"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
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martedì 16 giugno 2020

Elogiare il libro e stroncare spietatamente l'insopportabile autore? Qualche volta si può!



Racconto storico (Praga, 27 maggio 1942, attentato alla belva nazista Heydrich ad opera di due paracadutisti, uno ceco e l'altro slovacco) interessante, avvincente, capace di emozionare a fondo, pieno di rivelazioni che mettono i brividi, anche se lontanuccio dal capolavoro assoluto per cui viene fatto passare, e che in troppe occasioni viene autosabotato dalla verbosità dell’autore, e dalle sue continue, assai irritanti spiegazioncine su documentazione, scelte di stile, libri letti o non letti o sul perché non li ha letti, e sulle cose che sa e che non sa e il perché non le sa, persino accenni alle belle ragazze che si è fatto, per non parlare delle insistite tirate realistiche e antinarrative (quando parla di “carattere puerile e ridicolo dell’invenzione romanzesca” lo prenderei a pedate nel culo), con tanto di ridiscussione degli errori arbitrariamente commessi nella pagina precedente (e qui si fatica a capire dove finisca l’autocritica e dove cominci un umorismo alla francese francamente stucchevole, sciocchino e saputello). Il suo parlarsi addosso, la sua vocina ipercritica, diventa per alcuni tratti insopportabile, e rovina ogni cosa, al pari dell’invadenza della sua vita privata mentre si documenta e scrive (anche se mi rendo conto del fatto che questo che per me è un grave difetto per altri potrebbe costituire la “marcia in più” della narrazione: vedere l’autore al lavoro, con tutte quelle annotazioni e parentesi e tutti quei distinguo, quelle continue puntualizzazioni e ripetizioni – magari a qualcuno piace così…). Quanto a me, raramente mi è capitato di provare così tanta simpatia per un libro, appassionante, toccante e commovente, e così tanta antipatia per il suo autore, presuntuoso, pedante e maniaco. Un bravo editor avrebbe tranciato via di netto i suoi commenti stronzetti contro i romanzi e i romanzieri. Stai scrivendo di Storia? E fallo, ma non romperci i coglioni con le tue fisime! Piuttosto balzana, poi, l’idea di scandire la scena finale con date di… giugno 2008. Ma a parte questo direi che è un libro da leggere, senza alcun dubbio. Anche se col suo autore non intendo avere più nulla a che fare. 7+



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