Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!

Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!
«Pezzoli evolution... tre libri per un solo grande, toccante e indimenticabile romanzo di formazione.»
"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

mercoledì 11 gennaio 2017

"ECCOMI"? NON CI SIAMO

(Lettura interrotta)
Voto: 8½
Voto: 9

Perdonami, Safran Foer, ma mi sono arenato prima di pagina cento.
Premetto che continuo a trovarti immensamente bravo: sai scolpire singole frasi e singoli paragrafi di così alto livello che, malgrado una lettura (per ora) abortita per tedio e per scoraggiamento, non potrei mai, anche sforzandomi di essere cattivo, darti un voto inferiore, diciamo, a 8-.
E però. Però. Non so come dirtelo.
Forse è stata colpa delle mie troppo alte aspettative, forse del fatto che in questo periodo scrivo così tanto da dover gustare la lettura a piccolissimi bocconi, il che con un libro dalle ambizioni di “romanzo totale” che sfiora le 700 pagine e i 700 personaggi di certo non aiuta. Mi sono arenato dopo un centinaio (anche se mi riprometto, prima o poi, di continuare), e devo dire di essere alquanto perplesso.
L’impressione è stata quella di trovarmi davanti all’inconsapevole, inevitabile catastrofe di moltissimi superautori-supersecchioni contemporanei: la creatività sabotata, ingolfata dalla troppa erudizione, dalla troppa consapevolezza di bravura stilistica, sapienza teorica e spavalderia “tecnica” (che scambia per virtù un irritante virtuosismo professorale, e per genialità scrittoria un pretenzioso ingegno logorroico, che spesso gira a vuoto come il motore di una Porsche su stradine di montagna).
Forse avevi solo bisogno di un editor un po’ cazzuto (e “forbiciuto”)?
Certo, lo so, il problema sono anche io, cioè il mio essere lettore al tempo stesso esigentissimo e rozzo, appassionato e impaziente: già m’indispettisce quando un autore, dopo essere partito con capitoli brevi e della stessa lunghezza, sbarella via in un estenuante capitolone che non finisce mai, ma qui il quarto capitolo mi pare una vera Waterloo del romanziere!
Ti sarai accorto, mio buon Jonathan, che le pagine da 49 a 51 sono perfette, originali, intelligenti, divertenti, interessanti, piene di ritmo, e che chi le ha scritte è degno d’idolatria, ma che in quel capitolo esse sono precedute e seguite (e soffocate!) da spossanti, noiosissime, ritrite, interminabili elucubrazioni, sature di déjà vu maritomogliettistici e risapute menate analitiche psico-coniugali, e accumulazioni di orgasmi meno eccitanti di un bottiglione di valium? 
(Il solito, desolante spauracchio conformista del piacere diventato dovere: «E se non mi viene duro?» - e chi se ne frega!)
Da buon padre di Corradino, poi, non ho nulla contro i bambini che sembrano intelligenti come e più degli adulti. Anzi! Ma quando a pagina 92, agli albori dell’ennesimo megalo-dedalo-dialogo, un bimbo se ne viene fuori con la parola “epitome” (e qualcuno se ne compiace, dicendo «che bella parola!»), mi è venuta voglia di lanciare il libro dalla finestra.
Preferisco i bambini che dicono le parolacce.
Perdonami, collega (e perdonami anche se oso chiamarti collega!) ma poi, come ricostituente, mi sono letto i brevissimi, folgoranti racconti intarsiati da Agota Kristof (“La vendetta”). 
Opere d’Arte non intellettualoide, ambrosia per l’edonismo di menti selvagge e assetate d’emozioni come la mia. Piccoli gioielli del cervello e dell’anima. Testimoni del fatto che agli artisti si addice l’atelier, non la cattedra.
E poi, per saper sia leggere che scrivere,  mi sono sgoduriato "Mucho Mojo", del buon Joe R. Lansdale.


venerdì 30 dicembre 2016

ERMITAGE, MON MIRAGE



«NON ESCO PIÙ»

Il mio momento preferito delle feste invernali è, da lungo tempo, la notte di capodanno. Ma non nel senso che si potrebbe immaginare. Nel senso che a natale non sono ancora riuscito a sganciarmi dallo stress di usurate e usuranti consuetudini come i pranzi in famiglia più o meno allargata. 
[Anche se può capitare –com’è capitato quest’anno – che si riveli una magnifica giornata, grazie alla presenza inattesa di un giovane e intelligente ragazzo venuto da Oslo, con cui ho parlato fitto fitto e poi giocato molto, e chi mi ha fatto l’inattesa sorpresa di regalare ad altri dei pacchettini contenenti… “Mailand”! – perché ESSERE IL REGALO è un’emozione più grande del riceverne, e mi ha reso felice e orgoglioso.]
Mentre la notte di capodanno mi allontano da tutto, e chiudo fuori il delirio spetardante, riuscendo a godermi lettura e scrittura in santa pace, e il mio gatto (da tranquillizzare quando si scatenano quei cazzo di botti beoti). E soprattutto un bel paio di film. Rigorosamente in dvd, per non rischiare d’imbattermi in starnazzanti e beceri contdown piazzaioli neppure per inconsulto o involontario zapping.
Anche perché una credenza molto diffusa sostiene che quello che fai allo scoccare della mezzanotte di capodanno lo farai poi (almeno a livello emotivo) per tutto l’anno. E all’idea di dover passare l’anno nuovo immerso in una via di mezzo fra ressa di piazza e bovinazza rincoteca (e anche a ranghi più ridotti, da festa privata, la sostanza non cambierebbe) mi sa che finirei col chiedere subito… l’eutanasia.
Sono fatto così: per me il vero significato dell’odiosa parola “movida” è… no vida. E stare in mezzo alla folla solo un modo più scomodo di essere soli. (Scomodo? Diciamo pure estenuante).
Io non so se un eremita sia da considerare una persona cattiva. Se lo fosse, mi rassegnerò a venir considerato tale. Anche se in fondo al mio cuore non credo proprio di esserlo.
Naturalmente, io per “gente” non intendo i miei lettori e i miei amici, persone rare e preziosissime, e il “Non me ne frega niente della gente” della canzone non lo intendo certo riferito alle (tante) persone che porto dentro il mio cuore. 
Ma le persone a cui voglio bene, fra l’altro, stanno (quasi) tutte molto distanti. E quando non ci sono i chilometri, ci sono io, a essere “il Distante”.
E allora vi bacerò e abbraccerò, come sempre, scrivendo per voi.


giovedì 22 dicembre 2016

STRANA E BANALE ISPIRAZIONE MATTUTINA, COME A TROVARE I MOTIVI PER CONTINUARE UN ALTRO PO’


Guardare un pettirosso, camminare come se mi fossi perso, parlare di libri con Paolo Zardi, essere l’acqua del lago o del mare, scrivere, accarezzare un gatto (e quando esce, sperare che il pettirosso sia già volato via), guidare sotto la pioggia ascoltando i Depeche Mode, scrivere, intenerirsi per un nonnulla, essere la pioggia, scrivere, sognare la mamma quand’ero piccolo, leggere un libro così bello che poi baci la copertina, ricordare e rivivere come fossero adesso le mattine di Natale da bambino, scrivere, preparare le valige per il Mare, commuoversi fino al midollo ascoltando La Cura di Battiato, scrivere, gustare la panna montata, riguardare il Grande Lebowski, rubare un bacio, vedere uno scoiattolo, fare gentilezze inattese per strada, scrivere, giocare a risiko, giocare a carte, giocare a racchettoni e a calcio a cinque anche se sei scarso, avvicinarsi a un vecchio che suona sotto i portici e dargli una banconota invece di una monetina, e quando ti ringrazia guardarlo negli occhi e dirgli “Grazie a te” senza sapere cosa significa e perché cazzo lo stai dicendo e rischiando di metterti a piangere, scrivere, esser felice che siano esistiti Mozart, Woody Allen, Van Gogh, i Beatles, Dostoevskij e la Danimarca campione d’Europa del 1992 , voler bene agli elefanti e ai rinoceronti, ridere di gusto, scrivere, bagnare le piante assetate, brillare per assenza quando una cosa la fanno in troppi, fare una grande pazza sorpresa a qualcuno che non se l’aspetta, veder sbocciare il primo dei fiori che hai seminato, crogiolarsi nell’intimità di quando fa buio prestissimo, far sorridere un piccino, buttare via la sveglia, compilare la lista dei bei libri da comprare, parlar bene di qualcuno che mai lo saprà, scrivere, fotografare i boschi d’autunno, sapere che ci sarà sempre un nuovo genio da scoprire (visto che Hilsenrath l’hai letto a 46 anni!), perdermi negli occhi del mio amore impossibile e capire, dal suo inconsapevole sgomento, che in quel momento mi sta finalmente amando, per un miliardesimo di secondo, prima che gli altri se ne accorgano, e poi scrivergli questa cosa, sapendo che farà finta di non capirla, perché quel miliardesimo di secondo è passato, ma quel miliardesimo di secondo sarà abbastanza eterno, perché anche l’eternità è qualcosa che evapora per sublimarsi, e questo siamo così pochi a saperlo…

E dire buone feste ai miei lettori e amici.





mercoledì 14 dicembre 2016

Elogio dei “parulàsh” (quando ci vogliono) – versione 2016

CHE NE DICI DI PARCA DEA?

“Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, di Mark Haddon
(Mondadori) è un poetico e struggente romanzo sull’autismo,
destinato a lettori di tutte le età.

Non si può concepire un’Intelligenza Perfetta
che non eccella anche in autoironia:secondo me Dio bestemmia.
(Zio Scriba, Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano 2002)

Torno per l’ultimissima volta su un argomento che mi appassiona e al tempo stesso mi annoia (leggasi: “mi scassa i coglioni”): l’atteggiamento bacchettone nei confronti delle cosiddette parolacce in letteratura. 
Con tutto il rispetto (perché so che su tali posizioni c’è anche gente che stimo) ho sempre pensato che questo malinteso puritanesimo fosse più un discorso da vecchie beghine di paese appena sciamate fuori da messa, che non da Scrittori.
Persino Il giovane Holden, che è del 1951, è molto più sboccato di quanto non facesse credere l’edulcorata traduzione italiana (dove comunque non mancavano i “Cristo”, le ingiurie e i parulàsh, e una sacrosanta scorreggia «che a momenti faceva saltare il tetto» mentre un becchino bigotto tiene un discorso “sulla vita” ai ragazzi nella cappella della scuola). 

E due dei nostri Autori più colti e raffinati, Luigi Meneghello e Umberto Eco, hanno usato le bestemmie (quelle rare volte in cui andavano usate, ovviamente, non sto dicendo di usarle con superficialità). 

«Dove, aveva chiesto zio Carlo? E Terzi, messo in soggezione: Pordoi, signor maggiore, quota 327. Perdio aveva detto zio Carlo, io ero alla quota 328, terzo reggimento, Sasso di Stria! La battaglia del solstizio? La battaglia del solstizio. E il cannoneggiamento sulle Cinque Dita? Dioboia se me lo ricordo. E quell'assalto alla baionetta alla vigilia di San Crispino? Diocane
(Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, Bompiani, pagina 236)

Si noti come nel brano qui proposto l’imprecazione più “fuoriposto” sembri proprio quel blando “Perdio”. Che a mio parere è stato messo non tanto o non solo per dare l’idea di una progressione, di un’escalation man mano che il discorso fra i due reduci si riscalda, quanto piuttosto per l’irresistibile tentazione di giocare nell’accostamento con “Pordoi”. Pordoi-Perdio è molto divertente (ragion per cui certi imbalsamati maestrini – barbosi, boriosi e minculpoppi – che tengono in ostaggio ciò che resta delle rovine dell’italico genio, da loro ridotto a serioso e stonato latrato, cacherebbero subito l’intollerante etichettina “autocompiacimento”, ma contro la loro spocchia riecheggi la pernacchia di Eco – e la mia).

Mi torna in mente un tizio che su Fb si vantava di aver escluso da una certa trascurabile antologia (di livello più o meno dilettantesco) proprio quei cattivoni che si erano permessi di far ricorso alle “parolacce”, e questo senza nessun altro accenno alla qualità e al talento dei prescelti e degli esclusi – criterio unico (e sciocco, e stupido, e sconcertante) questo: niente “parolacce”! 

Del resto, se andate a leggervi i bandi di quei ridicoli “concorsi” organizzati sul web da certa nostra editoria, vedrete che fra le cause d’esclusione immediata e aprioristica c’è sempre “il linguaggio scurrile”, mica l’essere degli imbecilli mitomani e semianalfabeti che scrivono col culo!

Verrebbe da dire che tutti costoro abbiano ragione su un punto: se non sai scrivere, evita di peggiorare la situazione diventando volgare. E invece il punto, semmai, è un altro: se non sai scrivere, lascia perdere. E stop. Invece vanno avanti. (E finiscono in classifica).

Giorni fa, proprio su Fb, annotavo questa cosa, che mi permetto di riproporre:
Gli italioti continuano a credere che il problema siano le “paVolacce”, a non capire che oggi volgarità significa soprattutto banalità, stupidità, superficialità modaiola, pecoronismo, vuotaggine, ignoranza esibita.
Un tizio, autore di un tormentone estivo fra i più stucchevoli, si vanta di aver autocensurato un “cazzo” da un successivo capolavoro, perché in ascolto “ci sono anche dei bambini”. Qualcuno dovrebbe spiegargli che a “riscattare” parzialmente quella sua ciofeca estiva sono proprio quei bambini piccolissimi che, cantandola, la trasformano simpaticamente in: 
«Andiamo a scorreggiare!». 

Perché i bambini, per fortuna, hanno sempre detto e sempre diranno le parolacce, in barba a quelle mammine repressive che li condannano a mettere ogni volta, come multa per il turpiloquio, una stupida monetina in uno stupido barattolo (l’espressione giusta, in questo caso, sarebbe ovviamente “barattolo del cazzo”).
Una delle scene di vecchi film che più mi è rimasta nel cuore è quella con una giovane Sofia Loren che rimbrotta il bambino per aver detto “Culo”, al che il simpaticissimo moccioso si ribella e la sfida: 
«Culo, culo, culo e vaffanculo!»
E un romanzo moderno con bambini protagonisti deve saper giocare anche con le cosiddette parolacce, o puzzerà di farlocco e di insulso lontano mille miglia.

Concludo con un doppio breve accenno (il secondo, me ne scuso, sarà un’autocitazione) al capitolo “ipocrisia”, da sempre sottoprodotto della bigottaggine codina.

«Scrivere in modo strano le parolacce è un trucco comune dei devoti. Quando non predicano che razza di Maniaco del Cazzo è il Signore, si comportano come se fosse un Idiota del Cazzo.»
(Shalom Auslander, Il lamento del prepuzio, Guanda, pagina 258)

“Quando poi Marco si lanciò in una requisitoria da sciusciabalaüster contro le bestemmie, non ci vidi più.
Io le consideravo divertenti, colorite, spesso sacrosante (pensavo a quei popoli che col loro dio ci litigano, ma anche agli Illuministi che le scrivevano di proposito in nome della libertà d’espressione). Ci fu un periodo in cui le collezionavo su un quaderno, tanto ero rapito dal loro significato simbolico. E m’incuriosiva il fatto che le bestemmie le dicono più i buoni, che i cattivi. Il cattivo è ipocrita. Il capomafia va a messa e fa la comunione, lasciando sciogliere l’ostia fra lingua e palato perché masticarla è peccato, e quando esce va a sciogliere… un bambino nell’acido.
«Proibire per legge la bestemmia» dissi «non è solo prepotenza da castigatori, ma è soprattutto un incoraggiare l’ipocrisia. Tutto quel profluvio di ziocane e porcozio e porcodiaz, e dio camper e dio boiler e porcoddue, e tutti i vari crincio, e cribbio e crispius, e le porche madosche e le puttane madocine… se ne potrebbero inventare a bizzeffe – che ne dici di parca dea?»”
(Nicola Pezzoli, Mailand, Neo Edizioni, pagina 117)

E per chiudere davvero, lascio la parola al Maestro Hilsenrath, un novantenne di Lipsia che avrebbe tanto da insegnare a parecchi secchioncelli sbarbatelli politically coglioncelli:

- Gli editori insaponano gli scrittori - spiegò Shirley.
- Col sapone vero?
- Sì. Ma solo per gioco.
- E… che senso ha?
- In genere gli editori fingono di prendersi cura degli scrittori, che se sono inesperti e sconosciuti li lasciano fare. Così va il mondo. Ma te l’ho già accennato prima.
- E poi cosa succede agli scrittori?
- Lì per terra?
- Sì, lì per terra.
- Non lo vedi?
- No, non vedo niente.
- Succede tutto in fretta. Molto in fretta!
- Cosa gli fanno gli editori?
- Prima li hanno insaponati per bene. Adesso glielo mettono nel culo. Pronti via. Una dimostrazione cinica di potere. Niente di più. Nella vita è sempre e solo questione di potere.
- Poveri scrittori! – li commiserò Anna Maria.
- È soltanto un gioco, qui, alla mia festa… - minimizzò l’altra.
(Edgar Hilsenrath, Orgasmo a Mosca, Voland, pagina 203)


lunedì 12 dicembre 2016

Come vi racconta i film Corradino non ve li racconta nessuno...

"Cazzo di film era Tuzzi?"

«... la mamma telefonò al cinema di Castelprete per sapere che film avessero in programma. 
Ci scompisciammo al ricordo di quando, qualche anno prima, aveva telefonato e dopo mi aveva mostrato il pezzo di carta col titolo che aveva scritto. Sul fogliettino c’era scritto TUZZI. Cazzo di film era Tuzzi? Naturalmente si trattava di Tootsie, con Dustin Hoffman che impersona un attore fallito che si veste da cessa per trovare lavoro in una serie tv. Sul set s’innamora di una figonji (Jessica Lange) che sotto sotto per l’amica cessa prova affetto, e ancor più sotto addirittura attizzamento, ma quando Tuzzi goffamente ci prova (perché sotto la sottana è ommo) la figonji va in crisi (crede che Tuzzi sia omo) e la sua intelligenza da contadinotta non accetta la possibile avventura. Alla fine è Dustin a chiarire tutto, anche per arginare la complicazione del padre vedovo della figonji che s’è innamorato di lei (di lui) [di lei] e lo/la vorrebbe sposare, e si giunge al finalino rassicurante per il popolo ciulapassere, con la figonji che dopo il prevedibile intermezzo di isterismo e schiaffoni lo perdona e gliela dà per sempre, felice e contenta che lui abbia l’attrezzatura giusta al posto giusto, anche se poi confessa che Tuzzi “le mancherà da morire”. (E te credo: vuoi mettere il brivido lesbico, rispetto al diventare mogliettina di un nanerottolo fallito che tuo padre si voleva ingroppare?)»

("Mailand", Neo Edizioni, pagina 108)


Per Natale, regala il bel romanzo di un outsider! Farai contente due persone: l'autore e il nuovo lettore. Se invece regali la fetecchia di una vecchia zia da classifica, la vecchia zia, che vende migliaia di copie, nemmeno se ne accorgerà... Mentre se ne accorgerà (purtroppo e fin troppo) il povero ricevente-fetecchia.




mercoledì 7 dicembre 2016

Letterina

MERD SELLER? NEIN, DANKE!

Caro Babbo Bambino, o Gesù Natale che dir si voglia: non portarmi, ti prego, reggiscroto autografati collezione macho 2016; non portarmi, ti prego, il nuovo smerdofono che fa i toast e misura la temperatura rettale asterisco; non portarmi, ti prego, una vacanza di 72 ore in qualche villaggio della Polinesia riminizzata animazione inclusa e pasti esclusi; regalami, te ne scongiuro, qualche buon libro, magari non scritto con lo scroto di cui sopra. Anzi, facciamo così: lascia perdere e portami soltanto un buono acquisto, che mi permetta di andare in libreria a esercitare la libidine di sceglierli liberamente secondo i miei gusti. Non è per non fidarmi, scusami, sai. È che diventando il Saint Nicklaus (Santaclaus) di me stesso posso alleggerirti il lavoro. 
E poi, perdonami e non me ne volere, ma di questi tempi sarai talmente frastornato da rischiare di portarmi qualche disgustosa fetta di quella sottopupù vergognosamente smarchettata in tv, che per me sarebbe come per un bambino di una volta ricevere il carbone. Proprio perché adoro i Libri, sarei costretto a dirottare quella paccottiglia di non libri verso altri usi. E per quelli sono già ben fornito di rotoli di scottonelle. Grazie.

PROTESI CEREBRALI? FANCULEN!

asterisco: attenzione a non invertire l’ordine delle due operazioni senza prima aver lavato lo smerdofono!

asterisco asterisco piccolo piccolo: lo smerdofono non è lavabile: se non leggi quest’avvertenza cazzi tuoi, te ne comprerai un altro… Anzi, SCOPRI la nuova offerta “uno smerdofono nuovo ogni due giorni” su www…


SCRITTORI VERI? BENVENUTI A CASA MIA!

mercoledì 30 novembre 2016

Ma che bravo questo! Però cheppalle! Però che bravo! Però cheppalle...


A volte, nel mio prezioso e affollato file di schede di lettura, mi trovo a comporre note in cui le parole positive e quelle negative sull’autore e sul libro continuano a confondersi e alternarsi. Mi capita di stilare microrecensioni in cui le più irriverenti critiche superano gli elogi, eppure alla fine il voto non può essere che alto, per via dello stupore e della gratitudine che ho provato davanti alla magica potenza di certe singole pagine e alle emozioni che mi sono state regalate. E non riesco mai a capire se tutto ciò faccia di me un lettore ingenuo, confuso, poco “preparato” e un po’ schizoide, o al contrario un lettore eccelso, esigente, non rincoglionito da troppa erudizione e attento a ogni minimo particolare.
Per farvi capire cosa intendo, e per chiedere un vostro parere, vi copincollo la scheda del romanzo che ho letto di recente, “Il guardiano del frutteto” di Cormac McCarthy, tradotto dalla bravissima Silvia Pareschi.

Cormac McCarthy
Il guardiano del frutteto. Il potente romanzo d’esordio di Cormac ne rivelava già tutti i pregi di grande scrittore accanto a tutti i suoi difetti, fra i quali spiccano la ridondanza delle descrizioni, l’eccessivo gusto per i particolari più minuziosi e un sovraccarico a volte davvero estenuante di aggettivi. Un maestro visionario che quando scrive riesce al tempo stesso a poetare, intagliare e dipingere, ma che avrebbe dovuto imparare a difendersi dal pericolo chiamato saturazione. Strana lettura, quasi schizoide, con alternanze di goduria e di noia suprema: all’editor che sonnecchia in me prudevano spessissimo le dita sulle forbici. Davvero imperdonabile, poi, la sciatteria di usare in due capitoletti consecutivi (pag 65 e pag 69) le similitudini “come file di pecore assonnate” e “come branchi di pecore sonnolente”. Va a finire che il lettore si addormenta, con tutte queste pecore! 
E comunque: che personaggi indimenticabili, che atmosfere magiche, che paesaggi in cui perdersi!

E a voi, è mai capitato un libro che vi facesse dire, più o meno a pagine alterne «Ma che bravo questo! Però cheppalle! Però che bravo! Però cheppalle! Però che bravo! Però cheppalle…»?



martedì 22 novembre 2016

OP COLL'INEZZIA! - Anagrammi del mio nome


Ho provato a giocare un po' con gli anagrammi di Nicola Pezzoli. Mica facile, con quelle due "z" sempre tra i maroni! Se ne possono fare centinaia, ma questi mi sembrano i più divertenti:

Lancio il pezzo. 
Opel linciò Zaz. 
Zia Lip con zelo. 
Le pizzico l’ano. 
Il capezzolino. 
Cazzo, il pilone! 
Op! c’è illazzion. 
Il pazzo ‘n cielo. 
Picolin olezza. 
Policazzo Line (899) 
A zonzo p’il Cile. 
E pazzi col Nilo. 
Il capo no ‘l zzei. 
Lizz, c’è Paolino! 
Lozioni pe ‘l caz. 
Paonezzi colli. 
Pia collezzion. 
Alieno colpì Z.Z. 
Zio palle zinco. 
Calzoni pe ‘l zio. 
C’è l’olio ‘n pizza. 
Zic-zap ne l’olio. 
Lilì open cazzo. 
Alice n’il pozzo. 
Incolpale, zzio! 
L’è poi il cazzon. 
Pazzi coloneli. 
No ci alzi plezo. 
Zì polcone zalì. 
Incollai pezzi. 
Cozze n’il paiòl. 
Pollaio cinezz. 
Ciapelo in l’ozz. 
Alcolizzo peni. 
Polli, zzio cane! (c’è l’Inter in tv). 
Pazzo ciellino. 
Zzè, olinpic ola. 
Ce li o, polnazzi. 
Azzo, inpecillo! 
Licenziò ‘l pazo. 
Collane o pizzi? 
Alpinizzo l’eco. 
Op coll’inezzia!

mercoledì 16 novembre 2016

Porre il Peto


E comunque “porre il peto”, esistenzialmente parlando, non è sempre una cattiva idea. Dovremmo farlo più spesso.

Ore 7.50: prima sirena degli schiavisti inquinatori acustici
PONGO IL PETO
Radiogiornale
PONGO IL PETO
Scopri!
PONGO IL PETO
Scarica l’App!
PONGO IL PETO
Referendum confermativo
PONGO IL PETO
Amichevole di prestigio della Nazionale
PONGO IL PETO
Esternazione di Putin
PONGO IL PETO
Esternazione di Trump
PONGO IL PETO
Esternazione della Clinton
PONGO IL PETO
Esternazione di Juncker
PONGO IL PETO
Esternazione di [nome di politicante italiota a caso]
PONGO IL PETO
Esternazioni della Cei sui cavolacci miei
PONGO IL PETO
Politically correct
PONGO IL PETO
Non perderti la nuova serie!
PONGO IL PETO
Non perderti la nuova stagggione!
PONGO IL PETO
Non perderti il nuovo modello!
PONGO IL PETO
Ore 13: quinta sirena degli schiavisti inquinatori acustici
PONGO IL PETO
Family day
PONGO IL PETO
Fertility day
PONGO IL PETO
Deejay che raglia vuotaggini
PONGO IL PETO
Complimenti! Hai vinto 4000 ore di conversazione gratis!
PONGO IL PETO
Letterina di Renzi
PONGO IL PETO
Le news attimo per attimo sul tuo cellulare!
PONGO IL PETO
Gli You(mas)tu(r)ber!
PONGO IL PETO
Il nuovo merdseller autografato in esclusiva per te!
PONGO IL PETO
Tutti pazzi per…
PONGO IL PETO
Ore17: sesta sirena degli schiavisti inquinatori acustici
PONGO IL PETO
Telegiornale
PONGO IL PETO
Cresciamo e moltiplichiamoci!
PONGO IL PETO
Mondiali di calcio in Qatar
PONGO IL PETO
Non perderti il reality!
PONGO IL PETO
Non perderti la nuova fiction con suore e peti…ehm… preti!
PONGO IL PETO
Non perderti il talent!
PONGO IL PETO
La tua televisione ovunque con te!
PONGO IL PETO
Mezzo secondo di pausa, restate con noi!
PONGO IL PETO
Domani è la Giornata Internazionale del Peto!
ALLORA IO BASTA PETI
Ricordati che porre il Peto è un dovere di tutti!
ALLORA IO MI RIFIUTO
Perché non petegi, stronzo?
E VOI DOV’ERAVATE QUANDO PETEGIAVO IO?
Sei il solito bastiancontrario!

Come disse il tizio della famosa “scorreggia vestita”: 
«Momenti mi cago addosso».

giovedì 10 novembre 2016

Alessandro Turati - BRICIOLE DAI PICCIONI


Alessandro Turati si definisce “un folle che scrive perché ha il Gesù Cristo negli occhi e ogni tanto sbrocca e dice cazzate”, e già questo basterebbe a farmelo sentire fratello, o almeno cugino.
Se proprio dobbiamo applicargli un’etichetta, Turati è un outsider. (Superfluo dire che per me, nel ramo letteratura contemporanea, outsider più che un’etichetta è una onorificenza).
Gli outsider stranieri più importanti li conosciamo (quasi) tutti: Charles Bukowski, John Fante, Dan Fante, J.P Donleavy, Edgar Hilsenrath, Donald Ray Pollock, Hubert Selby junior, Scott Heim, Gary Shteyngart (e chi più ne ha, più sia benedetto se me li vorrà segnalare!) 
Però ci sono anche talentuosi outsider italici, perbacco. Per lo più, per misteriosi e autolesionistici motivi, cercano di non farveli vedere, ma grazie all’editoria indipendente è ancora possibile andarli a scovare. Uno di loro è appunto Alessandro Turati, trentacinquenne lombardo che ha esordito nel 2012 col romanzo breve Le 13 cose, sempre per i tipi di Neo Edizioni (“per i tipi” è un’espressione che mi è sempre stata sul cazzo, ma fa tanto recensione chic, e siccome a dirvi quanto mi sia piaciuto questo libro di Alessandro ci tengo davvero ho deciso per una volta di abusarne pure io…). 

Ci sono libri che leggi con un tale gusto che ti viene da consigliarli al volo agli amici intelligenti per far loro un favore. 
E questo è uno di quelli.
Briciole dai piccioni è un tragicomico (o tristesilarante) romanzo di de-formazione, dove la vita umana viene spassosamente (e causticamente) ricondotta alle tappe Infanzia, Adolescenza, Alcolismo e Disoccupazione. E cosa c’è di più consolatorio di un libro che sa farti ridere del male di vivere, che quasi sempre, con differenti angolazioni e dosaggi, è anche il tuo male di vivere?
È un romanzo mai banale che a ogni paragrafo ti spiazza, ti fa pensare, ti fa rimettere tutto in discussione, ti fa sorridere amaro e poi d’improvviso ti fa scoppiare in risate irrefrenabili. 
E soprattutto ti fa sentire ancora una volta contento di essere uno capace di farsi del bene regalandosi LIBRI. A patto che siano libri belli, originali e onesti come questo, e non l’ennesima superflua sbrodolata di qualche comatoso timbra-cartellini per inerzia contrattuale, di quelli che a volte non si capisce come facciano a non essere in imbarazzo e a non chiedere scusa, come facciano, già mentre scrivono, a non rotolargli via per protesta sei o sette coglioni di due che ne hanno (se li hanno).
Non un attimo di noia, leggendo, assaporando Briciole dai piccioni, ma questo è scontato, questo è ovvio, altrimenti avrei interrotto e lasciato perdere, e non sarei qui a parlarne: lo sapete, è un mio pallino, una mia debolezza, io al cospetto dei nocivi noiosi mi metterei a spruzzare insetticida, che ci posso fare. E anzi, come sempre mi capita con quelli bravi, ogni tanto mi fermavo per godermi la stessa frase un paio di volte, o anche più, in preda alla gratitudine e alla gongolanza.
Serve qualche piccolo assaggio per i più malfidenti? Sentite qua:

“La cucina è il posto più caldo della casa. Iniziamo a mangiare lì, tutti insieme, poi mamma e papà litigano e uno dei due finisce il pasto fuori, sul pianerottolo o addirittura sulle panchine attorno al giardino condominiale, al freddo. In genere ci va papà, che non gli piace sentire urlare e non è molto abile a schivare oggetti. Io non li capisco, sembra che qualcuno o qualcosa li stia obbligando a vivere insieme e penso che il matrimonio, questo strano sacramento, ben che vada, si conclude senza omicidi.”

“Lui cammina spavaldo, come se prima o poi dovessero ficcargli un cavallo tra le gambe, oppure un missile per andare diritto affanculo nello spazio. Lei invece sembra avere un problema proprio lì, proprio lì che non so come si chiama, tiene sempre le gambe strette anche quando dorme, forse perché allargandole uscirebbe un altro me, per giunta vestito uguale, così da andare in giro per il paese a fare i gemelli stronzi da prendere a calci.”

“Il sacerdote che officia la messa esequiale ha occhi piccoli come un cinghiale che caga e guarda fisso verso di me”.

“Mi piacciono il grottesco e l’assurdo, seppure fino a un certo punto, cioè fino a quando le vicende non si allontanano troppo dalla realtà. Per esempio, potrei leggere di un uomo che si accovaccia su un marciapiede e fa un uovo, ma non potrei mai leggere di un uomo che, dopo aver fatto l’uovo, si mette a volare”.

“Le statistiche sostengono che solo una donna su cinque ha raggiunto l’orgasmo nella vita. Queste statistiche, inoltre, lo sostengono come fosse colpa mia, che invece non mi lasciano neanche tentare”.

“Mi faccio la barba e preparo il curriculum vitae. Quattro pagine di parole ma basterebbe una sola frase: NON SO FARE UNA MINCHIA”.

“Sara termina le sue faccende e si tira su i pantaloni. Una vecchia di passaggio vede la scena e ci guarda disgustata. Sostengo il suo sguardo finché non lo abbassa, roba di qualche secondo. Queste vecchie vanno trattate male, sempre, altrimenti è un attimo che ti rubano l’anima e ne fanno uno scialle ai ferri”.

“Dovrei prendermi l’autoradio, penso, almeno potrei ascoltare Carla Bruni che quando canta sembra fare condoglianze e pompini nello stesso momento”.

Insomma non fate i piccioni, amici miei, e stragodetevi queste briciole di talento!
E soprattutto, come sempre, non fatemi incazzare.
Parola di Scriba.

domenica 6 novembre 2016

DANK PADOVA UND CASTELFRANCO!! – l’ultimo tour corradiniano raccontato per immagini.

MIGA BAE!!!!

Si comincia! Primo atto nell'accogliente e colorata
Libreria Zabarella (grazie Barbara!): ai miei lati ci
sono Paolo Zardi e Massimiliano Righetto
"per Elle e Ally" (che la magia dei Blog ha reso compagni nella vita):
chi come loro compra sempre una copia più due da regalare, merita
senz'altro una dedica rosso sangue. Grazie Amici!
Il mattino dopo in giro per Padova, alla scoperta della città
"I cracchi passano, gli scrittori restano (seduti)" - pausa pranzo  con
Paolo, Elle e Ally in un magico posticino celebrato su Grafemi
TIME TO FLY: affrettarsi, ma in modalità slow run
e con le mani in tasca. Gli amici blogger devono prendere
il treno, ma forse in fondo non gli dispiacerebbe perderlo...
Autoritratto di bloggers rubato a uno specchio
Secondo Atto alla Ubik di Castelfranco (Grazie Clara!):  accanto
a me, oltre all'immenso scrittore Zardi, una presentatrice di gran
classe: Elena Rui, giunta appositamente da Parigi. State davvero
cominciando a viziarmi, amici cari: e se poi ci faccio l'abitudine?
E giusto per non montarmi la testa, in pizzeria mi si offre... un trono!
Nicola Primo, nuovo sovrano di Castelfranco, il Re Scrittore. :)

Ce ne sarebbero volute cento, di foto, e ancora non sarebbero bastate a documentare la gioia che mi ha acceso il cuore in queste due giornate e mezza: non so se avere più nostalgia (e gratitudine) per il calore e l'affetto che ho ricevuto da tutti coloro che ho incontrato, per le presentazioni ben riuscite, per i bei momenti delle tavolate serali sia giovedì che venerdì, per il venerdì mattina a Padova, prima passeggiando e spritzando con Elle e Ally, poi unendoci a Paolo in pausa pranzo, o per la dolce e affettuosa ospitalità di tutta la famiglia Zardi. Mancano del tutto foto esterne di Castelfranco Veneto: un gioiello di città, ma ci siamo arrivati col buio e la mia fotocamera è un baracchino. 
Per chi fosse interessato ad altri spunti, in ogni caso, potrà trovarli nel post dell'amico Alligatore, mentre chi fosse interessato ad altre immagini potrà scoprirne di numerose e di magnifiche in quello ad alto tenore artistico realizzato da Elle.
Credo sia tutto: dovrei ancora scrivere un mezzo romanzo soltanto per i dovuti e sentiti ringraziamenti, ma altre cose mi chiamano.
Un bacio a tutti: vi voglio bene, lettori, amici, buongustai. 


martedì 1 novembre 2016

Corradino ritorna "sul" Veneto per presentare "Mailand"!!

XE DO ROBE IMPERDIBILI!

Un bel ricordo della precedente incursione
nelle terre del Nord Est (tre anni e mezzo fa)

PADOVA
giovedì 3 novembre, ore 19
Libreria Zabarella
con
Paolo Zardi
Massimiliano Righetto
Nicola Pezzoli

CASTELFRANCO VENETO
venerdì 4 novembre, ore 20.45
Libreria Ubik
con
Paolo Zardi ("il Buono")
Elena Rui ("la Bella")
Nicola Pezzoli ("il Cattivo")

Che cosa sono io non so
Ma di sicuro questa è la foto
che mi rappresenta di più
Un possibile tappeto del Risiko a Babbion's House
nell'interpretazione degli amici della libreria Ubik

Vi aspettiamo numerosi! (E molto curiosi)

venerdì 28 ottobre 2016

“Stimare”. Verbo transitivo: in gergo chiesaiolo, desiderio perverso di sotterrare qualcuno affinché venga divorato dai vermi. «Ti stimo un sacco. Anzi, una bara».


CENERE ALLA CENERE

La chiesa “continua a preferire la sepoltura dei corpi, poiché con essa si mostra una maggiore STIMA verso i defunti”. A parte il fatto che di solito le persone che come mia mamma si sono fatte cremare LO HANNO SCELTO E CHIESTO LORO (quindi semmai si dovrebbe parlare di “autostima”), questo bizzarro modo di pensare potrebbe condurre a importanti revisioni sul piano linguistico: per esempio non si dovrebbe più usare la frase di fantozziana memoria “Ti stimo moltissimo”, bensì “Vorrei farti mangiare dai vermi, e alla scadenza del contratto d’affitto comunale farti riesumare e sbattere in un ossario”.
[Ma credo che in realtà lo sappiano benissimo, che essere cremati è cosa voluta ed espressamente richiesta dal singolo. Quindi questo balzano pensiero potrebbe nascondere qualcosa di peggio: un viscido invito a provare a NON rispettare tali volontà, destinato ai più cocciuti baciapile e succhiabalaustre.]
Inoltre Lorsignori (tanto per avere la certezza di restare sempre qualche passo indietro, sennò non ci sarebbe gusto) vietano tassativamente la dispersione delle ceneri in natura. Bene. Io VORRÒ la dispersione delle mie ceneri. Che si sappia.






martedì 25 ottobre 2016

Anti italiano? Per forza!

LA SOLA BANDIERA CHE RICONOSCO, E GIÀ QUESTA MI VA STRETTA

Se c’è una cosa che non tollero nei ragli dei politicanti è quando essi, fingendosi persone di alto livello Morale, si mettono a impartire agli altri lezioni di etica sugli argomenti che fanno loro comodo, facendo finta di nulla su quelli che comodo non gli fanno.
Come il nostro ineffabile capetto di governo, che dalla più scricchiolante delle cattedre si permette di bacchettare l’Europa sull’argomento migrazioni, ma non parla mai del fatto che il nostro vergognoso paese è l’unico nel continente a leccare i piedi, per biechi motivi affaristici, alla Putinlandia, un luogo incivile dove i giornalisti vengono ammazzati, i dissidenti spariscono, e dove la più putrida omofobia è Legge di Stato.
Per non parlare della disonestà mentale di far finta di non capire la differenza tra profughi e cosiddetti migranti economici. 
Chi erige muri contro i profughi invece di salvarli, aiutarli e proteggerli è un fascista e un pezzo di merda, questo va detto chiaro. 
Ma chi dice di non poter accogliere decentemente milionate infinite di cosiddetti migranti economici ha le sue lampanti ragioni: non tutti sono così irresponsabili da abbandonare gente allo sbando per le strade, alla mercè di criminali, caporalati, profittatori e trafficanti d’organi, come a quanto pare sta succedendo da noi.
E l’idea del barcone affondato da mettere in una piazza come monumento al senso di colpa europeo non è idea da statisti, ma da scafisti.
Per non parlare, infine, della sbruffonaggine da pulcinella col mandolino di intimare a Bruxelles di “occuparsi della Vallonia”, invece di dire a noi stessi di occuparci di Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta (dove per “occuparsi” s’intenderebbe contrastarle, non favorirle moltiplicando gli spazi e le concessioni per il gioco d’azzardo…)
Sono anti italiano? E vorrei anche vedere come caspita si possa fare a non esserlo, oggi come oggi.