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domenica 14 luglio 2019

Paolo Zardi - LA GENTE NON ESISTE


«Io le dico che la separazione è tutto quello che sappiamo del cielo, e tutto quello che ci serve dell’inferno; non ricordo dove l’ho letta, questa cosa, ma sono convinto che fosse marzo. E mentre nel cielo passa il cerbiatto che ci guardava nel bosco, lento come una nave, bianco come una nuvola, io ti vedo tornare verso di me, dal mare, in controluce, come in una foto bruciata dalla luce che la colora».

Quando definisco Paolo Zardi un grande scrittore che ha sempre dato il suo meglio sulle distanze più brevi, non lo faccio per sminuire i suoi bellissimi romanzi, bensì per affermare, con decisione, che come autore di racconti Paolo si pone su livelli di assoluta eccellenza a livello mondiale. Un fuoriclasse. Un maestro del genere.
Ed è quindi con estrema gioia che ho accolto la notizia del ritorno di Zardi al racconto. Chi ha amato e apprezzato “Antropometria” e “Il giorno che diventammo umani” sarà felice quanto me per questo ritorno alle origini (anche editoriali: Paolo ritrova la Neo, la piccola e prestigiosa casa indipendente che negli anni ha avuto il merito di lanciare, oltre allo stesso Zardi, altri fior di scrittori come Gianni Tetti e Alessandro Turati). 

Non mi dilungherò sui singoli racconti, per non guastarvi il gusto della scoperta. Dico solo che quello d’apertura, “Ombrelloni” è un delizioso e divertente capolavoro. Che in “Tuca Tuca” l’autore è bravissimo a mostrarci il punto di vista della squallida inferiorità mentale dei conformisti omofobi (e di quei genitori, che sono poi la maggioranza, che considerano i figli come emanazioni/proprietà, su cui far valere gravose pretese tipo quella di diventare nonni) dando loro voce e pensiero senza giudicarli apertamente, ché bisogno, in fondo, non ce n’è. Che “Controluce” è caldo, emozionante e perfetto come una poesia incisa sopra un quadro assolato di Van Gogh poco prima che la pittura si asciugasse. Che “Urano” è semplicemente sontuoso. E che fra tutti gli altri non si riuscirebbe a trovarne uno brutto o insignificante neanche a volerlo.

«Come il piccolo e instancabile tosaerba, aveva fatto il proprio dovere e ora era il momento di ricaricare le batterie. In fondo, le loro vite non erano così diverse: condividevano desideri semplici, qualche talento specifico applicato con pazienza, una certa attenzione nell’evitare i pericoli; e chissà se anche quella scatoletta, la sera, rimuginava sulla giornata trascorsa, se ricordava qualcosa del verde dell’erba, del suo odore, del batticuore di fronte a un ostacolo, del sole che aveva attraversato il cielo da parte a parte; chissà se aveva piccoli rimpianti, qualche ferita, e ricordi dolci che venivano a cullarlo nel cuore della notte. Ecco, avrebbe potuto scrivere un racconto di fantascienza su quel robottino. Sui suoi sogni. Sulla sua paura della morte e sulla tenacia con la quale vi si opponeva».

Paolo Zardi
Grazia, intelligenza, lirismo, empatia, una cura minuziosa dei dettagli, curiosità per le persone e per le cose del mondo, pietà ma non troppa, cinismo ma non troppo, capacità di sorprendere e stupire senza bisogno di ricorrere a sensazionalismi grossolani, l’orecchio attento di chi sa guardare e lo sguardo penetrante di chi sa ascoltare: nella scrittura di Zardi c’è tutto ciò che deve esserci per deliziare un lettore esigente, annoiato dalle illeggibili minchiate a nastro di quasi tutta la nostra sconcertante editoria, che da decenni ansima come un motore ingolfato dai miasmi pestilenziali da essa stessa prodotti. 

La gente non esiste, dice l’autore. Gli Scrittori, anche se pochi e in via d’estinzione, invece sì, vi dico io.
Non perdetevi per niente al mondo questa nuova, e rara, prelibatezza, questo confetto dai mille sapori. 
Non fatemi incazzare.
Parola di Scriba.

«Tutti, però, coloravano le notizie con una voce adeguata: una fermezza istituzionale per le tragedie, una sottile euforia per la moda e i fatti stravaganti, e una grigia rassegnazione per i numeri dell’economia. A volte pensava che il tono fosse una proprietà intrinseca delle parole, una qualità innata che gli speaker dovevano limitarsi ad assecondare».


8 commenti:

  1. Anche io lo preferisco sul breve, e lo sto leggendo piacevolmente...anche se lo scrittore di cui sono davvero innamorato ora, rimane Carlo Sperduti della Gorilla Sapiens...

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    1. Se fosse un nome d'arte sarebbe perfetto: noi scrittori italiani siamo proprio sperduti, nel paese più analfabeta e mafioso del mondo.

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  2. Prendo nota e metto questo autore in lista delle mie letture perché mi fido di te. Come concordo nella tua affermazione che, nonostante siano diminuiti, gli scrittori meritevoli esistono ancora, per nostra fortuna. Abbraccio siempre

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    1. Sono sicuro che Paolo non ti deluderà.
      Abbraccio ricambiatissimo!

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  3. Credo che il ritorno di Zardi in NEO. editore di gran classe, dopo aver pubblicato con Feltrinelli, editore più noto, la dica lunga su un sacco di cose editoriali che poco hanno a che vedere con la scrittura. Grande NEO. lo voglio gridare GRANDE GRANDISSIMA NEO. un bacio
    ps. la copertina poi fa tanto italica vacanza

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    1. Per noi lettori esigenti, il futuro è tutto negli indipendenti di prestigio (come la Neo) e nelle autoproduzioni (di alta qualità). Tutto il resto è hard discount ittico (surgelato male).
      Bacione anche a te!

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  4. ...vado in libreria:-)

    p.s.
    I suoi scritti sono sempre di altissimo livello ma il breve racconto, concordo, esalta i caratteri dello stile di Paolo che tu hai individuato.

    Baci8 e grazie! :-)

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    1. Con le buongustaie come Te ci si intende al volo.
      Baci8!! :)

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