"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
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giovedì 7 marzo 2019

Milan Kundera - L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL'ESSERE

voto: 9

(pag 106)
"Il rumore mascherato da musica la insegue fin dalla prima giovinezza. Quando studiava all’Accademia di Belle Arti doveva passare tutte le vacanze in un cosiddetto cantiere della gioventù. Abitavano in camerate comuni e lavoravano alla costruzione di un’acciaieria. La musica strepitava dagli altoparlanti dalle cinque del mattino alle nove di sera. Lei aveva voglia di piangere, ma la musica era allegra e non si poteva sfuggirle da nessuna parte, nemmeno al gabinetto, nemmeno a letto sotto le coperte, gli altoparlanti erano dappertutto. La musica era come una muta di cani lanciati contro di lei.
A quel tempo pensava che quella barbarie della musica regnasse solo nel mondo comunista. All’estero, ha scoperto che la trasformazione della musica in rumore è un processo planetario che fa entrare l’umanità nella fase storica della bruttezza totale. La bruttezza si è manifestata dapprima come onnipresente bruttezza acustica: le automobili, le motociclette, le chitarre elettriche, i martelli pneumatici, gli altoparlanti, le sirene. L’onnipresenza della bruttezza visiva non tarderà a seguire."

(pag 114)
"Un paio d’anni dopo aver lasciato la Boemia, si trovò del tutto casualmente a Parigi proprio nell’anniversario dell’invasione russa. Si teneva una manifestazione di protesta e lei non poté fare a meno di parteciparvi. I giovani francesi sollevavano il pugno urlando slogan contro l’imperialismo sovietico. Quegli slogan le piacevano, ma all’improvviso scoprì con stupore di non essere capace di gridare insieme agli altri. Non resistette nel corteo che pochi minuti.
Confidò quell’esperienza agli amici francesi. Ne furono stupefatti: «Ma allora tu non vuoi lottare contro l’occupazione del tuo paese?» Lei voleva dir loro che dietro il comunismo, dietro il fascismo, dietro tutte le occupazioni e tutte le invasioni si nasconde un male ancora più fondamentale e universale, e che l’immagine di quel male era per lei un corteo di gente che marcia levando il braccio e gridando all’unisono le stesse sillabe. Ma sapeva che non sarebbe riuscita a spiegarglielo."

(pag 271)
"In una società dove coesistono orientamenti politici diversi e dove quindi la loro influenza si annulla o si limita reciprocamente, possiamo ancora in qualche modo sfuggire all’inquisizione del Kitsch; l’individuo può conservare la sua individualità e l’artista può creare opere inattese. Ma là dove un unico movimento politico ha tutto il potere, ci troviamo di colpo nel regno del Kitsch totalitario.
Quando dico totalitario voglio dire che tutto ciò che turba il Kitsch è bandito dalla vita: ogni espressione di individualismo (perché ogni discordanza è uno sputo in faccia alla fratellanza sorridente), ogni dubbio (perché chi comincia a dubitare di una piccolezza finirà col dubitare della vita in quanto tale), ogni ironia (perché nel regno del Kitsch ogni cosa deve essere presa con assoluta serietà), e inoltre la madre che ha abbandonato la famiglia o l’uomo che preferisce gli uomini alle donne, minacciando in tal modo il precetto divino: «crescete e moltiplicatevi».
Da questo punto di vista, possiamo considerare il cosiddetto gulag come una fossa settica dove il Kitsch totalitario getta i suoi rifiuti."

Il motto a caratteri cubitali verdi che domina dall’alto il mio blog (DUBITARE, DISOBBEDIRE, DISERTARE) non vuol essere soltanto un semplicistico (e doveroso) slogan antifascista, ma si applica anche agli imperativi di precettazione delle rivoluzioni dei Buoni & Giusti & Perfetti (che tali, alla resa dei conti, non si rivelano quasi mai, per non dire MAI). Kundera ci ricorda che le voci delle menti più dotate, intelligenti, originali e oneste sono sempre state e sempre saranno fuori da ogni coro. PARECCHIO fuori.
Per tornare all’Insostenibile leggerezza dell’essere, quello che rifiuto è ciò che Kundera genialmente designa come “il Kitsch della Grande Marcia”.
Mi scopro insomma in sintonia con questo grandissimo autore di cui avevo solo sbiaditi ricordi di vaghe suggestioni adolescenziali.
Lettura (o rilettura) che consiglio appassionatamente a tutti.

16 commenti:

  1. Mi sa che è ora di rileggere

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  2. Da anni lo devo leggere, dopo questo tuo post un obbligo ;)

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  3. Grazie, caro Nicola, per aver rivitalizzato l'attenzione verso questo grande capolavoro, folgorante sin dal titolo e dall'incipit riguardante, quest'ultimo, il mito dell'eterno ritorno di Nietzsche. Mi piace ricordare inoltre l'audiolibro di "L'insostenibile leggerezza dell'essere" con l'eccellente lettura ad alta voce da parte di Fabrizio Bentivoglio.
    Grazie ancora. Un abbraccio,
    Gaetano

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    1. Ciao Gaetano! Anche se per me la lettura sarà sempre un atto silenzioso, da fare con gli occhi e su carta, apprezzo molto questa tua segnalazione, anche perché Bentivoglio è uno dei miei attori preferiti.
      Un abbraccio.

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  4. Uno dei romanzi di cui so l'incipit a memoria, segno che mi è piaciuto molto, ma lo avevo letto proprio a causa di Nietzsche

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    1. Gli ho dato "9", ma se penso a cosa si pubblica (e si pompa, e si elogia, e si premia, e si vende) oggi in italiA (le missilate, le ciabattate, le giordanate, tutta roba che per assurdo mi spinge a rivalutare gli estimatori di Moccia e Volo, che almeno non hanno la spudoratezza di spacciarli per Letteratura Suprema!) avrei dovuto dargli... "99".

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    2. Ogni dieci anni c'è un tracollo nel campo dell'editoria, questo se non sbaglio è uscito all'inizio degli anni ottanta, da allora sono arrivati quattro tracolli :-D

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    3. La nostra grande editoria mi pare in tracollo prolungato... l'ultimo vero scrittore da lei lanciato è stato Aldo Busi (e pure lui non è che mi faccia impazzire...) :-))

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    1. Io rileggo raramente, ma, a giudicare dall'attuale andazzo editoriale, mi sa che se diventassi molto vecchio mi toccherà quasi SOLO rileggere. Fortuna che di capolavori ne ho letti a centinaia, e ancora qualcuno lo devo scovare, anche se ormai giornalisti e critici fanno di tutto per nasconderli... Bisogna diventare bravi e originali come lettori ancor più di quanto non si possa esserlo come scrittori.
      Un abbraccio.

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  6. Ne ho sentito molto parlare di questo libro e magari lo leggerò non appena finirò di leggere con la mia lentezza alcuni libri tra i quali:

    "Potevo rilassarmi e godere della bellezza tutt'attorno. Il sole sparpagliava luce e gli uccelli cinguettavano che parevano messi lì da Mozart,come note col becco su pentagrammi vegetali,e lui non chiedeva mai niente del paesaggio,anzi lo respirava estatico,e sembrava sul punto di dirmi chiudi gli occhi e guarda,per poi descriverlo lui a me".

    Stavo facendo un viaggio in aereo e potevo portarmi dietro solo poche cose,scelsi di continuare la lettura di questo libro per il piccolo spazio che mi occupava...e mi rilassai doppiamente, tra le prime righe su riportate e la bellezza di quell'altitudine che assaporavo nel bianco delle nuvole.


    I tuoi libri sono un misto tra terra e cielo...descrizioni di vita terrena a cui spesso giungono un paio di ali dandoti la scelta se rimanere nel realtà di questa terra ferma o lievitare altrove.Questa è la mia percezione leggendoti.

    Che poi un po'di " leggerezza dell'essere" che si collega al post ci sta :-)

    Un abbraccio

    L.

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    1. Grazie, L., per queste parole che per me sono una boccata d'ossigeno, in un periodo in cui i lettori sembrano essersi dimenticati dei miei bei vecchi libri, e in cui molti non riescono a capire (o non vogliono capire) che le mie più recenti autoproduzioni ne sono completamente all'altezza, per intensità, originalità, qualità, e che avere un (non) editore di Seattle non è un ripiego, ma una fiera ribellione di stampo angelico nei confronti dell'inferno di mediocrità che la casta editoriale e quella mediatica stanno colpevolmente e impunemente instaurando in questo misero paese che odia i veri artisti.
      Un abbraccio.

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