"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

domenica 25 ottobre 2015

SIAMO BUCH-MESSI MALUCCIO



Si è parlato poco o nulla, nelle nostre lande codin-bigotte, della Buchmesse di Francoforte dedicata quest’anno al supremo e pericolante Valore della Libertà di Pensiero e d’Espressione. 
La Fiera, avendo invitato Salman Rushdie a tenere il discorso d’apertura, è stata boicottata dall’Iran (che è un po’ come se l’Honduras boicottasse i mondiali di slittino: con tutto il rispetto, dell’assenza dei libercoli autorizzati da quel teocratico regime non si saranno accorti neppure i teutonici moscerinen.)
Si sa che gli italioti, che alla LORO prossima Fiera volevano invitare come ospite d’onore (!) l’Arabia Saudita (dove le Libere Menti vengono massacrate con la frusta, ma solo di tanto in tanto, e mai mentre si lavano i denti) si distinguono spesso per l’attitudine a blandire i beduini accoppadissidenti, o i fascisti russi omofobi, o i cinesini ammazzatibet, per farci affari e denari che incrementino la krescita (non certo quella dei cervelli, per i quali la parola chiave italica continua a essere non crescita ma FUGA…) 

O forse il vero motivo del poco parlarne è stato che quest’anno a Francoforte la nostra “grande editoria” (ultime strepitose uscite: Power Romina, Dandini Serena, Veltroni Walter, Venier Mara)  è stata giustamente e pesantemente declassata, in favore di Paesi che agli Scrittori (e ai Lettori!) vogliono più bene? (Non che ci voglia molto, a volergli più bene che da noi…)

Diciamolo: il nostro attuale lignaggio ci rende a malapena degni della Fiera del Mandolino… (come non pensare agli italiani-chitarra-mandolino di fantozziana memoria, davanti a una glande editoRAGLIA che sforna quotidianamente “romanzi” made in television/cinecittà, o quando vedi che alla cosiddetta “BOOK city” gli ospiti principali sono un politico, un regista, un cantante, una politichessa, n’artro regggista, un sèndeco, giornalisti vari, n’artro cantante, un ex politico-regggista-giornalista-pitùr, il cocker del regista – e opss, che strano, pure tre o quattro scrittori (!), cazzo ci fanno costì, li avranno invitati per sbaglio?)

L’unica cosa su cui non concordo con Rushdie è quando paventa l’avvento del bollino rosso (non in senso pornografico, ma in senso politically-laccaculistico: lo si applicherebbe a Hitchens, non alle 50 flatulenze vaginali) per i libri. Il bollino rosso avrebbe un tale APPEAL che fra i migliori scrittori si scatenerebbe una corsa per ottenerlo. Perché terrebbe lontani i lettori dalla mente ristretta, e attirerebbe, con più efficacia di una pubblicità luminescente, quelli curiosi e intelligenti.
Nel film di Mario Martone su Leopardi, il povero tenero Giacomo provoca sconcerto nella bigotta famiglia filopretonzola, solo perché nel tradurre a braccio Omero fa uso (con esattezza!) della parola “ombelico”. Per certi cavrones, sarebbe a tuttoggi da bollino rosso persino quella.


mercoledì 21 ottobre 2015

L’AMORE AI TEMPI DELL’APOCALISSE disponibile da oggi!



Oggi vede finalmente la luce questa bella, sfiziosa antologia curata dal grande Paolo Zardi, che contiene il mio sconvolgente racconto “Le scimmie che c’erano prima”, vietatissimo ai minori.
Ma qui vi propongo l’incipit, che invece – per fortuna o purtroppo – è da bollino verde.

Mio padre, lo scrittore fallito, sosteneva che Dissipatio H.G. di Guido Morselli – un uomo si ritrova solo sulla Terra, tutti gli altri semplicemente svaniti – non fosse un incubo, ma un sogno. A margine di una pagina di quel postumo romanzo d’autore suicida, aveva scritto a matita una delle sue battute che non facevano ridere nessuno, tranne qualche volta me: “Ci vulesse un po’ Calisse pecchè lu manità calasse”.
E adesso “Calisse” è venuto, e ha esagerato, se n’è portati via un po’ troppi. Se li è portati via tutti tranne uno, ma l’ultimo sopravvissuto non è colui che lo sognava: è il suo figlio sedicenne, sono io, che di quel sogno avrei fatto volentieri a meno.




venerdì 9 ottobre 2015

Supplementi d'Eresia



1
Non esiste parola più illogica e obsoleta di “ateo”. Cosa significa quella “a” privativa? Come ci si può deprivare di un essere inconoscibile? E se io l’eventuale dio lo Lasciassi Essere come lui lascia essere me, senza bisogno di INVENTARMI che Lui mi ha detto di non toccarmi il pisello, di non mangiare pistacchi il giovedì, di non nominare il “suo” nome (appioppatogli da qualche arcaico bipede invasato), di non amare ragazzi mancini che succhiano crostacei, o che mi ha ordinato di offrirgli in sacrificio agnelli carbonizzati, criceti strozzati o lucertole spiaccicate, o di ripetergli in ginocchio venti volte al giorno quant’è bravissimo e bellissimo e perfettissimo?
“Ateo” è l’arrogante e patetica offesa che il credulo rivolge al Dubbioso (che incredibilmente ci sta!) credendosi superiore a lui, e senza mai dubitare che forse così non è.
Ma non si può spacciare per sensibilità mistica l’essere conformisticamente sottomessi a un Apparato umano che più umano non si può! 
Dopo l’ultimo sinodo, in cui in pieno 2015 si sono riuniti a discutere di “amore” e di “famiglia” 270 Maschi Decrepiti (nonché celibi e teoricamente, molto teoricamente, casti), almeno le Donne, mon dieu, dovrebbero cominciare ad aprire gli occhi.

2
La consolazione (amara, ma pur sempre consolazione) è che il mondo civile cambia molto più velocemente, rispetto al guano fossile in cui siamo incagliati noi. Il governatore (cattolico!!!!) della California ha finalmente firmato una legge in favore dell’Eutanasia. E il 40% degli studenti inglesi fra i 18 e i 25 anni si dichiara “gender fluid”, cioè NON MONOSESSUALE. Dalle nostre parti, dettano ancora legge i talebani paleopitechi del “si è sempre fatto così”. Quando essi saranno diventati un lontano ricordo stratificato nelle rocce, e archiviato sotto la voce “comicità grottesca”, spero solo che qualcuno rammenti che anche in lobotom-italy c’era chi si dissociava, e teneva il cervello acceso.
Mi avete sbattuto acqua fredda in faccia quand’ero un neonato, facendomi rischiare la polmonite per un rituale stregonesco? Chiedetemi scusa, invece di impormi ancora leggi basate su mitologia e superstizione. E sulla vostra fottuta fifa di morire.

3
Un normalozzo che ritiene di dover scendere a latrare in piazza con la bava alla bocca contro un’ipotesi di Legge sulle Unioni Civili (mostrando cioè null’altro che bullesca prepotenza e arroganza fanatica nei confronti di una cosa che non toccherebbe la SUA vita e le SUE scelte!) non è semplicemente qualcuno che non ha ragione: è qualcuno che non ha scusanti. (E meno di lui chi ne aizza e ne manovra la pecoronaggine).
Nella migliore delle ipotesi, dovrebbe vergognarsi.



domenica 4 ottobre 2015

Eresia Flash: NON amatevi l'un l'altro





Il problema, l’errore del teologo polacco non è, ovviamente, l’essere gay, ma l’aderire a un sistema di pensiero (la religione istituzionalizzata) inevitabilmente arcaico, sessista e omofobo. Nella migliore delle ipotesi ha compiuto una scelta (il sacerdozio e il voto di CASTITÀ) che l’ha costretto a vivere una vita da IPOCRITA. Polemizzare perché la kiesa ti sbatte fuori dopo aver detto che sei gay è come stupirsi perché vieni espulso dal partito nazista dopo aver rivelato che sei ebreo. E svegliarsi prima?

p.s.
A proposito di ipocrisia, e di uso distorto delle Parole, leggo che il simpatico ruinI, nel parlar (male) delle Unioni Civili, dopo aver detto che in Francesco rivede papa Giovanni ha precisato che lui però condivide «la SENSIBILITÀ di Wojtila e Ratzinger».
Ma perché devi dire "SENSIBILITÀ" se quello che intendi è "OMOFOBIA"??!!



venerdì 25 settembre 2015

In arrivo per voi: L’AMORE AI TEMPI DELL’APOCALISSE



Per chi fra un romanzo e l’altro fosse in astinenza di me, segnalo la presenza di un mio racconto – sconvolgente, politicamente scorretto e vietatissimo ai minori – intitolato “Le scimmie che c’erano prima”, in questa bellissima antologia curata da Paolo Zardi per le edizioni Galaad.
(E per chi fosse zardiano come me, sono lieto di annunciare che c’è anche un SUO racconto, insieme a molti altri che – ne sono sicuro – vi piaceranno, vi sorprenderanno, vi faranno paura).


sabato 19 settembre 2015

Donald Ray Pollock - LE STRADE DEL MALE

voto:

Se avete al tempo stesso palato fino, cervello grande e stomaco forte, allora non potete perdervi questo romanzo geniale e tremendo.  Dicono che l’autore, Donald Ray Pollock, abbia lasciato la scuola a diciassette anni per andare a lavorare in un macello, e ne abbia poi passati altri trentadue come operaio in una cartiera, prima di decidersi a scrivere. Ma il Dono è il Dono, signori miei (anche se qui da noi, nella patria del pezzodicarta e degli spocchiosetti sempre in cattedra, si fa fatica a capire che “autodidatta” e “somaro” non sono sinonimi, bensì CONTRARI), e mi pare di vederli, gli Dèi della Scrittura, apparirgli in sogno ogni notte per pungolarlo: «Allora, ti decidi o no, ragazzo? Tu sulla carta devi SCRIVERCI, o ti ridurremo in cartapesta a forza di fulmini!» Davvero un romanzo strepitoso, per chi ama le storie sconvolgenti e perverse. A patto che siano, appunto, scritte da dio. O da gente come Donald, che ha avuto il Dono.

Donald Ray Pollock


Peccato solo per l’imperdonabile sciatteria dell’edizione italiana: vari piccoli refusi qua e là, e uno sbragamento finale (il correttore di bozze non c’era e se c’era dormiva?) davvero inaccettabile, quando fai pagare un libro sedici euro e cinquanta: a pagina 223 ci becchiamo addirittura un “«Fra quanto?» chiese Sandy chiesto.” E la pagina dopo leggiamo: “All’improvviso, una sensazione a cui non avrebbe saputo dare un nome improvvisamente gli si ritorse…” Se se ne accorge Donald…

Non sono mai stato esageratamente filoamericano, ma come lettore, quando posso godermi dei Romanzi così, non posso non dire Grazie America! Da noi outsider di genio come Pollock non possono passare, non possono sbocciare. Da loro sì.
(La penosa situazione della Narrativa italiana ha due spiegazioni. Un colpo di stato lento e silenzioso che ha portato a mettere i secchioncelli al posto degli artisti. E il diffondersi di un cancro che potremmo chiamare Feticismo del Brutto. Ma forse la seconda è solo inevitabile conseguenza della prima. Ci vorrebbe una riscossa degli artisti, che però per loro natura sono eremiti e pigri, e non amano brigare, intrallazzare, lobbeggiare. La gramigna trionfa, e i fiori se la sono presa nel culo. Ma forse dovreste essere voi che amate i fiori, a darvi una mossa, invece di andare dal fiorista a comprare gramigna, per poi lamentarvi timidamente perché vi ha deluso, ma insomma, bisognava proprio comprarla perché era di moda e ne parlavano tanto bene sui giornali, e i fiori erano troppo difficili da trovare…)
Chiedo scusa se ho divagato.
Per farmi perdonare, aggiungo al volo qui sotto l’altro libro di Pollock, i racconti con cui ha esordito. Meritano assai pure quelli, ma il Romanzo è migliore.



Non fatemi incazzare.
Parola di Scriba.



venerdì 11 settembre 2015

L'Inno alla Noia dei Balanzoni italioti

Un adesivo dei tempi della naja
(ma vale anche per i Templi della Noia)


A volte il mondo sembra divertirsi a confermare i miei pregiudizi, trasformandoli così in più solidi POSTgiudizi.
Pensando che potessero interessarmi, il mio gatto mi aveva fatto trovare sulla scrivania, alla fine dell’estate, dei ritagli. Facevano parte di un dibattito fra editori e intellettuali sullo stato dell’editoria, anzi sullo sfacelo dell’editoria, e su eventuali proposte per il futuro, ammesso che ne esista uno.
Due in particolare mi hanno colpito, per il modo opposto di affrontare il problema. Si trattava degli interventi di due editori, uno italiano e uno tedesco. Non dico i nomi, non tanto per misericordia nei confronti dell’italico, ma perché mai come in questo caso mi sembrano Esemplari le nazionalità (un po’ come in quelle vecchie barzellette: “Ci sono un italiano, un francese e un tedesco…”)
Guarda caso, il tedesco ha detto cose chiare, semplici, intelligenti, schiette, dirette, quasi ingenue ma coraggiose, taglienti e molto scomode. Ha accusato la grande editoria (mondiale) di comportarsi non solo da mercante nel tempio dell’arte, ma anche di farlo con una sorta di irresponsabile bullismo: inondare il globo di libri orrendi è ormai per questa gente una sorta di dimostrazione di forza e prepotenza, di arroganza muscolare. E ha aggiunto che la sola (minuscola ed evanescente) speranza risiede nella capacità dei piccoli editori di continuare a lavorare come si deve, con passione e coraggio, per scoprire i nuovi Talenti, sperando che poi quegli altri marpioni non glieli portino subito via per rovinarli. 
E l’intervento dell’italiano? Pomposo e pretenzioso, e sfuggente sul vero nocciolo della questione, il nostro connazionale si è messo a sproloquiare su muffa e aria fritta, a vaneggiare su parole come “Accademia” con la A maiuscola e “Valori” con la V maiuscola. Per poi concludere il suo intervento con questa minaccia: che dovrà essere d’ora in poi Missione della grande editoria italiota DECIDERE quali autori e quali libri saranno degni di durare nel tempo (Oddio, SPERIAMO PROPRIO DI NO, viste le carriolate di insulso letame con cui molti di loro riempiono le nostre povere librerie!!!!)
Da tempo denuncio l’abbandono, in italiA, di quella preziosa (e libidinosa!) via di mezzo che si chiama Narrativa Pura e di Qualità, la rinuncia a proporre letteratura nuova, originale, tragicomica, autopensante, brillante, intelligente, benscritta, energica e onesta (e ovviamente NON insudiciata con menate politicoidi malcagate). I nostri grandi editori, delle due l’una: quando si mettono il grembiule da pescivendoli per fare incasso buttano sul mercato qualsiasi puzzolente fetecchia per lettori deboli, manipolabili o superficiali. Ma quando poi si fanno una doccia con l’idrante acido e indossano le vesti da cattedratici ottocenteschi, fanno pure di peggio: perché allora è noia, noia, noia. E la giornaleria, forse a causa di irrisolti problemi di conflitto d’interessi (e di mediocrità, diciamolo), gli va dietro incollata alle chiappe come un ciclista succhiaruote.
Chiediamoci perché, su certe infeltrite pagine cul-turali (a parte quando vi si pompano appunto le amichette degli amichetti, o i Jo Nespolo del momento, per questioni di vil bottega) gli autori più recenti di cui ci si occupa (nel modo più tedioso e melenso possibile) siano Proust e Tolstoj (o peggio ancora studiosi di costoro), per non parlare di chi ancora si schiaccia i brufoli sul povero Dante (che chissà DOVE li manderebbe – io un’idea ce l’ho) o sforforeggia sull’esegesi biblica: forse perché per certi sopravvalutati balanzoni (sempre pronti a mandare dietro la lavagna i Bukowski, i Fante, gli Hilsenrath, i Pollock, i Donleavy, liquidando con smorfie sprezzanti questa gente geniale che usa anche le “parolacce” – non si è ancora capito se alle mezzeseghe balanzonesche diano più fastidio la genialità o i parulàsh, due cose davvero deplorevoli e peccaminose!) per questi balanzoni, dicevo, si tratta di incassare lo stipendio sciorinando premasticata secchiaggine, mentre nessuno schiavetto ha ancora avuto il tempo di fare per loro quel lavoro scolastico all’ingrosso che li metta poi in grado di ruminar minchiate petobiografiche, barbose e pedanti, su Mario Vargas Llosa, su Paul Auster, su Martin Amis, su Mordecai Richler, su Romain Gary o su Philip Roth – e forse è meglio così, o ce li farebbero ODIARE! 
Per non parlare degli scrittori di cui non si occupa mai nessuno. Perché esporsi a proporre qualche sconosciuto (che non sia parente o amante o collega), se richiede il temerario coraggio di parlarne PER PRIMI? Per fare queste cose ci voleva gente vera, con le palle, come la mai abbastanza rimpianta Fernanda Pivano. 
Bello allora essere uno sconosciuto outsider, uno straniero in patriA. Non fare parte del vostro campionario, viscidi sudaticci mercanti o muffoidi accademici che siate, è una ben robusta, e piacevole, consolazione. Meravigliosa, direi. E però smettetela di frignare se i ragazzi non leggono, perché la colpa è soprattutto vostra, e delle palate di squame di pelle di vecchio (ma spesso si tratta di vecchi trentenni!) che gli gettate sul faccino. 
AD MALORA, balanzoni caganoia!

N.B. Naturalmente, per “muffa” qui non si intendono i Classici, ma il vuoto chiacchiericcio accademico-sclerotico su di essi. I Classici, così come i Contemporanei di talento, bisogna LEGGERLI, e non sbausciarci sopra.


martedì 1 settembre 2015

SIGNORA CON MAGLIA A STRISCE

Il particolare ingrandito per la lapide

Qui non vengo a trovarti quasi mai. Non sono un amante di questi posti, e tu lo sai. Già mi mette stupidamente a disagio il sapere che se qualcuno mi vedesse NON compiere certi gesti meccanici tradizionali nell’entrare e nell’uscire mi sentirei addosso il peso di una riprovazione conformista e piccina. Sai che ripeto sempre che in realtà tu vivi ancora in me, dentro il mio cuore, anche se a volte, a furia di ripeterlo, mi suona come una scusa per la mia pigrizia, per il non venire in un posto così vicino da poterlo intravedere dalla finestra della cucina. Eppure, le poche volte in cui vengo al cospetto delle tue ceneri, non posso non rallegrarmi per il folto e quieto giardino che hai davanti in questa tua dimora, per quanto per me soltanto simbolica (eppure non fu così fin da subito: quanti lumini ti ho portato, ricordi? Ma sappiamo entrambi che quei passi dolenti e quelle flebili fiamme servivano come cura per me, per asciugare le lacrime: a te affumicavano solo la piccola lapide…) Non posso non rallegrarmi per il canto degli uccellini che sembrano poterti fare davvero compagnia. E non posso evitare di chiederti scusa per le mie lunghe assenze. Ma la cosa bella, veramente bella, che mi fa venire qui, che continuerà a farmici venire, che dovrebbe farmici venire di più, è questo tuo radioso sorriso di bambina. Come sono contento di aver fatto questa scelta per il tuo ultimo ritratto, di averlo voluto ricavare dal particolare ingrandito di una foto felice scattata al Mare, sulla spiaggia della nostra Pinarella. Era uno di quei giorni in cui ci si va vestiti perché c’è stata la pioggia, e fa freschino. E tu sei in posa a braccetto con la tua cara amica Roberta.
(Mamma mia che stretta al cuore riprendere adesso la foto per fare la scansione, e trovarci sul retro l’appunto del signore delle lapidi: “SIGNORA CON MAGLIA A STRISCE, ½ BUSTO, 7x9 OVALE COLORI”, e ripensare a come potevo sentirmi in quei momenti.)
Il brivido più meraviglioso, più tenero, più commovente, più magico, mi è dato dal fatto che tu in questa immagine non stai semplicemente sorridendo a qualcuno. Perché quella foto l’avevo scattata io, dietro la mia Fujica c’ero io. E così quando io vengo qui, e ti saluto, e ti chiedo scusa, e sussurro una parolaccetta per le zanzare, e ti racconto qualcosa di me, e non dico preghiere, e bacio la punta delle mie dita con cui poi sfioro le guance del tuo viso, e ti dico Ciao senza mettermi a piangere, e prima di andarmene guardo ancora il tuo sorriso, so che tu stai davvero sorridendo A ME.

La fotografia originale


venerdì 28 agosto 2015

Paolo Zardi a FAHRENHEIT!



Per chi è curioso delle cose belle, per chi magari sarà chiuso in macchina e vorrà passare qualche minuto diverso e intelligente, invece di ascoltare la solita merda che raglia, oggi, dalle ore 17 in poi, lo Scrittore Paolo Zardi sarà ospite di Fahreinheit, “i libri e le idee”, su Radiotre. 
Anche in streaming sul vostro pc.
E dal 1 settembre, chi lo vorrà potrà votare il suo Romanzo “XXI SECOLO” come libro del mese sul sito radio3.rai.it
Chi ha orecchie, accenda!
Chi ha cervello, non lo spenga!

p.s. In realtà s'è scoperto che erano le 17.25, poi diventate 17.36: 11 minuti di ritardo per lo strabordare di un'altra noiosa intervista e di una lagnosa lettura, e lui maldestramente stoppato con 2 minuti d'anticipo mentre si accingeva a leggere un brano di Céline... C'est l'italie... Grandissimo Paolo!!!! (Ma io sono disponibile solo per la tv Tedesca...) :D 


domenica 23 agosto 2015

Eresia flash - minima immoralia vatikaliA

Ma perché il signor bagnascO non si rivolge alle pecorelle sue? Perché la vescovaglia non dice che se un CREDENTE partecipasse a una qualche forma di Unione Civile verrebbe scomunicato e andrebbe all’inferno, senza martoriare i maroni a chi di queste fanfaluche se ne infischia, mentre tiene moltissimo a vivere in una società laica, mentalmente aperta e civile, in cui due persone che si sono amate una vita possano semplicemente assistersi e confortarsi all’ospedale, o lasciarsi in eredità l’appartamentino condiviso per anni? [La brutta gente in malafede ama ripetere che queste persone sono GIÀ tutelate dalla Legge, mentre sappiamo tutti che in vatikaliA non lo sono affatto] E perché certi nostri giornalistucoli continuano a sbattere in prima pagina gli sproloqui medievali di tali individui? [Il bello è che l’intervista korrierizia era basata sui “poveri del mondo”, ma incredibilmente nel titolo in prima pagina c’era solo l’incivile “no” alle unioni civili] 
Dobbiamo proprio sbattezzarci in massa, per fargli capire che le loro statistiche sui cattolici ufficiali sono gonfiate e farlocche, che se moltissimi di noi non rinnegano quella stregonesca spruzzata d’acqua SUBÌTA da neonati per il conformismo dei nostri genitori è solo per pigrizia, o perché non ce ne importa un fico secco, e che loro in ogni caso parlano per quattro gatti bigotti, perché anche fra i credenti e praticanti ci sono un sacco di persone evolute, illuminate e intelligenti? Pensassero a impedire ai loro pretonzoli gli scandalosi funerali in stile Padrino, invece di zavorrare i maroni allo Stato Italiano con la loro boria, la loro protervia e la loro ignoranza! 

Nel frattempo pare che un tale (sempre uno vestito più o meno da corvo), a un ben noto meeting, sia riuscito a dire che “i gay sono più esposti a malattie e suicidio”. Un po’ come se uno schiavista ottocentesco dell’Alabama avesse detto che i neri sono più soggetti a infettarsi per le frustate e a morire giovani per la fatica.  Voglio dire: e se fosse anche un pochino (ma solo un pochino) colpa VOSTRA? Se esistesse un aldilà, ne rispondereste a Gesù. Presente? Quello che amava Giovanni…


giovedì 16 luglio 2015

"Chiudi gli occhi e guarda": smitizzazione e demolizione dei luoghi comuni, linguistici o linguosi che siano.


"La sua lingua sapeva di gomma da masticare e mi riempiva e mi esplorava, ma stranamente non mi eccitava. Mi sembrava la cosa meno erotica del mondo: fosse stato per me, la mia gliel’avrei messa dappertutto, ma non a sbattere fra palato e gengive, non a fare quell’esame di mucose interne. Era come fare la laringoscopia di una mucca, mentre io le avrei voluto tessere un pigiamino vizioso di saliva, dagli alluci al collo, dalle cosce alle spalle, dalle caviglie alle tette da latte. Mille volte più eccitante era stato il primo contatto, quello fra labbra, scintillanti come pietre focaie, mille volte più attizzante di quelle sleppe di carne cruda e viva che se ne vanno in giro per la bocca, che ti frullano e frollano in gola. Però a condurre il gioco era lei, e sarebbe stato sciocco non assecondarla. Sia come sia, avevo i nervi mobilitati e tutti i pori dilatati, ma là sotto non diventava duro proprio niente: troppo sconvolgimento. Poi finì."

(Chiudi gli occhi e guarda, capitolo 18, pagina 101)


mercoledì 8 luglio 2015

PROVE GENERALI DI MOBILITAZIONE TOTALE


“Ieri ho perso tempo a un’esposizione internazionale, così oggi mi rimetto in pari 
con gli ordinativi. La domenica esiste per questo”. (Una mia ex vicina di casa)

“La schiavitù può subire un forte incremento, se le si concede l’apparenza della libertà”. (Ernst Jünger, Foglie e pietre)


In Francia, con benedizione politica, prende piede (puzzolente) il pericoloso delirio di finte aziende dove i “non occupati” possono giocare al lavhorror, recitando parti da impiegati fittizi, per allenarsi, per imparare, per distrarsi e non pensare (pensare MAI, mi raccomando!): finto stipendio con assegno fac-simile, e poi scrivanie, computer, finte assemblee sindacali, finte discussioni per stabilire le ferie, finti scioperi (magari anche finto mobbing?) E odissee da pendolari vere, perché in quei posti del cazzo ci dovrai pur sempre andare. Tutto pur di evitare “lo stress della giornata vuota”. Quando ho letto ‘sta roba, per prima cosa il mio occhio è corso sulla parte alta della pagina di giornale per controllare la data: no, non era il primo aprile! Una volta il povero pazzo che usciva di casa con la valigetta fingendo di andare in ufficio, per non rivelare alla moglie che aveva perso il lavoro, era UNO solo, ed era il protagonista di un film. Adesso vogliono farla diventare una prassi normale.
E francesi sono anche i pericolosi idioti che stanno introducendo un bonus per chi si riduce le ferie, cioè l’unico periodo rimasto in cui il cadaverizzato uomo moderno ESISTE, o almeno ci prova! (Quando non passa il tempo della vacanza a bivaccare in aeroporto...)
Io non voglio sottovalutare il dramma di chi si ritrova disoccupato e con delle bocche da sfamare, per carità, ma coloro che accettano l’imposizione mentale di questa pericolosa equazione “tempo libero uguale stress da giornata vuota” non farebbero prima a spararsi? Davvero in così tante vite non c’è posto per nient’altro?
Il mio timore è che presto roba simile diverrà obbligatoria: se non sarai un salariato ergastolano non è che potrai fare l’artista, o vivacchiare pescando, coltivando l’orticello e allevando una capra e due galline, o prenderti un periodo sabbatico dove cazzo parrà a te, o accontentarti della tua camera nella casa di famiglia (fregandotene degli stronzi che ti chiamano bamboccione) invece di sobbarcarti un mutuo per una nuova colata di cemento nel nome della krescita: no, dovrai per forza arruolarti fra i salariati per finta, ottenendone magari in cambio la più ricattatoria e viscida delle ricompense: il reddito minimo di cittadinanza. Che in realtà sarà un reddito di SOTTOMISSIONE.
E la faranno passare per una conquista.


giovedì 2 luglio 2015