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"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

mercoledì 21 gennaio 2015

Ma un mondo INTELLIGENDER che danno vi fa?

Ridicola, oltre che sospetta, l’insipienza di quelli che si scagliano con la bava alla bocca contro la cosiddetta “teoria del gender” e in favore della “pratica del gendarme” (sessuale).
Ma soprattutto ingenua e controproducente. Perché con questa loro foga invasata finiscono col sostenere, senza volerlo, che davvero la monosessualità etero deve venire inculcata con la forza e col lavaggio del cervello, che essa necessita di propaganda martellante e di condizionamento nella più tenera età, che a loro stessi la rinuncia ad altre possibili esperienze affettive è costata duro sacrificio, e che senza censure “educative” di stampo putiniano i “Diversi”, spontanei e sereni, magari solo occasionali e sporadici, diventerebbero milioni e milioni… 
Se l’eterosessualità pura e assoluta fosse un istinto così netto e preponderante, non ci sarebbe bisogno di imporla fin dalla culla con la banalità stucchevole dei “rosa” e degli “azzurri”, né di perseguitare il nipotino di tre anni domandandogli se ha già LA fidanzatina, né di incoraggiare i bambini a fare a botte e le bambine a pettinare bambole, né di farsi prendere dal terrore se la maestra legge ANCHE una sola singola favoletta in cui un principe bacia un principe, o una principessa ama una principessa, e gli stolti omofobi riproduzionisti non dovrebbero paventare l’estinzione della specie (“Aiuto! Siamo solo 8 miliardi! I mezzi pubblici all’ora di punta sono troppo vuoti!”) per “colpa” dei “deviati”, perché questi ultimi sarebbero meno di quattro gatti…
E visto che le mie “eresie” contengono quasi sempre delle provocazioni (sennò che gusto c’è?) voglio divertirmi a lanciarne una (ACHTUNG, LO STO DICHIARANDO CHE È SOLO UNA STRONZATA!): invece di limitarci a combattere certe aberranti “terapie riparative” volte a “guarire” i “malati” non eterosessuali, le si potrebbe studiare per applicarle alla rovescia; così, se si riuscisse a “convertire” qualche milionata di sturatope affollamondo, magari si arriverebbe a disinnescare la B.A.D., la Bomba Atomica Demografica destinata ad accopparci tutti…
Tornando seri: chissà, forse è solo questione di tempo. In fondo, fino a pochi decenni fa, analoghe idiozie di origine superstizioide spingevano le persone a legare una mano dietro la schiena ai bimbi mancini, per obbligarli a usare “la mano bella”. Invece oggi si può essere tranquillamente mancini! (Sperando che ciò non “offenda” nessuna divinità extraeuropea, o qualche nostro paladino dell’altrui pelosa permalosità potrebbe spingerci a tornare indietro anche su questo…)
Curioso, infine, e paradossale, che gente con la pretesa di mettere paletti all’Amore, di delimitarlo, di bandirne e condannarne o addirittura “curarne” alcune forme, abbia poi il coraggio di definirsi “cristiana”. 
È come se un trafficante d’armi si definisse “gandhiano”. 
È come se io dicessi di sentirmi “nabokoviano”, e poi scrivessi come la tizia delle 50 flatulenze vaginali.


venerdì 16 gennaio 2015

Eresia flash: FERMI CON LE MANI

A sostegno delle mie tesi sulla religio, ieri il più buono dei religiosi buoni ha detto che se un amico gli offende la madre lui gli dà un pugno. ("Se dice una parolaccia contro la mia mamma gli aspetta un pugno, ma è NORMALE!")
Guardando il video mi sono preso paura.
Chissà quelli cattivi!
(“Chissà” per modo di dire: lo vediamo, cosa fanno quelli cattivi…)
Mah!
No, amico mio, no. No.
Io, da agnostico antireligioso, ma ammiratore commosso del messaggio di Non Violenza di Gesù Cristo (do you know?!), se uno mi offende la madre, al massimo gli offendo la sua, ma di manacce addosso non ne metto a nessuno.
Perché alla violenza, specie di questi tempi, non si strizza l'occhiolino. LA VIOLENZA, specie contro chi violenza non usa, SI CONDANNA SEMPRE E COMUNQUE!
Ma forse, la triste parola chiave dell’esternazione papestre è proprio quel "normale".
Che brutta cosa, la normalozzità!
E com'era meravigliosamente ANORMALE, quel Gesù! 
Sicuri, voi che vi dite “cristiani”, di volerlo seguire? Di volerci almeno provare?


venerdì 9 gennaio 2015

LIBERACI DALLA RELIGIO. E DAL FETORE PUTRIDO DELLA VIOLENZA

IL POZZO NERO DELL’ANIMA

“La religione non è l’oppio dei popoli… Magari lo fosse! 
La religione è l’odio, fra i popoli. Perché non c’è un solo 
Dio che non sia stato creato cacciabombardiere, criminale 
genocida, portafortuna dei carnefici nella mattanza”.
(Quattro soli a motore, pag 108)


Ho preferito scrivere a mente fredda (fredda per quanto possibile), per non fornire assist agli sciacalli mercanti di morte che, come certi speculatori durante un noto terremoto, si saranno scompisciati addosso nel letto all’idea di nuovi possibili mattatoi planetari, sponsorizzati dalle loro mine antibimbo.
Perché da un lato è ovvio, lo ammetto, che se avessi detto tutto quello che mi è passato per la mente a caldo, avrei obbligato qualche pecora politicamente corrotta a darmi del razzista, e ne sarei pure andato fiero. Ma d’altra parte, se teniamo il cervello acceso (che è la cosa più importante, e guarda caso quella che i nemici dell’umanità più odiano e temono) non possiamo scordare il carattere strutturalmente nefasto di TUTTE le fanfaluche mitologico-superstiziose, delle verminose tirannie scemocratiche che esse tendono a instaurare nella Storia, e delle mentalità retrograde che esse veicolano: non solo la sanguinaria idiozia di chi arriva a concepire inaccettabili abominii del tipo “occhioperocchio, mitra per vignettuzza” (che ardimentoso valore! che intelligenza!), ma anche il viscidume complice di chi facendo spallucce bofonchia “se la sono cercata”, o “dovevano scherzare con i fanti…”, magari rimpiangendo di non potersi comportare allo stesso mitragliesco modo in nome della “sua” fanfaluca permalosa (di solito sono più o meno le stesse “brave” persone che esultano di nascosto se un gay muore di aids).
Ciò però non significa che non esista oggi un problema che è “più problema” di altri. Checché ne dicano certe suorine dell’Ordine dell’Accoglienza Indiscriminata. E per non vederlo bisognerebbe avere, come si usa dire dalle mie parti, gli occhi foderati di salame.
Perché se è vero che, come dice una frase attribuita a Voltaire, “La religione è nata il giorno in cui sulla Terra il primo ciarlatano incontrò il primo sciocco”, se è pure vero che anche i buoni cristianotti si dedicavano di gran lena ad arrostire esseri umani dalle idee poco ortodosse, e che addirittura ne misero a morte di religiosissimi solo per il “grave peccato” di aver tradotto le sacrescritture in lingue “volgari” (!!), è anche e soprattutto vero che oggi certi sciocchi, pur essendo indietro centinaia d’anni (perché “secolarizzazione” e “progresso civile” sono sinonimi!), maneggiano (zampeggiano?) modernissime armi. 
Non dobbiamo però mai perdere freddezza di pensiero e capacità di discernimento, proprio per non diventare marionette dell’una o dell’altra fazione fanfaluchesca, per non chiedere in nome nostro di bombardare bambini, perché la verità vera è che se quei ragazzi di Parigi sono i veri nobili Martiri della (porca) storia dell’umanità, se davanti a loro mi inchino piangendo, è proprio perché NON si è trattato di ciò che comunemente s’intende per “martiri”, cioè non si è trattato di tristi vittime di candeggio mentale che si fanno ammazzare per non convertirsi a un diO improbabile in nome di un altro diO improbabile e poi finiscono sui calendari, ma di Uomini coraggiosi e intelligenti (un po’ matti, diciamolo, ma in senso buono), di temerari dalle facce simpatiche morti in difesa di quella Libertà che è così fastidiosa, e di cui ad alcuni fra noi sembra importare pochino: quella di Pensare, di Esprimersi, e perfino (perfino! guarda un po’!) di sorridere su tutto. Quella Libertà in assenza della quale sarebbe meglio far abortire TUTTE le donne, e chiudere per lutto ‘sto cazzo di pianeta (o lasciarlo ad animali meno dannosi e imbecilli di noi). 
Insomma, indigniamoci e incazziamoci e preoccupiamoci per l’anacronistico proliferare di questi polipi anali dell’umanità, ma usiamo per carità la nostra testa, e non facciamoci manipolare. Certa merda che tracima spaventa, d’accordo, e va affrontata con spietate bonifiche, non con chiacchiere buoniste filofecali, ma nemmeno col delirio di nuove guerre sante. Perché le reazioni fomenta-crociate di certe brave persone – che a giudicare dalla bava alla bocca non aspettavano altro – illustrano perfettamente lo splendido aforisma di Friedrich Nietzsche: “Non già il loro amore per il prossimo, bensì l’impotenza di questo loro amore impedisce agli attuali cristiani di metterci… sul rogo!” 
Attenti e calmi, dunque. E se proprio dovete combattere, che almeno sia nel nome di un Nuovo Illuminismo, e non di un oscurantismo più raffinato e ipocrita.


mercoledì 7 gennaio 2015

Uno dei più grandi scrittori di sempre contro l'idiozia dei troppi compiti a casa



"La cosa migliore della scuola elementare che hai frequentato dalla materna alla fine del sesto anno, era che non venivano mai assegnati compiti a casa. I responsabili della direzione didattica erano seguaci di John Dewey, il filosofo che aveva cambiato i metodi di insegnamento americani con il suo approccio liberale e umano allo sviluppo infantile, e tu eri il beneficiario della saggezza di quell'uomo, eri un bambino che poteva correre via non appena suonava l'ultima campanella: la scuola per quel giorno era finita, eri libero di giocare con i tuoi amici, libero di andare a casa a leggere, libero di non fare niente. Sei immensamente grato a quegli sconosciuti galantuomini per aver mantenuto intatta la tua infanzia, per non averti caricato di lavoro superfluo, per avere avuto l'intelligenza di capire che i bambini possono assimilare fino a un certo punto, poi devono essere lasciati in pace. Hanno dimostrato che tutto quello che bisogna sapere lo si può imparare tra le mura scolastiche, visto che all'interno di quel sistema tu e i tuoi compagni avete ricevuto una buona istruzione primaria, magari non sempre con gli insegnanti più creativi, ma almeno competenti, che ti hanno inculcato con risultati indelebili l'importanza di saper leggere, scrivere e far di conto, e quando pensi ai tuoi due figli, cresciuti in un periodo di ansia e confusione in fatto di questioni pedagogiche, ricordi come fossero oberati una sera dopo l'altra di faticosi e noiosissimi compiti a casa, e avessero spesso bisogno dell'aiuto dei genitori per finirli, e anno dopo anno, guardando i loro corpi ciondolanti e gli occhi che cominciavano a chiudersi, ti dispiacevi per loro, e ti rattristava il pensiero che tante ore delle loro giovani vite andassero sprecate al servizio di un'idea fallimentare."

(Paul Auster, Notizie dall'interno, pagine 21-22.)

Ed ecco la mia minirecensione del libro, tratta dal mio sconfinato file di schede di lettura:

Continuo a esser convinto che la narrazione in seconda persona non sia una grande idea (sulle lunghe distanze stanca) e rimango contrario alle autobiografie "pure" (quanto più bello sarebbe stato usare le parti migliori di questo materiale per un Romanzo con un protagonista bambino!) Ma rimani pur sempre il mio scrittore preferito, e non posso che esserti grato per questo ulteriore regalo, e per le tante perle che racchiude. Ma nei prossimi anni saprai regalarmi qualche altro grandioso libro dei tuoi? 8-


domenica 21 dicembre 2014

Corso ARRETRATO di tecniche narrative ammorbanti – prima puntanata (doppia), come cadeau natalizio.


WORDS (DON’T COME EASY?)

DUE CONSIGLI MOLTO RARI PER SCRITTORI STERCORARI


Siete scrittorotti scarsottelli e inesperti, e avete intenzione di farlo sapere a tutti? Non dovete far altro che acquisire (anziché sbattervene con orgoglio e accettare almeno di essere – già che ci siete – ingenuamente nuovi e istintivamente avulsi da certe cavolate stantie) le tecniche narrative più stucchevoli e obsolete (che di solito vengono pure insegnate a pagamento. Qui: gratis!)

1 Le sigarette.

Avendo poco da dire, e poca padronanza della scrittura, siete in grave difficoltà nel reperire particolari che riempiano la pagina? Non sapete come gestire i dialoghi fra i due imbecilli protagonisti principali della vostra ritrita storiella? Le sigarette! Le sigarette! Infarcite i dialoghi con “si accese una sigaretta”, “trasse una lunga boccata”, “emise un’ampia voluta di fumo”, “aspirò fumo dalla bocca e lo fece uscire dal naso”, “cominciò a fare cerchietti col fumo”, “scosse la cenere nel posacenere”, “si spense la sigaretta nel culo” (no, questo è sconsigliato), “si accese un’altra sigaretta”…
Attenti però a non perdere il conto e il controllo. I romanzetti da classifica italioti sono pieni zeppi di gente che si accende terze o quarte sigarette senza aver spento o gettato via le precedenti (o senza averci fatto nemmeno un tiro), e di pifferi del put che a pagina 128 “si godono avidamente la prima sigaretta della giornata”, quando a pagina 126 (stesso giorno) ne hanno già spipazzate otto (era un dialogo molto lungo e banalmente noioso, qualcosa bisognava pur fare per non correre a impiccarsi mentre la tizia parlava di borsette firmate).
Fateli sempre fumare anche a letto, ma non fate mai prendere fuoco alle lenzuola, altrimenti la storia finisce.
Nota curiosa: nella vita reale almeno un fumatore su cinque è il classico coglionazzo senza accendino, che di continuo chiede quelli degli altri e poi maleducatamente se li imbosca, per poi perdere pure quelli (filosofi e astrofisici dovrebbero indagare su dove diavolo finiscano tutta quella plastica e tutto quel gas liquido: ormai ce ne sarebbe abbastanza da creare un nuovo universo parallelo…) Nella romanzaglia fumereccia, invece, sono sempre tutti superprovvisti di accendino, nuovo e funzionante. Misteri della creatività non talentuosa.

2 I party (ovvero: le feste del cazzo).

Non sapete più che pesci pigliare? Cosa far fare ai protagonisti prima di decidervi allo snodo di prevedibile action finale, a quella stereotipata sarabanda che i meno intelligenti chiamano “botta di adrenalina” e ci si appassionano pure?
Eccovi pronto l’espediente che non delude mai (tranne forse i lettori più smaliziati e selettivi, che tanto però non vi leggono di certo, quindi che ve ne fotte?): una bella festa del cazzo!
Non importa che festa del cazzo sia – capodanno, la vigilia di natale in ditta, carnevale in una villa, una qualsiasi festicciola per ragazzotti scemi o ricevimento per rincoglioniti danarosi.
Grazie all’espediente festa del cazzo, potrete riempire almeno due pagine del cazzo con stucchevoli e inutili descrizioni di abbigliamento del cazzo! (Se poi la festa è in maschera, ne avrete di cagate con cui ammorbare il lettore!)
E poi, visto che tutti i party hanno una colonna sonora, potrete infilarvi le cuffiette dell’ipod e sfoderare una bella ritrita paginetta-playlist più o meno rockettara, visto che la nostra editoraglia non sarà mai sazia di romanzetti giovanilistici zeppi di mitologia musicocentrica e divismo strimpellatore (gli U2 come profeti, gli Stones come Dèi, i punk come nuovi messia, i rappers come rifondatori del cosmo a suon di rutti e peti).
Sarà inoltre un modo infallibile per far interagire facilmente le vostre varie marionette, che si ritroveranno tutte invitate a diverso titolo (o imbucate) a quel party della mia minchia.
Naturalmente, per non sembrare troppo idioti, dovrete prendere le dovute distanze, da questo materiale narrativo “festa”, maneggiandolo con distaccata e superiore ironia. Bisognerà che il vostro protagonista ben presto senta di annoiarsi, in mezzo a tutti quegli imbecilli! (Che sono uguali a lui, ma questo non scrivetelo). Come primo e originale antidoto alla noia (sua, non del povero lettore) gli farete tracannare alcol a dosi da elefante marino cirrotico (qui stendete pure un elenco di vini e di liquori ad libitum, ma senza rompere troppo i coglioni – alla cui frangibilità avete già attentato con la playlist). Salvo poi inserire l’immancabile coup de théatre del magico incontro con una fatal figona… (meglio se una già incontrata di striscio – con effetto bava – a pagina 12: le agnizioni figonesche coi lettori di bocca buona funzionano sempre!) Il protagonista (un po’ barcollante a causa della damigiana di martini e della botte di champagne) e la fatal figona se ne andranno via insieme alla chetichella ecc.ecc.

Felice Solstizio d’Inverno!

(e ricordate: Babbo Natale forse non esiste o forse sì, ma persone capaci di far diventare Scrittore chi non lo è tramite accesso al suo codice IBAN, sicuramente NO.)


venerdì 19 dicembre 2014

Eresia flash – NEOANALFABETA SARÀ TUA SORELLA

Stamattina è successa una cosa paradossale. Il mio ottantenne padre si è visto dare del neoanalfabeta nientemeno che (in prima pagina!) dal giornale che compra e legge quotidianamente da oltre mezzo secolo, alternandolo a riviste varie e alle decine di ottimi romanzi che si divora ogni anno. È un po’ come se il tuo cantante preferito ti dicesse che sei sordo nel bel mezzo del ritornello della canzone che stai ascoltando…
Secondo l’emerito estensore dell’articolo, approssimativo e superficiale portavoce della nuova arroganza tecnoglionita, è solo questione, ovviamente, di frequentare o non frequentare internet, considerato non un diverso mezzo o diverso luogo, ma nientemeno che un nuovo linguaggio, rivoluzionario ed “escludente” come il passaggio dal latino all’italiano. 
Voi che come me su internet bazzicate eccome, sapete benissimo che non è così: la cosiddetta navigazione non è preclusa a nessuno, ed è una semplice questione di averne o non averne voglia, curiosità, necessità o interesse. Io non sono più alfabetizzato di mio padre, così come non lo sono quei meravigliosi amici blogger più o meno della sua età che frequento, come non lo era quel suo splendido amico quasi novantenne che col computer si dilettava alla grande. A lui piaceva e interessava. A mio padre no. Punto.
Voi ed io lo sappiamo: ci sono migliaia di persone che “navigano” per scrivere cazzate sgrammaticate col (non) linguaggio sms, per twittare rutti e peti, e soprattutto ce ne sono milioni che sul web ci vanno per far circolare video cretini divulgati su uazzàpp come catene santantoniesche per imbecillotti, per sbavare sciacallescamente su filmati cruenti, o per scaricare canzoncelle gratis, di cui a malapena riescono a decifrare il titolo prima di selezionarle, o per chattare mentre si menano l’uccello. 
Mandrie di e-gnu che non leggeranno un libro (né tantomeno un ebook) campassero duecent’anni.
Voi ed io lo sappiamo: ma quale nuova lingua? Una volta entrati con un paio di clic, o peggio ancora di polpastrellate su uno schermo (alla portata di qualsiasi scimpanzé appena nato) l’alfabeto e la scrittura rimangono esattamente gli stessi. Non c’è bisogno di essere programmatori o laureati in ingegneria elettronica, come articolozzi di quel tipo indurrebbero a pensare. Una volta letta una cosa e cliccato su “commenta”, davanti a te avrai la stessa tastiera, con le stesse lettere, le stesse parole da comporre nella stessa vecchia lingua. Il punto è saperla usare, ma questo è tutt’altro discorso.
Ma forse i veri neoanalfabeti sono quelli che ancora diffondono, nei loro puerili temini letti da milioni di persone, e per cui vengono pure pagati, questi assurdi obsoleti cliché, forse legati a un web “sognato” vent’anni fa, che non ha nulla a che vedere col web concreto e reale. 
Un’altra assurda espressione-chiave, che rivela il disarmante livello dell’articolo, è “Analogici fuori tempo massimo”: conosco tante persone intelligenti, ma, fra esse, le tre o quattro in assoluto più intelligenti (gente che insegna alla Sorbona, per dire) sono concordi nel dire che vogliono ri-diventare (nei limiti del possibile) appunto analogici. Il digitale assoluto, idolatrato e acritico è con ogni evidenza una roba da poveri schiavi bovini.
Oggi non c’è nulla di più ragliante del tecnoglionitismo. Ma che questi ragli si trasformino pure in risate di superiorità e arroganza, è veramente il colmo. 
C’è un solo giusto messaggio in tutto quell’articolo: noi alfabetizzati siamo sempre di meno, e forse addirittura scompariremo. Ma la discriminante non è certo la connessione web. Anzi.
Forse sbaglio io a prendermela: in fondo, stringi stringi, era solo il solito vuoto polpettone statisticheggiante: peccènto di qui, peccènto di là, peccènto nel nord, peccènto nel sud… (addirittura ci si preoccupava per la bassa percentuale di connessioni dei bambini fra i 6 e i 10 anni! Roba da matti!) Comunque, se quel giornale avesse una dignità, pubblicherebbe pure articoli in senso contrario, come quel meraviglioso “Miss Appman si pappa il pensiero” (non ricordo l’autore… :D) che solo voi privilegiati avete potuto leggere su un certo blog, naturalmente gratis. E invece, pubblicano menate di questo tipo.
Che sia perché dietro c’è il solito “indotto”? L’altro giorno una gentile ragazzuola mi ha disturbato al telefono per propormi un “corso di computer” a pagamento… Ancora i corsi di computer!!!! Quando se a mio padre venisse la voglia potrei insegnare tutto io in due minuti, e gratis!!!!
Il babbo ha detto che continuerà a comprare quel giornale.
Però c’è rimasto maluccio.


domenica 14 dicembre 2014

Edgar Hilsenrath - BRONSKY RICORDA



Edgar Hilsenrath
Bronsky ricorda
Traduzione dal tedesco di Roberta Gado Wiener
Voto: 9+

Lo so, siete baciati dalla fortuna: avete avuto la buona sorte di nascere (o diventare) lettori esigenti e golosi, e quindi non vi interessano le biografie dei kuokuzzi superstar, i rutti dei teleguitti, il vuoto blabla dei giornalisti politici, le muffe eruditoidi dei baroni feudali, i risaputi temini degli scolari di Editoria Ideologica, né tantomeno gli ultimi romanzi dei cosiddetti “big” italioti, che magari differiscono dai penultimi solo per i nomi dei protagonisti o per la toponomastica stradale…
Ma siete anche schiaffeggiati dalla sfiga: perché una volta grattata via tutta quella roba illeggibile, non è che resti molto da regalare o regalarsi per le festività natalizie!
Ebbene, ho una buona notizia: uno “nuovo” l’ho scoperto. In dannatissimo ritardo. (L’editore italiano, nel risvolto di copertina, fa il ganassa dicendo che un’altra opera dello stesso autore è uscita “nel 1971 negli Stati Uniti ma solo nel 1977 in Germania”… dimenticando di aggiungere che invece questo capolavoro, che è del 1980, da noi non è arrivato che nel 2010 – forse perché del nostro essere degradata periferia mafiosella s’è ormai preso atto con rassegnazione?)
Non mi dilungherò, togliendovi il gusto della sorpresa. Inoltre, di un libro così faccio prima a dirvi che cosa NON mi sia piaciuto: non mi è piaciuto che dal titolo italiano insensatamente puritanello e scialbo (Bronsky ricorda) sia sparita per magia la prima parte di quello originale: Fuck America. Tutto il resto è musica, intelligenza, coraggio, energia, indignazione. 
Hilsenrath è divertente, spudorato, mai noioso, disperato, non ha peli sulla lingua, ed è politicamente scorrettissimo. [Eddài, Nick, quest’ultima affermazione è superflua: gli scrittori intelligenti sono SEMPRE politicamente scorrettissimi!] Per dare una vaga idea, è un misto di Donleavy, Hemon, Bukowski e John Fante, ma leggermente più incazzato. I suoi dialoghi sono essenziali e secchi, ridotti all’osso, ma alcuni sono fra i più esilaranti che abbia mai letto. Uno dei libri più graffianti di sempre. Non fatevelo mancare! Non fatemi incazzare!
Parola di Scriba.

p.s. Mi dicono che il vero, principale capolavoro dello stesso scrittore sia Il nazista e il barbiere. Be’, io non l’ho ancora letto, ma facendo 1+1 (il livello dell’autore più la genialità della trama che ho già adocchiato) mi sento di poter fare una cosa che non ho mai fatto: vi consiglio pure quello, a scatola chiusa!

martedì 9 dicembre 2014

Eresia flash: ci mangavano i videosciacalletti…

Una volta la più grande paura per un uomo era “morire solo”. Adesso bisogna solo augurarsi che non ci accada in pubblico, con gli Sciacalli Alfa che riprendono con la videocamera o il telefonuzzo escrementizio (rinunciando magari a soccorrerti!) e gli Sciacalletti Beta a gustarsi l’agonia su youtube, magari fingendo con se stessi di scambiarlo per un atto di “partecipata commozione”.
Poi dicono che l’umanità non sta buttando l’anima nel cesso…
A darmi più fastidio, in questi casi, è che quasi nessuno chiami mai le cose con il loro nome. Ricordo un bollettino sul traffico autostradale. Diceva: “Al chilometro 26, code in direzione est per incidente. Sempre al chilometro 26, code in direzione ovest per curiosi”. Curiosi?! Ci voleva così tanto a dire “stronzi”?

lunedì 8 dicembre 2014

In morte della capacità di giudizio nell’Era della Noia Digitale

GIOCATECI VOI

Nell’estate del 2008, dopo aver sentito vari marmocchi della fascia d’età fra i dodici e i cinquanta ripetere fino alla nausea che i nuovi giochini elettronici erano “uguali in tutto e per tutto alle partite di calcio vere”, e telecronistelli da quattro soldi urlare, in preda all’orgasmo e in senso elogiativo, che una certa azione di Barcellona-Real era “come la playstation” (non viceversa!!) mi decisi a comprare il primo joypad della mia vita.
In fondo, l’asserzione era quasi credibile: considerati gli anni luce tecnologici che ci separavano dai primi videogiochi, che per me erano stati anche gli unici (come il mitico Space Invaders di Tormod Tjaberg e Nicola Salmoria – questi almeno i nomi che apparivano sui monitor) c’era davvero la concreta possibilità che la nutrita schiera di bamboccini e bamboccioni adepti del moderno monodivertimento monomarca dicesse il vero.

Spesi dunque una non indifferente cifra per equipaggiarmi, poiché sapevo che un mio giovane amico del mare, da anni vicino di cortile estivo, possedeva la fatidica fonte di tutte le delizie digitali, ma, non so se per il fatto di appartenere a una famiglia avarognola o a una generazione di egotici totali, aveva soltanto il suo joypad personale, e gli sfidanti dovevano portarsi appresso il loro (cosa che peraltro per l’homo omologatus non costituiva un problema, visto che esserne sprovvisto comportava la squalifica, o per meglio dire la radiazione, sociale).

Non vi dico la delusione: la tanto lodata grafica dava l’idea che anziché nel 2008 ci trovassimo ancora nel 1982, davanti allo schermo dello Space Invaders, coi suoi verdi ripari friabili, provvisori, insicuri e ingannevoli (ma almeno lì nessun pirla veniva a dirti che sembrava davvero una battaglia spaziale!)

Altro che emozionante e realistico match di football: le possibilità di movimento erano schematicissime e ripetitive, e sia le combinazioni d’attacco che i gesti difensivi avevano un millesimo delle possibilità dinamiche e di variazione che mi sarei aspettato. Una cosa a dir poco ridicola, non di per sé stessa, ma in raffronto a quello che la mia totale e orgogliosa astinenza, unita agli elogi unanimi che mi ero per troppo tempo sorbito, mi aveva indotto pensare. 
In nessun modo, nemmeno per un millesimo di secondo, nemmeno ubriacandomi, avrei potuto pensare di trovarmi dentro una partita di calcio vera, anziché alle prese con una patetica e stilizzata simulazione, con una pacchianata sopravvalutata e pochissimo lontana da quelle delle sale giochi della mia tarda adolescenza. Erano arrivati a così tanto con la persuasione di massa, con l’indottrinamento tecnoglionito?

Sulle prime pensai che in parte potesse dipendere dal mio scarso livello, anche se in realtà con quell’agguerrito ragazzo avevo venduto cara la pelle, ed ero stato sconfitto di misura. Sia come sia, per meglio valutare la cosa, ben volentieri feci un passo indietro, e sollecitai una partita fra coetanei – lui e un altro dello stesso estivo cortile – per farmi un’idea definitiva e spassionata.

La delusione raddoppiò: il gioco fra loro si fece un po’ più intenso e leggermente più vario, ma restava farraginoso, discontinuo, macchinoso, ripetitivo: continuava a essere chiaro che si trattava di uno stupido giochino per computer, e non della tanto decantata “partita come quelle vere” di cui tutti si riempivano la bocca da anni.
Per non parlare della pena per i due ragazzetti (e quindi per il me stesso di poco prima) che potei provare osservandoli “da fuori”: i gesti compulsivi, frenetici ma sempre dello stesso tipo, più da scimmiette ammaestrate che da umani intelligenti, più da automi alla catena di montaggio che da uomini liberi intenti a Giocare, e la fissità degli occhi, gli sguardi ottusi e superconcentrati tipici dell’individuo mentalmente offeso che cerca di applicarsi a qualcosa e magari meccanicamente, tenta e ritenta, ci riesce, ma senza davvero capirla. Erano in procinto di iscriversi all’Università, ma sembravano più degli scimpanzé da esperimento, o gli ospiti di qualche penoso istituto. E soprattutto non davano l’idea di divertirsi. Ma neanche un po’.

Alla fine, regalai quell’inutile e insulso joypad al mio giovane amico avarognolo. Quello non sapeva più come ringraziarmi, sembrava impazzito di gioia. Non era in grado di capire che quella che a lui sembrava la più folle generosità del mondo, non era per me che un atto di pigrizia: avrei evitato di riavvolgere il cavo attorno a quel coso, di rimetterlo dentro una borsa, di riportarlo a casa a fine vacanza per farlo ammuffire in cantina, o di dovermi occupare dello smaltimento in discarica di quel costosissimo pezzo di plastica.

Poi, in spiaggia, giocammo a carte, a bocce, a racchettoni, a calciobalilla e a pingpong. E ci divertimmo come matti.


lunedì 1 dicembre 2014

ATALAYA DE LA VIDA HUMANA: Nicola Pezzoli candidato al Nobel

l'Accademia di Svezia mi attende? :)

“Atalaya”, in Spagnolo, è una parola bellissima che significa “torre di vedetta”. 
Persino da questa lontanissima torre Francesco Spinoglio, un italiano che per sua fortuna vive e scrive in Spagna, ha potuto accorgersi della bellezza di Quattro soli a motore. E senza che nessuno l’avesse indotto a farlo, pregato di farlo, prezzolato per farlo, ha deciso di omaggiare il Romanzo e il suo autore di una generosa e accorata recensione, che potete trovare QUI
Dalla sua torre di vedetta della vita umana, lo scrittore e lettore Spinoglio mi ha dedicato parole così esaltanti e preziose, così decisive per incoraggiarmi a rimandare il suicidio, e a proseguire il mio viaggio tra i flutti merdosi di un Mar Letamaio in tempesta, che per alcuni mesi ho avuto soggezione a renderla nota, preso da eccessivi scrupoli e pudori (il suo articolo è di agosto: solo a fine settembre mi sono deciso a riportarne una sintesi lassù, sotto la mia copertina gialla, e solo adesso mi decido a parlarne per esteso).
La recensione è in Spagnolo, e io vi invito a provare a intuirla così (in fondo non è un idioma difficile), perché i traduttori automatici la renderebbero, come sempre, incomprensibile e comica (vabbè, ora che l’ho detto è ovvio che vorrete anche divertirvi, ma prima, se vi interessa e avete tempo, leggetela in lingua originale!)
Per chi fosse di fretta, la sintetizzo: questa mente sconosciuta, libera e intelligente, è venuta a contatto col mio romanzo mentre si trovava in vacanza in Liguria, grazie al consiglio di un suo amico. Dopo la prima lettura, ne rimase talmente colpito e incantato da volerlo rileggere di nuovo, per esser sicuro di non essersi fatto influenzare dalle lodi tessutegli dall’altro. La seconda lettura ha confermato la prima: un capolavoro (“obra maestra”), e il miglior libro di uno scrittore italiano dai tempi di Pirandello. Francesco Spinoglio scrive ai suoi lettori spagnoli per dirgli che purtroppo gli sta parlando di un libro disponibile solo in Italiano, ma che, auspicando la possibilità che si facciano avanti traduttori e editori spagnoli, lui proprio non poteva, nel frattempo, esimersi dal condividere con loro questa sua entusiasmante scoperta. Dell’autore dice anche molte altre lusinghiere cose, concludendo con un (prematuro) auspicio di Nobel, ma almeno su queste io sorvolo, per timidezza.
Se c’è una sola, piccolissima mancanza che posso imputare al mio meraviglioso editore, è di non darsi abbastanza da fare (anche se so che è difficile, e poco remunerativo nell’immediato) per provare a far tradurre e pubblicare i suoi autori di maggiore talento in Spagnolo, Inglese, Francese, per aiutarli a spiccare il volo uscendo dall’angusta gabbia del mondiciattolo culturale italiota, dove torri di vedetta non ce ne sono, e se ci sono sono incustodite, e se sono custodite c’è un custode che usa un finto binocolo per guardarci dentro i filmini porno di sua zia.
Ma quello che volevo dire col presente post è solo questo: Grazie, Francesco! 

p.s.
Ne approfitto per annunciarvi, così, al volo, che sono di nuovo incinto. Corradino vi è piaciuto? Ve ne darò ancora!


martedì 25 novembre 2014

Colleghi con cui non berrei un caffè: Assaf Gavron

Voto: 4+

NEANCHE "FUOCHINO"

Come ho detto in un altro post, gli scrittori che scrivono male non sono una prerogativa solo italiana, anche se qui da noi siamo a livelli da record della vergogna. Vediamo un po' come scrive l'autore di questo tanto lodato romanzo israeliano, Idromania.
Si potrebbe definirlo un romanzo "scondito".
L'idea di base è stuzzicante, ma lo stile è ultrapiatto e sciapo come peggio non potrebbe. Niente ironia, niente vivacità né invenzione linguistica, niente intelligenza tragicomica, psicologia inesistente (il rimuginare interiore della protagonista è reso in modo pedante, dilettantesco, prevedibile), descrizioni senza mai nulla di lirico o di visionario, dialoghi banali da soap opera, un noioso accumulo di fantatecnologia per ricordarci che siamo nel 2067, ripetitività irritanti (ogni mezza pagina la protagonista chiama l'embrione che ha nell'utero "la fagiolina"), personaggi bidimensionali che fanno, dicono e pensano sempre le stesse cose (il protagonista è stato folgorato "dai fianchi" della protagonista, e quindi se hanno delle effusioni lui le "bacia i fianchi" oppure le "accarezza i fianchi" - ma l'effetto non è umoristico, è solo sfiancante.) Il tutto fa pensare a una frettolosa prima stesura. Insomma, come direbbe il vecchio Bukowski, non c'è sugo, non c'è gioco, non c'è fuoco. Ma per "passare" bastavano i 5 insulsi "wow" di pagina 21. (Poi non ce ne sono più: l'autore ne aveva comprato un pacchettino da 5?) Eppure questo Gavron in Israele risulta essere una superstar (è anche traduttore, ma soprattutto, pensate un po', è capitano della squadra di calcio degli scrittori israeliani e canta in un gruppo rock - forse è per questo che gli rimane poco tempo per rifinire come si dovrebbe i suoi romanzi?), e ha sette titoli all'attivo, "tradotti in numerose lingue e acclamati da pubblico e critica". Forse questo pubblico e questi critici che acclamano sono di bocca molto buona, o forse si sono presi una sbornia... d'acqua. Però che delusione! Se questi autori sanno ideare buone storie (perché questa lo è!!) ma poi le scribacchiano così, a livelli da quattordicenne discretamente talentuoso, perché non vanno direttamente da un produttore per ricavarne un dignitoso (tele)film? 
Non l'hanno capito che nel nostro secolo dalla Scrittura si pretende (SI DOVREBBE PRETENDERE!) molto di più?!
Concludendo: siete in cerca di un vero scrittore, e vi è cascato l'occhio su Idromania? Acqua, acqua...


mercoledì 19 novembre 2014

PERCHÉ STO SBARCANDO SUI SORCIAL [!!!!]

OPPERBOOK!!!!

Ebbene sì: ormai da qualche giorno sto arredando, con tutta calma, la mia stanzetta in uno di quei posti che mai avrei creduto di frequentare.
Continuo a pensare che fessobukko e compagnia non siano bellissime cose. Ma continuo anche a pensare che la troppa coerenza sia la virtù degli ottusi. Quindi non stupitevi e non biasimatemi (o almeno, non picchiatemi). In fondo sono uno dei tre o quattro scrittori italiani contemporanei, in un tempo e in un luogo in cui quelli della mia razza vengono soppiantati e sbeffeggiati da usurpatori scialbi e usurpatrici cocche di prof, in un trionfo cagnonporco orchestrato da giornali cinofili e suinofile tv, e ogni sistema per far leggere due copie in più dei miei romanzi sarà un servigio reso a persone a cui non viene riconosciuto nemmeno il diritto di venire a sapere che questi romanzi esistono, un gentile favore a un’umanità sempre più soffocata da cose brutte e banali, un prezioso aiuto per quei due nuovi lettori, che divertiti e commossi – lo so, ne sono sicuro, perché odio la falsa modestia – mi ringrazieranno. Perché se è vero che sono uno dei tre o quattro, è anche vero che certa bella gente della cul-tura ufficiale non mi nominerebbe neppure in una lista di quattromila, e allora (come dice sempre lo zio cieco di Corradino nel nuovo Romanzo che vedrà la luce nel 2015) era venuta l’ora di “farsi un po’ furbo”. Quante decine di scalzacani (in mezzo a pochissimi grandi autori, quasi tutti stranieri) si sono accalcate a bookcity? E a me che stavo a pochi chilometri non hanno fatto neanche un fischio (non che ci tenessi: lo sapete, per me uno scrittore è uno che se ne sta a casa a scrivere. Però fa incazzare). Bravi, grazie, continuate così. Per colpa vostra, mi darò perfino ai sorcial!
Anche perché, forse, potrebbero aver ragione quei miei amici che insistono sul fatto che pure fecebook, come tutte le cose, dipende da CHI lo usa e da COME lo usa (non mi metterò a sciorinare ogni mezz’ora foto di me che mi lavo i denti o faccio la cacca, tampinando la gente perché venga a vederle e a mendicare perché clicchino su “me gusta mucho”, come fertilizzante innaturale di un patetico ego tecnoglionito).
Però tranquilli, amici miei: continuerete a trovarmi soprattutto qui. Perché resto convinto che la differenza fra un blog e fessobukko sia la stessa che c’è fra un bar degli artisti e una discoteca del sabatosera. Ogni tanto quattro salti si possono anche fare. Ma parlare con voi in questo mio bar degli artisti rimane la cosa che apprezzo di più.

p.s.
Naturalmente accetterò al volo ogni vostra richiesta di amicizia. E mai come in questo caso si tratterà di Amicizia vera. Più o meno profonda, ma vera.

domenica 16 novembre 2014

9,99: la Bestia a testa in giù, o il Satana Sghimbescio

9,99

Qualche anno fa, in un bar di riviera, venni indispettito da una specie di amico, in realtà il boy (per fortuna) provvisorio di una mia amica, che sosteneva di non leggere libri perché i libri costavano scandalosamente cari. Costui era figlio di affermati professionisti. Ma non è che non leggesse perché era rozzo, superficiale e ignorante: non leggeva perché non se lo poteva permettere! E questo dopo essersi vantato di aver speso mucchi di biglietti da diecimila per ascoltare John Bakerozz stamburare su un tamburo, o per “pogare” mentre Jimmy Mjnkyalercia strimpellava la sua chitarra elettrica, amplificata male e distorta. Faceva parte di quella giovinaglia musicocentrica e rockdivistica convinta che la cultura sia una cosa “fatta” esclusivamente “dai tipi che sssuonano”, e che i massimi riverberi dell’intelligenza umana possano venire captati nei concerti bruciaerba (in ambo i sensi) a San Siro; di quelli che se nominano una recensione potete star certi che sarà la recensione di un cd. Niente di male, intendiamoci: basta dirlo. Basta ammetterlo. Invece questo non si fermava, scatenato nella sua filippica sul prezzo dei libri. A quel punto non ci vidi più. A quel punto, non avendo ancora pubblicato un fico secco, non fu per tirare la sua sciocca acqua al mio illuminato mulino che sollevando il mio drink gli dissi: “Senti bello: questa pisciazzata costa come un ottimo romanzo tascabile! Di cosa cazzo mi stai parlando? Se questa pisciazzata costa settemila lire, un ottimo romanzo dovrebbe costarne settecentomila!” 
Lo dissi a voce un po’ troppo alta, e il barman mi sentì. Si avvicinò minaccioso al nostro tavolo. Ma persino lui era venuto per darmi ragione: “Leggi qualche libro, fra una pisciazzata e l’altra!” disse a quel cavron, per poi ammiccare in mia direzione. 
“Portamene un’altra”, dissi sorridendo. “Con più ghiaccio e meno urina”.

Adesso, direttamente da quel Paradiso degli Scrocchi che sta diventando il web, è in arrivo la soluzione per quelli come lui: pare che con un modico abbonamento di 9,99 euro mensili si potrà leggere tutto quello che si vuole! Be’, non proprio tutto. Anzi, quasi nulla del meglio. In compenso: carriolate di titoli. Ma insomma, tanto ormai siamo nell’era della quantità. La qualità è così fuori moda… Lo slogan di questo Satana a testa in giù, di questa Bestia alla rovescia (il 9,99, prezzo antipatico e irrispettoso per eccellenza, non fa pensare  anche a voi a un 666 capovolto?) potrebbe benissimo essere: Ingozzatevi, scrocconi! Naturalmente (che ve lo dico a fare?) in formato elettronico e rigorosamente “in prestito”, la formula vantaggiosa del futuro (vantaggiosa non si è ancora capito per chi, ma io qualche sospetto l’avrei…)

Ora, qualcuno potrebbe obiettare, sia a quel mio pseudoamico che al mio discorso sugli Scrocchi, che se uno non può o non vuole spendere esistono pure, legittimamente e meritoriamente, le biblioteche, e che il 9,99, il Satana Sghimbescio, la Bestia a testa in giù, non svolge altro che una funzione di biblioteca moderna e non cartacea (volevo dire cartafobica, ma poi si aprirebbe un altro discorso che meriterebbe capitoli a parte). Già: peccato però che in biblioteca si possano trovare (gratis) tutti i più grandi scrittori, che invece in molti casi non hanno nessuna intenzione di concedere le loro opere a quelli del Satana Sghimbescio, considerati, a ragione o a torto, nemici dichiarati dell’ingegno creativo, della cultura intelligente e dell’arte narrativa. 
In compenso, per quei 9,99 al mese potrete scegliere fra milioni di altre proposte, fra cui ad esempio (butto lì) i porno caserecci con la punteggiatura sbagliata di Donna Spammer, la sterminata serie di Delitti del Maggiordomo Zoppo di Gianpiergaetano Cazzinculetti, non editati e con refusi anche in copertina, ma naturalmente anche tutti i bestsellers più dozzinali e stucchevoli.

Nell’abbonamento si dice saranno comprese magiche applicazioni interattive, come quella che spiegherà le “parole difficili” cliccandoci sopra. 
Le parole difficili, signora maestra! Evidentemente, questi del Satana Sghimbescio sono pure dei teneri ottimisti: credono che gli ignoranti si butteranno a capofitto nella lettura solo perché loro la offrono in modico abbonamento. E comunque, proprio questo sembra il target a cui pensano di rivolgersi: persone che vengono prese dal panico già vedendo la parola “rosa” in un titolo. Sono molto democratici, ‘sti tipi: loro accettano tutti, sia come scrittori sempre meno pagati che (soprattutto) come lettori paganti. Anche se mi viene da pensare che stiano sbagliando clamorosamente i calcoli: come possono credere che persone costrette a cliccare “sulle parole difficili” possano fare, di questi tempi, la fila per stipulare un abbonamento che gli permetta di saziarsi della VOGLIA DI LEGGERE? Quella è tutta gente che vorrà saziarsi di figa, o di costine alla griglia, o di scudetti della juve. Di concerti di John Bakerozz. O sbaglio?

Quella degli abbonamenti svalutanti, fateci caso, è in fin dei conti la strategia commerciale unificata del nostro povero mondo moderno. Prendi la telefonia. Una volta facevi tre telefonate alla settimana, che erano tutte indispensabili, o sentimentalmente importanti, o urgenti, o divertenti. Le pagavi salate, ma erano solo quelle e ci stavi dentro. Pagavi e rimanevi appagato. Poi vi hanno convinti che telefonare allungava la vita. E poi che la vita doveva diventare un vuoto passarsi a vicenda vuoti messaggetti con peti di allerta, e catene santantoniesche nonstop di stupidi video che dovrebbero far ridere, e così adesso le telefonate non le pagate nulla: siete solo schiavi di un modico abbonamento, eterno.
Sempre connessi con l’insulsaggine altrui, e sempre rintracciabili come un evaso con la cavigliera elettronica.

L’umoristica (o tragica) verità è che i modici abbonamenti non convengono proprio per niente, tanto meno (per quel che mi riguarda) nel caso dei libri. Se uno ci pensa bene, i nuovi romanzi degni di essere letti sono così pochi che vale ancora la pena di comprarli uno alla volta, possibilmente concreti e cartacei, e poi viverli, coccolarli, tenerli, AVERCELI, invece di pagare per riceverli astrattamente, fumosamente in prestito da lorsignori. E siccome si suppone che un buon lettore nemmeno troppo anziano abbia già nella sua libreria tutto il meglio del meglio (un po’ di classici e di pensatori e di poeti, e poi per la narrativa Auster, Amis, Bernhard, Bukowski, Cameron, Donleavy, Gary, Heim, Hemon, Houellebecq, Malamud, McCarthy, McCullers, Nabokov, Richler, Roth, Rulfo, Salinger, Saramago, Vargas Llosa, e quei due o tre italiani degni di essere letti) vien fuori che la spesa annuale per nuovi libri di alta qualità non sarebbe affatto molto più elevata di quella per il modico abbonamento che permette di scroccare-cazzeggiare nei gironi infernali dell’inutile e del superfluo. (Perché 9,99 su base annuale non fa 15, fa quasi 120…)

“Bisognava distruggere la Sfera e l’intero UBH 14 prima che fosse troppo tardi? Gli Scienziati vi avevano sparso il seme del proprio annientamento? Gli Ominidi Scimmieschi, e attraverso loro i prodotti della loro tecnologia, erano la Bestia Finale, il germoglio di morte, il Drago nascosto nel Verme di cui parlavano le antiche profezie? Chi si stava chiedendo tutto ciò, e, quel che più conta, se lo stava chiedendo in tempo o era ormai troppo tardi?
Chi stava raccontando queste cose finali e spaventose?
Ma soprattutto, esisteva ancora qualcuno in ascolto perché avesse un senso il raccontare?”
 (Nicola Pezzoli, Quattro soli a motore, pagina 261, NON disponibile in abbonamento.)