"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

lunedì 28 dicembre 2009

cinepurgoni, troiette colitiche e Capodogli



Se il cinepurgone è Arte
Pare che una speciale Commissione del Ministero dei Peni Cul-Turali, cioè dei cazzi che vanno in c… alla popolazione (che un tempo aveva almeno il coraggio di chiamarsi col suo giusto nome, MINCULPOP!) abbia appena dichiarato l’ultimo nato dei cosiddetti “cinepanettoni” “FILM D’INTERESSE CULTURALE NAZIONALE”. Sì, stiamo proprio parlando dell’ultimo cinepurgone, quello che per fare effetto e farti correre a far pupù non devi neanche vederlo tutto: basta il condensato di banalità di quello stupido trailer, interminabile e martellante, che ti becchi ovunque in dosi massicce, anche sui canali a strapagamento, che tu lo voglia o no, e che ti inferiorizza il cervello se non fai in tempo a difenderti col mai abbastanza benedetto tasto MUTE. (Guarda caso, per una strana coincidenza, la qualifica elargita dall’Illuminata Commissione comporterà scandalosi benefici economici per una becera robaccia che, proprio in quanto tale, già incasserà miliardi per conto proprio al botteghino!) Bene, continuiamo a farci del male, come diceva Nanni Moretti. Di questo passo, a furia di sdoganare merda, avremo “romanzi d’interesse culturale nazionale” che al confronto mocciA sembrerà Donleavy, magari scritti con le stronze sgrammaticature risparmiative degli sms, con tutti quei “nn” al posto di “non” che a me più che abbreviazioni paiono al tempo stesso mongolismi balbuzienti e confessioni di paternità incerta da parte di chi li usa: “figlio di n.n.”… Di questo passo, avremo “canzoni d’interesse culturale nazionale” che saranno incubi rap intessuti di ragli, rutti e scoregge. Mi viene in mente il famigerato barattolo con l’etichetta “Merda d’artista”. Ma quella era una Provocazione. Questa qui è merda e basta. Massì, continuiamo a farci del male. Ma, per restare alle citazioni di Moretti, se certa roba ha successo, se certa roba viene vista, letta e ascoltata in massa, la colpa mica può essere solo di autori produttori e interpreti. La vera colpa di chi sarà? Lo sappiamo benissimo di chi è. Forza, cantiamolo in coro, insieme a Nanni: PUBBLICO DI MERDA! PUBBLICO DI MERDA! PUBBLICO DI MERDA! PUBBLICO DI MERDA!
L’era delle troiette colitiche
Nel 1984 i miei compagni occuparono il liceo. (Io, già allora allergico e dissociato da tutto ciò che puzzava di “collettivo”, me ne andai in giro per i cavoli miei come fossi in vacanza, alle prese com’ero con una delle mie incasinate storie d’amore, però fui solidale con loro). Il motivo della protesta era sacrosanto, intelligente e nobile: i miei compagni protestavano contro la mancanza d’insegnanti e la patetica, parassitaria inadeguatezza di quei pochi che c’erano. Non andava giù, a quegli splendidi ragazzi, che i nostri genitori pagassero tasse allo Stato per ricevere in cambio solo cacca. Un quarto di secolo dopo, visto che l’umanità, come tutti dicono, è in continuo progresso (ma io su questo dissento e la penso come Arthur Bloch: “La somma dell’intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento”) la cacca, diarroica e a tonnellate, è quella dovuta ai problemi di colite delle troiette-a-pancino-scoperto-col-freddo-che-fa. Un quarto di secolo dopo, la Francia è tutto un ribollire di nobile protesta studentesca per via del fatto che un preside (magari fascista e bacchettone, ma una volta ogni mille anche un fascista e bacchettone può fare, per la legge dei grandi numeri, qualcosa di sensato!) stanco di questo pullulare di galline fatte con lo stampino che vanno a scuola conciate come troie (firmate, s’intende) con tacchi a spillo, minigonna inguinale e piercing all’ombelico (scoperto, con venti gradi sotto zero) è sbottato e ha preso provvedimenti, al grido di COPRITEVI IL PANCINO CONGELATO E DATE ARIA AL CERVELLETTO ATROFIZZATO! Non l’avesse mai fatto! Adesso, per colpa sua, infuria la Seconda Rivoluzione Francese. Vestirsi come vogliono loro, sostengono le gallinelle e i loro galletti, è una questione di Libertà. Povere generazioni perdute: come se fossero davvero LORO a scegliere, e non le tv e i giornali magnaccia della moda (adulta, adolescenziale e pedofila) a impartire ordini su come vestirsi. Perché questo è il doloroso paradosso del loro destino: protestare in nome della libertà di vivere da schiave senza cervello, disposte a qualsiasi lavoro umiliante e desindacalizzato pur di comprarsi gli straccetti merdosi via via imposti dalla dittatura conformista, squallide servette-cagnette immolate all’inseguimento dei modelli iper-erotici, e ovviamente analfabeti, imposti dalla tv, ma che loro continueranno a chiamare “Liberté”. Sarà banale (e da fascista bacchettone come quel preside?) dirlo, ma di certo erano mille volte più libere le mie compagne in grembiule nero. Povere generazioni fottute in anticipo. Che neanche si accorgeranno di venire fottute, poiché non leggeranno nulla, e si vanteranno di non leggere. Ma la colpa, sia chiaro, non intendo darla a loro. La colpa è di genitori, educatori, modelli mediatici e sociali. La colpa, è della generazione più ignorante, superficiale, vuota, banale e cretina che abbia mai infettato questo mondo: LA MIA!
Capodogli e kapedikazzo
In seguito alla raccapricciante strage di Capodogli spiaggiati sulle coste pugliesi, un certo Donato Carrisi ha avallato e commentato l’ipotesi (più che un’ipotesi quasi una certezza) formulata da Giuseppe Nascetti, esperto di ecologia marina: che responsabili della tragedia siano stati “i nostri sacchetti della spesa”, che, scambiati per calamari, avrebbero fatalmente ingannato quei poveri esseri. “I NOSTRI sacchetti?”. Eh no, amico mio. Mi dispiace, NON “nostri”. Non confondiamo. Non offendiamo. Non facciamo di tutta l’erba un fascio di stronzi. Basta con le assunzioni di responsabilità collettiva, destinate a produrre sterili predicozzi anziché soluzioni. Basta con questi atteggiamenti tipici delle maestrine limitatelle che non sapendo individuare il bullo che ha spaccato la finestra puniscono l’intera classe, se non l’intera scuola. Basta coi sensi di colpa cristianotto-masochisti buoni per tutti gli argomenti, dai Capodogli ai bambini vittime della bomba demografica e del non uso di preservativi.
Io ci sputo (e se potessi sparerei) sulla feccia inferiore che butta per terra i sacchetti di plastica e le gomme masticate, sulle scimmie di merda che svuotano il portacenere mentre guidano, sui figli di troia che fanno di un bosco una discarica di materassi e televisori rotti, sui luridi porci che gettano bottigliette di plastica fra i canneti del lago di Varese dove nidificano (ancora per poco) le folaghe. Io, spirito libero tendenzialmente di sinistra, semianarchico e da sempre avverso alle arroganze iperlegiferanti e al controllo fascista sui comportamenti dei cittadini, su questi argomenti divento un nordico quasi nazista: bene fanno gli svizzeri a prevedere pesantissime multe, benissimo fanno gli scandinavi a prevedere lavori forzati sociali rieducativi, e in casi estremi la galera. Anzi, ci vorrebbe di più: qualche sana scudisciata, e gogna pubblica nelle piazze!
Questi sono i casi in cui gli esseri umani hanno proprio rotto il cazzo al pianeta, e sarebbe ora che il pianeta si desse una mossa e reagisse. Ah, che bello, se una bella influenza mutante e SELETTIVA ci liberasse a colpo sicuro da tutta questa bipede beota sottomerda microcefala! E se poi tale influenza andasse fuori controllo e dovesse spazzarci via tutti, ME COMPRESO, be’, che gran consolazione sarebbe il pensare la Terra finalmente dominata da specie migliori della nostra: balene, delfini, passeri… Che poi ho sbagliato verbo: il “dominare” si addice solo alla scimmiaccia Homo Mica Tanto Sapiens: quelli non vorrebbero dominare un bel niente, non sono degli idioti come noi. Quelli sul pianeta vorrebbero solo VIVERCI. In armonia con esso.
Ed ora, qualche sana pillola d’intelligenza ferroviaria
Forse non necessitava di commento, poiché brillava da solo per ridicolaggine, inadeguatezza e malafede il “consiglio ai viaggiatori” da parte dei vertici delle disastrate (e costosissime) ferrovie italiche mentre infuriavano gelate e nevicate: “Portatevi panini, bevande calde e COPERTE”. Forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo che se gela e nevica, se scambi e binari sono rimasti ai tempi del vecchio Far West, se l’impianto di riscaldamento nel tuo vagone prenotato a caro prezzo funziona solo se hai abbastanza CULO, l’unico consiglio saggio, onesto e intelligente da dare sarebbe stato il vecchio tormentone di mio padre: “Sté cà!” (Statevene a casa!)

venerdì 25 dicembre 2009

Lettera aperta a VareseNews



Se a dirti Buon Natale

È la sirena degli schiavi



Un lugubre ululato tipo allarme antiaereo percuote l’atmosfera. Implacabile, acuto e prepotente. Sei volte al giorno. Anni e anni che ci bombardano a tappeto? No: è il cementificio ex Rusconi (da taluni conosciuto come “l’Inquinosauro”), che allerta il triangolo Caravate-Cittiglio-Gemonio con la sua sirena degli schiavi. Ulula sei volte al giorno. Alle 7.50. Alle 8. Alle 12. Alle 12.50. Alle 13. Alle 17. PREPARATEVI A ENTRARE. ENTRATE. CORRETE A MANGIARE (veloci). PREPARATEVI A RIENTRARE (se state cagando, interrompete e pulitevi in fretta). RIENTRATE. SE PROPRIO DOVETE, USCITE. (Guarda caso manca solo il PREPARATEVI A USCIRE: ostacolerebbe il Rendimento, distrarrebbe dalla Produzione…) Viviamo in un’epoca in cui non c’è operaio o impiegato che non abbia la casa piena di orologi. Più ora esatta alla radio e alla tv, orologio da polso, orologio sul computer se ce l’hanno, orologio in macchina, orologio a cristalli liquidi sul display del telefonino. (Per tacer delle campane…) Ma loro, fanno ululare sei volte al giorno la sirena degli schiavi. A poche decine di metri da un ospedale. Disturbando anche chi non c’entra. Chi magari alle 7.50 vuol dormire perché è in ferie o ha lavorato di notte. L’arroganza del padrone che dà perentori ordini ai suoi servi salariati, e vuol farlo sapere a tutti. E nessuno si lamenta. Nessuna autorità interviene. Ma il lato più bello e grottesco deve ancora venire. Di domenica, la sirena degli schiavi opportunamente tace. Ha il buon gusto, Bontà Loro, di tacere. Ma se Natale e Capodanno cadono in un giorno feriale, come quest’anno di venerdì, a nessun genialoide viene in mente di disinserirla. Ed ecco allora che la sirena degli schiavi ulula. Ancora. Sei volte al giorno. Il suo lugubre ululato. Il suo allarme antiaereo acuto e prepotente. Il suo diktat agli schiavi (che, inutile precisarlo, schiavi non sono, ma come tali vengono trattati dallo schiocco di frusta della sirena!). Il suo becero disturbo alla quiete pubblica. La mattina di Natale. Espongo il dito medio. Suonatevi questo. E soprattutto VERGOGNATEVI. Perché si può essere cristiani, atei o di altre religioni. Ma avere Adorazione e Rispetto solo per il Dio Filigranato è il vero satanico schifo di questa nostra decadente Epoca di Nani.

Buone Feste a tutti. Prepotenti compresi.


mercoledì 23 dicembre 2009

Neurodelizia (14)


hysteric kennel


In quel tempo Longines, Maria Extravergine e Giuseppe no Alpitur, non avendo trovato in Marlboro Betlemme (Palestina Camel Trophy) neanche un buco Polo in un albergo Jolly Hotels, dovettero accontentarsi di una stalla Manzotin.

Essendo Maria Extravergine in stato Chicco Premaman, nella mangiatoia Mulino Bianco della stalla Manzotin nacque un bel bambino Agnelli di Dio FIAT Lux, catalizzato e con airbag di serie.

Dopo sette secondi di pubblicità, puntuali arrivarono in visita i tre Re Sponsors, guidati dalla stella Negroni: Gasparri Telecom, Marchionne Ford e Baldassarri Ina Assitalia, che portarono in dono oro, un cesso e birra. Per la precisione oro Gold Market, un cesso Inda e birra Heineken.

Un grande futuro IBM si annunciava per il bambinello FIAT: le nozze di Cana Tavernello, l’incontro con Simon Pietro Fisherman Friends, la moltiplicazione dei pani Barilla e dei pesci Findus tre per due, l’ultima cena al Ristorante Fini di Modena, e la nascita di nuovi fermenti religiosi Yomo presso un’umanità Coca-Cola desiderosa di riscattarsi dalla mela Melinda e dal serpente monetario Fininvest.

Per il momento però il bambinello FIAT riposava nella sua mangiatoia Mulino Bianco nella stalla Manzotin, nutrito Plasmon dal seno di Maria Ala Zignago, riscaldato da un bue Termozeta e accudito da un asino RAI messo gentilmente a disposizione dal Ministero della Pubblica Istruzione.

Ma torniamo al vero, inquietante mistero di Marlboro Betlemme, dove stanno per cominciare a piovere come spumante Gancia avvisi di garanzia Kenwood.

Si narra infatti che il bimbo FIAT sia cresciuto e vissuto in assoluta povertà UNICEF:

ma allora chi ca*** si è imboscato tutto l’oro Gold Market?


… ma adesso se non vi dispiace interrompiamo solo per un attimo la pubicità disonesta per trasmettere un’eccezionale patac, ehm, un eccezionale documento storico in diretta simulata virtuale. Solo due minuti, prometto, poi torniamo da voi con tanti altri begli spottini rimbambenti e inferiorizzanti e truffaldini. Non cambiate canile!


Chi volete che vi liberi, Gesù o Alì Babà? urlò Strunz Pilàff alla folla oceanica

Alì Babà! rispose la folla. E oceanica lo dici a tua sorella, soggiunse

Bene! approvò Pilàff, come fosse d’accordo

Ti sei bevuto il cervello? gli gridò in una recchia il suo consigliere, Magno Goldone Sulpicio. Alì Babà è quello che ha giurato di romperc* *l culo a tutti e due!

Giudeucci! riprese Strunz Pilàff con vocina fattasi più stridula e castratella. Probabilmente non avete capito la quaestio: volete liberin liberello l’Innocente Cristo Della Madonna o il delinquente assassino lurido mafioso ladro pericoloso porco Alì Babà?

Alì Babà! tuonò ancor più fragorosamente la folla

Ma allora sono proprio stronzi, s’indispettì Pilàff

Prova un’altra volta, lo incalzò Sulpicio

Forse non mi sono spiegato bene, riattaccò lo Strunz pulendosi la faccia poiché Sulpicio quando consigliava sputonzava. Venerdì avete la possibilità di appenderne uno, di attaccarlo su per benino, e di lasciarcelo finché schiatta. Ovviamente vorrete appendere quel bastardo farabutto di Alì Babà, e non l’Innocente Cristo Della Madonna!

Noo! A morte l’Innocente Cristo Della Madonna! urlò ancora all’unìsono la plebaglia inferocita, sudaticcia e puzzoncella. Partirono anche un paio di dozzine di scoregge lacrimogene

Questi non me la contano giusta, disse Pilàff a Sulpicio. Perquisiamoli, e vediamo se saltano fuori i telefonini di moggi

Sì, bravo. Li perquisisci tu? Non senti che afflatus d’ascellanza? C’è da restarci secchi al solo avvicinarsi!

Stizzito e sputazzato, Strunz Pilàff si rivolse di nuovo alla moltitudine vociante:

Se è questo che volete, io me ne sbatto i co…

Zitto, per carità!, lo interruppe, bloccandolo appena in tempo con una mano Sulpicio. Queste sono frasi che passano alla storia! Vogliamo farci riconoscere da tutti?

Ennò, cazzo

E allora devi trovare una frase più neutra e diplomatica, magari addirittura intelligente!

Ma non mi viene in mente niente! ragliò sconsolàz lo Strunz Pilàff

Si decise allora di ricorrere ai Genialoidi Creativi, che vennero urgentemente convocati a calci e convinti con le buone a riunirsi in assemblea, mentre Pilàff faceva esporre sulla piazza un cartello con su scritto


INTERRUZIONE STRONZATE SUL CIRCUITO INTERPIAZZALE


Le menti illuminate e pesantemente drogate dei Genialoidi Creativi cominciarono a sciorinare le più disparate soluzioni, e dopo mezz’ora consegnarono a Sulpicio un primo elenco di possibili frasi storiche, tutto lercio di microbi e oddore di suddore:

«Il dado è tratto»

«Tirèm innànz»

«L’obiettivo rimane la salvezza, con un occhio alla zona UEFA»

«Merda»

«Roma ladrona, la Lega Araba non perdona»

«Obbedisco»

«Sono a disposizione del mister»

«Vadaviaiciàpp, òstrega»

«Più lo mandi giù, e più ti viene su»

«Sono a disposizione del mister»

«È un complotto dei comunisti contro di me»

«Sono a disposizione del mister»

«Adesso basta Giudei del cazzo, Cristo lo libero e l’altro lo ammazzo»


Sulpicio le scartò tutte. L’unica decente era l’ultima, che però era pericolosa e per nulla diplomatica. L’ONU avrebbe potuto accusare Roma di antisemitismo e decretare sanzioni economiche. Per botta di culo proprio in quella se ne arrivava trotterellando belbello a cavallo di un cammello tutto scorticatosi nel tentativo di passare per la cruna di un ago nienteippopotamodimeno che mio cugino il mio gastropetologo, in arte Eugenius Lampadatis (un aladino un po’ cretino ma in compenso abbronzatissimo), già brillante inventore dello slogan sugli eunuchi (“dedicato a chi non ce l’ha”) e di quello sulla lebbra putrescente mangiaculo (“chi ce l’ha, lo sa”)

Avvenne così che, proprio mentre la folla cominciava a rumoreggiare e a fischiare (e secondo indiscrezioni giunte da fonti attendibili financo a far scoflenge con le ascelle), protestando per il protrarsi di quel lungo intervallo sotto il sole di trinità e sartana, con perfetto tempismo lo Strunz uscì dal suo buco, con l’aria soddisfatta e in mano il suo bel fogliettino che gli aveva dato mi cugino

Dopo aver fatto frustare un neonato che faceva casino, Strunz Pilàff ricominciò dall’inizio, a beneficio del solito fesso che si fosse messo soltanto ora in visione e all’ascolto

Tutto si svolse in pochi secondi, perché stava per cominciare Lazio-Maccabi per la Coppa dell’Impero di palla prigioniera, e già erano in corso i preparativi per sistemare schermi tv ad altezza moribondo davanti alle croci, perché accoppare la gente va bene, ma per negare ai morituri la diretta della palla prigioniera bisognerebbe proprio esser crudeli, e merdine nell’animo merdo

Chi volete che vi liberi, Grisù o D’Artagnan?

Ammazzali tutti e due!

Io me ne lavo le nari!

Ciò detto fece per lavarsi un piede, ma l’attento Sulpicio rimediò alla disattenzione prendendolo bellamente a calci nel culo

Pilàff concesse poi un paio di bis, firmò qualche autografo (coi piedi, Sulpicio era distratto), sorteggiò quattro tende canadesi difettose rifilate dallo sponsor, e la plebe se ne tornò finalmente a casa felice e con tenda


Finale apocrifo

(Sconsigliato ai minori di anni cerebrali 2, cioè a chiunque prenda ancora le religioni alla lettera)


Dal vangelo a tre mani di Santubaldo Apostrofo e Barbasgnàk (Barbasgnàk era monomano)


Correva l’anno 973 in prossimità di crinciobacco, o per essere più chiari l’anno 84 dalla seconda pestilenza di crotone (quella bruttabrutta), o per essere ancora più chiari l’anno -1022 dall’invenzione dell’ambarabà-cicì-cocò versione remix.

Quel giorno ci fu una maxi golgotata: vennero crocifissi un’ottantina di genialoidi creativi, più due ladroni e un dio (la cosa che suonava strana erano i due ladroni: di solito li fanno ministri). Come sempre accade in questo mondo ingiusto e ingeneroso i due ladroni avevano croci lussuose di mogano intagliato, mentre quella del dio era sbilencotta e con sopra scritto inps, minuscolo per risparmiare.

Ma un ladrone intuì che il dio era un dio importante e cominciò a fare il leccapiedi per adularlo e compiacerlo.

Brutto stronzo leccaculo opportunista, gli disse allora il dio: Brucerai all’inferno! Poi gli fece il gestaccio di Van Bommel, detto anche dell’ombrello, e qualcuno ai piedi della croce gridò:

Miracolo!

Poi si rivolse verso l’altro ladrone, quello che gli aveva fregato lo stereo, e disse:

Te, vaffancùz

Pronunciata che ebbe questa frase misteriosa e sibillina, gargarizzò per qualche secondo e poi gli sputò in un occhio

Miracolo!, gridò il solito pirla: Uno dei ladroni non ci vede più!

Allora il povero ladrone orbato, che forse si chiamava Pirullo ma a noi non ce ne frega, si girò verso l’altro, il buon leccaculo, che si chiamava Alì Nientebabà, e gli gridò:

Alì, Alì, lamà sputazzàni!

(Alì, Alì, questo sputa come un lama!)

Nel frattempo, ai piedi della croce (dove quello che gridava Miracolo! ogni sette secondi era stato neutralizzato con corde, bavagli e randellate) una delle 23 marie, non si sa se maria di brenta, maria stuarda o maria veronica ciccone, presa da raptus omicida, diede una stangata in testa a un’altra maria, e così il totalino marie si assottigliò a 22.


E va bene, e va bene: a grande e prepotente richiesta di massaie, gerontorelitti e studenti rincoglioniti precoci, torniamo subito alla pubicità!




lunedì 21 dicembre 2009

Ciàkkete! - Stronkabukko cinema




Religiolus

di Larry Charles

con Bill Maher

USA, 2008, 101 min.

Voto: 9



Un meraviglioso, inquietante film-inchiesta che si snoda all’insegna del garbo e dell’ironia, ma che non ha paura di trarre l’estrema, tremenda conclusione: il Dubbio, unico atteggiamento umano intelligente, decente, onesto e dignitoso, oltre a migliorarci la vita potrebbe pure salvarcela. La religio è invece la più pericolosa forma di malattia mentale che abbia mai minacciato l’uomo, e a chi ancora non l’avesse capito potrebbero spiegarlo molto bene le Guerre Sante Nucleari che forse sono già qui, proprio dietro l’angolo.


Coglioni che si credono prescelti e miracolati perché una volta cominciò a piovere appena loro misero una mano fuori dalla finestra. Truffatori che spremono milioni da pollastri analfabeti. Omofobi col cervello in allocazione anale che scrivono slogan del tipo “Grazie Dio per il dono dell’aids”, oppure “Un gay muore, Dio ride”. Una giovane scrofa dalla facciaccia severa che dice “Io non odio i gay, un immondo essere immaginario li odia!” (Naturalmente lei questo sterminatore nazista castigamatti che s’è inventata per giustificare le sue turbe psichiche non lo chiama “immondo essere immaginario”, lo chiama “Dio”). Islamici che fingono subdolamente di negare l’istigazione alla violenza e alla sopraffazione dei “Cani infedeli” di cui è infarcito il loro testo sacro. Ebrei che ritengono geniale progettare telefoni che compongono numeri da soli, o ascensori funzionanti senza bottone, in modo da poter fare di sabato cose teoricamente proibite dal loro Dio capriccioso, permaloso e stronzetto (tutte qualità, guarda caso, sospettosamente umane…), prendendo bellamente per il culo sia Lui che sé stessi. Un musulmano che si vanta della sua incredibile tolleranza per aver permesso a un miscredente di fargli due domandine all’interno di una moschea senza sgozzarlo, proprio nel momento in cui altri loschi figuri si avvicinano minacciosi sibilando “Non devi parlare con quello lì, noi sappiamo chi è, i suoi programmi fanno schifo”. Sbirri religioidi che mostrano i muscolacci e sbattono fuori la troupe, nella Salt Lake City dei cialtroni mormoni come nel miliardario Vatikano sponsorizzato IOR. Curiose rivelazioni sugli italioti superstizioidi e politeisti mascherati: un esilarante sondaggio fatto per sapere CHI pregano questi supercristiani coi crocifissi nelle scuole e nelle banche e il segnodellacroce prima di battere un rigore ha visto il signor Gesù Cristo in persona piazzarsi… al sesto posto! Disgraziati ignoranti che troncano la discussione o diventano violenti per il solo fatto di “mettere in Dubbio” il loro Dio, cioè la proiezione onnipotente di loro stessi deputata a renderli immortali ed eternamente felici dopo questa vita di merda (e questi poveracci senza null’altro a cui aggrapparsi vanno capiti, anche se il loro cervello fa pena, e infatti l’autore li tratta con sublime pietas). L’autogol di un politico americano religioide: con pacioso candore si vanta del fatto che “Non occorre superare test d’intelligenza per candidarsi ed essere eletti” (parole Sante…). Una disneyland cristianotta in cui ogni giorno invece delle imprese di Topolino si mette in scena con crudo realismo la crocifissione, per un pubblico di vecchi sbavanti e di beghine sfatte che osservano in estasi mistica e affranta col fazzoletto in mano. Un rabbino deviato e mentalmente disturbatello che va a rendere omaggio al regime fascista iraniano e ad appoggiarne la risoluzione a cancellare Israele, essendo religiosamente convinto che gli Ebrei, inadempienti al contratto stipulato con Mister Dio Padrino Onnipotente Baciamo Le Mani, “non abbiano ancora sofferto abbastanza”. Un passo biblico in cui l’unico Giusto di Gomorra difende gli Angeli suoi ospiti dagli abitanti cattivoni della città che se li vorrebbero fare (ma se sono Angeli, non possono difendersi da soli? Magari ci stavano…); e allora il Giusto dice: “Questi Angeli sono ospiti miei, e l’ospitalità è sacra, quindi se per voi è lo stesso e non vi dispiace troppo… vi do da stuprare le mie figlie”! (E io che credevo mostruosamente blasfema la versione di Zio Scriba, che dice: “Questi Angeli sono ospiti miei e l’ospitalità è Sacra, per cui se permettete me li inculo io”! – certo, è volgarissima e atroce, ma non è mille volte peggio l’originale, col Giusto Biblico che subaffitta in stupro le sue bambine?) Ciarlatani truffatori spillano quattrini ad altri ingenui visitatori con un museo del creazionismo il cui pezzo forte è costituito dal falso scientifico di una ricostruzione di cuccioli umani che giocano con cuccioli, contemporanei, di dinosauro (come se io sostenessi di prendere il tè con Omero, ma questi qui invece di finire in manicomio diventano miliardari. Il punto, ancora una volta, sta tutto nel numero: convinci qualche milionata di fessi che le tue balle sono fondate e sensate, e nessuna autorità ti potrà toccare. L’abuso della credulità popolare è, per ovvi motivi, inapplicabile ai ciarlatani religiosi: perché pincopallino deve finire in galera per la sua settucola spremisoldi, se la Settona vatikana ha addirittura Ambasciate e Ambasciatori in tutto il mondo?) Le perfette fotocopie del Figlio-Di-Dio-Nato-Da-Vergine-Risorto-Dopo-Tre-Giorni in varie mitologie più antiche di quella cristiana. Rivelazioni sull’insospettabile spirito antireligioso che animava i Grandi Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America, dei veri Giganti che uno scemotto bigotto come Bush l’avrebbero preso a calci in culo da mattina a sera. (E poi dicono che l’umanità progredisce…) Tutto questo ed altro ancora in uno dei più divertenti, coraggiosi, rivoluzionari, toccanti, scomodi film che l’uomo abbia mai osato realizzare.


Un film da proiettare nelle scuole, per insegnare ai ragazzini a Pensare Con La Propria Testa (e con la propria testa si può anche arrivare a un’ipotesi, o a una speranza, di Dio, perché no?, mica è obbligatorio essere dei gretti ottusi fanatici che idolatrano la materia o, che ne so, le aride formule matematiche…un Dio che se esiste ha ben poco in comune con le umanissime ritrite balle che mandano in sollucchero i creduloni fedenti…) e soprattutto a ridere in faccia ai disonesti che si ritengono depositari di tutte le Verità, liberandosi una volta per tutte dalla pericolosa zavorra delle fanfaluche mitologico-superstiziose. Ovviamente non succederà mai… In vatikalia inculcare tali fanfaluche nelle tenere menti costituisce il Piano Educativo Numero Uno (mamma mia!) In vatikalia è stato già un miracolo se il film è apparso in qualche sala. Ma ci stava così poco che l’unico modo per riuscire ad acchiapparlo era passare di lì nel momento in cui cominciava la prima e unica proiezione più o meno clandestina… Di questi tempi può capitare di vederlo sul canale satellitare Cult.

Un film imperdibile, ve lo garantisco. Regalatevi il dvd per Natale. Pardon, per la preesistente Festa del Solstizio d’Inverno, di cui sarebbe ora di riappropriarsi consapevolmente.

Buon Solstizio a tutti!

giovedì 17 dicembre 2009

Stronkabukko special





Uno che merita










Giancarlo Tramutoli

Uno che conta

MANNI

Pagg 94 € 12



Sarebbe bello se, nell’asfittico e deprimente panorama della letteratura italica di oggi, l’autore di questo pregevolissimo romanzo breve riuscisse a diventare “uno che conta”: perché di certo è “uno che merita”. Viviamo in un paese di semianalfabeti lobotomizzati, di microcefali mononeuronici (e col neurone, per la paga, atrofizzato dalla tv) eppure nove decimi di costoro si credono scrittori… E allora giù il cappello davanti a Giancarlo Tramutoli, uno Scrittore che si crede un bancario!! Mentre frotte di figli di papà (e figli di puttà) giocano a fare gli artistelli, con la complicità degli editori, dei critici e, spiace dirlo, pure di molti sprovveduti lettori, lui, come un Bukowski all’ufficio postale, lavora in banca (cioè conta i soldi degli altri) per sopravvivere. Se ne rammarica? Un po’ sì, ma senza piagnistei. È capace di estraniarsi, per difendere sé stesso dalla tossicità del lavhorror, e da coloro che anche nel tempo “libero” non riescono a parlare d’altro che delle proprie catene, ma nel contempo sa e vuole essere il cassiere ligio, affidabile e gentile. “Che alla fine, quando da una cassa sarò passato all’altra, manco più si ricorderanno che io ero una specie di prigioniero politico, un dissociato, uno che scriveva poesie. Diranno semplicemente: Ti ricordi quel cassiere simpatico? Be’, è morto. Peccato. Era il più veloce”. Come sempre accade coi veri scrittori, anche la lettura scorre velocissima (poi sei tu a fermarti spesso per gustarla meglio, ma questo è un altro discorso), fra sprazzi descrittivi di poesia non poetica, cioè incisiva e mai stucchevole, disavventure erotiche, esistenziali e sentimentali, succulenti aneddoti, peripezie da letterato fuori dal coro e da uomo allergico agli schemini bovini per ugualozzi omologati. Il tutto condito con la rara spezia che è quella sorta di semiautismo consapevole, ora orgoglioso ora quasi dispiaciuto, che è poi la cifra di ogni vero Artista: il più selvatico degli esseri, anche se agogna (incoerenza solo apparente, paradosso solo per chi nulla mai capisce) al conforto di una cuccia, al tepore di una tana-covo in cui scrivere, dipingere, resuscitare, possibilmente essere amato e amare, esistere, in barba all’umana imbecillità conformista che vorrebbe sottometterti “al risucchiamento, al tentativo di essere digeriti piano piano”. L’autore riesce nel miracolo di non annoiare, anzi, di divertire e sorprendere, persino nelle rare parti “d’opinione”, che personalmente me l’hanno fatto sentire affine e fratello: il rifiuto dei telegiornali e della stupida nevrosi da notizia, la scanzonata denuncia delle ritrite e ipocrite banalità papestri, lo sconcerto davanti al rinco applaudito con retorica commozione in tv per il solo fatto di avere cent’anni, il disagio provocato da matrimoni e funerali, e in genere dalla prevedibilità burattinesca dei suoi simili-dissimili, la nausea per la competizione, il percepirsi, anche davanti alle reazioni di familiari e amici per quello che dice, fuori fuoco, fuori contesto, fuori sincrono, fuori fase. Un romanzo così ricco, agile, vario, piacevole, gustoso, tenero, esilarante, graffiante, godibile, da impedirti, mentre leggi, di appuntarti le parti significative: i tuoi appunti finirebbero con l’essere lunghi quanto il libro! E quando arrivi in fondo, ti dispiace: ne avresti voluto di più. Una bella colonna sonora, né troppo “bassa” né troppo pretenziosa: Venditti, Gino Paoli, Battiato, Battisti, Paolo Conte, Tom Waits… Una splendida citazione di Agota Kristof: Perché è diventando assolutamente niente che si può diventare uno scrittore. E una disperata storia d’amore che finisce… no, non ve lo dico, come finisce. Vi dico solo di precipitarvi a leggere questo piccolo, meraviglioso romanzo. Consigliato a tutti coloro che, come me, erano convinti che “scrittore italiano” fosse diventata una contraddizione in termini, e si potesse andare a pesca di buoni libri solo in acque extraterritoriali. Scrittori italiani, a dispetto della grande editoria, continuano a esserci, a crescere, a tentare di resistere. E allora diamogli una mano, dimostriamo che la meritocrazia, anche se per ora non esiste, la si può costruire un passetto alla volta, dal basso, partendo da noi, anche in un porco paese mafioso come la nostra miserrima italiA. Che magari un giorno si potrà tornare a scrivere con la I maiuscola, e non con la (strameritata) A finale spregiativa.



lunedì 14 dicembre 2009

Neurodelizia (13)

grisù superstar


Un giorno inqueltempo il Buondio Motta si accorgette che era diventato antipatico alli uommini (forse perché aveva accoppato qualche tonnellata di Gericani e Giziani, ehssìssì ehggià, credo proprio che aveva esagerato un po’ troppettino) e che tutti li dicevano le brutte parole, ma proprio di quelle proprio brutte brutte. Ma brutte.


Ineffetti ammemmipare che per essere un Buondio ce ne avesse mannate un potroppe di guerre, pestilenze, flatulenze e ucarestie.

Perché ma allora minchia i Dii cattivi che minchia spediscono, pacchi di namitardi per i neonati infantili?

Ci mannasse un po’ più di manna sto cornuto!


Allora per fare la pace il Buondio Motta mandò giù Grisù Superstar, il draghetto buono con l’alitosi che vuole fare dagrande il pompiere.

Solo che però a volte si dimentica di essere un drago, e allora presempio purtroppo ha seccato una pianta di fichi che passava di lì per caso.

E unaltra volta gli è scappato un rutto nell’aqua che è diventata tutta rossa e quegli imbecilli si credevano che era diventata vino e si scottarono come tordi alla fiamma e allora ci fu l’invenzione della lingua flambé.

Con l’alitosi soccazzi.

Unaltravolta poi basta la smetto seppellì vivo un certo Lazzaruzzo dicendo tranquillo che poi ti risorgo ma Lazzaruzzo morette, e quella fu invece l’invenzione del sceminterrato. (Approfondisci in classe: riflessioncina sull’estrema, drammatica transitorietà dell’espressione “sepolto vivo”)


Da grande il Buon Grisù riuscì a coronare il suo sogno, ma siccome gli altri pompieri del Mapez Sció non si fidavano a lasciargli spegnere gli incendi, lui se ne stava tutto il giorno in caserma a raccontare parabole, che sono delle cose che si sa da dove partono ma non si sa mai dove ti arrivano sul grafico ascisso e delle volte puranco in culo, e gli altri pompieri gli dicevano che era molto meglio se raccontava qualche barzelletta zozza che almeno si capiva, oppure che stesse zitto e li lasciasse riposare in pace e la smettesse di rompere i cugliuna, solo che il problema è che se stava zitto sbadigliava e dava fuoco alla caserma, e allora gli altri presero l’abitudine di legarlo e imbavagliarlo e nel trambusto ci scappava anche qualche badilata ma non facevano apposta, e allora lui diceva padre perdonali perché non sanno quello che fanno e gli altri gli rispondevano senti chi parla brutto incendiario vaffanguglia.

Comunque tutte queste parabole non satellitari spaccano una volta per tutte una lancia in testa, aprendo breccia n’il cranietto stronzettino, a tutti quelli che dicevano che Grisù fusse comunista.

Ci sta la parabola padronale schiavista del vignaiuolo berlusconiano formigoniano (se lavori e produci bene altrimenti crepa), c’è quella capitalistica finanziaria dei talenti (se hai moneta da investire bene altrimenti schiatta) e c’è quella nobiliare classista del figliol stronz, pardòn, del figliol prodigo (se nasci nella famiglia giusta puoi combinare tutto sommato quel cribbio che vuoi, che tanto le chiappe ce le avrai sempre coperte).


Grisù Superstar perì a trentatré anni nell’incendio di un tronco a cui s’era legato per scherzo, poco prima di starnutire, ma ancora adesso, a distanza di duemila anni, milioni di piromani sperano nel suo magico ritorno, o che almeno si decidano finalmente a replicare il Mapez Sció, che di tutti questi cartoni giapponesi ne abbiamo francamente pieni i limoni. Nel frattempo qualche testa di cappero ci ha fatto pure un miùsicol, altri ci hanno speculato sopra con gadget macabri di ogni tipo, e li han saputi piazzare dappertutto, che al confronto quelli della banda di Guerrestellari sono poveri dilettantucoli senza fantasia (avete mai visto Obiuànkenobi appeso in qualche aula scolastica?!)

venerdì 11 dicembre 2009

Maramaldi contorti, ignorano i vivi e stroncano i morti!




Via le mani
dal Buk!!

La stroncatura postuma di Charles Bukowski, liquidato come persona e come scrittore in quattro spietate, frettolose e indecorose righe in data 10 dicembre 2009 sul Corriere della Sera, è l’ennesima conferma di quanto da tempo sostengo: uno come il Buk, un vero selvatico outsider, un rozzo ribelle baciato da Talento, Forza e Ironia, estraneo non solo al mondiciattolo delle mezzeseghe letterate da salotto, ma anche al consesso umano pecoroide generale, in italiA da italiano non avrebbe pubblicato mezza riga neanche a piangere in cinese. (E se mi accuserete di dire tutto questo perché un po’ m’immedesimo in lui, sarete degli stronzoni ma ci avrete azzeccato in pieno… non per niente il vostro Pezzoli colleziona lettere di rifiuto “muy, muy, parecidas” a quelle di Bukowski, come ha scritto Felix Romeo su ABC di Madrid…)
Con la scorrettezza e la bassezza tipica dei culturozzi italioti più o meno mafioselli, l'articolista estrapola da un libro di 272 pagine, Azzeccare i cavalli vincenti, Feltrinelli (libro, oltretutto, che rappresenta un sovrappiù di scritti corsari sparsi, che possono incuriosire solo chi già amava l’Autore, come avrebbe dovuto precisare per onestà questo signore delle lettere, prendendosela semmai col book e non col Buk!) estrapola dicevo gli unici quattro passaggetti vagamente deboli, inesatti o pretenziosi, e li usa per crocifiggere un morto che non gli era simpatico, definendolo “sopravvalutato”, “confuso” (nel senso di ignorante!) e “banale”. Forse perché era un Uomo Libero e Intelligente che ce l’ha fatta senza leccare a nessuno le EGORROIDI, cioè le emorroidi dell’ego, come ben si sa è d’obbligo invece fare in italiA…
Caro Maramaldo delle mie braghe, leggiti Factotum, Panino al prosciutto, leggiti Post Office, Donne, Taccuino di un vecchio sporcaccione, leggiti i racconti, leggiti le poesie, leggiti Il capitano è fuori a pranzo, e poi dimmi se Bukowski a modo Suo non è un Grande! Anzi, lascia perdere, non dirmelo affatto. Primo, perché non sei in grado di capirlo. Secondo, perché di quello che tu puoi dire non me ne frega un fico secco. (I pochi che sapevano fare questo mestiere con passione e rispetto, verso autori e lettori, tipo l’indimenticabile Fernanda Pivano, sono a loro volta scomparsi, lasciando spazio a queste nuove bande di raccomandati e nani, di camerieri livorosi e cani). I lettori più sadici attenderanno ora con ansia la fucilazione o l’impiccagione di altri cadaveri impossibilitati a difendersi (Morselli? Céline? Dostoevskij?)
Ma perché poi m’incazzo? Perché prendo ancora sul serio questi buffoncelli che guadagnano soldi per scoreggiare sugli Artisti (in molti casi per prenderne il posto, pubblicare libercoli loro e fare incetta di merdosi premi)? In fondo, stiamo parlando di una roba, chiamata Korriere Kultura, che nelle stesse pagine di quel dì ospitava il patetico elogio di una favoletta raccontata da un abete (o forse era un ebete?), firmata dallo stesso Genio divenuto milionario grazie a Va’ dove ti porta il criceto lesbico, di una roba che concede lenzuolate di spazio al musicista-matematico scrittore per ripiego allievo a pagamento di Baricco signorino Giordano per parlarci non del Barolo del Piemonte dei Vini Giordano bensì (ahinoi) di romanzi (?!), e che in un recente Questionario di Proust curato su Io Donna dal mio amico Fufy ha dato la parola a un figuro che di professione recensisce le messe (avete capito bene, non è una demenzialità di Zio Scriba, recensisce le messe! – in quella chiesa usano incenso di seconda scelta, in quella i chierichetti sono pallidi e malvestiti, in quell’altra il pretozzo è affetto da meteorismo, in quell’altra ancora le ostie sono stantie e l’acquasanta sa di tappo…) uno che dice di commuoversi fino alle lacrime ogni volta che alla fine della messa cantano il Salve Regina, ma alla domanda sulla persona scomparsa che richiamerebbe in vita, cristianamente risponde “Mi vengono in mente solo persone vive che manderei a morte” (dio boia!), condendo poi il tutto con perle d’originalità e intelligenza del tipo colore preferito il Nero (ma và?), qualità preferita in un uomo la virilità (azzo), in una donna la femminilità (figa), libro preferito di sempre la bibbia (che strano), autori preferiti in prosa Brizzi (no comment), come vorrebbe morire, eroicamente (mah…), peccati che le ispirano indulgenza, quelli della carne (ma chi tissincu…), dono di natura che vorrebbe avere, una irresistibile oratoria. Nooo! Per carità! Muto devi diventare, o al massimo balbettare peti a capodanno!
Ma signori, questo è il Corriere della Sera.
Anzi, era.
E a sparare contro un simile cadaverone mi sento un po’ Maramaldo anch’io.

mercoledì 9 dicembre 2009

Neurodelizia (12)


Prosegue, a grande richiesta, la saga di Sorensen Puddu.


non amarmi ti meno


Ardevo in la biemmevù benimboscata al buio a cm pochi dal mio malassortito e non corrisposto ammòre (io nella mia fase Jane, lui sempre Tarzan, ma meno sofisticato e istruito, più trinariciuto, più Cito imburgnito, e pure maledettamente cocciuto) quandecco telefonò l’intempestivo Ezequiel

Aló, como va?

Bene, grazie, e tu?

Bene, grazie, e tu?

Bene, grazie, e tu?

Bene, grazie, e tu?

Chiedigli come sta, s’intromise il mio malassortito ammòre

Il mio malassortito ammòre mi chiede di chiederti come tu stai, o intempestivo Ezequiel

Bene, grazie, e lui?

Bene, grazie, e tu?

Bene, grazie, e lui?

Lo so che repetita scassant, ma del resto riattaccare in faccia a un amico è una cosa che a livello galateiale non si fa, linasotis stradocet

Laocoonte per cui spensi


Ti dissi ti amo e tu rimanesti esterrefatto come uno stronzo uscito di bocca, cioè col permesso di linasotis cagato contromano. Poi arrivò la tua risposta e io rimasi tume fatto. Ti dissi ti odio e tu mi dicesti OK, questo è accettabile. Eppure credevi nell’amore universale e ti piaceva quel signor cristo. Ti diedi un bacetto piccino e lieve sul labbrotto e tu con un pugno mi facesti volare quattro denti dei più belli tra cui proprio il mio preferito contro il parabrezza interno della biemmevù. T’appioppai una pappina spaccanaso e tu dicesti OK, questo è già più normalino-omologatino, finalmente un gesto schietto da ometto perfetto – che ce l’avresti un fazzoletto por la sangria nasàl?

Ma de nuevo, mierda y vacca merenda, l’intempestivo Ezequiel

Ola, cioè s-ciaos, como vas?

Mira che il movìl es spentolinos!

Bene, grazie, e tu?

Aggia skassat’a miinkya!

Bene, grazie, e tu?

Simulai un ictus alle batterie.


Eravamo sempre lì, mi sdentàt, yu epistàss (ma come ci eravamo arrivati a imboscarci così bene? allora inconsciamente ci stavi, brutta checca repressa?) me Yanez corretto Marian, tu Sandokaz, ma più bruto, più rude, più puzzolente, atto a difendere la tua macha pisellonità anacronistica a colpi di scimitarra scorbutika e fetente

Mi vuoi un po’ di bene?

Boh

Un po’ di pene?

Passo

Bacino?

Ti ammazzo

Cazzotto in testa?

Yess

Ma di che segno sei?

Lattuga

Questo spiega tutto

Cioè?

Che ne so. Mai stato attento, alle spiegazioni


Provai con una carezzuola, e mi ammollasti una cazzuolata di quelle che arrivano di taglio nelle balle, frastagliandole. Ti assestai un bel calcione nel culo che così da seduti non so come ci ebbi riusciuto e tu mi dicesti OK, finalmente un comportamento non dico da maschio ma almeno, perdiana, da uommmo. Eppure credevi n’il dolce clito universale e nella bellezza senza pari dell’amore. Ti regalai una rosa e tu mi denunciasti delatore al telefono macho. Eppure pergabbana avevi sempre detto di non sapere il numero. Ti dissi Guarda che meraviglioso planar di gabbiani nel crepuscolo e tu mi sputasti in bocca. Ti dissi Fffiuuuuu, ardakeffffffiiga! mentre passava la tua mamma, e tu mi dicesti Forse non sei del tutto senza speranza, ex amico mio, e comunque vaffanculo e beccati ‘sto gancio alla bocca dello stomaco e non farti più vedere, brutto finocchio. (Hai ragione, scusa: tua mamma non è una figa. È un cesso umano, anzi, scrofigno. Altri due denti). Ma perché rifiuti di godere assai mediante stimolazione digitale del tuo perineo sulla biemmevù benimboscata al buio che non ci vede nessuno, per colpa di uno stolto pregiudizio viriloide? Se il tuo dio non avesse voluto farci godere non avrebbe dato un punto G financo ai cazzoncelli, o quantomeno non lo avrebbe piazzato da quelle parti lì!, postulai. Allora tu come risposta volesti stimolarmi un’altra settina di piccole ossa gengivali, e quella mi conveniva considerarla oltre che un uppercut una risposta definitiva, giacché i dentini cominciavan a scarseggiare, e l’effetto di tanto affetto a influire su certe consonanti della mia dizione


Sulla biemmevù si creò un grandevuoto, riempito solo dalla scoreggia di cui mi omaggiasti prima di scendere furibondo e petente. Incisivi e premolari a parte, non una grandeperdita per me, ma una doppia perdita (di Me e di gas) for you

Ti consigliai una visitina da mio cugino, il famoso gastropetologo (vetero etero, vai tra)

Ti chiesi anche perché diavolo scendevi e te ne andavi, visto che la biemmevù era la tua, ma tu non volesti sentir ragioni e io pensai di correre a rivendermela

Tornatore indietro ti facesti per dirmi una robina

Stavi forse insinuando che il mio subconscio è frocio, visto che la macchina era mia e guidavo io e son venuto a imboscarmi con te?!!

Che ne so

Allora tienti il mio subconscio e la biemmevù e andatevene affanguglia tutti e tre

Posso rivenderla?

No, mangiala

E con cosa la mastico?


A quel punto ero talmente ferito e contuso e sballottato e sanculotto da non capirci più un cristo, e allora in quella mi apparve un tizio e disse Vedo che la mia storia non ti ha insegnato proprio nulla

Ma come, non capisco

Dico, sapevi di giovanni e ci provi lo stesso con diegubaldo? Se è andata male a me, come speravi andasse a tu, che sei fetecchia di polvere e polvere tornerai, e cenere nel mio portacenere?

Non capisco.

Vedi di svegliarti!

Cioè?

Ti sto chiedendo, sapevi di giovanni?

Diciamo di sì, lo assecondai.

E per cosa credi che mi abbiano appeso?

Va bene, ma tu chi cavolo sei, che non capisco più un cristo?

Sono per l’appunto l’invan summenzionato unto e non caputo

Presi uno spillo e feci scoppiare l’apparizione

Mentre cercavo i denti sul tappetino ritelefonò l’intempestivo Ezequiel

Uélla, come va?

Egne, accie, e u?

Bene, grazie, e tu?

Egne, accie, e u?

Bene, grazie, e tu?

Sfanculai e riagganciai (cara linasotis, quando ci vuole ci vuole) ma poi tu ti rifacesti tornatore indietro (ho solo amici noioselli e ripetitivi) e mi dicequi Va bene mi hai convinto sono tuo baciami carezzami proteggimi sposami riempimi di coccole leccami succhiottami penetrami sfondami sgonfiami fammi, fammi di tutto e fallo presto che più non resisto ammoremmìo!

Spiacente, risposi, tempo scaduto, è orora terminata la mia fase Jane, ho giustappunto appuntamento fra due minuti e un quarto con tua sorella per una trombatella regular vaginella

Fin troppo prevedibboli la tua reazzzione:

denti finiti, storiella pure


Fimmafo: foenfen fuffu


venerdì 4 dicembre 2009

A mio MOLESTO parere. Elogio della Lentezza



MOTOR?


SLOW!!




Come sempre di questi tempi, televisioni e giornali sono tutto un ribollire di spot e marchette sul meraviglioso Motor Show. Come sempre di questi tempi, vigliacca se ci fosse un opinionista che avesse il coraggio di dire certe verità. E allora continuiamo a raccontarci le storielle, continuiamo a far finta di credere che davvero le stragi del sabato sera (in realtà della domenica mattina, quando si aprono le stie del “divertimento” forzato e ne escono i polli-zombi sudaticci, spennati e stravolti) siano sempre e solo colpa di quel mezzo drink di troppo, e non del rimbecillimento da rincoteca e, soprattutto, delle successive scariche di testosterone che dal cervello arrivano direttamente al piede destro: quello che agisce sull’acceleratore della maledetta macchinetta triturbo abarth 98 valvole (un vero skianto!) la cui pubblicità appare proprio sull’ultima pagina del vostro bel kuotidiano-in-klasse.

Magari elaborata abusivamente per essere più sicuri di creparci e ammazzarci gli amici.


Sono stato anch’io giovinastro festaiolo: le due o tre volte che mi misi al volante ubriaco, andavo a 10 all’ora e non ero pericoloso neppure per le formiche che attraversavano la strada. Quando temetti per la mia vita, ero invece passeggero-prigioniero di un cretino supersobrio con macchinetta superturbo, che pensò bene di mettersi a gareggiare in superstrada con un altro superdemente per vedere chi ce l’aveva più duro. E un’altra volta a bordo con un altrettanto sobrio deficiente che, sentendosi offeso nell’onor virile da un sorpasso, ricevette dai testicoli mentali l’ordine perentorio d’inseguire e di controsorpassare, per cancellare l’affronto. (Fateci caso: quando ne muoiono sette o otto all’alba il disgraziato boia al volante non è mai una femmina!)


Io non dubito affatto dell’alto livello e della serietà degli organizzatori di questo Show bolognese visitato da milioni di ragazzi, attratti dalle cromature e dalle sgualdrine che si strusciano sulle carrozzerie delle laide supercar per stronzi miliardari (così, en passant, li si educa a diventare schiavi per potersi comprare, in cambio della Libertà, stoltus symbols e vagina di prima scelta), né ho dubbi (non voglio averne…) sulla presenza in loco di filmati e testimonianze e opuscoli inneggianti alla sicurezza e alla prudenza. Dico solo che forse si riuscirebbe a salvare qualche tenera vita, a vedere qualche funerale in meno, qualche mazzo di fiori in meno sui guard-rail, e soprattutto a leggere qualche pistolotto di giornalista pistola in meno, se qualche stronzo si degnasse di avvertire, su qualche giornale o tv (che concedessero magari anche un paio di righe o di minuti a un filosofo, o a qualcuno con abbastanza carisma per farsi ascoltare dai ragazzi, affinché spieghi loro come Velocità sia il contrario di Intelligenza, cari i miei ferraristi e motogipisti) si degnasse, dicevo, di avvertire cosa rischia di rappresentare nella nostra società questa sotto-sottocultura da motorshow: l’obitorio (non solo simbolico) delle giovani menti.