Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!

Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!
«Pezzoli evolution... tre libri per un solo grande, toccante e indimenticabile romanzo di formazione.»
"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

sabato 25 giugno 2016

Sperando di fare un regalo gradito, ecco in assaggio l’incipit di “Mailand”: un incubo premonitore (siamo nel lontano 1987) dell’odierna imbecillità politically correct.


1

Il lato interno delle parole



Le parole cadevano una dopo l’altra, i vocabolari smagrivano. Sotto i colpi di leggi e decreti, i cadaveri dei nomi delle cose si ammucchiavano come foglie autunnali al fronte, come soldati appollaiati su rami a tiro di cecchino. Nel giro di pochi giorni erano state espurgate dal catalogo del dicibile “mulatto”, “sordo” e “chiappe”. Poi, giusto in mattinata, era stato diramato il bollettino che mandava in pensione la bellissima parola “straniero”, e l’editore che aveva appena ripubblicato il famoso romanzo di Albert Camus fu obbligato a ristamparlo col titolo Il proveniente da altra nazione di pari dignità, ci mancherebbe, si figuri, grazie

[ ... ]

E le parole perite non di naturale disuso (come “purchessia” o “costaggiù” o “intelligenza”) ma di censura violenta, non avevano neanche diritto a una lapide commemorativa, perché lì sopra avresti pur sempre dovuto scriverle.


venerdì 17 giugno 2016

Risiko-Konrad. CESENA: presa!



Un affettuoso abbraccio alle splendide persone venute ad ascoltarci.
Il mio ringraziamento a Mirna della Libreria Giunti e all'ufficio stampa Neo (Francesca Fiorletta) per il sempre efficiente coordinamento.
E un Danke gigantesco a Tommaso Balbi.



p.s. 
Tengo a rivendicare che questo continua a essere il blog di un Cittadino Europeo.
In culo ai fasciopopulisti nostalgici delle guerre di trincea. 

giovedì 9 giugno 2016

ERESIE SFUSE IN SALSA ROZZA

I LOVE KI KAZZ ME PAR
 (e odio chi mi spar)

1 L’umanesimo obbligatorio e assoluto mi annoia (a Oxford direbbero che mi scagazza il ca**o) tanto quanto l’animalismo obbligatorio e assoluto. Ovvio che non amo un terrorista o un trafficante d’armi più di quanto ami il mio gatto Isidoro, e che la sorte del pettirosso che ho appena visto dalla finestra mi stia leggermente più a cuore di quella di un bracconiere fascista che picchia la moglie due volte al giorno, o di quella di un pirla che si vanta di non leggere libri. Altrettanto ovvio che non amo il pitbull senza museruola incrociato in passeggiata più di quanto ami i miei amici o le mie nipotine. Ovvio, soprattutto, che su tutto questo non abbia da rendere conto a nessun pretozzo o a nessuna superstar delle alte cattedre infallibili. Amen. 

2 Io posso anche arrivare a capire che qualche sindaco più o meno bigotto e più o meno omofobo, magari di non eccelso livello intellettuale o dal deludente spessore intellettivo si rifiuti di celebrare personalmente le unioni civili previste dalla nuova legge, delegando altri funzionari, per non sentirsi in imbarazzo. Al loro posto eviterei, però, di sbandierarlo e di vantarmene. 
E soprattutto non la chiamerei “obiezione di coscienza”. 
Quale coscienza? Coscienza INcivile?
E non staremo, in generale, esagerando con queste menate dell’obiezione di coscienza?
Se un pompiere si rifiutasse di spegnere un incendio e salvare delle vite, per obiezione di coscienza in nome del Dio Fuoco, che cosa faremmo? Continueremmo a pagargli lo stipendio rispettando la sua “coscienziosa” obiezione, o lo licenzieremmo con una sana (e coscienziosa) pedata nel cu**?
Forse, dovrebbe semplicemente passare il principio in base al quale, se sei obiettore rispetto a cose di vitale e civile importanza, NON PUOI FARE QUEL MESTIERE LÌ (e men che meno in apparati PUBBLICI).  

3 Sarò anche stronzo, ma a me “Non avrete il mio odio” continua a sembrare un'ipocrisia un po' esibizionista. Io li odierei se mi ammazzassero un cocker, figurarsi la moglie! Certo, vivere nutrendosi d’odio è la peggiore delle vite possibili. Ma negare, rimuovere, soffocare il naturalissimo odio verso chi ti ha fatto ingiustamente un male immenso e irreparabile è roba da reparto psichiatrico. O da bestseller furbetto.

4 Ricordo che pochi anni fa, per dare l’idea del successo del vecchio (bel) romanzo Stoner di John Williams, si sbandierava il fatto che l’edizione italiana aveva venduto BEN 80.000 copie. Quando soltanto in Olanda, Paese i cui abitanti superano di poco quelli della nostra Gallarate, ne erano state vendute 200.000, cioè due volte e mezza! Chissà, forse però da loro vanno di meno i libri “scritti” da cuocuzzi, cantanti, politici, sportivi, guitti, registi, deejay, ragazzotti you(mas)tu(r)ber e cazzoncelli famosi vari.
Forse da loro si entra ancora in libreria sentendosi un Lettore, e non un cazzo di telespettatore.

5 “Se ho del tempo libero preferisco un buon libro di Mario Rigoni Stern all’ultimo numero di Wired”. Carlo Ratti, un uomo che vive immerso nella progettualità ipertecnologica, riesce, nel corso di una bella breve intervista al Corriere della Sera, a citare ben quattro Scrittori: Rigoni Stern, Italo Calvino, Hemingway e Juan Rulfo. E chissà perché, tutto questo restituisce un briciolo di antropologica speranza persino a un pessimista apocalittico e totale come me.
In giro c’è ancora sete d’intelligenza. 
Non necessariamente artificiale.

6 Da scrittore originale e innovativo, amante di giochi e neologismi, non ho simpatia per le regole grammaticali troppo rigide o troppo vecchie. (Inorridisco quando vedo qualcuno usare ancora Egli invece di Lui, anche se formalmente è esatto). 
Devo dire però che su determinate regole, soprattutto fonetiche, sono rigido anch’io (per non parlare dello STUPRO delle Parole, tipo l’imbecillità micragnoso-risparmiatoria di scrivere “nn” invece di “non”).
Per esempio ODIO vedere scritto “c’avevamo” o “che c’azzecca”. Perché lì, delle due l’una: o hai il coraggio di essere davvero originale e sperimentale (e allora scrivi “ciavevamo” o “che ciazzecca”) oppure lo scrivi come si deve: “ci avevamo”, “che ci azzecca”. Altrimenti, in Italiano, ti piaccia o no, la “c” davanti alla “a” è DURA, e quel pastrocchio lì si legge: “CAVEVAMO”, “CHECCAZZECCA”… 

7 La sirena lugubre e minacciosa come un allarme antiaereo che da anni, vicino a casa mia, ulula prepotente per SEI volte al giorno, compresi Natale, Capodanno, 25 Aprile e Primo Maggio se non cadono di sabato o domenica (disinserirla richiederebbe troppa fatica, o troppa intelligenza) non è soltanto un esempio di irriguardoso (e, nel 2016, abbastanza inutile e anacronistico) inquinamento acustico: è anche molto indicativa della forma mentis padronale. Infatti, gli ululati d’entrata delle 8 e delle 13 sono preceduti di dieci minuti da un pre-ululato, che in pratica dice “niente scherzi, fra 10 minuti esatti dovete essere al lavoro”. Invece quelli d’uscita di mezzogiorno e delle 17 non hanno nessun pre-ululato che dica “ok, ragazzi, preparatevi a uscire”…
Visto che vi piace così tanto rompere i timpani (e i maroni) perché non farlo OTTO volte al giorno?

8(8) Sono molto FELICE di essere considerato “idiota” da uno come Gigi Buffon, a causa della mia dichiarata Diserzione dall’obbligatorio tifo patriottico-mameloide agli Europei. Forza Islanda! E forza Chiunque, tranne la squadra allenata dal signor Conte, e rappresentata da un portiere che non ha mai fatto mistero di amare il numero 88, nel suo significato più becero e fasciomachoide (nonché classico tipo da familyday che poi però... lasciamo perdere). Sei il più grande portiere di sempre, caro ragazzo. Ma non illuderti, nemmeno per un attimo, che questo ti conferisca in automatico ALTRE grandezze, men che meno morali o intellettive.


giovedì 2 giugno 2016

I veri Santi non frequentano i calendari


SANTISSIMO
ALAN TURING

Pare che grazie alla genialità di Alan Turing (il vero padre del pc con cui sto scrivendo) nel decrittare il codice Enigma dei nazisti, la seconda guerra mondiale sia terminata con almeno due anni di anticipo.
Risparmiando le vite di circa 14 milioni di persone.
In cambio, nel 2013, la regina Elisabetta II gli ha concesso, bontà sua, la Grazia Postuma. 
Nel 2013. 
La “Grazia”.
Per la condanna ricevuta in quanto omosessuale, che lo portò a subire la castrazione chimica e a suicidarsi nel 1954. 
Molto postuma, ‘sta grazia. 
Lentina, la vecchietta. 
Dio la salvi, se proprio deve. Se proprio vuole. 
Ma la cosa davvero tragicomica è che la nostra specie continui a definirsi Sapiens.
Quando di Sapiens ne nascono sei o sette ogni cento milioni (tranquilli, non mi ci sto contando pure io: sono a malapena un semisapiens, e neppure troppo sveglio).
Ne nascono sei o sette, o forse molti di meno, ogni cento milioni. 
(Mentre la mamma degli imbecilli, notoriamente…)
Sei o sette ogni cento milioni. 
Secondo stime ottimistiche, al rialzo.
Sei o sette ogni cento milioni, 
o forse moltissimi, moltissimi di meno.
E di solito finiscono male.
Perdonali, Alan Turing. Se proprio vuoi.
Anzi no. Non perdonarli mai.
Per l’insulto di quella stupida condanna (quando per l’immensità eroica della tua impresa avrebbero dovuto premiarti con un bel ragazzo a notte. Col permesso, volendo, di mangiartelo a colazione.)
E per l’insulto, ancor più imperdonabile, di quella cazzo di “Grazia”.
“Grazia” un bel pezzo di cazzo.
Al limite, gli chiedevate SCUSA. Inginocchiandovi su quelle ingrate real ginocchia.


martedì 31 maggio 2016

Risiko-Konrad. PARMA: conquistata! (O forse siete stati VOI a conquistare me...)


Era un lunedì pomeriggio, ma sembrava un sabato da festival letterario. Avrò sempre nel cuore i vostri sguardi attenti, i vostri sorrisi, quel vostro applauso. Grazie alle mie splendide presentatrici Federica Soprani e Giulia Siena. Grazie al Director del megastore Feltrinelli Roberto Ceresini. Grazie agli Amici Robert Christian Pared e Chiara Allegri, che ancora una volta si sono presi la briga di accompagnarmi e rifocillarmi nella loro meravigliosa città (consiglio a chiunque "Africa 2", pizzeria e cucina etnica di livello sopraffino). Grazie alle due giovani Amiche a cui per la prima volta ho potuto firmare una dedica: Cristina Taliento e Valeria Zangrandi - ringrazio la seconda per essermi anche venuta in soccorso con una penna, visto che la mia, come misteriosa tradizione ormai pluriennale, si è messa a fare le bizze dopo il primissimo autografo... Insomma, scusatemi se la sto facendo tanto lunga: volevo semplicemente dire GRAZIE a tutti. 
Danke Parma!




giovedì 26 maggio 2016

26 maggio 1934


82!

Qualche stronzetto sta già cominciando a blaterare che gli anziani, invece di godersi in pace la vecchiaia (quando ci riescono) debbono diventare “una risorsa”. (Molti di loro lo sono già: per gli sciacalli delle truffe).
Non vi bastava il Rigenitoraggio Geriatrico?
Cosa devono fare, ancora? Mettersi una scopa in culo e spazzarvi le scale?
E a volte gli tocca pure beccarsi dei “privilegiati”.
Non sopporto quel pauperismo ipocrita di strammerda che invece di prendersela con gli straricchi e coi parassiti disonesti mira a far sentire in colpa il ceto men che medio. Tipo te, papà. Dopo aver conosciuto la guerra da piccolo, dopo una vita da impiegato sfruttato, dopo anni terribili e grami in cui sei pure andato in rosso per la malattia della tua moglie adorata che hai perduto nel 2003 (e ovviamente non è quello il punto: avresti dato la vita per salvare la sua, ma era tardi, era impossibile), oggi hai una pensione decente che ti permette di andare al Mare (e se ne hai voglia, quando non c’è gente, pure in altalena, che è gratis), e di aiutare i figli in difficoltà (e difficoltà è un eufemismo, se uno dei due è un pazzo cocciuto che vuol fare lo Scrittore), nonché un paio di associazioni che per ringraziamento si sono vendute il tuo indirizzo, intasandoti la cassetta della posta di richieste inesaudibili – e facendo per il resto la vita frugale del più semplice e morigerato dei monaci. Cazzo, signor Pierluigi! Vergogna! È tutta colpa tua se nel mondo muoiono di fame! Colpa del tuo vivere strafogato nel benessere! 
Ma andatevene affanculo!
Scusa se mi sono sfogato al posto tuo. Tu non l’avresti mai fatto. Sei troppo buono. È una debolezza che ho ereditato da te. Ma non quando maneggio le Parole: allora mi trasformo nel supereroe, nell’highlander – allora divento l’incazzato SuperNick.
Ma ho perso il filo persino io. Cos’è che volevo dirti?
BUON COMPLEANNO PAPÀ.
Ti voglio bene. (E adesso nevicherà, perché quest’ultima cosa credo di non avertela mai detta, e in verità non so neppure se te la farò leggere).


lunedì 23 maggio 2016

21 maggio 2016 al Falso Demetrio: una delle presentazioni più scoppiettanti e divertenti della storia. Danke Genova!!

Le immagini sono un regalo della splendida amica Lucia (conosciuta nel mondo dei blogger come "Felinità") che ringrazio di cuore sia per le foto che per il seguente commento al romanzo:

«" MAILAND " : ancora un gioiellino di ironia, dolore, rabbia e sguardo dentro l'essere umano senza fronzoli e sovrastrutture ipocrite di Nicola Pezzoli» 






lunedì 16 maggio 2016

Prossimi appuntamenti col Corradino-Konrad Tour. E qualche altra (bella) parola su “Mailand”.

lo Zio Nick all'età di Corradino-Konrad

MAILAND - Presentazioni imminenti:

GENOVA
Sabato 21 maggio, ore 18
Libreria indipendente “Falso Demetrio”.

PARMA
Lunedì 30 maggio, ore 18
Libreria Feltrinelli di via Farini.

CESENA achtung! variazione data!
Giovedì 16 giugno, ore 18
Libreria Giunti.


E infine, solo per i più curiosi, e per quelli che non vogliono perdersi nulla del corradinismo, ecco una splendida recensione firmata da Gianluca Garrapa per SATISFICTION.

Aggiungo poi questa, meravigliosa, appena apparsa su Sugar Pulp magazine, by Corrado Ravaioli.


lunedì 9 maggio 2016

Alessandro Vietti - REAL MARS


Di Alessandro Vietti (ingegnere genovese, blogger sopraffino, appassionato di Science Fiction, di astronomia in generale e del pianeta Marte in particolare, e soprattutto di buoni libri) avevo letto con grande piacere il romanzo Cyberworld (Editrice Nord), impressionante per visionarietà e per ricchezza di invenzioni, e il geniale racconto Emocrazia, facente parte di un’antologia intitolata “Sinistre presenze” (Bietti).
Ottime prove, che già rivelavano una fantasia sfrenata accompagnata da una matura e lucida padronanza della scrittura. 
Ma Real Mars è qualcosa di più: è il libro della sua vita. E si vede. Si sente. Si percepisce. E si gode. Real Mars è un romanzo cesellato e rifinito con quel cocktail di dedizione, accuratezza e professionalità intelligente senza cui non si hanno libri, ma carta da macero (o da classifica italiota…) 
È un romanzo ora divertentissimo ora inquietante, ora perfido ora tragico, che sa unire fantascienza e distopia sociale (si parla di un’umanità completamente soggiogata dalla televisione – vi ricorda qualcosa? – e dall’ennesimo reality, che però non è un reality qualsiasi, avendo per oggetto nientemeno che un viaggio su Marte) e Vietti ci serve il tutto condito da un’ironia al vetriolo che oserei quasi definire… zioscribesca!
Lo stile dell’autore si nutre di similitudini vivide e brillanti («come tonni davanti a una funivia», «con l’entusiasmo di un bambino alla sua prima supposta», «la sua anima si è svuotata come la cassetta di uno sciacquone», «la voce come un capello sul punto di spezzarsi»…), e se un minuscolo difetto si può trovare è che in certi punti eccede un poco in saturazione, sicché le immagini più deboli rischiano di soffocare quelle più felici. Ma è un rischio soltanto sfiorato: il testo scorre che è una meraviglia, e sembra già prontissimo per diventare un bel film.
Della trama non vi anticipo nulla che vada oltre il primo giorno (dei ben due anni e mezzo previsti fra andata, permanenza e ritorno), quando la missione dei quattro astronauti (due uomini e due donne, c’è anche un italiano) parte sotto auspici che non potevano essere peggiori: nella diretta da uno studio televisivo grondante cosce, silicone, applausi scroscianti e pubblicità demenziale una famosa veggente chiamata Madame (che in realtà è un pingue trans malriuscito con le tette pelose) si sente male dopo aver visto la carta della Morte, e negli ultimi rantoli con bava alla bocca prima di salire in ambulanza evoca il pericolo rappresentato da un quinto membro dell’equipaggio, fantomatico e terrificante. 
Qui mi fermo (aggiungo soltanto che è una lettura gradevole, piena di sorprese, e ben scandita da incalzanti capitoli brevi, come si conviene a una Narrativa agile, moderna, mai noiosa), e mi limito a sottoscrivere l’esortazione della (bella) copertina: “Mettiti comodo. Entra nella Storia”.
Mentre la mia esortazione agli indecisi, ai pigri e ai tirchiacci è la stessa di sempre: non fatemi incazzare.
Parola di Scriba.

[Potete chiedere il romanzo al vostro libraio di fiducia, oppure ordinarlo direttamente cliccando QUI. 
Disponibile anche in versione ebook.]



sabato 7 maggio 2016

Buon compleanno, Lidia.


Oggi avresti compiuto 78 anni, mamma mia dolcissima.

Lo sai che il cuore di quel bambino batte ancora in sincronia col tuo, vero?


lunedì 2 maggio 2016

Assaggi di miei romanzi inediti - da "Il volo interrotto degli angeli": IL BEIJOQUEIRO.

Serial Kisser!

Ho letto da qualche parte che una volta in Brasile c’era un pazzo, un omone cicciottello e non del tutto a posto con la testa, che veniva chiamato il Beijoqueiro. Non sono sicuro che si scriva così. In ogni caso questo Beijoqueiro, che vuol dire il Baciatore, aveva come solo scopo nella vita dare un bacio a tutti quelli che incontrava. Baciava gente per la strada, baciava vecchi, baciava suore e poliziotti, baciava bambini e fruttivendoli e vescovi, ma era anche un bel tipo di esibizionista, e così s’intrufolava in tutti gli eventi, i congressi, in tutti i concerti e comizi e conferenze stampa e gare sportive, ovunque succedesse qualcosa d’importante lì compariva il prode Beijoqueiro, si materializzava dal nulla, e all’improvviso te lo ritrovavi sul palco. Beijoqueiro all’attacco! Della bocca di un cantante, di un deputato, di un calciatore, di un’attrice famosa, di un banchiere, di un manager, di un cardinale. Il Beijoqueiro non voleva nient’altro. Non se ne stava lì a importunare quelle persone. Non le palpava. Non le insidiava. Non faceva loro del male. Non rompeva i coglioni per l’autografo, o per coinvolgerli in qualche iniziativa finto umanitaria. Un bacio e via. Missione compiuta. Al massimo un abbraccio. Cosa si può immaginare di più innocente e di più divertente? Di più cristiano? Certo, poteva anche risultare fastidioso, per alcuni, ma in fondo, che male può esserci nel semplice bacio di un attempato cicciottello a cui mancano un paio di venerdì? Eppure, pochissimi stavano al gioco. Eppure, il vero record del Beijoqueiro non sono le migliaia di baci a gente comune e le centinaia a personaggi famosi. No! Il vero record del Beijoqueiro sono i ricoveri ospedalieri per le percosse degli sbirri e degli addetti ai servizi d’ordine e delle guardie del corpo, di fidanzati possessivi o mariti gelosi, o di qualche sconosciuto sull’autobus a cui il bacio è andato di traverso. Lussazioni, escoriazioni, polsi spezzati, costole rotte o incrinate. Per il tentativo di dare un bacio. E l’altro record parallelo sono i cumuli di denunce, e i giorni passati in gattabuia. Per il tentativo di dare un bacio. Il panico! Aiuto! Signore, libera nos dal Beijoqueiro! Salvaci dal Serial Kisser! Preservaci dalla sua follia! Questa cosa dovrebbe far riflettere. Su questo mondo in cui un “ti odio” può provocare una risatina e una scrollata di spalle. Ma dove un “ti amo” può essere fonte di guai molto seri.

sabato 23 aprile 2016

Intervista su SMEMORANDA!

Ulteriore foto propiziatoria: Corradino al Teatro Sistina!


«In quanto outsider, in quanto artista estremo e assoluto, in quanto monaco della scrittura che questa schifosa società vorrebbe trasformare in forza lavoro del cementificio o del call center (o in abitante del cimitero), sono a dir poco orgoglioso di far parte di questo movimento, e felicissimo di essere un autore della Neo Edizioni, che ho più volte definito la mia bukowskiana Black Sparrow, ma che rispetto a essa mi pare al momento assai più emergente, più battagliera, più forte, più “cool”.» 

È uscita ieri questa bellissima intervista sul sito di SMEMORANDA, con una minirecensione dove mi si fa l'onore di accostarmi a... Pedro Almodòvar. 
Curata dal sempre magico Alligatore, potete gustarvela cliccando QUI.

E se non vi basta: Corradino si butta nella mischia!
(E non fate arrabbiare i suoi amici: non vi conviene!)

martedì 19 aprile 2016

Altra presentazione di "Mailand": 22 aprile a VARESE


Dopo l'esordio trionfale al Book Pride, riecco il nostro Corradino-Konrad alla conquista della "sua" Varese. L'appuntamento, ormai tradizionale, è fissato per venerdì 22 aprile, ore 18, alla Feltrinelli di Corso Moro. Presenta, accanto all'autore, Paolo Franchini.

Considerato che il 23 sarà la Giornata Mondiale del Libro, quale modo migliore di celebrarla del farsi sorprendere dalla mezzanotte con questo romanzo tra le mani?

E intanto, sempre all'insegna del motto dell'anno, "Corradino uber alles", ecco una delle tante immagini che mi mandano ogni giorno i miei splendidi Lettori: c'è qualcuno che pur di non separarsi da lui se lo porta pure in ufficio, con tanto di cravatta!



Altri se lo godono sul treno da Mailand a Cuviago...




Altri ancora, invece, lo portano con loro a Vienna in gita scolastica!


E altri ancora lo fanno felice portandolo al Mare (promontorio del Circeo)



sabato 16 aprile 2016

Book Pride 2016: NOI C'ERAVAMO!

IN THE NAME OF KONRAD


Vi “dovevo” un post sul Book Pride, la splendida Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente svoltasi a Milano, Area Base, nei primi tre giorni di aprile, e culminata, proprio la sera di domenica 3, con la presentazione del mio romanzo “Mailand”, in una saletta chiamata (cosa che ho trovato assai di buon augurio) Macondo. 
In realtà lo dovevo anche, come ringraziamento, ai tanti che ho visto sbattersi per rendere materialmente possibile l’evento (a cominciare da due ragazzi tecnici del suono a cui abbiamo potuto offrire soltanto un po’ di vino – soltanto si fa per dire, visto che era un sensazionale Montepulciano d’Abruzzo portato dai mitici Angelo Biasella e Francesco Coscioni…), lo dovevo a me stesso e al ricordo dell’emozione provata, ma soprattutto lo dovevo alle tante meravigliose persone venute ad ascoltare il sottoscritto e il sempre trascinante reading dell’immenso Cosh: vecchie conoscenze come Mauro “Unwise” Colombo, Roberto “Robydick” Rotunno, l’Amica lettrice e blogger Mariella, e tante altre che ho avuto la felicità e l’onore di abbracciare per la prima volta, fra cui Stefania Iannolo, Placido Di Stefano (purtroppo assentatosi al momento di fotografare il pubblico), Stefano Sgambati (e tramite lui abbraccio, adesso, Caterina Blum!), Marta Abbà, Annalisa e Gerardo, e soprattutto la simpatica e appassionatissima Sandra Faé, e il di lei consorte. E con loro tanti, tanti altri. Dopodiché, visto che ho già parlato anche troppo, aggiungo qualche fotografia. Anche per dirvi che… ebbene sì, dopo ben otto anni da fighetto coi colpi di sole (mai avevo resistito così tanto con una stessa pettinatura) abbiamo deciso, in onore di “Mailand”, di sfoderare un nuovo look, quasi, dico quasi, da persona seria (ma non lasciatevi ingannare dall’apparenza: sapete bene che da queste parti la troppa seriosità è vista come una terribile malattia!)