"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

TANTI AUGURI PER I TUOI SPLENDIDI 80 ANNI!

TANTI AUGURI PER I TUOI SPLENDIDI 80 ANNI!
Ho scoperto che il mio Eroe preferito, perfetto modello di Saggezza e Pigrizia, è coscritto di mio papà! Buon compleanno, Paperino!!

lunedì 28 settembre 2009

Stronkabukko parade



Ma quale Donleavy,

noi abbiamo le mazzantine!



Un paio di amiche mi hanno tirato (con qualche ragione) le orecchie. Il tuo, hanno detto, non sembra neanche il blog di uno scrittore e di un amante dei libri: sembra l’Anti-italiano del grande Giorgio Bocca, più sboccato (e molto più anti). Perché non ci dai mai qualche buon consiglio (o sconsiglio) di lettura? Noi di te ci fidiamo! A parte il fatto che in queste cose è sempre bene non fidarsi di nessuno, mi sono deciso, così, per gioco, a propinarvi qualche mia recensione. Con un’avvertenza: non essendo il mio mestiere, e non ricevendo io soldi da nessuno, non mi metterò a correre dietro alla stretta attualità delle novità in libreria, ma seguirò il disordinato capriccio delle mie personali letture e riletture. Sarà un po’ come riesumare il vecchio critico J. Stronkabook dell’Inkazzo Periodiko, anche se poi, essendo io molto selettivo (e squattrinato!) all’atto dell’acquisto, saranno più i libri di cui parlo bene di quelli di cui parlo male.


Peter Cameron

Paura della matematica (Adelphi) Deliziosi racconti che brillano per intelligenza e poesia, ironia e tristezza esistenziale. Magistrale il primo, in cui una giovanissima guardia antincendio, contenta di vivere in una capanna circondata da foresta a perdita d’occhio perché ha bisogno di solitudine (“la solitudine mi guariva, mi piaceva stare da solo”) riceve la visita di un misterioso vecchio, che gli chiede aiuto per seppellire la moglie: sembra opera di un Carver che ha imparato a scrivere meglio. La magia viene quasi del tutto a mancare solo nei due pezzi narrati con voce femminile. Forse perché l’Autore non riesce a immedesimarsi nell’animo e nel pensiero di una donna. O forse perché, maligneranno i più misogini, vi riesce fin troppo bene… Compiti a casa è un capolavoro, con passaggi da leggere, rileggere, assaporare rapiti.

Voto: 9-


J. Krishnamurti

Lettere alle scuole (Ubaldini)

Forse il testo più accessibile e meno criptico fra quelli del geniale autore di Libertà dal conosciuto, cioè Jiddu Krishnamurti, l’anti-guru per eccellenza. Allevato in gran segreto da una Supersetta di Illuminati per rivelare al mondo le Verità Definitive, il giovane Krishnamurti mandò la setta a carte e quarantotto rivelando che, ovvio, non c’era un accidente da rivelare. E che nessun essere umano ha il diritto di ergersi a guida spirituale di altri esseri umani. L’autore sostiene che le tanto esaltate Tradizioni sono malefica, orrenda zavorra di cui liberarsi per poter cominciare finalmente a ricostruirci da zero. Che il nozionismo e l’erudizione sono roba da scimmiette ammaestrate. E che ideologie e religioni sono le due facce altrettanto odiose dello stesso fetido inganno. Ma soprattutto ci spiega che l’Intelligenza ha sempre avuto ben poco a che vedere con le attitudini logico-analitiche che determinano il cosiddetto Q.I. (buone tutt’al più per diventare schiavi di lusso di qualche multinazionale dell’informatica militare). L’Intelligenza è, molto più semplicemente, saper pensare sempre e comunque con la propria testa. Sempre e comunque. Con la Propria. Cazzo. Di. Testa. Liberi da ogni condizionamento. Se ci sembra una cosa facile, è perché forse, in realtà, non ci abbiamo mai veramente provato.

Voto: 8


J.P. Donleavy

Fiaba a New York (Garzanti)

Questa fiaba funebre dalla copertina nera è una delle cose migliori (e più divertenti!) che abbia mai letto. Scrittore delizioso, ricco di forza e di spirito, frasi brevissime e perfette, scolpite per l’eternità. Uno dei pochi capaci di essere Tragicomici come si deve! La scena del tribunale invaso dalle pulci è fra le più spassose della storia della letteratura. Un vecchio meraviglioso Scrittore irlandese, e di lui nella vergognosa Italia non possiamo reperire (mercatini dell’usato a parte) che una recente traduzione di Neri Pozza (Ginger man) e questo remainder Garzanti di oltre trent’anni fa! Ma cosa fanno i nostri editori, dormono? O aspettano improbabili bustarelle dalla verde Irlanda? Ma forse quel birbante di Donleavy è un po’ troppo maschilista per attecchire oggi da noi, gravidi come siamo di tutta questa “nuova” narrativa al femminile espettorata in sala parto, con le pagine inondate di placenta e ben sterilizzate contro quelle terribili malattie che si chiamano umorismo, ironia e intelligenza…

Voto: 9+


Patrick Dennis

Zia Mame (Adelphi)

“Ma mi faccia il piacere! Se ne vadi!” direbbe il grande Totò. Per una volta avrei dovuto dar retta al sciùr D’Orrico e spendere meglio i miei soldi. Robetta frivola e dozzinale, scritta con le terga da una personcina insulsa, mai all’altezza di un’idea di partenza, quella sì, davvero seducente. Dopo le prime pagine, incredulo di tanta banalità, superficialità e pochezza, mi metto a piluccare saltabeccando qua e là per capire se è il caso di continuare a infliggersi la lettura o se è il caso di buttare il libro nel cesso. Trovo l’irritante espressioncina “convola a giuste nozze”. Butto nel cesso.

Voto: 2-


Cormac McCarthy

Figlio di Dio (Einaudi)

Una storia terribile nella natura selvaggia. Raccontata terribilmente e selvaggiamente bene. Una scrittura impeccabile e asciutta permette a questo Maestro di parlare di necrofilia senza scadere né in moralismi né in compiacimenti morbosi. Un autore simile non può mancare in nessuna libreria domestica. Sarebbe un peccato.

Voto: 8


Shalom Auslander

Il lamento del prepuzio (Guanda)

“Dio è uno stronzo”, ci dice questo divertentissimo Giobbe moderno. E anche se può essere vagamente sconcertante il fatto che dica di credere assolutamente all’esistenza di questo Stronzo uno che, lo si capisce, è troppo evoluto per crederci, si sta volentieri al suo gioco. Ogni tanto qualche passaggio superfluo e “già letto” (queste famiglie ebraiche dei romanzi americani sembrano sempre la stessa famiglia), ogni tanto la sensazione che certi osanna al capolavoro siano un tantinello propagandistici e forzati, comunque un libro che si riesce a leggere fino in fondo con piacere. Non mancano le parti illuminate e illuminanti, come a pag 258: “Scrivere in modo strano le parolacce è un trucco comune dei devoti. Quando non predicano che razza di Maniaco del Cazzo è il Signore, si comportano come se fosse un Idiota del Cazzo”.

Voto: 8-


Scott Heim

Le sparizioni (Neri Pozza)

Un libro che prometteva davvero tanto, ma non mantiene quasi nulla. Quello per questo autore è per me uno dei più clamorosi casi di innamoramento interruptus. La storia finisce col girare a vuoto attorno alle stesse tre o quattro idee (mamma malata, ragazzini scomparsi, droga, robivecchi), e l’essere strampalatissima invece di un riscatto diventa un’aggravante. Non basta tratteggiare splendide (davvero splendide!) atmosfere e magistrali descrizioni per fare un romanzo. E le droghe, dopo Irvine Welsh, hanno decisamente annoiato e rotto il cazzo. Il voto è comunque alto, poiché, con tutti i difetti che ho trovato e la delusione che via via mi faceva cadere le braccia nell’andare avanti, siamo comunque in presenza di un vero Scrittore, anche se i dieci anni trascorsi fra il penultimo libro e questo fanno sospettare che davvero la droga gli abbia dato dei seri problemi. Ultime pagine (punto debole di nove autori su dieci) bellissime e commoventi, innamoramento forse solo rimandato: proverò a leggere il suo acclamato capolavoro, Mysterious skin, e poi ve ne riferirò.

Voto: 7½


Donald Westlake

L’esca (Alacran)

Al tempo stesso un thriller e una feroce parodia dell’ambiente editoriale. Scrittore famoso e in crisi offre un gran mucchio di soldi a scrittore fallito e squattrinato. In cambio, costui dovrà cedergli la paternità di un romanzo (dalle nostre parti questo schifo è all’ordine del giorno, ma pure in America a quanto pare non scherzano…) E soprattutto dovrà uccidergli la moglie. Una buona ottima lettura per rilassarsi sul dondolo d’estate, o da godere in poltrona davanti al caminetto acceso d’inverno. La scrittura non è trascendentale, eppure qua e là diviene sapiente, ironica, gustosissima, graffiante, lo diviene quasi per sbaglio, come se un vero scrittore si fosse volutamente trattenuto, col piede sul freno, per la necessità di sfornare un bestseller popolare (Westlake è stato anche sceneggiatore di successo, e sapeva bene cosa significasse scrivere per vendere) ma poi ogni tanto si fosse distratto e avesse accelerato. Per i miei gusti ci vorrebbero un po’ più annotazioni “cattive”, come quella in fondo a pagina 165, su coppiette, normalità e marmocchi. Apprezzabile il finale, anche se forse è meno geniale e sorprendente di quanto voleva essere. Resta il rincrescimento per una storia che, viste le premesse, poteva rivelarsi di ben altro spessore.

Voto: 7


Glenn Cooper

La Biblioteca dei Morti (Editrice Nord)

Intrattenimento un po’ furbetto, ma sofisticato e di alto livello, e basato su un’idea portentosa e agghiacciante, degna di un Paul Auster o di un José Saramago. Forse era meglio lasciar scrivere il libro a uno di loro, dopo avergli venduto l’idea. Magari ne sarebbe venuto fuori un vero capolavoro, invece di questa, peraltro godibilissima, sceneggiatura da filmone pieno di stereotipi. Si sta volentieri al gioco, e si rimane incollati alle pagine.

Voto: 7+


Joe Mc Ginniss

Il miracolo di Castel di Sangro (Kaos) Gustoso e sincero ritratto d’italioti eseguito da un intelligente, spiritoso, simpatico, incredulo Scrittore americano così innamorato del calcio da seguire in full immersion per un anno, giorno dopo giorno, l’incredibile avventura in serie B della squadra di un piccolo paesino, in un racconto che sobbalza di continuo dalle vette dell’Amicizia ai miseri baratri della disonestà e della stupidità umana. Ovvio che solo un miracolo poteva permettere l’uscita dell’edizione italiana, e solo grazie a un editore coraggioso come Kaos, dopo che un editore più grande ma di più piccolo profilo morale, essendosi accorto con sommo rammarico che il libro non era una banalità di calci d’angolo e cucina tipica abruzzese, ma parlava anche di malaffare, droga e partite truccate, aveva strappato un contratto già firmato. Un super romanzo che avvince, diverte, commuove, indigna, 450 pagine che si leggono d’un fiato. Grazie, Grande Joe, per le tue doti quasi infantili (in senso buono, buonissimo) di purezza, incredulità, onestà, passione, sincerità nell’amicizia, e per la tua scrittura coraggiosa, fresca, ironica e autoironica. Bestseller all’estero, inesistente per la balda critica da salotto mafiosello che ci ritroviamo da ‘ste parti…

Voto:


Julio Cortazar

Ottaedro (Einaudi)

Spunti affascinanti, atmosfere stregate, grande intelligenza, fervida immaginazione, sprazzi di poesia e di alta scrittura, filosofiche saggezze. Eppure, nonostante la brevità dei racconti, prevale a volte come un’ansia di finirli in fretta. Anche se non manca la freschezza di qualche buon virtuosismo sperimentale, mi sembra un autore particolarmente adatto per chi ama una letteratura vecchio stampo, verbosa, cerebrale e sovraccarica di simboli e immagini.

Voto: 7½


Ian Mc Ewan

Chesil Beach (Einaudi)

La storia di un amore distrutto dall’inibizione sessuale proprio la prima notte di nozze. Si legge anche come affresco socio-antropologico dell’Inghilterra dei primi anni Sessanta, in attesa di quella rivoluzione che porterà a un ribaltamento fin troppo accentuato, e alle rovine di segno opposto dello squallido mondo canino e sessuomane di oggi. La scrittura è gradevole, qua e là piacevolmente graffiante, e sprizza eleganza lessicale da tutti i pori. Però è anche monotona, dalla cadenza sempre uguale, e le troppe descrizioni e i flash-back (a volte davvero irritanti, specie quando scattano con prevedibile e altamente improbabile meccanicità da psicoburattino – sta succedendo questa cosa quindi mi ricordo di quella volta che…) fanno sì che pur superando di poco le 100 pagine il libro non sia per nulla indenne dal Grande Nemico di chi scrive e di chi legge: la signorina Noia. Ben resa, veritiera, e ahimè “riconoscibile” la dinamica del rovinoso litigio finale.

Voto: 6½


Peter Cameron

Quella sera dorata (Adelphi)

Non è solo l’originalità della storia, non solo i personaggi straordinari, o la magnifica ambientazione in una villa-eremo uruguayana. È che questo meraviglioso, geniale Scrittore riesce a mettere in ogni singola riga, in ogni singolo particolare, una cura deliziosa, un’intelligenza che dà luce, riesce insomma a creare quella magia che fa sì che uno legga d’un fiato e senza noia qualcosa per più di trecento pagine e arrivi alla fine col dispiacere nel cuore per il fatto che le pagine non siano tremila. Questa delicata magia si chiama Scrittura. Anche se nella parte centrale e finale perde un po’ quota, precipita quasi nel feuilletton sentimentale, a conferma del fatto che (a rischio di contraddire quanto ho appena affermato circa le tremila pagine) la distanza ideale su cui deve misurarsi uno scrittore moderno è molto più breve, come ben dimostrerà il successivo romanzo del medesimo autore.

Voto: 8-


Jorge Louis Borges

Finzioni (Einaudi)

Racconti vertiginosamente perfetti (La Biblioteca di Babele che mi incantò da ragazzino) accanto ad altri più erudibondo-cervellotici che magari partono da un abbrivio geniale e poi si perdono arrotolandosi tediosamente su se stessi (nel primo, così bella l’annotazione iniziale su specchi e copula, egualmente abominevoli perché moltiplicano gli esseri viventi, o quella nota sul mondo creato da pochi minuti con un’umanità provvista di falsa memoria, poi si legge con interesse ma si sbadiglia un po’). Per esempio, Pierre Menard, autore del Chisciotte, sarà anche una gustosa satira degli sproloqui degli eruditozzi sui libri, ma è così adesivamente esemplificativo di detti sproloqui che il lettore, pur divertendosi qua e là, finisce con lo sbirciare le paginette che mancano pensando: ma quando finisce ‘sta roba? Se il giudizio complessivo non può che essere d’incantato e rispettoso stupore (e i racconti della seconda parte sono uno più bello e avvincente dell’altro), va comunque aggiunto che la sconcertante traduzione di Franco Lucentini (letterale, piena di spagnolismi e di vocaboli muffo-arcaici, come il troppo ricorrente “vendicazione”) lascia piuttosto interdetti. Ma lui se ne vanta tutto tronfio in un’altrettanto sconcertante e provocatoria noticina finale, in cui, con l’arroganza del teppistello impunito che fa marameo, viene a dirci di aver addirittura, rispetto alla precedente edizione, rincarato la dose in senso peggiorativo. Mah.

Voto: 8+ ( e 4 alla traduzione).


Karel Capek

L’anno del giardiniere (Sellerio)

Libriccino d’una gradevolezza e di un’intelligenza inaspettate, che dimostra come una mente di genio possa parlare di giardinaggio e inanellare felicissime trovate umoristiche, lievi ma saporite, accanto a piacevolezze di saggezza filosofica. Valga per tutte la considerazione di pagina 22: “è così: tanto più si è dannosi quanto più si è attaccati alla vita”, riferita, apparentemente, alle erbacce. Forse ha contribuito al farmi sentire fratello questo poliedrico autore praghese lo scoprire una comune intuizione contro l’aggiunta di un giorno, negli anni bisestili, al “catarroso” febbraio (con la sola differenza che io propongo e sogno un 32 luglio, lui un altrettanto auspicabile 32 maggio) o il fatto che anche lui, come me e meglio di me, amasse “creare parole”: si deve infatti a una sua commedia (R.U.R.) nientemeno che l’invenzione della parola “robot”! È sempre una piacevole sorpresa, quando pagine di oltre ottant’anni fa sembrano esser state sfornate, al più tardi, stamattina… Illuminante anche la riflessione sulla bruttezza delle scarpe cucite da Tolstoij. A ciascuno il suo mestiere.

Voto: 8

domenica 27 settembre 2009

Neurodelizia (4)


questa bestiola che ha commosso il mondo


E veniamo al nuovo capitolo della commovente storia del disarticolatosauro

Ne abbiamo parlato nelle edizioni precedenti, vi ricordate stronzi

Il disarticolatosauro clonato dal professoron Negroceronte nel suo laboratorio al MIT

Ebbene la storia di questa bestiola che ha commosso il mondo

O almeno chi non aveva un bip d’altro da pensare

È giunta ieri al suo straziante epilogo

Soffriva e non si reggeva in piedi (lacrimuccia) e non capiva dove bipzo si trovava e ogni parte del suo corpo andava per i cazzbip suoi

Essendo per l’appunto un disarticolatosauro

(Marionettona wireless, colossale besciamellazza ossea spantegata nell’aere)

E così è stato abbattuto per pietà

Ma poi gli assistenti di Negroceronte hanno scoperto che la sostanza contenuta nel suo midollo

Nel midollo della bestiola, non in quello di Negroceronte, mi seguite mongoli

Faceva (bip)rizzare l’uccello ai novantenni miliardari sporcaccioni

E allora lasciando un attimino da parte la pietà

Ne hanno clonati e riabbattuti un’altra duecentina

Di migliaia

Vogliamo metterli giusti questi cazzo di bip, porcobippo?!

E ora voltiamo pagina e cambiamo decisamente argomento

Mi tocca dirlo ogni volta sennò voi non capite, coglioni

E veniamo dunque al nuovo capitolo della commovente storia del disarticolatosauro

Vi ricordate, stronzoni

L’avete pagato il canone d’abbonamento o devo venire a prendervi a calci nel culo?

Ieri 34.000 bambini morti nel mondo tra ammalati, affamati, bombardati

Ma il papa non ha voluto far mancare la sua netta e coraggiosa presa di posizione

Contro lo scempio del relativismo etico e la piaga del secolarismo illuminista

La sua presa di

La sua presa

La sua presa per

Avete presente stronzi la straziante storia di quel cazzo di biparticolatosauro?

A me mi pagano, ma voi cosa aspettate a spegnere e a farvi un giro fuori?

Guardate che bella tettina sinistra che ci ho

La destra non sto lì a farmela siringare

Tanto m’inquadrano sempre di semiprofilo

La nota teleconduttrice bip bip ha detto basta coi down in tv per fare audience

Un modo di genere outing per dire che si ritira in mongoteca e non vuole imitatori?

No, no, come sempre non avete capito un caspio, la vera dichiarazione è basta gli altri, lei ci ha il copyright di sfruttamento handycappatelli

Il mondo come sempre diviso tra innocentisti, colpevolisti, fregauncazzisti (questultimi al 98%)

L’america con l’alito sospeso s’interroga (questa qui dove la metti metti va sempre bene)

E adesso beccatevi un bello spottino su sanremo che vi fa bene al cervello

Vediamo

Vediamo

Se i raccomandati in regia si decidono

Ecco

Vediamo

mercoledì 23 settembre 2009

Anche ai fringuelli girano le balle



Sparatevi

a st'uccello!



Una delle mie vignette preferite è di Bruno Bozzetto. L’ho qui davanti a me, ingrandita e colorata. “Mamma!Mamma! Ho visto un verme!”, dice un tenero volatile protendendosi da un ramo verso un lombrico. “Anch’io…”, borbotta un accigliato signor Rossi guardando l’uomo che si accinge a fucilare l’intera nidiata. Non voglio dire che la caccia, quando regolamentata e praticata in modo civile, sia il Male Assoluto (ma vi si avvicina molto quel merdoso bracconaggio con trappole che provoca non solo stragi ma anche imperdonabili sofferenze e torture). E ammetto che sull’argomento sono prevenuto, in parte per una mia esagerata sensibilità (da piccolo protestavo e piangevo per una tremenda canzoncina che finiva con la fucilazione di un uccellino) in parte per delle cose che mi sono capitate. Ma andiamo con ordine.


ANNI OTTANTA. A soli 22 anni mi conquistai non so come una pagina tutta mia come opinionista (non pagato) su una rivista locale di buon livello. Chi frequenta anche solo di sfuggita il mio blog, sa com’è il mio stile: irruento, provocatorio, diretto. Se penso che scrivendo una cosa non farò incazzare nessuno, cosa la scrivo a fare? Be’, attaccai Komeini e non mi successe niente. Attaccai la Democrazia Cristiana e non mi successe niente. Attaccai certi cuor di leone che sparavano col fucile ai pettirossi, e venni subito richiamato all’ordine. Questione d’inserzionismo: gli Ayatollah dell’Iran non pagavano spazi pubblicitari su quella rivista varesina, qualche armaiolo della provincia sì! Tra l’altro, si trattava di un pezzo ironico scritto in forma di racconto fantastico, in cui un passero di nome Smith e un’allodola di nome Wesson inventavano delle microarmi da fuoco per difendersi dai cacciatori (il titolo era Caccia al cacciatore) trasformando così la caccia, da quell’esercizio vigliacchetto che era prima, in un rischiosissimo combattimento alla pari. Ma la cosa non piacque. Arrivò una letterina di protesta (che ancora conservo con orgoglio) con allegata meschina disdetta dell’abbonamento e dello spazio pubblicitario. Più che una protesta una tristanzuola ripicca, insomma. Dopodiché i miei articoli cominciarono a subire pesanti e immotivate censure cagasottelle (Vuoi vedere che questo stronzetto ci rovina, e ci fa perdere uno sponsor a botta?!), finché mi ruppi le balle e me ne andai. Sperimentai così, seppur su scala ridotta e localissima, come siano molto relativi i concetti di libertà di stampa e libertà d’opinione. Cosa significa scontrarsi con gli interessi di certe lobby. Cosa possono significare i cosiddetti “gruppi di pressione”.


ANNI NOVANTA. Qualche tempo dopo, una maggioranza record di votanti si espresse per limitare certe assurde prerogative dei cacciatori, tra cui, se non ricordo male, quella del libero accesso ai fondi privati altrui per il loro killeraggio “sportivo”. Ma la regoletta italiota del quorum fece naufragare quel referendum (che prevedeva anche la messa al bando di certi pesticidi altamente cancerogeni, nel caso agli elettori fosse stato a cuore il salvataggio di qualche vituzza umana…) referendum che, beffardamente, sfiorò di pochissimo il fatidico 50% ma non lo raggiunse, grazie al solito astensionismo sudista e agli atti di prepotenza di quelle brave persone che avevano bruciato impunemente nelle piazze centinaia di certificati elettorali (non soltanto i loro, ma anche quelli di parenti succubi e amici complici).


OGGI. Domenica scorsa, su molti giornali, un’inserzione della Lipu dall’inequivocabile titolo “NATURA. A QUALCUNO PIACE MORTA.”, ci informa del fatto che la legge 157/1992, l’unica che tuteli almeno un po’ la fauna selvatica nel nostro paese, sta per essere smantellata. Pare che i nostri illuminatissimi parlamentari, e in particolare un onorevole galantuomo di nome Orsi, abbiano in mente di permettere, nel paese che ha per patrono, ironia delle ironie, San Francesco (no comment) le seguenti nefandezze: uccelli usati come esche vive; caccia dopo il tramonto; riduzione delle aree protette; caccia nelle zone incendiate e lungo le rotte migratorie; allungamento della stagione venatoria; caccia alle oche, alle peppole, ai fringuelli; limite di età per cominciare ad assassinare uccellini abbassato a sedici anni. (Per maggiori informazioni, www.lipu.it ).


Mi piacerebbe aggiungere qualche meritato e pittoresco insulto, ma stavolta sono costretto a deludervi: ci sono casi in cui persino io rimango senza parole.

martedì 22 settembre 2009

Neurodelizia (3)


volevo anche scrivere una lettera d'amore



Volevo anche scrivere una lettera d’amore alla mia fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart senza usare le parole cioppo, interpellanza, pretensionamento, maelstrom, addentellato, wurlitzer, bruttatroia e ragù.

Ma avevo da preparare l’esame di filosofia totale, compendio definitivo della saggezza nei secoli e poi non parliamone più che rincoglioniti come siamo non è il caso. (Te l’immagini se avessimo l’impudenza di andare avanti? “Volume 147, Heidegger. Volume 148, Buttiglione”.)

Indietro non si torna, avanti non si va, chi si ferma è perduto, e allora vaccagà.

Questassì è filosofia.

Secondo Schopenhauer le donne sono esseri inferiorotti e un po’ parecchio stronzi.

Secondo me non gliela facevano neanche annusare da lontano in favore di vento.

Avevo sempre in cantiere questa benedetta lettera alla mia fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart ma tanto era inutile perché poi il suo nome non ci sarebbe stato sulla busta.

Nomina lunga tenemus.

Ma come si fa a studiare filosofia con questo caldo? Mi sa che il prossimo pediluvio universale sarà d’acqua bollente, dio boiler.

“Essa (la coscienza) la dà, nel mentre che non la dà” scriveva dal canto suo Hegel nel trattato Fenomenologia dello spirito (sottotitolo Strana troia la Coscienza, poi censurato).

Gran capoccioni e tutto questi filosofi, ma idee molto confuse sul sesso. Voglio dire, chiamano pervertiti quelli che ci provano con le pecore o le galline, ma volercelo infilare tra le cosce alla Coscienza non vi pare peggio?

Quasiquasi accendo il caminetto per dare una rinfrescata, pensavo.

Ma un liquido trillo mi riscosse.

Pronto, disse, sono la tua fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart, ma nel bel mezzo di Sgùrlovic si sentì un malefico bip (anzi un distonico sbèp), e a Martinez, parecchio prima della zeta di Martinez, ma parecchio prima, (C’è una zeta in Martinez? Sì, fidatevi di me come io diffido di voi) le batterie del mio cellu erano belle che andate in vacca.

Secondo Spinoza la vita senza guai (e lui, perseguitato da creduloni fedenti a frotte ne seppe qualcosolina, di guai) è come l’infanzia senza la kakkaddosso (la famosa “questione Spinoza”):

a) è impossibile

b) non possiamo farci niente

c) kissenefrega

Driiiinn! (o forse era Dlin-Dlon, Vostro Odore, non ricordo bene, sa com’è, come tutti gli studenti a cominciare da sua figlia settenne m’aiutavo un po’ con caramellucce anfetaminiche, ma lei, lei, Vostro Odore, perché non la smette di solfeggiar petegie, che cos’ha, il singhiozzo all’ano?, perché non si ritira, per deliberare?)

Insomma chi è che ro*** i coglioni?

Postino. Telegramma!

STRONZO STOP COME PERMETTITI ATTACCARE TELEFONO FACCIA AT MINNI PAPERINA LONDON MARRIOTT MONNA RUGA PUPPAPPERA THYSSEN SGURL STOP

Vabbè.

Ma che colpa ne ho io se le femmine ti consumano il cellu? Forse il vecchio Schopy proprio tutti tutti i torti non li aveva…

Il brutto in queste cose è che non v’è mai la via di mezzo, se siete voi a sperare disperatamente che il vostro amore chiami, facile che il motorola vi diventa mutorola, questo è porco ma sicuro.

Secondo Biante di Priene le maggioranze puzzano. Secondo Eraclito di Efeso pure le minoranze non scherzano. Secondo Nietzsche gli uomini tutti tanfolano da fare schifo. Secondo Heidegger, converrebbe proprio strapparsi stoicamente il naso a tenagliate. A sproposito:

i testimoni dovevano essere amici di lei, genòria della Varese-pene, avete presente, puzza sotto il naso e anche un po’ più in giù (se laven minga) e biglietti gratis ovunque, “presenti in tribuna vis (very important scroccons) l’elegantissima Bona Maria Tulipana Gervasona Stupenda Dei Procioni Marchesa Della Guappa In Carrozza (guanti Armani, scarpe Arpiedi, cappellino Arculo), con accanto il quinto marito Orcobaldo Del Pioppeto Gran Cazzone Dell’Ostrega Calamaro Cornuto Di Rio De La Palta e l’undicesimo marito in attesa del suo turno Fufy Squaraqquao Granduca Del Pollaio Marchese Di Arrea Visconte D’Elcacchio Armadrillo Gran Maestro Del Budino E Sacerdote Del Puré Poldo de l’Esculapio Epitaffio y Barcavela y Cabeza de Mierda, tutta gente che oltre a non pagare un ca*** di biglietto occupa sei posti soltanto col nome”… ma il prete, per quanto suonato come una campana (era un certo Don Dino Dondani d’Induno) era stato chiaro, le pagine del registro delle firme le pago io, quindi vediamo di stringere, allora avevamo ripiegato su Mo But e Jo Day, che d’altra parte non conoscevamo affatto, e che soprattutto, come per dispetto, avevano elaborato nel tempo a nostra insaputa delle firme arzigogolatissime e lungotte e rococò-svolazzose.

Non crediate che ciò mi distogliesse dai libri.

Secondo Pitagora, Protagora, Anassagora e Paperoga la filosofia non potrà mai fornirci risposte, poiché non è in grado di porsi l’unica domanda fondamentale dell’esistenza, che è:

“Perché la gente rompe sempre i* cazzo?”

Stando così le cose, tutti ma proprio tutti i filosofi successivi potevano anche risparmiarsi (e risparmiarCI) la fatica!

Intanto il cellu invece di ricaricarsi sudava.

Prima che il giorno muoia, disse il principe giovanni, ci sarà un matrimonio. E un’impiccagione. Oppure vadavialculo impiccheremo la sposa. Ma poi venne fuori che sulla Varese-pene il principe giovanni non vantava una vera e propria giurisdizione, e molti rimasero delusi, specialmente quello con la corda in mano.

Vuoi tu sposare la qui presente Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart senza usare le parole “boh”, “forse”, “non so se mi conviene”, “fossi scemo” e “non ho capito la domanda”?, intimò il pretone ancora incazzatissimo per lo scempio di pagine del registro delle firme (solo quella di Mo But prendeva da pagina 8 a pagina 276)

Capire dovrei aver capito, ma non è che potrebbe ripetere?

Vuoi tu sposare la qui presente Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribben…

Inutile dire che feci in tempo a ripensarci e a scappar via quasi incolume. Il Padre Della Sposa riuscì en spaccant a passarmi una pesante brocca sulla testa. Però riuscii a scappar via.

Col prete.

Che si rivelò essere un suoro dolcissimo.

Ma poi mi arrovellai perché mi sentivo in colpa e volevo almeno scrivere un bigliettino di scuse alla mia fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart Coniugata Sorensen Puddu Anzi No, un bigliettino che dicesse qualcosa come “Non ti sposo più ma non è colpa tua, sono io che sono malato, per la precisione sono pretofilo con prognosi riservata, molto riservata, ti chiedo perdono, sono veramente rammaricato per non aver tenuto fede alla mia promessa di allungarti il nome” ma senza ovviamente usare le banali e sconvenienti parole “sposo”, “colpa”, “malato”, “precisione”, “perdono”, “rammaricato” e “promessa”.

Sono ancora qui che mi ci sto arrovellando su questo giochetto da settimana nikilista, da sudoku-masochista, e son passati ventanni, durante i quali il prete puddofilo ha cambiato sesso e genere per diventare un porcellino d’india lesbica.

E durante i quali, ci crediate o no, non c’è stato verso di laurearmi in filosofia.

sabato 19 settembre 2009

We don't need another hero


Strutto Nazionale?
No, grazie!



Mi dispiace davvero molto, per la morte di quei sei ragazzi. Non sono certo fra quelli che adesso, con patetica prevedibilità, si metteranno a scrivere sui muri 10 100 1000 Kabul. Sulle vite umane non ci si fanno seghe ideologiche. Mi spiace davvero, per loro. Anche se non ignoro che chi sceglie il mestiere delle armi sa di scegliere un (ben pagato) mestiere in cui il rischio estremo è all’ordine del giorno. Sono addolorato per loro e i loro cari, anche se non ho mai nutrito simpatie per i parà della Folgore, a causa di certe leggende (spero infondate o esagerate) sul nazifascismo della maggior parte dei componenti, e sui ritratti del nefasto pelatozzo di Predappio che farebbero capolino all’apertura di certi armadietti. Mi dispiace, ma non al punto da sopportare la melassa mediatica che ci sta sciacallando sopra a tutto spiano. Non al punto da sopportare l’esibizionismo dei Cordoglioni Internettari, che aspettano solo che crepi qualcuno per inondare il web con improvvisati concorsi di poesia funebre deamicisiana e autopromozionale. Non al punto da sopportare, come successe per Nassiriya, il teatrino delle medaglie agli eroi, di bandiere a mezz’asta e mamelate d’Onore, delle vedove star dei talk show, degli orfani sommersi da borse di studio (bella e giusta, quest’ultima cosa, ma perché sempre solo agli orfani dei militi? E quelli degli operai assassinati quotidianamente dal lavhorror cosa sono, orfani di serie zeta?) Non al punto da sopportare l’acre tanfo della demagogia calcolata, cinica, furbina e pubblicitaria con cui i media lanciano quelle sottoscrizioni e raccolte di fondi (soldi a palate!) che non lanciano mai quando muore in qualche cantiere un umile poveraccio, come se in questo paese fosse stata reintrodotta, senza dirlo, la Casta dei Guerrieri (ancora più detestabile l’espressione con cui le designano: “gara di solidarietà”. Gara?! Ma vaffanculo!). Non al punto da sopportare l’invadente diktat cazzotauro di quegli ultras che da autoeletti capoclasse populisti pretendevano che “il calcio si fermasse” (una strage ogni tanto è una bella occasione per darsi importanza, vero?). Non al punto da sopportare le pagliacciate di chat e forum dove si va avanti a ciacolare di frivolezze come prima, ma con gli avatar, perbacco, listati in nero. Non al punto, insomma, da sopportare l’insopportabile, ritrita e disgustosa manfrina di un lutto nazionale trasformato per l’ennesima volta in strutto nazionale, untuoso di retorica cretina.

Ecco perché, anche se mi dispiace tanto per le vite di quei sei ragazzi (ma altrettanto, se non di più, per le vite di civili afghani spezzate dall’azione di quel kamikaze di merda, poveraccio anche lui, gli hanno inculcato nella testa che esiste un orrido coso chiamato dio, che se ammazzi ti premia per l’eternità, ma mentre si preparava ad agire chissà come tremava e sudava freddo per l’improvviso dubbio che un simile stronzo, magari, per fortuna dico io, non s’è mai sognato di esistere…) ecco perché, dicevo, nelle ore culminanti di questo lutto istituzionalmente imposto per taluni morti e mai per altri, e precisamente in corrispondenza dell’assurdo, grottesco minuto di silenzio che verrà fatto osservare lunedì a mezzogiorno nelle scuole e negli uffici pubblici, io, molto civilmente, mi dissocerò, e mi metterò ad ascoltare, a volume ragionevolmente alto, We don’t need another hero della grande Tina Turner.

Il silenzio mi piace tantissimo. Ma non me lo faccio imporre da nessuno. Men che meno in questi frangenti, quando la stupidità, l’ipocrisia, l’abuso di retorica e il conformismo pecorone trasformano il Silenzio nella cosa più chiassosa, becera e irrispettosa che ci sia.


venerdì 18 settembre 2009

Neurodelizia (2)


L'atomica iraniana è il meno



Per tua fortuna non hai figli. Altrimenti questo natale (se ti avanzavano credits dopo il milione speso in botulino antirughe ascellari PER LEI + rassodacu** interno viennese a metà prezzo Rapsodia in Cü PER TUTTI E DUE) pure tu gli avresti regalato me, cioè il coniglione multimediale wi-fi BRAGABAZZ, il primo coniglio esplosivo con prezzo collegato a internet, cioè volevo dire il primo coniglio collegato a internet (esplosivo era il prezzo, nel senso che secondo loro è basso) con tutto il contenuto dell’internet parlato, cantato, suonato, scorreggiato, danzato, eiaculato dal più adorabile e servile dei Conigli! BRAGABAZZ si nutre di internet; lampeggia, muove le orecchie parla e trasmette musica; legge testi scritti ad alta voce in 16 lingue diverse tranne la tua; segnala le previsioni meteo e l’andamento della borsa; esegue con le suddette recchia esercizi di Tai Chi; rincoglionisce tuo figlio (ah, ce l’hai il figlio? C**** tuo! Non lo sapevi che la vita è uno scherzo del c****, e pure di cattivo gusto, spermaticoso e amaro?) e gli stacca i neuroni a morsi a uno a uno; tutto questo ed altro ancora!!! INCLUSE NEL PREZZO UN PAIO A SCELTA DI ORECCHIE DI RICAMBIO. Rendi anche tuo figlio un Darwin-reverse! Catapultalo nel meravigliso mondo rutilante fracassone lampeggiante del darwinismo-gambero! Da domani non dovrai più essere invidioso del figliuolo down dei tuoi vicini! E nelle rare interruzioni in cui BRAGABAZZ si assenta per cacare sul tappeto, non disperare, non temere che tuo figlio si metta a pensare (e con cosa? ah ah ah): c’è sempre la cara, vecchia, tv generalista.

[Il dramma, disse Popper, non sta nel fatto che lo schermo tv gronda *erda. Il dramma è che tutti la leccano con l’avidità del criceto digiuno e la proverbiale prontezza imitazionale del suinello pecora.

Popper chi?, dissero gli altri 6 miliardi di esseri subumani, e all’unisono cambiarono canale per istupidirsi con un bel reality che s’intitolava, come tutti, La finestra sul porcile.]

Perché la scrittura è il passato, baby! Da domani quella scimmia evoluta e poi a tradimento e a precipizio involuta per motivi di crescita e pil e sviluppo delle nostre ville in Sardegna di tuo figlio navigherà velocissimo su interfess soltanto vocalmente! Basta con la fatica atavico-preistorica di digitare w e poi w e poi ancora w! Tuo figlio, la scimmia involuta come l’hai voluta tu, non dovrà far altro che sbiascicare “Uh! Uh! Uh!” e BRAGABAZZ che come tutti gli stronz* pericolosi non dorme mai salterà su e dopo un biliardesimo di secondo gli chiederà di scegliere Cosa desideri, o mio padroncino decerebrato dal gameboy, o involutissima neoscimmietta frastornata, ordina orsù dal mio menù, Cibo, Meteo, Borsa, Videogiochi, Religio**, Musica o Figa? “Ffffuììga!”, risponderà per il tuo orgoglio di padre omofobo e ciola quel piccolo genio precoce di tuo figlio sputacchiando briciolame d’hamburger non più su una tastiera di tasti ma sulla testa d’un coniglio servile e testa di cazz*.

Naturalmente io, BRAGABAZZ, sporgerò querela per le infamie che stai scrivendo su di me facendo finta che sia io a parlare, ti leverò anche le mutande puzzolenti e riabiliterò il mio nome, perché io non sono servile e futile ma molto servo e molto utile, e su internet ti cerco e trovo anche cose belle e interessanti e serie o davvero divertenti, ma il punto è, cocco mio, il punto è, ti piaccia o no, che te le leggo tutte a voce io, così tu puoi finalmente disimparare la scocciatura della scrittura, e soprattutto impari a fidarti di me, e a fare quel ca*z* che ti dico io. (Tanto per cominciare via quel dito dal naso, che ti induce a pens***, e via pure da quell’altro posto, che aiuta a godere e a capi**).

E vorrà pur dire qualcosa se, fin dalla notte dei templi, l’anagramma di “coniglio” è sempre stato, (profeticamente?) “coglioni”.


Zenta Popper, qvi è il marketsciallo Boyemann ke parla, atesso la fogliamo piantare, yaaaaaaaa?

Guardi che Popper è morto.

I zoliti vigliakki. Lanciano sassen e si nascontono sottoterren. Ma faremo causa at ereti! (A propositen: afere tato sepoltura a pampini cinesi morti per fapprikare coniglien?)

giovedì 17 settembre 2009

Scimmioni&Miss

Miss Kappa
da vomitare



Io l’ho saputo in ritardo, da giornali, blog e agenzie, poiché non frequento le tv commerciali, rai compresa. E sulle prime, incredulo, ho pensato di trovarmi dentro qualche vecchio film grottesco, tipo il meraviglioso Signore e signori, buonanotte, uno dei migliori film italiani dal 1976 a oggi (roba forte e intelligente, quindi se volete sperare di vederlo… compratevi il dvd).
La notizia è questa: sabato sera, 4 ore e 38 minuti di diretta sforante sulla tv di Stato (il famigerato “Zervizzio Bubbligo”), con soppressione di ben due telegiornali (non una grande perdita, ma questo è un altro discorso), per la manifestazione più troglodita, banale, volgare, maschilista, deprimente, vuota, svilente, demente che si possa immaginare: l’elezione di una cavolo di miss. Con tanto di fascia fascistella e minculpoppa di Miss Moda Italia (se dovete vomitare non fatelo sulla tastiera del computer, mi raccomando, che poi è un casino) consegnata per sbaglio a una concorrente (di faccia bruttina e sgraziatella, ma si sa, a contare in queste kermesse di bassa macelleria bovina sono le Misure di tettanza-panza-culanza) e strappatale poi via per affibbiarla alla mucchietta di carne “giusta” (di faccia assai ordinaria e insulsotta, ma si sa…) E la prima poveretta, invece di frignare per lo smacco, esultava e ringraziava gli dèi per il regalo di quei minuti di visibilità supplementare!
Inutile dire, infatti, che gli spettatori non erano sei o sette malati di mente più o meno segaioli, o un paio di ultracentenari abbandonati lì davanti sulla sedia a rotelle e impossibilitati a scappare, ma milioni di cittadini italiani. Probabilmente, per la maggior parte, lo stesso genere di homo televisivus capace di farsi ore e ore di coda per andare a rendere religioso omaggio al cadavere di un (bravo) presentatore di quiz.
Ed era solo una delle ben tre serate dedicate a questo disgustoso carrozzone, a questo becero pollaio della mediocrità mentale (tutte laureatelle e masterizzate, ovviamente, come se questa non fosse una feroce e beffarda aggravante!), col suo orrido dietro le quinte di svenimenti, lacrime isteriche, madri infoiate, sogni stronzetti, millantati talenti, e, udite udite, strigliatona del boss della fiera ai giurati perché appioppavano voti troppo bassi a certe, a quanto pare inguardabili, galline. (E stendiamo un velo pietoso sulla sconcertante bruttezza, o quantomeno, per essere gentili, insignificanza, della missitalia finale, vincitrice, dicono, solo perché dal paesotto suo hanno bruciato qualche miliardo di euro in voti telefonici…)
A me scappa da ridere, ma in realtà c’è da piangere, soprattutto in proiezione futura: se ai nostri tempi è rimasto ancora qualcuno (due o tre femministe e poco altro) capace di dare di stomaco davanti a questa penosa melma, già da domani ‘sta roba si annuncia come una delle poche, e delle più alte, espressioni di Arte e Cultura (insieme ai Calendari Con Su Le Zoccole) in tutti i paesi mentalmente sottosviluppati, come… indovinate quale? (indizio: sto parlando dell’unico paese così decaduto e deceduto, così imbarbarito e rimminchionito, da rassegnarsi a considerare normale un’espressione funebre come FUGA DEI CERVELLI…)
Mi sembra ora più che mai di struggente attualità questa poesia d’amore di John Alexander Low Terzo (o Quarto):


perso nei tuoi occhioni

un disperato kiss

mentre in piazza gli scimmioni

eleggono la miss


Achtung, amici: Martin Heidegger diceva che noi diamo il Pensiero per scontato, ma che Esso, il Pensiero, potrebbe “sgonfiarsi” e sparire irreversibilmente dal mondo nello spazio di un giorno…
Signore e signori, buonanotte.

venerdì 11 settembre 2009

Emergenza omofobia

E se ci dichiarassimo tutti

Gay Onorari?


Pablo Picasso era un donnaiolo. Ma chiese di venir considerato “Gay Onorario”. Forse perché molti suoi amici artisti erano gay (come lo furono Leonardo e Michelangelo), o forse in risposta alle violenze che gli omosessuali subivano da parte della sottofeccia, e alle angherie e malignità di cui li facevano oggetto le meno violente ma non meno stupide pecorscimmie nonpensanti.

Be’, direi che questa meravigliosa intuizione-provocazione sia più che mai di estrema attualità, e che sarebbe da rilanciare in questo periodo di emergenza civica, contro l’odiosa ondata di omofobia escrementizia e mentecatta che sta dilagando nella nostra stolida nazione delle tv sempre accese e dei cervelli spenti: ragazzi accoltellati per un bacio, coppie di gay infastidite, inseguite e malmenate da frotte di minorenni cretini, bombe carta nei gay village, sono solo i meno gravi fra gli episodi – una vera epidemia di aggressioni, discriminazioni e minacce – accumulatisi nelle cronache dell’ultima estate. (Cronache asettiche e, spiace dirlo, quasi del tutto prive di commenti indignati, ma che vogliamo aspettarci da certi giornalisti, è già tanto se si sono pian piano emancipati da quel gretto conformismo coliforme che fino a non molti anni fa li faceva sentire in diritto/dovere di espettorare espressioni del tipo “lo squallido ambiente degli invertiti”) Guarda caso l’epicentro di tutto questo schifo è Roma, la città in cui vive un uomo (anche se lui in realtà è il capo di uno stato straniero che sta nel cu…ore di Roma) che ha fatto dell’omofobia una bandiera (vedasi il censuratissimo volume I triangoli rosa di Benedetto XVI, KAOS). Ma altrove è successo anche di peggio: a Napoli, una ragazza è stata quasi uccisa a calci solo per aver cercato di difendere un amico gay dal vigliacco assalto di alcune sottoscimmie.


Inutile nascondere a noi stessi che queste cose avvengono per via di un fetido clima generale che le permette, e non per la sola colpa di quattro energumeni cerebrolesi. E se qualcuno pensasse che questo “essere circondati” sia una paranoia degli omosex o una mia fantasia, ho provato a buttar giù un elenco di tutti coloro che sarebbero miei nemici se io fossi gay (per quello che contano le etichette, dal canto suo Zioscriba si considera, ovviamente, polisessuale: l’altroieri si è innamorato di un trifoglio semilesbico…)

L’elenco nemico, che vi assicuro è ancora incompleto, frettoloso e superficiale, è lungo da far paura, e comprende:


1 i macachi machoidi. MEGLIO FROCIO CHE MACHO è una verità di Saggezza che andrebbe incorniciata e appesa per legge in tutte le aule scolastiche. (Un altro slogan da appendere urgentemente nelle aule, se non vogliamo allevare generazioni di deficienti minchiopecori testicolari fino all’anno 4000, potrebbe essere una cosa del tipo: ELEVARSI DAI COGLIONI).


2 tutto quel genitorame bifolco, bigotto, intellettualmente sprovveduto o emotivamente disabile che preferirebbe sapere un figlio morto piuttosto che saperlo non invaginatore, che preferirebbe ammazzare una figlia o rinchiuderla in convento piuttosto che saperla a piede libero e non pene-ricettiva.


3 la stupida e pericolosa feccia dell’integralismo superstizioso, così poco intelligente da prendere per oro colato i deliri omofobi e nazistoidi del signor Saulo di Tarso, spregevole torsolo di minchia che incredibilmente ci si ostina a chiamare “Santo” solo perché dopo esser caduto da cavallo cambiò gli obiettivi delle sue persecuzioni, nonché furbo usurpatore e bieco distorsore di un Messaggio che avrebbe dovuto essere di Amore Universale.


4 gli oltranzisti del riproduzionismo, per i quali generare figli non è una meravigliosa scelta d’amore, ponderata, sofferta e responsabile, ma uno squallido dovere da sudditi obbedienti. (“Trenta parti, record in Mangiagalli”, titolava ieri tronfio ed esultante il Corriere Milano, aggiungendo le espressioni “giorno fortunato” ed “evento storico”…) Gli oltranzisti del riproduzionismo sono così idioti da non capire che il Crescete e Moltiplicatevi poteva essere un legittimo suggerimento per antiche popolazioni di poche centinaia di individui, non certo per noi che siamo quasi 7 miliardi e stiamo soffocando a facendo collassare il pianeta, come se invece dei suoi abitanti fossimo le sue cellule tumorali impazzite, o dei pullulanti topi di chiavica. Così idioti da ritenere veramente che l’umanità rischi l’estinzione per colpa di quegli egoistacci dei gay! In realtà, siccome il discorso dei 7 miliardi su scala globale lo capirebbe qualsiasi coglione (o quasi…), l’imperativo riproduzionista viene ammantato di odiose connotazioni razzo-patriottarde: ad avere disperato bisogno di Figli (cioè di pezzi di ricambio per il sistema economico-schiavistico) sarebbero, di volta in volta, “gli italiani”, “i polacchi”, “i neanderthaliani”, “i cercopitechi” e così via. (Domanda: ma se ogni nazionaccia puzzona pretende di proliferare topodifognisticamente elevandosi a potenza per conto suo, come evitare di diventare settanta miliardi? Ma con qualche bella guerra valorosamente combattuta da Veri Uomini Eterosessuali, ovviamente…)


5 i cervelli piccoli in generale (per esempio l’homo televisivus, che non ha letto un libro in vita sua e se ne vanta pure). È infatti scientificamente dimostrato che l’accettazione dell’idea di omosessualità (e di bisessualità) richiede un certo numero minimo (anche se poi non elevatissimo) di neuroni in buona salute. Aspettarsi che un povero imbecille testavuota sopporti la vista di un semplice bacino tra maschi senza che gli prudano le mani è come pretendere di scaricare e far funzionare il software per il poker online in un vecchio commodore 64…


6 il popolo bue-sempre-più-bue, convinto che dare dell’omosex a qualcuno sia una terribile offesa (personalmente mi offenderei molto di più se qualcuno in malafede insinuasse, che ne so, che guardo il wrestling in tv, o sfoglio riviste di cosiddetto gossip, o lascio decidere a un sartucolo miliardario come devo vestirmi…)


7 i branchi (omofob)omologati di ultimissima generazione (loro unico riferimento culturale sono gli spot della telefonia, affollati di stronzetti limonanti rigorosamente e noiosamente etero). A 13 anni sono già fossilizzati, o moccianamente lucchettati, in stucchevoli coppiette più scialbe, monotone e abitudinarie di quelle formate da molti dei loro genitori, di cui costituiscono conformistico scimmiottamento. Sembrano milioni ma in realtà è sempre la stessa coppia (o copia?), i nomi non hanno importanza: li potresti chiamare Tipo e Tipa (dal greco typos). Per questi poveri stupidelli, un gay non è neanche un pervertito, è solo uno stronzo che “s’è sbajato”. (Qualcuno penserà che qui vado fuori tema, ma sono convinto che formare coppie chiuse e borghesucce fin dalla preadolescenza, anticipazioni di future famigliole rincagnate su se stesse, non aiuti a sviluppare e coltivare Aperture Mentali di nessun genere: ben difficilmente Tipo e Tipa avranno mai parole gentili e illuminate sull’argomento gay).


8 tutte quelle retroguardie politiche, canpastorizio-clericali, maschiliste, totalitariste, oscurantiste, reazionarie, nemiche del Preservativo, che una ventina d’anni fa tifavano per l’AIDS considerandolo un Auspicato Intervento Divino Sanzionatore castigasodomiti, (“la peste dei gay”) salvo poi dover scoprire, indispettiti e dispiaciuti, che purtroppo (che sfiga!) se lo beccavano anche gli etero…


9 i Latrin Lovers, maniaci che si vantano di copulare con la stessa frequenza con cui di solito si fa la cacca, strani scimpanzorla che si fanno una tacca sull’uccello dopo ogni eterotrivellazione, pensando che ciò comporti ONORE, come se non fosse una cosa che fanno anche i cani, i topi e i ragni (e persino certi vecchi e rimbambiti doriangrey che senza viagra potrebbero giusto metterlo sotto un’ascella, femminile s’intende, per farselo covare al calduccio…). Curiosamente costoro, invece di essere contenti dell’esistenza dei gay (concorrenti in meno!) reagiscono con immenso fastidio ogni volta che ne sentono l’odore. Forse per complesso d’inferiorità. Forse per inconscia invidia verso chi è immune dalla compulsiva ossessione che li condanna a una vita da schiavi.


10 una securitate di stampo fascio-medievale, più o meno segreta e latente, i cui inquisitori paiono non aver perso il vizio di schedare i cittadini “strani”. Giorni fa, sulle pagine di più di un giornale, mi è toccato vedere, a proposito di un personaggio che consideravo odioso per certe sue repellenti idee (ma non è questo il punto!) un inquietante dossier, in cui spiccavano queste inaccettabili parole: “Il Tiziocaio è un noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni…”. Ora, a parte il livello mentale impietosamente connotato da un verbo come “attenzionare”, e a parte il fatto non molto rilevante che questa singola “nota informativa” potrebbe essere un falso, non sarebbe meglio se questo anacronistico sbirrume “attenzionasse” un po’ di più, che ne so, gli accoltellatori recidivi e altra pericolosa fecciolina consimile, e si facesse un po’ meno i cazzi privati dei liberi (ma davvero lo siamo?) cittadini?


11 i gay repressi, che in paese paleobigotto come l’italiA pare si contino a decine di migliaia. Così come gli ex fumatori accaniti, quelli da tre pacchetti al giorno, sono i primi a rompere i coglioni a chi vuol godersi in santa pace una singola sigarettina, i gay mancati e convertiti (cioè i veri per-vertiti, i veri rovinafamiglie) sono i primi che vorrebbero campi di concentramento per chi, più forte e sereno di loro, convertito non si è. Ma su questi disgraziati, “che erano gay ma poi sono guariti” (come diceva una recente squallida canzoncina, ovviamente italiota) non sarebbe giusto infierire, e propongo anzi di dedicare loro un minuto di raccoglimento.


Tale essendo la situazione a livello di marmaglia, è quanto mai urgente, da parte delle menti un po’ più evolute, un minimo di presa di coscienza, un atto di solidarietà.

La semplice “tolleranza” non basta più, rischia anzi di diventare la peggiore ipocrisia. Insomma, lo sappiamo come si articola codesta finta tolleranza da sepolcri imbiancati (e imbiancati male): Sono così magnanimo da sopportare, con un certo ribrezzo, la vostra esistenza, purché ve ne stiate nei vostri ghetti, vi cuciate triangoli rosa per riconoscervi fra voi e non facciate propostacce ai normalozzi per strada o nei bar, o almeno non nel mio quartiere, “Perché se saprei che mio figghio mi diventerebbe un orecchione…” (E attenzione, per evitare guai, ai finti non omofobi: da quando è stato sdoganato il rosa, anche le pecorscimmie più omofobe vanno matte per il motorino rosa, ovviamente solo perché è di moda, fino a ieri avrebbero detto “è da busoni!”. Chiedi a uno su scooter rosa di diventare Gay Onorario, e facile che quello ti mette sotto!)


Amici miei, avremo dunque il coraggio e l’orgoglio intellettuale di compiere questo piccolo gesto simbolico? Di dichiararci gay onorari?

Io sì.

Nicola Pezzoli, Gay Onorario.


Alla prossima!

martedì 8 settembre 2009

Neurodelizia (1)

Come promesso, diamo il via all'alternanza che, salvo cause di forza maggiore, sarà la regola di questo blog atipico, anacronistico, amorale, oserei dire animale: oggi Zioscriba inaugura la sezione umoristico-semidemente (che si chiamerà Neurodelizia e verrà numerata di volta in volta, per renderla riconoscibile con immediatezza nell'archivio), regalandovi la prima puntata della nuova saga di Sorensen Puddu, un romanzetto senza cazzo né coda provvisoriamente intitolato Volevo anche scrivere una lettera d'amore. (Naturalmente lo scrittore Nicola Pezzoli ne prende le distanze: questi sono solo i giochini del suo alter ego mentekatto...)

A proposito di atipicità: visto che ho ricevuto parecchie lezioncine, censure e tirate d'orecchie (peraltro abbastanza civili e affettuose, e in qualche caso persino apprezzabili) per lunghezza e contenuti del mio primo post, non aspettatevi MAI che io usi quotidianamente il blog per dirvi in 4 righe con che mano mi sono fatto una sega, solo per conformarmi a format non decisi da me. Non sono mai stato un pedante o un prolisso (credo che il mio romanzo stia lì a dimostrarlo), ma quando vorrò parlare di attualità o cultura lo farò scrivendo un articolo che sarà lungo quanto dev'essere. Chi fosse troppo pigro, troppo occupato, o troppo web-saltabeccante per leggerlo, o troppo permaloso per stare al gioco delle mie provocazioni, non lo legga. Punto.
Chiedo scusa per l'intrusione, e ripasso la parola a Zioscriba.


il twist nel momento più inadatto


Era una brutta mattina di maggio, luglio, settembre meno un quarto, e come previsto dal mio oroscopo vegetale (sono della verza) nel farmi la barba mi potai un capezzolo

Alla radio le previsioni rossocrociate di Locarno Monti nella persona di Fosco S. o di suo cugino un certo Cappenbergher annunciavano con malvelata soddisfazione foschia infingarda e un po’ stronza sugli altopiani e io ero indeciso se dare prova di alto senso civico spargendo la voce o sbattermene sostanzialmente le ampolle. In quella fui travolto da un’ondata di jet lag, e capii che la presa sulla realtà cominciava a scivolarmi dalle mani. Poi mi sovvenne che non avevo mai volato in vita mia (non è che ho paura, la mia si chiama Sindrome di Bergkamp Patacrash, in pratica appena zompa nella mia visuale un qualcosa che somigli anche lontanamente a un check-in mi cago addos**): donc era senz’altro il caso d’inventarmi una scusa migliore, circa la mia non prensilità sul reale. Forse dormivo poco. Forse perdevo sangue

“Zitto!” veniva nel frattempo intimato al contestatore durante il comizio del Partito Della Felicità Digitale Terrestre Per Tutti che andava in onda alla tv: “Non interrompere i Coglioni!”

Ma io, io che per anni mi ero creduto intelligente seppur a causa di un deprecabile malinteso, perché non spegnevo?

Dal canto suo la mia vita andava a ramengo, ma solo un capez, un pezzettino alla volta, a bricioline polliciniane, così riuscivo a stargli dietro, contuso e consapevole. Il che, non so se mi spiego, è molto peggio. Beati quelli che crollano a precipizio come will coyone nel burrone, un colpo e via

Ero stanco di me. Ero stanco di voi. Soprattutto di voi

Io ce lo sapevo che con queste agenzie interinali e il precariato del neoproletariato senza prole (e chi li mantiene?) sarebbe andata a finire così. Dopo l’impiego lampo al caseificio (venti minuti di stage non retribuito da intendersi, dissero, come periodo di provola ostentabile in curricula futuri) l’altra settimana mi hanno assunto con contratto terminale presso lo zoo di Cornate d’Adda, sì, proprio lui, il paese col monumento marmoreo maramaldeggiante

Il monumento diceva

CORNATE AI CADUTI

Assunto per fare il trattamento col cotton fioc alle giraffe. Capirete, coi due miliardi al mese solo di rata strozzinvest per il finanziamento avventato e sprovveduto diciamo pure coglione (coglione a chi?) per quel tostapane satellitare mks del 97 su cui non avevo letto le clausole e m’ero fatto abbindolare interessualmente (e fossi riuscito a farcene uno, di toast!), non è che uno possa andare tanto per il sottile, che possa dire Il cerume giraffesco mi fa senso oppure Guardi, a livello di remora non vorrei cascare giù da quella crincio di scala a pioli di trenta metri se metti la longicolla cornutiella si mette a ballare il twist nel momento meno adatto

All’ingresso dello zoo di Cornate d’Adda c’era un cartello che diceva

VIETATO DAR DA MANGIARE AGLI ANIMALI

ma le mamme continuavano imperterrite a smerendare i loro bambini e i guardiani chiudevano un occhio. Con l’altro prendevano la mira e stendevano il marmocchio

La caporalessa dell’interinale non sembrava una caporalessa vera. Chiamava a raccolta il lavoratore squillo con voce suadente, e pazienza se erano le tre di notte e lo sgobbo iniziava alle sei della seguente matinée. E non hanno neanche la scusa dei fusi orari, come il solito mongoloide che telefona nei film americani. “Ma che ore sono?!” “Ah, scusa, costì è mezzodì, ma ora che ci penso lì da te a Culdellup City devono essere le quattro del mattino”. “Vaffanculo pirla, t’vegna ’n canker” (quest’ultima battuta di solito viene tagliata)

Le tre e quattordici, per la precisione, e lei la signorina dell’agenzia Uniplus. Loro il lavoro non te lo procacciano: te lo cacciano su. Di qualunque misura esso sia. Alle pigreco di notte

Sorensen Puddu?

Sì?

Il signor Mario Véronique Sorensen Puddu?

Signorino, prego

Grazie, sono la caporala Smerdìn dell’Agenzia Interinale Uniplus: si presenti a Cornate domattina un po’ prima delle 5, e senza mettersi le dita nel naso

Cornate? Ma sono 800 kilometri e sei etti

*azzi suoi.

Mmm… Aahhh…

Ho interrotto qualcosa? mi fa poi maliziosa la caporala, sentendomi ansimare mugoloso e gemente

Solo una colica addominale, rispondo

Oh pora stèla

Non si preoccupi, ora mando giù un po’ di butilbromuro di joscina e mi passa

Glielo proibisco, sa. La renderebbe sonnolenta sul lavoro


Un altro cartello diceva

VIETATO MANGIARE GLI ANIMALI

Ma era scritto in sloveno scolastico, sicché ogni giorno entrava un sacco di feccia armata di trincialepri, trucidalinci e tritatapìri

Gradisce una giraffa? peroravo io, così, tanto per intavolare qualcosa di nuovo e costruttivo, quando me ne passava vicino uno particolarmente bene armato. Ma le longicolle cornutielle non se le filava nessuno. Toccava proprio mettersi al lavhorror

Sulla porta dell’Ufficio del Personale il cartello diceva

VIETATO ANIMALI

E così, quando scoprirono che ero un somaro, un porco e un elefante (per via che me la lego al dito) tutti in una persona, venni sbattuto fuori a calcincul* e non solo: la loro assicurazi*** fasulla non mi pagò l’ospedale, e mi fecero causa di risarcimento per i due cotton fioc sprecati e per la scala a pioli spezzatasi durante la mia caduta. Mi fecero pagare anche la foca: in buona sostanza c’ero atterrato sopra, pora bestia. Per San Giosafatte Fatto A Fette! E la notte dopo di nuovo

Sorensen Puddu?

Zì?

Raffineria di Falconara fra 40 minuti, ya?!


Voi andreste avanti, a vivere accussì?

Ci vorrebbe una sagace overdose, un bel cocktail di oppiacei

Ma chi se li può permettere?

E non è finita

Alla fine partecipai alla manifestazione di protesta. Avevo un cartello che diceva

ANIMALI

Fui arrestato.