"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

lunedì 28 febbraio 2011

J. Krishnamurti: l'Intelligenza è pensare con la propria testa




J. Krishnamurti
Lettere alle scuole
(Ubaldini Editore)


Forse il testo più accessibile e meno criptico fra quelli del geniale autore di Libertà dal conosciuto, cioè Jiddu Krishnamurti, l’anti-guru per eccellenza. Allevato in gran segreto da una Supersetta di “Illuminati” per rivelare al mondo le Verità Definitive, il giovane Krishnamurti mandò la setta a carte e quarantotto rivelando che, ovviamente, non c’era un beato cazzo da rivelare. E che nessun essere umano ha il diritto di ergersi a guida spirituale di altri esseri umani. L’autore sostiene che le tanto esaltate Tradizioni sono malefica, orrenda zavorra di cui liberarsi per poter cominciare finalmente a ricostruirci da zero, a pensare cose nuove. Che il nozionismo e l’erudizione sono roba da scimmiette ammaestrate. E che ideologie e religioni sono le due facce altrettanto odiose dello stesso sciocco e fetido inganno. Ma soprattutto ci spiega che l’Intelligenza ha sempre avuto ben poco a che vedere con le attitudini logico-analitiche che determinano il cosiddetto Q.I. (buone tutt’al più per diventare servi di lusso di qualche multinazionale dell’informatica militare). L’Intelligenza è, molto più semplicemente, saper pensare sempre e comunque con la propria testa. Liberi da ogni condizionamento. Se ci sembra una cosa facile è perché forse, in realtà, non ci abbiamo mai veramente provato.

pag 39: L’imitazione, o conformismo, è uno dei grandi fattori di corruzione della mente; il modello, l’eroe, il salvatore, il guru, è il fattore di corruzione più rovinoso. Il seguire, l’obbedire, il conformarsi, negano la libertà... Quindi l’autorità è corruzione.

pag 44: Non vi è alcuna tradizione buona o cattiva: vi è solo la tradizione, la vana ripetizione di rituali in ogni chiesa, tempio o moschea. Essi sono assolutamente privi di senso, ma l’emozione, il sentimento, il romanticismo, l’immaginazione gli donano colore e illusione. È la natura della superstizione e ogni prete al mondo la incoraggia.

pag 50: Il pensiero può essere il fattore principale della degenerazione della mente, mentre l’intuizione schiude la porta alla totalità dell’azione.

pag 56: Dio è disordine. Esaminate gli innumerevoli dèi che l’uomo ha inventato, o il dio unico, l’unico salvatore, e osservate la confusione che ciò ha creato nel mondo, le guerre che ha causato, le innumerevoli divisioni, le credenze, i simboli e le immagini che dividono... Noi ci siamo abituati, lo accettiamo prontamente, perché la nostra vita è così pesante per la noia e il dolore che cerchiamo conforto negli dèi evocati dal pensiero. Questo è stato il nostro sistema di vita per migliaia d’anni. Ogni civiltà ha inventato gli dèi ed essi sono stati la fonte di una grande tirannia, di guerre e distruzione. I loro templi possono essere straordinariamente belli, ma all’interno vi è oscurità e la fonte della confusione.

pag 58: Ci occupiamo del desiderio e della comprensione di esso, non del fattore abbrutente di reprimerlo, evitarlo o idealizzarlo. Non potete vivere senza il desiderio. Quando avete fame avete bisogno di cibo. Ma comprendere, che vuol dire esaminare tutta l’attività del desiderio, è dargli il posto giusto. In questo modo non sarà una fonte di disordine nella nostra vita quotidiana.

pag 59: Ciò che l’uomo ha fatto all’uomo non ha limiti. Lo ha torturato, lo ha bruciato, ucciso, lo ha sfruttato in ogni modo possibile – religioso, politico, economico... Lo sfruttamento di un altro – uomo o donna – sembra il sistema della nostra vita quotidiana. Ci usiamo l’un l’altro, e ciascuno accetta questa consuetudine. Da questo rapporto particolare ha origine la dipendenza con tutte le sue sofferenze, confusioni, e l’angoscia che le è connessa. L’uomo è stato sia interiormente sia esteriormente sleale verso se stesso e gli altri; e come vi può essere amore in queste circostanze?

pag 78: L’arte suprema è l’arte di vivere, superiore a tutte le cose create, con la mente o la mano, dagli esseri umani, superiore a tutte le scritture e ai loro dèi. Solo per mezzo di quest’arte di vivere può nascere una nuova cultura. Darle origine è la responsabilità di ogni maestro, particolarmente in queste scuole. Quest’arte di vivere può risultare soltanto dalla libertà assoluta.

pag 80: Il pensiero crea divisioni perché è limitato in sé stesso. Osservare interamente implica la non interferenza del pensiero – osservare senza che il passato, sotto forma di conoscenza, freni l’osservazione. In questo caso non vi è un osservatore, poiché l’osservatore è il passato, la natura stessa del pensiero.

Be’, se le scuole private italiane fossero come quelle di Krishnamurti, anziché cacchetta cattolica per somarelli figli di papà, sovvenzionata dal governo leccapapa coi soldi dei contribuenti (cacchetta che a quanto pare piace tantissimo a Peto Taccuto da Arcore, poiché inculca i “Valori” gretti e ipocriti del rivoltante famiglismo bigotto e fascistoide, e alleva squallidi schiavi kompetitivi, in vista di una tomba più grossa al cimitero del cazzo), direi anch’io “Evviva le scuole private”, e se avessi dei figli ce li iscriverei di corsa.

venerdì 25 febbraio 2011

Sorensen Puddu - Replica (19)


Chiediamo scusa alla memoria di Raymond Carver
per questa perfida e spietata parodia del suo racconto "Popular Mechanics" (che a dir la verità era perfido e spietato già di suo...)


popular mechanics 2




Pomeriggio tardi a casa Lloyd. Lui è semiubriaco. Lei è semiscema di mente. Stanno per fare la prima cosa intelligente della loro vita: lasciarsi. Per sfortuna, ne hanno antefatta un’altra un po’ meno illuminata: riprodursi. Ma era inevitabile, visto che siamo in pochi e per colpa di quegli egoistacci dei gay ci stiamo quasi (quasi) estinguendo.
«Mi prendo il bambino» disse Mongo.
«Sei impazzito?» disse Monga.
«Sì, ma voglio il bambino. Manderò a ritirare la sua roba.»
«Tu non lo tocchi il bambino» guaì Monga.
Il piccolo cominciò a piangere.
Mongo si avvicinò. Monga indietreggiò di un passo in cucina.
«Voglio il bambino.»
«Fuori di qui!»
Lei si rintanò con il bambino in un angolo dietro i fornelli.
Ma lui si fece sotto. Tese le braccia oltre i fornelli e agguantò il bambino.
«Mollalo!» gridò Mongo.
«Vattene via vattene via!» gridò Monga gridò Monga.
Il bambino aveva la faccia rossa e strillava. Nella zuffa fecero cadere un vaso di fiori appeso sopra la cucina. Indovinare chi se lo prese sulla testolina santa.
«Sposare un ubriacone come te», disse Monga. «Dovevo proprio avere il cervello nel culo!»
«E dove, sennò» s’incuriosì Mongo.
Lui la bloccò contro il muro, e cercò di farle mollare la presa. Tenne fermo il bambino e la spinse con tutte le sue forze. Il bambino si sbisognottolò addosso. La pipì o la pupù? Tutt’e due. Full.
«Lascialo andare» urlò Mongo.
«Noo» urlò Monga.
«Zitti stronzi!», urlò un vicino dal nome strano dietro la parete di cartapesta.
«Mollalo, Mongo!» disse Mongo.
«T’informo che tu Mongo, io Monga!» precisò Monga.
«Sottigliezze!» gridò Mongo. «Lascialo! È mmio!»
«No» disse Monga. «Fai male al bambino».
«Non gli faccio male al bambino» disse Mongo. «Sei tu che gli fai male.»
Non entrava luce dalla finestra della cucina. Nella semioscurità imbrunita e un po’ imburgnita, Mongo con una mano cercò di allentare la stretta di Monga e con l’altra afferrò per un braccio, sotto la spalla, il bambino che strillava e cagava. Monga sentì le dita che le cedevano. Sentì che il saccottino di merda si allontanava da lei. Monga fu costretta ad allentare la presa, ma un attimo dopo afferrò il bambino per le caviglie. Non l’avrebbe spuntata, quel lurido bastardo di Mongo Lloyd. Lo avrebbe tenuto lei, il bambino. Afferrò il saccottino per le caviglie e si buttò indietro. Ma lui non mollò. Sentì il bambino, lubrificato com’era di pissipissi e popò, scivolargli via dalle mani e tirò a tutta forza.
«Il bambino è di Mongo!» rivendicò Mongo.
«Il bambino è di Monga!» rivendicò Monga.
«Mi state rompendo, ziocane!» gridò il bambino.
Poi, due strappi e un tonfo.
«Amore, ha parlato!» gridò Mongo con un avambraccetto in mano.
«Evviva! Evviva!» esultò Monga, con in mano una gambuccia. «Due mesi prima di quella stronza ritardata della porta accanto!»
«Te credo, quelli ancora leggono libri invece di seguire i reality…»

Quel che rimaneva del bambino stazionava sul pavimento, a quanto pare frignando tantissimo e sanguinando molto bene. C’era anche un po’ di puzza, un cicinìn di fetore.
«Adesso facciamo pace e calmiamoci» propose Monga, «che sta per cominciare La finestra sul porcile
«Sì, che bello» acconsentì Mongo. «Calmiamoci e accendiamo la tv.»
«Come, accenderla?! E chi l’ha mai spenta. Mi prendi per una scema intellettualsnòbbe? Per una mezzafrocia radicalscìcche?»
«Ehiehiehi… scherzavo, ochèi?»
«Ochèi.»
«Ochèi?»
«Ochèi.»
«A proposito: hai già telefonato per eliminare Van Guappen?»
«Ci hanno staccato il telefono: sai, 7.000 euro per eliminare Scrotenberg…»
«Stacci più attenta, troia.»
«Ne valeva la pena: era bisex e forse leggeva anche libri di nascosto.»
«Ci vorrebbe la pena di morte.»
Gettarono un’occhiata a quello sul pavimento. Stava messo maluzzo.
«Solo una cosa» disse Monga rimirando la gambuccia che ancora stringeva in mano.
«Che c’è» chiese Mongo agitando l’avambraccetto.
«Forse non avremmo dovuto chiamarlo Monco» rifletté Monga.
«Vaffanculo» imprecò Mongo.
«Uau, mi piaci quando t’incazzi» disse Monga.
«Dài, facciamone un altro» disse Mongo.


lunedì 21 febbraio 2011

Psicopatologie assortite (tra il faceto, il facinoroso e il fanculo)




MENTECATTO SCHIZOIDE


“Mio padre è Tip e Tap. Quando metti va a fare la doccia, io gli dico sempre Mi raccomando, Tip e Tap, non litigate sotto la doccia. Loro non mi rispondono mai. Io mi credevo che questa cosa voleva dire che mio padre è schizofrenico. Invece quello scemo del dottore ha detto che lo schizofrenico sarei io. Allora ho preso un fermacarte di pietra che passava di lì e gli ho spaccato la testa.”


MENTECATTO SCHIZZOIDE


“Per fermarmi han chiamato un esorcista, uno psicologo e un mago.
Ma io imperterrito sanguivòmito, sudopìscio e sputeiaculocàgo”.


MENTECATTO ALIENATO


“Nella nostra famiglia abbiamo sempre avuto la tendenza a personificare un po’ troppo le cose. Ricordo che, da piccoli, io e mia sorella facevamo la Pierpipì e la Gianpupù, e poi gli auguravamo buon viaggio facendo ciao ciao con la manina prima che mamma tirasse lo sciacquone. Sarà stato quello, non sarà stato quello, siam venuti su male. Io sono un pluriomicida, ma a mia sorella è andata assai peggio. Lavora al ministero della pubblica istruzione.”


MENTECAZZO PARANOICO MEGALOMANE


“Si tratta di un lurido complotto comunista contro la mia persona. Ma io ho i numeri per governare. Secondo un recente sondaggio, cribbio, persino la maggioranza delle cinesi vedove zoppe e degli iraniani anziani mancini coglioni mi adora. E se il Congo ritornasse bunga... ehm... ritornasse belga, vorrebbero Me al posto del Re del Belgio, un uomo oltraggiosamente alto!”


MENTECAZZO KATTOLIKO


“L’omosexualità è un crafe tisortine moralen, ya. E’ Tio Gott che non fuole, mika Ich. (Me l’ha tetto Lui mentre pettinafo una suoren). Ho teciso ti scomunikare l’Inghilterra. E chi non gli sta sui koglioni l’Olanta fa pekato mortalen.”


lunedì 14 febbraio 2011

RACCOLTA DIFFERENZIATA (19) - vecchi racconti inediti del Nick




TROPP SECRET




Con un giro di chiave il geniere Usuelli aprì la porta dell’Ufficio Addestramento, al primo piano dell’edificio del Comando. Entrò, e venne investito dal tanfo di chiuso e mozziconi rancidi che lo attendeva al varco ogni porca mattina. Peggio che mettere il naso in una tomba hittita. Depose il colorato full di chiavi sulla scrivania di Catasciato, accese le luci, spalancò le due finestre incurante del freddo (sarebbe entrato il gelo o uscita la puzza? Indovina un po’), e subito si ributtò nell’oscuro corridoio, destinazione Ufficio del Comandante di Battaglione.
Davanti alla porta c’erano i carrelli stracarichi di documenti portati alla firma il giorno precedente, a sera inoltrata. Usuelli prese il plico dell’Addestramento, e tornò veloce in ufficio per imbustare le missive. Poi di corsa al Posta e Viaggi all’altro capo del corridoio, per lasciare i bustoni gialli in partenza e prelevare quelli in arrivo. Quindi di nuovo e più in fretta, col fiatone dell’efficienza e il batticuore del noviziato, nell’ufficio ancora deserto per archiviare nei raccoglitori le minute, già protocollate per argomento e siglate con le iniziali maiuscole del Capitano Marcotullio o del sergente maggiore Catasciato, e con quelle minuscole dello scritturale di turno. Prima di riporla, il geniere Usuelli rimirò con orgoglio la prima CA/us di una lunghissima serie. La trovò perfettamente riuscita. Mettendola via, ebbe l’impressione di consegnare una parte di sé agli annali della Storia.
Poi, già esausto, sedette in attesa.
Fuori c’era un sole timido e liquefatto, appena visibile dietro i vetri che aveva richiuso a fatica per via delle vecchie maniglie troppo dure. L’aria glaciale penetrata rendeva il fiato del ragazzo più pastoso del fumo. Vagamente più visibile del sole, un operaio pisciava contro il muro della chiesa sconsacrata all’esterno della caserma. Nel gelo mattutino, aveva prodotto una gran fumata che faceva concorrenza alla nebbia. Alla fine l’operaio andò avanti a lungo a fare scrolly scrolly. Molto, a lungo. Non ne voleva, goccioline in mutanda. Non la finiva più di menarlo. Chissà se a guardare dalla finestra ci fossero state le monache, pensò il militare di leva. La caserma Ribbentrop era un ex convento di disgraziate di clausura del millequattrocento.
Leccare tutte quelle buste gli aveva fatto bocca amara. Soppesando remote ipotesi di vomito, avvalorate da rigurgiti di latte dolciastro e da tutti quei filtri in decomposizione che ammorbavano il locale, Usuelli si sorprese a pensare che da lungo tempo esistevano il telefono e il fax. «Idiota!» si rispose da solo, «non l’hai ancora capito che questi qui giocano
Il vantaggio di essere la burba dell’ufficio era quello di evitare la pagliacciata assiderante dell’alzabandiera per salire ad aprire, dopo aver ritirato le chiavi dall’Ufficiale di Picchetto giù all’ingresso principale, saltando la pantomima da pupazzi al cospetto di quello straccio escrementizio. Ma adesso erano le otto passate e ancora non spuntava nessuno. C’era qualcosa di strano. Il geniere Usuelli fissò preoccupato il telefono sulla scrivania di fronte, e sperò con tutta l’anima che non si mettesse a squillare.
Tardavano a riempirsi anche gli uffici delle altre sezioni.
Era una mattina di assenze.

Lo scritturale ripassava mentalmente la tiritera per rispondere: Ufficio Addestramento, geniere Usuelli. Gli avessero detto che dopo qualche mese avrebbe risposto con disinvoltura e noncuranza, sbiascicando ‘stramento, ‘porale Usuelli, non ci avrebbe creduto. Per il momento, il telefono lo terrorizzava. Non era tanto il rispondere, quanto il drizzar bene le orecchie e concentrarsi, per riuscire ad afferrare chi diavolo fosse e cosa volesse. I sottufficiali e gli ufficiali erano tutti del profondo sud, eccettuato il capitano Marcotullio che era di Como, e parlavano maledettamente in fretta. E se il tizio all’altro capo del filo era un pezzo relativamente grosso, c’era da farsela sotto al pensiero di essergli d’intralcio. Ufficio Addestramento, geniere Usuelli, pensò di nuovo, sentendosi abbandonato da tutti in una postazione così importante. Nervoso, tornò ad alzarsi, e diede un’aggiustatina al cinturone della mimetica. In quella irruppero, finalmente, Onestini e Rognauro. «È successo un casino» disse gongolando il caporale Onestini.
«Dove?» domandò Usuelli.
«Del coso, Usuelli» miagolò stridulo il geniere Rognauro, «non ci stiamo allargando un po’ troppo?».
Come al solito, Onestini e Rognauro usarono il loro finto nonnismo goliardico per tenere un po’ sulle spine la rana dell’ufficio, ma dopo un minuto Onestini, che non stava nella pelle, cominciò a spifferare quel che sapeva. Il casino era successo al circolo sottufficiali, dove il sergente Cristero, un bravuomo addetto agli esplosivi e alle munizioni, si era lasciato scappare, con un barista mentre beveva un caffè, qualche indiscrezione peraltro frammentaria sull’imminente arrivo, alla stazione di Pavia, di un convoglio speciale che lo riguardava. Il dialogo era stato captato da chi non avrebbe dovuto, il responsabile delle Informazioni depositario di tutti i segreti, il maresciallo Dunella in persona, un pignolo fanatico meglio noto fra gli scritturali del comando come l’arteriosciallo sclerotico, o il tafano, o anche, ultimamente, il contafotocopie. L’arteriosciallo aveva minacciato di denunciare il sergente e l’aveva messo in punizione (roba mai sentita prima: un punito non di leva!), e aveva detto ai baristi del circolo di ritenersi consegnati per motivi precauzionali. Il sergente esplosivista Cristero, uomo solitamente mite, aveva avuto a quel punto un’esplosione di violenza, sia verbale che fisica, ed era scoppiata una mezza rissa. Per riportare tutti alla calma erano dovuti intervenire alcuni comandanti di compagnia e lo stesso Tenente Colonnello, costretto dai rumori e dalle grida a interrompere il teatrino dell’alzastraccio.
«Del coso, Usuelli. Adesso che sei stato informato puoi rimetterti al lavoro» pigolò il geniere Rognauro con quella sua cantilena da vecchia zitella.

Il geniere Rognauro era un essere bruttissimo e grassoccio, moderatamente antipatico, con degli enormi occhialoni quadrati dalle lenti spessissime che gli conferivano l’aspetto di un gigantesco rospo da Muppet Show. Era scappato dal Muppet e non lo avevano ancora ripreso, né mai si sarebbe ripreso lui dalla pupazzaggine. Era fuori corso alla facoltà di geologia non di qualche anno bensì di qualche Era, appunto, geologica. Ciò che lo rendeva unico era quel bisogno disperato che intimamente lo tiranneggiava, quell’impulso a ripetere il più di frequente possibile il suo tic verbale. Rognauro intrufolava con abilità diabolica le due paroline nel bel mezzo di qualsiasi discorso, cercando in tutte le maniere di mimetizzare la sua insopprimibile debolezza. Poteva chiederti se avevi finito la stesura del programma del coso, o se per favore gli potevi passare la cartina geografica del coso, e quello che tu afferravi era la sostanza del discorso, senza fare troppo caso a quel cavolo di coso. C’erano un paio di situazioni in cui la sua abilità si dimostrava stupefacente. Quando discorreva rilassato al telefono lo trasformava in “d’accordo”, che però sembrava più un delcordo. Se discuteva animatamente con qualcuno lo mascherava da “che cosa”, come chi per rispondere a un’insinuazione malevola ribatta “che cosa diavolo stai dicendo”, però lì somigliava più a un deccosa. Ma diceva sempre e comunque del coso. Soltanto due persone avevano abbastanza sensibilità d’orecchio per accorgersene. Uno era il geniere Usuelli, che per delicatezza non ne fece mai menzione. L’altro era il Comandante di Compagnia di Rognauro, il tenente Incarbona, un tipo untuoso-presuntuoso e odiosetto, figlio d’arte e criptochecca, che si divertiva a sfottere sadicamente Rognauro in ufficio davanti a Usuelli, parlandogli più o meno così: «…domani, Rognauro, essendoci scarsità di effettivi del coso, dovresti montare di guardia del coso, poi, quando non è il tuo turno del coso te ne puoi salire qui in ufficio del coso, in modo da poter terminare il tuo lavoro del coso…»
Rognauro fingeva di non capire, sorrideva al tenentucolo e se ne sbatteva allegramente le balle. Naturalmente le balle del coso.

Onestini invece, ricciolino rosso rame dal viso di bimbo, in caserma ci si divertiva, e non poco. Aveva osservazioni caustiche per tutti, dai militari in carriera alla plebaglia della pausa spaccio, ma non dava mai l’idea di un fastidioso snobismo. La sua era soltanto l’incredulità di un fanciullo intelligente catapultato per gioco nel mondo idiota degli adulti.
Usuelli non avrebbe mai dimenticato la prima immagine del caporale Onestini. Era la fine di giugno, e lui si trovava nell’ufficio addestramento per farsi registrare come nuovo arrivato alla Ribbentrop. Ancora non sapeva che quell’ufficio sarebbe diventato il suo luogo di lavoro, vincolato com’era, all’inizio, dal suo stupido e inutile Incarico 119, Bonificatore NBC, che solo verso la fine sarebbe stato regolarizzato dal maresciallo Dunella in 60, Scritturale (cosa non da poco: i 119 al congedo ricevevano la dannata cartolina rossa del possibile richiamo, i 60 no). Era lì che rispondeva alle domande di quel buffo Rognauro, prima del colloquio col Capitano, quando vide arrivare questo caporale piegato in due dal ridere. Rideva come un matto perché, raccontò, era appena passato dalla porta centrale, dove il sergente maggiore Lo Bue stava dando il cambio al sergente maggiore La Mucca, proprio nell’istante in cui l’Ufficiale di Picchetto, rimbrottando il soldato di ramazza, esclamava: «Vediamo di pulire questo ingresso, che sembra una stalla!»
Il colpo di grazia per Onestini, che si sforzava di restare serio, venne assestato sulle scale del Comando, allorché incrociò gli occhioni bovini di un fino ad allora sconosciuto sergente maggiore Manzù, rischiando di scoppiare a ridergli in faccia.
Il suo bersaglio preferito era la giornata-tipo del sergente maggiore Catasciato, il capufficio. Catasciato era il responsabile dell’Ufficio Addestramento, dove oltre al resto si stabilivano le attività giornaliere delle varie Compagnie e si preparavano le patenti dei conduttori di camion e di altri mezzi speciali. Accanto c’era l’ufficio del Capitano Marcotullio, il capo Sezione. Della Sezione faceva parte anche l’Ufficio Informazioni, isolato in fondo al corridoio sulla sinistra e quasi inaccessibile. Ci potevano entrare solo il geniere Spaccapera (ribattezzato il Frangifrutti), vittima dell’arteriosciallo, e il geniere Usuelli per le fotocopie del programma settimanale. Allora Dunella concedeva la fotocopiatrice come se facesse un favore personale a Usuelli, e per essere sicuro di non smenarci un grammo di toner aveva fatto da poco installare un contacopie.
Sembrava che il maresciallo Dunella fosse a conoscenza di più segreti del Capitano Marcotullio e dello stesso Comandante di Battaglione messi insieme. Quando Usuelli entrava timido e terrorizzato da lui lo trovava sempre a pavoneggiarsi al telefono con qualche suo misterioso omologo in altre caserme. Il tafano ascoltava accigliato, si dava una sistemata al ciuffo di capelli bianchi, sorrideva impercettibilmente, diceva Nessuna Novità con quel suo accento da centurione romano e riattaccava. Secondo Onestini e Rognauro la massima aspirazione del maresciallo Dunella era chiudersi a chiave nell’ufficio di Marcotullio in sua assenza per sedersi a scorreggiare sulla sedia del Capitano. L’unico atteggiamento simpatico dell’arteriosciallo sclerotico era quando parlava al telefono con qualcuno che gridava troppo. Allora allontanava la cornetta e la girava verso Spaccapera e Usuelli, come per asciugarli a distanza col getto d’aria calda di un phon, e se ne stava lì seduto con espressione ebete e indifferente mentre quell’altro andava avanti a berciare.

Sulla giornata-tipo di Catasciato il caporale Onestini si scatenava, diventando spietato e antipatico. «Arriva senza fretta in ufficio alle otto e mezza passate» attaccava. «Alle nove e un quarto scende un attimo. E se ne sta al circolo sottufficiali fin verso le undici. Poi se ne torna su bello bello e rimane fino all’ora di pranzo. Al pomeriggio, alle due e mezza si scomoda a salire, forse perché fare le scale gli aiuta la digestione, e prima delle quattro già scende un attimo. Torna su un’altra oretta ed è già belle che ora di cena. Tutti i giovedì trascorre mezza giornata dal barbiere della caserma, a farsi ritoccare i capelli da lavativo e la barba da brigante indolente, mentre noi qui lavoriamo per lui. Ha vitto, alloggio e lavanderia gratis, frequenta un circolo che è un bar di lusso dove tutto costa un decimo che fuori, e senza fare un cazzo mette via tra stipendio e indennità varie più di due milioni al mese».
A Usuelli però Catasciato piaceva, e non poco. Onestini poteva dire quello che voleva, ma lui lo trovava una persona gentile e spiritosa, ne apprezzava il carattere mite. Giovanni Catasciato, siciliano di Cefalù, faceva bellissimi disegni e caricature a pastello. Gli aveva mostrato le sue opere d’arte allo spaccio una sera che era sottufficiale d’ispezione e Usuelli di PAO. La sera stessa lo aveva introdotto per un paio di minuti nella sua camera. Quella stanza si era rivelata un microcosmo fatato, con al centro una selva verdeggiante di piante in vaso curate con sapienza e dedizione, che a loro volta circondavano un acquario abitato da una miriade di piccolissimi pesci iridescenti. Non era colpa sua se l’esercito era una macchina burocratica inutile, dove l’unica cosa precisa erano le ruberie, soprattutto alimentari, dei marescialli. (Chi non era pazzo e non era di servizio andava in pizzeria, nessun ragazzo rimaneva in caserma per cena, ma bastava far figurare che tutti mangiavano a quello schifo di mensa per far sparire vettovaglie a quintali. Per non parlare dei giochini col carburante). Catasciato non faceva nulla di male, e quanto al lavoro non poteva certo inventarselo. Anche Usuelli al suo posto avrebbe tirato a campare, divertendosi al circolo e allevando pesciolini.
E poi Catasciato sapeva anche essere un mattacchione, come quella volta che imitò la voce da cartone animato del Comandante parlando al telefono con la Sezione Trasporti, e ottenne una macchina con autista per Usuelli che doveva portare a sviluppare un rullino di Marcotullio.

La mattina del fattaccio al circolo sottufficiali, Onestini, spalleggiato da Rognauro, provò a indagare. Si dedicò al gioco delle domande pericolose. Cominciò fermando al volo Spaccapera che passava in corridoio. «Cos’è questa storia del treno con le armi?» disse felino e sornione dopo averlo risucchiato al di qua della porta.
«Quale treno.»
«Il treno del coso, Frangifrutti, non menare il can per l’aia.»
«Siete impazziti» impallidì Spaccapera. Si tolse gli occhialini rotondi un po’ appannati e si mise a pulire le lenti col fazzoletto. «Sono segreti militari, questi. Avete sentito cos’è successo a Cristero? È la prima volta che viene punito qualcuno che non sia un naione.»
«Macché segreto del coso» rispose Rognauro, «Frangifrutti, scommetto che tu sai anche a che ora arriva. Il tafano l’avrà fatto battere a macchina a te, il messaggio del coso».
«Vaffanculo Rognauro. Non mi faccio sei mesi a Peschiera per colpa tua» disse Spaccapera rimettendosi gli occhiali e andandosene via.
Dopo di lui fu la volta di Catasciato. Entrò in ufficio che erano quasi le dieci, si tolse il basco ma lo tenne in mano anziché appenderlo come al solito, e rimase in piedi con la giacca a vento slacciata a metà, come indeciso sul da farsi. Onestini gli tastò il polso.
«È un segreto militare» tagliò corto Catasciato.
Nessuno fu in grado di capire se l’avesse detto con ironia. Tutti però sapevano che Cristero era un suo grande amico. La cosa più assurda, comunque, era che tutto quel bailamme ruotava attorno a un convoglio che, se davvero c’era, avrebbe trasportato bombette a mano da esercitazione a carica ridotta e Garand ammuffiti della seconda guerra mondiale, che non avrebbero fatto gola neppure al più sfigato e malmesso dei terroristi kurdi. Ce lo vedete un commando che assalta un treno usando armi vere e sprecando munizioni vere per rubare ferrivecchi da collezione? Quanto alle bombe a mano, la carica era così ridotta che per lasciarci un coglione, come ben sapeva il tenente La Triglia, al secolo Monopalla, bisognava buttarcisi sopra a corpo morto per fare scudo a un coglione di soldato che se la fosse lasciata cadere tra i piedi dopo aver strappato la linguetta.
«Scendo un attimo» si risolse il sergente maggiore. E sparì.
Onestini e Rognauro si guardarono con un ghigno sulle labbra.
Lo scendo un attimo di Catasciato era anche una sorta di segnale convenuto tra gli scritturali, che si sedettero ognuno al suo posto a fingere di lavorare alacremente. Succedeva infatti che l’arteriosciallo sclerotico scendesse anche lui per il suo lungo attimo a spese del contribuente, ma sempre cinque minuti dopo Catasciato. Questo per poter piombare “casualmente” nell’Ufficio Addestramento in cerca di una gomma o di una matita fuori posto, e rimproverare il disordine e la sciatteria dei ragazzi. Se poi ne trovava uno a far niente, era capace di prenderselo per mandarlo al Distretto all’altro capo della città, o a sbrigare al suo posto i cazzi suoi personali, come faceva quasi quotidianamente, anche in orari di libera uscita, quel poveraccio di Spaccapera. Per non farsi cogliere di sorpresa, uno di loro sbirciava il corridoio da una fessura della porta e dava il segnale. «Un’ala di tafano», era il segnale. Con tante scuse al Pascoli.
Quando il tafano arrivò puntualmente a vangare i coglioni, Onestini ebbe la faccia tosta di chiedere lumi persino a lui. Tanto i raccomandati di Pavia e dintorni di punizioni non ne rischiavano. Usuelli era l’unico scritturale non raccomandato e non di Pavia. Doveva ringraziare di far parte di uno scaglione di semianalfabeti, se l’avevano preso a lavorare in ufficio. Il tafano nemmeno s’incazzò. Si limitò a rispondere con un senso di fastidio, come se i tafani fossero diventati loro:
«Che volete finire a Peschiera, regà? Sòssegreti militari, questi. Che scherziamo? Mettiamo a posto quella carta carbone, Usuè?»
Nel pomeriggio – Catasciato era appena sceso un attimo – comparve il Capitano Marcotullio, e Onestini ci provò anche con lui, mentre Usuelli lo blandiva offrendogli una delle sue Marlboro verdi svizzere, che l’ufficiale gradiva molto e chiamava mentine. In verità, con un Capitano si correvano anche meno rischi. C’erano serenità e distensione, nei rapporti fra i tre stelle e i preziosi scritturali, e mancava poco che questi ultimi dessero del tu agli ufficiali, motivo per cui la cinghialeria dei pionieri e affini li chiamava, a volte giustamente e a volte no, lecchini. Il capitano Marcotullio fu cordiale ma fermo: «Ragazzini, questi sono segreti militari. Non lo so ancora neanch’io, di preciso, quando arriva ‘sto cazzo di treno. Buona la mentina, Usuelli. Quando vai in Svizzera, me ne compreresti un pacchetto?»

All’imbrunire della libera uscita, in un crepuscolo nebbioso e umidognolo come solo Pavia la grigia sapeva mettere in scena, i riccioli rossi del caporale Onestini erano disciplinatamente in coda, in abiti borghesi, allo sportello della stazione. Mentre acquistava il suo biglietto con sconto militari per il trenino locale, che gli avrebbe regalato qualche ora di pace in famiglia senza intaccare, beato lui, la dotazione licenze, perseguitato da quello che era ormai diventato un chiodo fisso, ecco che, con aria distratta, come se domandasse che ore sono?, Onestini chiese all’addetto alla biglietteria se per caso avesse notizie del convoglio militare, sì, certo, naturale, proprio quello, quello segretissimo con le armi e gli esplosivi.
«Dovrebbe arrivare stasera» rispose con gentilezza il ferroviere.
Tanto valeva insistere. «Non è che saprebbe di preciso l’ora?» azzardò il caporale ragazzino, con quella sua angelica faccia tosta da pel di carota impunito, ladro di tutte le caramelle di tutte le nonne del mondo.
Il suo solerte interlocutore non pareva informato sino a quel punto. Con una rapida smorfia tradì la sofferenza per la propria inadeguatezza, poi cercò aiuto con lo sguardo, e lo trovò nella persona dello scambista, quindici decimetri di calvizie portati con una certa dignità, intento a riscaldarsi nel tepore della biglietteria. Gioviale ma sbrigativo, e insospettatamente vispo come un grillo parlante, il piccoletto ci pensò su per un istante, si dondolò sulla sedia di legno dinnanzi al calorifero, arrotò per bene la sua erre moscia dialettale dell’Oltrepo e infine, davanti a una decina di persone, scandì:
«Ai votenkuaart, binario tre.»


Nell’immagine grande in alto: caricatura regalatami per ricordo dal mio vero capufficio, e un trancio di foto a pochi giorni dal congedo, col vostro zio in divisa.


venerdì 11 febbraio 2011

Poesie del poeta pentito (4) - nuovo intermezzo con assaggio (doppio) di versi adolescenziali





VOLENDO


Se solo tu l'avessi voluto
Potevi diventare un oceano
Nel deserto del mio cuore

Ma invece hai preferito essere
Un miraggio, portato via dal vento



E adesso io sto qui, seduto
In un'oasi di lacrime

E nelle notti dopo il sole bruciante
Sento la sabbia che viene a cercarti




PIOGGIA D'ESTATE


Non è un sogno

C'è qualcuno in una
Casetta di legno
Che sorseggia una tazza di tè
Fatto con gocce
Di pioggia d'estate

Non fate incazzare gli angeli
Mentre li culla il temporale
Non schiaffeggiate un angelo
Non vi conviene

Dovreste imparare
A riconoscere gli angeli
Al primo sguardo

Intanto vi ricordo

Che questo non è un sogno




DER TOD IN VENEDIG (Fantasma d'amore)


Fluttuando in una Venezia blu
Fra sospiri di suicidi che nessuno piange più
Io nel sogno m'illudevo d'incontrarti

Poi, cadevo giù

Aleggiando nella notte di una Parigi che abbaglia
Spolverata e imbiancata di neve vaniglia
Ormai stremato singhiozzando continuo a cercarti

Ma non ci credo più

Disperato il mio cuore intossicato di dolcezza
Annullato il mio spirito da giorni tristi e grigi
L'Amore non esiste sta gridando Venezia
L'Amore non esiste sussurra Parigi

L'Amore non esiste, io ripeto
E in lacrime mi arrendo


Poi

All'improvviso

Tu




INCOMUNICABILITA'


Un giorno o l'altro
Potrei essere ubriaco abbastanza
Da riuscire a suicidarmi

Un giorno o l'altro
Sarai ubriaco abbastanza
Da riuscire a parlare con me?




LONTANANZE


Messina soffice e serena, stasera
Una vecchia zingara vende madonne
Senza maledire

Le auto, i semafori, le luci, lo Stretto
Mi sento un po' strano su questo traghetto

Il sole, le nuvole, il fuoco, la luna
Mi manchi, e le lacrime ci porteranno fortuna

Messina soffice e serena, quella sera
Una vecchia zingara vendeva madonne
Senza maledire




RINUNCERO' A SOGNARE


Rinuncerò a sognare
Se così potrò salvarmi la vita

Rinuncerò a sognare
Basta con gli angeli che poi mi sfuggono
Con voi ormai ho chiuso, è finita

Rinuncerò a sognare
Se in questo modo
Potrò farvi contenti

Rinuncerò a sognare

MA L'HO DECISO IO

Voi,
Non siete stati
Per nulla convincenti



mercoledì 9 febbraio 2011

Messaggio per i cavrones Paladini del Dolore (altrui!) e per le teste d’ortaggio bigotte che con indelicata imbecillità e oltraggiosa prepotenza...



Tema (titolo):


Messaggio per i cavrones Paladini del Dolore (altrui!) e per le teste d’ortaggio bigotte che con indelicata imbecillità e oltraggiosa prepotenza hanno scelto l’anniversario della morte di Eluana Englaro per manifestare a favore della condanna vegetativa obbligatoria PER TUTTI, anche per chi non crede nelle fanfaluche mitologico-superstiziose a cui sono liberissimi di attenersi loro, imponendo con la forza del numero una bieca e ristretta visione integralista e quindi per ciò stesso cretina. Una carnevalata grottesca (vergognosamente patrocinata, non dimentichiamolo, dal governo e dal cosiddetto ministero della salute) che, fra l’altro, più che di rivendicazione sa di BULLISMO e di provocatorio sberleffo, visto che tale obbligo vegetativo, qui nell’arretrata Vatikalia-Lobotom Italy (paesucolo incivile in cui persino il Testamento Biologico si è trasformato in presa per il culo bio-illogica), già esiste per (disgustosa e infame) inadeguatezza legislativa!! Fate una cosa: tornate a casa e guardatevi Million Dollar Baby, che magari diventate intelligenti. Cavrones!


Svolgimento:

Ma in fondo vi capisco: voi difendete le esistenze di livello mentale vegetale, cioè LE VOSTRE. Ognuno tira l’acqua… nel proprio cesso.


p.s.
Le belle storie dei risvegliati dal coma commuovono anche me. Ma strumentalizzarle per impedire una Libera Scelta nei casi più disperati, in cui la (sempre dolorosa e maledetta) decisione di staccare la spina è questione di dignità e di cessazione di inutili e immani sofferenze, o peggio ancora strumentalizzarle per boicottare il cammino di progresso civile verso il Testamento Biologico e il diritto all’Autodeterminazione, be’, tutto ciò altro non è che LERCIA E CRIMINOSA DISONESTA’ INTELLETTUALE.
Del resto, dietro a tutto questo c’è una signora che anni fa convinse le pecore nonpensanti ad astenersi ignobilmente nel referendum per l’abrogazione della legge talebana sulle staminali per impedire il raggiungimento del quorum, col catastrofico risultato che adesso, per la fecondazione assistita, le donne abbienti non devono far altro che un viaggetto in un qualche Paese Civile al di là delle Alpi, mentre le donne meno abbienti si fanno un bel viaggetto nel Rischio Cancro all’Utero… Ministero della Salute, come no.


mercoledì 2 febbraio 2011

IL PERIODO NON COLLEGATO (col cervello) - perle scelte da un mio vecchio stupidario radiotelecronistico


UN VARCO PER KAKA’



RISULTATI METAFISICI
Catania 2 Catanzaro ieri
(Alessandro Bonan, Sky sport)

LA BATTUTA SURREALISTA DEL SECOLO
La palla cerca di essere colpita da Stromberg
(Enrico Ameri)

TRANSEXUAL TRAVEGGOLS
… scende sulla destra con Damiano Zenoni, Cristìn Zenoni, per l’esattezza
(Livio Forma, Udinese-Sampdoria)

STRAGE SULLA TREQUARTI
Lopez ha perso la sua spalla nel contropiede.
(Delfino, Lazio-Siena).

Gente che ha giocato con otto punti sull’arcata sopraccigliare, un altro gli è caduta un’unghia…
(Delio Rossi).

Poi, festeggiando, Gautieri verrà travolto da un petardo.
(Sky sport).

ARRENDIAMOCI, SIAMO CIRCONDATI
… E questi uomini potrebbero essere da una parte Mancini e dall’altra Seedorf da una parte e Serginho dall’altra.
(Mauro Sandreani da tutte le parti).

MATERASSI CONTUNDENTI
Il giocatore è andato a urtare un materasso, però abbastanza duro.
(Brescia-Chievo).

Collegamento successivo:
Il materassino, il muretto, dove poco fa s’era infortunato Domizzi…
[Ah, ecco.]

MA CHE TI HO FATTO?
Intervistatrice: “Grazie, buonasera.”
Allenatore: “Crepi”.

DEL PERCHÉ PER I CONTRATTI SERVE IL PROCURATORE…
Nosotti: … “Nella testa? Nelle gambe? Nel cuore?”
Nesta: “Direi tutti e due”.

LA RADIO A COLORI
… Kamara, che come vedete si trova spalle alla porta.
(Modena-Atalanta, radiocronaca).

D’ACCORDO CON TE STESSO
Naturalmente dico Marcos, ma si può intendere anche De Paula
(Carlo Nesti)

URKA! ADDIRITTUREN!
Gemiti è nato in Germania. È nato addirittura a Francoforte.
(Emanuele Dotto)

SCUSI, ME LO PUÒ RIPETERE?
Giocatore brasiliano naturalizzato belga, ma di fatto sardo
(Compagnoni su Oliveira)

SPORCACCIONI!
Copertina di Paola Arcaro, montata da Andrea…
(Domenica Sportiva Estate)

QUEL SERIAL KILLER DI IPPOCRATE
Van Nistelrooy è un chirurgo: come ti sbagli ti uccide.
(Claudio Ranieri, Arsenal-Manchester United)

GIOCATORI SMONTABILI
Sarà il Piede di Mutu, con la collaborazione di Adriano, a battere questa punizione.
(Dotto, Parma-Empoli)

AZZO PERO’!
Non meritavamo di perdere. I nostri avversari hanno fatto quattro tiri e quattro gol!
(Fabio Capello dopo Roma-Milan 1-4, finale d’andata di Coppa Italia)

ITALIAN GEOGRAPHIC
Vedete che adesso l’Inter concede qualcosa al Bari
(Antonio Nucera, Inter-Venezia)

STRAFALCIO STRAFALCIONIS
Fallo laterale. Emerson guadagna mesi preziosi
(Delfino, Arsenal-Roma)

Si permette il lutto di dribblare Van der Vaart
(Forma, Ajax-Milan)

La linea maiala del campo
(sempre lui, e non è la prima volta)

DOMANDE INDECENTI
Giovanni Troia ci chiede: “Quanti giovani interessanti ci sono, in circolazione?”
(Auro Bulbarelli, dal Tour de France 2003) [Si spera che la domanda si riferisse al ciclismo.]

DI’ BENE!
Chiedo alla regia se è possibile vedere qualche immagina.
(Stefano Bizzotto)

Qualche altra istanto di pausa
(Idem)

Lazio-Bologna, Failla su Muzzi: “Impordonabile il suo errore”.
E il tuo?

TISCORDI E ZOZZOGNO
Vi riscordo ancora il risultato
(Marco Foroni, Wolves-Birmingham)

TROMBA, SUONA LA CARICA!
Parapà Paraguay
(voce italiota di Eurosport News)

NON SI CHIAMAVA BUCO DEL…
Un varco per Kakà!
(Maurizio Compagnoni)

COS’HA DETTO?
La Roma ha bisogno di maggior cinicità
(Massimo Caputi, Vardar-Roma) [Intendeva “cinismo” o “Cinecittà”?]

OSCAR PER L’IGNORANZA
Secondo Eurosport News (novembre 2003), il gol del pareggio dell’Uruguay, anziché da Chevanton, è stato segnato da un certo misteriosissimo Empatan (che in spagnolo significa “essi pareggiano”…)

CANI&PORCI IN THE SKY

Attenzione, bello questo sputo!
(AEK-PSV, anonimo sky)

Il Siena ha ottenuto meno di quello che ha raccolto
(seconda voce sky)

RIDAJJE!
… di Massimo Marianella, che ha montato per noi Martina Maestri. (Mino Taveri).

SPECIALE YOKOHAMA, MILAN-BOCA JUNIORS

CHE SPECI’EBBESTIE…?
Ci sono molti tempi mordi.
(Bruno Longhi)

C’è libertà per Cagna. Lo aspetta Gattuso.
(Idem)

CONSOLAZIONI BERLUSCONIANE?
La palla rimane di proprietà della Società rossonera.
(Semper lü)


CANI&PORCI IN THE RAI


GIÀ FATTO, GRAZIE
È il momento di Kakà.
(Enrico Varriale, bassetto a bordocampo in Milan-Sampdoria)

CERUME, CIVOLI. SI CHIAMA CERUME
Ci sono problemi in cuffia.

OIBO’
C’è il pallone che ha un problema, credo.
(Antonio Nucera, Albacete-Real).

UELLA!
Zaniolo colpisce dal basso verso l’alto mandando alto.
(Messina-Torino)

MA BRAVO
È stato ammonito anche un giocatore della Lazio. Non ricordo chi perché non l’ho segnato.
(Bruno Gentili, Modena-Lazio).

AIUTU!
Si perde in una pozzanghera Zicu.
(Emanuele Dotto, Sampdoria-Parma).

Gilardino è rapido, una pozzanghera…
(Idem).

Non dovrebbe soffrire il freddo, essendo friulano.
(Come sopra).

PANE AL PANE
La fatidica linea che praticamente dà la rete agli attaccanti: la linea di porta.
(Genio rai).

STICAZZI
A Genova siamo nell’intervallo. Della partita, naturalmente.
(Livio Forma).

TU PARLI COME UN PIRLA, SE MI PASSI LA PERLA
Bellotto parla con Ballotta, se mi passi il gioco di parole.
(Marco Nosotti).

OSCAR PER LA SMENTITA
Hendry che, dicevamo, non ha ancora siglato un centone in questo torneo: non è vero.
(Maurizio Cavalli, mondiali di snooker da Sheffield).

COS’HAI DETTA?
S’affida ai giovine, ai ragazze, Scolari.
(Marco Civoli)

MASSÍ, SDRAMMATIZZIAMO
Pauleta è da impiccagione!
(Mauro Sandreani dopo un gol mangiato)

NATURALMENTE
Piove a dirotto, com’era ampiamente previsto. Dalle previsioni del tempo, naturalmente.
(Bruno “Logorrea” Longhi, Juventus-Djurgarden)

IO SPERIAMO KE IMPARO A PARLARE
Davvero un brutto e parziale e speriamo esordio, per i nostri ragazzi
(Civoli, Ghana-Italia, olimpiadi)

TRIANGOLO EQUILATERO (IN THE BRAIN)
Italia 2, Italia 0, Ghana 2. (Idem)

KONFUSIONAKIS
Katergiannakis, a tu per tu col portiere del Cagliari, tenta di girarsi. [Katergiannakis è, il portiere del Cagliari].
(Cagliari-Bologna, prima giornata 2004-05.)

MINCHIA
Bjelanovic, superato dalla velocità di Milanetto, aveva tentato di fermarlo addirittura con un braccio.
(Tonino Raffa, Lecce-Brescia).

LAPSUS DA RETROCESSIONE?
… per la doppia sfifa contro i felsinei, la società gialloblù applicherà prezzi spacciati.
(Mediavideo prima dello spareggio Parma-Bologna)

MA CHI LI RACCOMANDA?
Match inizialmente soporoso
(Lazio-Reggina, Carlo Verna).

Chiesa non aveva assolutamente i 90 fra le gambe
(Siena-Samp).

SEI SEMPRE IN TEMPO PER ANDARE AFF…
Iliev ha rubato il tempo, ma non c’è più tempo, a proposito di tempo
(Antonello Orlando, Messina-Roma).

SCUSA, MA SE VUOI PUOI ANDARE ANCHE TU
Io ho l’impressione… (scusate se uso la prima persona)…
(Mino Taveri).

FERMI CON LE MANI
C’è un cartello che mi sta oscurando Marcello Lippi. Adesso lo buttano giù.
(Carlo Paris).

TI SEI MANGIATO IL CERVELLO?
Sei alto un metro e novanta, sai che Delneri in mezzo vuole un carrozziere?…
(Angelo Mangiante a Scurto, dopo Leverkusen-Roma).

PER FAVORE DECIDERSI
Riceve Vigiani, ma non riceve
(radiocronaca da Livorno).

IDEE POCHE MA CONFUSE
Mi devo correggere: ho detto che Farina è genovese perché è di Novi Ligure. Ma Novi Ligure è in Piemonte. Lui è di Ovada.
(Sampdoria-Milan, 30.10.04).
[Anche Ovada tende a essere in Piemonte, N.d.Z.]

VABBE’
Pallone che raddoppia la sua presenza in campo.
(Caputi, Parma-Steaua).

4-4-1?
Cristiano e Lucarelli sono le punte
(Antonello Orlando, Livorno-Lazio)
[per chi non lo sapesse, Cristiano Lucarelli è una persona sola].

INCREDIBILE
Partita meglio giocata nel secondo tempo di quanto non lo sia stata nella ripresa.
(Siena-Lecce, genio sky).

CHIEDI SCUSA A TUA SORELLA
Chiedo scusa anche alla grafica.
(Carlo Nesti, Torino-Sampdoria).

Abbiamo 3 minuti di recupero. Quindi si arriverà in pratica fino al 93°.
(idem).

La manifestazione della Coppa Italia italiana…
(Palanza, Lecce-Udinese raisat)

CHISSENE…
Nel frattempo Zeman, che era appoggiato alla sua panchina, continua a rimanere senza nessun problema appoggiato alla sua panchina.
(Marcello Favale).

EH?
Ipoticata, il passaggio del turno?
(Marcello Favale).

MA SEI UN GENIO
Amponsah con un tocco dalla corta distanza accorcia le distanze
(Eurosport news, un certo Ciarrapica).

VICEVERSA
Non è uscito Pandev per cedere il posto a Sereni, è viceversa uscito Muzzi
(Lazio-Cagliari).

GRAZIE
27 più 27 fa 54.
(Maurizio Cavalli)

CHISSA’ CHE LINGUA PARLA
La barella attende decisioni
(Livio Forma, Livorno-Udinese).

A VOLTE LO FANNO
Si prodiga Crespo per disturbare i giocatori del Milan in possesso palla
(Parma-Milan, e Crespo, nella circostanza, giocherebbe nel Milan).

MISTERIOSISSIME SQUADRE
Non molla il Patanitàn-panikòs
(genio ski) [sarebbe poi il Panathinaikos].

LAVORO PER IL DENTISTA?
Andare negli spogliatoi col molare rinfrancato
(Chievo-Palermo).

PRE CALCIOPOLI…
Partita corrottissima.
(Idem).

L’IMPORTANZA DI CONOSCERE L’ITAGLIESE
Cirillo è andato a origliare, cioè a dire qualcosa nell’orecchio…
(Siena-Inter).

IN EFFETTI…
Sorteggio ottavi Champions, subito Manchester-Milan. Lapsus di Gandini, dirigente rossonero:
«Ci sono tutti gli ingredienti per una sfiga meravigliosa.»

OGGI ERI PROPRIO IN FORMA
La Lazio ha subìto una sorta di moria dei portieri
(Livio Forma, Udinese-Lazio).

Si sta discutendo, c’è un campanello di giocatori
(idem).

Grandi proteste da parte del direttore di gara
(idem).

Vediamo sul dischetto Di Michele, o Di Natale, ora vedremo di chi si tratta, si tratta di Pizarro
(idem, e tutto in tre minuti, un record).

AH AH AH
Sul secondo paolo Giampalo…
(Pescara-Bari).

QUELLI CHE SI PRENDONO A CALCINCULO DA SOLI… OH YEAH
Espulso Iliev per fallo da tergo ai danni di Iliev
(Tonino Raffa, Messina-Brescia)

SI PUO’ PARLARE MEGLIO, MA NON FORMALIZZIAMOCI…
Sono ancora tutti e due distesi, però sono seduti.
(Livio Forma, Brescia-Fiorentina)

RIFLETTORI ACCESI, LA LUNA NEL CIEL
Spalletti capisce che non è pomeriggio
(Udinese-Reggina, sky).

MA VAFF…
Passabile l’idea, meno l’intenzione
(Mauro Sandreani, Atalanta-Inter).

UN BOMBER DELLA MADONNA
Nelle altre stagioni Vignaroli non ha mai superato i 5 gol a partita
(Maurizio Compagnoni).

AL DI LÀ DI DOVE CAZZO MI TROVO
Al di là che abbiamo fatto meglio in trasferta che fuori
(De Biasi)

GRAZIE PER L’INFORMAZIONE
Manca meno alla fine
(anonimo pirla, o deficiente ignoto)

LAPSUS TESTICOLARE
È scivolata fra le balle… fra le braccia di Peruzzi
(Stefano Nava)

ORGE FRENETICHE
Un giocatore della Samp che non riusciamo a identificare, perché è ricoperto da medico e massaggiatore.
(Solita radiocronaca rai)

CHI, RAUL?
Non riesce a domare la palla Raul, che finisce in fallo laterale
(Bruno Longhi, Juve-Real)

NE VOGLIONO UN ALTRO?
Serata benefica pro tsunami a Indian Wells.

PRENDIAMO ATTO
Accorcia le distanze l’Arezzo. Genoa 2 Arezzo 0.
[forse prima stavano 3-0…]

IL MODERNO CONCETTO DI SONTUOSITÀ
Gibbs, nonostante il cognome sontuoso, è nato a Milano
(Izzi, Parma-Siviglia)

GLIELA DO IO, SE VUOLE
Vorrebbe una gomitata, anche, Valtolina
(Antonio Nucera)

C’E’ MIO NIPOTE CHE E’ TANTO BRAVO…
“Svaghen-Stagher” (sarebbe Schwainsteiger)
(Eurosport News, il solito raccomandatello)

“Finisce 4-1” (sulle immagini di Ballack che segna il 4-2)
(idem)

SGONFIATELO!
Maresca, che rimbalza davanti al portiere Mareggini
(Orlando, Livorno-Fiorentina)

ALTRO GENIALOIDE
… riscaldare alcuni elementi della panchina: distinguibilissimo Zoro [in quanto negro, N.d.Z.]
(Dotto, Messina-Udinese)

DICIAMOLO PURE
Un fallo diciamo così d’anca.

L’IMPORTANZA DI SAPERSI ESPRIMERE (COI PIEDI)
La cosa più importante di qui alla fine è pensare a cose più importanti
(Bruno Conti)

OSTIA!
Triaco ha immolato uno stinco
(Avellino-Rimini, un certo Porcelli)

Milone applica una guardia da Sant’Uffizio sulla punta di casa
(idem) Cioè gli dà fuoco se bestemmia? (D.d.Z.)

PIZZULEIDE
Non ci sono più le squadre materasso
(Bruno Pizzul, poche ore prima di Germania-Lettonia 8-0)

Zenga fa scudo col porco
(Pizzulapsus in Rapid Vienna-Inter)

L’autore di un gol della Georgia contro l’Italia si chiama Gakokidze, ma Brunone nostro, evidentemente contrariatissimo per il gol, riesce a chiamarlo Kagakatze

E METTERSI GLI OCCHIALI?
(Voce esagitata di un certo Colombo) Tiro, ed è rete!! Rete!! Belgio in vantaggio! Bellissimo gol!
(Voce pacatissima di Fabio Capello) È fuori, Colombo…
(Mondiali 1986 su TMC, finale per il terzo posto)

PECCIUME
Il guardalinee Lindbergh non trasvola sui falli
(Eraldo Pecci, Francia-Italia)

È uno che da bambino saliva sulle piante
(Pecci su Wiltord, leggermente scuro di pelle…)

LEGHISTI INSOSPETTABILI?
Si gioca su un terrone molto scivoloso
(Ezio Luzzi)

DOVE TE LO SEI MESSO IL CONGIUNTIVO?
Se quel palo sarebbe andato in gol…
(Ruggiero Rizzitelli)

SPIRITOSONE!
Ha lasciato partire un tiro telefonato, a cui il portiere ha risposto senza difficoltà
(Tonino Raffa)

IN CHE SENSO, FIGLIUOLO?
Fallo piuttosto interessante
(Angelo Benedicto Sormani)

QUALCHE PERLA EXTRASPORTIVA PER CONCLUDERE

VOGLIOSISSIMA
captata alla radio svizzera:
“In serata la Procuratrice Federale avanzerà la richiesta di pene”.

CONTENTI LORO…
L’India, che aspira a un seggio permanente nel nuovo Consiglio dell’A.N.O. allargato…
(Giornale radio svizzero)

In quei tempi lì, i presidenti venivano ammazzati come funghi
(Gerry Scotti)

La metà di 68 è 39
(sempre lui)

MEDIAVIDEO. Iraq: fatte saltare due chiese. Fedeli costretti a uscire prima. [Preferivano restare dentro?]

ACCOSTAMENTI MEDIAVIDEO FRA NEWS E PUBBLICITA’
Iraq: autobomba contro Allawi. IL DIMAGRANTE N°1 IN EUROPA!

ANCORA GENIALITA’ MEDIAVIDEO
Yemen: salvi gli quattro turisti dispersi. [E i regole de lu gramatica, acchì gli salva?]

Da un opuscolo di propaganda elettorale locale:
…ampia attenzione agli anziani: studio di soluzioni per il trasporto presso il cimitero e l’ospedale.