l'idea più pazza del più pazzo fra gli scrittori

"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

giovedì 20 aprile 2017

Nicola Pezzoli - PAZZOTECA LA PAZ

ebook KDP  € 1,99

Il più pazzo, strepitoso, scompiscioso, demenziale, zioscribesco libro mai scritto da Nicola Pezzoli, alias Zio Scriba. Eppure così pazzescamente serio: la serietà dell’outsider davvero arrabbiato. 
Oroscopi vegetali, lavoratori-squillo precettati nel cuore della notte, molestatori da call center con la sindrome di Tourette, improbabili studenti di filosofia, monologhi di minus habens modaioli, geografie demenziali, vite raccontate a ritroso, sgarupperie infantili, pubblicità così deliranti da sembrare vere, dirette tv dal passato remoto, istruzioni per venditori redatte in teutonico militaresco, bisex innamorati di trinariciuti omofobi, tg da manicomio e, alla fine, un manicomio vero.
Pazzoteca La Paz è una sarabanda di racconti originalissimi ed esilaranti (ma ognuno col suo bel “perché” di fondo – motivo per cui più che “demenziale” sarebbe giusto dire “semidemenziale”, o in qualche caso “scemidemenziale”) leggibili anche come singoli capitoli di un romanzo molto atipico e sperimentale.


Qualche piccolo assaggio per voi:

INCIPIT
Era una brutta mattina di maggio, luglio, settembre meno un quarto, e come previsto dal mio oroscopo vegetale (sono della Verza) nel farmi la barba mi potai un capezzolo. 

SPORT & CULTURA
Gli americani hanno il besboll i francesi scopano le rane gli svizzeri fin da piccolissimi giocano a hockey funziona che il nonno si stende per terra sul tappeto se c’è se no fa niente e i nipotini gli zompano sopra e lo prendono a mazzate ed è una forma propedeutica come da noi il minibasket solo che non si chiama minihockey bensì hockey su pirla.

TRAILER
Dopo il telegiornale andrà in onda spottin spottando il bellissimo film (ridotto a smozzichi e brandelli) La conversazione, con Gene Hackman: un uomo si devasta la casa bel coglione alla ricerca di una microspia, per poi scoprire che gliel’avevano messa nel… ehm… gliel’avevano messa nel sassofono.

TV VERITÀ
Sul secondo canile vi proporremo un interessante approfondimento 
Sulla vicenda Bobbit
Ricordate BIPbecilli, l’uomo col manico dalla parte del coltello, 
Evirato dalla moglie Loreena
Una veera scassamiinchia
Ebbene, dopo aver dato la parola sia alla moglie che al marito
In due brevissime puntate
(Lei ha detto “Tiè!”
Lui ha confermato “Ahii!”)
Stasera, in diretta e in esclusiva, per completezza d’informazione e di puntidivista
Cercheremo di capire 
Che cosa ne pensa il Cazzo

D'AMORE E D'ACCORDO
Ma soprattutto nessuno tentava d’imporre all’altro le proprie idee
«Se rimango incinta come lo chiamiamo?»
«O come mio padre… o come tuo padre»
«Quindi Marco?»
«Se è femmina, Marca»

ISTRUZIONE SUPERIORE
Mordilla, la vampirla mordiglande, era una persona molto istruita e senza museruola. Era l’unica al mondo ad avere quattro diplomi di quinta elementare conseguiti in quattro scuole diverse. Appena diplomata tornava a iscriversi alla prima elementare, perché sosteneva che l’istruzione che ti danno le Elementari non te la dà nessun’altra scuola, e forse dalle nostre parti è davvero così. Dalla mia maestra ho imparato tante belle cosine, dai miei docenti universitari ho imparato solo che conveniva comprare a caro prezzo il libriccino di 26 pagine scritto da loro perché le domande all’esame le prendevano solo e tutte da lì.

ANTENATI
In fondo, provare strane esperienze è un vizio di famiglia. Mio nonno per esempio andava a letto con le galline, perché pensava che così avrebbero fatto le uova più grosse. Il mio bisnonno invece non è mai esistito e questo spiega e se non capisci rispiega e se non capisci rispiega e se non capisci vaffanculo come mai la mia vita sia un fortuito paradosso cazzo-temporale senza ombrello (sans parapluie potrebbe dire un francese anelante farsi affari miei, e io potrei anche rispondergli male).

BESTIA IN SELLA
Sgarfiolotti era l’autore di un notissimo romanzo di otto righe, inedito per un soffio, che raccontava la tragedia di un uomo annegato insieme al suo cavallo nel tentativo di attraversare un fiume in piena. Siccome ci rimanevano sia lui che il cavallo, il geniale titolo dell’opera era “Mal comune in mezzo al guado”.

RAKETINA
... alla memoria dei vuoti di memoria della famosa tennista Raketina Dementieva, la quaglia, lo riscordo a chi si fosse dimenticato di dimenticarla, anziché prodursi a ogni sracchettata nei vagiti ovarico-vaginali tanto cari alle sue colleghe e ai guardoni che le guardano (e agli ascoltoni che le ascoltano), aveva preso l’abitudine di accompagnare ogni singolo impatto pallico non coi soliti preorgasmici “Yeah! Yeah! Yeah!” che te lo fanno rizzare, bensì col suo caratteristico urlo all’indirizzo del giudice di sedia “Quanto hai detto che sta il punteggio? Quanto hai detto che sta il punteggio? Quanto hai detto che sta il punteggio?”…

VERSIONE CARTACEA
E chi (come me) preferisce i libri da sfogliare, può scegliere la versione cartacea al prezzo di 4 Euro.
Quarta di copertina versione cartacea


pazzate parola!!


lunedì 17 aprile 2017

Clemens Meyer - ERAVAMO DEI GRANDISSIMI


Non capita così spesso di chiudere un libro di 602 pagine e rammaricarsi per averlo finito, perché ne vorresti ancora e ancora. 
Ebbene, questo è uno di quei casi.
Chi ama i bei romanzi di formazione non si perda per niente al mondo questa chicca meravigliosa e potente: infanzia e adolescenza a Lipsia prima e dopo la riunificazione delle due Germanie. 
Un libro che sa commuovere, divertire, impressionare. Una corposa storia con personaggi e atmosfere che non si lasceranno dimenticare.
Clemens Meyer sa cosa vuol dire scrivere, con una semplicità mai banale, una leggerezza mai superficiale.
Roberta Gado e Riccardo Cravero sanno cosa vuol dire tradurre da una lingua difficile come il Tedesco. 
Un grazie a tutti e tre. E all’editore Keller.
E voi, non fatemi incazzare.
Parola di Scriba.

sabato 8 aprile 2017

Lui era “Er più mitico blogger de Roma”, e lo sarà fino alla fine dei tempi.

Aldo Accardo

In questi giorni ci ha lasciati Aldo Accardo, conosciuto anche come “Il Monticiano”. Lo avevo battezzato “Er più mitico blogger de Roma”. Anche se lui era troppo modesto per definirsi così. Ma per me era soprattutto un Amico.

Per anni Aldo Accardo ha deliziato e coccolato i suoi lettori con le sue splendide storie di vita, a volte vere e propre pagine di diario e di memoria, e altre volte invenzioni giocosamente ritoccate, arricchite con vivace fantasia: storie della sua avventura nel mondo, dagli stenti dei tempi di guerra ai graffianti quadretti di realtà odierna, fino al racconto mai lagnoso e sempre sorridente degli acciacchi e delle malattie della vecchiaia; storie in cui spesso sapeva far scorrere una sana e divertita impertinenza da preadolescente monello e un po’ discolo, e soprattutto un’immensa e illuminata saggezza. 
Una penna da cui fuoriusciva un inchiostro genuino e pulito, distillato da un misto di tenerezza, nostalgia e sottilissima ironia, e dico penna per modo di dire, perché le belle storie di questo arzillo vecchietto erano scritte con un computer a cui aveva dolcissimamente dato un nome di essere umano, da tanto che erano umane le storie che da lui promanavano: il suo pc si chiamava Pasquale. 

E Aldo e il suo Pasquale confezionavano pezzi scritti davvero bene, memorabili e toccanti, in grado di commuoverci o di farci scompisciare, eppure sempre da dentro una rara e magnifica umiltà, senza quel bisogno urgente di sentirsi per forza grandi Scrittori che a volte finisce con l’avvelenare il sangue di tanti megalomani e mitomani. Lui no, lui raccontava e basta, con gioia, sottovoce, come un paziente e simpatico nonnino che intrattiene i nipoti, eppure, eppure Aldo le sue belle storie le raccontava da dio. Ma Aldo era anche davvero interessato a leggere le storie degli altri, con grande passione e apertura mentale, leggeva e commentava con garbo, e a ogni sua apparizione percepivi il calore e la luce di un abbraccio sincero.

Aldo col figlio Massimo
In cima al suo bellissimo blog “Via della Polveriera” ci sono ancora le copertine dei miei due ultimi romanzi. 
Io naturalmente non gli avevo chiesto nulla, ma lui ce le aveva messe di sua iniziativa, perché Aldo Accardo era fatto così, oltre che un lettore curioso delle cose della vita era anche una persona buona e generosa, e la sua acuta e vivace intelligenza empatica gli aveva suggerito che un bravo outsider come me, in questo paese pieno di persone che leggono poco e quasi sempre leggono male, aveva bisogno di tutto l’aiuto possibile da parte degli Amici, quelli veri, quelli che sei felice di aver salutato di persona con un bacio in quella bella, indimenticabile, magica serata romana alla libreria Altroquando, nel meraviglioso autunno del 2012, la sera del battesimo ufficiale del mio Corradino, che per Aldo era diventato un altro dei tanti nipoti che adorava. 

Libreria Altroquando, Roma, novembre 2012
Mi resterà sempre il rammarico di non esser potuto ritornare a Roma, per riabbracciarti ai margini di una nuova presentazione libresca, o per venirti a trovare se in libreria non ci potevi più andare, ma questi sono rimpianti sterili, perché in fondo, caro Aldo, io e te lo sappiamo, tu avrai sempre un posticino caldo caldo qui nel mio cuore, come in quello di tanti, tantissimi altri, e queste sono cose che per fortuna si sono sempre fatte un baffo dei chilometri e degli anni.

E a costo di sembrare retorico, caro Aldo, non posso, se adesso chiudo gli occhi, non augurarmi questa cosa: che adesso tu, lassù, in un tranquillo e soleggiato giardino, oltre a ricongiungerti con tutti coloro che hai amato, possa finalmente incontrare e conoscere anche la mia dolce mamma, che ti ha preceduto tanti anni fa, e raccontarle una bella storia come quelle che sapevi raccontare a me.

Sarà che il piccolo Corradino vive tutt’ora in me, sarà che io uno dei miei nonni non l’ho mai nemmeno conosciuto, e l’altro è morto che avevo sette anni, e probabilmente ti verrà anche voglia di rispondere con una simpatica parolaccia dialettale, a questo omone di cinquant’anni che osa chiamarti “nonno”, quando al massimo potrei esserti non nipote ma figlio, eppure, nell’asciugarmi una lacrima, te lo devo proprio dire, perché mi sgorga dall’anima, da questa mia anima afflitta e confusa e sempre in pena, ma sempre sincera: 
ti vorrò bene per sempre, nonno Aldo!

Mi piace pensare che adesso ci sia tu,
su questo cavallo, a vegliare sulla tua città