mercoledì 25 novembre 2009
Neurodelizia (11)
sabato 14 novembre 2009
Il Questionario dello zio Marcel
NICOLA PEZZOLI
INTERVISTA ZIO SCRIBA
(O FORSE VICEVERSA…)
Oggi, non sapendo che fare di meglio, ho deciso di intervistarmi, divertendomi con una sfilza di domande ispirate al famigerato Questionario di Proust. Narcisismo fine a se stesso? Ovviamente sì. Ma il Questionario è soprattutto un Gioco. E io i Giochi li adoro.
Il tratto principale del suo carattere?
L’essere un bastiancontrario.
Le qualità che preferisce in un uomo?
Dolcezza e gentilezza. E ovviamente l’intelligenza (cioè il pensare con la propria testa).
E in una donna?
Semplicità e simpatia. E ovviamente l’intelligenza (cioè il pensare con la propria testa).
Il suo principale difetto?
La timidezza.
Il suo sogno di felicità?
Possedere un’isola e starci con chi voglio io. (Banalotto, lo so: ma è il concetto di “felicità” a essere banale).
Il suo rimpianto?
Avere rimpianti è sciocco: se ne hai uno, ne collezionerai altri mille.
L’incontro che le ha cambiato la vita?
Quello con Domenico Nodari. Sono fiero che un uomo così nobile e coraggioso, vero signore d’altri tempi, sia stato il mio primo editore.
Sogno ricorrente?
Un incubo. Mi trovo in una squallida caserma, fra tutti l’unico coglione che sta rifacendo il servizio militare: sono andati persi i documenti comprovanti che l’avevo già fatto!
Il giorno più felice della sua vita?
Spero debba ancora venire.
E il più infelice?
La morte della mamma.
La persona che richiamerebbe in vita?
È una violenza che non farei a nessuno.
Quale sarebbe la disgrazia più grande?
Avere altri che mi dicono cosa pensare e cosa fare, magari in nome di fanfaluche ideologiche o, peggio ancora, religioidi.
La sua goduria più perfida?
La juve in serie B.
Materia scolastica preferita?
Italiano scritto, naturalmente. (Sottolineo il naturalmente perché non c’è un solo scrittore o scrittrice italiana che abbia visto rispondere a questa domanda “italiano scritto”, e questo dovrebbe darci da pensare…)
Animale preferito?
Il gatto.
Colore preferito?
Tutti tranne il grigio. E tranne il rosa e l’azzurro quando sono obbligatori per la ridicola distinzione maschio-femmina già a partire dalla culla.
Città preferita?
Venezia.
Popoli amati o ammirati?
Scandinavi, Pellerossa, Tibetani.
Bevanda preferita?
Caipiroska alla fragola.
Il piatto preferito?
La pizza. Morbida e con tanta mozzarella.
Il suo primo ricordo?
Un gran freddo e una luce abbagliante. Piangevo, perché si stava meglio DENTRO.
E il ricordo più bello?
Tanti, per fortuna, e tutti dell’infanzia: le mattine di Natale con la scoperta dei regali, le partenze per il Mare, giocare fino a tardissimo nei prati fra i grilli e le lucciole…
Se avesse qualche milione di euro?
Aiuterei i giovani artisti emarginati da sette, cosche e conventicole italiote.
Libro preferito di sempre?
La zia Julia e lo scribacchino, di Mario Vargas Llosa.
Libro preferito degli ultimi anni?
Un giorno questo dolore ti sarà utile, di Peter Cameron.
Autori preferiti in prosa?
Oltre i due appena detti, Auster, Bukowski, Donleavy, Dostoevskij, Saramago, McCarthy.
Poeti preferiti?
Rilke.
Pensatori?
Cioran, Russell, Panikkar, Krishnamurti, Nietzsche.
Cantautori preferiti?
Paolo Conte e Battiato.
Musicista?
Uri Caine
Cosa canta sotto la doccia?
Sotto la doccia faccio una cosa strana, viziosa e fuori moda: penso.
Attori?
Totò, Clint Eastwood, Walter Matthau, Woody Allen.
Il suo eroe o la sua eroina?
Paperino.
Pittore preferito?
Van Gogh.
La trasmissione televisiva più amata?
Cinico tv di Ciprì e Maresco.
Cosa le piace di meno nella tv di oggi?
Quasi tutto: i cosiddetti reality, il compiaciuto pettegolezzo sulla feccia famosa, l’informazione sciacalla in mano a gioppini semianalfabeti, il velinismo sciacquettistico, la fiction sceneggiata da somari, il genuflesso leccaculaggio verso politici e religioidi sempre più impresentabili, la pubblicità che ti considera un imbecille o che tale vuole renderti, e il patriottismo cretino applicato allo sport, con quella mamelata d’inno che mi fa desiderare di essere qualsiasi cosa, tranne che italiano.
Film cult?
Il grande Lebowski. Dead man. Brian di Nazareth. La dea dell’amore. Signore e signori, buonanotte.
Se dovesse cambiare qualcosa nel suo fisico, che cosa cambierebbe?
Boh. Magari un bel nasino all’insù… Ma poi sarei troppo bello, e la bellezza porta guai.
Personaggio storico più ammirato?
Il Faraone Akhenaton (cui mi dicono assomigli molto più che a Tondelli…) Scelgo lui, il più dolce e affascinante Strano della storia, per la sua battaglia contro la suinitudine sacerdotale, e per aver capito che se proprio abbiamo bisogno di inventarci un Dio simbolico, tanto vale adorare il Sole.
A chi chiede consiglio nei momenti difficili?
Lo chiamano brain storming: affollatissime riunioni… con me stesso.
Il suo migliore amico?
Scrittori, musicisti, registi. Non necessariamente in carne e ossa. Non necessariamente vivi.
L’ultima volta che ha pianto?
La scorsa estate.
Sport preferito?
Mi spiace quasi dirlo, perché è un ambiente di sottosviluppati mentali, ma il calcio è qualcosa di meraviglioso.
Più bel complimento mai ricevuto?
Un ragazzo sconosciuto di Trieste, dopo aver letto il mio romanzo d’esordio, mi mandò un commento in cui diceva di essersi goduto il libro, e terminava con questa sinfonia per le mie orecchie: “e tu Nicola non sei mica normale!!!!”. La normalità è merda.
Personaggio politico più detestato?
Joseph Ratzinger. Un omofobo reazionario oscurantista ascoltato da milioni di sempliciotti e di poveri di spirito, con effetti devastanti sull’intelligenza media nel mondo.
Quel che detesta di più?
Il trionfo dei mediocri e della merda raccomandata. E poi l’ipocrisia e la bigottaggine, e tutto ciò che puzza di pecora conformista.
Cosa pensa dell’umanità in generale?
Quel che ne pensava Ionesco: mi fa orrore.
Se non avesse fatto il mestiere che ha fatto?
Mi sarei ucciso.
Il regalo più bello che abbia mai ricevuto?
Una lettera inaspettata.
Le più grandi invenzioni umane?
La scrittura, il Gioco, la musica, l’arte in generale.
Se le si parasse davanti l’uomo più potente del mondo, cosa gli direbbe?
Spostati, stronzo, che mi togli il sole.
Il dono di natura che vorrebbe avere?
Ne ho già troppi, lasciamo qualcosa anche agli altri… Scherzi a parte, vorrei saper suonare il piano. E, per ovvi motivi, saper scrivere in perfetto inglese.
Attuale stato d’animo?
Bellicoso. Ispiratissimo. E come sempre innamorato, di tutti e di nessuno.
Come vorrebbe morire?
Con un sorriso sereno sulle labbra.
Le colpe che le ispirano maggiore indulgenza?
Le mie.
Il suo motto?
Se uno vale deve farsi valere, se no tanto valeva non valere niente.
Citazione preferita?
“Considerate i gigli del campo, puttana ladra”. (Jesus Nazarenus rivisitato, e rinforzato, dai fratelli Coen)
Ma anche questa di Borges non mi dispiace: “È fama tra gli etiopi che le scimmie non parlino di proposito, per non essere obbligate a lavorare”.
giovedì 12 novembre 2009
Neurodelizia (10)
non troppo disperato
Tekniken mit approccen unt fentiten
Konsilia per rifila… ehm… fentere nostri prototti per acente italienish picro e capatura
Presentarsi vestito da ufficiale delle SS
Se la segretaria tenta di fissarvi un appuntamento per dopo le vacanze di natale, minacciatela con la maurer d’ordinanza. Se a natale mancano sei mesi, sparate un colpo in aria a scopo intimidatorio. Se è più o meno metà gennaio, eliminate qvella troya.
Skema cenerale ti collokuia (imparare a memoria und inchiottire foglietten)
Ponciorno herr doctor, sono himmler, della dental deutchland dubai
Guardi, adesso non ho tempo, devo incapsularmi l’assistente bionda, e poi non mi serve nulla, ho già i miei fornitori
Le rubo solo un paio d’ore (lasciando intravvedere la pistola)
Ma prego, si accomodi, non vedevo l’ora di ascoltarla!
Appena seduti nel suo ufficio, soliti convenevoli e minacce alla famiglia. Consigliare di far pulire bene l’ingresso per via della segretaria, che al solito per un po’ di piombo in corpo fa un sacco di storie e si mette a sanguinare da far schifo. Poi fenire al soden
Noi essere protuttori ti amalcama, kompositi, strumenti entotontici e materiale t’impronten. Prototti ti maxxima qvalità, niente a ke fetere con skifezze ke usare lei. Nostro motto essere “o tu kompra prototti ti crante cermania oppure tu essere crante carogna”.
Non metto in dubbio, ma io da anni mi servo dal deposito black money di rocco mafiuso detto o’ fetuso, il quale mi fa anche trattamenti di favore, non so se capisce, mica si può fatturare tutto, se lo statoladro sapesse che consumo vagonate di amalgama non potrei più frignare e dichiararmi in perdita, toglierebbero i libri di scuola gratis ai miei figli disagiati…
Ma fuole mettere i fantaggi che afreppe con noi? A parte che se non compra io glieli ammazzo, i figli, se lei afere anke un zolo proplema con nostro prototto, nostro funzionario fenire appositamente da badenbaden nel suo stutio per prenterla a calci nel culen, ja?! E poi lei sarà continuamente konsiliato da me, ogni ciorno io qvi a tefastare suoi ecreci kog-liona!
Per me è questione di prezzo, frega un casso della qualità, e voi chissà come sarete cari…
È qvi che si spaglia! Nostri prototti, certo, un po’ cari, ma poi noi afere seconto listino con materiali ti largo consumen (guanten, pinzetten, maskerinen, saponen) ke fentiamo sottocosto. Risparmierà milionen!
Com’è possibile?
Zemplice, qvesti altri prototti li rubia, li compriamo tirettamente ti fapprika, o ta kontainer, ehm, timentikati un attimino in autostrata, ja?, saltanto altri passaggen. Achtung però, se tu fare il furpino italiano, se tu strunz muorteffame compra solo ta seconto listino e mai ta primo, noi prima folta passi, seconta noi mette 932 euro mit spese spetizionen, ja, terzius noi mette ortigno explosifo tentro pacco. Ja?
Interessante… ma scusi, lei come si chiama?
Mein namen ist sorensen puddu
Oriundo?
Il martedì sono di brusimpiano
Ma come casso parla?
Tirettifen tella titten!
Ma parli normale, che tanto io non lo vado mica a spifferare a nessuno!
Se insiste… Ma adesso mi dica: lei che amalgama usa per le otturazioni
Uso la merdallòy
Ma lei è pazzo! Guardi, per farle testare la superiorità della mia, basta che ghe stapo una capsula e poi confront
Gestapo? Ci risiamo?
Ghe stapo, le stappo una capsula, e poi senta che profumo la mia, e che puzza, invece, la sua!
Ma chi se ne frega se al paziente poi gli viene un alito che sembra abbia l’ano al posto della bocca, sono affari suoi! Ma lo sa lei quanto la pago, la merdallòy?
Preferisco non saperlo. Cambiando argomento, che fetenzìa usa come materiale d’impronta?
Adopero il pongo
Capisco. E per le devitalizzazioni?
Uso il cacciavite a stella di mio cugino
Pezzo di suino
Prego?
Dicevo che l’usava pure un suo collega di luino…
Vede?
… trovato poi impiccato in circostanze misteriose… Ma lasci almeno che le mostri il nostro splendido composito, che le permette di ottenere risultati estetici incredibili, grazie all’utilizzo della resina uteranica, ricavata dall’utero putrefatto delle foche a rotelle e delle jene a vapore del kansas (psssst, detto fra noi la resina uteranica non esiste, il composito è fatto con denti molto tritati di bambini molto poveri, sa, la real politìk, le esigenze del Mercato…)
Niente da fare, uso il pinux, derivato dalla resina di pino, e mi trovo benissimo. Costa poco e non dura un casso, così posso rifare le stesse otturazioni a caro prezzo anche sei-sette volte al mese… e poi lo sanno tutti: lo consiglia il grande barone universitario poffolotti rampalà…
E per le anestesie? Che veleni spara nelle gengive a quei poveracci?
Non ne ho la più squallida idea
Forse è meglio se torniamo all’amalgama, mi sa che è l’unico argomento su cui ho qualche possibilità di convincerla…
No, guardi, sono a posto, ho scorte di merdallòy per i prossimi ventanni (pagata sei centesimi al quintale)…
Avevo detto di non dirmelo, bastardùn!
… e poi mica adopero solo quella, sa? Per i pazienti più ricconi e tontoloni ricorro a volte alla devastallòy
È la prima volta che la sento nominare
È un portento, mi creda (se vuole gliene vendo io un po’…) dopo due mesi scoppia, distruggendo il dente otturato e i due più vicini. Un paio di otturazioni in devastallòy e mi sono pagato le vacanze ai caraibi per tutta la famiglia disagiata…
A qvesto punto fi ricorterete ti afere das maurer d’ortinanzen.
Qvello che fin qvi non fi appiamo tetto è ke lui nel cassetto ha kome minimo un fucilen kanna mozza per tifentersi da qvelli kome foi.
Rifolcete allora folentieri pistolen kontra foi stessa und ponanotten.
mercoledì 11 novembre 2009
Neurodelizia (9)
In punto di morte stabilii che era ora di smetterla di cadere dalle scale e tornai su in ufficio a ritroso con la testa riaggiustata a pensare che forse potevo scendere un attimo a prendere un caffè al bar. Trombai la puta, poi mi svestii e andai fuori dalla porta per bussare. Quindi le telefonai, tirando a indovinare il numero che non avevo ancora letto nell’annuncio perché piccoletrasgressioni non l’avevo ancora consultato. Divorziai da mia moglie perché era una stronza, poi la sposai perché ormai l’avevo inguaiata, e qualche mese più tardi l’incontrai per la prima volta e siccome come sempre succede era molto buio e lei truccatissima e io parecchio miope e ubriaco e fatto e le luci stroboscopiche spezzettavano il cosmo in segmentini fradici di roba pazza che strumpallazza dentro cangianti riflessi d’artificio sghimbesci e multicolor limonaranciovioletti e talvolta smeraldazzurri a stento reggendomi in piedi da bravofesso mi dissi, Hey guarda un po’ questa qui come sembra carina e intelligente e simpatica, non lasciamocela scappare! Questo un po’ prima di rompere con la mia precedente ragazza. Io premevo molto per la reciproca restituzione delle regalìe invece lei era tendenzialmente contraria. Così ella si tenne il diamante per sempre e il collier e la pelliccia e gli orecchini di zaffiro, e in compenso nessuno ch’io sappia mi chiese indietro la pipa di radica o avanzò pretese circa la cravatta fucsia con su autogatto e mototopo che fraternizzano fuori scena. Fu in compenso con grande goduria che mi gustai la juve in serie B, ma poi scoprirono che i suoi dirigenti erano farabutti mafiosi e la premiarono con vari scudetti, mentre all’inter venivano di nuovo tolti a uno a uno e moratti si ruppe il cazzo e ceduppe la squadra a pellegrini il quale subito dopo la rifilava a fraizzoli, e così ci ritrovammo con canuti in difesa e muraro all’attacco e a me mi venne un attacco di bile subito prima che mio cugino il mio futuro gastropetologo mi dicesse Diventa interista che ti divertirai come un diverticolo euforico. “Zei licenziaten, brutten strunzen!” m’informò dal canto suo il vicepresidente nonché boia nonché figlio del padrone della Dental Deutcheland Dubai. Solo in seguito a ciò gli rivelai che i suoi prodotti non riuscivo a piazzarli perché erano scheisse e costavano pure troppo cari. Allora lui mi assunse, peraltro su raccomandazione di mio zio. Dopo il congedo cominciò il servizio militare. All’inizio battevo la fiacca e dicevo mo guarda che pacchia, ma più si andava avanti e più tutti si comportavano da nonni e da stronzi e mi sottoponevano a soprusi e angherie, e proprio la mia ultima sera guardai fuori dal finestrone dentro il nero senza stelle della notte e mi sentii perduto e solo, e con un groppo in gola pensai veramente di farla finita. Poi per fortuna la naja finì, ma io non so perché mi cagavo sotto all’idea che di lì a poco sarebbe cominciata. Indi l’Università, così noiosa e deludente all’inizio, al punto di pensare di ritirarmi, così fertile di frementi speranze all’epilogo, al punto di pensare seriamente d’iscrivermi! Me ne andai al mare sbattendomene le balle di aspettare i risultati dell’esame di maturità, ma poi lo superai ancor prima di sapere che mi ci avevano ammesso col massimo dei voti. A sedicianni ebbi una brutta sbandata per una persona che poco tempo dopo neanche conoscevo. Dopo l’inizio del liceo affrontai l’esame di terza media e mi diedero OTTIMO prima che avessi modo di dire beh. Bah! Alle elementari mi trovavo bene, ma il passaggio all’asilo fu un trauma per via delle suore. Mi beccai un raffreddorone che per poco non faceva di me un neonato moribondo, ma tutto passò non appena uno stregone mi puciò nell’acqua ghiacciata in una chiesa umida e piena di spifferi dicendo Mario Veronique, io ti battezzo anche se questo tuo nome mi fa senso, ci rivedremo quando sarai un chierichetto succulento con le sue belle coscette sante. Ma il mio vero cruccio è la fine. La fine, cacchio. Che imbaracchio! Non avrei mai immaginato di ridurmi così. Mi vergogno tanto tanto. Me lo permetteranno, i signori della censura, di ragguagliarvi senza depistaggi su come finì la mia vita? Dico, ma che diavolo mi sarà preso? Che diavolo mi sarà preso per buttarmi a piedi uniti (che per ironia della sorte è pure fallo, ma fallo da espulsione!) dentro la vagina di mia madre, con tutti quei guardoni e guardone in camice bianco che stazionavano d’attorno?
Comunque là dentro si stava da dio.
giovedì 5 novembre 2009
Albertin: la mia solidarietà (con qualche piccola riserva)
CRISTO, CHE PALLE!
Forse l’Italia superstiziosa e papestre NON dichiarerà guerra all’Europa (pseudo) Illuminista in seguito alla sentenza della Corte per i Diritti dell’Uomo sui simboli religiosi nelle aule scolastiche. Ma leggendo i giornali e i forum ho la sensazione che poco ci manchi, e che qualcuno lo farebbe assai volentieri.
Non ci si capisce più niente.
Voglio dire: ecco uno stomachevole Paese pieno di stronzi superficiali, banali, falsi, avarognoli, conformisti, egocentrici, gretti, insensibili, disonesti, mafiosi, evasori fiscali, che vivono per il denaro, il successo, l’abbigliamento, l’apparire, il gossip, i Suv, la playstation, la discoteca, la moto, il telefonino, le scarpe e le borsette firmate, il velinismo, gli spot e i reality di merda nella merdosa inferiorizzante tv.
Eppure, eccoli tutti lì con la bava alla bocca a reagire con beota violenza in difesa del “crocifisso”. Forse l’hanno scambiato per lo stemma del Milan, dell’Inter o della Juve… Che cosa c’entrano loro, oramai, con quel simbolo? Li rassicura ritrovarselo davanti agli occhi perché non l’hanno mai avuto nel cuore? Quei troietti stupidi, idioti e caccosi che al liceo misero le mani addosso al figlio del signor Albertin, al grido di “Ateo di merda!”, sono forse da considerarsi “cristiani”? Ma fatemi il piacere. O, come meglio direbbe il grande Bukowski: andate al cesso!
“Sepolcri imbiancati” sarebbe solo un complimento: almeno fosse quello il colore!
Cara la mia Ministronza della Pubica Distruzione, cara Sinistra fascistizzata da squallide vescovazze col cilicio, cara la mia Nazione cretinocomio appiattito e omologato verso il basso, in cui l’unica legittima differenza sembra essere fra katto-comunisti e katto-consumisti, perché il katto è garanzia di voti del popolino tenuto in carpione nell’ignoranza: invece di pensare a riempire le aule di simboli svuotati (DA VOI!) di ogni minimo significato, vedete di cominciare una buona volta a riempire con idee decenti le teste di quei poveri ragazzi! Che non chiedono altro, e, ahiloro, si fidano di voi!
“Radici”? “Identità”? “Tradizioni”? Ma di che cazzo andate ancora blaterando? Basta con questo dizionario ammuffito, basta con le formulette per pappagalli, basta con questo reazionario sterco per nonpensanti! Vogliamo metterci a costruire qualcosa di nuovo e di decente con le nostre testoline sante? O vogliamo prima farne qualche altra, di guerra, in nome degli dèi immondi che ci siamo inventati quando ancora avevamo la coda? (Almeno la religione fosse l’oppio dei popoli, la religione è sempre stata l’odio, fra i popoli, sveglia!) Siamo usciti da qualche minutino, dalle caverne, anche se ad ascoltare certi dibattiti proprio non sembrerebbe!
L’unica cosa un po’ fastidiosa, di quella sentenza, è che invece di essere pronunciata in nome della laicità della scuola e della libertà di pensiero, ha tirato in ballo la “libertà di religione”, che un solo particolare simbolo limiterebbe o metterebbe in pericolo. Già, se ne sente proprio il bisogno, di cavalcare il molteplice rigurgito religioide che ci assale catarroso da ogni dove, per impedirci persino di disegnare vignette! Massì, difendete pure non la mia libertà di essere o NON essere privatamente religioso, bensì la mia conclamata libertà di religione! (Che strana, la parola libertà: è l’unica che a volte, mentre la scrivi o la leggi, lampeggia maligna sul monitor per avvertirti che in quel contesto sta rischiando di assumere il significato contrario!) Massì! Giusto così! Si sta avvicinando il Natale: avanti con l’idiozia dei presepi-guazzabuglio multi-CUL-turali! Metteteci anche un kamikaze col tritolo! Chissà, magari domattina mi converto all’Asino Che Vola! Qualcosa da ridire? Rispetto per gli Asinovolisti, perbacco! Scherzate sull’Asino Che Vola e io vi lancio una fatwa! Una bella fialetta di fatwa puzzolente!
E va bene, smorziamo i toni. Intanto, per onestà, una precisazione: il mio amore per la libertà di pensiero e il mio odio per le ottuse ideologie e le religioni istituzionalizzate non possono non spingermi a solidarizzare con la famiglia Albertin di Abano Terme che è all’origine di tutto questo pandemonio (sperando che il loro essere “anti” non nasca da motivi a loro volta fanatici e ottusi). Ma devo aggiungere che io personalmente la loro battaglia non l’avrei fatta, e nemmeno la capisco. Il mondo di oggi è angustiato da minacce, problemi e simboli ben peggiori di un crocifisso, e il rivoluzionario messaggio d’Amore del signor Jesus Nazarenus (umano o alieno che fosse) non provoca altro nel mio cuore che brividi di commozione, meraviglia, ammirazione, gratitudine. Che poi tale messaggio venga ogni giorno deliberatamente strumentalizzato, manipolato e immeschinito dalla più ipocrita e maligna feccia che si possa immaginare, è tutto un altro discorso, e non giustifica battaglie di retroguardia che ai miei occhi non saranno magari sbagliate in sé, ma appaiono comunque delle assurde perdite di tempo.
Resta il fatto che, a pelle, l’ostentazione di simboli mi ha sempre messo a disagio. Anche quand’ero un bravo bambino che faceva il chierichetto e declamava in chiesa le cosiddette sacre scritture, il crocifisso a scuola m’intimidiva e mi metteva soggezione. Non c’entrava niente con Gesù e il suo amore per i bambini. C’entrava con gli adulti e il loro amore per il Potere. Oggi, continuo a imbattermi in crocifissoni sempre più grossi, brutti, massicci, contorti e raccapriccianti: nelle scuole, negli ospedali, persino nelle stramaledette banche (povero Gesù: dopo la “morte” di suo padre è stato adottato dal Dio Filigranato, ma nessuno s’è degnato di avvertirlo?!)
Sono convinto che l’atto di esporre simboli, bandiere, statue, o ritratti di presidenti, papi e dittatori, abbia sempre in sé qualcosa di violento, di arrogante e di prevaricatore. Anche quando il simbolo rappresenta (o dovrebbe rappresentare) qualcosa di Bello e di Buono. Bellezza e Bontà possono abitare solo nell’anima di chi desidera accoglierle, in serenità e pace. Giammai abiteranno i polverosi arazzi, i cupi ritratti o gli ambigui simboli religiosi, che da che mondo è mondo sono lerci di sangue anche quando inneggiano alla fraternità. Forse perché c’è sempre, guarda caso, (e sempre ci sarà) qualcuno che tanto fratello poi non è: lo Straniero, il Bastardo, il Diverso, lo Spirito Libero…
p.s.
Intanto, zitti zitti, i Maiali (citazione orwelliana) che ci governano col solo scopo di spolparci (e che ovviamente faranno ricorso contro una sentenza troppo moderna e troppo intelligente per loro), stavano brigando e cospirando per la privatizzazione degli acquedotti. Perché come dicevano in quello stupendo film di cui ho parlato recentemente, Essi, i Maiali, sono sempre “Con la popolazione, per la popolazione, insieme alla popolazione, dentro la popolazione, in culo alla popolazione!” Ma le pecore italiote, aizzate dai canpastori vatikani (timorosi che dopo i simboli appesi possano sparire anche gli inutili insegnanti di religione PAGATI DA NOI), preferiscono far casino per i crocifissi, come se qualcuno gli avesse proibito di appenderseli in casa propria, e insultano pesantemente la moglie finlandese di Albertin invitandola, con geniale fantasia, a “tornarsene fra le renne”. (Non si aspetti levate di scudi da parte dei nostri fustigatori antirazzisti, mia cara signora: pare che ai nordici il loro zelo censorio non si applichi…)
Un popolo così, non meritava di pagarla 60 euro a goccia, la sua cazzo di acqua?
