"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

mercoledì 30 maggio 2012

A VOLTE VORREI GUARIRE DALLA MIA TROPPA GENTILEZZA


Vorrei essere capace di comportarmi come il tizio del video. Camminare incurante (o inculante?) di tutto e di tutti, travolgendoli al mio passaggio. Io sono sempre stato il tipo del ragazzo gentile: mi fermo, cedo il passo, mi faccio da parte, tengo aperte le porte, distribuisco sorrisi. Se sono in macchina, faccio di tutto per agevolare gli altri automobilisti, e mi fermo per lasciar attraversare sulle striscie anche gente che non ha ancora deciso di attraversare. Sulla ciclopedonabile, metto i piedi nell’erba pur di non intralciare un ciclista. Se cedo il passo a una persona, non è certo perché mi reputi di rango inferiore a lei, né perché qualcuno mi abbia inculcato quel comportamento quand’ero piccolo (bastiancontrario e ribelle come sono, avrei fatto l’opposto). E nemmeno perché io sia più “buono” della media degli altri esseri umani. Lo faccio, egoisticamente, per la splendida sensazione di sentirmi un Signore (e anche per sentirmi benvoluto e apprezzato dagli altri: ne ho bisogno come un bambino, e voi miei lettori lo sapete). Ma ci sono dei casi in cui vorrei tanto non esserlo. Gentildonne griffate che se ne vengono avanti in coppia affiancata, e pensano che il fatto di avere la vulva (neanche la Volvo, la vulva) debba far sentire te, maschiaccio, in dovere si scendere dal marciapiede per farle passare. E se per caso tu scendi (come sempre faccio io, rischiando anche di farmi arrotare…) non aspettarti di veder comparire un mezzo sorriso di ringraziamento sulle labbra serrate di quel grugno da stronza. Ecco, in quel caso bisognerebbe proprio esser capaci di belle spallate mooolto contundenti. Senza chiedere scusa, è ovvio: la simpaticona non lo merita. E poi quelle odiose famigliole a ventaglio (minimo sette componenti) che riescono a occupare con ottusa prepotenza l’intero marciapiede anche quando è più largo di un’autostrada a tre corsie: genitorozzi al telefono, nonna rincoglionita che mangia il gelato con le orecchie, un paio di passeggini, almeno due altri marmocchi più grandi a testa bassa sui nintendo. Sembra quasi che lo scopo della loro manovra a tenaglia sia di catturarti per poi cucinarti per cena, e allora immagini che da un momento all’altro uno di loro (probabilmente il cazzofamiglia) si metta a gridare “Sparviero!”, come in un vecchio gioco della mia infanzia. Qui le spallate non bastano: la situazione richiederebbe sapienti colpi di arti marziali particolarmente assassine (risparmiando magari, se proprio si vuol essere magnanimi, la nonna, e quelli più piccoli dentro i passeggini). Infine, se il marciapiede è stretto assai e su esso si affaccia la vetrina di una cazzo di boutique, immancabile sarà l’assembramento-bivacco di quattro o cinque carampane, che per studiarsi bene la vetrina impediranno per secoli il passaggio di chiunque. In quei casi sono sempre tentato di ripetere la battuta del grande Totò: “Cos’è, una dogana, un posto di blocco…?”, ma non lo faccio mai, perché di sicuro non capirebbero la citazione, e sconcertate mi darebbero del maleducato, loro a me, che sono tanto cavaliere. Insomma, la mia patologica gentilezza mi fa perdere mille occasioni di trattare certa marmaglia nel modo che merita. Non ce la farò mai, va troppo contro la mia natura. Ci sarà una cura?

martedì 8 maggio 2012

Il mio "Quelli che" 2012


[con tante affettuose scuse a Beppe Viola e a Enzo Jannacci, ma anche alla mia amica Xtc che mi ha di recente preceduto e ispirato]

Quelli che sentono le voci, e vigliacca ne avessero mai sentita una intelligente
Quelli che l’Inglese è più pratico e conciso, sempre
Quelli che quindi anche “the day after tomorrow” è più pratico e conciso di “dopodomani”
Quelli che l’ha detto il prete in chiesa
Quelli che fichissima quella pubblicità, ma come, non l’hai vista?!
Quelli che “ci vorrebbe una bella dittatura”
Quelli che sparano cazzate in latino per far vedere che hanno studiato
Quelli che il vescovo la pensa come me quindi sono nel giusto
Quelli che R.I.P.

Quelli che si torturano le chiappe col cilicio e poi dicono che i malati sono i gay
Quelli che vanno a letto con la figlia per sbaglio (al buio sembrava la moglie)
Quelli che mantengo una caterva di troiette per colpa vostra
Quelli che la narrativa non serve
Quelli che cliccano sulla pubblicità truffaldina credendo di essere davvero il milionesimo visitatore
Quelli che bisogna pensare di meno e lavorare di più
Quelli che la ‘ndrangheta qui non l’ho mai vista passare, ma forse ero distratto
Quelli che i miliardi ai partiti sono indispensabili per la democrazia
Quelli che Uau

Quelli che lavorano in tv e se non sanno più come far soldi cagano fuori un libro
Quelli che corrono a comprarlo
Quelli che lei è un Genio, tuttavia…
Quelli che siccome l’Africa aveva pochi problemi sono andati a portargli i monoteismi sanguinari
Quelli che si prendono sul serio anche quando scorreggiano
Quelli che non hanno mai scorreggiato in vita loro (sostengono)
Quelli che cielle è del tutto estranea
Quelli che dicono porcozio per non beztemmiare
Quelli che assolutamente

Quelli che Branca sta facendo un ottimo lavoro
Quelli che stiamo cercando di rafforzarci con uno da Pallone d’Oro: Bosingwa
Quelli che le fabbriche d’armi concorrono alla Crescita (dei bambini bombardati?)
Quelli che si credono intelligenti a scrivere “nn” invece di “non”
Quelli che un pelo di figa tira più pensieri del loro cervello
Quelli che sparano agli elefanti
Quelli che bisogna aprire un tavolo
Quelli che senza se e senza ma
Quelli che ah, okèi

Quelli che se ti confessi e ti comunichi sei a posto
Quelli che non siamo mica grulli da chiudere i negozi alla festa
Quelli che non hanno mica ben capito che poi alla fine si crepa
Quelli che fanno lo stage ma te lo chiamano stéig
Quelli che se vanno all’estero per lavoro ti dicono che vanno “a chiavare delle fighe”
Quelli che alla moglie dicono solo vado all’estero per lavoro (che è meglio)
Quelli che al giorno d’oggi la trama è tutto
Quelli che la canzone è troppo orecchiabile
Quelli che il film è lento

Quelli che non offenderti se te lo dico ma sei uno stronzo
Quelli che bipartisan
Quelli che ma a parte questo vezzo di scrivere, che cazzo di lavoro fai?
Quelli che “non è il suo piede”
Quelli che il colesterolo bisogna andare a misurarlo settimanalmente, finché una mattina si schiantano mentre ci vanno
Quelli che comprano la laurea
Quelli che per lasciare traccia nel mondo sputano per terra
Quelli che in fondo ti si chiede solo di andare a messa
Quelli che “tipo”

Quelli che prima di farsi apparire la madonna si assicurano che l’area sia edificabile
Quelli che non votano ai referendum per non dare pareri gratis
Quelli che beato chi ti vede (ma vai a cagare)
Quelli che Dante vorrebbero leggerlo da tempo, ma aspettano di scroccare l’ebook pirata
Quelli che trattano mezz’ora con un poveraccio sul prezzo del braccialettino, e se ne vantano pure
Quelli che gli scudetti sono nostri perché li abbiamo rubati sul campo
Quelli che ammazzano per un parcheggio, però in fondo non sono cattivi (nooo)
Quelli che perdonano al volo il killer del figlio, e ti viene il dubbio che l’abbiano ingaggiato loro
Quelli che virgolette

Quelli che ordinano sei lavastoviglie credendo di firmare una petizione
Quelli che smettetela di nutrire cani e gatti che c’è la fame nel mondo
Quelli che i videogiochi fanno bene
Quelli che stravolti resistono in rincoteca dal sabato sera alla domenica mattina convinti che ciò faccia di loro degli eroici figaccioni
Quelli che la profezia dei maya
Quelli che però i vignettisti danesi un po’ se la sono cercata (ma vaffanculo!)
Quelli che viva la foca
Quelli che invece di fare il tifo per l’Inter o per il Milan fanno il tifo per il papa
Quelli che ridono in fiducia perché gli han detto che quel noioso pirla lì è un comico

Quelli che al massimo farà due gocce, perché ho pregato padrepio per la grigliata all’aperto
Quelli che po*codio grandina sulle costine


martedì 1 maggio 2012

S.P.A.M.: Siete Proprio Affanculabili Merdoline



STAY AWAY!


Fortuna che stavolta prima di svuotare la cartella degli spandimerda mi è scappato l’occhio su questo esilarante messaggio: essendo (sembrando) in italiano me lo son voluto controllare, caso mai fosse il commento di un lettore vero, erroneamente eliminato dal sistema automatico. Invece trattavasi del solito coglionazzo angloide americozzo, che però aveva avuto la geniale idea di passare attraverso il comico traduttore google. Con questo gustosissimo risultato, che non potevo non copincollare per voi:

Ciao là, Io scoprii Suo sito web da modo di Google alla stessa durata come guardando per un comparabile soggetto, Suo sito web venuto su, esso appare buono . Io ho il bookmarked esso nei miei segnalibri di google. Io sono non certo il luogo Lei è ottenendo Suo l'informazione , comunque buono il tema. Io le necessità a spenda alcuni calcolano studiando molto più o lavorando fuori più. Grazie Io ero in ricerca di questo informazione per la mia missione. Also see my site preventivo seo

Ho provato a improvvisare una risposta a tono nella stessa esilarante gugollingua grulla:

Fottiti qua, Noi scoprimmo Tua idiozia da modo di agire con gluteo per due soldi decisamente hai rotto come pensando col tuo da deprecare ano, Suo stronzo galleggiante venuto su come boa, esso appare con puzza. Io non ho il bookmarked fesso nei miei segnalibri per mia fortuna. Io prematurata la supercazzola mi stai compromettendo lo scappellamento sia a destra che a sinistra informazione importa sega, comunque vai a fabbricare ani te e tua cacchina di piccione. Io necessità di poter dare legnate a chi frantuma pene impunemente senza rispetto alcuno, calcolando studiando prendendo mira prima o poi magari ti becco, spandimerdina che non sei altro perché non te ne stai fuori dai testicoli Grazie. Io ero in ricerca di tutto tranne che di gente fracassante scroti, ma se questa essere tua missione compatiscoti. Also see in my water closed, buttaci un occhio e buttatici tutto intero così poi tiro acqua, o magari tiro vino. Anche senza preventivo. Mascalzoncello spandimerdino.


mercoledì 4 aprile 2012

Micropièce (tanto per non farmi mancare nessun “genere”…)


CORTOCIRCUITO


MARCO Ciao! Come va?
MARA Bene, grazie, e tu?
MARCO Bene. Grazie. E tu?
MARA Bene grazie, e tu?
MARCO Bene! Grazie! E tu?
CEFFO O la borsa o la vita! (Puntando una pistola)
MARCO Hey, amico, non puntarmela addosso!
CEFFO O la borsa o la vita!
MARCO Hey, amico, non puntarmela addosso
CEFFO O la borsa o la vita!
(Suona il cellulare di Mara) MARA Ciao! Come va? (pausa) Bene! Grazie! E tu?! (pausa) Bene! Grazie! E tu?! (pausa) Bene! Grazie! E tu? (Avanti così sino alla fine, ma abbassando la voce, come a protezione della privacy)
(Arriva Sara)
SARA Ciao! Come va?
MARCO Bene, grazie, e tu?
SARA Bene, grazie, e tu?
CEFFO O la borsa o la vita! (minacciando Marco)
MARCO Hey, amico non puntarmela addosso!
CEFFO O la borsa o la vita!
SARA Hey, amico, non puntargliela addosso.
CEFFO O la borsa o la vita! (minacciando Sara)
SARA Hey, amico, ripuntala addosso a lui!
(Suona il cellulare di Marco) MARCO Ciao! Come va!
(Suona il cellulare di Sara) SARA Ciao! Come va!
MARCO Bene, grazie! E tu?
(Suona il cellulare del Ceffo) CEFFO (al telefono) O la borsa o la vita!
PASSANTE (rivolto a Marco) Scusi, per la stazione?
MARCO Non sono di qui. (riprende al cellulare) Bene! Grazie! E tu!?
PASSANTE (rivolto a Mara) Scusi, per la stazione?
MARA Grazie, e tu? (poi al passante) Non sono di qui. (riprende al cellulare) Bene! Grazie!
PASSANTE (rivolto al Ceffo) Scusi, per la stazione?
CEFFO (al cellulare, scandisce) O-la-bor-sa o-la-vi-ta! (gesticolando con la pistola in mano)
PASSANTE Ma vaffanculo.
MARCO, MARA, SARA (continuano, non in coro ma sfalsati) Bene! Grazie! E tu?
CEFFO (grida al cellulare) O la borsa o la vita!
PASSANTE (rivolto a Sara) Scusi, per la stazione?
VOCE CHE ESCE DAL CELLULARE DEL CEFFO Hey, amico, non puntarmela addosso!
SARA Bene! Grazie! (poi al passante) Non sono di qui. (riprende al cellulare) E tu?
MARCO, MARA, SARA continuano come prima CEFFO continua come prima
Il passante, incazzato, si guarda attorno come per scegliere un bersaglio. Poi estrae una pistola e fa secca Mara con un colpo al basso ventre.
MARCO, SARA, CEFFO continuano al telefono come niente fosse. Il passante raccoglie il cellulare caduto a Mara colpita a morte. Se lo accosta all’orecchio sinistro.
PASSANTE (al cellulare) Scusi, per la stazione?


SOKKIA. CONNECTING IDIOTS !
                                          

domenica 1 aprile 2012

Per la serie POTEVATE ANCHE NON VENIRCI, terza puntata sulla pazze chiavi di ricerca usate da taluni per approdare (non sempre graditissimi) qui.



[Come al solito, ho riprodotto le sgrammaticature così com’erano.]

1 fare una scatola contenitore bambini
2 hard gradis zio nipote nei spogliatoi
3 pornofilmgratis ragazze cacca
4 video porno de jovinco troie
5 film erotico con cacca e piscio gratis
6 film gratis porno io e mio zio [avete cotto il razzo con ‘sto gratis! E cacciate mezzo centesimo, pidocchi!]
7 un bel pompino allo zietto malato [se proprio insisti, grazie]
8 costo di una scatola con scritto ti amo [questa invece te la puoi tenere]
9 faccio le seghe tutti i giorni [quante volte al giorno, figliuolo?]
10 ferobatuto
11 francobollo lu cagava
12 moccia cattolico [eh, son cose brutte…]
13 riempimi ingravidami
14 ingravidare la mamma [ecco, ingravida la tua, magari, così avrai un figlio-fratello intelligente come te]
15 puntini rossi sul glande [ahi!]
16 lunghezza del pene ideale [certo ce ne stanno, di poveracci sul web…]
17 la fregna di mamet [immagino che tu non ti riferisca al commediografo David…]
18 auguri natale geriatria figura
19 la suora me lo succhia [senza figura]
20 champagne per occasioni romantiche
21 i botti di capodanno sparateveli in culo [oh, finalmente uno con cui posso concordare! Benvenuto a bordo!]
22 “chiavi di ricerca” “nel culo” [che, ce l’hai con me?]
23 come fare un pombino [magari potresti cominciare con l’imparare a scriverlo, stelìn…]
24 foto di ragazzi che vomitano nel water [pombino a tutta gola?]
25 video ragazza con minigonna alzata e frustata in culo [lo spirito dell’8 marzo…]
26 masturbarsi col cuscino
27 cazzo francese dotato e largo d’atleta sporco [idee balorde, ma chiare…]
28 vagina vecchia [fa buon brodo?]
29 lampadina pensante [almeno lei…]
30 stracciamutande
31 zia vedova fa sesso con cane
32 porno figlio con mamma eppa [?]
33 costa minchia
34 lastra pompino [danni all’uccellino?]
35 coito interrotto a 44 anni [nel senso di andropausa, o di stantuffata record?]
36 sedere bello [mmm… :D]


mercoledì 7 marzo 2012

“Un giorno questo dolore ti sarà utile”: compratevi il Romanzo, please!


Peter Cameron
Un giorno questo dolore ti sarà utile
Adelphi
Voto: 10

Mi limito a copincollare per voi la mia minirece su ibs del 2008, firmata col vecchio pseudonimo Kristian d’Arc:

Un capitolo, e già sono innamorato di questo Autore e grato della sua esistenza! Scrittura semplice ma originale, al tempo stesso divertente e commovente, ironica e profonda, e così frizzante, così piacevole, così bella... Dopo mille tentativi abortiti e spesso patetici e/o sfacciatamente imitativi, ecco finalmente un Holden Caulfield contemporaneo, ancora più complesso, stranoide, spiazzante, irrisolto, spaesato, controcorrente. E soprattutto sessualmente incasinato e confuso, laddove il Vecchio Holden risultava bovinamente istituzionalizzato e omofobico da far pena. A questo diciottenne che pensa con la propria testa, a costo di divorziare da un genere umano fatto di scimmiette-pappagallo, non si può che voler bene. Grazie, Peter!

Non mi stupisce la delusione di tanti miei amici che hanno visto solo il film. Proprio come Il giovane Holden, questo libro è tutto tranne che filmabile (a meno di non trovare un regista di quelli eccellenti, supremi). Forse, a volte, lo show business dovrebbe imparare l’umiltà di fare qualche passo indietro, e di lasciare alla Narrativa ciò che è della Narrativa.
È una storia che gioca molto coi cliché (i matrimoni che non durano, la non-arte moderna, la superficialità della gente, la psicanalisi inadeguata, le chat per cuori solitari, i bei rapporti nonna-nipote), ma lo scrittore lo fa con una grazia, un umorismo e un’acutezza introspettiva difficilmente riproducibili su pellicola.

Ora avete la possibilità di acquistare la nuova edizione economica a 10 euro (8.50 su ibs) : io ne sganciai 16.50, ma non ne sono certo pentito. Anzi, corsi subito a comprarne una seconda copia, da regalare a una persona che mi stava molto a cuore, e feci pubblicità gratuita al buon Peter in una mia intervista radiofonica.
Quindi, come dico sempre: Non fatemi incazzare…

Sul film, il mio consiglio è lasciar perdere. Lo stesso Peter Cameron, pur avendo collaborato alla prima parte della sceneggiatura, ne ha poi preso, seppur garbatamente, le distanze, dicendo che alcune cose gli piacciono e altre meno.
Non pretendo, è chiaro, che le impressioni mie valgano per tutti, ma ci sarà un motivo se leggendo il libro ho provato empatia quasi totale nei riguardi del protagonista, e tenero affetto per il personaggio della nonna, mentre del film mi è bastato il trailer per farmeli stare sul culo tutti e due! (Lui – un bamboccetto slavato da telefilm disney – è doppiato con vocina antipatica da fesso che si crede genio, e lei sembra sbucata fuori da una stronzo spot di detersivi.)


lunedì 27 febbraio 2012

Assaggi di romanzi inediti - da IL VOLO INTERROTTO DEGLI ANGELI: Gabriele costretto a nascondersi


gabriele

Da quando sono venuto a nascondermi qui ho perso il conto dei giorni, smarrito il senso del tempo. Questa pensioncina cadente. A pochi passi dal Cimitero Monumentale. Questo rifugio per clandestini e tossici e topi. Io qui. Seppellito nell’odore di piscio, di scalogno e di polvere. Una stanzetta scrostata come nei più disperati racconti di John Fante e Bukowski. Con l’intonaco a chiazze. Il soffitto nero di muffa e di crepe. Avanzi di tappezzeria consunta e sudicia, venuta via negli angoli. Ogni tanto uno scarafaggio in ricognizione. A disagio pure lui. Ragni così polposi che ti fanno paura anche dopo averli spatasciati. Gente che litiga e scopa dietro ogni muro. A tutte le ore. La serratura andata. E l’unica sedia per barricare la porta. (Coi miei duemila in verdoni da cento accartocciati nelle calze e il portatile sotto il materasso sono un miliardario, qua dentro). Un lavandino mezzo rotto in camera e il cesso comune in fondo al corridoio. Pisciare sempre nel lavandino. Ovvio. Risoluzione già adottata da altri, ci sono tracce che parlano chiaro. E un solo oggetto d’arte a ravvivare l’ambiente, unico tocco personale all’arredamento, solitaria presenza affettiva a legarmi a qualcosa là fuori, in verità non consolandomi ma facendomi sentire ancora più male, ogni giorno d’un passo più vicino al suicidio: il gatto di Mattia appeso sopra il letto. Al posto di un’antipatica madonna del tutto fuori luogo. Le ho fatto un favore a levarla da lì. Che cosa ci stai a fare? A guardare i disgraziati in preda alla depressione che pisciano nel lavandino rotto? In attesa di non avere più i soldi nemmeno per pagare la pigione di questa topaia? Senza la possibilità di muovere un dito per loro, perché semplicemente, diciamocelo, semplicemente tu non esisti? Ma vattene, va’. Vai almeno a piangere sangue per qualcuno che crede ancora alle favole. O vai a guarire un bambino al Misericordia, tanto per cambiare, invece di apparire agli stronzi disonesti e ai fanatici con le stimmate. Così ci ho messo il gatto senza coda. Che avevo fatto incorniciare.
E nessuno in carne e ossa con cui scambiare due parole. Mai avuto nessuno, prima e dopo Mattia. La mamma che se ne andò così presto. Mio padre fuori di testa, in quei pochi anni prima di raggiungerla.
Cosa c’è papà?
Non rompere. Sto parlando con la stufa.
Ah. Cercate almeno di non litigare.

La sola distrazione rimastami, anche se per me è un lavoro, è il poker online. Ci potresti scrivere un libro, solo coi nicknames che si sceglie certa gente. Mi è capitato di sedermi al tavolo con avversari che si chiamavano ciccione, balubone, culone, jackfogna, smemorato, sciancatello, ammazzagallittu, il merda, guapopapo, mbriaco, flautomolle, megaciuccione, melociucci, bocio, baffotomettaret, stoga220, bigolo, e poi peppopaz, vaffanfull, baiacagai, totòriina, scomunicat, olatitant, osicario, miononno, latumamma, e waschintoon, cavagliere, puzzetta, subuteo, sukaminkiapuppu, frullapassere, stracciamutande, e poi ancora pompetto, sperminetor, sbrodolino, scopatore, ratzinger, borbonauta, crocifisso, mortaccio, natustunatu, nunvincomai, mezzopolmone, scurnacchiat, disgraziat, ebete, farabbutto, cornogobbo, kitemmuertu, fessacchiotto, vaintecasen, mozzamani e sticazz. Più tutto uno zoo di procione, mulacchione, giaguaro, coguaro, supercammello, supertopo, topino, topolinonero e topodue, e pitone, struzzubellu, lince, tigro, gufo, tricheco, cercopiteco, civetta, gallina, lupone, cinghial8, yellowpecora, porco, ringhio, marcodobermann, vacco, pinguino, tacchinella, faraona, fagianotta, girino, pipistrello, bisonte, talpone, cornabobò…
L’effetto comico è accentuato dal fatto che certi server, in uno spazio separato dal tavolo di gioco – solitamente una colonnina laterale – verbalizzano le mani annotando di volta in volta il nome del virtuale mazziere (c’è un dealer fittizio, quasi sempre un ologramma tettuto, ma per mazziere designato s’intende colui che a turno sta prima di buio e controbuio), del vincitore della mano e dei giocatori via via eliminati, per cui può capitarti di leggere frasi del tipo “il mazziere è smemorato”, “il mazziere è mbriaco”, oppure “il vincitore è porco”, “il vincitore è crocifisso”… Poi ci sono le chat, dove i giocatori più che altro si insultano, dicendosene di tutti i colori… Ieri notte, prima ancora dell’inizio del torneo, a carte non distribuite (quando al massimo taluni azzardano gentili saluti o auguri menarogna quasi mai ricambiati) uno, mi pare un certo svizero, con una zeta sola, se ne viene fuori, senza che si possa capire con chi ce l’abbia (forse una presentazione autocritica di se stesso) con un enigmatico: “in ogni tavolo ce da sta nu strunz”.
Poi si parte col torneo, e due animali di cui non ricordo il nome vanno subito all in. Il primo ha coppia di 2. Il secondo coppia di 8. Al flop esce subito il terzo 8. La coppia di 2 pare spacciata. Senonché uno dei 2 è di picche, e spuntano fuori altre quattro picche! Allora il vincitore tenta di consolare l’avversario malamente eliminato, e sotto gli occhi di tutti appare la coraggiosa e forse doverosa scritta: “scusa ho sculato”.
Pochi secondi e arriva, in due folate, la risposta di quell’altro Lord di Oxford in stampatello maiuscolo: “MA VAFANCUL A MAMMMT”.
E: “TU E ST’EUROBET D MERDDDDD”.
Notare che non eravamo su eurobet! Caratteristica comune di questi semianalfabeti dell’insulto è non distinguere un server dall’altro: paradossali trogloditi incredibilmente forniti di pc, chiavetta e card ricaricabile, nemmeno sanno dove cavolo stanno giocando, forse perché, avendo del denaro sporco da riciclare, avranno ognuno venti conti cifrati diversi… E però, non è un bell’enigma antropologico, non è la misura del tempo assurdo in cui viviamo, immaginarsi certe pelosissime scimmie alle prese con computer portatile, connessione internet e poker online? Come diavolo faranno a digitare un pin mentre si arrampicano sugli alberi o gironzolano per liane? E a ricordarselo? Se lo faranno tatuare sulla coda? Boh!!
Il bello è che in teoria ci sarebbero dispositivi spietati che vegliano contro il turpiloquio: io preferisco giocare e tacere, come tutti i veri Giocatori, ma una volta che uno mi tirò fuori dalla grazia di dio e volevo dargli del pirla, il sistema me l’ha impedito e mi ha pure sgridato. Ma le proscimmie se ne fanno beffe, e per aggirarlo s’insultano e t’insultano facendo ricorso ad abbreviazioni, sgrammaticature volute e a dialetti austroungarici o beduini…
Solo il Gioco mi rende sopportabile la maggior parte degli esseri umani, soprattutto se mentre giocano stanno zitti, o si limitano a dire “Palla!”, “Out!”, “Briscola denari”, cioè le cose più intelligenti che diranno in tutta la loro vita. Che al poker online sia abbinata una chat, ma non un lanciafiamme interattivo, è già TROPPO per la mia sopportazione.

[ .... ]

Oggi, mattina presto di sabato, è capitato l’incredibile. Stavo litigando con la Madonna. Un po’ come mio padre che parlava con la stufa. No, non è questa la cosa incredibile. Lo sconforto può giocare brutti scherzi. L’avevo riesumata dal fondo di un cassetto, e ci stavo litigando. Le rinfacciavo tutte le mie rimostranze sull’inganno e la puzzonaggine delle istituzioni religiose. La cocente delusione della prima messa in ricordo della mamma a un anno esatto dalla morte. Avevo nove anni. Mi dissero vèstiti e andiamo che c’è la messa per la tua mamma. Potrò leggere una poesia per lei, dissi. No, ci pensa già il signor curato, disse mio padre. “Per la tua mamma”. E ci avevo creduto! Non pretendevo uno show in suo onore, con i canti e l’incenso, e la sua icona al posto della Vergine. Ma due paroline del prete apposta per lei. Dedicate proprio a lei. Davvero per lei. Un pensiero. Un ricordino. Una riflessione. Una cosetta durante la predica. Niente. Sapete come funziona, no? Venne nominata di striscio con burocratica freddezza al momento predeterminato. Quando nel rituale c’è una casella vuota e il sacerdote ci sbatte dentro il nome di chi è morto quel giorno un anno prima. Di chi è morto quel giorno tutti gli anni prima. Il 13 settembre mica era morta soltanto lei. Ricordati di nostra sorella Lucia. E di nostra sorella Giovanna. E di nostro fratello Mario… Una palata di nomi. Nella casella vuota. Che diavolo me ne poteva fregare, del loro “nostra sorella Lucia” nella casella vuota? Nel mio cuore sì, che c’era un vuoto. Spaventoso e indicibile. Dio, se c’era! Lucia era mia mamma, pensavo. Non era vostra sorella. Mia mamma adesso potrebbe essere mille cose. Un angelo, una goccia di pioggia, un bel sogno, l’amore che arde nel mio petto, la Donna di cuori nel mazzo di carte di un bambino, un bocciolo di rosa in oriente… Quello che solo so per certo è che cosa non è: lei non è nessuna cazzo di “nostra sorella Lucia” sbiascicata da un pretonzolo per quattro beghine. Vostra sorella un paio di cazzi! Lo gridai, piangendo. In chiesa. Così forte che l’eco della mia indignata voce bambina sarà lì ancora adesso che rimbalza tra le navate, in cerca di un’uscita. Non mi arrivò nessuno schiaffo. Anzi, mi parve di indovinare sul viso di mio padre un mezzo sorriso. Forse il primo della sua vita.
Non che fosse colpa sua, povera madonnina. Cominciava a farmi pena. Lì indifesa tra le mie grinfie blasfeme. Mi guardava basita e ingiustamente ferita. Ma io sbraitavo queste mie rimostranze alla signora Madonna morta un bel pezzo prima della mia mamma perché anche oggi era il maledetto 13 settembre, e mi frullava in testa una mezza idea di farla diventare un’abitudine di famiglia. Un giorno come un altro, per morire. Ma la mamma aveva tracciato la via.
Poi è successa la cosa. Alla pensioncina è venuto a cercarmi un tizio.