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"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

giovedì 11 febbraio 2010

Non sono venuta per lodare Shakespeare ma per seppellirlo...

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E la chiamano Fortuna

Questa è una triste storia americana di fine gennaio. Abraham Shakespeare, camionista nero di 47 anni, semianalfabeta (con quel nome, ironie della vita) tre anni fa comprò il biglietto giusto di una super lotteria. Il premio era di 30 milioni di dollari diluiti nel tempo, ma lui, essendo semianalfabeta, si autotruffò fin dall’inizio scegliendo la formula “17 tutti e subito”. Il seguito, un copione già scritto: i soldi buttati per rolex, auto di superlusso e altra simile merda (i famosi stoltus symbols), la beneficienza forzata, l’azione legale di un ex collega che reclama parte della vincita, ma perde la causa (quindi probabilmente aveva ragione…), l’assedio di un’aggressiva corte dei miracoli che lo assilla di richieste. Poi spuntano gli squali più grossi, ma soprattutto una bionda orca che spacciandosi per scrittrice interessata alla biografia del boccalone se ne autonomina in seguito consulente finanziaria, mette le mani sul gruzzolo, si installa nella nuova villa di Shakespeare. Che poco dopo sparisce. L’orca paga falsi testimoni perché dicano di averlo incontrato, invia strani sms dal cellulare dello scomparso, arriva persino a corrompere un agente di polizia, crea depistaggi che conducono ai Caraibi o a problemi di aids, e nel frattempo sposta somme sul proprio conto personale, spende un milione in automobili e mutande griffate (orcona e scorreggiona, probabilmente le mutande le buca). Venerdì 29 gennaio lo sventurato Abraham salta fuori: dal cortile di un avvocato “fidanzato” dell’orca, dov’era stato seppellito sotto uno strato di cemento.
Ma la cosa che più riempie di brividi, in tutto questo, è la faccia trista e stolida, con maglietta bianca e cappellone nero, del disgraziato in posa dietro l’assegno ingrandito della colossale vincita: sembrava già la faccia di un condannato, di un maledetto, di uno zombi, di un cavallo davanti al cancello del mattatoio. E la chiamano Fortuna.
I bigotti moralizzatori che da noi reclamano un tetto di legge alle possibili vincite sbagliano (come sempre) motivazioni e argomentazioni, ma nella sostanza hanno ragione. Non perché vincere troppo sia, come loro stupidamente sostengono, “diseducativo” o “immorale” (per queste personcine educativo è lo schiavismo, morale è farsi sfruttare come somari per quattro fottuti spiccioli e allevare figli come pezzi di ricambio del sistema, pronti a subire lo stesso trattamento, a farsi ammazzare costruendo Piramidi o Ponti sullo Stretto), ma perché far vincere miliardi a un poveraccio significa rovinargli l’esistenza, quando non addirittura porvi fine.
Premesso che il Gioco è una cosa meravigliosa, e che giocare per soldi è l’Anima del Gioco (non permettete a nessun bacchettone di convincervi del contrario!), preferisco i giochi che mettono in palio discrete, ragionevoli somme con cui togliersi degli sfizi o migliorarsi un poco la vita, ma evito come la peste il superenalotto e le super lotterie. Non si riesce ad avere un’idea di che luttuosa calamità sia il vincere troppi soldi finché la “fortuna” non ci colpisce sul coppino come una tegola caduta dal cielo, com’è capitato al povero Abraham. E a quel punto è troppo tardi. Anche se tu scappassi terrorizzato davanti all’esagerata vincita, e vi rinunciassi, nessuno ti crederebbe. La sentenza di disastro sarebbe inappellabile. Pare che dopo una recente megavincita italiana, il titolare della ricevitoria che aveva emesso il biglietto sia stato contattato dalla ‘ndrangheta che pretendeva la sua percentuale. E con quei bastardi sciacalli dell’informazione che si scatenano nella caccia al “fortunato” vincitore, dopo quanti minuti finireste sull’agenda del boss di turno? Dopo quanti minuti la vostra vecchia vita diventerebbe un pallido ricordo, non perché migliorata, ma perché fottuta, minacciata e avvelenata per sempre? Per non parlare dell’assalto dei finti amici, a migliaia, dei parenti fino all’ottavo grado che prima non vi cagavano, a decine, dei procacciatori d’affari truffaldini, a centinaia, delle associazioni di vera o presunta beneficienza, di vero o presunto no profit, per non parlare dei postulanti in proprio: a milioni, peggio delle mosche! Non c’è come diventare miliardari dal nulla per rendersi conto, anche se si è analfabeti e non si è letto Jean Paul Sartre, che l’inferno sono gli altri. La brutale verità è che certe mostruose ricchezze le potreste amministrare, gestire e godere solo se foste a vostra volta delle personacce col pelo sullo stomaco più duro del fil di ferro. Ma in quel caso non sareste lettori del mio zioscribesco blog (non sareste lettori PUNTO). E soprattutto sareste già ricchi…

4 commenti:

  1. oddio, io correrei il rischio.. :)

    pensavo fosse un tuo nuovo racconto, e invece scopro che è tutto vero. povero sir shakespeare, che brutta fine
    (sta orca poi è pure un gran cesso!)

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  2. più che ora dire orco... orco d.. !
    comunque la FIGC ha stabilito che la bestemmia sarà punita con l'espulsione, rigore alla squadra avversaria e un mese di allenamenti con Ferrara.
    Di ricchi è pieno il mondo, anche di ricchio è pieno il mondo. Se la ricchezza dei ricchi è dovuta solo in parte alla fortuna, la ricchionezza dei ricchio è solo puro culo. E che culo direte voi! Però anche questo shakespeare deve essere stato un bel minchione. Non tutta la fortuna viene per nuocere!

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  3. Che il mio atteggiamento (stoltus symbols compresi) sia un po' l'eterno discorso della Volpe e l'Uva? Mi sa anche a me, amici miei... :-)
    Però ho provato a immaginare le mie reazioni, e sono QUASI sicuro che per una vincita di 300mila euro toccherei il cielo con un dito, mentre davanti a 30 milioni avrei una crisi di panico, e invece del cielo toccherei... lo sportello dell'armadietto dei medicinali, in cerca di calmanti&affini.
    Mettiamola così: se le mie farneticazioni vi spingeranno, per comprensibile reazione bastiancontraria, a comprare il biglietto vincente, non dimenticatevi... la percentualina per Zio Scriba!

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  4. la cosa più difficile (per i più,almeno), quando e se all'improvviso si diventa ricchi, è resistere alla tentazione di dirlo a qualcuno. cioè, in due parole, di rivelare al mondo che si è passati di categoria. se vi succedesse, ricordatevi di Forrest Gump, che alla notizia di aver guadagnato somme incalcolabili a seguito di un investimento in azioni Apple Macintosh, ebbe solo a commentare che ora aveva un problema in meno, quello dei soldi...

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