatolo stivali mou

21 giogattoli erotici anali

22 ingravidare moglie altrui

23 mia moglie scopa con gli sconosciuti

24 como inserire il codici de un anuncio nella cabina telefonica [questo merita un premio, anche se fa pure un po’ pena]

25 mario monnicelli [e commencini dovve lo metiammo?]

26 “il manuale di nonna papera” download megaupload

27 gasbà

28 troiette

29 suore teste di pezza

30 significato dedica fatta da ammaniti a sua sorella

31 tutti eroi o il piave o tutti accoppati [eh?]

32 donne fra i 20 e i 50 italiane con mariti contemplativi

33 nonni gay

34 mi dispiace di averti illuso

35 gnocca pazzesca

36 auguri pei i 44 anni [azzo che spontaneità! E il poveraccio che riceve gli auguri magari crede sia un pensiero genuino pensato apposta per lui…]

37 biglietto auguri per 44 anni [azzo che intelletto! Avete il computer e internet e ancora vi serve Totò lo scrivano che vi scriva la lettera!]

38 canzoni dedicabili a un ragazzo [anche tu non scherzi: non vorrei mai essere quel ragazzo]

39 nicky-boy bisex [cercavi muà? :D]

40 cane che caga [nel mio blog?! Almeno usa la paletta, spurcaciùn!]