"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

Il 7 maggio ne avresti compiuti ottanta

Il 7 maggio ne avresti compiuti ottanta
Ciao, ragazza sorridente. E grazie per avermi insegnato il sorriso. Anche se il mio non sarà mai così radioso.

martedì 28 agosto 2012

ARS GRATIA ARTIS. Beata inutilità: il servire lasciamolo ai servi! – risposta a un ragazzotto sulla letteratura che (per fortuna!!) non “serve”.



Raramente riciclo commenti miei lasciati altrove per scriverci dei post. Lo faccio stavolta perché mi pareva significativo, e soprattutto perché quando lo feci NON dette origine a infuocati dibattiti (in quei casi si rischia di dare la sgradevole idea di riparlarne in casa propria per “avere ragione”).
Era la mia risposta (indiretta) a uno studentello che sbatteva in faccia con arrogante sicumera, a una mia Amica insegnante, il fatto che secondo lui la letteratura “non serve”.
L’ho naturalmente preso in parola, e mi sono quindi concentrato sulla visione utilitaristica e meschinamente materiale del “servire”, senza addentrarmi in più elevati discorsi sul servire al cuore, alla mente, all’anima ecc…
La riporto (quasi) pari pari:

Se quello sciocchino si degnasse di venir qui a leggere, gli direi che fra le cose che (per fortuna!) non "servono a nulla" ci sono la Letteratura, il Cinema, la Pittura, la Musica, ma anche il Gioco, e il saper contemplare le Bellezze naturali, e persino i Sentimenti! Cos'è che "serve"? Serve essere bravi schiavi della produzione, della riproduzione e del consumo, serve essere conformisti e nonpensanti. In definitiva SERVE ESSERE SERVI. Le mie condoglianze a questo servo del futuro. I Padroni e il Dio Denaro staranno già brindando alla stoltezza sua e dei suoi miseri consimili. (A meno che, avendo la fortuna di un'insegnante come Te, non sia ancora in tempo a salvarsi e a svegliarsi...)

Aggiungo solo una citazioncina del professor Keating, meraviglioso protagonista dell’Attimo fuggente (probabilmente un film “che non serve”, per quel povero ragazzotto dall’anima in pericolo):
“Noi non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.”

[Essere Scrittore in quest’epoca assurda è comunque, me ne rendo conto, come essere un Cavaliere con l’armatura al tempo del treno, dell’automobile e dell’aereo. È una follia romantica, ma io sono orgoglioso e felice di incarnarla!]

p.s.
Uno dei pochi motivi per cui valga ancora la pena di sentirsi con orgoglio italiani è la nostra splendida Lingua. Ma le recenti genuflessioni tipo Politecnico di Milano davanti all’angloide danno da pensare. Dopo la Narrativa, metteremo in disarmo anche la nostra Lingua? Perché non lecca abbastanza? Come si può rinunciare alla propria Lingua nelle proprie Università? Anche l’Italiano non serve più, perché non abbastanza SERVO?
Ahi serva italiA…

[Su questo argomento ho sempre ammesso di avere una posizione abbastanza schizoide: se mi avessero insegnato l’inglese nella culla, oggi, ne sono sicuro, sarei uno scrittore felice. Perché l’Italiano è meraviglioso, ma il sistema-italiA è uno schifo.]


lunedì 13 agosto 2012

Raccontini adolescenziali rinvenuti in fondo a un cassetto - (4) Non eravamo soli


Un miniracconto di poche pretese, scritto ai tempi del liceo. Ma visto che le esplorazioni marziane sono tornate in questi giorni di grande attualità, ho pensato di rispolverarlo.


Non eravamo soli

 
Che superficiali, i nostri vicini terrestri.
E non poteva essere altrimenti, dal momento che vivevano SULLA SUPERFICIE del loro pianeta.
Cercavano di scoprire se c’era vita su Marte, i poveri sempliciotti, mentre noi eravamo, e siamo tuttora, DENTRO Marte.
Si sono spinti in vane ricerche oltre la Galassia, ai confini dell’Universo, quando noi, gli unici altri esseri viventi del Cosmo, eravamo qui, sotto il loro naso, NEL pianeta vicino al loro.
E adesso si sono estinti, senza aver potuto scoprire, e neppure immaginare, il nostro segreto.
Anzi, ora che ci ripenso, almeno a immaginarlo qualcuno ci arrivò.
Fu un giovanissimo scrittore, con un raccontino breve intitolato “Non eravamo soli”.
Nessuno ci fece caso.


giovedì 2 agosto 2012

Micropost di cazzeggio estivo


Ritorno a voi, che mi leggete e mi volete bene più di quanto non meriti, con imperdonabile ritardo. E ritorno a voi col più leggero e stupidino dei post: ogni tanto ci vuole. 
È che mi sono tornati in mente quegli improbabili nomi inventati di personaggi stranieri, più o meno esotici, con cui ci si divertiva ai tempi della mia infanzia. Ce n'erano alcuni di davvero carini. I miei preferiti erano:

il campione di nuoto giapponese

SUNKIKE NEGHY (per i non lombardi: "son qui che annego")

e la lottatrice russa

TIMENA SETISKOVA

E voi? Ne ricordate (o volete inventarne) qualcuno, per arricchire la collezione-revival?