"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

martedì 1 novembre 2016

Corradino ritorna "sul" Veneto per presentare "Mailand"!!

XE DO ROBE IMPERDIBILI!

Un bel ricordo della precedente incursione
nelle terre del Nord Est (tre anni e mezzo fa)

PADOVA
giovedì 3 novembre, ore 19
Libreria Zabarella
con
Paolo Zardi
Massimiliano Righetto
Nicola Pezzoli

CASTELFRANCO VENETO
venerdì 4 novembre, ore 20.45
Libreria Ubik
con
Paolo Zardi ("il Buono")
Elena Rui ("la Bella")
Nicola Pezzoli ("il Cattivo")

Che cosa sono io non so
Ma di sicuro questa è la foto
che mi rappresenta di più
Un possibile tappeto del Risiko a Babbion's House
nell'interpretazione degli amici della libreria Ubik

Vi aspettiamo numerosi! (E molto curiosi)

venerdì 28 ottobre 2016

“Stimare”. Verbo transitivo: in gergo chiesaiolo, desiderio perverso di sotterrare qualcuno affinché venga divorato dai vermi. «Ti stimo un sacco. Anzi, una bara».


CENERE ALLA CENERE

La chiesa “continua a preferire la sepoltura dei corpi, poiché con essa si mostra una maggiore STIMA verso i defunti”. A parte il fatto che di solito le persone che come mia mamma si sono fatte cremare LO HANNO SCELTO E CHIESTO LORO (quindi semmai si dovrebbe parlare di “autostima”), questo bizzarro modo di pensare potrebbe condurre a importanti revisioni sul piano linguistico: per esempio non si dovrebbe più usare la frase di fantozziana memoria “Ti stimo moltissimo”, bensì “Vorrei farti mangiare dai vermi, e alla scadenza del contratto d’affitto comunale farti riesumare e sbattere in un ossario”.
[Ma credo che in realtà lo sappiano benissimo, che essere cremati è cosa voluta ed espressamente richiesta dal singolo. Quindi questo balzano pensiero potrebbe nascondere qualcosa di peggio: un viscido invito a provare a NON rispettare tali volontà, destinato ai più cocciuti baciapile e succhiabalaustre.]
Inoltre Lorsignori (tanto per avere la certezza di restare sempre qualche passo indietro, sennò non ci sarebbe gusto) vietano tassativamente la dispersione delle ceneri in natura. Bene. Io VORRÒ la dispersione delle mie ceneri. Che si sappia.






martedì 25 ottobre 2016

Anti italiano? Per forza!

LA SOLA BANDIERA CHE RICONOSCO, E GIÀ QUESTA MI VA STRETTA

Se c’è una cosa che non tollero nei ragli dei politicanti è quando essi, fingendosi persone di alto livello Morale, si mettono a impartire agli altri lezioni di etica sugli argomenti che fanno loro comodo, facendo finta di nulla su quelli che comodo non gli fanno.
Come il nostro ineffabile capetto di governo, che dalla più scricchiolante delle cattedre si permette di bacchettare l’Europa sull’argomento migrazioni, ma non parla mai del fatto che il nostro vergognoso paese è l’unico nel continente a leccare i piedi, per biechi motivi affaristici, alla Putinlandia, un luogo incivile dove i giornalisti vengono ammazzati, i dissidenti spariscono, e dove la più putrida omofobia è Legge di Stato.
Per non parlare della disonestà mentale di far finta di non capire la differenza tra profughi e cosiddetti migranti economici. 
Chi erige muri contro i profughi invece di salvarli, aiutarli e proteggerli è un fascista e un pezzo di merda, questo va detto chiaro. 
Ma chi dice di non poter accogliere decentemente milionate infinite di cosiddetti migranti economici ha le sue lampanti ragioni: non tutti sono così irresponsabili da abbandonare gente allo sbando per le strade, alla mercè di criminali, caporalati, profittatori e trafficanti d’organi, come a quanto pare sta succedendo da noi.
E l’idea del barcone affondato da mettere in una piazza come monumento al senso di colpa europeo non è idea da statisti, ma da scafisti.
Per non parlare, infine, della sbruffonaggine da pulcinella col mandolino di intimare a Bruxelles di “occuparsi della Vallonia”, invece di dire a noi stessi di occuparci di Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta (dove per “occuparsi” s’intenderebbe contrastarle, non favorirle moltiplicando gli spazi e le concessioni per il gioco d’azzardo…)
Sono anti italiano? E vorrei anche vedere come caspita si possa fare a non esserlo, oggi come oggi.


mercoledì 19 ottobre 2016

Dimenticavo di ringraziarvi anche da qui: lo meritate troppo!


CORRADINO RINGRAZIA BRA

Ringrazio Marta Maimone per avermi scelto e voluto a un così bell’evento, e per la fantastica presentazione-intervista (Marta, cui luccicavano gli occhi al solo nominare “Esercizi di stile” di Raymond Queneau: lei su Raymond ci ha fatto la tesi – ma che bello sapere che esistono tante persone come lei fra i giovanissimi!);
ringrazio le ragazze e i ragazzi di Switch on Future per l’appassionato e duro lavoro, e per la meravigliosa accoglienza;
grazie alla Neo Edizioni, ad Angelo Biasella e a Francesco Coscioni, che rendono possibili queste belle storie, e al nostro uffico stampa, nella persona della stupenda e instancabile Francesca Fiorletta, che sopporta (e soprattutto supporta) gli artistacci pazzi come me.
E naturalmente grazie a tutti quelli che ci hanno ascoltato in modo così attento e partecipativo, e in particolare a chi è venuto apposta da Genova, come Francesca Torre e il suo ragazzo, o da Cuneo, come l’amica blogger Simona, il grande chitarrista Corrado Cordova e il loro piccolo artista Diego, e ai nuovi amici Carlotta e Stefano, che hanno già Corradino nel cuore.
Così come lui (e il suo padre/alter ego) ha nel cuore voi: il fatto che ci fosse sempre qualcuno, sia prima che dopo la presentazione, desideroso di conoscermi, di bere qualcosa con me e di parlare con me, mi ha fatto percepire una carica immensa di attenzione e di affetto, che spero di saper contraccambiare scrivendo per voi ancora tante nuove storie, perché voi le meritate.
E aggiungo, perché ci sta davvero, un grazie al gentilissimo personale dell’hotel Giardini.

Ancora grazie a tutti, ragazzi, per avermi regalato un altro bel ricordo. E nuove motivazioni per continuare a scrivere. E a vivere. Il famoso biglietto di suicidio può aspettare ancora un po’.
Abbracciarvi è stato bello, e lo rifaccio ancora una volta da qui.




martedì 11 ottobre 2016

Corradino sta con le genti Sioux contro il merdoso oleodotto in quel che resta delle LORO terre!


Lo so, lo so, basta aprire un giornale per incazzarsi un centinaio di volte, ma certe notizie mi indignano più di altre. Abbiamo tutti indignometri diversi. E questa storia, di un maledetto oleodotto fatto passare proprio nella Riserva Sioux in North Dakota, con rischi di conseguenze devastanti per i fiumi e le falde acquifere, mi ha fatto incazzare parecchio. 
Ci sono state manifestazioni e proteste pacifiche, con la partecipazione di Sioux venuti anche da altre riserve e di altri nativi americani, fra cui una Cheyenne di nome Alce Sottile, soffocate con violenza da vigilantes e cani a quattro zampe, nel nome dei cani a due zampe che li mandavano.


È evidente come l’uomo moderno sia sempre più convinto di poter sopravvivere bevendo petrolio, mangiando denaro (o ingurgitando bitcoin direttamente dallo smerdofono) e respirando le proprie scorregge di pantegana infestante. Ma andare ad avvelenare l’acqua di ciò che resta di un saggio e coraggioso Popolo già confinato in angusti anfratti mi pare cosa a dir poco vomitevole.
Anche perché, spiritualmente, io sono sempre stato uno di loro. Li ho sempre considerati miei Fratelli elettivi. Solo che purtroppo mi manca la tempra per andare a vivere con loro. 
Pare che Obama si sia limitato a congelare il tutto (ma i pronostici finali non prevedono la vittoria dei Buoni, non siamo al cinema). E non oso pensare a cosa succederà se vince Trump: manderà un nuovo Custer? Nel caso, gli auguro di trovare Tori Seduti e Cavalli Pazzi per i suoi denti.


Non sono un propagatore di petizioni, perché non ci credo e non mi interessano. Se ce ne sono, trovatele voi e se volete firmatele. Ma soprattutto, parlate di questo scempio, di questo ignobile insulto alle acque sacre, al Grande Spirito, all’anima stessa dell’uomo. Facciamo da piccolo amplificatore alla debole voce di un grande fiero popolo che muore.



sabato 8 ottobre 2016

Corradino al Festival di Bra!


CHIAMATA ALLE ARTI

Sabato 15 ottobre, alle ore 18, risponderò alla "Chiamata alle Arti" (l'unico tipo di chiamata che non faccia di me un fiero Disertore!) dell'Insolito Festival al Movicentro di Bra, dove, affiancato da Marta Maimone, avrò il piacere di presentare il mio romanzo "Mailand".


«Sabato 15 ottobre, ore 18:00 NICOLA PEZZOLI presenta il suo ultimo libro “Mailand”
Autore lombardo la cui scrittura si caratterizza per la spietata ironia e uno spiccato amore per i neologismi. A Bra presenterà il suo ultimo nato, Mailand, edito dalla casa editrice indipendente Neo Edizioni.»

Sarà l'occasione per incontrare tanti Lettori e Amici, piemontesi e non, moltissimi dei quali mi hanno già preannunciato la loro entusiastica adesione.
Vi aspetto a Bra!

giovedì 6 ottobre 2016

Chiedo Asilo!


L’episodio della morte del padre di Patrizio Cairoli mi ha fatto (non per la prima volta) vergognare di essere italiano. Non tanto e non solo per l’essere morto in un pronto soccorso, abbandonatovi da ore, senza pace e senza privacy, senza intimità, circondato (stando a quanto ho potuto leggere) da una folla di tossici e di sbandati sghignazzanti. Non tanto e non solo per le attese di mesi per le terapie palliative (“Ci vuole pazienza” ripetevano a un malato oncologico sempre più grave – e poi vengono a fare predicozzi a chi tenta cure alternative!). 
Mi vergogno e mi indigno soprattutto per aver letto che per lenire un dolore sempre più lancinante e insopportabile il consiglio era di aumentare i dosaggi di tachipirina. 
Di TACHIPIRINA!
A questo punto, in previsone (toccando ferro) di malattie future mie o di miei cari (e purtroppo so benissimo di cosa parlo, ci son passato con mia mamma, con presunti esperti di terapia del dolore la cui unica missione pareva la Negazione del Dolore – “È proprio sicura che sia dolore, signora, o è solo paura dell’arrivo del dolore?” – e che dopo un paio di domandine provavano a darti mezzo tavor) a questo punto chiedo UFFICIALMENTE Asilo Politico alla Danimarca: un Paese dove hanno la Civiltà, l’Intelligenza e l’Umanità di aiutarti – anziché dirti di “offrire la tua sofferenza a dio” – con le opportune dosi di Santa Morfina.
Con le opportune dosi di Santa Morfina.
Con le opportune dosi di Santa Morfina.
Con le opportune dosi di Santa Morfina.


lunedì 3 ottobre 2016

COCKTAIL DI ERESIE IN SALSA ROSA

SIAMO UN PAESE MAFIOSO? NAAAAAAAAAAAAAAA…
Un tempo, alle persone desiderose di vomitare (magari perché resesi conto di aver ingerito sostanze tossiche) si consigliava il classico rimedio del dito in gola. Ma io ho trovato di meglio. Ho deciso di ritagliare e mettere da parte, in previsione di simili evenienze, un articolo di giornale che parlava di concorsi truccati e di sfrenato nepotismo nelle università italiane. 
Fin troppo efficace: ho vomitato sulle forbici.

SCUSA ‘NA SEGA
Ma perché quando una persona di limitata intelligenza incappa in un bisticcio di parole (nemmeno grave, nemmeno eclatante) deve sempre dire “Scusate il gioco di parole”?
“Il cross da destra viene deviato da Destro” NON È un gioco di parole!! (Ma soprattutto, per i giochi di parole NON si deve chiedere scusa). Ci vuole così tanto a capirlo?

FILMATEVI STACIPPA
Trent’anni fa prendevamo (giustamente!) in giro i turisti giapponesi per la stolida abitudine di fotografare a ripetizione ogni cosa, invece di guardarla e di viverla. Un atteggiamento che ci lasciava esterrefatti, divertiti e un po’ increduli. Oggi, non c’è partita o concerto che non ci mostri migliaia di “giapponesi” globali intenti a filmarne ogni singolo attimo, inalberando le plasticoidi smartprotesi cerebrali come fossero bandiere della loro omologata incapacità di Essere. La domanda (retorica) è: a chi potrà mai interessare tale inflazione di (pessimi) filmati, se non, di volta in volta, al regista-operatore stesso – che comunque non riuscirà mai, nemmeno alla millesima visione, a recuperare l’intensità dell’atmosfera e delle irripetibili emozioni che così facendo si è PERSO?

MA IO DICO: UN MINIMO DI PIETÀ PER LO SCHIAVO ASSASSINO
Premetto che per “pietà” non intendo la stupidità un po’ ipocrita e imbecilluccia del solito perdonismo: se sei colpevole di omicidio stradale aggravato devi scontare la tua giusta condanna.
Però è facile, adesso, blaterare di pena di morte per il camionista ubriaco pluriomicida, come fanno i soliti rabbiosi cani da linciaggio che impestano coi loro commenti bavosi agenzie di stampa e social senza mai contare nemmeno fino a “uno” prima di scrivere cazzate. Ma io dico: dopo aver scoperto (fonte: Corriere della Sera) che esistono agenzie interAnali romene che propongono apertamente alle ditte di licenziare i loro camionisti, e di usare a metà prezzo gli schiavi disperati e disposti a lavorare senza regole proposti da loro (spesso non camionisti esperti, ma ex contadini, o ex operai disoccupati), e dopo aver scoperto che a tante ditte non sembra vero di poter approfittare di una simile manna, chi sono i principali RESPONSABILI dello scempio? Il maledetto schiavo disgraziato, sfruttato, spremuto, spossato, ubriaco di stanchezza prima ancora che di vino, che si attacca alla bottiglia perché non ce la fa più?
O chi su tale schiavo si arricchisce in modo spietato, peloso, repellente, mostruoso, criminale, a dir poco disumano?

QUANDO VI SPIEGHERANNO CHE GESÙ AMAVA GIOVANNI, CAMBIERETE RELIGIONE?
Chiedo scusa per i miei evidenti limiti e per la mia inaspettata pochezza argomentativa, ma ho davvero finito le parole per commentare i latrati kiesajoli sulla minaccia mortale e mondiale rappresentata non dalle bombe dei russi e di Assad o di chiunque altro, ma dalla cosiddetta “teoria del gender”, cioè dallo spiegare ai più piccoli che ci si può anche (ANCHE, non PER FORZA) scoprire gay, o bisex, o altro, in tutta serenità, senza terrificanti sensi di colpa, senza venir sbattuti dallo psicologo o dal prete, senza odiarsi, senza sentirsi “sbagliati”, senza covare pensieri suicidi. E magari (ma questo chissà, forse fra quattromila anni) senza venir perseguitati dagli ignoranti, dai violenti e dalle pecorscimmie omofobe, con la complicità morale di chi butta benzina invece che acquasanta.


venerdì 30 settembre 2016

PENSIERO PER EMILIE, SUICIDATA DAL BULLISMO E DALL'IMBECILLITÀ

[Fotografia scaricata dal web]
Ormai è certo: per quanto riguarda l’homo (mica tanto) sapiens, la selezione naturale funziona esattamente alla rovescia (l’effetto Darwin-reverse di cui parlo da anni). 
Come nel caso di Emilie, splendida ragazzina francese, dolce, delicata, intelligente, prima della classe, amante della lettura e degli animali, una che se aveva qualche soldino non lo buttava certo in stupidi straccetti modajol-firmajoli. Isolata, perseguitata e massacrata con perfidia giorno dopo giorno, ora dopo ora, da bulli escrementizi per il suo essere bruttina e “secchiona”, e da bulle escrementizie per il suo non aderire al vomitevole codice conformista e superficiale delle pecore insulse in perenne sculettosa sfilata. Mai un momento di pace, in una scuola che per crudele ironia si chiama “Notre Dame de la Paix”. 
Credete forse che la selezione naturale abbia operato con una bella pestilenza selettiva che decimasse le spietate sottomerdoline col cervello piccolo? 
Ovviamente ha operato all’opposto: depressione e suicidio della vittima.
Ora i suoi genitori ne stanno pubblicando lo struggente diario sulle pagine di un giornale. Se diventerà un libro, lo comprerò e lo raccomanderò a chiunque (ma forse dovrebbero essere i ministri di tutta Europa a raccomandarlo alle scuole).
Leggo questi sconvolgenti stralci del tuo calvario, guardo la tua foto mentre accarezzi un cagnolino, in un momento tenerissimo ma non abbastanza da consolarti (il tuo viso è tanto triste e cupo) e non so se piangere più per la rabbia, per la tenerezza, per la compassione, o per il vuoto di amicizia e di empatia che incredibilmente ti circondava, rendendo la tua vita un buco nero d’ingiusto supplizio, un’adolescenza trasformata in gogna quotidiana. 
Per quel che ormai può valere: ti voglio bene e ti abbraccio forte, mia povera, tenera, fragile, perduta sorellina Emilie!


giovedì 22 settembre 2016

“Donna” lo lasciamo o preferite “uoma”? – UNA NUOVA PIAGA (E NUOVA LAGNA): LA PENSIERA LOGOCLASTA


PRINCIPA LO DICI
A TUA SORELLA


Ricapitolando, mi pare di aver capito che i sostantivi terminanti in “essa” siano d’un tratto visti come offensivi, o sminuenti, per il genere femminile. 
Il problema sarà riuscire a distinguere, per non scontentare nessuna. Perché magari la professoressa vorrà davvero esser chiamata professora (non tutte, credo), ma siamo sicuri che chiamare principa la principessa, e conta la contessa, non le farebbe un pochettino incazzicchiare? 
Spero almeno che queste farneticazioni siano riservate in esclusiva all’ambito bipede, e che le geniali cime del pensiero (o pensiera?) insulsally correct risparmino l’affascinante “leonessa”, e non ci impongano il ridicolo e loffio “leona”. 
E che domani non stabiliscano magari che anche la “gn” di cagna nasconde risvolti spregiativi, o ci toccherà mandar giù “il cane e la cana”. 
E che nella furia dell’entusiasmo logoclastico non vengano rasi al suolo anche i femminili che terminano in “trice”, o i nostri bimbi a scuola dovranno imparare a scrivere attora e scrittora, tuffatora e pattinatora, pittora e scultora, e chi più ne ha più se li tenga. Anzi, se li metta. Nella cula che usa per ragionare.
Perché il Rispetto e l’Amore per tutto ciò che è Femminile (dentro e fuori di me, dentro e fuori di noi) non ha NULLA a che vedere con la supponente e querula presunzione di un imbecille delirio logoclasta. Perché ad esigere e meritare per prima rispetto è per l’appunto la più femminile delle cose: la Parola stessa! 
Il che, naturalmente, non significa blindare i vocabolari fino a farli puzzare di muffa: se c’è uno che ama considerare la Lingua una cosa viva e che ama giocare coi neologismi sono io. Ma le novità non possono e non devono essere imposte dall’alto da un trombonismo politico più o meno boldrinesco, né tantomeno dal basso dagli sconcertanti ragli insulsally correct.
(E comunque, la mia dottoressa si metta il cuore in pace: piuttosto che chiamarla dottora mi lascerei morire senza curarmi.)

Ne approfitto, infine, per conferire la medaglia all’idiozia assoluta: essa va senza alcun dubbio a “presidenta”, dal momento (dalla momenta?) che “presidente” può significare sia “colui che presiede” sia “colei che presiede”: IL presidente, LA presidente (e in questo caso ha ragione chi vuol abolire “presidentessa”, ma perché è inutile, non perché è “sessista”!!) 
Una parlamentare donna si chiama onorevole, mica onorevola!
Presidenta è veramente (veramenta?) una parolina deficienta!


domenica 18 settembre 2016

ANGELI DELL’EUTANASIA vs DEMONI DELLA MALAMORTE (ma a considerarsi “Buoni” sono i secondi!!!!!!!)


Immancabili saette chiesaiole sulla Dolce Morte data, in Belgio, a una persona di 17 anni malata terminale che soffriva di dolori atroci e insopportabili (ci sarà un motivo se la Legge esiste da più di due anni ma questo è il primo caso di RICHIESTA da parte di un malato minorenne!). 
Il solito porporato (naturalmente non belga ma nostrano) ha usato la ritrita e sconcertante formuletta “la vita è sacra e deve essere ACCOLTA sempre”, confondendosi forse un pochettino fra “VITA” e “TORTURA”. 
[Addirittura farneticante, poi, la scelta del verbo “accogliere”: forse nella fretta ha sbagliato bigliettino e ha usato quello per i casi di aborto...]
Cosa stai cercando di difendere (oltre al tuo potere sui poveri di spirito)? 
Il diritto del TUO “dio” (che, ti ricordo, non è “obbligatorio” per chi non ci crede) di torturare chi gli pare finché gli pare? 
Ci stai per caso dicendo che è LUI (per i suoi “imperscrutabili disegni”) che manda il cancro (e altri regali consimili) ai ragazzini, e che quindi essi devono solo prendere e ringraziare e soffrire il più a lungo possibile, per meritarsi la “salvezza”?
Ma allora dovremmo sentire il DOVERE Illuminista di dire almeno una bestemmia al minuto! Altro che andare a leggere il labiale degli allenatori quando imprecano!
Per fortuna esistono Paesi Civili dove ti aiutano, nei casi estremi, ad andartene in modo dignitoso e compassionevole, e che dal basso della nostra teocrazia mascherata possiamo soltanto guardare con invidia.
[Ma a proposito di teocrazia, aggiungo due parole sul nostro essere volontariamente proni di fronte a questo potere: si parla sempre, e giustamente, di ingerenza della chiesa, ma scorrendo l'articolo apprendo con sommo sdegno che il porporato è stato "raggiunto telefonicamente" dai tizi dell'agenzia di stampa!] 
Ne approfitto per rinnovare il mio anatema contro tutte quelle belle persone convinte che la sofferenza, specie se insopportabile e prolungata, sia una cosa “salvifica”. A tutti costoro ne auguro tanta, di siffatta “salvezza”.
Ma tanta.
Ma tanta.
Ma tanta. 


mercoledì 14 settembre 2016

RIGURGITI D'ESTATE (E QUALCHE CONATO)


1 FAN COOLING
Amo il caldo con tutto me stesso. Ma non vedo l’ora che rinfreschi per non dover più sopportare (oltre alle zanzare) gli omologati telecronistelli italioti che vanno in brodo di giuggiole nello spiegarci, in disciplinato e stucchevole coro, che la pausa della partita per bere si chiama (o meglio, viene chiamata dagli asserviti linguistici, indegni della meravigliosa Lingua Italiana) “cooling break”. Ma vaffancooling!

2 PARLARE DEL TEMPO AI TEMPI DELLO SMERDOFONO-PROTESI CEREBRALE
Fino a pochi anni fa, “parlare del tempo” era sinonimo di patetica mancanza di argomenti. Oppure era l’amaro auspicio fra persone poco affini, affinché non toccassero tasti che le facessero litigare: “Parliamo del tempo, che è meglio”.
Ma adesso, una delle grandi rivoluzioni culturali portate dallo smerdofono-protesi cerebrale è che le persone ormai non parlano d’altro, neanche fossero tutti contadini col raccolto in balia delle perturbazioni. 
“Domani piove dalle 8.12 alle 13.44” informa dettagliatamente X. “Poi torna soleggiato per tutto il pomeriggio e ripiove dalle 20.35”. E ti mostra pure un’animazione smerdofonesca, con tanto di rumore degli scrosci!
“No” controbatte Y, dopo aver sditeggiato la sua psicoprotesi sempreintasca e sempreaccesa. “Mattina bello. Precipitazioni a carattere temporalesco nel pomeriggio. Grandinata fra le 15 e le 15.30. La sera migliora”.
“Balle” annuncia Z sbocchinando il suo ultimo modello, quello con le batterie che forse potrebbero scoppiare: “Piove tutta la mattina. Poi dalle 13 arriva il caldone. Vedete? Mette sole rosso e trenta gradi. Però alle 17.45 è prevista neve”.
Non ci azzeccano mai. Ma loro ci credono.
“Il mio telefono non sbaglia mai” dice orgoglioso (arrivando a confondere smerdofono e sito, o smerdofono e applicazione) quello che ha appena previsto la neve in spiaggia il 20 di luglio.
La vera paura è che domani possano comportarsi allo stesso modo con le previsioni finanziarie, o con suggerimenti sulla loro salute.
“Perché hai investito tutto nelle azioni farlocche di quella banca sospetta?”
“Me l’ha detto il telefono”.
“Perché ti sei fatto operare se eri sano?”
“Me l’ha detto il telefono”.
Sento spesso la gente affermare: “Una volta riconoscevi i matti perché camminavano parlando da soli, adesso invece sembra che parlino da soli, ma stanno tutti telefonando”.
Come se fossero due cose così tanto diverse…

3 SUINTEISMO e 4-4-2
La mia profonda e totale solidarietà al bravo allenatore del Chievo Maran, squalificato dalla santa inquisizione sportiva per aver detto una bestemmiola, fra l'altro captata col solito metodo ignobile e contorto (e aleatorio) della “lettura del labiale” mentre in un momento di tensione si sfogava per conto suo imprecando in panchina come aveva stradiritto di fare.
Capirei se avesse detto “cooling break” (allora di giornate ne meritava venti…) 
Che poi, se è il tipo di bestemmiola che penso io, uno non potrebbe, in un eccesso di violenta autocritica, spararsi addosso un “porco d’io” per aver sbagliato formazione??!!
(Oltretutto, se proprio vogliamo imporre un vero rispetto della religio, perché non squalifichiamo quei patetici superstiziosi che si segnano platealmente, o che baciano immaginette e ampolline d’acquasanta, scomodando in modo indegno la “divinità” per vincere una stupida partita?)
Non si è mai abbastanza severi, con questo ridicolo paese di baciapile, di sepolcri imbiancati, con questa anacronistica teocrazia mascherata. 
Altro che limitarsi allo sbattezzo: bisognerebbe chiedere la de-cittadinanza! Meglio apolidi!

mercoledì 31 agosto 2016

Silvia Pareschi - I JEANS DI BRUCE SPRINGSTEEN (e altri sogni americani)



Silvia Pareschi, una delle nostre migliori traduttrici di romanzi americani (se in libreria foste indecisi fra due titoli a stelle e strisce prendere quello tradotto da lei non sarebbe una cattiva idea, perché il livello della traduzione è qualcosa di moolto importante) esordisce come narratrice nel catalogo Giunti per accompagnarci nella “sua” America con dieci deliziosi racconti, uno più vivace e azzeccato dell’altro.
Se ci trovassimo in campo audiovisivo, il suo più che un film sarebbe un documentario. Ma un documentario brioso, variegato, avvincente, sempre interessante. Soprattutto un documentario onesto, capace di mostrarci le spaventose contraddizioni di quel mondo senza i soliti stucchevoli filtri ideologici smaccatamente (e noiosamente) “pro” o “contro”.
Nel racconto d’apertura, Puma, c’imbattiamo nel fascino e nei pericoli della natura selvaggia californiana (e il pensiero correrà subito a Thoreau), sullo sfondo di uno dei lati più belli e sorprendenti dell’America: quella filantropia culturale che rende possibili residenze in cui gli artisti vengono ospitati gratis (a sua volta in immediato, stridente contrasto con uno dei lati peggiori: il solo pensiero di dover avere a che fare con l’esosa sanità statunitense, dove o non ti curano o ti rapinano peggio della più bieca strozzinaglia).
A dir poco esilarante il pezzo di bravura successivo, Il Palazzo del Porno, con panoramica tragicomico-incredula su perversioni assortite, dove l’autrice inanella perle di questo tipo: “… un meccanofilo cercherà disperatamente di avere rapporti sessuali con biciclette, automobili, elicotteri e aeroplani. Un tizio inglese ha raccontato di aver fatto sesso con più di mille auto; oggi ha messo la testa a posto e vive con la sua fidanzata, un maggiolino Volkswagen bianco di nome Vanilla”.

Lo stile è per lo più volutamente semplice, asciutto, quasi colloquiale (anche se non mancano pennellate di gran classe), cordialmente al servizio del lettore e delle sue curiosità transatlantiche. E questo è un lato assai positivo, perché Silvia dimostra in tal modo di essere persona capace di scrivere, senza nessun bisogno di scopiazzare i mostri sacri che traduce (fra cui Franzen, McCarthy e DeLillo, tanto per fare tre nomi) per accreditarsi come narratrice, e trovare una sua gradevolissima e limpida voce.
Il solo minuscolo difetto che si può rilevare (e voglio scriverlo, proprio perché si capisca che questa non è una marchetta, ma una recensione elogiativa meritata e sincera) sta in alcune scelte di traduzione o non traduzione: il testo di una commovente canzone è stato lasciato soltanto in inglese, mentre vengono scolasticamente spiegate espressioni alla portata di tutti come “fucking machines” o “main street”.
Altro pezzo imperdibile è La scelta della religione, un viaggio a episodi nella variegata (e pasticciata) galassia multireligiosa americana (fra cui spicca la descrizione di una strepitosa messa-jazz), che mi ha reso antipatici quei santoni escrementizi che si approfittano della gente manipolabile e ignorante, e simpatici i quaccheri e gli unitaristi, nonché le molto eretiche (ed erotiche) Sorelle della Perpetua Indulgenza. “Uno pseudo-Gesù seminudo con le pudenda coperte da uno straccetto cammina tra la folla al guinzaglio di una pseudo-suora in minigonna inguinale che lo frusta con un gatto a nove code…” “«Siete pronti a far incazzare un po’ di cristiani?» grida Sister Roma, in calzoni di paillette rosa, casacca nera, boa di piume rosa fissato sulla testa a mo’ di velo e faccia truccata da maschera kabuki. «Ma noi sappiamo che Gesù aveva il senso dell’umorismo! Sono loro che non ce l’hanno!» Sister Roma, all’anagrafe Michael Williams, è un membro di vecchia data delle Sisters of Perpetual Indulgence, l’ordine di suore travestite fondato a San Francisco con il motto “Va’ e pecca ancora” e con la missione di aiutare gli emarginati e promuovere i diritti umani, il rispetto per la diversità e l’illuminazione spirituale”.
E se queste suore travestite vi hanno scandalizzato, vi consiglio di andare a scoprire, poche pagine più avanti, le sconcertanti misure prese dalla gretta ipocrisia cattolica per tener lontani dalle chiese i senzatetto mediante spruzzatori ad acqua (non santa), e poi decidere quale delle due cose sia più blasfema, e quale abbia più aderenza col Divino grazie all’esercizio della generosità, della carità, della solidarietà, della comprensione umana, insomma dell’Amore.
Poi, a proposito di acqua, vi raccomando Katrina, un piccolo rabbrividente capolavoro ambientato nella New Orleans devastata dall’uragano.
Ed è solo per mancanza di spazio (e per lasciarvi un po' di sorprese) che non mi dilungo a dirvi quanto mi siano piaciuti TUTTI gli altri racconti: Lavanderia a gettone, Ganja Yoga, Misofonia, Il dentista ai tempi del Super Bowl, I jeans di Bruce Springsteen.

È sempre bello quando una lettura ti fa sentire affine alla persona che scrive, e qui sono assai numerosi i passi in cui, nello snodarsi delle sue (dis)avventure e peripezie, mi verrebbe da abbracciare fraternamente l’autrice. Come quando dichiara, nel cuore del racconto Dimmi come mangi, di far parte di quel meraviglioso manipolo di pazzi resistenti allo smartphone (quel “Nokia del 2001 con i tasti completamente cancellati dall’uso” somiglia tanto al mio!), o quando, più avanti nello stesso episodio, fa luccicare le parole – vera musica per le mie orecchie: “l’eccitazione di aver trovato una rara pepita di sincerità nel monotono deserto della correttezza politica”, o ancora quando esprime tutta la sua antipatia per i “techies” (nuovi stronzetti che si arricchiscono smisuratamente rendendo smisuratamente stupido e tecnoglionito il mondo). 
L’abbraccio diviene poi totale quando compare quella sua maglietta con la scritta “All Work and No Play Makes Jack a Dull Boy”, il saggio proverbio (diventato famoso con Shining) che esorta a lavorare meno e svagarsi di più.
Che altro dire? Che non nascondo il mio orgoglio per aver scoperto – non molto tempo fa – che Silvia (quando non vola negli States col marito americano) è praticamente una mia vicina di casa. Ormai è quasi certo: nel Major Lake del Middle West norditaliano dev’essere disciolto qualcosa di molto simile a una pozione magica.

Non fatemi incazzare.
Parola di Scriba.


martedì 16 agosto 2016

Eresia flash: POKNEURON – le equazioni che non vi dicono.

“REALTÀ AUMENTATA” = INTELLIGENZA DIMINUITA.

(Domandare referenze all’invornito mongoglionito in bicicletta e smerdofono-protesi cerebrale che stava per investirmi su un marciapiede: non solo era tutto preso nel tentativo di catturare un mostriciattolo inesistente che “stava” su una ringhiera, ma ne informava in diretta un altro pirla della sua stessa specie…)

L’equazione sembra banale ma è spietatamente perfetta, perché “intelligenza” significa (intra)vedere col cervello le cose che ci sono, mentre “realtà aumentata” significa vedere con lo smerdofono-protesi cerebrale le cose che NON ci sono.

Obiettivo primario della congiura inferiorizzante tecnoglionita è non lasciare tempo per leggere libri. Anzi, per accorgersi che i libri esistono… (ma vale anche per i film, per la buona musica, per qualsiasi cosa intelligente e/o stimolatrice dell’intelligenza). La congiura, con facilità disarmante, riesce a cambiare (a stravolgere) nel giro di giorni (o minuti?) il modo di stare al mondo della gente: oramai camminare guardando negli occhi chi incontri, o anche solo il panorama, è cosa più sorpassata e dimenticata di un carro trainato da buoi… Peccato solo che così i buoi diventeremo noi.

(E non a caso intelligere è parente stretto etimologico di leggere…)

Ma a colpirmi di più non è la cretinaggine tecnoglionita del giochino, né la sua pericolosità [e in entrambi i casi il peggio deve ancora venire] quanto il fatto di mettersi d’improvviso a fare tutti la stessa cosa. Quale feroce dittatore sarebbe mai riuscito a obbligare il popolino ad andare per le strade a cercare i Pokneuron? E invece adesso il popolino lo fa, ed è pure convinto di farlo spontaneamente [e pure in questo il peggio deve ancora venire].