"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

lunedì 23 aprile 2012

RACCOLTA DIFFERENZIATA BIS - "Noi, poppanti col fucile"


NOI, POPPANTI COL FUCILE


Mi portano via con l’ambulanza militare, barella fra le camerate silenti nella notte profonda, domenica forse già lunedì, portone spalancato nella bocca autolettiga.

Venerdì. Prima volta a sparare, sui colli di Liguria. Ci sono i FAL e i Garand. I Garand comprati usati a peso dagli americani alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La sigla FAL sta per Fucile Automatico Leggero. Pesa settantadue quintali, scarico. Se non sei nel primo turno i fucili poi scottano. Attento a dove tocchi o sono ustioni, e ostioni. Mi vede incerto, pericolose operazioni di ricarica al mio posto by caporale Mastinone (coi Garand c’è chi ci ha lasciato le dita) senza nemmeno sgridarmi. E dice nulla quando sparo dove capita, nessuna voglia di rovinare i bersagli o avvicinare troppo il visino ventiduenne al mirino (coi Garand c’è chi ci ha lasciato un occhio). Lo consideravo un cane istruttore e un gran pezzo di merda, oggi così paterno e dolce quasi quasi gli voglio bene. Ma come cola il sudore bollente sotto l’elmetto maledetto.
Che cosa vogliono da me, porcaccia italia, alzabbandiera del mio cazzo che mi ci pulirei? Un anno di vita per un cromosoma sbagliato, per esser nato col pìrulo? Una rabbia che mi viene da piangere.

Giù a capofitto con l’aria fredda in faccia sui camion scoperti, autista stronzo a tavoletta fra i tornanti in discesa a rischio di accopparci. E di volata licenza lampo di un giorno e mezzo viaggi compresi, farsi più male che bene, una Notte Nel Mio Letto a sudare sette incubi di trombe d’adunata e già impazzire di rientro, mal di gola e altra ariaccia sul treno, clangori ferroviari che mi rimbombano drumburombano dentro in galleria bomborombo appenninica, come bassi domdom e batteria bumbumbum della scena finale subway di Crocodile Dundee borumbùm, borumbùm, magari sono morto da un po’ ma non mi hanno avvisato. Bumburumbùm! Bumburumbùm!
Bumbu-rumbumbu-rumbumbu-rumbùm!

Lo ha chiamato il piantone, da dimensioni distanti sento dice “Delirava e si lamentava, mi sono spaventato”, allora il cane istruttore che si chiama Bianchi o qualcosa simile un biondino che legge solo fumetti mi mette la mano sulla fronte dice “Cazzo come brucia” e fa dare l’allarme, mi è sempre stato antipatico anche se non è l’istruttore mio di plotone che abbaia è quello dell’armeria ma adesso in questo gesto della mano sulla fronte che scotta mi sembri una mamma.

Ribaltamenti, ribaltamenti, cambi di prospettiva e deviazioni in questo scécheraggio ribaltoso di ricordi d’Albenga. Quando capiremo che è (quasi) tutto il contrario di quello che sembra?
Ribaltamenti d’opinione nel ricordo del cappellano. Un prete con le stellette da capitano, più potere del comandante di battaglione, a rigor di logica dovrebbe starti sul cazzo, giusto? Ma come dimenticare l’adunata di domenica mattina in cui Mastinone stava per mandarci in fumo la giornata sulla spiaggia di Alassio gridando “Chi non alza la mano per andare a messa lo ficco dentro”, col treno che di lì a poco ci partiva, e lui bonario a dirgli “Mastinone, guarda che li puoi mica obbligare, su la mano solo chi vuole davvero”, e allora le braccia levate dei volontari messalinici come d’incanto scesero leggermente da CENTO a… DUE (Miracolo gesucristico alla rovescia: la divisione delle mani e dei bracci…)
Per non parlare del giorno, già dopo il giuramento, in cui ci apprestavamo a consumare gomiti e ginocchia su polvere e ghiaia per esercitarci nel passo del leopardo o chissà quale altra bestia, e lui sbucò fuori e al sottotenentino disse “Se ne vedo anche uno solo andare per terra avrai a che fare con me”, e allora il sottotenentino ci imboscò per due ore all’ombra di un alto muro, dove come scolaretti in gita ci raccontammo film di paura in attesa dell’orario mensa schifa, lo sapevano tutti tranne i generali invasati che l’esercito italiano era per finta.

Infermeria stanzone luminoso e infinito, solitudine fuori da tutto, il nome del pianeta non lo so. Finestre aperte per il gran caldo di giugno, tempo sospeso, soffitto infestato di vespe nere di quelle con la roulotte, come le odio come le odio le vespe con la roulotte. Il mio vicino di letto ha picchiato forte botta in testa cadendo non s’è capito da dove, un po’ se ne sta zitto, un po’ ascolta Raf col walkman, un po’ dice “diopòòrrco” per la testa che gli duole, ma più che altro sta zitto che è meglio.
È un piccoletto veneto con la faccia da casalinga bisbetica. Di quelli capaci di rammendarsi i calzini da soli, poi però cascano e si rompono la testa. Si beccherà novanta giorni di vacanza pagata a casa invece di fare il fuciliere assaltatore a Udine, lo stronzo, e si lamenta pure, voglia di dargli un’altra botta. Io solo ancora un altro paio di giorni per questa faringite acuta con febbre a quarantuno e poi mi cacciano a calci a Pavia, genio pionieri, caserma operativa, da dove cazzo sei caduto, coglione, che mi ci butto pure io?
Alle pareti paesaggi fotografici in formato gigante con laghi canadesi e boschi autunnali che sprizzano Libertà da ogni foglia dorata. Vorrei conoscere l’inqualificabile idiota merdone testa di cazzo gli venissero tutti i mali del mondo che ha operato la perversione di una simile scelta, farci annusare la Libertà così, a noi che l’abbiamo perduta. Appendete astrattismo o caricature o ritratti di generali granmaiali su cui si possa sputare, gran pezzi di merda, già ci prendete per il culo col fucile automatico leggero, non sfotteteci pure con la Libertà che ci fa venir voglia diopòòrrco di tagliarci le vene!

E mi avviavo alla stazione tutto solo straniato sperduto, da un lato contento dei giorni di ritardo che mi avevano evitato il trasferimento di massa su carri bestiame e l’accoglienza in strepito dei nonni a Pavia, dall’altro ancor più spaventato di quell’essere bambino sballottato e disperso e straniero nel mondo, quando vidi venirmi incontro lungo il viale un morettino in bicicletta. Riconobbi il personaggio che bazzicava i dintorni della caserma e si faceva chiamare “la Caporalessa”. Mi oltrepassò sfrecciando e in apparenza senza accorgersi di me, fantasma dolente convalescente zavorrato di bagagli. Lo sentii frenare, e prima di riallontanarsi gridare “Peccato, bella giraffona, ti aspettavo tanto tanto”.

Già, si sapeva: decine di eteromiliti teenagers in mancanza di fidanzata mamma biberon facevano la fila fuori mura dal bel morettino e i suoi amichetti per succhiarli e farsi succhiare, mentre io stupido mi contentavo dei soliti surrogati disperati da carenza affettiva e ciucciocapezzolare: sigarettina, birretta a canna, gelatino, zuccherino, pasticcino, e me ne stavo seduto sul molo a fumare nel tramonto schiena contro schiena col più bello e omofobo degli efebi commilitoni, barista e figlio di sbirro (“barrista”, diceva lui, e io i primi giorni a chiedermi Che cazzo sarà mai un barrista?).

Ti ricorderai anche tu, dell’esser stati cosa sola in quell’unico profilo di cameratesca virile appoggianza stagliato verso il mare, io e te come divi del cinema in posa o poppanti allo sbando, la mia schiena la tua schiena, e i nostri cuori e sogni e silenzi scapole pupille e stanchezze nel blu oltremare dipinto d’arancio e violetto? Forse un istante, per fugace distratto abbandono, addirittura guancia guancia mentre il sole se ne va come noi down down down. Ti ricorderai di me?

giovedì 19 aprile 2012

REPLICOZZE SCELTE - "volevo anche scrivere una lettera d'amore"



volevo anche scrivere una lettera d’amore


Volevo anche scrivere una lettera d’amore alla mia fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart senza usare le parole cioppo, interpellanza, pretensionamento, maelstrom, addentellato, wurlitzer, bruttatroia e ragù.
Ma avevo da preparare l’esame di filosofia totale, compendio definitivo della saggezza nei secoli e poi non parliamone più che rincoglioniti come siamo non è il caso. (Te l’immagini se avessimo l’impudenza di andare avanti? “Volume 147, Heidegger. Volume 148, Buttiglione”.)
Indietro non si torna, avanti non si va, chi si ferma è perduto, e allora vaccagà.
Questassì è filosofia.
Secondo Schopenhauer le donne sono esseri inferiorotti e un po’ parecchio stronzi.
Secondo me non gliela facevano annusare neanche da lontano in favore di vento.
Avevo sempre in cantiere questa benedetta lettera alla mia fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart ma tanto era inutile perché poi il suo nome non ci sarebbe stato sulla busta.
Nomina lunga tenemus.
Ma come si fa a studiare filosofia con questo caldo? Mi sa che il prossimo pediluvio universale sarà d’acqua bollente, dio boiler.
“Essa (la coscienza) la dà, nel mentre che non la dà” scriveva dal canto suo Hegel nel trattato Fenomenologia dello spirito (sottotitolo Strana troia la Coscienza, poi censurato).
Gran capoccioni e tutto questi filosofi, ma idee molto confuse sul sesso. Voglio dire, chiamano pervertiti quelli che ci provano con le pecore o le galline, ma volercelo infilare tra le cosce alla Coscienza non vi pare peggio?
Quasiquasi accendo il caminetto per dare una rinfrescata, pensavo.
Ma un liquido trillo mi riscosse.
Pronto, disse, sono la tua fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart, ma nel bel mezzo di Sgùrlovic si sentì un malefico bip (anzi un distonico sbèp), e a Martinez, parecchio prima della zeta di Martinez, ma parecchio prima, (C’è una zeta in Martinez? Sì, fidatevi di me come io diffido di voi) le batterie del mio cellu erano belle che andate in vacca.
Secondo Spinoza la vita senza guai (e lui, perseguitato da creduloni fedenti a frotte ne seppe qualcosolina, di guai) è come l’infanzia senza la kakkaddosso (la famosa “questione Spinoza”):
a è impossibile
b non possiamo farci niente
c kissenefrega
Driiiinn! (o forse era Dlin-Dlon, vostro odore, non ricordo bene, sa com’è, come tutti gli studenti a cominciare da sua figlia settenne m’aiutavo un po’ con caramellucce anfetaminiche, ma lei, lei, vostro odore, perché non la smette di solfeggiar petegie, che cos’ha, il singhiozzo all’ano?, perché non si ritira, per deliberare?)
Insomma chi è che ro*** i coglioni?
Postino. Telegramma!
STRONZO STOP COME PERMETTITI ATTACCARE TELEFONO FACCIA AT MINNI PAPERINA LONDON MARRIOTT MONNA RUGA PUPPAPPERA THYSSEN SGURL STOP
Vabbè.
Ma che colpa ne ho io se le femmine ti consumano il cellu? Forse il vecchio Schopy proprio tutti tutti i torti non li aveva…
Il brutto in queste cose è che non v’è mai la via di mezzo, se siete voi a sperare disperatamente che il vostro amore chiami, facile che il motorola vi diventa mutorola, questo è porco ma sicuro.
Secondo Biante di Priene le maggioranze puzzano. Secondo Eraclito pure le minoranze non scherzano. Secondo Nietzsche gli uomini tutti tanfolano da fare schifo. Secondo Heidegger, converrebbe proprio strapparsi stoicamente il naso a tenagliate. A sproposito:
i testimoni dovevano essere amici di lei, genòria della Varese-pene, avete presente, puzza sotto il naso e anche un po’ più in giù (se laven minga) e biglietti gratis ovunque, “presenti in tribuna vis (very important scroccons) l’elegantissima Bona Maria Tulipana Gervasona Stupenda Dei Procioni Marchesa Della Guappa In Carrozza (guanti Armani, scarpe Arpiedi, cappellino Arculo), con accanto il quinto marito Orcobaldo Del Pioppeto Gran Cazzone Dell’Ostrega Calamaro Cornuto Di Rio De La Palta e l’undicesimo marito in attesa del suo turno Fufy Squaraqquao Granduca Del Pollaio Marchese Di Arrea Visconte D’Elcacchio Armadrillo Gran Maestro Del Budino E Sacerdote Del Puré Poldo de l’Esculapio Epitaffio y Barcavela y Cabeza de Mierda, tutta gente che oltre a non pagare un ca*** di biglietto occupa sei posti soltanto col nome”… ma il prete, per quanto suonato come una campana (era un certo Don Dino Dondani d’Induno) era stato chiaro, le pagine del registro delle firme le pago io, quindi vediamo di stringere, allora avevamo ripiegato su Mo But e Jo Day, che d’altra parte non conoscevamo affatto, e che soprattutto, come per dispetto, avevano elaborato nel tempo a nostra insaputa delle firme arzigogolatissime e lungotte e rococò-svolazzose.
Non crediate che ciò mi distogliesse dai libri.
Secondo Pitagora, Protagora, Anassagora e Paperoga la filosofia non potrà mai fornirci risposte, poiché non è in grado di porsi l’unica domanda fondamentale dell’esistenza, che è:
“Perché la gente rompe sempre i* cazzo?”
Stando così le cose, tutti ma proprio tutti i filosofi successivi potevano anche risparmiarsi (e risparmiarCI) la fatica!
Intanto il cellu invece di ricaricarsi sudava.
Prima che il giorno muoia, disse il principe giovanni, ci sarà un matrimonio. E un’impiccagione. Oppure vadavialculo impiccheremo la sposa. Ma poi venne fuori che sulla Varese-pene il principe giovanni non vantava una vera e propria giurisdizione, e molti rimasero delusi, specialmente quello con la corda in mano.
Vuoi tu sposare la qui presente Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart senza usare le parole “boh”, “forse”, “non so se mi conviene”, “fossi scemo” e “non ho capito la domanda”?, intimò il pretone ancora incazzatissimo per lo scempio di pagine del registro delle firme (solo quella di Mo But prendeva da pagina 8 a pagina 276)
Capire dovrei aver capito, ma non è che potrebbe ripetere?
Vuoi tu sposare la qui presente Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribben…
Inutile dire che feci in tempo a ripensarci e a scappar via quasi incolume. Il Padre Della Sposa riuscì en spaccant a passarmi una pesante brocca sulla testa. Però riuscii a scappar via.
Col prete.
Che si rivelò essere un suoro dolcissimo.
Ma poi mi arrovellai perché mi sentivo in colpa e volevo almeno scrivere un bigliettino di scuse alla mia fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart Coniugata Sorensen Puddu Anzi No, un bigliettino che dicesse qualcosa come “Non ti sposo più ma non è colpa tua, sono io che sono malato, per la precisione sono pretofilo con prognosi riservata, molto riservata, ti chiedo perdono, sono veramente rammaricato per non aver tenuto fede alla mia promessa di allungarti il nome” ma senza ovviamente usare le banali e sconvenienti parole “sposo”, “colpa”, “malato”, “precisione”, “perdono”, “rammaricato” e “promessa”.
Sono ancora qui che mi ci sto arrovellando su questo giochetto da settimana nikilista, da sudoku-masochista, e son passati ventanni, durante i quali il prete puddofilo ha cambiato sesso e genere per diventare un porcellino d’india lesbica.
E durante i quali, che ci crediate o no, non c’è stato verso di laurearmi in filosofia.

mercoledì 18 aprile 2012

Omaggio a Numa Sosa & The Guachos - Non Voglio Te



Il gruppo del mio caro amico Greg (a cui cedo la parola, per soddisfare le eventuali curiosità che dovessero emergere dai vostri commenti). Sempre più bello e divertente, avere amici Artisti! Gustate e diffondete... 


martedì 10 aprile 2012

RACCOLTA DIFFERENZIATA BIS - "Stop!"



STOP!


Quest’anno l’avremmo vinta, la gara dei castelli di sabbia. Io e gli altri bambini della banda dell’Oasi ne eravamo sicuri. Perché non solo si lavorava con lena e passione e fantasia al nostro meraviglioso castello, ma nel frattempo a turno si pattugliava. Si spiava. Si controllava cosa combinavano gli altri. E la concorrenza stavolta era scarsa. Molto scarsa. Meno di scarsa. Inesistente e penosa. Mancavano ormai pochi minuti, e mentre noi ci si dava dentro coi ritocchi finali – impreziosire le merlature, ricavare finestrelle nelle torri, creare boschetti di alghe – tutti gli altri poveri stronzi non potevano far altro che mettersi il cuore in pace. Avremmo vinto noi.
La concorrenza si divideva grosso modo in due tipologie di perdenti: i bambinetti incapaci che s’erano fatti aiutare da adulti sleali armati di badili e cazzuole, e i bambinetti incapaci che con paletta e secchiello avevano tirato su quattro patetiche torri e mura cadenti. I primi sarebbero stati squalificati, i secondi avrebbero vinto i premi di consolazione. Ma un castello grande e ben fatto come il nostro su questa spiaggia non lo avevano visto mai. Era così alto che ti ci potevi sedere all’ombra. Tutta la gente che passeggiava lungo la battigia tra le conchiglie e i granchiolini si fermava per ammirarlo, e addirittura un vecchietto chiese se era opera “dello scultore”, quel tipo misterioso che a volte fa i dinosauri o i coccodrilli giganti di sabbia e poi chiede un’offerta di soldi o cibarie. Invece l’avevamo fatto noi. I ragazzini della banda dell’Oasi. I vincitori sicuri della gara dei castelli. Eravamo stremati e sudati e fieri. C’eravamo dimenticati di mangiare e di bere, e le mamme preoccupatissime rompevano il cazzo. Neanche le ascoltavamo.

Mettemmo una bandierina sul torrione più alto e pattugliammo per l’ultima volta. Un solo castello quasi bello come il nostro, ma già ufficialmente squalificato. L’aveva fatto un ex capomastro di sessant’anni. Bella forza. All’estrema sinistra, verso Cesenatico, c’erano quelli più patetici, quelli dei bimbi piccoli. Neanche valeva la pena di buttarci un’occhiata. Andammo lo stesso in fondo, fino all’ultimo, perché c’era qualcosa che c’incuriosiva, che non quadrava. Era il castello più brutto di tutti. Strano, perché ci stavano attorno ragazzi grandicelli. Improvvisato in fretta e furia. Due torri e un muricciolo mezzi decrepiti, sabbia troppo asciutta, e soldatini sparpagliati a terra alla rinfusa. Soldatini sdraiati. Tutti morti. Soldatini e animaletti di plastica. Soldatini morti e cavalli morti e mucche morte giraffe morte galline morte. E davanti un cartoncino. Un cartoncino con una scritta in stampatello. La scritta diceva: STOP ALLA GUERRA IN BOSNIA. Capito, i furbiciattoli. Gli stronzetti opportunisti. I leccaculo del mondo dei grandi. Incapaci o troppo pigri per fare un castello, avevano puntato sul messaggio da libro cuore, sul colpo basso allo stomaco. Per rubarci il nostro premio. Che inseguivamo da anni. Ma quella era la gara dei castelli, mica del (finto) impegno umanitario dei furbetti. Vedere quella roba mi fece incazzare, ma non mi preoccupai. Il loro trucchetto non avrebbe pagato. La loro furbizia sarebbe stata sputtanata. Quella era la gara dei castelli di sabbia, cazzo. Cosa c’entrava la guerra in Bosnia? Neppure a noi ci piaceva la guerra. Però sapevamo fare i castelli di sabbia. E avevamo faticato tutto il giorno per fare il più grande e il più bello di sempre. Li avrei presi a calci nel culo quegli stronzetti del cazzo. Costruisci il castello più bello e vinci lealmente, e poi glielo dedichi dopo, il premio, ai bambini della Bosnia che soffrono. Così si fa. Semmai.

Ci fu una pausa, poi alle cinque del pomeriggio la Cocorita ci chiamò per mandarci alla premiazione. La bagnina dell’Oasi si chiama Moira ma noi la chiamiamo Cocorita perché ha una voce da cocorita e le erre arrotolate da cocorita. E anche il cervello non è che si discosti molto da quello di una cocorita. Io la chiamo anche Cavallo Degli Scacchi, perché ha la faccia magra e un collo lungo lungo, ma poi sotto prende a modificarsi a tradimento e s’allarga fuori a botticella. La Cocorita disse che la premiazione sarebbe avvenuta nella zona più centrale, all’altezza del Bagno Schiuma. Vicino alla pineta, disse. Così c’incamminammo per andare a ritirare il nostro meritato premio.
La premiazione non la facevano vicino alla pineta, la facevano dentro la pineta, quei deficienti. E io c’ero andato senza ciabatte. Camminavo a piedi nudi sopra tutti quegli aghi di pino, facendo attenzione. Cocorita del cazzo. Poteva avvisare. Camminavo come un novantenne. A fare la premiazione, con tanto di palchetto improvvisato e di microfono c’era un politicante alto e grosso. L’avevamo visto passare tutto impettito sulla spiaggia con quella faccia da vicesindaco. Era una specie di vicesindaco alto e grosso con dei gran baffi grigi o giù di lì. Io guardavo i premi e pensavo a che giro bisognasse fare per salire sul palchetto senza troppi danni per i piedi e senza sembrare un subnormale novantenne.

Be’, adesso proprio non mi va di farla lunga. Non mi va di farla lunga perché mi vien da vomitare, cazzo. Insomma lo starete già capendo, il perché mi vien da vomitare: mi vien da vomitare perché quel bestione ben pasciuto d’un politicante di merda ha pensato bene di regalare il nostro primo premio agli stronzetti. Ai furbiciattoli! Ai farabuttelli opportunisti! E mica si è accontentato di premiarli! No, dovevate sentire come li incensava, come gli leccava il culo, come si complimentava per la sensibilità e l’attenzione e la lezione di umanità e civiltà che col loro cuore tenero e palpitante e puro stavano dando a tutti gli adulti vacanzieri che stavano lì e a tutto il resto del mondo che purtroppo non c’era, peccato davvero, altrimenti il mondo avrebbe potuto ascoltare la sua pomposa retorica e conferirgli dei seggi onorari all’Onu, a lui e agli stronzetti.
Non ci credevo. E lui non la smetteva più. Lo stronzo politicante coi baffi grigi e la pancia piena e l’orologio d’oro e il conto in Svizzera. Che magari si arricchisce vendendo armi e mine antiuomo. Dev’essere uno che ama le Partite del Cuore, pensai. Quelle mascalzonate. Stronzi contro Ipocriti. Tutti lì a farsi belli e divertirsi e mettersi in mostra e dare lezioni e guadagnarci soldi e dare una percentuale in beneficenza che poi sparisce chissà dove. I “Buoni” che si mettono in mostra a me mi sono sempre puzzati assai più dei “Cattivi”.
E gli stronzetti opportunisti tutti tronfi e pieni di sé sul palchetto, e nessun cazzo di pino che avesse l’intelligenza di sganciargli almeno qualche bella pigna sulla testa.

Deluso, mi allontanai un po’, senza neanche più fare attenzione ai maledetti aghi che mi spungevano i piedi. Poi, mentre quello andava avanti a blaterare le sue zuccherosità umanitarie, quando non ce la feci proprio più mi nascosi dietro un tronco di pino e urlai a squarciagola tutta la rabbia che mi piangeva nel petto: “STOP ALLE STRONZATE!”
Poi scappai via.
Non mi badarono. Probabilmente mi compatirono. Il sindacone andò avanti a parlare parlare. Ero già lontano, quando sentii scrosciare gli applausi.
Solo che lì ad ascoltare le stronzate e applaudire convinto c’era pure mio padre. Non l’avevo visto. Neanche lui mi aveva visto. Però aveva riconosciuto la voce. Così più tardi a casa me le diede, e andò a finire che venni pure messo in castigo per la sera, stronzetto insensibile che non ero altro.

mercoledì 4 aprile 2012

Micropièce (tanto per non farmi mancare nessun “genere”…)


CORTOCIRCUITO


MARCO Ciao! Come va?
MARA Bene, grazie, e tu?
MARCO Bene. Grazie. E tu?
MARA Bene grazie, e tu?
MARCO Bene! Grazie! E tu?
CEFFO O la borsa o la vita! (Puntando una pistola)
MARCO Hey, amico, non puntarmela addosso!
CEFFO O la borsa o la vita!
MARCO Hey, amico, non puntarmela addosso
CEFFO O la borsa o la vita!
(Suona il cellulare di Mara) MARA Ciao! Come va? (pausa) Bene! Grazie! E tu?! (pausa) Bene! Grazie! E tu?! (pausa) Bene! Grazie! E tu? (Avanti così sino alla fine, ma abbassando la voce, come a protezione della privacy)
(Arriva Sara)
SARA Ciao! Come va?
MARCO Bene, grazie, e tu?
SARA Bene, grazie, e tu?
CEFFO O la borsa o la vita! (minacciando Marco)
MARCO Hey, amico non puntarmela addosso!
CEFFO O la borsa o la vita!
SARA Hey, amico, non puntargliela addosso.
CEFFO O la borsa o la vita! (minacciando Sara)
SARA Hey, amico, ripuntala addosso a lui!
(Suona il cellulare di Marco) MARCO Ciao! Come va!
(Suona il cellulare di Sara) SARA Ciao! Come va!
MARCO Bene, grazie! E tu?
(Suona il cellulare del Ceffo) CEFFO (al telefono) O la borsa o la vita!
PASSANTE (rivolto a Marco) Scusi, per la stazione?
MARCO Non sono di qui. (riprende al cellulare) Bene! Grazie! E tu!?
PASSANTE (rivolto a Mara) Scusi, per la stazione?
MARA Grazie, e tu? (poi al passante) Non sono di qui. (riprende al cellulare) Bene! Grazie!
PASSANTE (rivolto al Ceffo) Scusi, per la stazione?
CEFFO (al cellulare, scandisce) O-la-bor-sa o-la-vi-ta! (gesticolando con la pistola in mano)
PASSANTE Ma vaffanculo.
MARCO, MARA, SARA (continuano, non in coro ma sfalsati) Bene! Grazie! E tu?
CEFFO (grida al cellulare) O la borsa o la vita!
PASSANTE (rivolto a Sara) Scusi, per la stazione?
VOCE CHE ESCE DAL CELLULARE DEL CEFFO Hey, amico, non puntarmela addosso!
SARA Bene! Grazie! (poi al passante) Non sono di qui. (riprende al cellulare) E tu?
MARCO, MARA, SARA continuano come prima CEFFO continua come prima
Il passante, incazzato, si guarda attorno come per scegliere un bersaglio. Poi estrae una pistola e fa secca Mara con un colpo al basso ventre.
MARCO, SARA, CEFFO continuano al telefono come niente fosse. Il passante raccoglie il cellulare caduto a Mara colpita a morte. Se lo accosta all’orecchio sinistro.
PASSANTE (al cellulare) Scusi, per la stazione?


SOKKIA. CONNECTING IDIOTS !
                                          

domenica 1 aprile 2012

Per la serie POTEVATE ANCHE NON VENIRCI, terza puntata sulla pazze chiavi di ricerca usate da taluni per approdare (non sempre graditissimi) qui.



[Come al solito, ho riprodotto le sgrammaticature così com’erano.]

1 fare una scatola contenitore bambini
2 hard gradis zio nipote nei spogliatoi
3 pornofilmgratis ragazze cacca
4 video porno de jovinco troie
5 film erotico con cacca e piscio gratis
6 film gratis porno io e mio zio [avete cotto il razzo con ‘sto gratis! E cacciate mezzo centesimo, pidocchi!]
7 un bel pompino allo zietto malato [se proprio insisti, grazie]
8 costo di una scatola con scritto ti amo [questa invece te la puoi tenere]
9 faccio le seghe tutti i giorni [quante volte al giorno, figliuolo?]
10 ferobatuto
11 francobollo lu cagava
12 moccia cattolico [eh, son cose brutte…]
13 riempimi ingravidami
14 ingravidare la mamma [ecco, ingravida la tua, magari, così avrai un figlio-fratello intelligente come te]
15 puntini rossi sul glande [ahi!]
16 lunghezza del pene ideale [certo ce ne stanno, di poveracci sul web…]
17 la fregna di mamet [immagino che tu non ti riferisca al commediografo David…]
18 auguri natale geriatria figura
19 la suora me lo succhia [senza figura]
20 champagne per occasioni romantiche
21 i botti di capodanno sparateveli in culo [oh, finalmente uno con cui posso concordare! Benvenuto a bordo!]
22 “chiavi di ricerca” “nel culo” [che, ce l’hai con me?]
23 come fare un pombino [magari potresti cominciare con l’imparare a scriverlo, stelìn…]
24 foto di ragazzi che vomitano nel water [pombino a tutta gola?]
25 video ragazza con minigonna alzata e frustata in culo [lo spirito dell’8 marzo…]
26 masturbarsi col cuscino
27 cazzo francese dotato e largo d’atleta sporco [idee balorde, ma chiare…]
28 vagina vecchia [fa buon brodo?]
29 lampadina pensante [almeno lei…]
30 stracciamutande
31 zia vedova fa sesso con cane
32 porno figlio con mamma eppa [?]
33 costa minchia
34 lastra pompino [danni all’uccellino?]
35 coito interrotto a 44 anni [nel senso di andropausa, o di stantuffata record?]
36 sedere bello [mmm… :D]