"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

giovedì 23 novembre 2017

ERESIE IN SALSA ROSA (ché l'azzurro è ormai anche fuori moda)


1 POVERO NIETZSCHE

Un tempo mi affascinò tantissimo l’idea dell’Oltreuomo (“L’uomo è qualcosa che dev’essere superato”), ma adesso salta fuori che il progetto è invece quello di una bestiolina-schiava sempre più tonta ma sempre più efficiente, trafelata, rintronata e multispastik (o come cavolo si dice), una specie di macaco digitalizzato sorretto da protesi mentali e intelligenza artificiale, con un computer infilato nel cervello, uno nel cuore e uno nel culo: praticamente un robottino che suda e che puzza. Allora è molto meglio restare antichi. Restare dinosauri.

2 POVERA TERRA DI DANTE E PIRANDELLO

Mettiamolo sotto forma di TEST.
Una domenica di metà novembre mi è toccato sorbire ‘sta bella robina qui [e non avevo neanche uno di quei sacchettini che ci sono sugli aerei…]:
«Essere amati a volte non basta. Vogliamo sentirci desiderati».
Di cosa si trattava?
A - frasetta banale dentro cioccolatino andato a male
B - stronzatina espettorata a tavola dall’amica della cognata di mia cugina dopo aver bevuto un po’ troppo vino bianco che sapeva di tappo
C – quaderno dei pensierini del figlio settenne di un mio amico
D - aforisma “forte” sbandierato sui giornali come innesco per sparare in classifica un nuovo bestseller italiota.
[p.s. Avvertenza: per capirne meglio le profonde implicazioni sentimental-filosofiche, la frase va letta in falsetto cantilenoso andante (inutile aggiungere andante DOVE)]

3 TI FANNO VEDERE UNA ROBA...

Ero un bambino delle medie, in piedi di fianco alla cattedra, interrogato in Storia. 
Con la prof girata di spalle per torchiare l’altra vittima (un compagno poco sveglio che s’era impappinato sulla più semplice delle domande: “chi ha invaso la Polonia nel 1939?”) mimai il saluto nazista per suggerirgli la risposta.
«L’attaccapanni» disse una spiritosona al primo banco.
«Faccemo sulenzi!» guaì la prof nel suo Italiano stridulo e molto personalizzato.
«I te-te-tedeschi» tartagliò il compagno.
Mi viene un brivido se penso che, l’avessi fatto ai giorni nostri, qualche imbecille col telefonuzzo avrebbe potuto riprendermi e diffondere l’immagine sui social. Avrei subìto un linciaggio di insulti e minacce da parte di sconosciuti (e quel che è peggio sarei diventato l’eroe di qualche cazzo di estremista), senza nessuna possibilità di spiegare il perché di quel gesto.
Eppure c’è chi esalta senza riserve la preminenza assoluta delle immagini sulla parola scritta, e sul pensiero.
Ti fanno vedere una roba e ridi. Ti fanno vedere una roba e t’indigni. Ti fanno vedere una roba e t’incazzi. Ti fanno vedere una roba e sei già disposto ad ammazzare qualcuno. Ma quasi mai, se ti fanno vedere una roba, accendi il cervello e ti metti a pensare.
E invece bisognerebbe sempre pensare a tutto e al contrario di tutto.
Per dire: in America una tizia è stata licenziata per aver mostrato il dito medio a Trump.
Magari stava solo facendo asciugare lo smalto.

4 RE-HUMANIZE (MAPPATEVI STACIPPA)

Vuoi mettere il brivido di una (remota) possibilità di PERDERSI, e nel frattempo scoprire per caso qualcosa di magico e inaspettato, uno scorcio che ti leva il respiro, una bellezza “fuori-tracciato” che non avresti visto mai, o di innamorarsi della persona gentile a cui chiedi informazioni, rispetto all’andarsene in giro con una mappa digitale incorporata nel culo e azionata con una petegia?
Magari un giorno, quando ci sarà venuta a noia questa perfezione da sciocchi precisini trafelati e non-più-pensanti, qualcuno inventerà una rimescol-app per incasinare apposta le mappe, e la chiamerà “Caccia al Tesoro”, oppure “Ritrova te stesso”.

5 SCRITTO "PRIMA"

I cronistelli italioti stanno proprio rompendo, con ‘sta menata delle domandine petulanti sul “biscotto”.
«Da che pulpito!» ha risposto giustamente infastidito il grande Glenn Stromberg.
Io so solo che i biscotti Danesi al burro sono buonissimi.
Quanto al biscotto Svedese, attenti a non ritrovarvelo nel… 

6 SCRITTO "DOPO"

A rendermi più felice, per gli Svedesi, è il pensiero dei beceri fischi scatarrati sul loro Inno, uno dei più belli e poetici in circolazione. Sarà piacevole riascoltarlo ai Mondiali, senza burinaglia italiota a rovinarlo. (Per non parlare del fetido e cretino «Merda!» urlato a ogni singolo rinvio del loro portiere: quello invece sarà bello non riascoltarlo).
Quanto alle ragioni della sconfitta, chi capisce di calcio sa che una squadra comunque mediocre come quella azzurra sarebbe passata, non fosse stato per l’incapacità e l’ottusità di chi ha sbagliato modulo e uomini sia all’andata (due centravanti di cui uno convalescente a pestarsi i piedi) sia al ritorno (un assurdo 3-5-2 con l’uomo più adatto e più in forma, Insigne, escluso e non fatto entrare neppure alla fine).
Ma le menti limitate vi ripeteranno il ritornello (datato 1966): “Troppi stranieri in Serie A!”
E adesso godiamoci l'Inno.




martedì 14 novembre 2017

IL BAMBINO CHE SBAGLIAVA LE PAROLACCE - qualche trancio di racconto in regalo per voi.



dal racconto L'INUTILIFICIO

Intanto io cerco di andare bene a scuola per non rischiare di rimanere senza il mio bel posto di operaio o addirittura impiegato all’inutilificio, mentre mio fratello, che è molto più intelligente, vuole laurearsi in Scienze dell’Inutilità, per diventare dirigente all’inutilificio, così entrambi potremo sposarci con lavoratrici dell’inutilificio e fare tanti figli da mandare a lavorare all’inutilificio, nel rispetto delle Tradizioni. Quando non studio o prendo brutti voti, i miei genitori e mio fratello un po’ per minaccia un po’ per scherzo mi dicono che se vado troppo male a scuola finirò a spalare la merda dei robot che cagano, o peggio ancora finirò come quel loro amico matto che è scappato a fare il pittore di paesaggi su un’isola greca e non ha mai lavorato in vita sua, poveraccio. Ma io lo so che scherzano. Io sono molto ottimista, e vedo sempre le cose e il futuro in modo roseo e positivo, e so che un bel posto all’inutilificio, alla fine, non me lo leverà nessuno!

dal racconto DOTTORESSINA

Ma poi, a che vita mi avrebbe costretto? Piena di soldi, ma non mi avrebbe certo mantenuto. Lei a far miliardi coi ponti e le dentiere e io a casa a scrivere poesie? Sì, domani. Scòrdatelo. Funziona mica così. E comunque non certo a Varese. Qui i soldi ce li hanno per farli pesare. Non per alleggerirsi l’esistenza. Figurarsi alleggerirtela a te, poeta da strapazzo. In ogni caso dovevo difendere con le unghie la mia libertà. Difendere la mia povertà. La mia dignitosa balordaggine. Buttar via la vita ma senza il concorso di altri. Me la sarei cavata benissimo da solo, come fallito.

dal racconto PULCE E IL TERZO COLPO

Io ultimamente ero più o meno innamorato di questa Karin. Mi innamoro sempre di quelle già felicemente sposate. Così non ci sono pericoli né sofferenze né rotture di cazzo. Non si può fare punto e basta. Sono un pigro e un codardo. E mi piace starmene sul dondolo a leggere. Al massimo lavorarmi una tortilla e una lattina di birra mentre leggo. Ma più che altro leggere. Persone ammesse al mio cospetto mentre leggo: uccellini, grilli, la mia gatta Ciopy. Ammetterei volentieri anche la dolce Karin. Magari solo per coccolarmi e riscaldarmi un po’ in giornate come oggi quando il sole non è di ruolo, e con la felpa fa freschino. Ma è felicemente sposata con uno che vende barche di lusso in Florida. Ne vende tante e fa un mucchio di soldi. Non posso competere. E poi l’ha sposata prima lui e tutte quelle balle lì.

dal racconto DEDIZIONE

Nel parlato infilava qua e là tranci di dialetto friulano. Avevi l’impressione che lo facesse per sentirsi meno lontano da casa, senonché otteneva l’effetto contrario di immalinconire pure te. Guardavi quei suoi occhi spaesati e chissà come ti mancava Gorizia, dove non eri mai stato.

dal racconto NOI, POPPANTI COL FUCILE

Mi vede incerto, pericolose operazioni di ricarica al mio posto by caporale Mastinone (coi Garand c’è chi ci ha lasciato le dita) senza nemmeno sgridarmi. E dice nulla quando sparacchio dove capita, nessuna voglia di rovinare i bersagli o avvicinare troppo il visino ventiduenne al mirino (coi Garand c’è chi ci ha lasciato un occhio). Lo consideravo un cane istruttore e un gran pezzo di merda, oggi così paterno e dolce quasi quasi gli voglio bene. Ma come cola il sudore bollente sotto l’elmetto maledetto.
Che cosa vogliono da me, porcaccia naja? Un anno di vita per un cromosoma sbagliato, per esser nato col pìrulo? Una rabbia che mi viene da piangere.
Nel parlare di sessismi si dà per scontato che vittime siano sempre e solo le femmine, ma vogliamo parlare di questa cosa che capitava a noi? Nel 1989 cadeva il Muro di Berlino (espressione del cazzo, non è caduto da solo, era mica un appalto italiano) ma ancora si riteneva normale che esseri umani nati col pene regalassero un anno di vita (e uno dei più belli) alla cagna patria, mentre quelli nati con la vagina ne erano dispensati.
E mai che se ne trovasse uno con una vagina da prestarti.

dal racconto I CANGURETTI DEL MARESCIALLO BUKOWSKI

Del resto, non si può sguarnire una caserma operativa solo perché è domenica. E se ci attaccano i groenlandesi, o la Sampdoria, o Iva Zanicchi?

dal racconto MASSAGGIATRICE ORIENTALE

L’annuncio non era mai esplicito. La telefonata fin troppo.
«Signorina, quanto costa il massaggio?»
«Qualanta di bocca sessanta scovata» risponde la cinese a mio nonno Artemio sclerotico, che ha chiamato per l’artrosi.

dal racconto SOFFITTO A QUADRETTONI

Qualcuno mi ha detto che i preti sono extraterritoriali. O almeno, quando sono loro ad ammazzare qualcuno succede così, che non gli fanno niente a patto che spariscano in un convento e non si facciano più rivedere. Ma se sei tu a fare secco uno di loro, mi sa che non ti mandano in un convento. Ridiventano subito territoriali, mi sa. Mi sa che te la prendi nel culo.

dal racconto STOP!

Ci fu una pausa, poi alle cinque del pomeriggio la Cocorita ci chiamò per mandarci alla premiazione. La bagnina del Bagno Spuma si chiama Moira ma noi la chiamiamo Cocorita perché ha una voce da cocorita e le erre arrotolate da cocorita. E anche il cervello non è che si discosti molto da quello di una cocorita. Io la chiamo anche Cavallo Degli Scacchi, perché ha la faccia magra e un collo lungo lungo, ma poi sotto prende a modificarsi a tradimento e s’allarga fuori a botticella.

dal racconto I CARABINIERI A PEDALI

Sto parlando delle vecchie di vedetta. Dovete sapere che ci sono sempre queste vecchie di vedetta, in quei quartieri nuovi con le villette nuove della gente arricchita. Di norma questa gente arricchita le villette non se le gode mai, perché è sempre in giro ad arricchirsi ulteriormente, come avesse fatto male i conti con la durata della vita, e nelle villette ci stanno i rottweiler, e in alcune, ma non in tutte, ci stanno le vecchie di vedetta, che vivono dietro le tendine di una finestra al secondo piano in attesa di morire.

dal racconto FRASEGGIO

Il giornale radio locale stava parlando di una tizia che era entrata in ascensore al decimo piano di un palazzo. La porta si era aperta e lei era entrata. Ma l’ascensore non c’era. Sfracellata. Una fine orrenda. La donna usciva dallo studio di una cartomante che predice il futuro. 

dal racconto MILANO E ALESSANDRO

Alla buon’ora fecero una pausa spuntino in un bar. Seduti in un separé mangiavano tramezzini e bevevano vino bianco. Una bionda da urlo, ma con la faccia simpatica e le rughette del sorriso, cosa ra-ris-si-ma, entrò, andò a piazzarsi davanti al bancone e ordinò una birra alla spina. 
Fu servita e se la scolò d’un fiato, con assatanata avidità.
«Vorrei essere quel bicchiere» confessò Davide.
«Ma… è femmina!» lo redarguì Alessandro, con occhiataccia da Vade retro.
Culattone integralista, pensò Davide senza dir nulla. Se una è bella è bella, e poi chessò, sarò bisex, che cazzo vuoi ne sappia, e che cazzo vuoi tu da me, gallinello modajolo, per quel che ne so si viene attratti da persone, non da cliché cazzofigacei. 

dal racconto AGGIORNAMENTI DI MECCANICA POPOLARE

«Siccome che… Cioè», attaccò lei.
Cominciamo bene, pensò lui.
«Aspetto un bambino» disse lei.
«Bene!» disse lui.
«Non è tuo» disse lei.
«Ah» disse lui.
Pareva già calmissimo, e ciò le infuse ulteriore coraggio: «Ma non era questa la cosa peggiore».
«Cazzo», protestò lui. «Mi stai dicendo che mi hai cornificato. E che ti avrò di fianco sull’altare con un figlio non mio nella panza. Cosa può esserci di peggio, a parte il fatto che mi hanno chiamato Maicol?»

dal racconto DARE UNA MANO

Quando accennò al famoso manoscritto, Leonello Stanfredini Smith si illuminò in un modo che Eugenio trovò commovente. Disse che doveva esserci ancora, da qualche parte. Ma quando poi si mise a cercare non dentro cassetti o su scaffali di libri, ma in posti come il frigorifero, la credenza di cucina, il bauletto della biancheria sporca, Eugenio cominciò a pensare che fosse pazzo, e che non ci fosse mai stato nessun romanzo.

dal racconto NATALÌ MORTALÀ

(Questa fa orrori di grammatica anche quando scorreggia). Ma andiamo avanti: letture preferite?
Tropo inperniata a scrivere per, pure l’eggere. Come tute i genio, l’ho dico sempre. Pèro savasandì o letto i capponlavori virgolette clasici inperscindibili, tutti e i 3, savasandì
Tutti e tre cosa?
Ma le 50 sfummature no? Che; scherzi o sì gnoranto? Macche legete voi vekki, siamo anc’ora 1.0 a Scespir o Dante Alberghieri, o coso li, Mero? Legerai micca a Pezòlli! Sveliaa!
Senti stronza, ma perché non ti spari?
Consilio di sostituire stà domanda co una sula mia poettica. Risposta da incullare soto grazzie: “la gentge e stanco di, inutili lucubbrazzione sopratuto,: scritte da maschi bianchi caucazzi o virgolette ropei che anno skiatato. Le copie voliono aiutto pe scoppare. Eppoi adeso e 2.0, siamo nel 2.0 lovolete, capì!”

dal racconto BURATÌN PUPÀZ

E poi, i pinguini, come fanno a non star sul culo pure a lei? Ma lo sa che in base a uno studio di Purulenko, Dollarovgin, Sukamoto, Zokolmayer e Vavangulu l’effetto serra è causato esclusivamente dalle scorregge dei pinguini?
Non conosco questi Professori Emeriti. Dove scor… ehm… dove insegnano?
Sono avvocati. Della Karbonpromm.

dal racconto OMISSIONE

«Era una sera caldissima di luglio» attaccò il Ghirotto. «Mi trovavo a passare presso gli argini del Po. Entro in un bar per mangiare un cetriolo, che è veramente molto dissetante, e lì, nel vano d’ingresso, assisto a una scena incredibile: c’è una gatta che sta allattando i suoi gattini. Ma insieme ai gattini ci sono anche dei cuccioli di cane! Il padrone del bar mi dice che i cagnolini sono rimasti orfani, la madre investita da un’auto, e allora la gatta, guardate com’è incredibile la natura, l’istinto materno, la gatta li aveva accettati e gli permetteva…»
«Non era una cagna?» interruppe, caustico, il Pelagatta.
«Come?» fece il Ghiro, infastidito non poco.
«Non era una cagna che allattava dei gattini?» insistette il Pelagatta.
«Orcamartina» fece Tumiati.
«No, ti dico che in questo bar c’era questa gatta…»
«Beh, avevi detto che era una cagna. Le altre ottocento volte che l’hai raccontata era così. Tu andavi a scolarti un cetriolo. E c’era una cagna che allattava i gattini».
«Allora non racconto più niente» 

Mi permetto di aggiungere di nuovo i link per l'acquisto, per
ritardatari, nuovi amici e idee-regalo natalizie:






giovedì 2 novembre 2017

Quando leggere è annegare nella noia


Alessandro Baricco
Oceano mare
Rizzoli (poi Feltrinelli, Univ. Economica)
Voto: 4+ 




Incipit:

“Sabbia a perdita d’occhio, tra le ultime colline e il mare – il mare – nell’aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che soffia sempre da nord.
La spiaggia. E il mare.
Potrebbe essere la perfezione – immagine per occhi divini – mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità – verità – ma ancora una volta è il salvifico granello dell’uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un’inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata."

Tutto questo irritante pastrugno di ripetitivi svolazzi poetico-filosofici, impastati, o impestati, di ciarpame da sagrestia paesana (“benedetto”, “perfezione”, “occhi divini”, “muto esistere”, “opera finita ed esatta”, “verità”, “verità”, “salvifico”, “paradiso”, “verità”, “santa icona”, “perfezione”) per dirci che c’è un uomo su una spiaggia. Perché è questo che ci avrebbe detto uno Scrittore:
“C’è un uomo sulla spiaggia”.
Subito una domanda: questa roba qui, questa quasi provocatoria scribacchiatura tutta orpelli e posa poetica, non pare letteratura d'antiquariato che rifà il verso a se stessa, ma senza l’ironia per capire cosa sta facendo?
Salto solo un altro po’ di roba raffinatissima e superflua, e approdo a pagina 17:

“Alla locanda Almayer ci potevi arrivare a piedi, scendendo per il sentiero che veniva dalla cappella di Saint Amand, ma anche in carrozza, per la strada di Quartel, o su una chiatta, scendendo il fiume. [O giù dal cielo, se ti scoppia la mongolfiera del cactus mentre ci passi sopra.] Il professor Bartleboom ci arrivò per caso.
Questa è la locanda della Pace?
No.
La locanda di Saint Amand?
No.
L’Albergo della Posta?
No.
L’Aringa reale?
No.
Bene. C’è una stanza?”

[Questo romanzo è gratis?
No.
Bene, allora ne prendo un altro, grazie.]

Da pagina 149 a pagina 159 la scrittura si fa poesia-preghiera. È la preghiera di un personaggio che si chiama Pluche (ma non è un peluche, almeno credo). Lo si capisce dagli a capo, ovvio, perché per il resto si tratta di facezie né migliori né peggiori di quanto segue e precede. 
Vediamone un pezzettino particolarmente ispirato:

“il problema sarebbe un altro,
se avete la pazienza di ascoltare
di ascoltarmi
di.
Il problema è questa strada
bella strada,
questa strada che corre
e scorre
e soccorre
ma non corre dritta
come potrebbe
e nemmeno storta
come saprebbe
no.”

Ho dato un’occhiata ai giudizi espressi dai lettori sul sito di ibs.
Devo dire per onestà (e con un certo sconcerto) che sono più numerosi quelli lusinghieri.
Ma i detrattori, o i non amanti, come preferiamo chiamarli, di Alessandro Baricco, accusano la sua prosa di essere, in ordine sparso: “leziosa”, “insulsa”, “arzigogolata”, “vacua”, “chincaglieria detestabile”, e poi via via “stucchevole melassa”, “sterile”, “aulica”, “manieristica”, e poi ancora “vezzosa”, “autocompiaciuta”, “inutile”, “spocchiosa”, “provocante”, “pretenziosa”…
Avranno ragionevoli motivi o saranno degli esagerati, dei rozzi e dei rosiconi? Vediamo un esempietto a pag 25:

“…e in effetti la frase arrivò perfettamente confezionata nella testa di Padre Pluche, bella lineare e pulita, ma con un attimo di ritardo, quel tanto che bastava per farsi scivolare da sotto uno stupido refolo di parole che non appena affiorato sulla superficie del silenzio si cristallizzò nell’incontestabile lucentezza di una domanda completamente fuori luogo”.

Qui, l’unica domanda non completamente fuori luogo sarebbe questa: “Non è che ci stanno per caso pigliando per i fondelli?!”
Perché ho sottolineato “bella lineare e pulita”?
Perché tale dovrebbe essere la scrittura di uno scrittore.
Cioè il contrario di così.
Penso invece sia fin troppo intuibile il perché ho poi anche sottolineato “uno stupido refolo di parole”… diciamo che trattasi di curiosissimo caso in cui una brutta pagina contiene anche l’involontaria critica a sé stessa.

Ma a volte l'autore sembra stancarsi delle moine arzigogolate, e lascia spazio a un alterego un po' sciatto.
In una sola pagina (la 29) il nostro scrittore superstar riesce infatti a inanellare in poche righe un “completamente”, e poi anche un “continuamente”, un “incontestabilmente”, un “tremendamente”, e poi un altro “completamente”, e un “probabilmente” e infine un “intollerabilmente”. Davvero intollerabile.

Da pagina 169 a pagina 179 Baricco ci delizia con un “CATALOGO PROVVISORIO DELLE OPERE PITTORICHE DEL PITTORE MICHEL PLASSON ORDINATE IN ORDINE CRONOLOGICO A PARTIRE DAL SOGGIORNO DEL MEDESIMO ALLA LOCANDA ALMAYER (LOCALITA’ QUARTEL) FINO A GIUNGERE ALLA MORTE DELLO STESSO”. 

Le descrizioni delle “opere pittoriche del pittore ordinate in ordine” sono di questo tipo:

“Completamente bianco.”
“Completamente bianco.”
“Bianco con vaga ombra ocra nella parte superiore.”
“Completamente bianco. La firma è in rosso.” 
“Si riconoscono due punti, al centro del foglio, molto vicini. Il resto è bianco.” [Certo questo qui ne spendeva, di soldi, in tubetti di colore…]
“Completamente bianco.”

E via così. Per undici pagine!

A chi verrebbe voglia di comprarle, le opere pittoriche di un pittore simile? 
Boh. Magari alle stesse persone a cui viene voglia di comprare i romanzi di un simile romanziere. Queste undici pagine sembrano infatti, se ci pensiamo bene, il Manifesto involontario della poetica dell’autore. Come se Baricco sognasse più o meno inconsciamente di poter scrivere (e vendere a vagonate) un libro di questo tenore:
Capitolo primo: una pagina bianca.
Capitolo secondo: una pagina bianca, con un punto e virgola esattamente al centro.
Capitolo terzo: una pagina bianca, con una preposizione articolata in alto a sinistra.
Capitolo quarto: una pagina bianca, con un punto di domanda ocra decentrato, in basso a destra.
E via così.
E però, accipicchia, firmato, in rosso, Alessandro Baricco, che è quello che conta

La fascetta della copia in mio possesso urla: ventunesima edizione, centoventimila copie!
Che dire? Be’, anzitutto questo: io delle volte mi preoccupo e mi indigno, per il fatto che le nuovissime generazioni tecnoglionite sembrano destinate a venir su misalfabete, con l’atrofia cerebrale, interessate solo ai telefonini e agli spot, alle moto e alla Figa, alla rincoteca e ai tipiffighichessuonano, ai videogiochi e alle velinuzze e ai calciatorelli. Ma se poi penso che in italiA per Alta Narrativa si intendono romanzi così, non posso non trovare perversamente (e amaramente) consolatorio il fatto che presto nessuno leggerà più, e che tutto ciò diverrà, com’è giusto che divenga, lettera morta.

p.s. sia chiaro che queste cose le ho dette come lettore. Come scrittore, trovo magnanimamente giusto che anche Baricco possa avere il suo spazio. Magari troverei altrettanto giusto poter godere di una par condicio mediatica, ma so bene che questa è utopia, in un paese in cui il giornalismo e la critica sono quello che sono.
Good night, and good look.