Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!

Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!
«Pezzoli evolution... tre libri per un solo grande, toccante e indimenticabile romanzo di formazione.»
"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

giovedì 16 marzo 2017

MANIFESTO (personalissimo!) ANTI COPROFAGIA LETTERARIA

I CANI MORTI 
NON CAGANO
MA A QUANTO PARE 
SCRIVONO

Soggetti (e stili) da scegliere per essere certi che NON sarò un lettore di quel libro:

1 indagini del duecentomiliardesimo commissario del put;

2 amori adolescenziali di Piercazzillo e Mariavulvetta, scritti in telefonese cerebrolesso;

3 operai innamorati della fabbrica che sta chiudendo perché cancerogena e assassina [gli scrittori italiani non vogliono che le fabbriche cancerogene e assassine chiudano, perché incredibilmente convinti che tenerle aperte sia “di sinistra”, oltre che romantico da morire];

4 storie di giovani segretarie in fregola che s’invaghiscono, ricambiatissime, del capo milionario e sposato, scritte in gossippese rosa pallido (color pelle di natica);

5 rutti intellettualoidi talmente politicizzati che invece del libro facevano prima a vendere una busta con dentro una scheda elettorale già scrocettata;

6 sbrodolate di banal saggezza cosmica e spiegazioncine su cosa sia il vero amore (con massime da cioccolatino rancido e scaduto), di autori che dovrebbero avere almeno il coraggio autoironico di definirsi furbacchioni, paraculi e impostori;

7 furbe situazioni modajole (matrimoni di campionesse olimpiche, comunioni di baby rockstar, top model che fanno la cresima, feste da sballo con “genòria” ricca e famosa che assume cocaina pure dalle orecchie…)

8 stucchevoli e arzigogolate baroccherie accademiche e prolissi virtuosismi sul Nulla, come se l’autore giocasse a nascondino e ogni tanto mollasse una scorreggia profumata come indizio;

9 ogni cosa scritta coi piedi con la scusa di farla sembrare “più vera”;

10 stronzatine di “comici” più o meno televisivi, incapaci di divertire il loro stesso cane;

11 sagajoli del (poco) fantasy copia, frulla & incolla: un trancio di guerre stellari, due tranci di signore degli anelli, un nome esotico per il nuovo eroe fighetto e via che si va [al cesso];

12 in generale, ogni scrittura insulsa, debole, sciatta, mediocre, superflua, senza sugo, ruffianamente spacciata per “raffinata” (insomma ogni libro che avrebbe potuto rinfocolare l’invettiva bukowskiana “altri sbadigli e merda di cane morto sulla povera anima già in frantumi”)

L'effetto che mi fanno è più o meno questo:



giovedì 9 marzo 2017

Anche i bancari scrivono racconti


Ho trovato un tesoro in cantina: una grande busta piena di racconti brevi scritti “di nascosto” da mio padre tanti anni fa, e ambientati nella sua infanzia, fra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. Fra i miei preferiti ce n’è uno molto breve. Ve lo propongo qui, solo leggermente “rieditato” da me…

IL PINCÌN 

di Pierluigi Pezzoli


Sotto la pressione dei gialli, i verdi abbandonavano la prima linea di difesa e ripiegavano disordinatamente per attestarsi sulla seconda. La pallina di legno che fungeva da artiglieria picchiava e picchiava, staccando anche qualche testa ai soldatini di cartapesta.
Ma ecco che d’improvviso su attaccanti e difensori si scatenò la furia micidiale di un tornado.
In ginocchio, chino sui miei soldatini e totalmente preso dal gioco, non avevo visto irrompere il Pincìn, e le sue grosse scarpe chiodate stavano facendo strage di tutto. Impotente, e con gli occhi rigati di lacrime, guardavo da sotto in su quell’uomo con tutto l’odio di cui ero capace. Quello, preso com’era dai suoi argomenti – piombato in casa senza un saluto, era subito partito a magnificare le grazie della mucca che intendeva rifilare a mio padre e a mio zio – non s’era accorto di nulla, e del resto dubito che i giochi di un bambino potessero aver a che vedere seppure da lontano con la sfera dei suoi interessi.
Le donne si erano ritirate nell’attigua veranda – la loro seconda linea – e di lì, sferruzzando, osservavano con curiosità l’energumeno che, paonazzo in volto, parlava con foga e ora avanzava ora indietreggiava, sempre facendo scempio dei miei poveri soldati.
Il Pincìn portava intorno al collo color terracotta un fazzoletto candido, segno distintivo dei commercianti di bestiame. Il cappello, rovesciato all’indietro, lasciava intravvedere la calvizie.
Erano le sei del pomeriggio di una domenica d’inverno, e il nostro doveva esser reduce da abbondanti libagioni nelle osterie del circondario, perché all’offerta di un bicchiere rifiutò con gesto perentorio. 
Manifestò invece gradimento per un caffè, che gli fu presto preparato e servito, dopodiché, con grande meraviglia, lo vidi versare poco alla volta il liquido nero e bollente dalla tazzina al piattino, e sorbirlo da questo con gran risucchio. 
Per bere aveva almeno dovuto fermare i dannati piedi, e io ne approfittai per raccattare e porre in salvo quel poco che restava delle mie armate.
Quando dio volle se ne uscì com’era entrato, cioè senza salutare. Era riuscito ad appiopparci la mucca e s’era già messo in tasca la caparra.
Mestamente, raccolsi i miei giochi in una cassetta che sapeva tanto di urna funeraria, giurando vendetta al Pincìn e a tutti quelli della sua stirpe.


mercoledì 1 marzo 2017

Silvano Agosti: pane al pane, schiavismo allo schiavismo.


CON LE CATENE
ERA PIÙ LEALE!



Altre due parole mie sull’argomento:

DANNARO E LAVHORROR: TUTTO QUI?

Mi piacevano tanto le parole di quel tale Gesù (un Extraterrestre, probabilmente) quando evocava i gigli del campo e gli uccelli del cielo.
Mi piaceva il rafforzativo che vi aggiungeva George Clooney in un famoso film: 
«Considerate i gigli del campo, puttana ladra!»
E invece il signor papa (uno dei migliori di sempre, tra l’altro) se ne viene fuori bello bello con la sconcertante osservazione “Senza lavoro, la tentazione del suicidio”.
Certo, nel nostro sistema farsi sfruttare per soldi è un male necessario.
Ma perché idealizzarlo da un pulpito “spirituale”?
Perché avallare la satanica equazione posto fisso uguale Felicità?
Secondo lui nelle tribù che vivono di caccia e pesca i ragazzi si suicidano perché preferirebbero un turno di notte all’altoforno?
In principio erano le Catene?
E Dio creò lo schiavo?
Servo e Serva, li creò?