"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

domenica 12 ottobre 2014

L'UNICA NOTIZIA CHE TUTTE LE COMPRENDE

HAI LETTO…

Spossato, disorientato e incazzato, e con lo stomaco malmesso, arrivi alla fine della lettura dei giornali con l’impressione (oltre che di esserti fatto inutilmente del male) di aver letto sempre la stessa notizia. Ma ancora non riesci a capire quale, non metti a fuoco, non trovi i collegamenti. La notizia è la stessa, ma il suo modo di manifestarsi multiforme. Sembrano così tante e così diverse… Trovare il denominatore comune è una sfida al tempo stesso da enigmisti, filosofi e scienziati. Ma la soluzione è lì, fra quelle pagine, a portata di mano. Hai letto che a Genova un’altra persona è morta perché i denari stanziati per certi lavori urgenti erano bloccati dalla burocrazia (ne hai cercato notizie anche su un portale web, ma si è sovrapposta la pubblicità di una banca). Hai letto che adesso i terroristi figli di troia sono diventati un esercito che conquista regioni e distrugge città, e che in nome delle solite imbecilli fanfaluche religioidi decapita innocenti mettendo poi le teste in mano ai bambini. Hai letto che in Russia il signor Putin (festeggiato dai suoi lecchini per il suo compleanno) ha riportato i cittadini alla condizione di servi della gleba, hai letto, sempre a proposito di servitù e lavhorror, che presto quegli stessi braccialetti elettronici che non è possibile (chissà perché) usare per neutralizzare i più accaniti e pericolosi criminali bastardi verranno invece tranquillamente usati su vasta scala per controllare le prestazioni degli schiavi. Hai letto che l’Illuminismo, unica speranza di eguaglianza e civiltà, è morto. Hai letto che a Pechino, dove il lavhorror guarda caso c’è, e pure tanto, l’aria è così avvelenata dallo smog che non si può più uscire di casa. Ma, sulle stesse pagine, anzi, sulle primissime degli stessi giornali, hai letto i soliti ragli dell’ekonomia e della politika in favore della krescita indiscriminata e suicida e dell’urgente creazione massiccia di nuovo lavhorror, lavhorror, sempre e soltanto lavhorror: l’incubo della Mobilitazione Totale profetizzato dai pensatori tedeschi. Hai letto, proprio accanto ai disastri di ogni genere provocati dalla sovrappopolazione, che secondo il pretume (compreso lui, il dolce grande capo dei preti così amato dalle folle) fare figli è nientemeno che un DOVERE. Hai letto di città che tartassano i loro cittadini senza nemmeno sapergli dire gli importi (che si arrangino, o paghino un commercialista) ma che permettono poi a racket di schifosi parcheggiatori abusivi di tartassarli ulteriormente quando vanno, non certo per divertirsi, all’ospedale o al cimitero, e che si limitano a denunciare a piede libero chi le case, con la prepotenza, le occupa gratis (forti coi deboli e deboli coi forti, da noi è sempre stato il primo comandamento). Hai letto i pezzi di giornalistozzi che nel descrivere il delirio compulsivo di poveracci che passano mezza vita attaccati a un telefonuzzo (per la gioia dei magnaccia tecnologici) si sentono in dovere (in diritto?) di usare l’antipatico pronome collettivizzante “noi”. Noi chi? Hai letto dei soliti terzomondisti sensodicolpisti secondo cui, se c’è gente che fa quaranta figli dove non c’è acqua da bere, noi che nell’acqua nostro malgrado si marcisce e si annega dobbiamo metterci a risparmiarla anche nel farci il bidé, o nel non farcelo più (e nel frattempo prepararci ad “accogliere” tutti quei campioni e le loro donne incinte, facendo da traghettatori ai desperados, chiedendogli pure scusa perché esistiamo e ci troviamo qui, a farci travolgere dai torrenti a Genova mentre i loro quaranta figli soffrono la sete). Hai letto di gente distrutta e nevrotizzata, perché oltre a passare nove decimi di vita fra lavhorror e tragitti per andare al lavhorror, strada facendo deve pure venire bombardata dalla stronza e rumorosa pubblicità mentre aspetta convogli ritardatari e costosissimi alle varie stazioni. Hai letto della giusta e ovvia decisione della Fiera del Libro di Francoforte di declassare l’editoria italiota dedicandole il posticino piccino che merita, cedendo quello più grande ai Francesi che lo strameritano, e hai letto che la reazione italiota non è stata di farsi un esamino di coscienza, bensì di offendersi e protestare a gran voce. Hai letto di giovinaglia putrida che sevizia i più deboli bofonchiando poi come scusa le risapute parolette “noia” e “scherzo”, così che poi l’altra abusata paroletta “perdono” possa soppiantare la sacrosanta parola “Galera”. Hai letto di imbrattacarte che, siccome una vittima su mille dell’odioso bullismo era, casualmente, sovrappeso, ne approfittano per vangarci i maroni con trattati sulla “lipofobia” (!!??). Hai notato (solo tu?) che dopo ogni sanguinoso fatto di cronaca nera compare sempre l’espressione “noto pregiudicato…” Hai letto che dopo i prevedibili casini scoppiati nella partita fra Real Fiat (o come diavolo si chiama) e Roma, un’associazione di consumatori pretende il rimborso di chi ha perduto le scommesse, fingendo di non sapere che uno scommettitore avveduto deve saper tenere conto anche delle designazioni arbitrali (il migliore, quello che ha diretto la finale dei Mondiali, era stato stranamente dirottato su Empoli-Palermo…) Hai letto che il nuovo Nobel per la Letteratura ha dichiarato di aver letto un solo romanzo di Philip Roth, “da molto giovane”, e che non ricorda bene, però “gli aveva fatto un certo effetto per via dello humor”. Hai letto che il nipponico genialoide che aveva teorizzato “la fine della Storia”, invece di trascorrere il resto della vita muto e imbavagliato è rispuntato fuori per annunciare che “la Storia è ricominciata”. Hai letto di un feto anencefalico a cui i genitori hanno realizzato “tutti i potenziali desideri”, di stampo più o meno grossolanamente turistico, mentre stava nell’utero, e che dopo il parto ha vissuto meno di quattro ore, durante le quali è stato “molto amato” e molto battezzato (chissà se pure questo era un suo desiderio) e ricoperto di doni. Hai letto che i genitori ne hanno ricavato la solita tonnellata di foto con cui hanno inondato la solita pagina fessobukka, visitata dalle solite centinaia di migliaia di persone, e che tutto questo viene chiamato Amore, anziché perversione o esibizionismo (o propaganda antiabortista).
Arrivato alla fine, una lampadina si accende. Hai capito (e in fondo era spaventosamente facile) quale diavolo è la notizia unica, quella che potrebbe venir scritta in modo sintetico e ripetitivo, come un mantra, annullandole e comprendendole tutte: l’uomo è un animale molto stupido, l’uomo è un animale molto stupido, l’uomo è un animale molto stupido, l’uomo è un animale molto stupido, l’uomo è un animale molto stupido…

lunedì 6 ottobre 2014

Stroncatura del film "Pearl Harbor" ripescata da un mio vecchio romanzino inedito, uno dei tanti.



Quando s’innamorano le persone diventano strane, un po’ matte. 
È capitato a tutti. Ma a Dennis questo non bastava. Non si accontentava, di ammattire. Perché accontentarti di diventare matto, quando puoi diventare anche scemo? Lui, diventava uno scemo. Pensate che anni dopo, innamorato (e anche qui, prima incoraggiato e poi respinto) di una cameriera di nome Rosemary, l’infatuazione l’avrebbe conciato talmente scemo da arrivare a farsi piacere un filmozzo (che andò a vedere da solo, ma sognando di essere lì con lei) intitolato Pearl Harbor!
Avete presente quel colossale film di guerra sceneggiato da Liala, massì, quello col bombardiere dislessico, Ben Affliktu, che vive per bombardare, e se non potesse bombardare si suiciderebbe, si lascerebbe morire d’inedia, si bombarderebbe i coglioni, e nonostante ciò, alla decisiva e inappellabile visita di abilitazione bombardiera rischia di mandare tutto a puttane perché, pur di farsi siringare dalla Figa Perfetta, non esita a farsi rifare la stessa iniezione già fatta, e poi sviene?
Avete presente?
Quel film che guardandolo, soprattutto la prima ora, ti chiedi se il regista non sia per caso tedesco e filonazista. Nel senso che vedi questi giovani americanozzi così odiosi, spocchiosi, vuoti di cervello, così già pronti per le discoteche nasciture, così Cretinagers Duemila con sessant’anni d’anticipo, che ti aspetti di veder comparire qualche telefonino, qualche pasticca di ecstasy, qualche raccapricciante sms, e d’improvviso ti viene quasi da tifare per gli altri, ti viene da tifare per i giapponesi.
Scusami, Liala, ma quando bombardano, i giapponesi?
Poi, finalmente, i giapponesi bombardano. 
E cazzo, se bombardano. 
Sulla ricostruzione del bombardamento, niente da dire. 
Se non che forse, con tutti quei miliardi, si poteva finanziare una milionata di giovani registi muniti di oneste e originali idee.
Figurarsi.
Ma coraggio, ci aspettano altre delizie:
il bombardiere dislessico, quando dalla vecchia Europa scrive alla Figa Perfetta, d’improvviso diventa Petrarca (però banale, pausinizzato diciamo); in compenso, nel rispondergli, la Figa Perfetta è Leopardi con la parrucca e la cipria (e la figa). 
Poi il Dato Per Morto, cioè sempre lui, Ben Affliktu, ritorna dopo mesi e per prima cosa le dice: “Come sei bella!”, così, come uno che ricomparendo dal nulla facesse: “Cucù!”
E che altro poteva mai dire. S’eran veduti per mezza giornata! S’erano scritti coi testi della Pausini! Erano due perfetti sconosciuti. E imbecilli. Due perfetti imbecilli sconosciuti.
Alla fine, prevedibile al millimetro la sceneggiatura di Liala. 
Ben Affliktu farà da padre al figlio dell’amico, John Consolanza, cui naturalmente tocca di morire davvero (cioè, in linguaggio più tecnico, levarsi dai coglioni narrativi), dopo aver salvato il Dato Per Morto per riscattarsi dall’avergli consolato seminalmente la Figa Perfetta quando lui, per l’appunto, risultava un po’ morto…
Ebbene, Dennis sarà così ubriaco d’amore per Rosemary, che quest’offesa all’intelligenza umana e all’arte cinematografica se la farà quasi piacere!

giovedì 2 ottobre 2014

Due Nick-eresie al prezzo di una

FRA POCO CI TASSANO ANCHE IL GAS DI SCARICO ANALE…
Gustose news umoristiche. Alla puntuale e prevista notizia del solito aumento autunnale del gas (avviene tutti gli anni, Russia o non Russia, Ucraina o non Ucraina, balle o mica balle), dopo che come sempre era invece simpaticamente diminuito durante il periodo estivo, le agenzie di stampa ci tengono ad aggiungere che comunque “L’Autorità ricorda che nel 2014 il risparmio sul gas sarà di 84 euro”. 84 di risparmio per chi? Per la famiglia di Taormina che, beata lei, usa il metano solo per accendere i fornelli? Qui nel gelido nord ci andremo in rovina, col riscaldamento invernale, che è una necessità vitale ma si continua a far pagare come un lusso (e non è certo su questa ingiustizia che mi aspetto migliorie dallo Sceriffo di Renzingham, anzi…) E così molti ci danno dentro con la legna, mille volte più inquinante (per non parlare dei disboscamenti selvaggi). 
E se fra uno starnuto e un reumatismo qualche pensionato in bolletta per le bollette osa protestare, perché si sente preso per il culo, si becca pure del leghista… 

PRONTO, CHI PIRLA?
Il telefonuzzo alla mela verde numero 6, comprato da milioni di persone (e quindi anche da molti di coloro che frignano miseria e maledicono la Germania cattivona), sarà di sicuro, questo non lo discuto, portentosamente superiore al modello 5. Così come il telefonuzzo 7 (già pianificato se non addirittura già pronto e furbinamente congelato) sarà, dopodomani, portentosamente superiore a questo (non oso pensare alle megatonnellate di scorie tossiche di roba ancora perfettamente funzionante che creeranno discariche più voluminose dell’intera catena alpina: questo non è consumismo, questo è suicidio ecologico). Dicono che dal numero 8 sgorgherà pure il succo di frutta. Alla mela, s’intende. A me però sono bastate quelle foto coi dipendenti telefonuzzistici in uniforme schierati ad appaludire i primi acquirenti (neanche avessero vinto una guerra stellare, un concorso per cervelloni, un premio per grandi artisti) a certificare in modo irreversibile e definitivo il passaggio dell’uomo nell’Era della Non Intelligenza. Io quella roba non la compro, ma anche se l’avessi comprata e per assurdo fossi stato fra i primi, non sarei riuscito a non fermarmi per dirgli: cazzo ti applaudi, soldatino ammaestrato e telecomandato? Mi stai prendendo in giro? O credi di avermi arruolato in una setta di indottrinati, solo perché ho comprato a caro prezzo un coso che mi serviva o credevo mi servisse? Nello stipendio te l’hanno almeno calcolata, l’indennità-dignità (perduta)? Lo stesso vale per i cacanotizie, e i loro noiosissimi articoli tutti uguali e banalmente enfatici (e mai minimamente critici, ci mancherebbe!) sulla ”telefonuzzo mania”.

Ed è quindi per favorire e incrementare deliri consumoidi come questo (e poi l’inflazione, e poi lo sfacelo totale) che lo Sceriffo di Renzingham sta partorendo la bella pensata di sbattere il TFR in busta paga!

Una cosa curiosa del telefonuzzismo, poi, è che per anni si è identificato, e giustamente, il progresso con la miniaturizzazione. Adesso invece si impongono (in via molto provvisoria) alle masse patacconi sempre più grandi. Perché si vuole che in treno guardino tv e video musicali, o uazzàppino con maggiore libidine e intensità e soddisfazione cromatica, invece di leggere libri, o di pensare. Poi, nel giro di un quarto d’ora più o meno, le stesse web-cazzate si potranno ragliare con un paio di occhialetti, o tramite un microchip impiantato sottopelle o direttamente nel buco del culo, e quelli che andranno ancora in giro col pataccone verranno compatiti come poveracci fuorimoda, come i possessori dei primi telefonuzzi che se ne andavano ancora in giro con quei simil-walkietalkie di quattro chili e con mezzo metro d’antenna, quando i modelli nuovi erano poco più ingombranti di un accendino. Ma per il momento, ancora per una dozzina di minuti (lasciamogli il tempo di passare alla cassa), applausi. Anzi, APP lausi. Non dimenticarti di scaricare l’app dell’auto-standing-ovation per la gratificazione del tuo ego! 
Solo l’ennesima app cretina il cui brufoloso inventore diventerà milionario alla faccia vostra.

lunedì 29 settembre 2014

Dieci buoni motivi per NON leggere "Quattro soli a motore"


Oggi sono ospite del simpatico blog libri.tempoxme.it., dove sono stato sfidato a un gioco stimolante: elencare dei validi motivi per NON leggere il mio romanzo. Per chi fosse interessato e avesse tempo, questo è il pulsante da premere per il teletrasporto.

martedì 16 settembre 2014

Eresia flash – chi sale e chi scende: come sempre una questione di punti di vista.


1

Quando, agli albori della tv commerciale, il Famoso Presentatore cominciò a piazzare il banchetto di vendita prosciutto nel bel mezzo dei suoi quiz, per il telespettatore italiota medio ciò significava che il prosciutto saliva al livello del Famoso Presentatore, e poi correva a comprarlo. Per me invece significava che il Famoso Presentatore scendeva al livello di un prosciutto, rinunciando a orgoglio e onore, e smisi per sempre di guardarlo. Ma naturalmente non ero io il bersaglio del dardo prosciuttato, e nemmeno voi 25 che mi leggete. Gli intelligenti, per il mondo, sono solo un effimero incidente di percorso. Abbiamo mille incresciosi difetti, ma uno li sovrasta tutti, e vale la nostra scomunica: siamo antieconomici.
(Leggo che alcuni sorcial si preparano a chiedere ai loro sorcini "il feedback della pubblicità"! Ma ce lo metteranno il bottone del VAFFA, o si dà ormai per scontato che la pubblicità faccia piacere a tutti?)

2

Adesso che l'unico modo di porgere notizie di tanti giornalistozzi televisivi sembra diventato mostrare stupide schermate di futili discussioni su twitter o robetta simile, sempre più spesso nella schermata si notano patetici intrusi che si intrufolano, e senza nemmeno far finta di partecipare al dibattito si limitano a scrivere "seguitemi, ricambio". Motivi per cui dovrei seguirti, e per cui tu dovresti seguire me? Non specificati. Non indispensabili. Ininfluenti. Conta solo fare numero. Ragliare in compagnia. Condividere foto di gente che si lava i denti o fa la cacca.
Siamo all'accattonaggio dell'attenzione. Alla grande svendita della dignità. All'amicizia in saldo a colpi di mipiace. A me non piace neanche un po'.
Magazzini del cervello. Grande liquidazione per fine attività. Sconti del 70%.
Presto l'unico modo di essere "in" sarà Non Esserci.



lunedì 25 agosto 2014

INKAZZO SPORADIKO VINTAGE n°2 - L'OMINO DI MERDA, diarroic version remix (una merdàfora italiosa?)


C’era una volta di merda un omino di merda, totalmente composto di merda: aveva gli occhi di merda, le orecchie di merda, la bocca di merda, insomma era tutto una merda.
L’omino di merda aveva pensieri di merda, mangiava cibo a base di merda, beveva bevande ricavate dalla merda e cagava una merda molto simile alla merda.
L’omino di merda aveva anche un raffreddore di merda, dovuto a emorroidi asmatiche, e passava le sue giornate di merda a soffiare la merda del suo naso di merda con merdosissimi fazzoletti di merda, del tipo smerda e getta.
Questo escrementizio omino di merda abitava in una casa di merda in un paesucolo di merda attraversato da un fiumiciattolo di merda, però non inquinato, alle pendici di merda di Monte Merdoso.
Era proprio una vita di merda.
Un giorno di merda, l’omino di merda andò dal merdaiolo a comprare un po’ di merda, perché aveva paura di restare senza (che testa di merda); poi fece una scappata di merda dal merdivendolo, per vedere se era arrivata la merda che aveva ordinato; quindi si recò dall’aggiustamerda, per sapere se era pronta la merda che gli aveva portato da riparare. L’aggiustamerda gli disse di avere pazienza: si trattava di un lavoro di merda, che richiedeva qualche altra merdata di giorni.
Poco dopo l’omino di merda entrò in un bar di merda per fare uno spuntino di merda, e qui fece un incontro di merda: era quella faccia di merda del suo amico di merda, che naturalmente gli diede un consiglio di merda: 
«Che cera di merda che hai! Prenditi un giorno di merda di vacanza di merda, e fatti un bel giro di merda per conoscere questo mondo di merda».
«Merda!» esclamò l’omino di merda, «ma lo sai che è proprio un’ideona di quelle di supermerda?».
Allora l’omino di merda infilò i suoi piedi di merda nelle sue scarpe di merda, e si mise in cammino su una strada di merda che andava in un posto di merda.
Camminando attraverso distese di merda, l’omino di merda ammirava paesaggi di merda, e ogni tanto incontrava qualche pezzo di merda, che però non lo cagava.
A un certo punto di merda, porca merda, temette di essersi perso. Chiese informazioni di merda a un certo Cambronne, che lo seppe subito indirizzare per benino.
La merda susseguiva alla merda, per poi lasciare il posto ad altra merda.
Stanco di tutta questa merda (era ora) l’omino di merda prese la decisione di merda di concedersi una sosta di merda, e si addormentò in un merdaio.
E fece un sogno di merda.
Sognò di essere un omino di merda, tutto fatto di merda, circonda-to da null’altro che altra merda…
E questa è la fine di merda della storia di merda dell’omino di merda, che è stata scritta con inchiostro di merda, e con la sola merdosissima intenzione di lasciarvi… di cacca.

lunedì 11 agosto 2014

Eresia flash – Chi ha orecchie attenda: prima o poi ridistribuiranno anche i cervelli.

Giordano Bruno
sia Lode agli Eretici e agli Spiriti Liberi

È stata di recente rispolverata una vecchia polemica fra lo Scrittore Martin Amis e colui che un bravo cabarettista di Drive In chiamava “Quello Con Le Orecchie”, al secolo il principecarlo. 
Martin Amis, essendo intelligente e quindi amante della libertà d’espressione, difendeva il (non eccelso) collega Salman Rushdie dai caproni integralisti che volevano scannarlo per colpa di un libro che non avevano neanche letto. 
Quello Con Le Orecchie rispondeva con scempiaggini viscide e stantie del tipo “Chi offende le più profonde convinzioni altrui eccetera eccetera blablabla”.
Sarà bene ribadirlo con forza (anche perché dalle nostre parti non lo dice mai nessuno): non è logicamente possibile “l’offesa delle convinzioni”, così come non esistono lo stupro delle sensazioni, il sequestro delle emozioni o l’usucapione delle paure.
Le “convinzioni” non possono essere offese. Anzi, quasi sempre sono le “convinzioni” a rappresentare un’offesa. Per l’intelligenza.

Che poi non si capisce questa discriminazione di convinzioni, sempre in favore di quelle dei più numerosi, permalosi, prepotenti, violenti, stronzi. Delle due l’una: o le convinzioni sono tutte soggettive e criticabili, oppure sono tutte lecite. Compresa la mia convinzione che le tue convinzioni siano troglodite e cretine.


mercoledì 30 luglio 2014

Ancora a proposito di traduzioni comiche...

Guardate che deliziosa merda-spam mi hanno regalato di recente, per il mio e vostro divertimento. (Fra l'altro, a dimostrazione dell'intelligenza dello spamming, 'sta roba s'era appena impigliata in fondo ai commenti di un post vecchio di tre anni che non leggerà mai più nessuno...)
N.B.: gli omissis e i vaffanculo ce li ho messi generosamente io.

"IO SONO onorevole kate ... Voglio testimoniare di ciò che un mago ha fatto per me e la mia hubby.we sono stati sposati dal 2007 senza un segno di gravidanza o conceiving.I andato fuori controllo delle nascite allora e non ha avuto un periodo. il mio giroscopio mi ha dato progesterone per far ripartire un periodo e lo ha fatto., ma non ho avuto un altro one.We ha fatto un altro giro di progesterone seguita da 100mg cicloide per 5 mesi, abbiamo seguito tutte le istruzioni dei medici, ma tutti senza avail.I sono stati l'acquisto di kit di ovulazione test di gravidanza e ho finalmente avuto 3 test quando ero ovulazione! Quindi, da quel che cercato per anni! Beh, ero molto confuso, perché io continuo a prendere em prova ting e tutti tengo svolta a b negativo! Voglio davvero una bambina mentre mio marito vuole un bambino Loll! Penso che forse stiamo solo cercando di duro, Cosa posso dirvi è che il suo stato tanti anni e ho ancora ma non avere il mio periodo?? Nessuno ad aiutare, perché ogni corpo intorno a noi era già sul punto di perdere la loro fede us.no dovesse correre fino a quando un fedele giorno stavo leggendo una rivista e ho inciampare su una pagina erano ho trovato argomento o una linea di testa {A PROFETA} che può guarire qualcuno da HIV e AIDS, riportare la vostra EX, ingrandire il seno, aiutare a vincere una lotteria VISA, perdere il peso e anche ottenere sei pack e appiattire la pancia, gli ho dato una prova e prima non potevo che il Profeta (omissis) mi libererà da mio problema lanciando un incantesimo per me e ho detto che vada a fare l'amore con mio marito, poi nove mesi dopo l'incantesimo e fare l'amore con mio marito ho espresso un gemelli un maschio e una GIRL.This scandire il nome (omissis) è profeta (omissis) così tante persone hanno testimoniare la sua meravigliosa opera .. Lui è bello, contattarlo su omissisvaffanculo@truff.com se siete in qualsiasi situazione • Grazie mille!"

Che dire? Grazie a te per esserti riprodotta due volte in un colpo solo! Il pianeta ha un tale disperato bisogno della prole di persone così intelligenti! :)

p.s.
Notare anche come, per effetto della genialità della traduzione, sembri che a far l'amore col marito dell'intelligentona ci sia andato il mago...


sabato 19 luglio 2014

Assaggi di romanzi inediti - da "LA CAMPAGNA PLAXXEN", inizio della seconda parte (L'UNIVERSO È UN CUORE CHE BATTE)

L’intuizione di Universo che mi piace di più è quella di un cuore che batte: miliardi di anni, un singolo battito. In questo senso non ho dubbi sul fatto che tornerà a contrarsi, che ci sarà un Big Crunch e poi un nuovo Big Bang e così via all’infinito. Se i nostri cuori battono, e a farli battere è l’Amore, saremo in armonia, in sincronia col Cuore più grande. Altrimenti languiremo nel nostro piccolo inferno. La mia armonia, la mia sincronia, la mia salvezza, è l’Amore per mio figlio Paolo.

Sarò sempre perseguitato dal rimorso dell’unica volta che pianse per colpa mia. Era un pomeriggio festivo inoltrato, e si passeggiava pigramente io e lui sul lungolago, in un paesotto dalle parti di Varese. Oltrepassammo un punto in cui stavano assiepati, quasi gomito a gomito, non meno di venti pescatori, in agguato dietro le loro lunghissime canne. Poco più in là, Paolino ebbe l’idea di gettare un sasso nell’acqua. E io cosa feci? Io lo sgridai, dicendogli con severità e a brutto muso la sciocchezza che qualsiasi genitore più o meno conformista, educato e di buon senso gli avrebbe detto: Fai scappare i pesci! Lui protestò: Ma io voglio che scappano! Così non li ammazzano, quei brutti!, e poi scoppiò in un pianto disperato. Aveva ragione lui, naturalmente. Fra l’altro era un lago inquinato, per cui non valeva neanche l’eterna romantica scusa del “procurarsi cibo sano come ai bei vecchi tempi”. Era solo per sport, per il divertimento di massacrare dei piccoli esseri, facendogli patire le pene indicibili delle ferite lancinanti in bocca e del dibattersi a lungo fuori dall’acqua, prima di trovare clemenza nella morte. Uccidere per sport e nel modo più disgustoso: fingendo di nutrirli, per farli cadere in una subdola trappola. Perché i piccoli esseri vedono l’esca. Ma non vedono l’amo adunco, né il filo, né la tua rozza faccia sadica nascosta lassù. Chissà perché, gli animi sensibili che giustamente si indignano per la caccia, non lo fanno invece quasi mai per la pesca. Eppure “Caccia & Pesca” vanno a braccetto, nei nomi delle riviste e sulle insegne dei negozi. Dopo quella volta, per mesi e mesi il nostro più grande divertimento divenne l’andare al lago apposta a tirare i sassi dispettosi per “spaventare i pesci”. Rischiai di buscarle, s’intende. Ebbi un paio di violenti alterchi con degli energumeni, e uno sgradevole vecchio mi mise le sue manacce, puzzolenti di pesce moribondo, addosso. 
Eppure, malgrado quel mio riscatto, ancora non riesco a perdonarmi per aver fatto piangere Paolo la prima volta. Per essere stato così stolidamente adulto. Così adulteratamente normalozzo e ammaestrato. Invece di capire e diventargli subito complice, al volo, da quel Peter Pan che a parole pretendo di essere. Lanciando subito anche il mio sasso per salvare qualche vita e poi fuggendo via con lui, ridendo insieme a crepapelle, e poi premiandoci con un bel gelato al limone e fragola con la panna montata.

Immaginarsi quindi lo spavento. 
No. Spavento è poco. Il terrore. Il terrore nello scorgere in lontananza il mio Paolo, nel parchetto davanti alla scuola, verso cui mi dirigevo di corsa per andarlo a prendere con cinque (vabbè, venti) minuti di ritardo, nello scorgerlo in compagnia di un altro uomo. In piedi davanti a quell’unica panchina di pietra sotto i salici piangenti. Con un altro uomo che non ero io. Perché Paolo si fida di tutti. Non c’è verso di convincerlo del contrario. Se uno sconosciuto gli si avvicina, lui ci parla. Non dico sia disposto a seguirlo fiducioso, ma ci parla, e starebbe lì delle ore a parlare con lui, e dicendogli la verità su tutto, come se lo conoscesse da sempre. L’uomo era un piccolo tamarro olivastro, dal collo taurino. La mia persecuzione-ombra di questi ultimi tempi. Collo Taurino mi vide sopraggiungere e rapido si dileguò, svanì. Inseguirlo? Sì, domani. Ero piegato in due per il fiatone. Non dovevo essere un bello spettacolo. Devo smetterla con le sigarette al mentolo.
Chi era quello?
Un signore…
Ma che voleva da te?
Dice che conosce la mamma. E forse qualche giorno la mamma non può venire a prendermi e allora viene lui.
(Cristo!)
E tu cosa gli hai detto?
Gli ho detto che se non viene la mia mamma viene il mio papà.
Bravo.
Sì, e gli ho detto anche che il mio papà ha le mani magiche.
E lui?
Mi ha detto che ci fai con le mani magiche.
E tu?
Le scurege!

Ma che tipo era, ti sembrava bravo o cattivo?
Era bravo, ma cattivo.
E come fa uno a essere sia bravo che cattivo?
Non lo so. Lui era bravo, ma cattivo.
Come spiegargli il viscidume e l’infida ipocrisia degli uomini di merda? Per lui, se uno dagli occhi cattivi ti approccia con untuosa e falsa gentilezza, non è un pericoloso serpente a sonagli: è uno “bravo ma cattivo”.
E papà? È più bravo o più cattivo?, gli chiedo mentre lo stringo al mio fianco nell’andarcene da lì.
Te sei solo bravo, mi dice tutto serio e compìto. Poi, mettendosi a ridere: Però fai i figli mongoli!

Vedendo che la cosa invece di farmi, come di solito fa, sorridere, rischia di farmi scoppiare a piangere, il suo cuoricino tenta di gettarsi in mio soccorso, e mi si stringe addosso ancora più forte mentre zampetta al mio fianco.
Cantiamo Pippoloni papà?
E così ce ne andiamo via cantando un’altra delle nostre storpiatelle hit. Stavolta tocca ai R.E.M.:
Shàiny appy Pippoloni

Le ho sempre trovate divertenti, queste storpiature maccheroni-che. Quando l’arbitro sbaglia di brutto contro la loro squadra, i tifosi inglesi, ovviamente, non si mettono a cantargli “Erroracciooo, o ‘mbecilleee…” Però, fateci caso la prima volta che ne avrete l’occasione, a un orecchio italiano suona proprio così! 
In Wild of the isle di Linda Wesley si sentono distintamente prima “Chella la tas mai” (Quella non tace mai) e poi “Questo s’è inciocado” (Questo s'è ubriacato). Verso la fine di I’m goin’ down di Springsteen, risuona un bel “E vaffanguglia”.

lunedì 14 luglio 2014

Sredni Vashtar!!

Altra chicca per i fan di Quattro soli a motore: ho scovato un recente cortometraggio intitolato Sredni Vashtar (il racconto di Saki!), con un biondo Conradin. Non c'è doppiaggio italiano, ma in questo caso credo non sia indispensabile.

venerdì 4 luglio 2014

MISS APPMAN SI PAPPA IL PENSIERO

il vecchio Miss Pacman, giochino della mia adolescenza

Non ci credevo. 
Pur essendo da sempre preparato al peggio, proprio non volevo credere all’esistenza dell’ultima frontiera tecnoglionita (uno dei tanti regali-eredità del dipartito guru, grazie mister jobS!): subdoli giochini in apparenza gratuiti, ma che necessitano di odiose app a pagamento per superare i livelli. Spesso le vittime sono bambini, e davanti alle loro lacrime il genitore sprovveduto compra… (anzi, “scarica”: l’antipatico e onnipresente verbo del decennio, che mi fa pensare alle scariche di diarrea…)
Del resto, a questo è finalizzata la strategia delle applicazioni gratuite: insegnare “la strada” ai più piccini (quanti poveri genitori ho sentito vantarsi: “Due anni e mezzo e già scarica le app!” Appanculo! Vedrai che gioia, fra qualche annetto!)

(Intanto c’è gente che fa rapine a mano armata “perché non può permettersi di comprare il cellulare al bambino”. Ormai si fa passare per necessità vitale quella che per il buon senso dovrebbe essere ancora una PERVERSIONE poco intelligente: l’obbligo di far parte del branco tecnoglionito e modaiolo fin dalla più tenera età. Così andrà a finire che a quel rapinatore, anziché contestare l’aggravante di essere un pessimo padre, si concederanno attenuanti, come se avesse rapinato per comprare il pane.)

Fino a pochissimi anni fa, mangiando e bevendo in compagnia, si PARLAVA. Adesso, persone che non vedi da un anno e dovrebbero aver mille cose da raccontarti (ma a ‘sto punto sorge il dubbio che non abbiano proprio un cazzo, da dire) si confrontano fra loro sui livelli raggiunti nel giochino ebete che va per la maggiore, oppure mostrano tronfie l’ultima app cretina scaricata nel pomeriggio: ed ecco che si filmano a vicenda mentre cacciano fuori la lingua, ruttano e battono le mani, dopodiché l’intelligentissimo gadget trasformerà il tutto in un videoclip musicale, coi protagonisti vestiti da donna cannone in tutù. 
E giù risate. Standardizzate. Tristissime.

Voi, che a scuola vi stupivate al racconto di sciagurati indios disposti a barattare terre con specchietti e perline colorate. Con cosa la state barattando, adesso, la vita?!

I miei coetanei o giù di lì si ricorderanno di Miss Pacman, il giochino-divoratore. Mai avremmo pensato che simbolo dell’umanità del nuovo secolo sarebbe invece stato l’annichilente Miss Appman. La sua missione? Eliminare l’intelligenza dal mondo, in cambio di milionate di apparenti (e a volte, non lo nego, abbastanza utili) comodità. Miss Appman che si pappa i pensieri. App app app app app app app…
Applausi.