"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

mercoledì 1 maggio 2019

Non mi si chieda di celebrare la schiavitù alienante che ruba le vite. Né di chiamarla con nomi diversi.


«Il nuovo fanatismo del lavoro, con cui questa società reagisce alla morte del suo idolo, è lo stadio finale di una lunga storia. Dall'epoca della Riforma, tutte le forze propulsive della modernizzazione occidentale hanno predicato la sacralità del lavoro. Soprattutto negli ultimi 150 anni, le teorie sociali e le correnti politiche sono state addirittura possedute dall'idea del lavoro. 
Socialisti e conservatori, democratici e fascisti si sono combattuti fino all'ultimo sangue, ma per quanto fossero nemici mortali si sono sacrificati insieme all'idolo "lavoro". 
Il verso dell'inno dei lavoratori dell'Internazionale che recita : "Non c'è posto per gli oziosi" ha trovato un'eco macabra nell'iscrizione "Il lavoro rende liberi" sopra l'ingresso del lager di Auschwitz. 
Poi le democrazie pluralistiche del dopoguerra hanno fatto solenne giuramento di difendere l'eterna dittatura del lavoro. Perfino la costituzione della cattolicissima Baviera, proprio nel solco della tradizione di Lutero, insegna ai cittadini: "Il lavoro è la fonte del benessere del popolo e si trova sotto la particolare protezione dello Stato", e il primo articolo della costituzione dell'Italia, culla del cattolicesimo, recita: "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro". Alla fine del XX secolo, tutti i contrasti ideologici sono praticamente svaniti nell'aria. In vita è rimasto lo spietato dogma comune che il lavoro è la vocazione naturale dell'uomo».

Robert Kurz, Norbert Trenkle, Anselm Jappe (Gruppo Krisis), Manifesto contro il lavoro*.

«Il lavoro nobilita stocazzo».

Anonimo.


* chi fosse interessato, potrà trovare l'intero Manifesto a questo link.

13 commenti:

  1. Mai stati schiavi come ora che non pensiamo di esserlo

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    1. Ma certo. Come sosteneva un grande pensatore tedesco, bastava donarle l’apparenza della libertà, per decretarne un pazzesco incremento. Viviamo nell’epoca dello sfruttamento globale che non conosce limiti di sesso e di età, degli assassinati sul lavoro che aumentano ogni giorno, dei bambini che si ammalano di cancro nei pressi delle fabbriche, ma mai come oggi la stronza retorica del lavoro è stata trionfante e plebiscitaria. Si inculca facilmente nei ragazzi “il posto di lavoro” come principale sogno, perché solo così si possono avere le quattro monetine per comprare smerdofoni e moto, per andare in discoteca come vogliono “loro”, per prendere di continuo aerei come vogliono “loro”, per sposarsi, indebitarsi, consumare e riprodursi come vogliono “loro”, perché a “loro” servono sempre più numerosi schiavi, mica vorrai che il meraviglioso sogno di sgobbare nella fonderia cancerogena lo inculchino nei LORO rampolli, no? C’è gente che considera questo un giorno di festa, solo perché è l’occasione di sventolare bandiere rosse (come sempre malintese e autolesionistiche), o di andare ai concertoni, e non si rende conto che sta pur sempre celebrando Lui, sua maestà il Lavhorror, e Lei, sua maestà la Schiavitù.

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  2. Ma soprattutto, il lavoro c'è?
    No. Quindi...

    Moz-

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    1. Il punto è che dal lavoro (quello duro) l'umanità potrebbe e dovrebbe essersi affrancata già da un pezzo. Lo so, è utopia, ma vedere persone altrettanto utopiste considerare il lavoro come unico obiettivo, unico desiderio, unica soluzione, unica speranza, è davvero scoraggiante.

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  3. Io faccio un lavoro che mi piace ed è pure quello per cui ho studiato, purtroppo rispetto allo stipendio la vita è cara!

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    1. Sì, ci sono tanti lavori che non sono "lavhorror", che sono utili e danno soddisfazione a chi li fa e a chi ne usufruisce. La vita più cara degli stipendi fa parte della stessa premeditata trappola: la gente deve indebitarsi per lavorare di più, e così consumare ancora di più, indebitarsi ulteriormente ecc... Che poi soggetti che dovrebbero difendere chi lavora, come certi sindacalisti, si mettano a invocare con la bava alla bocca la "crescita del Pil" invece di pensare alla sicurezza e a condizioni più umane, a più ferie e a più giuste retribuzioni, è semplicemente uno scandalo.

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  4. Io sono uno di quelli che hanno sempre considerato il lavoro un male necessario. Non lavorerei mezzo minuto nella mia vita, se non per gestirmi casa e famiglia, se ne avessi la possibilità; e invece mi tocca. E puoi avere il lavoro più bello del mondo, essere il tuo stesso datore di lavoro, guadagnare bene... ma arrivi a un certo punto che ne hai due gingilli così e vorresti disperatamente piantarla lì, andare in pensione - per scoprire che lo stato neoliberista invece ti impone di continuare a lavorare finché non sei troppo decrepito anche solo per alzarti dal letto, mentre qualche giovane viene obbligato ad accontentarsi di lavoretti in nero per riuscire a malapena a sopravvivere. Come hai appunto detto a Sara, i sindacati dovrebbero combattere per raddrizzare queste storture, non a quel cazzo di PIL(u) che non ha nessun significato reale.

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    1. (Ahem: scrivi di getto e ti scappano gli svarioni)
      Ultima riga: "... non pensare a quel cazzo di PIL(u)..."

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    2. Perfettamente d'accordo: siamo intrappolati in un meccanismo obsoleto, poco giusto, poco onesto, poco intelligente (e che avrebbe dovuto essere provvisorio e superabile), responsabile di una delirante "bolla" che impone demenziali ed esponenziali "crescite" continue sia di produttività che di popolazione che di sfruttamento e inquinamento, e non una delle persone che dovrebbero proporre idee nuove (politici, sindacalisti, economisti, filosofi, e tutti quegli intellettualucoli che dovrebbero auspicare la fine del lavhorror, e invece si mobilitano per IMPEDIRE le chiusure di fabbriche assassine, perché convinti che ciò li renda - chissà poi perché - più "de sinistra") nessuno di loro ha il coraggio, l'originalità, l'onestà, l'intelligenza di provare a proporre qualcosa. A tutti va bene la schiavitù. A patto che le monetine per comprare merda aumentino.

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  5. Trovo che l'anonimo abbia più che ragione. Per due ragioni. La prima: io ho lavorato per un certo periodo in un ambiente statale. Il clientelismo che ho trovato era da vomito, e partiva proprio dai sindacati. Per non parlare dei capi, gente che comandava e non sapeva dire una parola in italiano corretto. Quindi personalmente io tanto nobilitato non mi sentivo.
    La seconda: io donna lavoratrice, facevo due lavori, uno in ufficio e l'altro a casa. Nobilitata? Mah... 😂 😂 😂
    Ciao buona domenica, a presto vado a leggermi il manifesto

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    1. Sì, spesso la presa in giro è addirittura doppia o tripla... insomma oltre alla fatica bisogna pure sopportare i danni e le beffe.
      Sono un po' in ritardo per contraccambiare il "buona domenica", quindi ti auguro una felice settimana! :)

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  6. Mi sono imbattuto in questo tuo post andando a ritroso nel blog…e condivido le parole di quell' Anonimo. L’etica del lavoro, affermava Bertrand Russel, è l’etica degli schiavi. Lui proponeva di lavorare solo 4 ore al giorno: sarebbero bastate, non solo per assicurare una produzione di beni e di servizi sufficienti per l’intera umanità, ma anche per garantire ad ognuno il necessario per vivere dignitosamente. Il grande pensatore immaginava una società in cui lavorassero tutti - ma poco - dando così grande spazio al “saggio uso dell’ozio, che è un prodotto della civiltà e dell’educazione”. Sognava un mondo in cui al centro ci fosse l’uomo affrancato dal troppo lavoro e non l’uomo schiavo del lavoro. Si augurava una società in cui tutti avessero il necessario per vivere, per poter dedicare il resto del tempo alle cose belle della vita. E quando parlava di cose belle della vita si riferiva a cose molto semplici e salutari, come una bella passeggiata tra i boschi…stare ad oziare osservando il mare…leggere un bel libro...

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    1. Benvenuto a bordo, Pino.
      Sono ovviamente d’accordo con te e con Bertrand Russell. Ho letto il suo “Elogio dell’ozio” (e qualche altro suo scritto) e una frase tratta da esso si trova proprio qui nella colonnina di destra (anche se col tempo ha finito con lo slittare ingiustamente in basso).
      L’uomo è una strana bestia che ragiona alla rovescia: teme la tecnologia industriale che potrebbe liberarlo dalla schiavitù del lavhorror, e va in brodo di giuggiole per la tecnologia personale e domestica che mira a trasformarlo in un mutante deficiente e nevrotico. E considera i tumori dei bambini un prezzo accettabile per un posto da schiavo in un’acciaieria, o per usufruire degli imminenti ripetitori 5G (che nessuno toglierà una volta messi, neppure se dovessero avere un impatto da angeli sterminatori…)
      Ci vorrebbero giganti come Bertrand Russell a governare la politica e l’economia, al posto dei nani disonesti e poco intelligenti che tutto il mondo da troppo tempo si ritrova.

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