"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

domenica 22 febbraio 2015

AGONIA DI UNA FATA E ALTRI SFACELI – altri due giorni da quel maledetto diario del 2003 (versione condensata per il blog)



LE TRE PAROLE PIÙ BELLE:
AKSARA, SHRIVE, MAMMA.


23 maggio (venerdì)

Fianco a fianco, affacciati alla finestra della cucina, guardiamo la fioritura deliziosa delle roselline rampicanti. Torna un po’ a letto, finisco di cucinare io. Intanto oggi, per la prima volta, sul corriere cultura si decidono finalmente a parlare di Raimon Panikkar, a proposito di un nuovo libro appena uscito da Rizzoli, non certo il migliore né il più importante dei suoi (ma si sa, nel povero mondo culturale lobotomitalico esisti solo se lo certificano i grandi editori). 

Fra le sue parole che più hanno colpito il cuore della mamma, c’è la similitudine dell’acqua. Panikkar dice che in molte antiche culture si paragona il singolo individuo a una goccia d’acqua. Da cui la domanda, bellissima e decisiva: che cosa siamo noi? Qual è la nostra vera essenza? Siamo la goccia dell’acqua, o siamo l’acqua della goccia?!
Se si capisce che la risposta giusta è la seconda, si accetta l’idea della morte con serenità, ci si divincola dalla trappola malefica dell’Ego.

Ho perso sette chili, nell’ultimo mese, come se il malato fossi io. Un po’ preoccupato, un po’ contento (potrò recuperare pantaloni vecchi, invece di buttar via soldi per dei nuovi). Pomeriggio di letture. Poi ci guardiamo il tenente Colombo (Progetto per un delitto). Si alza con entusiasmo a vederlo. Interruzioni per telefonate della Simo e della nonna, che parlano brevemente con me. La nonna sembra solo preoccupata che in fondo non ci sia nessuno, nel reame, che possa stare più male di lei, che sta benissimo. 

Dopo cena ascoltiamo un po’ di musica. Passa l’Alberto. Film americano stupidissimo (La rivincita della bionde, affanculo). 
Per cercare di vedere le lucciole, esco addirittura col binocolo. Niente.

I modi, e i tempi, con cui Panikkar e i suoi scritti sono venuti da me hanno qualcosa di stupefacente e di sovrannaturale. 
Lo incontrai per caso grazie alla tv Svizzera, una sera sul tardi. 
Mentre da noi andava in onda la solita cacca, loro trasmettevano un documentario intervista dedicato a questo sacerdote filosofo, di padre indiano e madre catalana, un’incredibile figura dolce e carismatica, uno di quegli uomini che ti trasmettono intelligenza e serenità al solo guardarli negli occhi, amico personale del Dalai Lama. 
Era la fine della scorsa estate, e feci appena in tempo a conoscere quest’uomo, e a sapere che aveva curato la traduzione dal sanscrito degli antichi testi della rivelazione vedica, perché poi la tsi, unico canale decente che si captava dalle nostre parti, sarebbe stata oscurata da una televisioncina commerciale italiota che trasmette telepromozioni e televendite, intervallate da qualche filosofico sprazzo di pubblicità. 
Alla fine di gennaio, la mamma mi avrebbe poi regalato, per il mio trentaseiesimo compleanno, le videocassette prodotte dalla tsi, con tutte le quattro puntate dedicate a lui.
Ma la cosa stupefacente è capitata a metà fra i due avvenimenti.
Il 6 dicembre, giorno di San Nicola, mi aggiro senza una meta tra gli scaffali di Pontiggia, la mia libreria preferita a Varese. Nella tasca interna del mio elegante cappotto di seconda mano ho una busta da imbucare, contenente la lettera indirizzata alla tsi in cui chiedo informazioni sulla possibilità di acquistare quei documentari.
In quel preciso momento, non sto pensando né alla busta né tantomeno a Panikkar. Sono inginocchiato per passare in rassegna la fila più in basso nel reparto dei classici, non ricordo in cerca di cosa, forse Thomas Mann, forse La montagna incantata, che non c’è. 
Nel rialzarmi, mi ritrovo dritto davanti agli occhi un cofanetto contenente due volumi. Ci metto un po’ a mettere a fuoco la scritta, anzi, ci metto un po’ a lottare contro la mia pigrizia di non mettere a fuoco per niente. Poi, leggo: Raimon Panikkar. I Veda. Mantramanjari. Testi fondamentali della rivelazione vedica. 
Li compro subito.
Ulteriore stranezza: questo bouquet floreale (manjari) di preghiere (mantra) era lì, fra i romanzi, e non dove sarebbe dovuto stare: al piano di sopra, fra i libri di religione o di filosofia.

Raimon Panikkar mi ha regalato una delle due Parole capaci di commuovermi nel profondo. È un termine sanscrito, AKSARA. Significa, al tempo stesso, la Sillaba e l’Imperituro. 
L’altra è un verbo biblico, SHRIVE. Me l’ha fatta conoscere Raymond Carver, e anche questa ha un multiplo significato: essere uno scriba, ma anche ascoltare la confessione, assolvere, purificare.
Sono due Parole che mi fanno pensare agli Scrittori come a una stirpe sacerdotale, che mi stanno spingendo a diventare un Monaco della Scrittura. 
Questo non vuol dire che io ne sia all’altezza.
Vuol solo dire che me ne sento attratto, mi sento chiamato, pur sapendomi indegno.

24 maggio

Ha di nuovo mal di gambe. Ha dovuto ritornare a letto dopo colazione, non trova una postura che vada bene. 
Invece di lamentarsi mi chiede E tu come stai. 
E tu come stai!

Vengo un po’ a scrivere, poi torno in camera sua e c’è lì l’Alberto con in mano delle cesoie enormi. Si scherza un po’. La mamma ricorda quando da bambina andava a giocare di sera attorno ai covoni di fieno, e arrivava il contadino in bicicletta gridando “Ve taj via i urécch!” 

Poi papà ha bisogno d’aiuto per stendere le lenzuola, viene anche l’Alberto a tendere nuovi fili con una pinza, insomma sembriamo un battaglione, lì in mezzo al prato, una squadriglia di tre uomini per stendere due panni. La cosa ci fa sorridere, ci mette di buon umore, ci fa sentire uniti, oltre che stupidi. Parliamo un po’ dei fiori, delle piante del giardino, di ciò che va bagnato, di ciò che va estirpato, forse oggi l’Alberto va dal Donghi a comprare qualcosa da piantare qui sotto al balcone, dove ci sono solo erbacce. 

La convinco a telefonare al dottore: infatti le dice di ricominciare a fare due punture di fraxiparina, una ogni dodici ore. Poi lunedì da lui, che la manderà dall’angiologo (pensare che è un così bel nome, sembra il medico degli angeli!) 

Do da mangiare al pesciolino. Sparite le macchie nere sulla coda che facevano pensare a una brutta malattia: forse un segno buono degli Dèi? 
Devo piantarla, di vedere segni dappertutto.

Spunta il Ciaomama, questo africano furbetto ma simpatico che ha fatto della questua una professione. Arriva qui in treno ogni due mesi dalla provincia di Bergamo! Deve avere un tabulato clienti (che lui chiama “persone che aiutano”) di cui facciamo parte, e che usa anche per spedire biglietti d’auguri. I primi tempi, faceva almeno finta di vendere fazzolettini di carta. Adesso prende i soldi e basta, quei pochi che possiamo dargli. La mamma a volte ci aggiunge una scatola di pasta o altro. Un giorno lo abbiamo invitato a pranzare con noi. “Grazie mama! Grazie fratélo!” Mio padre lo prenderebbe a calci, se potesse. E stiamo parlando di un uomo fin troppo buono e in queste cose generoso, un vero cristiano ateo, l’unico che abbia mai visto in spiaggia dare monete a chiunque, zingari compresi. Ma ‘sto Ciaomama proprio non lo regge, è più forte di lui. Comunque, oltre alla solita offerta, gli offro da bere. La mamma che è a letto mi dice di dirgli che abbiamo ricevuto il suo biglietto di Pasqua. 

Partite in tv. Mio fratello con le bimbe e le casse coi fiori da interrare. Telefonata della Lina di Berna, la voce che ci regala più conforto. Poi fuori con l’Alberto e la Marta appena svegliata. Bagno il giardino con l’Alice, io con l’annaffiatoio grande, lei mi imita con quello piccolo. Poi vuole del succo di mela. “Quando guarisce la mia nonna?” 

Dopo cena le do il walkman con la cassetta di Cochi e Renato che mi registrò un commilitone di Modena. Che Felicità sentirla ridere, e poi canticchiare La vita l’è bella!!

Promemoria. Spolverare. Cercare qualcuno per iniezione sul braccio, per non martoriarsi più quella povera pancia. Tavolino per mangiare a letto.

Fantasmi o albanesi nella notte? (Prima un gran colpo in sala, il tonfo di qualcosa che cade, poi parte da sola una cassetta di musica classica a tutto volume!!) No, è il gatto deficiente, che ha raggiunto lo stereo via trave della parete sopra il camino, e con una zampata ha ottenuto questo incredibile effetto. Finisce giù in cantina. Risate con la mamma.

martedì 17 febbraio 2015

UN NUOVO AMICO CHE CAPISCE DI SCRITTURA

Autori poco noti in italiA:

Edgar Hilsenrath

Dan Fante
Donald Ray Pollock

italiano sconosciuto

Vedendo, qui nella colonnina di destra, il modo in cui Francesco, blogger italiano che vive e scrive a Barcellona e pubblica in Spagnolo, si è sbilanciato nei confronti di Quattro soli a motore (“Il miglior libro di uno scrittore italiano dai tempi di Pirandello”) un mio conoscente si è chiesto, in modo del tutto legittimo anche se un po' provocatorio, se e quanto questo signore capisca di Scrittura e di Scrittori.
Credo che verificarlo sia piuttosto semplice: basta guardare quali siano gli altri scrittori e libri che gli piacciono. (Vale anche per Paolo Zardi, che ha messo Quattro soli fra i cinque romanzi più sottovalutati di sempre, e che notoriamente ama Philip Roth, Martin Amis, Nabokov, Gary e Flaubert).
Se Francesco adorasse Moccia, la Tamaro, Coelho, e la sega, volevo dire la saga, delle (1)50 flatulenze vaginali, o certi scialbi e insignificanti italianozzi da classifica, dubbi sul valore del mio romanzo potrebbero nascere, per assurdo e di riflesso, persino in me.
E invece, guarda caso, è stato proprio grazie al blog di Francesco che ho potuto conoscere, negli ultimi mesi, alcuni fra i più notevoli autori della mia recente vita di lettore, per il solo fatto che in un suo post figuravano nello stesso elenco di scrittori audaci e capaci di emozionare in cui aveva messo, bontà sua, anche Nicola Pezzoli: 
Edgar Hilsenrath, Dan Fante, Donald Ray Pollock, Hubert Selby, (i primi due ve li consiglio impetuosamente!) più tanti altri che conoscevo già, come ad esempio Charles Bukowski o Sherwood Anderson.
Tutto questo, oltre a permettermi di passare ore splendide come lettore, mi ha confermato come io stia facendo, con tutti i miei limiti e checché ne dica – anzi NON dica – la bella e onesta gente che mi ignora, un buon lavoro da scrittore.
E anche di questa aumentata consapevolezza ti ringrazio, mio nuovo sconosciuto Amico. Così come ringrazio l’altro Amico che ti consigliò il mio libro. Perché il passaparola sarà pure debolissimo e lento, ma per fortuna esiste e funziona, ed è anzi ormai l’unico appiglio per sperare di leggere libri decenti, in un mondo drogato dal mercato, dalla stupidità e dalla malafede mafiosella, e questa piccola storia lo ha dimostrato.
De nuevo muchas gracias, amigo!


sabato 14 febbraio 2015

UNA PICCOLISSIMA CURIOSITÀ


Come molti di voi già sanno, per preservare i miei neuroni dallo scempio finale – e il mio esofago dal transito di eccessive mareggiate di vomito – da anni mi tengo alla larga da trasmissioni televisive con esseri umani che blaterano più o meno dal vivo: telegiornali, talkshow, reality, talent, telequiz, pubblicità. Questo isolamento protettivo è una manna, una benedizione, però al tempo stesso mi espone a nuovi stati d’ignoranza. Ignoranza voluta, s’intende. Però a volte mi nascono piccole curiosità impossibili da soddisfare. Perché io in compenso leggo molto, ma leggendo ci vengono precluse (risparmiate?) le “pronunce”. Magari qualcuno di voi può aiutarmi a chiarirne una, davvero piccolissima: i pappagalletti stupidini che si riempiono di continuo il becco con l’insulsa espressione “2.0”, la pronunciano (intendo dire parlando fra “italiani”) “duepuntozero” o, come invece temo, “tudabtziro”?

mercoledì 11 febbraio 2015

SCIACALLI DI MERDA, CHE IL VENTO VI DISPERDA


È successo di nuovo. Stavolta a una mia vecchia cara amica. Funerale del padre, e nel frattempo i ladri a domicilio. Sta diventando un’abitudine. Evidentemente le merde senza onore s’informano sulle persone che muoiono, su data e ora della cerimonia, e vanno a colpo sicuro. Suggerimentino alle forze dell’ordine: quelle date e quelle ore, e quegli indirizzi, sono noti pure a voi. Magari qualche bell’appostamentino in difesa del “sacro e inviolabile” domicilio dei cittadini, e qualche autoveloxino in meno. No?

domenica 8 febbraio 2015

Il Rispetto non è per tutti: bisognerebbe meritarselo...




O brutto porcu puzzi! Non ti puoi lavà?
O capitan du cazzi, cerca di stare luntà
Non mi sta a guardare, non ti stacchi più
Guarda li pesci in mare... buttati giù!

eh... ah... du tu vu ndà? oh oh oh
oh Cavrones... du tu vu ndà?!


Dedicata a chiunque faccia del male a qualcun altro per un pensiero, una parola, un disegno, una musica, una scultura, un modo di essere, un modo di amare. Perché, come ha recentemente detto il sindaco di Rotterdam (musulmano) "Se non vi piace la libertà, ve ne potete anche andare". A cag***.

giovedì 5 febbraio 2015

Eresia flash: GIÀ MANGIATO, GRAZIE. ADESSO VORREI LEGGERE

Sento parlare di un concorsino, lanciato da una nota “scuola per scrittori” (sic!) che si propone di legare narrativa e gastronomia a suon di “mangia & scrivi”. Naturalmente rilanciato ed elogiato dai giornalisti come “idea MOLTO originale”… 
Già, se ne sentiva il bisogno: non eravamo abbastanza sommersi da divistico cuocume, non abbastanza minacciati di indigestioni bulimiche da Expo, attorno a cui si annuncia un profluvio di edificanti videotemini politically correct sulla storia del “cibbbo”. Nel frattempo i quotidiani sfruttano la scia e lanciano le loro serie di storie cuciniere da pagare a parte, ingolosendo i lettori con originalissimi e minacciosi slogan del tipo “assaporerai ogni singolo foglio”!
Ma non ci avrete un pochettino trifolato gli zebedei?
Io, oltre a consigliare una bella scorta di citrosodina per la mente e di maalox testicolare, proporrei invece, al contrario, il lancio di uno speciale marchio di garanzia, che potremmo chiamare semplicemente NO FOOD, da applicare ai Romanzi scritti come si deve – cioè senza indulgere alle furbetterie modajole – da Scrittori che non accettano di essere disciplinati scolaretti che fino a ieri scrivevano pappagallescamente di politica e oggi si sentono obbligati a scrivere di trippa e barbabietole. Perché i bei Romanzi magari si “divorano”, ma di sicuro nun se magnano.
(“Questo romanzo è certificato NO FOOD: NON contiene nessuna ricettina del ca***!”)
A garanzia del fatto che in tali Romanzi nulla di volgarmente ricettistico andrà a corrompere il Piacere della vostra Lettura. Perché come tutti sanno la degustazione di quella divina Ambrosia che è la Buona Scrittura è attività che si svolge (di solito DOPO aver fatto il ruttino) preferibilmente in salotto o in camera da letto (o in viaggio, o sotto l’ombrellone), e non certo nel cucinino mentre le cipolle bruciano e i sufflé vanno in vacca. 


sabato 31 gennaio 2015

SE NON HAI PIÙ NIENTE DA DIRE, NON DIRE





Michel Houellebecq
Sottomissione
Traduzione di Vincenzo Vega
Voto: 6




Deprimente elogio della sottomissione: della donna all’uomo, e dell’uomo alla sordida piovra teocratica per ottenere in cambio privilegi, appoggi mafiosi, promesse ultraterrene e tanta, tantissima gnocca terrena. Il tutto detto in forma profetica, ma pretenziosa e squallida: il teorema di partenza è che l’uomo occidentale è (sarebbe) stanco della Libertà, e che l’Illuminismo sia definitivamente morto (e su questo purtroppo rischia di aver ragione). 
L’autore, inaridito e stanco, senza più nulla da dire, sembra aver fatto ricorso per scrivere questo libro agli appunti di scarto del precedente, La carta e il territorio: tante strade, alberghi, ristoranti, luoghi sacri, nomi di bevande, nomi di pietanze – lo si potrebbe usare come guida per programmare una bella settimana spiritual-gastronomica fra Parigi e la campagna francese. 

No, anche se ho sempre amato e forse sopravvalutato questo scrittore, stavolta il voto 9 possiamo non solo scordarcelo, ma tranquillamente capovolgerlo in un 6 di (decrescente) stima. Sottomissione è proprio un sottoromanzo. Arrivato, con un certo sconcerto, alla fine, i miei tratti di matita a margine segnalano sei-pagine-sei con spunti che per diversi motivi potremmo definire “da scrittore purosangue”: 38, 45, 83, 97, 131, 174. (Non potete nemmeno giocarveli al lotto, gli ultimi tre sono troppo alti…) Più un buon paio di belle descrizioni lirico-paesaggistiche (nuvole, più che altro). Bottino miserello, direi. 
A un certo punto mi è pure scappato da ridere, ripensando a un mio pezzo ironico contro i corsi di scrittura, in cui fingevo di suggerire a scrittorelli stercorari alle prime (e ultime) armi di inserire nel racconto un bel party della mia minc***: ebbene, in questo romanzo ce ne sono addirittura TRE! 
(Anche se giustificati, va detto, dal dover mettere in scena l’ambientino accademico: come fai a far interagire tutte queste pompose marionette, se non gli organizzi dei bei ricevimenti alla Sorbona petrodollarizzata?)
Come detto, il nostro amico non si sottrae alla moda dilagante di elencare cibi e liquori per riempire le pagine, e ogni tanto ci aggiunge qualche noioso amplesso (preferibilmente anale, ma rigorosamente etero – ho già parlato altrove dei cliché omofobi ricoperti di muffa che ristagnano in questo libro) descritto peggio che sui giornaletti porno di quand’ero ragazzino.
E la parte fantapolitica è stimolante ma puerile, facilona direi.

In compenso, a pagina 178 abbiamo un triplo trionfo di imbarazzanti banalità , che da sole potrebbero rappresentare la pochezza del romanzo: “mi ci sarebbe voluta una donna” (CHE DUE COGLIONI!) “attacchi di emorroidi estremamente violenti” (NO COMMENT) e “superai senza eccessiva disperazione il periodo delle festività” (qui sembra mia nonna, ancora ‘sto ritrito luogo comune della disperazione dei solitari sotto le feste! – CHE DUE MARONI!)
E a pagina 233 (poco dopo aver definito Gesù come “personalità decadente e marginale” e come “insipido rampollo”) ecco il trionfo del più putrido cazzismo macaco-maschilista e fascioreligioso, davanti a cui il protagonista pare inginocchiarsi un po’ per dabbenaggine, un po’ per grettezza, un po’ perché allettato da questo convertirsi per avere in cambio più fica: “la necessaria sottomissione della donna”, “il ritorno al patriarcato”, e infine questa perla reazionaria andata a male: “A furia di moine, smancerie e vergognosi strofinamenti dei progressisti, la chiesa cattolica era divenuta incapace di opporsi alla decadenza dei costumi. Di rifiutare decisamente ed energicamente il matrimonio omosessuale, il diritto all’aborto e il lavoro delle donne. Bisognava arrendersi all’evidenza: giunta a un livello di decomposizione ripugnante, l’Europa occidentale non era più in grado di salvare se stessa…” Parole che paion quasi putiniane, e si commentano da sole. Chiedo scusa a me stesso. Per aver sottomesso il mio prezioso tempo a queste pagine mediocri.

Per fortuna ho potuto consolarmi stragodendomi Angeli a pezzi, di Dan Fante, il figlio di John. Voto 9+. Lui sì aveva qualcosa da dire. Che slurperìa! Parole come tuoni caramellati! Mi sto ancora leccando i baffi dell’anima, e asciugando le lacrime! È la prima volta che chiudo una recensione consigliando al volo e a sorpresa un altro libro, ma non potevo lasciarvi così, con l’amaro in bocca, e senza un buon romanzo da leggere.
non fatemi incazzare
e leggete QUESTO!
Parola di Scriba.


venerdì 30 gennaio 2015

Un altro annetto, baby... :)



Foto recente del festeggiato, realizzata per
la terza di copertina del nuovo romanzo

Questa invece è di un po' di settimane prima...

mercoledì 28 gennaio 2015

Scrittori che mi hanno illuso e poi deluso: Jonathan Coe

Direttamente dal mio file di schede di lettura.

Jonathan Coe


La casa del sonno
Letto solo ora dopo anni che l’avevo comprato: dimenticanza imperdonabile. È brillante, divertente, intelligente, avvincente. C’è di continuo la curiosità di andare avanti, ci sono bei personaggi, ottime idee, la giusta cattiveria, la dolcezza, le risate, i brividi, la bella scrittura. 9







La famiglia Winshaw
Di meglio della Casa del sonno ci sono sorprese e intreccio, di un po’ peggio la scrittura. Dev’essere il destino ineluttabile dei long thriller. O forse gli autori pensano che se dài al lettore tante pagine, tanta trama e tanto mistero, il lettore, colmo di gratitudine, sarà propenso a sospendere, almeno qua e là, il giudizio sulla forza, le idee, lo stile. Comunque più che buono. 8-







La banda dei brocchi 
Diciamo così: Jonathan è un vino (spero non adulterato) che invecchia malissimo. Nella Casa del sonno era uno Scrittore, nei Winshaw uno scrittore di sinistra, qui è “de sinistra” e stop, come il più insulso degli italianetti politicizzati e saputelli. Al punto da sembrare uno stucchevole italiota che scrive sotto pseudonimo.
Una sequela di pretenziosità sentimental-sociologiche, ritrite, già lette, noiose e autosabotanti, menate antirazziste una pagina sì e una no.
E l’essere comunque un brillante scrittore qui diventa Aggravante.
E che strazio, l’ultima parte: non ho mai desiderato così nervosamente e ardentemente che un romanzo finisse. E si minaccia pure un seguito!!

mercoledì 21 gennaio 2015

Ma un mondo INTELLIGENDER che danno vi fa?

Ridicola, oltre che sospetta, l’insipienza di quelli che si scagliano con la bava alla bocca contro la cosiddetta “teoria del gender” e in favore della “pratica del gendarme” (sessuale).
Ma soprattutto ingenua e controproducente. Perché con questa loro foga invasata finiscono col sostenere, senza volerlo, che davvero la monosessualità etero deve venire inculcata con la forza e col lavaggio del cervello, che essa necessita di propaganda martellante e di condizionamento nella più tenera età, che a loro stessi la rinuncia ad altre possibili esperienze affettive è costata duro sacrificio, e che senza censure “educative” di stampo putiniano i “Diversi”, spontanei e sereni, magari solo occasionali e sporadici, diventerebbero milioni e milioni… 
Se l’eterosessualità pura e assoluta fosse un istinto così netto e preponderante, non ci sarebbe bisogno di imporla fin dalla culla con la banalità stucchevole dei “rosa” e degli “azzurri”, né di perseguitare il nipotino di tre anni domandandogli se ha già LA fidanzatina, né di incoraggiare i bambini a fare a botte e le bambine a pettinare bambole, né di farsi prendere dal terrore se la maestra legge ANCHE una sola singola favoletta in cui un principe bacia un principe, o una principessa ama una principessa, e gli stolti omofobi riproduzionisti non dovrebbero paventare l’estinzione della specie (“Aiuto! Siamo solo 8 miliardi! I mezzi pubblici all’ora di punta sono troppo vuoti!”) per “colpa” dei “deviati”, perché questi ultimi sarebbero meno di quattro gatti…
E visto che le mie “eresie” contengono quasi sempre delle provocazioni (sennò che gusto c’è?) voglio divertirmi a lanciarne una (ACHTUNG, LO STO DICHIARANDO CHE È SOLO UNA STRONZATA!): invece di limitarci a combattere certe aberranti “terapie riparative” volte a “guarire” i “malati” non eterosessuali, le si potrebbe studiare per applicarle alla rovescia; così, se si riuscisse a “convertire” qualche milionata di sturatope affollamondo, magari si arriverebbe a disinnescare la B.A.D., la Bomba Atomica Demografica destinata ad accopparci tutti…
Tornando seri: chissà, forse è solo questione di tempo. In fondo, fino a pochi decenni fa, analoghe idiozie di origine superstizioide spingevano le persone a legare una mano dietro la schiena ai bimbi mancini, per obbligarli a usare “la mano bella”. Invece oggi si può essere tranquillamente mancini! (Sperando che ciò non “offenda” nessuna divinità extraeuropea, o qualche nostro paladino dell’altrui pelosa permalosità potrebbe spingerci a tornare indietro anche su questo…)
Curioso, infine, e paradossale, che gente con la pretesa di mettere paletti all’Amore, di delimitarlo, di bandirne e condannarne o addirittura “curarne” alcune forme, abbia poi il coraggio di definirsi “cristiana”. 
È come se un trafficante d’armi si definisse “gandhiano”. 
È come se io dicessi di sentirmi “nabokoviano”, e poi scrivessi come la tizia delle 50 flatulenze vaginali.


venerdì 16 gennaio 2015

Eresia flash: FERMI CON LE MANI

A sostegno delle mie tesi sulla religio, ieri il più buono dei religiosi buoni ha detto che se un amico gli offende la madre lui gli dà un pugno. ("Se dice una parolaccia contro la mia mamma gli aspetta un pugno, ma è NORMALE!")
Guardando il video mi sono preso paura.
Chissà quelli cattivi!
(“Chissà” per modo di dire: lo vediamo, cosa fanno quelli cattivi…)
Mah!
No, amico mio, no. No.
Io, da agnostico antireligioso, ma ammiratore commosso del messaggio di Non Violenza di Gesù Cristo (do you know?!), se uno mi offende la madre, al massimo gli offendo la sua, ma di manacce addosso non ne metto a nessuno.
Perché alla violenza, specie di questi tempi, non si strizza l'occhiolino. LA VIOLENZA, specie contro chi violenza non usa, SI CONDANNA SEMPRE E COMUNQUE!
Ma forse, la triste parola chiave dell’esternazione papestre è proprio quel "normale".
Che brutta cosa, la normalozzità!
E com'era meravigliosamente ANORMALE, quel Gesù! 
Sicuri, voi che vi dite “cristiani”, di volerlo seguire? Di volerci almeno provare?


venerdì 9 gennaio 2015

LIBERACI DALLA RELIGIO. E DAL FETORE PUTRIDO DELLA VIOLENZA

IL POZZO NERO DELL’ANIMA

“La religione non è l’oppio dei popoli… Magari lo fosse! 
La religione è l’odio, fra i popoli. Perché non c’è un solo 
Dio che non sia stato creato cacciabombardiere, criminale 
genocida, portafortuna dei carnefici nella mattanza”.
(Quattro soli a motore, pag 108)


Ho preferito scrivere a mente fredda (fredda per quanto possibile), per non fornire assist agli sciacalli mercanti di morte che, come certi speculatori durante un noto terremoto, si saranno scompisciati addosso nel letto all’idea di nuovi possibili mattatoi planetari, sponsorizzati dalle loro mine antibimbo.
Perché da un lato è ovvio, lo ammetto, che se avessi detto tutto quello che mi è passato per la mente a caldo, avrei obbligato qualche pecora politicamente corrotta a darmi del razzista, e ne sarei pure andato fiero. Ma d’altra parte, se teniamo il cervello acceso (che è la cosa più importante, e guarda caso quella che i nemici dell’umanità più odiano e temono) non possiamo scordare il carattere strutturalmente nefasto di TUTTE le fanfaluche mitologico-superstiziose, delle verminose tirannie scemocratiche che esse tendono a instaurare nella Storia, e delle mentalità retrograde che esse veicolano: non solo la sanguinaria idiozia di chi arriva a concepire inaccettabili abominii del tipo “occhioperocchio, mitra per vignettuzza” (che ardimentoso valore! che intelligenza!), ma anche il viscidume complice di chi facendo spallucce bofonchia “se la sono cercata”, o “dovevano scherzare con i fanti…”, magari rimpiangendo di non potersi comportare allo stesso mitragliesco modo in nome della “sua” fanfaluca permalosa (di solito sono più o meno le stesse “brave” persone che esultano di nascosto se un gay muore di aids).
Ciò però non significa che non esista oggi un problema che è “più problema” di altri. Checché ne dicano certe suorine dell’Ordine dell’Accoglienza Indiscriminata. E per non vederlo bisognerebbe avere, come si usa dire dalle mie parti, gli occhi foderati di salame.
Perché se è vero che, come dice una frase attribuita a Voltaire, “La religione è nata il giorno in cui sulla Terra il primo ciarlatano incontrò il primo sciocco”, se è pure vero che anche i buoni cristianotti si dedicavano di gran lena ad arrostire esseri umani dalle idee poco ortodosse, e che addirittura ne misero a morte di religiosissimi solo per il “grave peccato” di aver tradotto le sacrescritture in lingue “volgari” (!!), è anche e soprattutto vero che oggi certi sciocchi, pur essendo indietro centinaia d’anni (perché “secolarizzazione” e “progresso civile” sono sinonimi!), maneggiano (zampeggiano?) modernissime armi. 
Non dobbiamo però mai perdere freddezza di pensiero e capacità di discernimento, proprio per non diventare marionette dell’una o dell’altra fazione fanfaluchesca, per non chiedere in nome nostro di bombardare bambini, perché la verità vera è che se quei ragazzi di Parigi sono i veri nobili Martiri della (porca) storia dell’umanità, se davanti a loro mi inchino piangendo, è proprio perché NON si è trattato di ciò che comunemente s’intende per “martiri”, cioè non si è trattato di tristi vittime di candeggio mentale che si fanno ammazzare per non convertirsi a un diO improbabile in nome di un altro diO improbabile e poi finiscono sui calendari, ma di Uomini coraggiosi e intelligenti (un po’ matti, diciamolo, ma in senso buono), di temerari dalle facce simpatiche morti in difesa di quella Libertà che è così fastidiosa, e di cui ad alcuni fra noi sembra importare pochino: quella di Pensare, di Esprimersi, e perfino (perfino! guarda un po’!) di sorridere su tutto. Quella Libertà in assenza della quale sarebbe meglio far abortire TUTTE le donne, e chiudere per lutto ‘sto cazzo di pianeta (o lasciarlo ad animali meno dannosi e imbecilli di noi). 
Insomma, indigniamoci e incazziamoci e preoccupiamoci per l’anacronistico proliferare di questi polipi anali dell’umanità, ma usiamo per carità la nostra testa, e non facciamoci manipolare. Certa merda che tracima spaventa, d’accordo, e va affrontata con spietate bonifiche, non con chiacchiere buoniste filofecali, ma nemmeno col delirio di nuove guerre sante. Perché le reazioni fomenta-crociate di certe brave persone – che a giudicare dalla bava alla bocca non aspettavano altro – illustrano perfettamente lo splendido aforisma di Friedrich Nietzsche: “Non già il loro amore per il prossimo, bensì l’impotenza di questo loro amore impedisce agli attuali cristiani di metterci… sul rogo!” 
Attenti e calmi, dunque. E se proprio dovete combattere, che almeno sia nel nome di un Nuovo Illuminismo, e non di un oscurantismo più raffinato e ipocrita.