È successo di nuovo. Stavolta a una mia vecchia cara amica. Funerale del padre, e nel frattempo i ladri a domicilio. Sta diventando un’abitudine. Evidentemente le merde senza onore s’informano sulle persone che muoiono, su data e ora della cerimonia, e vanno a colpo sicuro. Suggerimentino alle forze dell’ordine: quelle date e quelle ore, e quegli indirizzi, sono noti pure a voi. Magari qualche bell’appostamentino in difesa del “sacro e inviolabile” domicilio dei cittadini, e qualche autoveloxino in meno. No?
mercoledì 11 febbraio 2015
domenica 8 febbraio 2015
Il Rispetto non è per tutti: bisognerebbe meritarselo...
O brutto porcu puzzi! Non ti puoi lavà?
O capitan du cazzi, cerca di stare luntà
Non mi sta a guardare, non ti stacchi più
Guarda li pesci in mare... buttati giù!
eh... ah... du tu vu ndà? oh oh oh
oh Cavrones... du tu vu ndà?!
Dedicata a chiunque faccia del male a qualcun altro per un pensiero, una parola, un disegno, una musica, una scultura, un modo di essere, un modo di amare. Perché, come ha recentemente detto il sindaco di Rotterdam (musulmano) "Se non vi piace la libertà, ve ne potete anche andare". A cag***.
giovedì 5 febbraio 2015
Eresia flash: GIÀ MANGIATO, GRAZIE. ADESSO VORREI LEGGERE
Sento parlare di un concorsino, lanciato da una nota “scuola per scrittori” (sic!) che si propone di legare narrativa e gastronomia a suon di “mangia & scrivi”. Naturalmente rilanciato ed elogiato dai giornalisti come “idea MOLTO originale”…
Già, se ne sentiva il bisogno: non eravamo abbastanza sommersi da divistico cuocume, non abbastanza minacciati di indigestioni bulimiche da Expo, attorno a cui si annuncia un profluvio di edificanti videotemini politically correct sulla storia del “cibbbo”. Nel frattempo i quotidiani sfruttano la scia e lanciano le loro serie di storie cuciniere da pagare a parte, ingolosendo i lettori con originalissimi e minacciosi slogan del tipo “assaporerai ogni singolo foglio”!
Ma non ci avrete un pochettino trifolato gli zebedei?
Io, oltre a consigliare una bella scorta di citrosodina per la mente e di maalox testicolare, proporrei invece, al contrario, il lancio di uno speciale marchio di garanzia, che potremmo chiamare semplicemente NO FOOD, da applicare ai Romanzi scritti come si deve – cioè senza indulgere alle furbetterie modajole – da Scrittori che non accettano di essere disciplinati scolaretti che fino a ieri scrivevano pappagallescamente di politica e oggi si sentono obbligati a scrivere di trippa e barbabietole. Perché i bei Romanzi magari si “divorano”, ma di sicuro nun se magnano.
(“Questo romanzo è certificato NO FOOD: NON contiene nessuna ricettina del ca***!”)
A garanzia del fatto che in tali Romanzi nulla di volgarmente ricettistico andrà a corrompere il Piacere della vostra Lettura. Perché come tutti sanno la degustazione di quella divina Ambrosia che è la Buona Scrittura è attività che si svolge (di solito DOPO aver fatto il ruttino) preferibilmente in salotto o in camera da letto (o in viaggio, o sotto l’ombrellone), e non certo nel cucinino mentre le cipolle bruciano e i sufflé vanno in vacca.
sabato 31 gennaio 2015
SE NON HAI PIÙ NIENTE DA DIRE, NON DIRE
Michel Houellebecq
Sottomissione
Traduzione di Vincenzo Vega
Voto: 6
Deprimente elogio della sottomissione: della donna all’uomo, e dell’uomo alla sordida piovra teocratica per ottenere in cambio privilegi, appoggi mafiosi, promesse ultraterrene e tanta, tantissima gnocca terrena. Il tutto detto in forma profetica, ma pretenziosa e squallida: il teorema di partenza è che l’uomo occidentale è (sarebbe) stanco della Libertà, e che l’Illuminismo sia definitivamente morto (e su questo purtroppo rischia di aver ragione).
L’autore, inaridito e stanco, senza più nulla da dire, sembra aver fatto ricorso per scrivere questo libro agli appunti di scarto del precedente, La carta e il territorio: tante strade, alberghi, ristoranti, luoghi sacri, nomi di bevande, nomi di pietanze – lo si potrebbe usare come guida per programmare una bella settimana spiritual-gastronomica fra Parigi e la campagna francese.
No, anche se ho sempre amato e forse sopravvalutato questo scrittore, stavolta il voto 9 possiamo non solo scordarcelo, ma tranquillamente capovolgerlo in un 6 di (decrescente) stima. Sottomissione è proprio un sottoromanzo. Arrivato, con un certo sconcerto, alla fine, i miei tratti di matita a margine segnalano sei-pagine-sei con spunti che per diversi motivi potremmo definire “da scrittore purosangue”: 38, 45, 83, 97, 131, 174. (Non potete nemmeno giocarveli al lotto, gli ultimi tre sono troppo alti…) Più un buon paio di belle descrizioni lirico-paesaggistiche (nuvole, più che altro). Bottino miserello, direi.
A un certo punto mi è pure scappato da ridere, ripensando a un mio pezzo ironico contro i corsi di scrittura, in cui fingevo di suggerire a scrittorelli stercorari alle prime (e ultime) armi di inserire nel racconto un bel party della mia minc***: ebbene, in questo romanzo ce ne sono addirittura TRE!
(Anche se giustificati, va detto, dal dover mettere in scena l’ambientino accademico: come fai a far interagire tutte queste pompose marionette, se non gli organizzi dei bei ricevimenti alla Sorbona petrodollarizzata?)
Come detto, il nostro amico non si sottrae alla moda dilagante di elencare cibi e liquori per riempire le pagine, e ogni tanto ci aggiunge qualche noioso amplesso (preferibilmente anale, ma rigorosamente etero – ho già parlato altrove dei cliché omofobi ricoperti di muffa che ristagnano in questo libro) descritto peggio che sui giornaletti porno di quand’ero ragazzino.
E la parte fantapolitica è stimolante ma puerile, facilona direi.
In compenso, a pagina 178 abbiamo un triplo trionfo di imbarazzanti banalità , che da sole potrebbero rappresentare la pochezza del romanzo: “mi ci sarebbe voluta una donna” (CHE DUE COGLIONI!) “attacchi di emorroidi estremamente violenti” (NO COMMENT) e “superai senza eccessiva disperazione il periodo delle festività” (qui sembra mia nonna, ancora ‘sto ritrito luogo comune della disperazione dei solitari sotto le feste! – CHE DUE MARONI!)
E a pagina 233 (poco dopo aver definito Gesù come “personalità decadente e marginale” e come “insipido rampollo”) ecco il trionfo del più putrido cazzismo macaco-maschilista e fascioreligioso, davanti a cui il protagonista pare inginocchiarsi un po’ per dabbenaggine, un po’ per grettezza, un po’ perché allettato da questo convertirsi per avere in cambio più fica: “la necessaria sottomissione della donna”, “il ritorno al patriarcato”, e infine questa perla reazionaria andata a male: “A furia di moine, smancerie e vergognosi strofinamenti dei progressisti, la chiesa cattolica era divenuta incapace di opporsi alla decadenza dei costumi. Di rifiutare decisamente ed energicamente il matrimonio omosessuale, il diritto all’aborto e il lavoro delle donne. Bisognava arrendersi all’evidenza: giunta a un livello di decomposizione ripugnante, l’Europa occidentale non era più in grado di salvare se stessa…” Parole che paion quasi putiniane, e si commentano da sole. Chiedo scusa a me stesso. Per aver sottomesso il mio prezioso tempo a queste pagine mediocri.
Per fortuna ho potuto consolarmi stragodendomi Angeli a pezzi, di Dan Fante, il figlio di John. Voto 9+. Lui sì aveva qualcosa da dire. Che slurperìa! Parole come tuoni caramellati! Mi sto ancora leccando i baffi dell’anima, e asciugando le lacrime! È la prima volta che chiudo una recensione consigliando al volo e a sorpresa un altro libro, ma non potevo lasciarvi così, con l’amaro in bocca, e senza un buon romanzo da leggere.
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| non fatemi incazzare e leggete QUESTO! Parola di Scriba. |
venerdì 30 gennaio 2015
Un altro annetto, baby... :)
mercoledì 28 gennaio 2015
Scrittori che mi hanno illuso e poi deluso: Jonathan Coe
Direttamente dal mio file di schede di lettura.
Jonathan Coe
La casa del sonno

La famiglia Winshaw

La banda dei brocchi
Jonathan Coe
La casa del sonno
Letto solo ora dopo anni che l’avevo comprato: dimenticanza imperdonabile. È brillante, divertente, intelligente, avvincente. C’è di continuo la curiosità di andare avanti, ci sono bei personaggi, ottime idee, la giusta cattiveria, la dolcezza, le risate, i brividi, la bella scrittura. 9

La famiglia Winshaw
Di meglio della Casa del sonno ci sono sorprese e intreccio, di un po’ peggio la scrittura. Dev’essere il destino ineluttabile dei long thriller. O forse gli autori pensano che se dài al lettore tante pagine, tanta trama e tanto mistero, il lettore, colmo di gratitudine, sarà propenso a sospendere, almeno qua e là, il giudizio sulla forza, le idee, lo stile. Comunque più che buono. 8-

La banda dei brocchi
Diciamo così: Jonathan è un vino (spero non adulterato) che invecchia malissimo. Nella Casa del sonno era uno Scrittore, nei Winshaw uno scrittore di sinistra, qui è “de sinistra” e stop, come il più insulso degli italianetti politicizzati e saputelli. Al punto da sembrare uno stucchevole italiota che scrive sotto pseudonimo.
Una sequela di pretenziosità sentimental-sociologiche, ritrite, già lette, noiose e autosabotanti, menate antirazziste una pagina sì e una no.
E l’essere comunque un brillante scrittore qui diventa Aggravante.
E che strazio, l’ultima parte: non ho mai desiderato così nervosamente e ardentemente che un romanzo finisse. E si minaccia pure un seguito!! 5½
Una sequela di pretenziosità sentimental-sociologiche, ritrite, già lette, noiose e autosabotanti, menate antirazziste una pagina sì e una no.
E l’essere comunque un brillante scrittore qui diventa Aggravante.
E che strazio, l’ultima parte: non ho mai desiderato così nervosamente e ardentemente che un romanzo finisse. E si minaccia pure un seguito!! 5½
mercoledì 21 gennaio 2015
Ma un mondo INTELLIGENDER che danno vi fa?
Ridicola, oltre che sospetta, l’insipienza di quelli che si scagliano con la bava alla bocca contro la cosiddetta “teoria del gender” e in favore della “pratica del gendarme” (sessuale).
Ma soprattutto ingenua e controproducente. Perché con questa loro foga invasata finiscono col sostenere, senza volerlo, che davvero la monosessualità etero deve venire inculcata con la forza e col lavaggio del cervello, che essa necessita di propaganda martellante e di condizionamento nella più tenera età, che a loro stessi la rinuncia ad altre possibili esperienze affettive è costata duro sacrificio, e che senza censure “educative” di stampo putiniano i “Diversi”, spontanei e sereni, magari solo occasionali e sporadici, diventerebbero milioni e milioni…
Se l’eterosessualità pura e assoluta fosse un istinto così netto e preponderante, non ci sarebbe bisogno di imporla fin dalla culla con la banalità stucchevole dei “rosa” e degli “azzurri”, né di perseguitare il nipotino di tre anni domandandogli se ha già LA fidanzatina, né di incoraggiare i bambini a fare a botte e le bambine a pettinare bambole, né di farsi prendere dal terrore se la maestra legge ANCHE una sola singola favoletta in cui un principe bacia un principe, o una principessa ama una principessa, e gli stolti omofobi riproduzionisti non dovrebbero paventare l’estinzione della specie (“Aiuto! Siamo solo 8 miliardi! I mezzi pubblici all’ora di punta sono troppo vuoti!”) per “colpa” dei “deviati”, perché questi ultimi sarebbero meno di quattro gatti…
E visto che le mie “eresie” contengono quasi sempre delle provocazioni (sennò che gusto c’è?) voglio divertirmi a lanciarne una (ACHTUNG, LO STO DICHIARANDO CHE È SOLO UNA STRONZATA!): invece di limitarci a combattere certe aberranti “terapie riparative” volte a “guarire” i “malati” non eterosessuali, le si potrebbe studiare per applicarle alla rovescia; così, se si riuscisse a “convertire” qualche milionata di sturatope affollamondo, magari si arriverebbe a disinnescare la B.A.D., la Bomba Atomica Demografica destinata ad accopparci tutti…
Tornando seri: chissà, forse è solo questione di tempo. In fondo, fino a pochi decenni fa, analoghe idiozie di origine superstizioide spingevano le persone a legare una mano dietro la schiena ai bimbi mancini, per obbligarli a usare “la mano bella”. Invece oggi si può essere tranquillamente mancini! (Sperando che ciò non “offenda” nessuna divinità extraeuropea, o qualche nostro paladino dell’altrui pelosa permalosità potrebbe spingerci a tornare indietro anche su questo…)
Curioso, infine, e paradossale, che gente con la pretesa di mettere paletti all’Amore, di delimitarlo, di bandirne e condannarne o addirittura “curarne” alcune forme, abbia poi il coraggio di definirsi “cristiana”.
È come se un trafficante d’armi si definisse “gandhiano”.
È come se io dicessi di sentirmi “nabokoviano”, e poi scrivessi come la tizia delle 50 flatulenze vaginali.
venerdì 16 gennaio 2015
Eresia flash: FERMI CON LE MANI
A sostegno delle mie tesi sulla religio, ieri il più buono dei religiosi buoni ha detto che se un amico gli offende la madre lui gli dà un pugno. ("Se dice una parolaccia contro la mia mamma gli aspetta un pugno, ma è NORMALE!")
Guardando il video mi sono preso paura.
Chissà quelli cattivi!
(“Chissà” per modo di dire: lo vediamo, cosa fanno quelli cattivi…)
Mah!
No, amico mio, no. No.
Io, da agnostico antireligioso, ma ammiratore commosso del messaggio di Non Violenza di Gesù Cristo (do you know?!), se uno mi offende la madre, al massimo gli offendo la sua, ma di manacce addosso non ne metto a nessuno.
Perché alla violenza, specie di questi tempi, non si strizza l'occhiolino. LA VIOLENZA, specie contro chi violenza non usa, SI CONDANNA SEMPRE E COMUNQUE!
Ma forse, la triste parola chiave dell’esternazione papestre è proprio quel "normale".
Che brutta cosa, la normalozzità!
E com'era meravigliosamente ANORMALE, quel Gesù!
Sicuri, voi che vi dite “cristiani”, di volerlo seguire? Di volerci almeno provare?
venerdì 9 gennaio 2015
LIBERACI DALLA RELIGIO. E DAL FETORE PUTRIDO DELLA VIOLENZA
IL POZZO NERO DELL’ANIMA
“La religione non è l’oppio dei popoli… Magari lo fosse!
La religione è l’odio, fra i popoli. Perché non c’è un solo
Dio che non sia stato creato cacciabombardiere, criminale
genocida, portafortuna dei carnefici nella mattanza”.
(Quattro soli a motore, pag 108)
Ho preferito scrivere a mente fredda (fredda per quanto possibile), per non fornire assist agli sciacalli mercanti di morte che, come certi speculatori durante un noto terremoto, si saranno scompisciati addosso nel letto all’idea di nuovi possibili mattatoi planetari, sponsorizzati dalle loro mine antibimbo.
Perché da un lato è ovvio, lo ammetto, che se avessi detto tutto quello che mi è passato per la mente a caldo, avrei obbligato qualche pecora politicamente corrotta a darmi del razzista, e ne sarei pure andato fiero. Ma d’altra parte, se teniamo il cervello acceso (che è la cosa più importante, e guarda caso quella che i nemici dell’umanità più odiano e temono) non possiamo scordare il carattere strutturalmente nefasto di TUTTE le fanfaluche mitologico-superstiziose, delle verminose tirannie scemocratiche che esse tendono a instaurare nella Storia, e delle mentalità retrograde che esse veicolano: non solo la sanguinaria idiozia di chi arriva a concepire inaccettabili abominii del tipo “occhioperocchio, mitra per vignettuzza” (che ardimentoso valore! che intelligenza!), ma anche il viscidume complice di chi facendo spallucce bofonchia “se la sono cercata”, o “dovevano scherzare con i fanti…”, magari rimpiangendo di non potersi comportare allo stesso mitragliesco modo in nome della “sua” fanfaluca permalosa (di solito sono più o meno le stesse “brave” persone che esultano di nascosto se un gay muore di aids).
Ciò però non significa che non esista oggi un problema che è “più problema” di altri. Checché ne dicano certe suorine dell’Ordine dell’Accoglienza Indiscriminata. E per non vederlo bisognerebbe avere, come si usa dire dalle mie parti, gli occhi foderati di salame.
Perché se è vero che, come dice una frase attribuita a Voltaire, “La religione è nata il giorno in cui sulla Terra il primo ciarlatano incontrò il primo sciocco”, se è pure vero che anche i buoni cristianotti si dedicavano di gran lena ad arrostire esseri umani dalle idee poco ortodosse, e che addirittura ne misero a morte di religiosissimi solo per il “grave peccato” di aver tradotto le sacrescritture in lingue “volgari” (!!), è anche e soprattutto vero che oggi certi sciocchi, pur essendo indietro centinaia d’anni (perché “secolarizzazione” e “progresso civile” sono sinonimi!), maneggiano (zampeggiano?) modernissime armi.
Non dobbiamo però mai perdere freddezza di pensiero e capacità di discernimento, proprio per non diventare marionette dell’una o dell’altra fazione fanfaluchesca, per non chiedere in nome nostro di bombardare bambini, perché la verità vera è che se quei ragazzi di Parigi sono i veri nobili Martiri della (porca) storia dell’umanità, se davanti a loro mi inchino piangendo, è proprio perché NON si è trattato di ciò che comunemente s’intende per “martiri”, cioè non si è trattato di tristi vittime di candeggio mentale che si fanno ammazzare per non convertirsi a un diO improbabile in nome di un altro diO improbabile e poi finiscono sui calendari, ma di Uomini coraggiosi e intelligenti (un po’ matti, diciamolo, ma in senso buono), di temerari dalle facce simpatiche morti in difesa di quella Libertà che è così fastidiosa, e di cui ad alcuni fra noi sembra importare pochino: quella di Pensare, di Esprimersi, e perfino (perfino! guarda un po’!) di sorridere su tutto. Quella Libertà in assenza della quale sarebbe meglio far abortire TUTTE le donne, e chiudere per lutto ‘sto cazzo di pianeta (o lasciarlo ad animali meno dannosi e imbecilli di noi).
Insomma, indigniamoci e incazziamoci e preoccupiamoci per l’anacronistico proliferare di questi polipi anali dell’umanità, ma usiamo per carità la nostra testa, e non facciamoci manipolare. Certa merda che tracima spaventa, d’accordo, e va affrontata con spietate bonifiche, non con chiacchiere buoniste filofecali, ma nemmeno col delirio di nuove guerre sante. Perché le reazioni fomenta-crociate di certe brave persone – che a giudicare dalla bava alla bocca non aspettavano altro – illustrano perfettamente lo splendido aforisma di Friedrich Nietzsche: “Non già il loro amore per il prossimo, bensì l’impotenza di questo loro amore impedisce agli attuali cristiani di metterci… sul rogo!”
Attenti e calmi, dunque. E se proprio dovete combattere, che almeno sia nel nome di un Nuovo Illuminismo, e non di un oscurantismo più raffinato e ipocrita.
mercoledì 7 gennaio 2015
Uno dei più grandi scrittori di sempre contro l'idiozia dei troppi compiti a casa
"La cosa migliore della scuola elementare che hai frequentato dalla materna alla fine del sesto anno, era che non venivano mai assegnati compiti a casa. I responsabili della direzione didattica erano seguaci di John Dewey, il filosofo che aveva cambiato i metodi di insegnamento americani con il suo approccio liberale e umano allo sviluppo infantile, e tu eri il beneficiario della saggezza di quell'uomo, eri un bambino che poteva correre via non appena suonava l'ultima campanella: la scuola per quel giorno era finita, eri libero di giocare con i tuoi amici, libero di andare a casa a leggere, libero di non fare niente. Sei immensamente grato a quegli sconosciuti galantuomini per aver mantenuto intatta la tua infanzia, per non averti caricato di lavoro superfluo, per avere avuto l'intelligenza di capire che i bambini possono assimilare fino a un certo punto, poi devono essere lasciati in pace. Hanno dimostrato che tutto quello che bisogna sapere lo si può imparare tra le mura scolastiche, visto che all'interno di quel sistema tu e i tuoi compagni avete ricevuto una buona istruzione primaria, magari non sempre con gli insegnanti più creativi, ma almeno competenti, che ti hanno inculcato con risultati indelebili l'importanza di saper leggere, scrivere e far di conto, e quando pensi ai tuoi due figli, cresciuti in un periodo di ansia e confusione in fatto di questioni pedagogiche, ricordi come fossero oberati una sera dopo l'altra di faticosi e noiosissimi compiti a casa, e avessero spesso bisogno dell'aiuto dei genitori per finirli, e anno dopo anno, guardando i loro corpi ciondolanti e gli occhi che cominciavano a chiudersi, ti dispiacevi per loro, e ti rattristava il pensiero che tante ore delle loro giovani vite andassero sprecate al servizio di un'idea fallimentare."
(Paul Auster, Notizie dall'interno, pagine 21-22.)
Ed ecco la mia minirecensione del libro, tratta dal mio sconfinato file di schede di lettura:
Continuo a esser convinto che la narrazione in seconda persona non sia una grande idea (sulle lunghe distanze stanca) e rimango contrario alle autobiografie "pure" (quanto più bello sarebbe stato usare le parti migliori di questo materiale per un Romanzo con un protagonista bambino!) Ma rimani pur sempre il mio scrittore preferito, e non posso che esserti grato per questo ulteriore regalo, e per le tante perle che racchiude. Ma nei prossimi anni saprai regalarmi qualche altro grandioso libro dei tuoi? 8-
domenica 21 dicembre 2014
Corso ARRETRATO di tecniche narrative ammorbanti – prima puntanata (doppia), come cadeau natalizio.
WORDS (DON’T COME EASY?)
DUE CONSIGLI MOLTO RARI PER SCRITTORI STERCORARI
Siete scrittorotti scarsottelli e inesperti, e avete intenzione di farlo sapere a tutti? Non dovete far altro che acquisire (anziché sbattervene con orgoglio e accettare almeno di essere – già che ci siete – ingenuamente nuovi e istintivamente avulsi da certe cavolate stantie) le tecniche narrative più stucchevoli e obsolete (che di solito vengono pure insegnate a pagamento. Qui: gratis!)
1 Le sigarette.
Avendo poco da dire, e poca padronanza della scrittura, siete in grave difficoltà nel reperire particolari che riempiano la pagina? Non sapete come gestire i dialoghi fra i due imbecilli protagonisti principali della vostra ritrita storiella? Le sigarette! Le sigarette! Infarcite i dialoghi con “si accese una sigaretta”, “trasse una lunga boccata”, “emise un’ampia voluta di fumo”, “aspirò fumo dalla bocca e lo fece uscire dal naso”, “cominciò a fare cerchietti col fumo”, “scosse la cenere nel posacenere”, “si spense la sigaretta nel culo” (no, questo è sconsigliato), “si accese un’altra sigaretta”…
Attenti però a non perdere il conto e il controllo. I romanzetti da classifica italioti sono pieni zeppi di gente che si accende terze o quarte sigarette senza aver spento o gettato via le precedenti (o senza averci fatto nemmeno un tiro), e di pifferi del put che a pagina 128 “si godono avidamente la prima sigaretta della giornata”, quando a pagina 126 (stesso giorno) ne hanno già spipazzate otto (era un dialogo molto lungo e banalmente noioso, qualcosa bisognava pur fare per non correre a impiccarsi mentre la tizia parlava di borsette firmate).
Fateli sempre fumare anche a letto, ma non fate mai prendere fuoco alle lenzuola, altrimenti la storia finisce.
Nota curiosa: nella vita reale almeno un fumatore su cinque è il classico coglionazzo senza accendino, che di continuo chiede quelli degli altri e poi maleducatamente se li imbosca, per poi perdere pure quelli (filosofi e astrofisici dovrebbero indagare su dove diavolo finiscano tutta quella plastica e tutto quel gas liquido: ormai ce ne sarebbe abbastanza da creare un nuovo universo parallelo…) Nella romanzaglia fumereccia, invece, sono sempre tutti superprovvisti di accendino, nuovo e funzionante. Misteri della creatività non talentuosa.
2 I party (ovvero: le feste del cazzo).
Non sapete più che pesci pigliare? Cosa far fare ai protagonisti prima di decidervi allo snodo di prevedibile action finale, a quella stereotipata sarabanda che i meno intelligenti chiamano “botta di adrenalina” e ci si appassionano pure?
Eccovi pronto l’espediente che non delude mai (tranne forse i lettori più smaliziati e selettivi, che tanto però non vi leggono di certo, quindi che ve ne fotte?): una bella festa del cazzo!
Non importa che festa del cazzo sia – capodanno, la vigilia di natale in ditta, carnevale in una villa, una qualsiasi festicciola per ragazzotti scemi o ricevimento per rincoglioniti danarosi.
Grazie all’espediente festa del cazzo, potrete riempire almeno due pagine del cazzo con stucchevoli e inutili descrizioni di abbigliamento del cazzo! (Se poi la festa è in maschera, ne avrete di cagate con cui ammorbare il lettore!)
E poi, visto che tutti i party hanno una colonna sonora, potrete infilarvi le cuffiette dell’ipod e sfoderare una bella ritrita paginetta-playlist più o meno rockettara, visto che la nostra editoraglia non sarà mai sazia di romanzetti giovanilistici zeppi di mitologia musicocentrica e divismo strimpellatore (gli U2 come profeti, gli Stones come Dèi, i punk come nuovi messia, i rappers come rifondatori del cosmo a suon di rutti e peti).
Sarà inoltre un modo infallibile per far interagire facilmente le vostre varie marionette, che si ritroveranno tutte invitate a diverso titolo (o imbucate) a quel party della mia minchia.
Naturalmente, per non sembrare troppo idioti, dovrete prendere le dovute distanze, da questo materiale narrativo “festa”, maneggiandolo con distaccata e superiore ironia. Bisognerà che il vostro protagonista ben presto senta di annoiarsi, in mezzo a tutti quegli imbecilli! (Che sono uguali a lui, ma questo non scrivetelo). Come primo e originale antidoto alla noia (sua, non del povero lettore) gli farete tracannare alcol a dosi da elefante marino cirrotico (qui stendete pure un elenco di vini e di liquori ad libitum, ma senza rompere troppo i coglioni – alla cui frangibilità avete già attentato con la playlist). Salvo poi inserire l’immancabile coup de théatre del magico incontro con una fatal figona… (meglio se una già incontrata di striscio – con effetto bava – a pagina 12: le agnizioni figonesche coi lettori di bocca buona funzionano sempre!) Il protagonista (un po’ barcollante a causa della damigiana di martini e della botte di champagne) e la fatal figona se ne andranno via insieme alla chetichella ecc.ecc.
Felice Solstizio d’Inverno!
(e ricordate: Babbo Natale forse non esiste o forse sì, ma persone capaci di far diventare Scrittore chi non lo è tramite accesso al suo codice IBAN, sicuramente NO.)
venerdì 19 dicembre 2014
Eresia flash – NEOANALFABETA SARÀ TUA SORELLA
Stamattina è successa una cosa paradossale. Il mio ottantenne padre si è visto dare del neoanalfabeta nientemeno che (in prima pagina!) dal giornale che compra e legge quotidianamente da oltre mezzo secolo, alternandolo a riviste varie e alle decine di ottimi romanzi che si divora ogni anno. È un po’ come se il tuo cantante preferito ti dicesse che sei sordo nel bel mezzo del ritornello della canzone che stai ascoltando…
Secondo l’emerito estensore dell’articolo, approssimativo e superficiale portavoce della nuova arroganza tecnoglionita, è solo questione, ovviamente, di frequentare o non frequentare internet, considerato non un diverso mezzo o diverso luogo, ma nientemeno che un nuovo linguaggio, rivoluzionario ed “escludente” come il passaggio dal latino all’italiano.
Voi che come me su internet bazzicate eccome, sapete benissimo che non è così: la cosiddetta navigazione non è preclusa a nessuno, ed è una semplice questione di averne o non averne voglia, curiosità, necessità o interesse. Io non sono più alfabetizzato di mio padre, così come non lo sono quei meravigliosi amici blogger più o meno della sua età che frequento, come non lo era quel suo splendido amico quasi novantenne che col computer si dilettava alla grande. A lui piaceva e interessava. A mio padre no. Punto.
Voi ed io lo sappiamo: ci sono migliaia di persone che “navigano” per scrivere cazzate sgrammaticate col (non) linguaggio sms, per twittare rutti e peti, e soprattutto ce ne sono milioni che sul web ci vanno per far circolare video cretini divulgati su uazzàpp come catene santantoniesche per imbecillotti, per sbavare sciacallescamente su filmati cruenti, o per scaricare canzoncelle gratis, di cui a malapena riescono a decifrare il titolo prima di selezionarle, o per chattare mentre si menano l’uccello.
Mandrie di e-gnu che non leggeranno un libro (né tantomeno un ebook) campassero duecent’anni.
Voi ed io lo sappiamo: ma quale nuova lingua? Una volta entrati con un paio di clic, o peggio ancora di polpastrellate su uno schermo (alla portata di qualsiasi scimpanzé appena nato) l’alfabeto e la scrittura rimangono esattamente gli stessi. Non c’è bisogno di essere programmatori o laureati in ingegneria elettronica, come articolozzi di quel tipo indurrebbero a pensare. Una volta letta una cosa e cliccato su “commenta”, davanti a te avrai la stessa tastiera, con le stesse lettere, le stesse parole da comporre nella stessa vecchia lingua. Il punto è saperla usare, ma questo è tutt’altro discorso.
Ma forse i veri neoanalfabeti sono quelli che ancora diffondono, nei loro puerili temini letti da milioni di persone, e per cui vengono pure pagati, questi assurdi obsoleti cliché, forse legati a un web “sognato” vent’anni fa, che non ha nulla a che vedere col web concreto e reale.
Un’altra assurda espressione-chiave, che rivela il disarmante livello dell’articolo, è “Analogici fuori tempo massimo”: conosco tante persone intelligenti, ma, fra esse, le tre o quattro in assoluto più intelligenti (gente che insegna alla Sorbona, per dire) sono concordi nel dire che vogliono ri-diventare (nei limiti del possibile) appunto analogici. Il digitale assoluto, idolatrato e acritico è con ogni evidenza una roba da poveri schiavi bovini.
Oggi non c’è nulla di più ragliante del tecnoglionitismo. Ma che questi ragli si trasformino pure in risate di superiorità e arroganza, è veramente il colmo.
C’è un solo giusto messaggio in tutto quell’articolo: noi alfabetizzati siamo sempre di meno, e forse addirittura scompariremo. Ma la discriminante non è certo la connessione web. Anzi.
Forse sbaglio io a prendermela: in fondo, stringi stringi, era solo il solito vuoto polpettone statisticheggiante: peccènto di qui, peccènto di là, peccènto nel nord, peccènto nel sud… (addirittura ci si preoccupava per la bassa percentuale di connessioni dei bambini fra i 6 e i 10 anni! Roba da matti!) Comunque, se quel giornale avesse una dignità, pubblicherebbe pure articoli in senso contrario, come quel meraviglioso “Miss Appman si pappa il pensiero” (non ricordo l’autore… :D) che solo voi privilegiati avete potuto leggere su un certo blog, naturalmente gratis. E invece, pubblicano menate di questo tipo.
Che sia perché dietro c’è il solito “indotto”? L’altro giorno una gentile ragazzuola mi ha disturbato al telefono per propormi un “corso di computer” a pagamento… Ancora i corsi di computer!!!! Quando se a mio padre venisse la voglia potrei insegnare tutto io in due minuti, e gratis!!!!
Il babbo ha detto che continuerà a comprare quel giornale.
Però c’è rimasto maluccio.
domenica 14 dicembre 2014
Edgar Hilsenrath - BRONSKY RICORDA
Edgar Hilsenrath
Bronsky ricorda
Traduzione dal tedesco di Roberta Gado Wiener
Voto: 9+
Lo so, siete baciati dalla fortuna: avete avuto la buona sorte di nascere (o diventare) lettori esigenti e golosi, e quindi non vi interessano le biografie dei kuokuzzi superstar, i rutti dei teleguitti, il vuoto blabla dei giornalisti politici, le muffe eruditoidi dei baroni feudali, i risaputi temini degli scolari di Editoria Ideologica, né tantomeno gli ultimi romanzi dei cosiddetti “big” italioti, che magari differiscono dai penultimi solo per i nomi dei protagonisti o per la toponomastica stradale…
Ma siete anche schiaffeggiati dalla sfiga: perché una volta grattata via tutta quella roba illeggibile, non è che resti molto da regalare o regalarsi per le festività natalizie!
Ebbene, ho una buona notizia: uno “nuovo” l’ho scoperto. In dannatissimo ritardo. (L’editore italiano, nel risvolto di copertina, fa il ganassa dicendo che un’altra opera dello stesso autore è uscita “nel 1971 negli Stati Uniti ma solo nel 1977 in Germania”… dimenticando di aggiungere che invece questo capolavoro, che è del 1980, da noi non è arrivato che nel 2010 – forse perché del nostro essere degradata periferia mafiosella s’è ormai preso atto con rassegnazione?)
Non mi dilungherò, togliendovi il gusto della sorpresa. Inoltre, di un libro così faccio prima a dirvi che cosa NON mi sia piaciuto: non mi è piaciuto che dal titolo italiano insensatamente puritanello e scialbo (Bronsky ricorda) sia sparita per magia la prima parte di quello originale: Fuck America. Tutto il resto è musica, intelligenza, coraggio, energia, indignazione.
Hilsenrath è divertente, spudorato, mai noioso, disperato, non ha peli sulla lingua, ed è politicamente scorrettissimo. [Eddài, Nick, quest’ultima affermazione è superflua: gli scrittori intelligenti sono SEMPRE politicamente scorrettissimi!] Per dare una vaga idea, è un misto di Donleavy, Hemon, Bukowski e John Fante, ma leggermente più incazzato. I suoi dialoghi sono essenziali e secchi, ridotti all’osso, ma alcuni sono fra i più esilaranti che abbia mai letto. Uno dei libri più graffianti di sempre. Non fatevelo mancare! Non fatemi incazzare!
Parola di Scriba.
p.s. Mi dicono che il vero, principale capolavoro dello stesso scrittore sia Il nazista e il barbiere. Be’, io non l’ho ancora letto, ma facendo 1+1 (il livello dell’autore più la genialità della trama che ho già adocchiato) mi sento di poter fare una cosa che non ho mai fatto: vi consiglio pure quello, a scatola chiusa!
martedì 9 dicembre 2014
Eresia flash: ci mangavano i videosciacalletti…
Una volta la più grande paura per un uomo era “morire solo”. Adesso bisogna solo augurarsi che non ci accada in pubblico, con gli Sciacalli Alfa che riprendono con la videocamera o il telefonuzzo escrementizio (rinunciando magari a soccorrerti!) e gli Sciacalletti Beta a gustarsi l’agonia su youtube, magari fingendo con se stessi di scambiarlo per un atto di “partecipata commozione”.
Poi dicono che l’umanità non sta buttando l’anima nel cesso…
A darmi più fastidio, in questi casi, è che quasi nessuno chiami mai le cose con il loro nome. Ricordo un bollettino sul traffico autostradale. Diceva: “Al chilometro 26, code in direzione est per incidente. Sempre al chilometro 26, code in direzione ovest per curiosi”. Curiosi?! Ci voleva così tanto a dire “stronzi”?
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