"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

venerdì 10 dicembre 2010

RACCOLTA DIFFERENZIATA (17) - vecchi racconti inediti del Nick



DISPONI


“Non sparire”.
(Evtusenko, Poesie d’amore)



E così lei sarà la tua prima volta cash, e forse avrà deciso lei quando venirti incontro, anche se tu, questo, non lo saprai mai.
Finalmente con un trucco o una scusa, o perché gli altri saranno andati a letto troppo presto, finalmente riuscirai a restare solo, dopo la solita serata fumosa e funesta dentro quei pub di riviera che sai a memoria, quasi quanto i discorsi a nastro degli amici che vanno e rivanno, che rassegnato ascolti da anni bevendo la tua Guinnes, ma non vi contribuisci neanche più. Finalmente solo, sulla tua scheggia nera metallizzata, stavolta non te ne andrai a dormire, come un bravo bambino, coi genitori alla casa per vacanzieri in affitto, ma darai inizio, senza averlo veramente deciso, trasportato da un istinto, una disperazione o un solletico, alla tua notte raminga lungo la via Emilia, alla tua caccia solitaria e vagabonda a spiare le prostitute nelle piazzole e nei parcheggi deserti e ai rondò, quegli stessi corpi umani nel buio che erano stati solo sottofondo muto e inanimato e sfiorato durante decine di altre notti al mare, quelle stesse ragazze che andavi a sbirciare per scherzo quando facevate i puttan tour, (la volta che l’impareggiabile M., seduto alla tua destra, riuscì a rimanere serio nel replicare a una racchia che aveva appena detto “Zinquenta di bocca e di tutto”: “Le faremo sapere, signorina”) e adesso spererai siano davvero andati tutti a letto gli amici, perché questo adesso sarai tu, maschio in caccia più emozionato che eccitato, e il batticuore salirà forte, e sarai ora tu, proprio tu, uno di quelli che rallentano di continuo e intralciano il traffico, il traffico degli uomini veri che le ragazze se le vanno a cercare laggiù dove i fari allo iodio delle discoteche s’innalzano dritti nella pianura e li chiamano, come le sirene delle fabbriche chiamano gli operai al lavhorror, e forse tenteranno ancora una volta inutilmente di chiamare anche te, quei loro mazzi di coni di luce che oscillano e s’intrecciano alti nel cielo nero allarmando la notte dei normali. Questo adesso sarai tu, e ti sentirai già in colpa, e non vorrai essere sorpreso con la tua pochezza in flagrante da nessuno che conosci.
Tu e la tua scheggia nera metallizzata, e i tuoi desideri e le tue ansie e paure, in questo scenario silenzioso e disteso, entrerete e uscirete di continuo da mille quadri oscuri che non saprai, che con le loro crude sfumature ti metteranno di fronte al tuo inquieto non saper vivere.
Ma stavolta sarai deciso, e tutti i muscoli e il sangue del corpo lo saranno più di te, t’impediranno di ripensarci, non ti permetteranno, stavolta, di essere timido e di avere paura, al punto che quando avrai deciso di arrenderti, di rinunciare, e sarai di nuovo diretto da bravo bambino verso la casa per vacanzieri in affitto, la tua scheggia nera metallizzata compirà un’inversione perigliosa e stridente da telefilm poliziesco, e neanche tu saprai, in quel momento, chi diavolo ci sarà mai stato, al volante.
Risoluto a andare fino in fondo, tornerai all’incrocio dopo il Luna Park dove avevi intravisto la selvatica in costume di leopardo. Ma lei non sarà più lì. Risbucherai allora sulla via Emilia, allo svincolo in cui avevi adocchiato la stangona bionda e la mora. Ci saranno ancora, rallenterai, ma da vicino saranno due cozze inguardabili, due sculture di Modigliani dalla faccia oblunga e angosciante. Scivolerai via.
Continuerai a vagare e a cercare. Con solo il tuo mangianastri a tenerti compagnia nella sua remota fosforescenza verde di sogno rarefatto.

Datemi datemi, dirai, pregherai, strade buie e selvagge di questa notte di Romagna, datemi vi prego, allora invocherai, una prostituta con la faccia da troia! Basta, invocherai, con queste disgraziate che ti fan sentire in colpa soltanto a vederle, queste facce buone tristi e miti e rassegnate da misere schiave, datemi una porca troia vera, come di certo ce ne sono, o almeno datemi mie buone strade tentatrici e complici, vi prego datemi una ragazza carina, non queste racchione dell’est con le facce scolpite dal maestro Modigliani!

A lungo ne cercherai una carina, o almeno una con la faccia da troia. Mica facile. Con la faccia da troia come certe che in città intercetti arroganti sulle loro camionette da cento milioni, intestate alla ditta del marito posizionato, che te le inculeresti per sfregio – la vera troia è quella che sa sposarsi bene. Come certe vigilesse, che ti castigano frementi di sadismo perché te ne andavi a cinquantotto all’ora.
Ma con la faccia da troia non ne troverai nessuna, di puttana.
In compenso, nel cuore della notte e alla fine della Romagna, poco prima di arrenderti, ne scorgerai una bellissima, ma carina da impazzire, così carina da non sembrare vera, carina come fosse stata messa lì per sbaglio o per scherzo, così carina da aver paura che spunti un altro, magari in Ferrari, e te la rubi.
Poserai lo sguardo sui suoi occhi al rondò, sarà la più bella che tu abbia mai visto, un misto di mulatta cubana e di nera nigeriana, e nel frattempo la tua compilation, dispettosa, sarà giunta proprio all’unica canzone lenta e dolcissima delle diciotto che ci saranno, e in quell’atmosfera d’incanto irreale abbasserai il finestrino, e pieno di tenerezza e goffaggine le chiederai nella notte: «Ti va di farmi compagnia?»
Lei esiterà, disorientata da quell’invito mellifluo enigmatico al posto del solito: “Quanto?”
Poi, il “quanto” naturalmente ci sarà, e lei dirà cinquantamila.
Aprirai la portiera di destra, e quell’angelo col volto da copertina che non dovrebbe stare lì salirà, mentre sfumerà nella fosforescenza la canzone lenta e dolcissima, rimpiazzata da Ma Baker dei Boney M.

Ti guiderà fra viuzze infrattate, dicendo più volte “destra” “sinistra” come un navigatore preciso e incalzante, masticando la sua gomma e muovendosi al ritmo della musica e canticchiando Ma Baker come non fosse una canzone dei tempi di sua nonna, e lei ti farà delle domande, come se gl’importasse di te, e invece sarà solo un modo, ripenserai dopo, per farti parlare, capire se sei fatto o ubriaco o non ci stai con la testa, e tu non saprai proprio perché, ma risponderai col tuo vero nome, vera età, vera provenienza, vero tutto. Le chiederai il suo, di nome, e lei te ne dirà uno abbastanza deludente: «Jessica.» Ti consolerai pensando che di sicuro è inventato, un angelo simile non può chiamarsi semplicemente Jessica.
Tu, con a bordo una puttana. Le sue gambe di carne seducente a pochi centimetri da te. Non ti sembrerà del tutto vero. Non ti sembrerà una cosa possibile.

A un certo punto lei farà un cenno a qualcuno, a un incrocio, passando, come un segnale. Una collega, o una vedetta. Qualcosa ti dirà che ti hanno preso la targa. Giusto così, penserai, ci sono troppi violenti e maniaci di merda, in giro nella notte selvaggia, e se io ferissi anche solo con un’unghia questa fata che mi è apparsa nella notte, penserai, meriterei di venire squartato, e gettato in una fogna.
A metà di una stradina di campagna, ti farà cenno di fermare. Ti dirà di spegnere le luci. Anche lo stereo? Anche lo stereo. Sentirai di dover farfugliare che è la prima volta che lo fai così, che sei triste e confuso, che poi sarà la vera verità, che tu sappia. «I soldi», ti dirà. Tu le metterai in mano il cinquantone. Lei con mossa svelta ribalterà il suo sedile. Tu, più che altro per imitazione, farai lo stesso col tuo, ma per il momento resterete seduti a guardarvi, come due ragazzini impacciati che non lo hanno fatto mai.
Poi: «Disponi», ti dirà Jessica.
E tu: «Ti aiuto», le sussurrerai, e le abbasserai piano una spallina, e lei ti sorriderà, e per qualcosa di più lungo di un secondo l’intimità si farà dolce, e ti dimenticherai di tutto, ci sarà solo il profumo buono della sua pelle, e ti sembrerà di stare lì appartato con la tua ragazza, con l’amore bello e vero della tua vita. Ricorderai di aver letto da qualche parte che non sempre ci si avvicina alla tenerezza unendosi all’altro – spesso la tenerezza è lo spazio che ci divide. Vicinissimo a lei, le leccherai appena la spalla e poi il collo. Poi farai per baciarle un capezzolo, e lei ti respingerà.
Quasi infastidita ripeterà, meccanicamente, quel suo “Disponi”, e allora comincerai a sospettare che non significhi disponi di me come tu vuoi, fai tutto quello che ti pare del mio corpo e della mia pelle, comincerai a sospettare che “Disponi” voglia dire soltanto e più semplicemente: “Tiralo fuori. E sbrigati.”
Tu, disperato, le dirai che vuoi qualcosa di dolce, che da lei vuoi baci e carezze, non sarebbe stato così, penserai, se avesse avuto la faccia da troia, ma lei è così bella e adorabile… Lei ti spiegherà che con cinquanta si paga un trattamento veloce, tu balbetterai che ne hai solo altri dieci, e per lei sarà come aver detto che hai mezzo centesimo.
Avrai un’idea. La esporrai goffamente. Facciamo così, le dirai, un po’ di baci e di coccole, e poi, soltanto di bocca. Va bene?
«Okay» dirà Jessica, spegnendosi in una smorfia, come a dire, quasi delusa, come tu vuoi. Se ti accontenti di così poco… Ma non avrà capito nulla, o nulla fingerà d’aver capito, perché di nuovo, subito, rimettendosi a posto la spallina, con freddezza intimerà: «Disponi.»
Allora, tu, disporrai.
E disponendolo ti dirai, porco diavolo, a queste qui va bene tutto tutto, ma le perversioni sentimentali, cocco mio, quelle, no. Le carezze, quelle te le devi scordare.
Poi lei si darà da fare, ma un preservativo e due fazzoletti di carta renderanno la cosa ancor più deludente, squallida, grottesca, irreale. Nonostante questo ti abbandonerai, le carezzerai la nuca e la schiena, starai in silenzio sino al momento di due “sì” a malapena sussurrati e già tristi.
Nel rimetterti a posto, considererai la sua umiliazione, grande quasi quanto la tua, e le dirai Adesso mi dispiace, di avertelo fatto fare. E lei sarà sempre più perplessa per l’idiota che sei. Sbatterà fuori lo schifo nel viottolo privato, regalo per chi abita lì, tu riaccenderai lo stereo, lei ricomincerà a canticchiare Ma Baker come non fosse una canzone dei tempi di sua nonna.
Al rondò non la farai scendere subito, le chiederai un bacio, a Jessica, che dichiara venticinque anni e forse ne ha sedici, che incredibilmente nel buio non avrai neanche deciso se mulatta cubana o bambina nigeriana, saprai solo che ti sei innamorato di lei e dell’impossibilità di amarla e di esserne amato. Vi sfiorerete una guancia in un bacio non dato del tutto, le dirai addio, e buona fortuna. Che idiota: buona fortuna.
T’immetterai sulla via Emilia con la tua scheggia nera metallizzata, sotto gli sguardi di tante sue compagne che l’aspettavano in gruppo, al buio, di là della strada, come se loro avessero finito, e Jessica, l’avessi avuta fuori orario. Ti lascerai alle spalle il rondò e quell’angelo scuro. Ti sentirai una specie di verme. Ma non un verme moralista. Ti spiacerà di non averla potuta amare di più, e se amarla di più era avere un milione e pagarla per tutta la notte, per poi magari portarla al cinema, o in riva al mare, o in qualche osteria sulle colline a bere sangiovese, ti spiacerà di non aver avuto il milione, e però lo sai benissimo che in quel caso ti saresti sentito ancora più verme, non un verme moralista, no, ti sarebbe spiaciuto di non avere un miliardo, per chiederle di fuggire, e venire a vivere con te.
Non dimenticherai mai quanto t’è piaciuto il suo viso nel posare lo sguardo nei suoi occhi al rondò, non dimenticherai mai che in quel momento la compilation dispettosa era giunta proprio all’unica canzone lenta e dolcissima delle diciotto che c’erano, e che quella più realistica, Ma Baker, che parla di una negra disperata che si dà alle rapine, era partita solo dopo.
Forse, “disponi” non era la prima cosa che avevi capito, ma neanche la seconda.
“Disponi” era disponi al meglio della tua vita come credi, seguendo solo la tua anima e il tuo cuore, e rispondendo alle cose che ti chiamano nel momento in cui ti chiamano.
Forse non c’era bisogno, di avere addirittura un miliardo.
Ti ci vorrà un anno, per capirlo.
L’estate dopo, ritornerai otto volte alla stessa ora alla stessa rotonda. Poi altre volte a ore diverse. Altre volte disperato a ore varie in altri posti lì attorno e poi sempre più lontano a cercarla disperato.
Lei non sarà più lì.


32 commenti:

  1. Non ho mai avuto un'esperienza del genere. Adesso è come se l'avessi avuta grazie alle tue parole. Vivide e vere, come lacrime e fuochi.
    Grazie.

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  2. Questo è commovente... Chi è capace di far ridere e di far piangere, per me, è un grande... E tu lo sei davvero.

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  3. Eri tu, mi pare, che dicevi che uno scrittore deve riuscire a far ridere e piangere, narrativa tragicomica insomma. Il racconto è commovente, ma "Le faremo sapere, signorina" è un lampo irresistibile.

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  4. Zio mi unisco alle parole di Ale.
    sei un grande!

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  5. Tenerezza mi ha ispirato il tuo bel racconto e mi fa pensare a quanto difficili siano certi periodi della gioventù, sia per i maschi che per le femmine. Sogni e desideri e speranze approcciati in meniera differente,ma altrettanto sconvolgente.
    Cristiana

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  6. Sei capace di portarmi nella storia e l'emozione è inevitabile; altrettanto inevitabile è, per chi scrive, non vivere il presente se vuole tenerlo dentro di sè per un tempo più lungo, per il tempo e lo spazio che vuole dargli. Grazie Nick!

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  7. Quante cose in racconto..
    Speranze, aspettative, insicurezza, paura, ingenuità,delusione e consapevolezza e in un certo senso rassegnazione :(
    "Lei non sarà più lì" e forse è meglio..
    FORSE ! :)

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  8. Un mare di curiosità: la scheggia nera metallizzata, più preciso cos'è?
    "Disponi", per uno che non sa né leggere né scrivere, dovrebbe significare 'fai di me tutto quello che vuoi, sbrindellami, sbarillami, finché non hai finito sono solo per te'. Invece... che delusione.

    "La tenerezza è lo spazio che ci divide", è il tempo di una carezza, l'attimo di uno sguardo...
    Anche il solo ricordo di quella ragazza è tenerezza; peccato sia a senso unico.
    Forse.

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  9. Caro Nick, amico di breve data e nemmeno conosciuto in viso, ma con un qualcosa di sottile che mi unisce a te e mi fa sembrare di conoscerti da tempo, di essere tuo amico da tempo!
    Tu ogni volta mi dici che ti faccio troppi complimenti, che ogni mia felicitazione sembra eccessiva anche se ti fa piacere, e in effetti io sono un po' così, è la mia natura, il mio modo di essere Nico. Ma non certo ipocritamente, come alcuni hanno detto in passato, prima di scoprire che questo Nico è quello vero. A me va di fare complimenti quando sono veri, non ho mai avuto pudore in questo.
    Quindi come si fa a non farteli anche stavolta. AleCava ha centrato in pieno quello che sei, un grande che riesce a far ridere e a far piangere contemporaneamente.
    Mentre leggevo, prima di arrivare alla parte nella quale mi sono sentito completamente identificato, pensavo di commentare una frase, questa "la vera troia è quella che sa sposarsi bene", che mi ha spiegato in una semplice frase tanti miei pensieri e una mia delusione che mai ho accettato completamente, e cioè come fosse possibile che una gran parte delle donne, che io ho sempre considerato considero sesso forse migliore del nostro, possano essere fasciste (si guardi quello che esce fuori dalla bocca della Santanché, della Mussolini, della Meloni, eccetera). Questa cosa mi aveva sempre deluso finora, non capivo come fosse possibile che una donna, con tutto quello che il suo sesso aveva dovuto subire negli anni, potesse essere di destra. La tua frase mi ha in parte dato una risposta, facendomi rivedere quello che parecchie donne fanno, per poi ricattare i propri uomini! E' una situazione che vivo anche in prima persona con persone che mi sono vicine. Ma per fortuna so che ci sono anche altre donne, vedi la Busi o la Gabanelli tanto per citarne due, o la stessa nostra Ross, quelle donne che mi fanno ritornare la stima e la fiducia.
    E invece (il commento come vedi te l'ho fatto lo stesso) arriva la seconda parte...di una dolcezza incredibile, e mi ha fatto ricordare me da ragazzo, quando pensavo in continuazione che mi sarebbe piaciuto immensamente andare con una di loro per poi liberarla e sposarla. Non ci sono mai andato, ma questo pensiero è stato sempre ricorrente durante l'adoloescenza. E la commozione è arrivata!
    Un abbraccio Nick, ti voglio bene

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  10. Disponi” era disponi al meglio della tua vita come credi, seguendo solo la tua anima e il tuo cuore, e rispondendo alle cose che ti chiamano nel momento in cui ti chiamano.
    Verissimo, ma non va sempre come si vorrebbe.
    :)
    Bellissimo racconto Zio Nick!

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  11. * Marziano/Ale/Runner/Ernest
    dopo un così bel coro di elogi, preferisco farmi piccolo piccolo e dirvi solo un sincero Grazie. Non credo di essere già così grande, ma voglio provare a diventarlo giorno dopo giorno, per la scrittura e per i miei lettori, che sono tutto quello che ho.

    * Cristiana/Giacynta/Grace/Stefy
    dopo un racconto così avevo quasi timore delle prime reazioni femminili, e invece avete capito tutte la sincera debolezza, la tenerezza, la sofferta esplorazione di me stesso e del mondo, la poesia che stavano dietro persino a un'avventura simile. Grazie anche a voi!

    * gattonero
    la scheggia nera metallizzata è una macchina piccola ma relativamente veloce... non aggiungo altro se no mi tocca mettere pure la targa... :D (chi ha letto il mio romanzo sa che in questo racconto, che lì viene citato, c'è moltissimo di vero)

    * nico
    sarò ripetitivo, ma non posso che ringraziare anche te per il tuo bellissimo commento. Ti abbraccio e ti voglio bene anch'io... mi sa che quell'incontro milanese con roby almeno entro la prossima primavera bisognerà farlo (Milano per me è un po' scomoda e sarebbe meglio Varese, ma se quel ristorante che dici merita così tanto...) :D

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  12. Grazie amico che con i tuoi racconti...mi fai passare ottimi momenti e soprattutto ricordare con grande piacere la mia giovinezza aprendo la mia mente per grandi scoperte...! ehehehhe

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  13. Ma quando è che pubblichi una raccolta di questi racconti?Se lo facevi per Natale risolvevo il problema dei regali.
    Libro dello Zio Nick e via... ;-)

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  14. * 4EverInter
    come dico sempre (ma lo dico perché lo penso davvero) grazie a te di leggermi!

    * Euterpe
    domanda che richiederebbe risposta troppo lunga e troppo inkazzata... ma per i regali mi permetto di consigliarti un altro libro di un autore il cui nome al momento non mi viene... c'è l'ho qui sulla punta della lingua... comunque mi pare che il titolo sia Tutta colpa di Tondelli, o qualcosa del genere... :-))))

    (qualcuno penserà che ci siamo messi d'accordo, invece l'assist me l'hai servito spontaneamente...)

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  15. Un bacio e un abbraccio. Al mondo ci sono uomini come te, e con uomini come te, le quote rosa sarebbero solamente una stronzata! Cosa dovrei commentare? Solo una speranza, e mi ricollego a quel che dice (giustamente) Euterpe e mi dispiace che tu t'incazzi. Ma attendo paziente (se mi riesce)! E un giorno dirò, mostrando la tua raccolta: questo è anche mio Zio! ;) *********

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  16. * petrolio
    Questa è una delle cose più belle che mi siano mai state dette! (pure quella dell'"anche mio zio", ma mi riferisco soprattutto alle quote rosa)
    Doppio bacio, doppio abbraccio. :)

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  17. cos'hai fatto: adesso Ma Baker non mi uscirà più di testa per i prossimi 2 giorni XD
    Scherzi a parte Nick, che qualità. ma com'è possibile che non siano mai stati pubblicati 'sti racconti, cazz... ma non riapriamo i soliti discorsi, per una volta. Parliamo piuttosto dell'incredibile umanità dei personaggi, o dell' eccellente uso del futuro, come se la spina del racconto fosse continuamente inserita... :)

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  18. Nella trama essenziale di questo racconto di notevole qualità, trovo, ma forse non é la definizione giusta, una sorta di malinconia esistenziale. Il contesto in cui si muove (o con il quale si confronta) il protagonista vede personaggi raramente così ben definiti dalla satira sociale anche la più acuta.

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  19. * Reverend Emi
    E' uno di quei racconti di cui ti parlavo l'altra volta, nati così, quasi di getto. Ebbi da subito l'idea di scriverlo al futuro, come fosse una profezia e non un ricordo, e in seconda persona, un po' per voglia di sperimentare, ma forse anche per prendere una certa distanza da un materiale così autobiografico e incandescente.

    * Adriano Maini
    Sì, credo che malinconia esistenziale sia una buona definizione. Fra l'altro, anche se in genere odio autoetichettare ciò che scrivo, possiamo dire che questo è certamente il più tondelliano fra i miei racconti, anche se il famoso editor tondelliano ebbe da ridire sul fatto che non era abbastanza tondelliana la prostituta con la pelle scura: secondo lui avrei dovuto farla diventare, chissà poi perché, austriaca o svizzera tedesca...

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  20. Credo che questo racconto sia uno splendido esempio di come il modo di narrare, quando non è solo virtuosistico esercizio di stile, dia davvero sostanza alla storia raccontata. Ho provato a rileggere sostituendo al futuro il passato prossimo o remoto o anche il presente, e alla seconda persona la terza o la prima, ma - anche se la storia comunque regge - l'effetto di irrimediabile malinconia risulta attenuato. L'uso del futuro non è molto frequente (nell'Ulisse di Joyce non mi pare ci sia e forse neppure in Queneau: mi vengono in mente velocemente solo "Avrai" di Baglioni, "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi" di Pavese e "Dolce cadrà la pioggia" in "Cronache marziane" di Bradbury), anche perché dà al Narratore, che ha già un controllo totale della storia quando la racconta al passato o al presente (anche se qui a volte il gioco è un po' furbetto, vedi Andrea De Carlo in "Uccelli da gabbia e da voliera"), una sorta di onnipotenza che può diventare fastidiosa: una profezia dettagliata e ineluttabile. Ma nella misura della composizione breve (canzone, poesia, racconto), se si è bravi come te, può dare un effetto di straniamento veramente notevole, che unito all'altro straniamento dato dall'uso della seconda persona, ti inchioda a una malinconia lucidamente senza speranza (ma non disperata). Il "disponi" allora, aldilà dello squallore del senso dato dalla ragazza, è tristissimo e beffardo: non "disporrai" un bel niente, non sceglierai, non cambierai; l'unica libertà che ti sarà data (che ti devi conquistare) sarà quella di prospettiva, il mettere uno spazio sufficiente tra te e la tua percezione tale da salvare te e la storia.

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  21. * Tullix
    Al di là dei complimenti, di cui non posso che ringraziarti ancora, resto incantato davanti a un così bel commento che è quasi una Recensione di un racconto non pubblicato (ma a questo punto vorrò cominciare a dire: PUBBLICATO SUL MIO BLOG!)
    Penso anch'io che sia una questione di misura. Il romanzo d'esordio di Jay McInerney (BRIGHT LIGHTS, BIG CITY, titolo trasformato in italiano nel bruttino "Le mille luci di New York") è tutto in seconda persona. Il romanzo è bello, godibilissimo e coinvolgente, eppure, per quanto sia breve, l'espediente della seconda persona, così protratto, rischia di stancare un po', di creare un andamento che diventa stucchevole.
    Tornando al racconto, credo che quel "Disponi" sia davvero vertiginoso (e come tutte le cose così pregne di significato che ci colpiscono come schiaffi nella vita non poteva che essere VERO): per quello che potrebbe voler dire, anzi, per le tante diverse cose che potrebbe voler dire, e per come invece viene squallidamente inteso; ma anche per il fatto che la ragazza straniera ripeta a pappagallo una parola così incongrua e, in fondo, "ricercata" (l'avrà malintesa lei sentendo parlare italiano o sarà stata istruita da un protettore o da una collega?) per dire ai suoi clienti di tirar fuori l'uccello dalla patta. Forse aveva anche lei un disperato bisogno di DISTANZA?

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  22. Un racconto a tratti triste. Ma molto coinvolgente.

    Buona settimana!

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  23. nicky-boy, tu sì che lanci le parole come se fossero lame. e hai anche una buona mira!

    (ho rinunciato alla traduzione del tuo scritto sulle religioni - vuol dire che TU hai inventato davvero un linguaggio tutto tuo e che io come traduttrice di lunga esperienza sto davvero perdendo i colpi! cazzo!)

    love, mod

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  24. * Kylie
    Grazie della visita, mia nuova amica. Buona settimana pure a te!

    * mod
    Sono contento che il racconto sia piaciuto anche a te. Sull'altra cosa non credo che sia tu a perdere colpi: la difficoltà di traduzione (o addirittura, nei casi più pirotecnici come Sorensen Puddu, la totale intraducibilità) indica al tempo stesso una grandezza e un limite per vaste porzioni della mia folle produzione.

    love, nick

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  25. Che aggiungere dopo questi commenti? Bukowski un blog non l'ha mai avuto, che io ricordi, ma credo sarebbe stato molto simile al tuo.

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  26. è la prima volta che passo da queste parti...meraviglioso, davvero meraviglioso, non riesco a dire altro...complimenti, davvero.

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  27. * Ally
    Sei per caso in gara con petrolio per il complimento più bello? :-))

    * Br1
    Per intanto benvenuto e grazie: visita già ricambiata, con immenso piacere!

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  28. Blog stratosferico.
    Veramente un'ottimo lavoro.
    Sono stato oltremodo basito anche dalla serie di scrittori sulla parte destra, sono praticamente tutti i miei preferiti.
    Con una menzione speciale per Henry Charles Chinasky Bukowsky, del quale ho letto praticamente tutto, anche gli inediti in Europa.

    Bravo,
    ciao
    Zac

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  29. * Zacforever
    Grazie per la visita e i complimenti: benvenuto!
    Nella parte destra ci sono quelli che considero i miei amici più cari. Fisicamente vivi o meno, tutti presenti nella mia anima.
    Ciao!

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  30. Caro Nicola, è bello sapere che due vite lontane come le nostre si avvicinino secondo traiettorei misteriose. Non è possibile pensare che una storia simile a questa fosse nell'aria - cosa ci ha portato ad affrontare lo stesso tema quasi nello stesso momento?
    Il tuo racconto è struggente. Ho letto una curiosa intervista ai Negramaro - dicevano che per loro l'unica cosa importante è emozionare. Credo che questo racconti emozioni; lo fa con le parole, con la forma con la quale sono costruiti i periodi - che è ciò che cerco quando leggo. A caso: "e forse tenteranno ancora una volta inutilmente di chiamare anche te, quei loro mazzi di coni di luce che oscillano e s’intrecciano alti nel cielo nero allarmando la notte dei normali", "E disponendolo ti dirai, porco diavolo, a queste qui va bene tutto tutto, ma le perversioni sentimentali, cocco mio, quelle, no. Le carezze, quelle te le devi scordare", "“Disponi” era disponi al meglio della tua vita come credi, seguendo solo la tua anima e il tuo cuore, e rispondendo alle cose che ti chiamano nel momento in cui ti chiamano.
    Forse non c’era bisogno, di avere addirittura un miliardo.
    Ti ci vorrà un anno, per capirlo."
    Le storie, e le emozioni, si costruiscono così: con i punti, le virgole, con la costruzione delle singole frasi. Sei un grande, Nicola. Tutto al posto giusto, nessuna retorica - dolore allo stato puro.
    Un abbraccio, amico mio!
    Paolo

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  31. ps
    “Non sparire”.
    (Evtusenko, Poesie d’amore)

    grande

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  32. * Paolo
    Davvero un mistero: due racconti gemelli, anche se gemelli non identici. Anche il tuo è bellissimo, e si chiude con una frase, un'immagine, che è semplicemente di un altro pianeta. Invito chi transitasse di qui a venire a leggerlo, il blog è GRAFEMI, nel mio blog roll in basso a destra.

    Che altro dire? Dico che il solo sapere che Ci Sei mi fa compagnia.
    Grazie amico!

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Benvenuti a bordo!!
Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)