"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

mercoledì 30 maggio 2012

A VOLTE VORREI GUARIRE DALLA MIA TROPPA GENTILEZZA


Vorrei essere capace di comportarmi come il tizio del video. Camminare incurante (o inculante?) di tutto e di tutti, travolgendoli al mio passaggio. Io sono sempre stato il tipo del ragazzo gentile: mi fermo, cedo il passo, mi faccio da parte, tengo aperte le porte, distribuisco sorrisi. Se sono in macchina, faccio di tutto per agevolare gli altri automobilisti, e mi fermo per lasciar attraversare sulle striscie anche gente che non ha ancora deciso di attraversare. Sulla ciclopedonabile, metto i piedi nell’erba pur di non intralciare un ciclista. Se cedo il passo a una persona, non è certo perché mi reputi di rango inferiore a lei, né perché qualcuno mi abbia inculcato quel comportamento quand’ero piccolo (bastiancontrario e ribelle come sono, avrei fatto l’opposto). E nemmeno perché io sia più “buono” della media degli altri esseri umani. Lo faccio, egoisticamente, per la splendida sensazione di sentirmi un Signore (e anche per sentirmi benvoluto e apprezzato dagli altri: ne ho bisogno come un bambino, e voi miei lettori lo sapete). Ma ci sono dei casi in cui vorrei tanto non esserlo. Gentildonne griffate che se ne vengono avanti in coppia affiancata, e pensano che il fatto di avere la vulva (neanche la Volvo, la vulva) debba far sentire te, maschiaccio, in dovere si scendere dal marciapiede per farle passare. E se per caso tu scendi (come sempre faccio io, rischiando anche di farmi arrotare…) non aspettarti di veder comparire un mezzo sorriso di ringraziamento sulle labbra serrate di quel grugno da stronza. Ecco, in quel caso bisognerebbe proprio esser capaci di belle spallate mooolto contundenti. Senza chiedere scusa, è ovvio: la simpaticona non lo merita. E poi quelle odiose famigliole a ventaglio (minimo sette componenti) che riescono a occupare con ottusa prepotenza l’intero marciapiede anche quando è più largo di un’autostrada a tre corsie: genitorozzi al telefono, nonna rincoglionita che mangia il gelato con le orecchie, un paio di passeggini, almeno due altri marmocchi più grandi a testa bassa sui nintendo. Sembra quasi che lo scopo della loro manovra a tenaglia sia di catturarti per poi cucinarti per cena, e allora immagini che da un momento all’altro uno di loro (probabilmente il cazzofamiglia) si metta a gridare “Sparviero!”, come in un vecchio gioco della mia infanzia. Qui le spallate non bastano: la situazione richiederebbe sapienti colpi di arti marziali particolarmente assassine (risparmiando magari, se proprio si vuol essere magnanimi, la nonna, e quelli più piccoli dentro i passeggini). Infine, se il marciapiede è stretto assai e su esso si affaccia la vetrina di una cazzo di boutique, immancabile sarà l’assembramento-bivacco di quattro o cinque carampane, che per studiarsi bene la vetrina impediranno per secoli il passaggio di chiunque. In quei casi sono sempre tentato di ripetere la battuta del grande Totò: “Cos’è, una dogana, un posto di blocco…?”, ma non lo faccio mai, perché di sicuro non capirebbero la citazione, e sconcertate mi darebbero del maleducato, loro a me, che sono tanto cavaliere. Insomma, la mia patologica gentilezza mi fa perdere mille occasioni di trattare certa marmaglia nel modo che merita. Non ce la farò mai, va troppo contro la mia natura. Ci sarà una cura?

lunedì 21 maggio 2012

RACCOLTA DIFFERENZIATA BIS - "Pulce e il terzo colpo"



PULCE E IL TERZO COLPO


 
C’era il sole ma non ci metteva l’anima e faceva frescolino, doveva essere un sostituto, e io ero bello tranquillo sul dondolo a leggermi Cristo sui pattini a rotelle.
Sentii arrivare la mia dolce vicina Karin con la figlia Yara. Le stava dicendo di non strappare i fiori, se no quei signori sgridavano. “Quei signori” erano l’architetto. Un idiota che vive per tagliare l’erba e spiare i vicini. Aveva già avuto due infarti, ma un giorno sì e uno no tagliava l’erba sotto il sole cocente, l’astro titolare s’intende, e rompeva i coglioni al mondo con quel cazzo di rumore, e il terzo colpo non gli era ancora venuto. Certo, faceva una gran pena, poveraccio. Mi avrebbe fatto meno pena se fosse stato alcolizzato o simili. Il giorno che non tagliava l’erba usciva ogni dieci minuti e pattugliava avanti e indietro, per controllare la ricrescita. I fili d’erba che crescevano dovevano dargli dei gravi problemi psichiatrici. Odio la merda di cui s’ingrassano gli psic-anal-isti, ma i fili d’erba dovevano essere per lui qualcosa di veramente terribile, tipo i peli del cazzo di suo nonno che lo molestava da piccolo. La sua vita era questo. Tagliava l’erba rumorosamente e spiava. Spiava e tagliava l’erba. Oppure ti spiava con la scusa che stava tagliando l’erba, e allora si divertiva davvero. Se non stava tagliando l’erba, per spiare si appostava fra i cespugli o dietro il ciliegio. Lo beccavi quasi sempre ma lui non si scomponeva e andava via come niente fosse.

La dolce Karin ripeté ancora a Yara di lasciar stare i fiori. L’architetto spione non si vedeva né sentiva, ma doveva essere già lì appostato da qualche parte a spiare e a scoreggiarsi addosso. Karin disse ancora qualcosa alla sua bimba di un anno e pochi mesi. Sempre dolce, la mia vicina preferita. Poi le disse che Marlon e Mathias non avrebbero aspettato. Marlon e Mathias sono i miei nipotini. La portava a giocare dai miei nipotini. Dall’altra parte dell’isolato. Io ultimamente ero più o meno innamorato di questa Karin. Mi innamoro sempre di quelle già felicemente sposate. Così non ci sono pericoli né sofferenze né rotture di cazzo. Non si può fare punto e basta. Sono un pigro e un codardo. E mi piace starmene sul dondolo a leggere. Al massimo lavorarmi una tortilla e una lattina di birra mentre leggo. Ma più che altro leggere. Persone ammesse al mio cospetto mentre leggo: uccellini, grilli, la mia gatta Ciopy. Ammetterei volentieri anche la dolce Karin. Magari solo per coccolarmi e riscaldarmi un po’ in giornate come oggi quando il sole non è di ruolo, e con la felpa fa freschino. Ma è felicemente sposata con uno che vende barche di lusso in Florida. Ne vende tante e fa un mucchio di soldi. Non posso competere. E poi l’ha sposata prima lui e tutte quelle balle lì.

Ad ogni modo, avrei quasi voluto darle una voce. Salutare lei e la sua piccola bionda Yara mentre passavano dietro la siepe senza vedermi. Passavano in strada dopo aver svoltato fuori dal viottolo. Ma rinunciai. Sul dondolo infrattato tra gli alberelli mi mimetizzo molto bene. Persino l’architetto fa fatica a controllarmi, quando sto lì. Inutile rivelare d’improvviso la mia presenza a chi non se l’aspetta. Avrei potuto spaventarle. O passare io per spione infrattato. Magari a spararsi una sega mentre spia la dolce Karin in pantaloncini corti. Poi sentii una cosa. Sentii la dolce Karin che chiamava sua figlia Pulce, e pensai, anche mia mamma da piccolo mi chiamava così. Mia mamma che ora non c’era più. E mi intenerii. Mi intenerii tantissimo. Però qualcosa non tornava. Diceva Pulce vai via. Pulce vai a casa. Faceva dei versi per cacciare indietro questa Pulce. Quindi non poteva essere Yara. Con le deduzioni devi lasciarmi stare perché sono una specie di genio, io. Doveva essere il loro gattino nero. Mica lo sapevo che si chiamava Pulce. Comunque era di certo il loro gattino. Il gattino voleva seguirle per strada e la strada era pericolosa. E la dolce Karin lo ricacciava indietro. Poi sentii che lei e la bambina se ne andavano, e il gattino doveva essere rimasto lì, perplesso, a metà via, nel vialetto che gli Hayworth hanno in comune con l’architetto. Perché l’architetto è un tizio in pensione che ha acquistato la vecchia fattoria di una mia zia che ora vive in Canada. Ma aveva fatto male i conti. Non ci riusciva, lo spione, a pagare le rate della fattoria e nello stesso tempo starci dietro a comprare tutti quei motori sempre più rumorosi per i vari tagliaerbe del cazzo. E a un dato momento aveva dovuto dividere in due la fattoria, e l’altra metà l’aveva venduta a degli imbecilli, che poi per fortuna l’avevano rivenduta a questi Hayworth. Che sono tipi simpatici che hanno un po’ deimbecillizzato la zona.

Inutile farla lunga. Dal dondolo vidi spuntare nel vialetto lo spione segaerba. Aveva sentito cacciare indietro Pulce ed era venuto a vedere. A un tratto mi venne da pensare che avrebbe potuto approfittarsene per uccidere a calci il gattino. Non c’era un motivo vero per pensarlo. Ma io sono un tipo intuitivo e spesso ho di queste intuizioni, perché non costano fatica e puoi averle anche se sei un pigro e un codardo, che se ne sta sul dondolo a leggere Bukowski.
L’architetto si sporse dal pilastro in fondo al vialetto per controllare Karin e Yara che andavano via. L’avevo lì a cinque metri. Ma non si accorse di me. Stavolta ero in vantaggio io, sul maledetto spione. Lo stronzo che un anno prima si era goduto l’agonia di mio padre malato di cancro nascondendosi fra i cespugli e dietro il ciliegio vicino alla palizzata. Cristo sui pattini a rotelle era il racconto più divertente che avessi mai letto, almeno la prima parte, ma il momento era cruciale. Me lo sentivo. Chiusi il libro e stetti in ascolto. Il presentimento era giusto. Non mi ero sbagliato. Sentii un tonfo. Sentii un suono come di orsacchiotto di peluche che viene schiacciato con violenza. Sentii un altro tonfo più forte del primo. E gemiti e rantoli soffocati. Rantoli umani. Non proprio umanissimi, diciamo. Doveva essere l’architetto. Uscii dal mio cancello, girai l’angolo e vidi. A metà vialetto c’era il micino agonizzante. Rovesciato sulla schiena, dimenava le zampine. Sofferente ma vivo. Vicino a lui c’era a terra il suo aggressore. Il terzo colpo, avrei scommesso. Gemeva e rantolava. Sofferente ma vivo. Credo chiedesse aiuto. In mezzo a tutti quei ciuffi di peli di cazzo verdi di suo nonno. Allora presi il gattino, lo sollevai con cura e con tutto l’amore possibile, corsi via con Pulce tra le mani, saltai in macchina, e lo portai di gran carriera all’assistenza veterinaria.

mercoledì 16 maggio 2012

REPLICOZZE SCELTE - "grisù superstar"


grisù superstar


Un giorno inqueltempo il Buondio Motta si accorgette che era diventato antipatico alli uommini (forse perché aveva accoppato qualche tonnellata di Gericani e Giziani, ehssìssì ehggià, credo proprio che aveva esagerato un po’ troppettino) e che tutti li dicevano le brutte parole, ma proprio di quelle proprio brutte brutte. Ma brutte.
   
Ineffetti ammemmipare che per essere un Buondio ce ne avesse mannate un potroppe di guerre, pestilenze, flatulenze e ucarestie.
Perché ma allora minchia i Dii cattivi che minchia spediscono, pacchi di namitardi per i neonati infantili?
Ci mannasse un po’ più di manna sto cornuto!

Allora per fare la pace il Buondio Motta mandò giù Grisù Superstar, il draghetto buono con l’alitosi che vuole fare dagrande il pompiere.
Solo che però a volte si dimentica di essere un drago, e allora presempio purtroppo ha seccato una pianta di fichi che passava di lì per caso.
E unaltra volta gli è scappato un rutto nell’aqua che è diventata tutta rossa e quegli imbecilli si credevano che era diventata vino e si scottarono come tordi alla fiamma e allora ci fu l’invenzione della lingua flambé.
Con l’alitosi soccazzi.
Unaltravolta poi basta la smetto seppellì vivo un certo Lazzaruzzo dicendo tranquillo che poi ti risorgo ma Lazzaruzzo morette, e quella fu invece l’invenzione del sceminterrato. 
(Approfondisci in classe: riflessioncina sull’estrema, drammatica transitorietà dell’espressione “sepolto vivo”.)

Da grande il Buon Grisù riuscì a coronare il suo sogno, ma siccome gli altri pompieri del Mapez Sció non si fidavano a lasciargli spegnere gli incendi, lui se ne stava tutto il giorno in caserma a raccontare parabole, che sono delle cose che si sa da dove partono ma non si sa mai dove ti arrivano sul grafico ascisso e delle volte puranco in culo, e gli altri pompieri gli dicevano che era molto meglio se raccontava qualche barzelletta zozza che almeno si capiva, oppure che stesse zitto e li lasciasse riposare in pace e la smettesse di rompere i cugliuna, solo che il problema è che se stava zitto sbadigliava e dava fuoco alla caserma, e allora gli altri presero l’abitudine di legarlo e imbavagliarlo e nel trambusto ci scappava anche qualche calcio e una qualche badilata ma non facevano apposta, e allora lui diceva padre perdonali perché non sanno quello che fanno e gli altri gli rispondevano senti chi parla brutto incendiario vaffanguglia.

Comunque tutte queste parabole non satellitari spaccano una volta per tutte una lancia in testa, aprendo breccia n’il cranietto stronzettino, a tutti quelli che dicevano che Grisù fusse comunista.
Ci sta la parabola padronale schiavista del vignaiuolo berlusconiano formigoniano (se lavori e produci bene altrimenti crepa), c’è quella capitalistica finanziaria dei talenti (se hai moneta da investire bene altrimenti schiatta) e c’è quella nobiliare classista del figliol stronz, pardòn, del figliol prodigo (se nasci nella famiglia giusta puoi combinare tutto sommato quel cribbio che vuoi, che tanto le chiappe ce le avrai sempre coperte).

Grisù Superstar perì a trentatré anni nell’incendio di un tronco a cui s’era legato per scherzo, poco prima di starnutire, ma ancora adesso, a distanza di duemila anni, milioni di piromani sperano nel suo magico ritorno, o che almeno si decidano finalmente a replicare il Mapez Sció, che di tutti questi cartoni giapponesi ne abbiamo francamente pieni i limoni. Nel frattempo qualche testa di cappero ci ha fatto pure un miùsicol, altri ci hanno speculato sopra con gadget macabri di ogni tipo, e li han saputi piazzare dappertutto, che al confronto quelli della banda di Guerrestellari sono poveri dilettantucoli senza fantasia (avete mai visto Obiuànkenobi appeso in qualche aula scolastica?!)



martedì 8 maggio 2012

Il mio "Quelli che" 2012


[con tante affettuose scuse a Beppe Viola e a Enzo Jannacci, ma anche alla mia amica Xtc che mi ha di recente preceduto e ispirato]

Quelli che sentono le voci, e vigliacca ne avessero mai sentita una intelligente
Quelli che l’Inglese è più pratico e conciso, sempre
Quelli che quindi anche “the day after tomorrow” è più pratico e conciso di “dopodomani”
Quelli che l’ha detto il prete in chiesa
Quelli che fichissima quella pubblicità, ma come, non l’hai vista?!
Quelli che “ci vorrebbe una bella dittatura”
Quelli che sparano cazzate in latino per far vedere che hanno studiato
Quelli che il vescovo la pensa come me quindi sono nel giusto
Quelli che R.I.P.

Quelli che si torturano le chiappe col cilicio e poi dicono che i malati sono i gay
Quelli che vanno a letto con la figlia per sbaglio (al buio sembrava la moglie)
Quelli che mantengo una caterva di troiette per colpa vostra
Quelli che la narrativa non serve
Quelli che cliccano sulla pubblicità truffaldina credendo di essere davvero il milionesimo visitatore
Quelli che bisogna pensare di meno e lavorare di più
Quelli che la ‘ndrangheta qui non l’ho mai vista passare, ma forse ero distratto
Quelli che i miliardi ai partiti sono indispensabili per la democrazia
Quelli che Uau

Quelli che lavorano in tv e se non sanno più come far soldi cagano fuori un libro
Quelli che corrono a comprarlo
Quelli che lei è un Genio, tuttavia…
Quelli che siccome l’Africa aveva pochi problemi sono andati a portargli i monoteismi sanguinari
Quelli che si prendono sul serio anche quando scorreggiano
Quelli che non hanno mai scorreggiato in vita loro (sostengono)
Quelli che cielle è del tutto estranea
Quelli che dicono porcozio per non beztemmiare
Quelli che assolutamente

Quelli che Branca sta facendo un ottimo lavoro
Quelli che stiamo cercando di rafforzarci con uno da Pallone d’Oro: Bosingwa
Quelli che le fabbriche d’armi concorrono alla Crescita (dei bambini bombardati?)
Quelli che si credono intelligenti a scrivere “nn” invece di “non”
Quelli che un pelo di figa tira più pensieri del loro cervello
Quelli che sparano agli elefanti
Quelli che bisogna aprire un tavolo
Quelli che senza se e senza ma
Quelli che ah, okèi

Quelli che se ti confessi e ti comunichi sei a posto
Quelli che non siamo mica grulli da chiudere i negozi alla festa
Quelli che non hanno mica ben capito che poi alla fine si crepa
Quelli che fanno lo stage ma te lo chiamano stéig
Quelli che se vanno all’estero per lavoro ti dicono che vanno “a chiavare delle fighe”
Quelli che alla moglie dicono solo vado all’estero per lavoro (che è meglio)
Quelli che al giorno d’oggi la trama è tutto
Quelli che la canzone è troppo orecchiabile
Quelli che il film è lento

Quelli che non offenderti se te lo dico ma sei uno stronzo
Quelli che bipartisan
Quelli che ma a parte questo vezzo di scrivere, che cazzo di lavoro fai?
Quelli che “non è il suo piede”
Quelli che il colesterolo bisogna andare a misurarlo settimanalmente, finché una mattina si schiantano mentre ci vanno
Quelli che comprano la laurea
Quelli che per lasciare traccia nel mondo sputano per terra
Quelli che in fondo ti si chiede solo di andare a messa
Quelli che “tipo”

Quelli che prima di farsi apparire la madonna si assicurano che l’area sia edificabile
Quelli che non votano ai referendum per non dare pareri gratis
Quelli che beato chi ti vede (ma vai a cagare)
Quelli che Dante vorrebbero leggerlo da tempo, ma aspettano di scroccare l’ebook pirata
Quelli che trattano mezz’ora con un poveraccio sul prezzo del braccialettino, e se ne vantano pure
Quelli che gli scudetti sono nostri perché li abbiamo rubati sul campo
Quelli che ammazzano per un parcheggio, però in fondo non sono cattivi (nooo)
Quelli che perdonano al volo il killer del figlio, e ti viene il dubbio che l’abbiano ingaggiato loro
Quelli che virgolette

Quelli che ordinano sei lavastoviglie credendo di firmare una petizione
Quelli che smettetela di nutrire cani e gatti che c’è la fame nel mondo
Quelli che i videogiochi fanno bene
Quelli che stravolti resistono in rincoteca dal sabato sera alla domenica mattina convinti che ciò faccia di loro degli eroici figaccioni
Quelli che la profezia dei maya
Quelli che però i vignettisti danesi un po’ se la sono cercata (ma vaffanculo!)
Quelli che viva la foca
Quelli che invece di fare il tifo per l’Inter o per il Milan fanno il tifo per il papa
Quelli che ridono in fiducia perché gli han detto che quel noioso pirla lì è un comico

Quelli che al massimo farà due gocce, perché ho pregato padrepio per la grigliata all’aperto
Quelli che po*codio grandina sulle costine


venerdì 4 maggio 2012

RACCOLTA DIFFERENZIATA BIS - "Sono tua cugina"


SONO TUA CUGINA


Mi chiamavo Gianriccardo ma non era colpa mia, e così un dato momento, com’è, come non è, mi trovo imbarcato su questa PARTY GAY ON LINE, che è una linea multipla tremendamente ramificata dove si può discutere, ci si può confrontare, si possono intavolare congressi, ci si può masturbare anche a gruppi di quattro o cinque in simultanea, e in teoria si possono fare un bel mucchio di conoscenze stimolanti.
Devo dire che ‘sto PARTY GAY ON LINE ti dà un casino di soddisfazioni. Innanzi tutto ha un numero lunghissimo e molto bello nelle sue forme. Trentatrè cifre, mi pare, o giù di lì. Ma in più si avvale, si giova, diocaro, di una serie di ponti e di punti di rimbalzo indubbiamente da record.
Amici, è bellissimo! Vertiginoso! Perbacco! Pensa che la tua voce rimbalza prima da Tananarive in Madagascar, poi da Hermosillo in Messico, quindi da Asuncion in Paraguay, da Trondheim in Norvegia, Ulan Bator in Mongolia, Adelaide in Australia… Perdindirindina poffarbacco, ti vengono i brividi soltanto a pensarci. È anche un buon modo per ripassarsi la geografia. Il tuo seme che si sparge per il mondo. E ci si lasciano soltanto quei settanta, novantaquattro scatti preliminari. Poi entrano le musichette, i sospiri, i carillon, e dopo cinque minuti parte la voce che ti prende per mano e ti guida attraverso le opzioni, che uno può scegliere e selezionare componendo dei numeri irrazionali di centoventidue cifre. Per esempio ci sono Amanti jungla, Barzellettieri d’Italia, Velociraptors, Tizi escrementizi, Meteore, Travestiti del giovedì, Senzamani, Perplessi del profilattico, Cerbiattelli, Fate con comodo, Ignavi, Indecisi, Non so/non risponde, Mastro Lindo bim bum bam.
L’unico difetto di PARTY GAY ON LINE è che non sempre è molto affollato, per cui ci sono delle volte che su determinate opzioni finisce che te lo meni ascoltando l’eco della tua voce irriconoscibile che rimbomba e riecheggia su e giù per Tananarive, Hermosillo, Asuncion, Trondheim, Adelaide, Ulan Bator, diocaro.
Ti vengono i brividi pure se pensi alla bolletta, ma finora nessuno in casa aveva detto niente. Sapete, abbiamo le tariffe commerciali agevolate, quelle che più chiami meno spendi. Papà, che si chiama Orso Maria Giuseppa, per gli amici Orsobeppa (e ben gli sta), vende merda all’ingrosso. E come passatempo grosso modo froda il fisco.
 
Quel giorno, dopo un migliaio di scatti che non m’avevano permesso d’incontrare anima viva, a ‘sto cazzo di PARTY GAY di minchia, riagganciai.
Ma ormai per me è come una droga. Non riesco a rimanerci lontano per più di tre quarti d’ora. Così, poco più tardi, convintissimo d’essere stato l’ultimo in casa a telefonare, mi ripiazzo alla mia postazione, il duplex nella cameretta di mia sorella, in piedi, la patta aperta e la carta igienica per pulire, e per fare prima pigio il tasto REDIAL. Partì la scarica di semitoni. La scarica in effetti mi parve più breve del solito. Ma non ci feci caso. Sapete, col tasto REDIAL l’ultimo numero che hai fatto viene richiamato veloce veloce, sparando via una raffichetta impercettibile. Be’, finalmente m’imbatto in una voce, subito, senza passare per le opzioni, e mi appresto tutto contento a parlare del più e del meno con questa voce, ma però senza menarmelo. Inizialmente.
La voce stavolta devo dire era dolcissima, bellissima, invitante, arraposa. Strano. Sembrava una voce femminile.
«Ciao, io sono Gianriccardo, purtroppo» dico comunque a questa strana bella voce che sembra femminile.
«Ciao Ricky» risponde la voce. Sempre più femminile. Sempre più arraposa e dolce. A questo punto, com’è come non è, me lo ritrovo in mano. Già bello caldo e maniaco e pulsante.
«Ascolta» dico, «ma tu con quella bella voce dolce, sei per caso un maschietto?»
«Certo che no» mi dice. Mi pareva di conoscerla, a ripensarci meglio.
«Sei un transessuale?»
«Uffa noo.» La parola transessuale dev’essere una parola magica. Mi era diventato il doppio.
«Ho capito, sei una di quelle che gli piace allacciarsi in vita un dildo e inchiappettarsi gli uomini.»
«Ricky, sono tua cugina!»
«E che diavolo ci fai su PARTY GAY? Sei per caso diventata lesbica?»
«Non sono a nessun cavolo di party, sono a casa mia e sono tua cugina, stupido. Ho parlato con tua mamma venti minuti fa.»
«Cosa?»
«Mi stai mettendo in imbarazzo, Ricky. Cos’è questa storia del dildo? Che diavolo è un dildo?»
«…»
«Cos’hai, bevuto?»
«Era solo uno scherzo» balbettai.
«Lo spero per te.»
«…»
«Ricky, ci sei ancora?»
«Sì, sì. Ci sono.»
«…»
«…»
«Ma ti senti bene, Ricky?»
 
Che voce dolce e comprensiva, la cuginona. Lei soltanto mi chiamava Ricky. Mi piaceva così tanto, essere chiamato Ricky… E aveva quelle due gambe così vertiginose, portava sempre gonne lunghe con lo spacco più lungo della gonna, e quella voce dolcissima…
Sull’ultimo “Ricky” partì lo sbroffo più energico di tutta la mia vita. Da vincere lo schizzo in lungo alle olimpiadi. Quasi indietreggiai per il rinculo. Lo persi pure di vista. Dove cazzo era atterrato? Non ero più gay. Mi stavo innamorando di mia cugina. Sposata. Con figli. Una complicazione via l’altra.


martedì 1 maggio 2012

S.P.A.M.: Siete Proprio Affanculabili Merdoline



STAY AWAY!


Fortuna che stavolta prima di svuotare la cartella degli spandimerda mi è scappato l’occhio su questo esilarante messaggio: essendo (sembrando) in italiano me lo son voluto controllare, caso mai fosse il commento di un lettore vero, erroneamente eliminato dal sistema automatico. Invece trattavasi del solito coglionazzo angloide americozzo, che però aveva avuto la geniale idea di passare attraverso il comico traduttore google. Con questo gustosissimo risultato, che non potevo non copincollare per voi:

Ciao là, Io scoprii Suo sito web da modo di Google alla stessa durata come guardando per un comparabile soggetto, Suo sito web venuto su, esso appare buono . Io ho il bookmarked esso nei miei segnalibri di google. Io sono non certo il luogo Lei è ottenendo Suo l'informazione , comunque buono il tema. Io le necessità a spenda alcuni calcolano studiando molto più o lavorando fuori più. Grazie Io ero in ricerca di questo informazione per la mia missione. Also see my site preventivo seo

Ho provato a improvvisare una risposta a tono nella stessa esilarante gugollingua grulla:

Fottiti qua, Noi scoprimmo Tua idiozia da modo di agire con gluteo per due soldi decisamente hai rotto come pensando col tuo da deprecare ano, Suo stronzo galleggiante venuto su come boa, esso appare con puzza. Io non ho il bookmarked fesso nei miei segnalibri per mia fortuna. Io prematurata la supercazzola mi stai compromettendo lo scappellamento sia a destra che a sinistra informazione importa sega, comunque vai a fabbricare ani te e tua cacchina di piccione. Io necessità di poter dare legnate a chi frantuma pene impunemente senza rispetto alcuno, calcolando studiando prendendo mira prima o poi magari ti becco, spandimerdina che non sei altro perché non te ne stai fuori dai testicoli Grazie. Io ero in ricerca di tutto tranne che di gente fracassante scroti, ma se questa essere tua missione compatiscoti. Also see in my water closed, buttaci un occhio e buttatici tutto intero così poi tiro acqua, o magari tiro vino. Anche senza preventivo. Mascalzoncello spandimerdino.

ERESIA FLASH

A proposito di cose più o meno affanculabili: oggi era il Primo Maggio, ma l’arrogante sirena schiavista del simpatico cementificio vicino a casa mia ha ululato lo stesso. Le trombe dello sporco diO denarO non tacciono mai. Scassano i timpani anche il giorno di natale, se non casca di domenica. Però scrivono Buone Feste sulla ciminiera più grossa.