"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

martedì 28 agosto 2012

ARS GRATIA ARTIS. Beata inutilità: il servire lasciamolo ai servi! – risposta a un ragazzotto sulla letteratura che (per fortuna!!) non “serve”.



Raramente riciclo commenti miei lasciati altrove per scriverci dei post. Lo faccio stavolta perché mi pareva significativo, e soprattutto perché quando lo feci NON dette origine a infuocati dibattiti (in quei casi si rischia di dare la sgradevole idea di riparlarne in casa propria per “avere ragione”).
Era la mia risposta (indiretta) a uno studentello che sbatteva in faccia con arrogante sicumera, a una mia Amica insegnante, il fatto che secondo lui la letteratura “non serve”.
L’ho naturalmente preso in parola, e mi sono quindi concentrato sulla visione utilitaristica e meschinamente materiale del “servire”, senza addentrarmi in più elevati discorsi sul servire al cuore, alla mente, all’anima ecc…
La riporto (quasi) pari pari:

Se quello sciocchino si degnasse di venir qui a leggere, gli direi che fra le cose che (per fortuna!) non "servono a nulla" ci sono la Letteratura, il Cinema, la Pittura, la Musica, ma anche il Gioco, e il saper contemplare le Bellezze naturali, e persino i Sentimenti! Cos'è che "serve"? Serve essere bravi schiavi della produzione, della riproduzione e del consumo, serve essere conformisti e nonpensanti. In definitiva SERVE ESSERE SERVI. Le mie condoglianze a questo servo del futuro. I Padroni e il Dio Denaro staranno già brindando alla stoltezza sua e dei suoi miseri consimili. (A meno che, avendo la fortuna di un'insegnante come Te, non sia ancora in tempo a salvarsi e a svegliarsi...)

Aggiungo solo una citazioncina del professor Keating, meraviglioso protagonista dell’Attimo fuggente (probabilmente un film “che non serve”, per quel povero ragazzotto dall’anima in pericolo):
“Noi non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.”

[Essere Scrittore in quest’epoca assurda è comunque, me ne rendo conto, come essere un Cavaliere con l’armatura al tempo del treno, dell’automobile e dell’aereo. È una follia romantica, ma io sono orgoglioso e felice di incarnarla!]

p.s.
Uno dei pochi motivi per cui valga ancora la pena di sentirsi con orgoglio italiani è la nostra splendida Lingua. Ma le recenti genuflessioni tipo Politecnico di Milano davanti all’angloide danno da pensare. Dopo la Narrativa, metteremo in disarmo anche la nostra Lingua? Perché non lecca abbastanza? Come si può rinunciare alla propria Lingua nelle proprie Università? Anche l’Italiano non serve più, perché non abbastanza SERVO?
Ahi serva italiA…

[Su questo argomento ho sempre ammesso di avere una posizione abbastanza schizoide: se mi avessero insegnato l’inglese nella culla, oggi, ne sono sicuro, sarei uno scrittore felice. Perché l’Italiano è meraviglioso, ma il sistema-italiA è uno schifo.]


lunedì 13 agosto 2012

Raccontini adolescenziali rinvenuti in fondo a un cassetto - (4) Non eravamo soli


Un miniracconto di poche pretese, scritto ai tempi del liceo. Ma visto che le esplorazioni marziane sono tornate in questi giorni di grande attualità, ho pensato di rispolverarlo.


Non eravamo soli

 
Che superficiali, i nostri vicini terrestri.
E non poteva essere altrimenti, dal momento che vivevano SULLA SUPERFICIE del loro pianeta.
Cercavano di scoprire se c’era vita su Marte, i poveri sempliciotti, mentre noi eravamo, e siamo tuttora, DENTRO Marte.
Si sono spinti in vane ricerche oltre la Galassia, ai confini dell’Universo, quando noi, gli unici altri esseri viventi del Cosmo, eravamo qui, sotto il loro naso, NEL pianeta vicino al loro.
E adesso si sono estinti, senza aver potuto scoprire, e neppure immaginare, il nostro segreto.
Anzi, ora che ci ripenso, almeno a immaginarlo qualcuno ci arrivò.
Fu un giovanissimo scrittore, con un raccontino breve intitolato “Non eravamo soli”.
Nessuno ci fece caso.


giovedì 2 agosto 2012

Micropost di cazzeggio estivo


Ritorno a voi, che mi leggete e mi volete bene più di quanto non meriti, con imperdonabile ritardo. E ritorno a voi col più leggero e stupidino dei post: ogni tanto ci vuole. 
È che mi sono tornati in mente quegli improbabili nomi inventati di personaggi stranieri, più o meno esotici, con cui ci si divertiva ai tempi della mia infanzia. Ce n'erano alcuni di davvero carini. I miei preferiti erano:

il campione di nuoto giapponese

SUNKIKE NEGHY (per i non lombardi: "son qui che annego")

e la lottatrice russa

TIMENA SETISKOVA

E voi? Ne ricordate (o volete inventarne) qualcuno, per arricchire la collezione-revival? 

 

domenica 1 luglio 2012

ROMAIN GARY - "La vita davanti a sé"


Romain Gary
La vita davanti a sé
Neri Pozza
Voto: 10

A volte scrivere una recensione può essere la cosa più facile del mondo. Perché davanti a certi Artisti non c’è da fare altro che inchinarsi, ringraziarli, e proporre una piccola degustazione del loro Capolavoro, così, tanto per far venire l’acquolina in bocca…


Per molto tempo non ho saputo che ero arabo perché non c’era nessuno che mi insultava. L’ho saputo soltanto a scuola. Ma non facevo mai a botte, fa sempre male picchiare qualcuno.

Ero io che mi occupavo degli altri marmocchi, soprattutto per pulirgli il culo, perché Madame Rosa faceva fatica a chinarsi a causa del suo peso. Era completamente senza vita e le chiappe le si congiungevano direttamente con le spalle. Quando camminava sembrava un trasloco.

Con gli altri marmocchi non ci giocavo, erano troppo piccoli per me, eccetto che per confrontarci il pistolino e Madame Rosa si arrabbiava perché aveva orrore dei pistolini a causa di tutto quello che aveva dovuto vedere nella vita. Continuava anche ad avere paura dei leoni di notte, roba da non crederci, quando si pensa a tutte le altre buone ragioni che ci sono per avere paura, che uno se la prenda coi leoni.

Mi sono sdraiato per terra, ho chiuso gli occhi e ho fatto degli esercizi per morire, ma il cemento era freddo e avevo paura di prendermi una malattia. Nel mio caso conosco dei tipi che s’imbottiscono con certe dosi di polvere, ma io alla vita non voglio mica leccargli il culo per essere felice. Io alla vita non voglio mica dargli il belletto, io ci caco sopra. Noi due non abbiamo niente da spartire.

Ho dato una leccata al gelato. Ero giù di morale e le cose buone sono ancora meglio quando si è giù di morale. L’ho notato tante volte. Quando si ha voglia di crepare, il cioccolato è ancora più buono del solito.

Io mi dicevo che sarebbe proprio una buona cosa se il signor Hamil sposasse Madame Rosa, perché erano giusti di età e si potevano deteriorare insieme che è una cosa che fa sempre piacere.

Madame Lola badava alla casa e aiutava Madame Rosa a tenersi pulita. Non voglio farle dei complimenti, ma non ho mai visto un senegalese che sarebbe stato una madre di famiglia migliore di Madame Lola, è davvero un peccato che la natura si sia opposta. Lui è stato oggetto di un’ingiustizia e così si sono persi dei bambini felici. Non aveva nemmeno il diritto di adottarne perché i travestiti sono troppo diversi e questo non te lo perdonano mai. A volte Madame Lola ne aveva il cuore gonfio.

I ragazzi per dire l’eroina dicono tutti “la merda” e c’è stato un bambino di otto anni che aveva sentito dire che i ragazzi si facevano delle punture di merda e che era una sciccheria e lui aveva cagato su un giornale e si era schiaffato una puntura di merda vera, credendo che fosse quella buona, e così è morto.

Quando sono tornato su, ho trovato insieme a padre André il rabbino di rue de Chaumes, vicino alla drogheria kasher del signor Rubin, che probabilmente aveva saputo che c’era un parroco che gironzolava intorno a Madame Rosa e ha avuto paura che facesse una morte cristiana. Non aveva mai messo piede in casa nostra, dato che conosceva Madame Rosa da quando era puttana. Padre André e il rabbino, che aveva un altro nome ma non me lo ricordo più, non volevano dare il segnale della partenza e se ne stavano lì su due sedie vicino al letto con Madame Rosa. Hanno anche parlato della guerra del Vietnam perché era un terreno neutro.

“Non è possibile, l’eutanasia è severamente punita…”
Mi faceva ridere. Vorrei sapere che cos’è che non è severamente punito, soprattutto quando non c’è niente da punire.

“Ah. Sei un ragazzo molto intelligente, molto sensibile, addirittura troppo sensibile. Spesso ho detto a Madame Rosa che tu non sarai mai come gli altri. Certe volte vengono fuori dei grandi poeti, degli scrittori, e certe altre…”
Ha sospirato.
“… e certe altre, dei ribelli. Ma tranquillizzati, questo non significa affatto che non sarai normale”.
“Lo spero bene che non sarò mai normale, dottor Katz, solo i porci sono sempre normale”.
“Normali”.
“Farò di tutto per non essere normale, dottor…”


Come dico sempre, e a maggior ragione stavolta: 
non fatemi incazzare.
Come dico sempre, e a maggior ragione stavolta: 
parola di Scriba.

sabato 30 giugno 2012

ERESIA FLASH: Ci stanno facendo due balotte così!

A me tutta questa retorica balotellistica di giornalistozzi e capoclasse civici sta facendo girare le balotte, e mi dà fastidio (quasi) quanto il razzismo.
E capire una buona volta che siamo tutti terrestri, invece di menarla spargendo mamelate deamicisiane e nauseabonda melassa sugli italiani marroni, i tedeschi olivastri, gli svizzeri gialli?
Intanto, per colpa dei festeggiamenti insensati e imbecilli dopo la semifinale, una bambina di dieci anni s’è beccata una pallottola vagante, e sta rischiando la vita. E per cosa? Per una partita del campionatuzzo europeo più brutto e noioso di sempre. (Anch’io, rientrando da una cena a casa di mio fratello, ho rischiato autoscontri con parecchi coglioncelli esagitati e sbandierosi).
Se il muscoloso supereroe avesse fatto un bel paio di autogol, e avesse vinto la Germania, quella povera piccola sarebbe andata a nanna sana e salva.

martedì 12 giugno 2012

ERESIA FLASH: uova e farina, però manca il sale (in zucca)




Di solito non amo cavalcare la retorica dei “bambini che muoiono di fame”. Ho sempre ritenuto assurdo, esagerato, sbagliato, sgridare e far sentire in colpa un figlio o un nipote che avanza nel piatto un boccone di carne grassa e nervosa, perché non gli piace, perché non riesce a masticarla, perché è già sazio (o perché in lui c’è un futuro vegetariano), come se mandar giù a forza quel pezzo di cibo potesse risolvere i problemi di chi cibo non ha, anziché produrre semplicemente qualche grammo di escremento in più.
Ma i vuoti stronzetti che celebrano l’ultimo giorno di scuola con la vergognosa, stupida, indegna, becero-conformista battaglia della farina e delle uova, sprecando quintali di ottimi alimenti, loro no, loro non possono non farmi pensare ai bambini che muoiono di fame. E allora io quei vuoti stronzetti li condannerei a un anno di lavoro socialmente utile. Ma non qui. Nel cuore dell’Africa.




lunedì 4 giugno 2012

BOHUMIL HRABAL - "Una solitudine troppo rumorosa"


BOHUMIL HRABAL
Una solitudine troppo rumorosa
Einaudi
Voto:

Dalla quarta di copertina: “A Praga, nelle viscere di un vecchio palazzo, un uomo, Hanta, lavora da anni a una pressa meccanica trasformando libri destinati al macero in parallelepipedi sigillati e armoniosi, morti e vivi a un tempo, perché in ciascuno di essi pulsa un libro che egli vi ha imprigionato, aperto su una frase, un pensiero…”

Mi piacciono i libri leggeri che posso leggere con la mano a leggìo, la sinistra, sdraiato sul dondolo coi cuscini di rinforzo dietro la testa, e la mano che regge senza fatica il libro leggero, il pollice e il mignolo davanti, le tre dita centrali che spariscono dietro. I libri come questo, leggeri di peso ma pesanti di poesia e pensiero geniale come un sole concentrato in un’unica goccia, come tutte le stelle e le lacrime dell’universo pressate in un unico punto da una pressa chiamata Scrittura.
A volte uno Scrittore ti colpisce così a fondo che ti assale la paura di non riuscire a trovare le parole adeguate per comunicare agli altri quanto è bravo, quanto ha impreziosito la tua vita e corroborato la tua anima con le sue, di parole. Questo è uno di quei casi, in cui capisco che devo sperare che vi limitiate a cogliere l’onestà e l’urgenza del mio consiglio, e a credere in me a occhi chiusi. Vi dico questo: dopo averlo letto, mi vorrete bene per avervelo consigliato. Dopodiché mi faccio da parte e vi propongo qualche estratto preso quasi a casaccio, ché tanto ovunque l’occhio cada, cade bene.

“… non urto contro i lampioni né contro i passanti, soltanto cammino e puzzo di birra e di sporcizia, ma sorrido, perché in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro apprenderò su me stesso qualcosa che ancora non so.”

“… mi sono raggomitolato e rannicchiato su me stesso, come un gattino d’inverno, come il legno di una sedia a dondolo, perché io mi posso permettere quel lusso di essere abbandonato, anche se io abbandonato non sono mai, io sono soltanto solo per poter vivere in una solitudine popolata di pensieri, perché io sono un po’ uno spaccone dell’infinito e dell’eternità e l’Infinito e l’Eternità forse hanno un debole per le persone come me.”

“… perché Leonardo già quella volta sapeva che i cieli non sono umani e che l’uomo che si occupa del pensiero non è umano neanche lui.”

“Io, se facessi il bagno, io mi ammalo subito, io con l’igiene devo andarci cauto e graduale, perché lavoro solo a mani nude, così a sera mi lavo le mani, io lo so, se mi lavassi le mani più volte al giorno, allora mi si screpolano i palmi, ma a volte, quando mi prende il desiderio dell’ideale greco del bello, mi lavo un piede e a volte anche il collo…”

“… la invitai a una gita, avevo vinto al lotto cinquemila corone e siccome non mi piacevano i soldi, allora volevo rapidamente farli sparire dal mondo, per non aver problemi col libretto di risparmio.”

“E poi si è allontanata da me quella servetta, perché ieri mentre pagavo mi è saltato fuori dalla manica un topo.”

“Ventuno girasoli erano accesi nell’oscuro rifugio del magazzino e alcuni topi che tremavano dal freddo perché in nessun luogo c’era più carta, uno di quei topi si avvicinò e mi attaccò, il topo piccolino saltava contro di me sulle zampe posteriori e voleva uccidermi con un morso, o forse rovesciarmi, forse voleva soltanto ferirmi, con tutta la forza del suo corpicino di topo saltava e mi mordeva la suola umida, ogni volta lo spostavo teneramente, ma il topo si gettava di nuovo contro la mia suola, per sedersi infine tutto sfinito in un angolo e guardarmi, mi guardava negli occhi e io presi a tremare, vidi che in quegli occhi di topo c’era in quel momento qualche cosa di più che il cielo stellato sopra di me, di più che la legge morale dentro di me.”

“… una luce ricciolina che nasceva dalla morte del legno.”

“Ma qui era incominciata una nuova era con nuovi uomini e nuovi procedimenti di lavoro, una nuova epoca che durante il lavoro beve latte, sebbene ciascuno sappia che una vacca crepa magari di sete piuttosto che bere latte.”

“… sbigottivo di fronte alla fede di quel venditore, che un monco si sarebbe comprato uno scarpino col calzino viola, il venditore credeva che da qualche parte esistesse uno storpio con la sola gamba destra e col numero quarantuno e col desiderio di recarsi a Stettino a comprare una scarpina e un calzino che accrescesse il suo fascino… come s’era chiuso il cerchio, quella mia scarpina e quel calzino viola, come avevano girato il mondo per frapporsi al mio cammino come un rimprovero.”

“… e se ne andò infelice, sognante, forse era quella stessa persona che un anno prima, vicino al mattatoio di Holesovice, m’aveva puntato contro a notte un coltello finlandese e dopo avermi costretto in un angolo aveva estratto un foglio e mi aveva letto una poesia sul bellissimo paesaggio di Ricany e poi si era scusato, che un modo diverso di costringere la gente ad ascoltare la sua poesia finora non lo conosceva.”

“… guardai la macchina con quel sorriso spasmodico e poi sentii lo scatto della macchina che non aveva mai avuto nelle sue viscere la pellicola, così compresi che al mondo non dipende proprio nulla da come le cose finiscono, ma tutto è soltanto desiderio, volere e anelito…”


La seconda parte del quinto capitolo, che narra dell’amore per una piccola zingara poi uccisa dai criminali nazisti, è Poesia allo stato Puro, che più puro non si può, che più triste e più tenera e dolce non si può. Eppure accanto a essa troverete, in questo Gioiello di ottantasei pagine (che si assapora all’inizio con voracità, e poi sempre più centellinando, nella speranza di farlo durare di più), anche tanta, tanta Intelligenza. E tanto Umorismo. Come succede coi veri Scrittori. E florilegi di microstorie che improvvise sbocciano e appassiscono, ognuna un piccolo grande romanzo di una pagina e mezza, a volte meno. Che meravigliosa, tardiva scoperta è stato in questi giorni per me mio Fratello Bohumil Hrabal. Sono quelle scoperte di cui sei grato alla vita, grato con le lacrime agli occhi, di quel genere di gratitudine che ti fa capire che vivere, comunque vada, valeva la pena.
Non fatemi incazzare. Non fatevelo mancare. Vi fareste non dico del male, ma di sicuro del non-bene.
Parola di Scriba.

p.s.
solita avvertenza: questa è Ambrosia per degustatori della Scrittura, non per i fissati della trama. In questo incantevole libriccino non troverete serial killer, indagini, autopsie, effbiài, cia, banda bassotti, mafia, clarabella e quiquoqua. Per fortuna. L’ultimo capitolo mi ha strappato lacrime di piacere e gratitudine, e questa scoperta è stata una gioia che non potevo non condividere con chi la merita: vedrete, verrà voglia anche a voi di continuare a frequentarlo, questo nuovo amico!
Buona lettura, e buona vita.

mercoledì 30 maggio 2012

A VOLTE VORREI GUARIRE DALLA MIA TROPPA GENTILEZZA


Vorrei essere capace di comportarmi come il tizio del video. Camminare incurante (o inculante?) di tutto e di tutti, travolgendoli al mio passaggio. Io sono sempre stato il tipo del ragazzo gentile: mi fermo, cedo il passo, mi faccio da parte, tengo aperte le porte, distribuisco sorrisi. Se sono in macchina, faccio di tutto per agevolare gli altri automobilisti, e mi fermo per lasciar attraversare sulle striscie anche gente che non ha ancora deciso di attraversare. Sulla ciclopedonabile, metto i piedi nell’erba pur di non intralciare un ciclista. Se cedo il passo a una persona, non è certo perché mi reputi di rango inferiore a lei, né perché qualcuno mi abbia inculcato quel comportamento quand’ero piccolo (bastiancontrario e ribelle come sono, avrei fatto l’opposto). E nemmeno perché io sia più “buono” della media degli altri esseri umani. Lo faccio, egoisticamente, per la splendida sensazione di sentirmi un Signore (e anche per sentirmi benvoluto e apprezzato dagli altri: ne ho bisogno come un bambino, e voi miei lettori lo sapete). Ma ci sono dei casi in cui vorrei tanto non esserlo. Gentildonne griffate che se ne vengono avanti in coppia affiancata, e pensano che il fatto di avere la vulva (neanche la Volvo, la vulva) debba far sentire te, maschiaccio, in dovere si scendere dal marciapiede per farle passare. E se per caso tu scendi (come sempre faccio io, rischiando anche di farmi arrotare…) non aspettarti di veder comparire un mezzo sorriso di ringraziamento sulle labbra serrate di quel grugno da stronza. Ecco, in quel caso bisognerebbe proprio esser capaci di belle spallate mooolto contundenti. Senza chiedere scusa, è ovvio: la simpaticona non lo merita. E poi quelle odiose famigliole a ventaglio (minimo sette componenti) che riescono a occupare con ottusa prepotenza l’intero marciapiede anche quando è più largo di un’autostrada a tre corsie: genitorozzi al telefono, nonna rincoglionita che mangia il gelato con le orecchie, un paio di passeggini, almeno due altri marmocchi più grandi a testa bassa sui nintendo. Sembra quasi che lo scopo della loro manovra a tenaglia sia di catturarti per poi cucinarti per cena, e allora immagini che da un momento all’altro uno di loro (probabilmente il cazzofamiglia) si metta a gridare “Sparviero!”, come in un vecchio gioco della mia infanzia. Qui le spallate non bastano: la situazione richiederebbe sapienti colpi di arti marziali particolarmente assassine (risparmiando magari, se proprio si vuol essere magnanimi, la nonna, e quelli più piccoli dentro i passeggini). Infine, se il marciapiede è stretto assai e su esso si affaccia la vetrina di una cazzo di boutique, immancabile sarà l’assembramento-bivacco di quattro o cinque carampane, che per studiarsi bene la vetrina impediranno per secoli il passaggio di chiunque. In quei casi sono sempre tentato di ripetere la battuta del grande Totò: “Cos’è, una dogana, un posto di blocco…?”, ma non lo faccio mai, perché di sicuro non capirebbero la citazione, e sconcertate mi darebbero del maleducato, loro a me, che sono tanto cavaliere. Insomma, la mia patologica gentilezza mi fa perdere mille occasioni di trattare certa marmaglia nel modo che merita. Non ce la farò mai, va troppo contro la mia natura. Ci sarà una cura?

martedì 8 maggio 2012

Il mio "Quelli che" 2012


[con tante affettuose scuse a Beppe Viola e a Enzo Jannacci, ma anche alla mia amica Xtc che mi ha di recente preceduto e ispirato]

Quelli che sentono le voci, e vigliacca ne avessero mai sentita una intelligente
Quelli che l’Inglese è più pratico e conciso, sempre
Quelli che quindi anche “the day after tomorrow” è più pratico e conciso di “dopodomani”
Quelli che l’ha detto il prete in chiesa
Quelli che fichissima quella pubblicità, ma come, non l’hai vista?!
Quelli che “ci vorrebbe una bella dittatura”
Quelli che sparano cazzate in latino per far vedere che hanno studiato
Quelli che il vescovo la pensa come me quindi sono nel giusto
Quelli che R.I.P.

Quelli che si torturano le chiappe col cilicio e poi dicono che i malati sono i gay
Quelli che vanno a letto con la figlia per sbaglio (al buio sembrava la moglie)
Quelli che mantengo una caterva di troiette per colpa vostra
Quelli che la narrativa non serve
Quelli che cliccano sulla pubblicità truffaldina credendo di essere davvero il milionesimo visitatore
Quelli che bisogna pensare di meno e lavorare di più
Quelli che la ‘ndrangheta qui non l’ho mai vista passare, ma forse ero distratto
Quelli che i miliardi ai partiti sono indispensabili per la democrazia
Quelli che Uau

Quelli che lavorano in tv e se non sanno più come far soldi cagano fuori un libro
Quelli che corrono a comprarlo
Quelli che lei è un Genio, tuttavia…
Quelli che siccome l’Africa aveva pochi problemi sono andati a portargli i monoteismi sanguinari
Quelli che si prendono sul serio anche quando scorreggiano
Quelli che non hanno mai scorreggiato in vita loro (sostengono)
Quelli che cielle è del tutto estranea
Quelli che dicono porcozio per non beztemmiare
Quelli che assolutamente

Quelli che Branca sta facendo un ottimo lavoro
Quelli che stiamo cercando di rafforzarci con uno da Pallone d’Oro: Bosingwa
Quelli che le fabbriche d’armi concorrono alla Crescita (dei bambini bombardati?)
Quelli che si credono intelligenti a scrivere “nn” invece di “non”
Quelli che un pelo di figa tira più pensieri del loro cervello
Quelli che sparano agli elefanti
Quelli che bisogna aprire un tavolo
Quelli che senza se e senza ma
Quelli che ah, okèi

Quelli che se ti confessi e ti comunichi sei a posto
Quelli che non siamo mica grulli da chiudere i negozi alla festa
Quelli che non hanno mica ben capito che poi alla fine si crepa
Quelli che fanno lo stage ma te lo chiamano stéig
Quelli che se vanno all’estero per lavoro ti dicono che vanno “a chiavare delle fighe”
Quelli che alla moglie dicono solo vado all’estero per lavoro (che è meglio)
Quelli che al giorno d’oggi la trama è tutto
Quelli che la canzone è troppo orecchiabile
Quelli che il film è lento

Quelli che non offenderti se te lo dico ma sei uno stronzo
Quelli che bipartisan
Quelli che ma a parte questo vezzo di scrivere, che cazzo di lavoro fai?
Quelli che “non è il suo piede”
Quelli che il colesterolo bisogna andare a misurarlo settimanalmente, finché una mattina si schiantano mentre ci vanno
Quelli che comprano la laurea
Quelli che per lasciare traccia nel mondo sputano per terra
Quelli che in fondo ti si chiede solo di andare a messa
Quelli che “tipo”

Quelli che prima di farsi apparire la madonna si assicurano che l’area sia edificabile
Quelli che non votano ai referendum per non dare pareri gratis
Quelli che beato chi ti vede (ma vai a cagare)
Quelli che Dante vorrebbero leggerlo da tempo, ma aspettano di scroccare l’ebook pirata
Quelli che trattano mezz’ora con un poveraccio sul prezzo del braccialettino, e se ne vantano pure
Quelli che gli scudetti sono nostri perché li abbiamo rubati sul campo
Quelli che ammazzano per un parcheggio, però in fondo non sono cattivi (nooo)
Quelli che perdonano al volo il killer del figlio, e ti viene il dubbio che l’abbiano ingaggiato loro
Quelli che virgolette

Quelli che ordinano sei lavastoviglie credendo di firmare una petizione
Quelli che smettetela di nutrire cani e gatti che c’è la fame nel mondo
Quelli che i videogiochi fanno bene
Quelli che stravolti resistono in rincoteca dal sabato sera alla domenica mattina convinti che ciò faccia di loro degli eroici figaccioni
Quelli che la profezia dei maya
Quelli che però i vignettisti danesi un po’ se la sono cercata (ma vaffanculo!)
Quelli che viva la foca
Quelli che invece di fare il tifo per l’Inter o per il Milan fanno il tifo per il papa
Quelli che ridono in fiducia perché gli han detto che quel noioso pirla lì è un comico

Quelli che al massimo farà due gocce, perché ho pregato padrepio per la grigliata all’aperto
Quelli che po*codio grandina sulle costine


martedì 1 maggio 2012

S.P.A.M.: Siete Proprio Affanculabili Merdoline



STAY AWAY!


Fortuna che stavolta prima di svuotare la cartella degli spandimerda mi è scappato l’occhio su questo esilarante messaggio: essendo (sembrando) in italiano me lo son voluto controllare, caso mai fosse il commento di un lettore vero, erroneamente eliminato dal sistema automatico. Invece trattavasi del solito coglionazzo angloide americozzo, che però aveva avuto la geniale idea di passare attraverso il comico traduttore google. Con questo gustosissimo risultato, che non potevo non copincollare per voi:

Ciao là, Io scoprii Suo sito web da modo di Google alla stessa durata come guardando per un comparabile soggetto, Suo sito web venuto su, esso appare buono . Io ho il bookmarked esso nei miei segnalibri di google. Io sono non certo il luogo Lei è ottenendo Suo l'informazione , comunque buono il tema. Io le necessità a spenda alcuni calcolano studiando molto più o lavorando fuori più. Grazie Io ero in ricerca di questo informazione per la mia missione. Also see my site preventivo seo

Ho provato a improvvisare una risposta a tono nella stessa esilarante gugollingua grulla:

Fottiti qua, Noi scoprimmo Tua idiozia da modo di agire con gluteo per due soldi decisamente hai rotto come pensando col tuo da deprecare ano, Suo stronzo galleggiante venuto su come boa, esso appare con puzza. Io non ho il bookmarked fesso nei miei segnalibri per mia fortuna. Io prematurata la supercazzola mi stai compromettendo lo scappellamento sia a destra che a sinistra informazione importa sega, comunque vai a fabbricare ani te e tua cacchina di piccione. Io necessità di poter dare legnate a chi frantuma pene impunemente senza rispetto alcuno, calcolando studiando prendendo mira prima o poi magari ti becco, spandimerdina che non sei altro perché non te ne stai fuori dai testicoli Grazie. Io ero in ricerca di tutto tranne che di gente fracassante scroti, ma se questa essere tua missione compatiscoti. Also see in my water closed, buttaci un occhio e buttatici tutto intero così poi tiro acqua, o magari tiro vino. Anche senza preventivo. Mascalzoncello spandimerdino.