"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

giovedì 14 dicembre 2017

ELOGIO DEL DISERTORE

"VI TENGONO PER LE PALLE"


«A place to stay, enough to eat»
(Pink Floyd, The gunner's dream)

«È assodato che l’esistenza di gente che rifiuta di partecipare
alla grande corsa a handicap per qualche monetina, rappresenta
un insulto e un disinganno per chi invece vi partecipa»
(Robert L. Stevenson)


In apparenza la scelta è tra vendere o essere venduti, sfruttare o essere sfruttati. Ma la realtà è ben peggiore: perché il bravo venditore è uno che deve in primo luogo vendere, ogni santo giorno, se stesso e la propria anima, e ogni sfruttatore non è in fin dei conti che uno schiavo di lusso.

Vi vogliono intelligenti abbastanza da capire gli ordini, conformarvi al sistema, far funzionare delle macchine, competere con altri uomini derubati del tempo e della vita, allevare altri pezzi di ricambio fottuti in partenza. 
Non meno intelligenti di così, ma di sicuro non di più. 

Per cui, ragazzi, se tutti ma proprio tutti quelli che avete attorno sono fieri e soddisfatti di voi, di quello che studiate a memoria per prendere voti alti in aride materie economiche, tecniche o giuridiche, della vostra adesione sempre più precoce al coppiettismo etero obbligatorio, e di quei bei lavoretti estivi che vi vantate di autoinfliggervi “per non essere di peso ai genitori” anche qualora i genitori fossero milionari, be', forse dovreste chiedervi in cosa state sbagliando, domandarvi cosa diavolo vi stia tragicamente sfuggendo.

Quando un sistema è basato su merda & catene, di libero e immacolato rimane il Non Esserci.




mercoledì 6 dicembre 2017

SUI VANTAGGI DELLO SCRIVERE IN INGLESE

(Pessima, meravigliosa idea)


ITALIANS DO IT WORSE

Il ragionamento sul bacino d’utenza anglofono, che sento ripetere da più parti, l’ho spesso fatto anch’io. 
Ritornassi all’adolescenza, non studierei altro che l’Inglese, fino a diventarne così padrone da saperlo usare per iscritto come fosse la mia lingua madre, e poi VIA DI QUI. (Con la morte nel cuore, certo, perché l’Italiano è davvero meraviglioso, ma purtroppo ben pochi di coloro che lo parlano ne sono degni…)

Perché c’è poi un’altra acre verità: gli italiani leggono pochissimo (in compenso sono i primi al mondo per protesi cerebrali, cioè smerdofoni pro capite, e se ne vantano pure) e leggono male: di nostrano mandano in classifica quasi esclusivamente la sottopupù che viene smarchettata in tv, ma anche i grandi autori stranieri non è che vengano comprati all’ingrosso: quando esce un nuovo Auster o un nuovo Vargas Llosa subito schizza ai primi posti in Paesi come la Danimarca o la Svezia o la Francia; da noi schizzano in alto solo le famigerate (1)50 flatulenze vaginali. 

Mi torna in mente il fenomeno “Stoner”: capolavoro o no che fosse (comunque un buonissimo Romanzo) l’editore italico considerava un trionfo averne vendute ottantamila copie, mentre nella sola Olanda, che supera di poco gli abitanti delle nostre Gallarate e Busto Arsizio messe assieme, se n’erano vendute più di duecentomila.
E non stiamo parlando di un autore olandese.

Oso aggiungere al volo un altro punto dolente: la massa di professorini spocchiosi e baroncini barbosi, spesso ideologizzati e spessissimo incapaci, che ha preso in ostaggio la nostra pietosa e paralitica "grande editoria", installandovisi pervicacemente e diffondendosi come un cancro, e che sembra avere come principale scopo mortificare i veri talenti e sfornare a getto continuo soldatini mediocri e senza idee (a cominciare da loro stessi, ogni giorno meno propensi a resistere alla tentazione di giocare a fare gli autori), che (ri)scrivono (maluccio) sempre le stesse cose.

Probabilmente all’estero (con ovvie eccezioni, perché di merdseller ce ne rifilano tanti, troppi, anche da lì) si lavora con più onestà e più intelligenza, e soprattutto con più serenità, e rispetto per gli Scrittori. (Non che ci voglia molto, ad avere più Rispetto per noi di quanto non se ne abbia in questo paese mafioso e misalfabeta). Ma queste sono solo impressioni, perché io non lo posso sapere: posso solo constatare le lampanti differenze in libreria (dove sempre più spesso avrei bisogno di un sacchettino per il vomito) e sul mio divano di lettura.

Un’ultima cosa. Fin da giovanissimo, molto prima di arrivare anche solo a sperare di pubblicare alcunché, feci mettere – con l’orgoglio, l’ingenuità e la passione che mi hanno sempre contraddistinto – “professione SCRITTORE” sulla carta d’identità, perché tale sapevo, e so tuttora, di ESSERE, e ogni giorno che passo senza scrivere emozioni in HD mi fa sentire in disarmonia col cosmo, disallineato dalla mia anima e dal mio stesso respiro. Ma adesso mi rendo conto che sentirsi Scrittore in italiA non è che una tragica autopresa per il culo: al prossimo rinnovo ci farò mettere “NULLAFACENTE”. Che è poi ciò che pensa del sottoscritto il 99% delle belle personcine che mi circondano. 
Che abbiano ragione loro?

(p.s. E comunque, giusto sabato scorso, su Fb, uno dei migliori scrittori italiani, Paolo Zardi, ha compilato un elenco molto ristretto di grandi autori di tutti i tempi e di tutto il mondo. Ho quasi pudore a trascriverlo, anche per via dell’assenza di tanti altri scrittori che io adoro al limite dell’idolatria, ma in ogni caso l’elenco è questo: Philip Roth, Martin Amis, Vladimir Nabokov, Nicola Pezzoli, Gustave Flaubert, Franz Kafka, Anton Cechov, Milan Kundera, Saul Bellow. Forse lui è impazzito, ed io in quell’elenco sono un clamoroso intruso. O forse, invece, in questo cazzo di paese lanciatore di stronzi e sponsor di schiappe assolute, c’è un sacco di gente che prima o poi mi dovrà delle scuse. Magari postume: a noi artisti succede molto spesso. Troppo spesso.)



giovedì 23 novembre 2017

ERESIE IN SALSA ROSA (ché l'azzurro è ormai anche fuori moda)


1 POVERO NIETZSCHE

Un tempo mi affascinò tantissimo l’idea dell’Oltreuomo (“L’uomo è qualcosa che dev’essere superato”), ma adesso salta fuori che il progetto è invece quello di una bestiolina-schiava sempre più tonta ma sempre più efficiente, trafelata, rintronata e multispastik (o come cavolo si dice), una specie di macaco digitalizzato sorretto da protesi mentali e intelligenza artificiale, con un computer infilato nel cervello, uno nel cuore e uno nel culo: praticamente un robottino che suda e che puzza. Allora è molto meglio restare antichi. Restare dinosauri.

2 POVERA TERRA DI DANTE E PIRANDELLO

Mettiamolo sotto forma di TEST.
Una domenica di metà novembre mi è toccato sorbire ‘sta bella robina qui [e non avevo neanche uno di quei sacchettini che ci sono sugli aerei…]:
«Essere amati a volte non basta. Vogliamo sentirci desiderati».
Di cosa si trattava?
A - frasetta banale dentro cioccolatino andato a male
B - stronzatina espettorata a tavola dall’amica della cognata di mia cugina dopo aver bevuto un po’ troppo vino bianco che sapeva di tappo
C – quaderno dei pensierini del figlio settenne di un mio amico
D - aforisma “forte” sbandierato sui giornali come innesco per sparare in classifica un nuovo bestseller italiota.
[p.s. Avvertenza: per capirne meglio le profonde implicazioni sentimental-filosofiche, la frase va letta in falsetto cantilenoso andante (inutile aggiungere andante DOVE)]

3 TI FANNO VEDERE UNA ROBA...

Ero un bambino delle medie, in piedi di fianco alla cattedra, interrogato in Storia. 
Con la prof girata di spalle per torchiare l’altra vittima (un compagno poco sveglio che s’era impappinato sulla più semplice delle domande: “chi ha invaso la Polonia nel 1939?”) mimai il saluto nazista per suggerirgli la risposta.
«L’attaccapanni» disse una spiritosona al primo banco.
«Faccemo sulenzi!» guaì la prof nel suo Italiano stridulo e molto personalizzato.
«I te-te-tedeschi» tartagliò il compagno.
Mi viene un brivido se penso che, l’avessi fatto ai giorni nostri, qualche imbecille col telefonuzzo avrebbe potuto riprendermi e diffondere l’immagine sui social. Avrei subìto un linciaggio di insulti e minacce da parte di sconosciuti (e quel che è peggio sarei diventato l’eroe di qualche cazzo di estremista), senza nessuna possibilità di spiegare il perché di quel gesto.
Eppure c’è chi esalta senza riserve la preminenza assoluta delle immagini sulla parola scritta, e sul pensiero.
Ti fanno vedere una roba e ridi. Ti fanno vedere una roba e t’indigni. Ti fanno vedere una roba e t’incazzi. Ti fanno vedere una roba e sei già disposto ad ammazzare qualcuno. Ma quasi mai, se ti fanno vedere una roba, accendi il cervello e ti metti a pensare.
E invece bisognerebbe sempre pensare a tutto e al contrario di tutto.
Per dire: in America una tizia è stata licenziata per aver mostrato il dito medio a Trump.
Magari stava solo facendo asciugare lo smalto.

4 RE-HUMANIZE (MAPPATEVI STACIPPA)

Vuoi mettere il brivido di una (remota) possibilità di PERDERSI, e nel frattempo scoprire per caso qualcosa di magico e inaspettato, uno scorcio che ti leva il respiro, una bellezza “fuori-tracciato” che non avresti visto mai, o di innamorarsi della persona gentile a cui chiedi informazioni, rispetto all’andarsene in giro con una mappa digitale incorporata nel culo e azionata con una petegia?
Magari un giorno, quando ci sarà venuta a noia questa perfezione da sciocchi precisini trafelati e non-più-pensanti, qualcuno inventerà una rimescol-app per incasinare apposta le mappe, e la chiamerà “Caccia al Tesoro”, oppure “Ritrova te stesso”.

5 SCRITTO "PRIMA"

I cronistelli italioti stanno proprio rompendo, con ‘sta menata delle domandine petulanti sul “biscotto”.
«Da che pulpito!» ha risposto giustamente infastidito il grande Glenn Stromberg.
Io so solo che i biscotti Danesi al burro sono buonissimi.
Quanto al biscotto Svedese, attenti a non ritrovarvelo nel… 

6 SCRITTO "DOPO"

A rendermi più felice, per gli Svedesi, è il pensiero dei beceri fischi scatarrati sul loro Inno, uno dei più belli e poetici in circolazione. Sarà piacevole riascoltarlo ai Mondiali, senza burinaglia italiota a rovinarlo. (Per non parlare del fetido e cretino «Merda!» urlato a ogni singolo rinvio del loro portiere: quello invece sarà bello non riascoltarlo).
Quanto alle ragioni della sconfitta, chi capisce di calcio sa che una squadra comunque mediocre come quella azzurra sarebbe passata, non fosse stato per l’incapacità e l’ottusità di chi ha sbagliato modulo e uomini sia all’andata (due centravanti di cui uno convalescente a pestarsi i piedi) sia al ritorno (un assurdo 3-5-2 con l’uomo più adatto e più in forma, Insigne, escluso e non fatto entrare neppure alla fine).
Ma le menti limitate vi ripeteranno il ritornello (datato 1966): “Troppi stranieri in Serie A!”
E adesso godiamoci l'Inno.




martedì 14 novembre 2017

IL BAMBINO CHE SBAGLIAVA LE PAROLACCE - qualche trancio di racconto in regalo per voi.



dal racconto L'INUTILIFICIO

Intanto io cerco di andare bene a scuola per non rischiare di rimanere senza il mio bel posto di operaio o addirittura impiegato all’inutilificio, mentre mio fratello, che è molto più intelligente, vuole laurearsi in Scienze dell’Inutilità, per diventare dirigente all’inutilificio, così entrambi potremo sposarci con lavoratrici dell’inutilificio e fare tanti figli da mandare a lavorare all’inutilificio, nel rispetto delle Tradizioni. Quando non studio o prendo brutti voti, i miei genitori e mio fratello un po’ per minaccia un po’ per scherzo mi dicono che se vado troppo male a scuola finirò a spalare la merda dei robot che cagano, o peggio ancora finirò come quel loro amico matto che è scappato a fare il pittore di paesaggi su un’isola greca e non ha mai lavorato in vita sua, poveraccio. Ma io lo so che scherzano. Io sono molto ottimista, e vedo sempre le cose e il futuro in modo roseo e positivo, e so che un bel posto all’inutilificio, alla fine, non me lo leverà nessuno!

dal racconto DOTTORESSINA

Ma poi, a che vita mi avrebbe costretto? Piena di soldi, ma non mi avrebbe certo mantenuto. Lei a far miliardi coi ponti e le dentiere e io a casa a scrivere poesie? Sì, domani. Scòrdatelo. Funziona mica così. E comunque non certo a Varese. Qui i soldi ce li hanno per farli pesare. Non per alleggerirsi l’esistenza. Figurarsi alleggerirtela a te, poeta da strapazzo. In ogni caso dovevo difendere con le unghie la mia libertà. Difendere la mia povertà. La mia dignitosa balordaggine. Buttar via la vita ma senza il concorso di altri. Me la sarei cavata benissimo da solo, come fallito.

dal racconto PULCE E IL TERZO COLPO

Io ultimamente ero più o meno innamorato di questa Karin. Mi innamoro sempre di quelle già felicemente sposate. Così non ci sono pericoli né sofferenze né rotture di cazzo. Non si può fare punto e basta. Sono un pigro e un codardo. E mi piace starmene sul dondolo a leggere. Al massimo lavorarmi una tortilla e una lattina di birra mentre leggo. Ma più che altro leggere. Persone ammesse al mio cospetto mentre leggo: uccellini, grilli, la mia gatta Ciopy. Ammetterei volentieri anche la dolce Karin. Magari solo per coccolarmi e riscaldarmi un po’ in giornate come oggi quando il sole non è di ruolo, e con la felpa fa freschino. Ma è felicemente sposata con uno che vende barche di lusso in Florida. Ne vende tante e fa un mucchio di soldi. Non posso competere. E poi l’ha sposata prima lui e tutte quelle balle lì.

dal racconto DEDIZIONE

Nel parlato infilava qua e là tranci di dialetto friulano. Avevi l’impressione che lo facesse per sentirsi meno lontano da casa, senonché otteneva l’effetto contrario di immalinconire pure te. Guardavi quei suoi occhi spaesati e chissà come ti mancava Gorizia, dove non eri mai stato.

dal racconto NOI, POPPANTI COL FUCILE

Mi vede incerto, pericolose operazioni di ricarica al mio posto by caporale Mastinone (coi Garand c’è chi ci ha lasciato le dita) senza nemmeno sgridarmi. E dice nulla quando sparacchio dove capita, nessuna voglia di rovinare i bersagli o avvicinare troppo il visino ventiduenne al mirino (coi Garand c’è chi ci ha lasciato un occhio). Lo consideravo un cane istruttore e un gran pezzo di merda, oggi così paterno e dolce quasi quasi gli voglio bene. Ma come cola il sudore bollente sotto l’elmetto maledetto.
Che cosa vogliono da me, porcaccia naja? Un anno di vita per un cromosoma sbagliato, per esser nato col pìrulo? Una rabbia che mi viene da piangere.
Nel parlare di sessismi si dà per scontato che vittime siano sempre e solo le femmine, ma vogliamo parlare di questa cosa che capitava a noi? Nel 1989 cadeva il Muro di Berlino (espressione del cazzo, non è caduto da solo, era mica un appalto italiano) ma ancora si riteneva normale che esseri umani nati col pene regalassero un anno di vita (e uno dei più belli) alla cagna patria, mentre quelli nati con la vagina ne erano dispensati.
E mai che se ne trovasse uno con una vagina da prestarti.

dal racconto I CANGURETTI DEL MARESCIALLO BUKOWSKI

Del resto, non si può sguarnire una caserma operativa solo perché è domenica. E se ci attaccano i groenlandesi, o la Sampdoria, o Iva Zanicchi?

dal racconto MASSAGGIATRICE ORIENTALE

L’annuncio non era mai esplicito. La telefonata fin troppo.
«Signorina, quanto costa il massaggio?»
«Qualanta di bocca sessanta scovata» risponde la cinese a mio nonno Artemio sclerotico, che ha chiamato per l’artrosi.

dal racconto SOFFITTO A QUADRETTONI

Qualcuno mi ha detto che i preti sono extraterritoriali. O almeno, quando sono loro ad ammazzare qualcuno succede così, che non gli fanno niente a patto che spariscano in un convento e non si facciano più rivedere. Ma se sei tu a fare secco uno di loro, mi sa che non ti mandano in un convento. Ridiventano subito territoriali, mi sa. Mi sa che te la prendi nel culo.

dal racconto STOP!

Ci fu una pausa, poi alle cinque del pomeriggio la Cocorita ci chiamò per mandarci alla premiazione. La bagnina del Bagno Spuma si chiama Moira ma noi la chiamiamo Cocorita perché ha una voce da cocorita e le erre arrotolate da cocorita. E anche il cervello non è che si discosti molto da quello di una cocorita. Io la chiamo anche Cavallo Degli Scacchi, perché ha la faccia magra e un collo lungo lungo, ma poi sotto prende a modificarsi a tradimento e s’allarga fuori a botticella.

dal racconto I CARABINIERI A PEDALI

Sto parlando delle vecchie di vedetta. Dovete sapere che ci sono sempre queste vecchie di vedetta, in quei quartieri nuovi con le villette nuove della gente arricchita. Di norma questa gente arricchita le villette non se le gode mai, perché è sempre in giro ad arricchirsi ulteriormente, come avesse fatto male i conti con la durata della vita, e nelle villette ci stanno i rottweiler, e in alcune, ma non in tutte, ci stanno le vecchie di vedetta, che vivono dietro le tendine di una finestra al secondo piano in attesa di morire.

dal racconto FRASEGGIO

Il giornale radio locale stava parlando di una tizia che era entrata in ascensore al decimo piano di un palazzo. La porta si era aperta e lei era entrata. Ma l’ascensore non c’era. Sfracellata. Una fine orrenda. La donna usciva dallo studio di una cartomante che predice il futuro. 

dal racconto MILANO E ALESSANDRO

Alla buon’ora fecero una pausa spuntino in un bar. Seduti in un separé mangiavano tramezzini e bevevano vino bianco. Una bionda da urlo, ma con la faccia simpatica e le rughette del sorriso, cosa ra-ris-si-ma, entrò, andò a piazzarsi davanti al bancone e ordinò una birra alla spina. 
Fu servita e se la scolò d’un fiato, con assatanata avidità.
«Vorrei essere quel bicchiere» confessò Davide.
«Ma… è femmina!» lo redarguì Alessandro, con occhiataccia da Vade retro.
Culattone integralista, pensò Davide senza dir nulla. Se una è bella è bella, e poi chessò, sarò bisex, che cazzo vuoi ne sappia, e che cazzo vuoi tu da me, gallinello modajolo, per quel che ne so si viene attratti da persone, non da cliché cazzofigacei. 

dal racconto AGGIORNAMENTI DI MECCANICA POPOLARE

«Siccome che… Cioè», attaccò lei.
Cominciamo bene, pensò lui.
«Aspetto un bambino» disse lei.
«Bene!» disse lui.
«Non è tuo» disse lei.
«Ah» disse lui.
Pareva già calmissimo, e ciò le infuse ulteriore coraggio: «Ma non era questa la cosa peggiore».
«Cazzo», protestò lui. «Mi stai dicendo che mi hai cornificato. E che ti avrò di fianco sull’altare con un figlio non mio nella panza. Cosa può esserci di peggio, a parte il fatto che mi hanno chiamato Maicol?»

dal racconto DARE UNA MANO

Quando accennò al famoso manoscritto, Leonello Stanfredini Smith si illuminò in un modo che Eugenio trovò commovente. Disse che doveva esserci ancora, da qualche parte. Ma quando poi si mise a cercare non dentro cassetti o su scaffali di libri, ma in posti come il frigorifero, la credenza di cucina, il bauletto della biancheria sporca, Eugenio cominciò a pensare che fosse pazzo, e che non ci fosse mai stato nessun romanzo.

dal racconto NATALÌ MORTALÀ

(Questa fa orrori di grammatica anche quando scorreggia). Ma andiamo avanti: letture preferite?
Tropo inperniata a scrivere per, pure l’eggere. Come tute i genio, l’ho dico sempre. Pèro savasandì o letto i capponlavori virgolette clasici inperscindibili, tutti e i 3, savasandì
Tutti e tre cosa?
Ma le 50 sfummature no? Che; scherzi o sì gnoranto? Macche legete voi vekki, siamo anc’ora 1.0 a Scespir o Dante Alberghieri, o coso li, Mero? Legerai micca a Pezòlli! Sveliaa!
Senti stronza, ma perché non ti spari?
Consilio di sostituire stà domanda co una sula mia poettica. Risposta da incullare soto grazzie: “la gentge e stanco di, inutili lucubbrazzione sopratuto,: scritte da maschi bianchi caucazzi o virgolette ropei che anno skiatato. Le copie voliono aiutto pe scoppare. Eppoi adeso e 2.0, siamo nel 2.0 lovolete, capì!”

dal racconto BURATÌN PUPÀZ

E poi, i pinguini, come fanno a non star sul culo pure a lei? Ma lo sa che in base a uno studio di Purulenko, Dollarovgin, Sukamoto, Zokolmayer e Vavangulu l’effetto serra è causato esclusivamente dalle scorregge dei pinguini?
Non conosco questi Professori Emeriti. Dove scor… ehm… dove insegnano?
Sono avvocati. Della Karbonpromm.

dal racconto OMISSIONE

«Era una sera caldissima di luglio» attaccò il Ghirotto. «Mi trovavo a passare presso gli argini del Po. Entro in un bar per mangiare un cetriolo, che è veramente molto dissetante, e lì, nel vano d’ingresso, assisto a una scena incredibile: c’è una gatta che sta allattando i suoi gattini. Ma insieme ai gattini ci sono anche dei cuccioli di cane! Il padrone del bar mi dice che i cagnolini sono rimasti orfani, la madre investita da un’auto, e allora la gatta, guardate com’è incredibile la natura, l’istinto materno, la gatta li aveva accettati e gli permetteva…»
«Non era una cagna?» interruppe, caustico, il Pelagatta.
«Come?» fece il Ghiro, infastidito non poco.
«Non era una cagna che allattava dei gattini?» insistette il Pelagatta.
«Orcamartina» fece Tumiati.
«No, ti dico che in questo bar c’era questa gatta…»
«Beh, avevi detto che era una cagna. Le altre ottocento volte che l’hai raccontata era così. Tu andavi a scolarti un cetriolo. E c’era una cagna che allattava i gattini».
«Allora non racconto più niente» 

Mi permetto di aggiungere di nuovo i link per l'acquisto, per
ritardatari, nuovi amici e idee-regalo natalizie:






giovedì 2 novembre 2017

Quando leggere è annegare nella noia


Alessandro Baricco
Oceano mare
Rizzoli (poi Feltrinelli, Univ. Economica)
Voto: 4+ 




Incipit:

“Sabbia a perdita d’occhio, tra le ultime colline e il mare – il mare – nell’aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che soffia sempre da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione – immagine per occhi divini – mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità – verità – ma ancora una volta è il salvifico granello dell’uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un’inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata."

Tutto questo irritante pastrugno di ripetitivi svolazzi poetico-filosofici, impastati, o impestati, di ciarpame da sagrestia paesana (“benedetto”, “perfezione”, “occhi divini”, “muto esistere”, “opera finita ed esatta”, “verità”, “verità”, “salvifico”, “paradiso”, “verità”, “santa icona”, “perfezione”) per dirci che c’è un uomo su una spiaggia. Perché è questo che ci avrebbe detto uno Scrittore:
“C’è un uomo sulla spiaggia”.
Subito una domanda: questa roba qui, questa quasi provocatoria scribacchiatura tutta orpelli e posa poetica, non pare letteratura d'antiquariato che rifà il verso a se stessa, ma senza l’ironia per capire cosa sta facendo?
Salto solo un altro po’ di roba raffinatissima e superflua, e approdo a pagina 17:

“Alla locanda Almayer ci potevi arrivare a piedi, scendendo per il sentiero che veniva dalla cappella di Saint Amand, ma anche in carrozza, per la strada di Quartel, o su una chiatta, scendendo il fiume. [O giù dal cielo, se ti scoppia la mongolfiera del cactus mentre ci passi sopra.] Il professor Bartleboom ci arrivò per caso.
Questa è la locanda della Pace?
No.
La locanda di Saint Amand?
No.
L’Albergo della Posta?
No.
L’Aringa reale?
No.
Bene. C’è una stanza?”

[Questo romanzo è gratis?
No.
Bene, allora ne prendo un altro, grazie.]

Da pagina 149 a pagina 159 la scrittura si fa poesia-preghiera. È la preghiera di un personaggio che si chiama Pluche (ma non è un peluche, almeno credo). Lo si capisce dagli a capo, ovvio, perché per il resto si tratta di facezie né migliori né peggiori di quanto segue e precede. 
Vediamone un pezzettino particolarmente ispirato:

“il problema sarebbe un altro,
se avete la pazienza di ascoltare
di ascoltarmi
di.
Il problema è questa strada
bella strada,
questa strada che corre
e scorre
e soccorre
ma non corre dritta
come potrebbe
e nemmeno storta
come saprebbe
no.”

Ho dato un’occhiata ai giudizi espressi dai lettori sul sito di ibs.
Devo dire per onestà (e con un certo sconcerto) che sono più numerosi quelli lusinghieri.
Ma i detrattori, o i non amanti, come preferiamo chiamarli, di Alessandro Baricco, accusano la sua prosa di essere, in ordine sparso: “leziosa”, “insulsa”, “arzigogolata”, “vacua”, “chincaglieria detestabile”, e poi via via “stucchevole melassa”, “sterile”, “aulica”, “manieristica”, e poi ancora “vezzosa”, “autocompiaciuta”, “inutile”, “spocchiosa”, “provocante”, “pretenziosa”…
Avranno ragionevoli motivi o saranno degli esagerati, dei rozzi e dei rosiconi? Vediamo un esempietto a pag 25:

“…e in effetti la frase arrivò perfettamente confezionata nella testa di Padre Pluche, bella lineare e pulita, ma con un attimo di ritardo, quel tanto che bastava per farsi scivolare da sotto uno stupido refolo di parole che non appena affiorato sulla superficie del silenzio si cristallizzò nell’incontestabile lucentezza di una domanda completamente fuori luogo”.

Qui, l’unica domanda non completamente fuori luogo sarebbe questa: “Non è che ci stanno per caso pigliando per i fondelli?!”
Perché ho sottolineato “bella lineare e pulita”?
Perché tale dovrebbe essere la scrittura di uno scrittore.
Cioè il contrario di così.
Penso invece sia fin troppo intuibile il perché ho poi anche sottolineato “uno stupido refolo di parole”… diciamo che trattasi di curiosissimo caso in cui una brutta pagina contiene anche l’involontaria critica a sé stessa.

Ma a volte l'autore sembra stancarsi delle moine arzigogolate, e lascia spazio a un alterego un po' sciatto.
In una sola pagina (la 29) il nostro scrittore superstar riesce infatti a inanellare in poche righe un “completamente”, e poi anche un “continuamente”, un “incontestabilmente”, un “tremendamente”, e poi un altro “completamente”, e un “probabilmente” e infine un “intollerabilmente”. Davvero intollerabile.

Da pagina 169 a pagina 179 Baricco ci delizia con un “CATALOGO PROVVISORIO DELLE OPERE PITTORICHE DEL PITTORE MICHEL PLASSON ORDINATE IN ORDINE CRONOLOGICO A PARTIRE DAL SOGGIORNO DEL MEDESIMO ALLA LOCANDA ALMAYER (LOCALITA’ QUARTEL) FINO A GIUNGERE ALLA MORTE DELLO STESSO”. 

Le descrizioni delle “opere pittoriche del pittore ordinate in ordine” sono di questo tipo:

“Completamente bianco.”
“Completamente bianco.”
“Bianco con vaga ombra ocra nella parte superiore.”
“Completamente bianco. La firma è in rosso.” 
“Si riconoscono due punti, al centro del foglio, molto vicini. Il resto è bianco.” [Certo questo qui ne spendeva, di soldi, in tubetti di colore…]
“Completamente bianco.”

E via così. Per undici pagine!

A chi verrebbe voglia di comprarle, le opere pittoriche di un pittore simile? 
Boh. Magari alle stesse persone a cui viene voglia di comprare i romanzi di un simile romanziere. Queste undici pagine sembrano infatti, se ci pensiamo bene, il Manifesto involontario della poetica dell’autore. Come se Baricco sognasse più o meno inconsciamente di poter scrivere (e vendere a vagonate) un libro di questo tenore:
Capitolo primo: una pagina bianca.
Capitolo secondo: una pagina bianca, con un punto e virgola esattamente al centro.
Capitolo terzo: una pagina bianca, con una preposizione articolata in alto a sinistra.
Capitolo quarto: una pagina bianca, con un punto di domanda ocra decentrato, in basso a destra.
E via così.
E però, accipicchia, firmato, in rosso, Alessandro Baricco, che è quello che conta

La fascetta della copia in mio possesso urla: ventunesima edizione, centoventimila copie!
Che dire? Be’, anzitutto questo: io delle volte mi preoccupo e mi indigno, per il fatto che le nuovissime generazioni tecnoglionite sembrano destinate a venir su misalfabete, con l’atrofia cerebrale, interessate solo ai telefonini e agli spot, alle moto e alla Figa, alla rincoteca e ai tipiffighichessuonano, ai videogiochi e alle velinuzze e ai calciatorelli. Ma se poi penso che in italiA per Alta Narrativa si intendono romanzi così, non posso non trovare perversamente (e amaramente) consolatorio il fatto che presto nessuno leggerà più, e che tutto ciò diverrà, com’è giusto che divenga, lettera morta.

p.s. sia chiaro che queste cose le ho dette come lettore. Come scrittore, trovo magnanimamente giusto che anche Baricco possa avere il suo spazio. Magari troverei altrettanto giusto poter godere di una par condicio mediatica, ma so bene che questa è utopia, in un paese in cui il giornalismo e la critica sono quello che sono.
Good night, and good look.




lunedì 16 ottobre 2017

FIGHT FOR OURSELVES



Lo so, e lo capisco: 
uno scrittore vero che a un dato momento decide di autoprodursi su Amazon può diventare antipatico agli editori, imbarazzante per i colleghi, odioso per i librai (eppure i più intelligenti fra loro mi hanno mandato messaggi carinissimi, perché non sono io a rischiare di farli chiudere, ma chi gli ingolfa il negozio di melma illeggibile), ridicolo per i critici spocchiosi, sospetto per i lettori (“Non ti pubblicano più perché ti sei del tutto rincoglionito?”), irritante per gli agenti, e scomodo per tutti gli altri lavoratori del settore, a cominciare dai distributori (che anche quando mi rendono un cattivo servizio si prendono una fetta MOLTO più grossa di me Autore, e lo considerano giusto e normale). 
Soprattutto, diciamolo, quando ciò che autoproduce è superiore per qualità al 98% delle sòle che rifulgono in certe vetrine, o nelle pagine cul-turali di certi giornali… 
Lo capisco, e lo so. 
E mi dispiace. 
O forse no.




giovedì 7 settembre 2017

ereZie di fine eZtate

Lo Zio Nick è un non violento.
Ma quando ci vuole ci vuole.

1
VERDE ORO
L’Homo Sapiens aumenta le Riserve Protette? No, le abolisce in nome di Dannaro e Lavhorror!
Notizie intelligenti e incoraggianti dal brasilE: una grande riserva protetta amazzonica verrà aperta a quei poveri disgraziati mangiafango che sono i cercatori d’oro, e alla suinaglia che li sfrutta. Ma quanti anni ancora ci vorranno, a quelle ceste di tazzo che governano alcuni paesi, e il mondo in generale, per capire che ormai da lungo tempo il solo vero ORO sono gli Alberi e l’Aria da respirare? 
[p.s. Altro continente, altra bella merda: in giapponE ricomincia la strage di balene...]

2 DANZERÒ SULLA VOSTRA SPORCA CAROGNA (HENRY MILLER)
E poi salta su un lettore a riferirti di quel libraio (pigro? incapace? deficiente?) secondo cui un tuo romanzo, pubblicato da un editore indipendente ma assai prestigioso, e distribuito dal più grande distributore italiano, è “difficilissimo da ordinare”. «Ma perché invece di questo introvabile Pezzoli non si compra un bel merdseller smarchettato in tv, che ne ho la vetrina piena?». Be’, quando gente così fallirà e chiuderà bottega, non aspettatevi da me il solito articolozzo coccodrillesco alla Covacich, basato sul ritrito luogo comune “ogni volta che chiude una libreria muore anche un pezzo del nostro cuore…” Un bel pezzo di cazzo! Quando chiude certa gente, io vado a danzargli davanti alla saracinesca. Confermo tutto il mio amore e il mio rispetto per i Librai bravi, intelligenti e appassionati (come tanti, per fortuna, ce ne sono) ma, come ho detto in mille discussioni sull’argomento, niente guerre sante: meglio un lettore che compra Hilsenrath su Ibs o Amazon di uno che compra smunte cacatine da classifica in librerie che non vendono nient’altro.

3 APPROFITTANE PER MANDARCI AFFANC…
Quando una volta alla settimana accendo il vecchio nokia, trovo fastidiosi, maleducati e invadenti messaggi del magnaccia telefonico, del tipo: “Ti ricordiamo che hai ancora credito sulla tua scheda: approfittane per chiamare i tuoi amici!” Che, come principio, è lo stesso che se la farmacia si permettesse di stalkerarmi per dirmi: “Sono quasi due anni che non ricompri l’aspirina: non ti viene mai un bel raffreddore, brutto stronzo?” (Ma probabilmente arriveremo anche a questo…)

4 BUONISSIMO ME (QUANDO POSO LA PENNA)
Lo scrittore italiano medio è uno convinto di dover irrorare la sua prosa di programmatica e spesso ipocrita pietas, mentre poi nei rapporti diretti con le altre persone si fa quasi un vanto di essere uno stronzo sgradevole. Io sono esattamente l’opposto: ritengo che civiltà e convivenza di tutti i giorni debbano basarsi su livelli elevatissimi di gentilezza e dolcezza, ma che un bravo scrittore, sulla pagina, debba essere cattivo. O almeno cattivello. 

5 MA CHE NOIA QUESTA SCUSA DELLA NOIA!
La noia è rivelatrice di quello che siamo. Un Leopardi che si annoia produrrà uno scritto geniale sulla noia. Una merda inferiore che si annoia userà la scusa della noia (avallata al volo da certi cacanotizie) per andare in giro ad ammazzare vecchietti o a dar fuoco ai clochard…

6 A MODO MIO (PARTE PRIMA)
Non c’è più una sola mia scelta, stilistica, narrativa, editoriale, commerciale o esistenziale, che non venga giudicata un errore, un’ingenuità o una madornale follia. Quindi delle due l’una: o sono troppo avanti o sono un pazzo deficiente. In entrambi i casi, inutile star troppo lì a menarmela. Farò di testa mia.

7 “IL DOMICILIO È INVIOLABILE” 
(COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA)
«Georgiano trovato a rubare in una casa: espulso per dieci anni.»
La prossima volta espelletelo per dieci giorni. 
Così almeno fa più ridere.

8 A MODO MIO (PARTE SECONDA)
Chiamatemi cocciuto, chiamatemi ingenuo, chiamatemi pazzo, ma una cosa dev’essere chiara: piuttosto che mettermi a scrivere “come dicono gli altri”, per pubblicare più facilmente e vendere di più, preferisco pensare di smettere di scrivere
L’omologazione verso il banale, il ripetitivo-narrativo, il copincolla e il déjà vu è la piaga del secolo, e ne sono già abbastanza danneggiato e annoiato come lettore. 
Rendermene complice anche come scrittore? 
Nein, danke
E poi, in un mondo in cui diventare famosi significa fare pompini all’ego dei mediocri, io voglio continuare a piacere a pochi. Anzi, a pochissimi.

9 VITTIME DI SERIE A, VITTIME DI SERIE B, 
GIORNALISMO DI SERIE C
Quattro belle personcine, da condannare all’ergastolo dentro latrine d’acciaio di due metri per due senza porta per uscire (e senza Fans di Caino a metter becco), aggrediscono con spaventosa violenza una coppia di polacchi e un trans peruviano. E come porge la notizia la maggior parte dei nostri cacanotizie? Titoli in prima pagina e servizi lunghissimi sulla regolar coppietta etero. E poi mezza riga in fondo in fondo: “stuprato e rapinato anche un trans”. Massì, che vuoi che sia. È come se avessero scritto: “andando via dalla spiaggia, i quattro hanno anche sputato per terra”.




venerdì 25 agosto 2017

14 anni fa


Te ne sei andata 14 anni fa, più o meno a quest'ora. 
E mi manchi come se te ne fossi andata un'ora fa.
Ciao mamma, Raggio di Sole nel mio cuore buio.



"La mattina dopo hai di nuovo mal di gambe. Hai dovuto ritornare a letto dopo colazione, non trovi una postura che vada bene. 
Invece di lamentarti mi chiedi: «E tu come stai»." 

("AGONIA DI UNA FATA E ALTRI SFACELI", Romanzo inedito)


lunedì 14 agosto 2017

NEL LABORATORIO DELLO SCRITTORE - un flashback calcistico da un Corradino prossimo venturo

Evaristo Beccalossi

Nel 1980 per i calciatori non c’erano le barbe pitturate. Non c’era il tatuaggiume imbrattacorpo. Non c’erano gli scarpini fosforescenti con scritto il nome del sesto figlio appena scofanato dalla quinta moglie pornodiva. Non c’erano le pettinature a zerbino, a polentina sulla testa o a scopino per il cesso. Nel 1980 per i calciatori c’era la permanente. Nell’Inter il permanentato era Spillo Altobelli. E così quel giorno, porcodiaz, non ti vedo entrare in campo due Altobelli, uno col numero 9 e l’altro col numero 7? Non ero preparato: che scherzo era? Non ci capivo più niente. Ma no, spiegò subito il papà di Leonardo, un vero acculturato che tutti i giorni leggeva la Gazzetta al bar. Quello col numero 7 era Domenico Caso. Si era permanentato pure lui. Anche Domenico Caso aveva seguito Spillo Altobelli nella moda della permanente, e aveva scelto per farlo proprio la domenica della mia Prima a San Siro. 
Non sapevo se considerarlo un onore o una mancanza di rispetto.

Peccato che quel giorno mancasse uno dei miei idoli, l’incontenibile mediano-sprinter-panzer Giancarlo Pasinato. Al suo posto era stato schierato a centrocampo col numero 4 Gabriele Oriali, e come terzino al posto di Oriali, ma scalato a destra, c’era Canuti, con Giuseppe Baresi restituito alla fascia sinistra (suo il perfetto cross per il gol di testa, in torsione a sfiorare, di Spillo Altobelli).
I calabresi erano allenati da Carletto Mazzone, e in porta avevano il famigerato Mattolini, da alcuni soprannominato malignamente “Saponetta”. Per la cronaca, vincemmo in carrozza 3-1, con prodezze di Beccalossi – su respinta difettosa di Mattolini – Oriali e Altobelli, e solo a dodici minuti dalla fine il gol della bandiera di Bresciani in più che sospetto fuorigioco, col di solito disciplinatissimo Ivano Bordon che si precipitò imbestialito dal guardalinee dell’arbitro Barbaresco di Cormons, e per poco non gli fece mangiare il berretto che si era messo per via che stava in porta controsole.
A vedere a distanza di anni il tabellino, sarebbe roba da farsi venire i lacrimoni, se non altro per il fatto che su ogni panchina stavano tre giocatori, di cui uno soltanto sarebbe potuto subentrare: i nostri erano il portiere di riserva Cipollini, il difensore Pancheri (che entrò per Beccalossi a pochi minuti dalla fine) e l’attaccante Ambu.
All’uscita di Evaristo Beccalossi scrosciarono applausi da spellarsi le mani. Quella che oggi si chiama “standing ovation”. Vidi comparire uno striscione esagerato ma bellissimo, che diceva:

EVARISTO NON TI FERMA NEANCHE CRISTO



venerdì 4 agosto 2017

GLI ITALNANI (Nessun si offenda: sapete tutti che non sono boldrinally correct. Per fortuna.)


Gli italnani fabbricano letti per i settenani, e banchi di scuola per lillipuziani (che se ti vengono problemi alla schiena li dovresti denunciare).
Gli italnani se sei alto si sentono in obbligo, ogni santa volta che t’incontrano, di chiederti se “sei cresciuto ancora” (anche se hai tipo 50 anni).
Gli italnani ti fanno talmente impazzire per trovare due ciabatte numero 46 che quando le trovi non servono più: basta il 44, perché nel frattempo ti si sono consumati i piedi (e non soltanto quelli).
Gli italnani si divertono a piazzarti i lavandini all’altezza dell’uccello.
Gli italnani costruiscono treni per bambini giapponesi (nani).
Agli italnani piace tanto farti battere la zucca, e farti avanzar fuori i piedi dal lettino sulla spiaggia.
Gli italnani al corso NBC ti spiegano che le maschere antigas sono su misura per ogni faccia, ma poi la tua misura non c’è mai: i giganti sono tranquillamente sacrificabili.
Gli italnani montano le docce all’altezza del tuo ombelico (come a dire: lo shampoo fattelo pure al cazzo).

sabato 22 luglio 2017

MICROASSAGGI DI PARANORMALE


IL FUTURO È UN FILM GIÀ GIRATO?

È un giovedì notte di gennaio del 2016. Sogno uno spezzone – uno squarcio breve ma nitido, come un lampo a colori – di Sampdoria-Juventus in programma nel fine settimana successivo. Se una cosa mi è chiara mentre sogno è che non si tratta di materiale di repertorio: sto assistendo alla partita futura. C’è un gol di Pogba. Giusto il giorno dopo, scopro per caso che un sito di scommesse dà le quote “gol Sì/No” per ogni singolo giocatore di ogni partita. La quota gol di Pogba è interessante, trattandosi di un centrocampista che segna sì spesso, ma non è un bomber da classifica dei cannonieri. Ci punto sopra qualche soldino, così, per divertimento. E Pogba segna il suo gol. E io vinco. Naturalmente può essersi trattato di una semplice coincidenza: certo, nel sogno Pogba segnava proprio nella porta di destra, e proprio da pochi passi dentro l’area com’è poi accaduto davvero, ma in fondo che la Samp potesse subire dei gol in quella partita, e che a farne uno fosse proprio il giocatore da me sognato, era cosa più che probabile.
Solo che poi, la settimana successiva, di venerdì è in programma l’anticipo Atalanta-Inter. E io cosa ti sogno, di nuovo il giovedì notte? Sogno un gol di Toloi. Nella porta di sinistra. È un gran bel tiro al volo, ma dopo succede qualcosa di incomprensibile. Percepisco strane sensazioni: Toloi non esulta, il pubblico pare raggelato, i giocatori atalantini contrariati. Probabilmente la rete è stata annullata. Ma la quota è così interessante (Toloi è un difensore centrale che non segna quasi mai) che provo lo stesso a puntarci su qualcosa. E il venerdì mi si chiarisce l’arcano. Toloi fa un gol bellissimo. In quella porta. Con un gran tiro al volo. E non viene annullato. Ma la sensazione di gelo e di sconcerto era data dal fatto che trattasi di AUTOGOL. Avessi piazzato la scommessa in un’agenzia, al momento dell’autorete avrei subito strappato la ricevuta in mille pezzi, per la rabbia. 
Ma per fortuna era una scommessa telematica, e scopro che la scommessa sul gol è vincente pure in caso di autorete!
D’accordo, son cosucce da poco (e purtroppo non si sono ripetute, o a quest’ora sarei ricco). Ma ogni volta che ci ripenso mi si riempie l’anima di sgomento: esiste quindi un futuro talmente già scritto e ben delineato da poterlo vedere prima, e con dovizia di particolari, come assistendo a un film? 


mercoledì 19 luglio 2017

Ridateci i blog PULITI, grazie!

Ma cos'è quest'epidemia di commenti di merda in angloide, firmati "Blogger", che spuntano a cazzo come funghi su vecchi e nuovi post?
Spamming istituzionale della piattaforma?
Che schifo: ogni due o tre giorni mi tocca sempre pulirne via una decina abbondante.
Sta succedendo anche a voi? 

 

venerdì 23 giugno 2017

PAZZOTECA LA PAZ: nuovi generosi e succulenti assaggi!

ebook KDP  € 1,99

Il più pazzo, strepitoso, scompiscioso, demenziale, zioscribesco libro mai scritto da Nicola Pezzoli, alias Zio Scriba. Eppure così pazzescamente serio: la serietà dell’outsider davvero arrabbiato. 
Oroscopi vegetali, lavoratori-squillo precettati nel cuore della notte, molestatori da call center con la sindrome di Tourette, improbabili studenti di filosofia, monologhi di minus habens modaioli, geografie demenziali, vite raccontate a ritroso, sgarupperie infantili, pubblicità così deliranti da sembrare vere, dirette tv dal passato remoto, istruzioni per venditori redatte in teutonico militaresco, bisex innamorati di trinariciuti omofobi, tg da manicomio e, alla fine, un manicomio vero.
Pazzoteca La Paz è una sarabanda di racconti originalissimi ed esilaranti (ma ognuno col suo bel “perché” di fondo – motivo per cui più che “demenziale” sarebbe giusto dire “semidemenziale”, o in qualche caso “scemidemenziale”) leggibili anche come singoli capitoli di un romanzo molto atipico e sperimentale.

Lui NON lo compra di sicuro!


Seconda infornata di assaggi


SEPULTURA
«Allora per fare la pace il Buondio Motta mandò giù Grisù Superstar, il draghetto buono con l’alitosi che vuole fare dagrande il pompiere.
Solo che però a volte si dimentica di essere un drago, e allora presempio purtroppo ha seccato una pianta di fichi che passava di lì per caso.
( … )
Unaltravolta poi basta la smetto seppellì vivo un certo Lazzaruzzo dicendo tranquillo che poi ti risorgo ma Lazzaruzzo morette, e quella fu invece l’invenzione del sceminterrato. (Approfondisci in classe: riflessioncina sull’estrema, drammatica transitorietà dell’espressione “sepolto vivo”)»

TOTUCCIO LO TONNO ‘O SMEMORATU
«Lo Tonno fu per anni a capo della malavita disorganizzata: tizi che regolavano male gli orologi, sbagliavano luogo d’appuntamento, si sparavano tra loro scambiandosi per poliziotti. Si sterminarono a vicenda e rimase vivo solo lui, perché nel frattempo s’era dimenticato d’essere il capo ed era stato assunto in un call center. Sbagliava sempre numero: “Signora Rossi?” “No, qui è Bianchi”. “Le posso rompere i coglioni lo stesso, visto che probabilmente stava cenando, e prima o poi avrei chiamato anche lei?” “A proposito di che?” “Non mi ricordo”. Durò poco. Venne licenziato piuttosto in fretta.»

INSEGNAMENTI
Mordilla m’insegnò cose davvero fondamentali, come il fatto che uno sciatore è quasi sempre sci-munito, che la porcellana non si ricava dalla tosatura dei maiali, che la demenza senile non è quando alle donne impazziscono le tette, che a volte la censura può obbligarti a variare leggermente il titolo di una canzone (è il caso di Besame ‘l bucho), che la municipalizzazione della donna è una grossa fregatura, simile al federalismo che raddoppia le tasse, e che per tre punti non allineati passa una e una sola circonferenza. Quindi ne passano due: “Salve, sono Una”; “Buongiorno, sono Unasola”.

SGARUPPE... ZIE
«Poi ci sta la zia Protozoa. La zia Protozoa è molto calma e paziente, però se ci chiedi pecché ci anno dato quel nome di merda è facile che s’inalbera un pochettino. Le sue sorelle invece tengono nomi normali, e si chiamano rispettosamente Clavicembala, Pasquala, Bisunta, Crocifissa, Infilzata (Filzy per gli amici che peraltro essente nu cesso nun ne tiene) Frescobalda, Funerala, Incatramata e Protomartira. Sorelle ne tiene poche pecché i suoi ci stavano abastanza atenti.

La zia Pasquala m’a diciuto che alla befania hanno bruciato in piazza tutte le befane, ma lei era lì e non ho caputo bene come a fatto che è scampata.
Poi c’è lo zio Aristobecco, che è quello che mi dice di pensare sempre alla salute e di non mangiare grassi e fetenzìe fritte sennò divento come il nonno Artemio sclerotico. 
Insomma, se non avete la testa infilata int’u culo avrete capito che la mia è una famiglia sfigata e che nessuno di questi animali fa un lavoro deciente.
L’unica che porta a casa un po’ di soldi è la mamma ma lasciamo perdere.»

AZZO GUARDI?
«Il dramma, disse Popper, non sta nel fatto che lo schermo tv gronda *erda. Il dramma è che tutti la leccano con l’avidità del criceto digiuno e la proverbiale prontezza imitazionale del suinello pecora.
Popper chi?, dissero gli altri 8 miliardi di esseri subumani, e all’unisono cambiarono canale per istupidirsi con un bel reality che s’intitolava, come tutti, La finestra sul porcile

L'ORNITORINCO L'HA RINGOIATA
«Oggi per la gita distruttiva di scenze siamo andati allo spedale dove habbiamo intervistato un ornitorincolaringoiata, che volevo chiedergli perché si chiama così ma poi o avuto paura pecché ciaveva una brutta faccia e puzzava tutto d’alcùl. Allo spedale c’erano anche dei bambini di lasilo e si erano fatti quasi tutti la caccaddosso, e questo ci ha fatto insegnare che è molto meglio diventare grandi e giudizziosi e sporcare le mutande moderatamente.
Poi in classe habbiamo studiato una cosa molto schifosa, il poeta-vater, chiedo scusa, Pannunzio, che si fece togliere una costola per riuscire a far da solo chupachupa, che la mamma non capisce pecché nun ce spiegano quelle belle d’unavolta, come le apparizioni della Maradonna e i miracoli di Silvan, ma bisogna studiare anche chille fetenzìe pecché pucioppo fanno parte di la vita.
I gatti tengono quattro zampe due per correre una per frenare una per grattarsi i coglioni.»

UOMO AVVISATO
«Il ministro della prostrazione incivile Placido Bradipo avverte se piove sono cazzi vostri se grandina sono cazzi vostri se viene il terremoto sono cazzi vostri se nevica sono cazzi vostri se il vulcano erutta sono cazzi vostri se frana giù anche la madonna sono cazzi vostri se la diga cede sono cazzi vostri se viene l’alluvione sono cazzi vostri se il fiume esonda sono cazzi vostri, se tutto quanto borla giò sono cazzi vostri, se viene lo tsunami sono cazzi vostri, perché io vi avevo avvertiti. In caso di disastro verranno stanziati miliardi per la specu… ehm, per la ricostruzione, e allora a quel punto sì che diventano cazzi miei…»

MENTRE CERCAVO DENTI SUL TAPPETINO…
«…in quella mi apparve una tizia con la faccia da fava
Mancavano solo le apparizioni, dissi, si può sapere chi cavolo sei?
Sono la Fatina dei Denti!
Sei venuta a portarmi dei soldi?
No, quella è la Fata dei Dentini, pirla. Io sono la Fatina dei Denti.
E allora?
Allora mi devi 792 euro più il quadrato dell’iva, Sorensen Puddu
Ma come, non capisco. Io a te?!?
Certo. Non hai letto le avvertenze in piccolo?
Ma vaffanculo
Presi uno spillo e feci scoppiare l’apparizione (come sempre si dovrebbe fare)»

FLUSSI NOTTURNI D’ISPIRAZIONE INCOSCIENTE
«Spero d’essere stato prezioso ed esaustivo e di non aver offeso nessuna testa di cazzo perché questa cosa m’è venuta in mente di notte non di getto ma a dispettosissimi fiotti di farina del mio succo e a furia di prendere il blocchetto e la penna e la piletta da sotto il letto e scrivere stortignaccolo al freddo e rimetterli a posto e riprenderli e scrivere e rimetterli a posto e riprenderli e scrivere e rimetterli a posto e riprenderli e scrivere e rimetterli a posto mi sono slogato una spalla e rotto il cazzo torcicollo c’era la polvere sul blocchetto sono allergico a quegli stronzi degli acari il primo che mi viene ancora a dire la svizzera non esiste te la sei inventata lo spolpo adesso dormo andate affanguglia voi e la svizzera.»

BUM!
«Ed ora un po’ di percentuali come di consueto scagazzate allegramente a caso, beccatevi un po’ di ventiscinque pèscèènto, quattro piscènto, fino al quindici financo piccento, comunque segnatevele perché sono importanti piccento, uno virgola tre per cento rispetto a boh fra lo zero virgola due ed il cinque virgola otto punto e virgola nove sensazione rafforzata percènto dalle parole dell’ex ministro dell’economia (gonfiare sacchettino e bum!) Pettardon…

Ripresa o non ripresa saranno sempre gli stessi BIP a riprendersela in der BIP»

VERSIONE CARTACEA
E chi (come me) preferisce i libri da sfogliare, può scegliere la versione cartacea al prezzo di 4 Euro.

Quarta di copertina versione cartacea


pazzate parola!!