"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

lunedì 20 gennaio 2014

"LO ZIO CIECO E IL CAVALLUCCIO MARINO" su Scrittori precari


Come sempre faccio in questi casi, segnalo a chi fosse interessato la pubblicazione di un mio racconto sul blog "Scrittori precari". Credo potrà rivelarsi assai interessante per i lettori di Quattro soli a motore in attesa della mia successiva fatica: "Lo zio cieco e il cavalluccio marino", infatti, non è esattamente un racconto, bensì (proprio come "L'Alpe del Tedesco", di recente apparso su Vicolo Cannery) un intero capitolo d'assaggio del mio nuovo Romanzo.

venerdì 17 gennaio 2014

Paggine sgaruppe - LI SPORTE

Lu sporte più migghiore he lu calcio, o futtebolle, pecchè si vincono le velline, e mentre spetti di diventare nu bomber ti puoi fare le seghe su chille dei altri che fanno le sceme in tivù, o che mettono le cosce sul uèbb. Gira così tanto grano che ce nè pe ttutti, anco li proculatoni e li giurnalisti anal-fabbeti che campano col gioco induvina la vellina, che lo chiamano grossip ma a mio molesto parere lo duvribbero chiamare Fantacazzo, che tu cerchi la notizzia del risultato e invece trovi li pezzi di deretano svergugnato e zocculo, che almeno speri nun se mette a far pupù sul tuo piccì. Lu futtebolle he anco molto scompiscioso, pecchè ci stanno giocatori che si chiamano Boyata, Pirlo, Kakà e ‘N Kulu. A fare il calciatone non he molto dificile (debbi mparare a sputare, fare il segno della croce e trucare le partite) pekkùi ci sta ‘na gran fila di racomandati e figli di mafiusi e indranghetani. Poi ci sta lu rebbi che he molto sfigato e porta carenza di romanticismo pattinato, forse pecchè senza ofesa pe lle velline girano nu poco meno soldi. Eppoi a rebbi si gioca con materiali di scarto, come le porte scurnacchiate coi pali cornuti falegnamati male o i palloni difettosi a pera che gli passano gli altri sporte doppo averli ruvinati. Poi ci stanno li lanci: del peso del martello e del gianduiotto, che si chiama così perhò infilza di brutto il fesso che non si sposta, ma a me da questi lanci mi anno cacciato via a pedate pecché volevo lanciare li pesi e li martelli dove pareva ammìa, presempio in copp’a capa dello struttore se mi stava sul culo. Poi ci sta lu baschettebolle, che perhò pennoi scugnizzi malfamati di camorra he pericolosissimo pecché ci giocano le guardie. Lu golfe è da ricchioni ricchi e lu minigolfe da miniricchioni poveri. Poi ci stanno lu tenis feminile che vince chi fa più megghio gli urletti sessuali e lu tenis maschile che vince sempre a Confederer elvetico. Poi ci sta lu ciclismo che he un po come a guardie e ladri e non devi farti beccare che ti droghi con la bumba, e quindi he molto educativo e mozionante. Poi ci stanno gli sporte mericani che a me mi fanno cagare, trane l’okèi che he molto spettacoloso e in tribuna se non ti becchi u disco in faccia ti diverti pure. Invece lu besbòl nun si capisce na mazza, e lu futtebolle mericano pegio. Il bùling lasciamo proppio perdere, pe mme i birilli se li possono cacciare ‘int’u culo, insieme ale frecette e ai tavoli da pompìng. A sproposito: i tuffi gli direi io dove mettersi le palette, e u nuoto he noioso: conta solo nduvinare acchì si sposa la balenottera pellegrina (e sticazzi?). Ci stanno anco palladiqua, palladilà, barcavela, muoribordo e bocs, ma fano tutti bastanza cagà. Poi ci sta la lippica di pòdromo, che he molto dificile pecché per scummetere duvresti sapere primma a chi he lu cavallo drogato o a chi he lu fantino pagato pe ffrenare. Se i cavalli ti fanno senso o paura ci stanno pure le corse cu i cani, i fessicotteri e i bacherozzi. Eppoi ci sta lu sci, che io nun capisco comme fano tante milliaia di persone a stare in coda al fredo che sembra l’ora di punta in una città pe ffurmiche polari pe pprendere gli skìff, pe ppoi tornare subito giù a rotta di culo in equilibrio su dei cosi che servono pe ffrasturnarsi le gambe o farsi venire il dramma cranico, invece di stare su in cima a guardare il panorama. Si vede che li pagano moltobene, pe ffarlo. Ah, ci staressero anco li sullevamenti appesi, ma bisogna tenere la faccia da bulgaro gonfiabile e viene l’ernia, e all’ora, come dice il zio Aristobecco, megghio deddicarsi al sulevamento dell’argano genitale maschile, che perhò nun aggi caputo cu mminchia jè.

martedì 14 gennaio 2014

3 giorni da 5 ore sarebbero il giusto. Anzi, fin troppo.


IL LAVORO È VIETATO
 (DOVREBBE ESSERLO!!)
AI MINORI E PUÒ CAUSARE
 DIPENDENZA PATOLOGICA

Secondo le esternazioni americane di fine estate del nostro presidente del consiglio Letta, dovrebbe essere nientemeno che l’ONU a dichiarare nientemeno che GUERRA “alla DISOCCUPAZIONE mondiale” (!?!). 
E io che credevo che il problema del pianeta (oltre a quello ovvio che dimentichiamo troppo spesso: la SOVRAPPOPOLAZIONE) fosse lo schiavismo, la mobilitazione totale e compulsiva sotto le insegne sataniche del lavhorror! E io che pensavo si dovessero spendere parole per la tragedia di milioni di schiavi-bambini, di milioni di automi adulti sfruttati per pochi centesimi dentro fabbriche-lager e laboratori-sgabuzzino (o per la costruzione di stadi e infrastrutture per i mondiali di calcio nel catarroso Qatar), di milioni di persone che si beccano il cancro nel nome del Pil, di milioni di pendolari che passano più tempo fra sgobbo e carri bestiame (o dentro auto trasformate in pericolose cabine telefoni-che per distratti servi della GLEBAlizzazione) che a VIVERE, di milioni di genitori stressati che vedono i loro figli per pochi minuti, peggio dei divorziati di una volta (e vorrebbero, a malincuore, vederli ancor meno, perché sono così disperati da pretendere la sqhuola a tempo pieno aperta tutto l’anno!), e che fanno fatica a resistere ai ritmi infernali persino con l’aiuto dei (poveri) nonni, e della piaga del rigenitoraggio geriatrico obbligatorio! 
Tutti precettati a produrre ricchezza (ALTRUI) e un sacco di roba inutile, senza mai un minuto libero, depredati del Tempo di esiste-re. E tutto questo delirio per cosa? Per diventare ogni giorno più tecnoglioniti e griffati, più indebitati e truffati, più inferiorizzati dalla tv, più abbrutiti e banalizzati da fessobukko e cippicippi e più app-anculo-dipendenti, più viaggiatori coatti e consumisti folle-mente spreconi, cioè più sprechisti (mostri che buttano la pasta avanzata nel cesso invece di riscaldarla per cena, o di farne meno). Ogni giorno più debilitati dalla frenesia e più minati dall’inquinamento (non c'è trombone di destra, centro o sinistra che non consideri il "dare lavhorror" prioritario rispetto all'ambiente, alla salute, alla vita stessa, come quelli che pregano i russi - i russi! - di venir qui a produrre acciaio). Sempre più spremuti e tartassati da governanti allo sbando. E resi sempre più insensibili, cattivi e maleducati dagli avidi maestri che anche dall’oltretomba insegnano: “Be shark! Be strunz!” 
Sembri una persona onesta e intelligentina, gentile presidente, e hai pure la mia stessa età e la mia stessa passione per il subbuteo. E allora leggiamoci Bertrand Russell e John Maynard Keynes (che già per la fine del secolo scorso prefiguravano, con l’aiuto di una tecnologia usata per aiutarci anziché per incularci da soli, settima-ne lavorative di quindici ore), leggiamoci Serge Latouche, e poi proponiamo qualcosa di NUOVO, invece di fare i galoppini del pro-fitto e dei profittatori! E invece di agitare lo spettro della FAME (come fanno quelli che si fingono terzomondisti per meglio asservi-re il terzomondo, inesauribile miniera di nuovi schiavi e futuri con-sumisti, a loro volta colpevoli di proliferazione irresponsabile) impa-riamo ad agitare qualche benedetto PRESERVATIVO!


DIVENTA ANCHE TU OBIETTORE DI CRESCITA!

p.s.
Un piccolo (e impietoso) confronto:
"Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non lo compro coi soldi ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi esser sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo di vivere. Lo spreco è funzionale all'accumulazione capitalista che per essere alimentata ha bisogno che compriamo di continuo e ci indebitiamo sino alla morte... Chi non è felice con poco non sarà felice con niente".

(Josè “Pepe” Mujica, Presidente dell’Uruguay)

martedì 7 gennaio 2014

AMARCORD LICEALE


K.H. Rummenigge e la filosofia da liceo


Ho sempre avuto in puzza i piciorla che non sanno fare il loro mestiere, ma ci campano benbene sulla pelle e sulle palle degli altri, con gran facciatosta: elettricisti sabotatori dell’impianto di casa, medici che ti fanno ammalare di più, piastrellisti che piazzano nel pavimento cunette o dossi, scrittorucoli senza idee né talento, insegnanti privi di passione e a malapena ferrati nella materia che “insegnano” prendendola paripari dal manualetto in dotazione, speaker televisivi con problemi di dizione e di pronuncia, arbitrelli paraculati che non azzeccano un fischio, e chi più ne ha più gli metta in mano una zappa. Ammesso che sappiano zappare.
La professoressa K era una così. Ce la ritrovammo dietro una cattedra al liceo di Castelprete. Materia: nientemeno che Storia e Filosofia. La professoressa K (che tosto la Commissione Sopranno-mi ribattezzò Svampara, la svampita somara) era la classica persona che anche se sei un pischello proprio non capisci come faccia a stare . Come si sia laureata. Come abbia vinto concorsi. Chi l’abbia raccomandata. Dove cazzo sia finita la professoressa vera, per avere la quale tuo padre pagherebbe pure le tasse. Era anche buffa, poverina: certe mattine arrivava in classe tutta arruffata e spettinata, e con strani vistosissimi succhiotti sul collo. Qualcuno arrivò a sospettare fosse sposata con un vampiro. Di certo non con un filosofo. Altrimenti qualcosina sulle basi del lavoro l’avrebbe imparata.
La professoressa K divenne soprattutto famosa per i suoi incredibili strafalcioni, farfugliati con la bocca a culo di gallina, e pieni di "ecciuetera ecciuetera" (quando spiegava sembrava lei la ragazzotta interrogata, una ragazzotta che non solo non ha studiato, ma che proprio non ci arriva). Mi divertivo a segnarmeli su foglietti o pagine di quaderni, blocchetti e diari, purtroppo in modo dispersivo, troppo alla rinfusa per conservarli bene. (Ero tremendo: segnavo anche con crocette a matita sul banco i tic verbali dei prof. Memorabile la performance di una tizia di Francese, che riusciì a dire in un’ora le bellezza di 106 “Va bene” – e nemmeno un Va bien. Il mio banco pareva un cimitero militare). Ma l’altro giorno ne ho ritrovato qualcuno su un taccuino che prendeva polvere in cantina. La cosa incredibile è che fanno parte della stessa mattinata, non più di un'oretta e mezza fra storia e filosofia:
“Come ho già spiegato la prossima volta…”
“I contadini non pagavano più le tasse in soldi, ma in denaro”.
“La differenza fra le banche inglesi e le banche inglesi delle altre nazioni…”
"... il dilemma ontologico che si risolve nell'ecciuetera ecciuetera".
“Lettere scritte a un pellerossa degli Urali: un Urone”.

La professoressa K spesso interrogava “dal posto”, per continuare non vista a farsi obliqui cazzi suoi sul ripiano della cattedra. Solo che la nostra classe era famosa per la tendenza al brusìo (ci fu una supplente scalcagnata di matematica che scambiava il cestino dei rifiuti per un portaombrelli, e poi passava tutto il tempo a urlare “Bisogna fare silenzio?!”, solo che siccome ci metteva il punto di domanda – ma da dove cazzo era spuntata, pure quella? – non le davamo retta e proseguivamo col brusìo). 
A metà interrogazione le comunicazioni si facevano ardue, bisognava gridare, specie se l’interrogato stazionava, come me, nelle ultime file di banchi. La professoressa K latrava le sue domandine stupide e l’interrogato ululava le zoppicanti risposte. Fortuna che l’ufficio del preside era lontano e fuori tiro acustico. 
Quella volta toccò a me. Interrogato in filosofia. Dal posto. Naturalmente avevo passato il pomeriggio precedente al campetto di basket e non sapevo una minchia, ma era inutile sprecare munizioni per giustificarmi (avevamo a disposizione due “G” a quadrimestre per materia, da considerarsi vere e proprie pallottole antiprof: fra noi non si diceva “Oggi mi giustifico”, si diceva “Sparo!”) La distanza mi avrebbe permesso di consultare appunti a piacimento. 
L’interrogazione filò via abbastanza liscia. Non degnavo di un’occhiata gli appunti e, anzi, con mia grande sorpresa più andavo avanti più mi scoprivo ferratissimo pur non avendo (come sempre) studiato una mazza, talmente fiero delle mie belle argomentazioni da cominciare a indispettirmi davanti all’evidenza che Svampara non si stesse degnando di afferrarne una sillaba, anche se ogni tanto alzava la testolina arruffata dalle sue misteriose carte, mi guardava pensierosa con l’aria di chi ti sta mettendo a fuoco per capire nonostante la miopia chi cazzo sei e cosa cazzo vuoi da lei, e annuiva. Fu così che, dopo aver a fatica intuito la sua ultima domanda (la sua voce un po’ si sentiva perché era stridula e acuta, fastidiosa come un violino suonato male) quasi per protesta presi la decisione di abbassare la mia voce invece di alzarla. E la mia geniale risposta a quella profonda e articolata domanda filosofica che nemmeno ricordo fu la seguente:
“Nel primo tempo l’Inter è scesa in campo schierando:
Zenga; Bergomi, Baresi; Mandorlini, Collovati e Ferri; Causio, Marini, Altobelli, Brady e Rummenigge”.
Presi un bellissimo otto, e per i miei compagni, juventini compresi, divenni un Eroe.


sabato 4 gennaio 2014

Eresia flash: C'ERA UNA VOLTA L'INFANZIA

VIENI AVANTI, PRE-TEEN!

"Un giocattolaio mi ha spiegato che ormai i bambini sopra gli otto anni non giocano più e non si chiamano neanche più bambini: il mercato li chiama pre-teen e li ha trasformati in piccoli consumatori di tecnologia e abbigliamento". 
(Claudio Rossi Marcelli, Internazionale)

Pre-teen. Un film dell'orrore mi avrebbe fatto meno paura di questa rivoltante notizia.
Se poi, aggiungo io, gli sventurati pre-teen hanno pure genitori cre-teen, che li lasciano tutto il giorno in balìa della stronza pubblicità...
Non credo servano ideologie di alcun tipo per capire che quelli compiuti giorno dopo giorno dal "mercato" (o sarebbe più giusto chiamarlo "merDato"?) assomigliano sempre più a CRIMINI contro l'umanità e contro l'intelligenza.
Del resto, sono arrivati a spacciare per "Progresso" l'arrivo degli occhialetti da schiavo...
Un amico mi ha detto che secondo alcune voci la sperimenta-zione avrebbe subìto un rallentamento, perché gli occhialetti da schiavo provocherebbero vertigini e nausea. Speriamo sia vero. Speriamo sia vero. Ché almeno, dove non arriviamo più a ribellarci col cervello, sappia ribellarsi il nostro CORPO!

p.s. fuoritema:
oggi, dalla prima pagina del Corriere della Sera, apprendiamo che New York si trova sulla costa nord OCCIDENTALE degli Stati Uniti. Nel frattempo, una copia del quotidiano è arrivata a costare 1 euro e 40 centesimi, quasi 2.800 vecchie lire. Persino il mio settantanovenne abitudinario padre, che lo acquista tutti i giorni da decenni, si sta facendo venire qualche dubbio...


mercoledì 1 gennaio 2014

Dimmi quanti botti spari e ti dirò quanto intelligente sei



"Si fecero fuochi d'artificio in tutti i continenti. In Italia si spa-rarono più petardi che per la caduta di Mussolini. In Kazaki-stan una combriccola di nomadi avvinazzati si impadronì di una base missilistica e, tanto per far festa, lanciarono due testate nucleari intercontinentali. Un paio di giorni dopo si seppe che una aveva raggiunto l'Atlantico al largo della Mauritania, dove l'esplosione aveva provocato uno tsunami. L'altra aveva colpito Sumatra. Come l'avessero presa in loco, non è dato saperlo."

Arto Paasilinna, L'ALLEGRA APOCALISSE, Iperborea
(Traduzione dal finlandese di Nicola Rainò)


Questa non è una vera e propria recensione, ma già che ci sono vi dico che il mio voto al libro è 8.

Auguro a chi mi legge e a chi mi vuole bene (le due cose, quasi sempre, coincidono) un 2014 traboccante di salute, serenità, affetto, tenerezza, belle letture, emozionanti esperienze artistiche, e tanto Tempo libero per fare ciò che vi interessa, che vi diverte e che vi piace. Tutto il resto è molto, molto secondario.

lunedì 23 dicembre 2013

I miei tagli da "gémenteseflentes": la cartolina del signor Vecchio nella primissima stesura.



"... e poi, la cosa forse di minor valore ma che consideravo più bella: una cartolina d’Auguri di Natale che mi aveva spedito il signor Vecchio, infilata in buca con sobrio svolazzo dal Nureyev ciclista in una mattina di lieve nevischio. Era stata indirizzata proprio a me, “al piccolo Corradino…”, da questo fantomatico signor Vecchio, che doveva essere una specie di amico di famiglia milanese, più amico di zia Trude e di nonna Corinna che non dei miei genitori, e che non ricordavo d’aver incontrato mai. Non era una cartolina di quelle lucide, plastificate, ma un cartoncino poroso e fragile come carta assorbente, con disegnata una piazzetta di città. C’erano la fontana e la neve e l’orologio su una torre, e tutt’intorno bambini, mamme, innamorati, cagnolini, in colori pastello delicati e vivaci, e tutto era curato nei minimi particolari, dalle sciarpe, ai guanti, ai berretti. Attraverso le finestre baluginavano luci arancioni, tiepidi fuochi di nidi felici dove nessuno picchiava nessuno. In mezzo alla fontana c’era un totem di pietra con un orso ritto sulla cima, e dietro il totem una grande casa verdolina col tetto spiovente come nei Paesi del nord – ma la cosa più emozionante, guardandola, era che la scena non era finita, non chiusa. Alla base della torre dell’orologio, con le lancette che segnavano le cinque di un sacro pomeriggio d’inverno, era incavato un arco di cui vedevi poco più di metà, e oltre l’arco potevi scorgere un vicolo fiancheggiato da tanti altri palazzi dai colori confetto, giallini, rosa, azzurri, violetti… Ti ci potevi perdere dentro, e fantasticare di storie, d’amori corrisposti, d’inaspettati incontri.
Sul retro, oltre all’indirizzo col mio nome e al francobollo da 25 lire, c’era, a sinistra, la scritta “S. Natale ‘70”, e un breve messaggio d’auguri più convenzionale, che affettuoso. Come se indirizzarlo al bambino fosse stato un garbato espediente, e il testo formalmente rivolto a conoscenti di poca o nulla importanza. Non ricordavo niente delle impressioni che poteva aver suscitato in me quando l’avevo ricevuta, e nemmeno il momento preciso in cui avevo deciso di sottrarla dal mucchietto di cartoline di famiglia, tenerla da parte e conservarla con cura. Sapevo solo che la trovavo commovente. Commovente che questa persona sconosciuta avesse fatto per me un gesto tanto gentile, anche se il messaggio freddo e striminzito smentiva un poco, in maniera incomprensibile, la dolcezza d’averla indirizzata “al piccolo Corradino”, e la struggente bellezza del disegno. Non mi era possibile stabilire neanche lontanamente che faccia potesse avere questo ignoto signore. Per quel che ne sapevo poteva essere un trentottenne calvo e sbarbato e dall’aspetto sgradevole, ma il fatto che si chiamasse “signor Vecchio”, e che mi avesse mandato una cartolina d’Auguri per le festività invernali, mi faceva pensare a lui come a un tenero Babbo Natale dalla barba bianca."


giovedì 19 dicembre 2013

Manifesto letterario RIDOTTO ALL'OSSO (ma bellicoso il giusto)

semper lü (semper mi)

“Quello di arricchire la realtà è il compito stesso di uno scrittore, e se questi lavora bene ci fa sentire quel che della realtà è difficilmente auscultabile. Ci fa accedere a un livello più profondo, lontano, ma che sentiamo ci appartiene”. 
Richard Ford

“Dagli merda e mangeranno merda”.
Charles Bukowski

[Manifesto dalla parte del Lettore o dello Scrittore? È equivalente! Come in certi esperimenti di fisica nucleare, a temperature infini-tamente ELEVATE i due stati COINCIDONO. L’intelligenza è FEBBRE. La modestia mentale è gelido RIGOR MORTIS]

ARTICOLO UNO
La Lettura dev’essere un libidinoso PIACERE.
Gli sciatti e i saputoni, i noiosi e i banali, gli sfoggiamuffa e gli sciocchi, gli ampollosi e i mediocri, gli arzigogolati e i pedestri, i ripetitivi e i cagasaghe a manovella, i raccomandati e i fasulli, i politicizzati e i televisivi, gli impostori e i pedanti, gli erudibondi e i copincollerecci, i furbini e i mafiosetti, non sono che diverse forme della stessa GRAMIGNA, e meritano il DISERBANTE del nostro non-interesse.

ARTICOLO DUE
L’ORIGINALITÀ non sia considerata un semplice pregio, bensì un OBBLIGO.
Certi contemporanei italici danno l’impressione di non saper essere originali neppure quando vanno al cesso: evacuano feci di seconda mano. Lasciamo allora che li leggano le loro madri, come quando da piccoli sul vasino chiamavamo la mamma per pulirci il sedere! 

ARTICOLO TRE
La trama di un romanzo è come la tela di un quadro: lo tiene insieme e sta sullo sfondo, ma poi bisogna DIPINGERLA. Se invece di dipingere ci scagazzi sopra non sei un Artista. Sei un Ano. 

p.s.
Corrispondenze cosmiche: parlavo di lettura come Piacere, e due giorni dopo spunta questa meravigliosa recensione che parla del Piacere provato leggendo Quattro soli a motore. Non potevo non segnalarvela.

martedì 17 dicembre 2013

Il mistero di Marlboro Betlemme

Anche se con un giorno di ritardo, voglio segnalarvi la presenza del mio raccontino "Il mistero di Marlboro Betlemme" sul blog Tutta colpa della maestra, nell'ambito della simpatica iniziativa "In fuga dal Presepe".

sabato 14 dicembre 2013

L'Era della pubblicità invasiva e pueril-semitruffaldina

COMPLIMENTI, NON HAI VINTO UN CAZZO

Un paio di volte la settimana accendo e rispengo il mio telefonuzzo da 39 euro, per controllare, in modalità silenziata, se ci sono messaggi, o se mi ha cercato una delle due o tre persone a cui non entra in testa che con me si comunica via posta elettronica, e non con uno stupido oggettino disturbatore che si mette a suonare. Ultimamente, trovo sempre almeno un fastidioso sms mandato da qualche maleducato bamboccio furbetto che, dandomi del tu, mi dice cose del tipo: “Sei fortunato! Il tuo numero è stato sorteggiato per…”. Naturalmente elimino al volo, spesso aggiungendo una o più parolaccette, o moti a luogo coloriti. Cancello senza proseguire nella lettura, senza remore né pentimenti. Prima di tutto perché mi dà sui nervi quel tipo di approccio che mi prende per stupido (difficile immaginare qualcosa di più odioso e indisponente di chi manda milioni di messaggi uguali che dicono “sei stato sorteggiato!”). In secondo luogo, perché anche se fosse qualcosa di davvero vantaggioso, anche se fosse un qualche credito gratuito distribuito per incentivare il chiasso telefonistico globale, anche se non nascondesse trappole di servizi o abbonamenti cui aderisci in automatico rispondendo al messaggetto, in ogni caso la cosa non mi interesserebbe, perché di quel credito supplementare “a tempo” non saprei che farmene. Io il telefonuzzo lo tengo solo per le emergenze, e la telefonia coatta la odio da sempre. La odio da quando cominciarono a bombardarci i maroni, una ventina d’anni fa, con la pubblicità del tizio condannato a morte a cui una lunga telefonata permette di temporeggiare bertoldescamente davanti ai fucili del plotone d’esecuzione, un tormentone concepito per pre-condizionare il popolino bue e convincerlo a bruciare in futuro miliardi di miliardi con la telefonia, dicendogli che una telefonata “allunga la vita”.
Io facevo il tifo per i tizi del plotone.  E sparate, stronzi! 

Ma qui non è di telefonia che voglio parlare. Voglio parlare della deriva del linguaggio pubblicitario, uno dei principali e più evidenti sintomi del livellamento IN BASSO dei nostri decerebrati tempi. Da un lato abbiamo i presunti e sé dicenti “Creativi”, ormai capaci soltanto di vangarti i maroni a colpi di “SCOPRI”: scopri i vantaggi, scopri la novità, scopri l’offerta, scopri l’esclusiva (quale minchia di “esclusiva”, se ti rivolgi a cento milioni di potenziali gonzi?), scopri il gusto, scopri la formula, scopri lo sconto, scopri ‘sto cazzo che ti balla in culo. Dall’altro, ci sono i nuovi genialoidi della presa per i fondelli puerile. Lo stesso livello comunicativo del compagnuccio d’asilo stronzetto che cercava di fregarvi la merenda: sei stato sorteggiato, hai vinto, anzi, sei stato sorteggiato per poter (forse) vincere, tu, proprio tu, non è uno scherzo! Non arrivano solo via sms, queste minchiate irritanti, ne spuntano ormai su tutti i principali siti del web, anche sui grandi portali d’informazione, avete presente quegli odiosi quadratini tratteggiati e lampeggianti, che con l’intelligenza del bambino quattrenne di cui sopra ti dicono “Non è uno scherzo! Sei il milionesimo visitatore! E quindi hai vinto, cioè, potresti venire sorteggiato per vincere…”. Quello che dà fastidio, e che ovviamente dovrebbe essere illegale, è proprio il venire trattati da fessi, da imbecilli: se te ne vai da quel sito e ci ritorni sei ore dopo, sarai ancora il milionesimo (Complimenti!), e continuerà a “non essere uno scherzo”… E se vanno avanti a farlo, vuol dire che molti ci credono, e a frotte ci cliccano sopra!
Naturalmente la risposta a manovella che mi si darebbe, da parte dei politici, in questo come in mille incresciosi casi simili, è che ci sono “cose più importanti a cui provvedere” (dev’essere per questo che non provvedono mai a un cazzo, e se provvedono peggiorano le situazioni: questa “importanza” delle cose li paralizza!), ma io lo chiedo lo stesso: basterebbe una leggina di due righe per bandire per sempre questo odioso modo di fare dal web e dalle nostre già bistrattate vite (aggiungendo magari il divieto di disboscare l’Amazzonia per riempirci la casella della posta di volantini destinati alla pattumiera, visto oltretutto che i SAC, Servizi di Accattonaggio Comunale, si preparano a farci pagare i rifiuti un euro al milligrammo, con tanto di microchip spioni!).

Certo, poi sarebbe anche ora che la gente si svegliasse.
Reagissero tutti come me, l’avrebbero piantata da un bel pezzo. Invece, se ascolti il popolino parlare, quando non sono rimostranze imbestialite per il messaggino pubblicitario che li ha svegliati alle tre di notte (e spegnilo, cazzo!) non parlano d’altro che di questo: o si raccontano i geniali spot televisivi (“Scopri…”) o si fanno venire l’infarto dalla rabbia nel riferire disavventure coi call-center che a quanto pare occupano dalle due alle cinque ore di tutte le loro interessanti giornate: “Mi aveva detto che risparmiavo mezzo centesimo nei messaggi verso tutti inviati nei minuti dispari, e invece mi hanno fatturato un servizio in abbonamento di suonerie con rutto scelte dalla mia top model preferita…” Ma allora te le meriti, le trombate!
Se la gente si svegliasse e dicesse in blocco Basta, magari si ritroverebbe anche con qualche soldarello in tasca in più, e magari non andrebbe a ingrossare le fila di proteste piazzaiole più o meno facinorose, più o meno populiste, più o meno corporativistiche e più o meno fascio-mafiose.


venerdì 13 dicembre 2013

lunedì 9 dicembre 2013

Quelli che “io non sono omofobo ma il Gay Pride signora mia è una carnevalata che rende antipatici i gay”.


Non sono mai stato un tipo da piazza, né un amante delle manifestazioni di qualsivoglia tipo. Ma è innegabile che quanto avviene “nelle piazze” (laddove si permette che “avvenga”) sia il perfetto specchio politico, sociale, civile e culturale di quanto accade in un certo momento in un certo luogo, e più in generale nel mondo. Guarda caso, i coloratissimi Gay Pride (che a volte sembrano odiati proprio per questioni cromatiche, quasi che certi normalozzi ci tenessero a sottolineare il loro essere, mestamente, GRIGI) sono forse le uniche manifestazioni sempre, e da sempre, pacifiche: nessun lancio di pietre o bottiglie incendiarie, nessun assalto ai poliziotti, niente vetrine sfondate né auto danneggiate o bruciate, niente negozi sfasciati, niente slogan inneggianti alla stronza violenza… Così pacifiche da aver spesso bisogno, come recentemente accaduto per il primo Gay Pride del Montenegro, svoltosi a Podgorica il 20 di ottobre, di imponente protezione da parte delle forze dell’ordine, per impedire che queste persone così inermi, così colorate, così "fastidiose", possano venire assalite, pestate e fatte a pezzi da torme di bruti pezzi di merda trogloditi ancora convinti che onore e merito, su questo pianeta sovrappopolato, siano costituiti non dall’intelligenza e dal talento, non dalla bontà e dall’apertura mentale, non dalla tenerezza e dalla libertà, non da gentilezza, onestà e nobiltà d'animo, ma dall’inserire disciplinatamente il pene nella vagina. 
È quindi utile che tutto questo succeda, e si veda. 
Perché ci dimostra che il mondo ha un problema. E che il problema NON sono i gay.



Primo Gay Pride in Montenegro: la polizia deve difendere (a malincuore?)
i pacifici manifestanti dai violenti attacchi della stolida feccia inferiore.

p.s 
E intanto leggo che a Milano, presunta "Metropoli Europea", altre sottoscimmie, altra pericolosa feccia di fogna (che si "combatte" con provvedimenti come arresti domiciliari e denunce a piede libero, in attesa di napolitanesche amnesie e insulti, pardon, amnistie e indulti) si diverte a massacrare di botte persone appartate nei giardinetti. Troppi Gay Pride? In un paesE arretrato e zavorra della civiltà come il nostro, che a causa di tare cazzon-religioidi non prevede aggravanti per aggressioni omofobiche squadriste, ce ne vorrebbero di più. Uno al giorno, ce ne vorrebbe, fino a sopraggiunta estinzione di feccia.