"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

sabato 25 giugno 2016

Sperando di fare un regalo gradito, ecco in assaggio l’incipit di “Mailand”: un incubo premonitore (siamo nel lontano 1987) dell’odierna imbecillità politically correct.


1

Il lato interno delle parole



Le parole cadevano una dopo l’altra, i vocabolari smagrivano. Sotto i colpi di leggi e decreti, i cadaveri dei nomi delle cose si ammucchiavano come foglie autunnali al fronte, come soldati appollaiati su rami a tiro di cecchino. Nel giro di pochi giorni erano state espurgate dal catalogo del dicibile “mulatto”, “sordo” e “chiappe”. Poi, giusto in mattinata, era stato diramato il bollettino che mandava in pensione la bellissima parola “straniero”, e l’editore che aveva appena ripubblicato il famoso romanzo di Albert Camus fu obbligato a ristamparlo col titolo Il proveniente da altra nazione di pari dignità, ci mancherebbe, si figuri, grazie

[ ... ]

E le parole perite non di naturale disuso (come “purchessia” o “costaggiù” o “intelligenza”) ma di censura violenta, non avevano neanche diritto a una lapide commemorativa, perché lì sopra avresti pur sempre dovuto scriverle.


venerdì 17 giugno 2016

Risiko-Konrad. CESENA: presa!



Un affettuoso abbraccio alle splendide persone venute ad ascoltarci.
Il mio ringraziamento a Mirna della Libreria Giunti e all'ufficio stampa Neo (Francesca Fiorletta) per il sempre efficiente coordinamento.
E un Danke gigantesco a Tommaso Balbi.



p.s. 
Tengo a rivendicare che questo continua a essere il blog di un Cittadino Europeo.
In culo ai fasciopopulisti nostalgici delle guerre di trincea. 

giovedì 9 giugno 2016

ERESIE SFUSE IN SALSA ROZZA

I LOVE KI KAZZ ME PAR
 (e odio chi mi spar)

1 L’umanesimo obbligatorio e assoluto mi annoia (a Oxford direbbero che mi scagazza il ca**o) tanto quanto l’animalismo obbligatorio e assoluto. Ovvio che non amo un terrorista o un trafficante d’armi più di quanto ami il mio gatto Isidoro, e che la sorte del pettirosso che ho appena visto dalla finestra mi stia leggermente più a cuore di quella di un bracconiere fascista che picchia la moglie due volte al giorno, o di quella di un pirla che si vanta di non leggere libri. Altrettanto ovvio che non amo il pitbull senza museruola incrociato in passeggiata più di quanto ami i miei amici o le mie nipotine. Ovvio, soprattutto, che su tutto questo non abbia da rendere conto a nessun pretozzo o a nessuna superstar delle alte cattedre infallibili. Amen. 

2 Io posso anche arrivare a capire che qualche sindaco più o meno bigotto e più o meno omofobo, magari di non eccelso livello intellettuale o dal deludente spessore intellettivo si rifiuti di celebrare personalmente le unioni civili previste dalla nuova legge, delegando altri funzionari, per non sentirsi in imbarazzo. Al loro posto eviterei, però, di sbandierarlo e di vantarmene. 
E soprattutto non la chiamerei “obiezione di coscienza”. 
Quale coscienza? Coscienza INcivile?
E non staremo, in generale, esagerando con queste menate dell’obiezione di coscienza?
Se un pompiere si rifiutasse di spegnere un incendio e salvare delle vite, per obiezione di coscienza in nome del Dio Fuoco, che cosa faremmo? Continueremmo a pagargli lo stipendio rispettando la sua “coscienziosa” obiezione, o lo licenzieremmo con una sana (e coscienziosa) pedata nel cu**?
Forse, dovrebbe semplicemente passare il principio in base al quale, se sei obiettore rispetto a cose di vitale e civile importanza, NON PUOI FARE QUEL MESTIERE LÌ (e men che meno in apparati PUBBLICI).  

3 Sarò anche stronzo, ma a me “Non avrete il mio odio” continua a sembrare un'ipocrisia un po' esibizionista. Io li odierei se mi ammazzassero un cocker, figurarsi la moglie! Certo, vivere nutrendosi d’odio è la peggiore delle vite possibili. Ma negare, rimuovere, soffocare il naturalissimo odio verso chi ti ha fatto ingiustamente un male immenso e irreparabile è roba da reparto psichiatrico. O da bestseller furbetto.

4 Ricordo che pochi anni fa, per dare l’idea del successo del vecchio (bel) romanzo Stoner di John Williams, si sbandierava il fatto che l’edizione italiana aveva venduto BEN 80.000 copie. Quando soltanto in Olanda, Paese i cui abitanti superano di poco quelli della nostra Gallarate, ne erano state vendute 200.000, cioè due volte e mezza! Chissà, forse però da loro vanno di meno i libri “scritti” da cuocuzzi, cantanti, politici, sportivi, guitti, registi, deejay, ragazzotti you(mas)tu(r)ber e cazzoncelli famosi vari.
Forse da loro si entra ancora in libreria sentendosi un Lettore, e non un cazzo di telespettatore.

5 “Se ho del tempo libero preferisco un buon libro di Mario Rigoni Stern all’ultimo numero di Wired”. Carlo Ratti, un uomo che vive immerso nella progettualità ipertecnologica, riesce, nel corso di una bella breve intervista al Corriere della Sera, a citare ben quattro Scrittori: Rigoni Stern, Italo Calvino, Hemingway e Juan Rulfo. E chissà perché, tutto questo restituisce un briciolo di antropologica speranza persino a un pessimista apocalittico e totale come me.
In giro c’è ancora sete d’intelligenza. 
Non necessariamente artificiale.

6 Da scrittore originale e innovativo, amante di giochi e neologismi, non ho simpatia per le regole grammaticali troppo rigide o troppo vecchie. (Inorridisco quando vedo qualcuno usare ancora Egli invece di Lui, anche se formalmente è esatto). 
Devo dire però che su determinate regole, soprattutto fonetiche, sono rigido anch’io (per non parlare dello STUPRO delle Parole, tipo l’imbecillità micragnoso-risparmiatoria di scrivere “nn” invece di “non”).
Per esempio ODIO vedere scritto “c’avevamo” o “che c’azzecca”. Perché lì, delle due l’una: o hai il coraggio di essere davvero originale e sperimentale (e allora scrivi “ciavevamo” o “che ciazzecca”) oppure lo scrivi come si deve: “ci avevamo”, “che ci azzecca”. Altrimenti, in Italiano, ti piaccia o no, la “c” davanti alla “a” è DURA, e quel pastrocchio lì si legge: “CAVEVAMO”, “CHECCAZZECCA”… 

7 La sirena lugubre e minacciosa come un allarme antiaereo che da anni, vicino a casa mia, ulula prepotente per SEI volte al giorno, compresi Natale, Capodanno, 25 Aprile e Primo Maggio se non cadono di sabato o domenica (disinserirla richiederebbe troppa fatica, o troppa intelligenza) non è soltanto un esempio di irriguardoso (e, nel 2016, abbastanza inutile e anacronistico) inquinamento acustico: è anche molto indicativa della forma mentis padronale. Infatti, gli ululati d’entrata delle 8 e delle 13 sono preceduti di dieci minuti da un pre-ululato, che in pratica dice “niente scherzi, fra 10 minuti esatti dovete essere al lavoro”. Invece quelli d’uscita di mezzogiorno e delle 17 non hanno nessun pre-ululato che dica “ok, ragazzi, preparatevi a uscire”…
Visto che vi piace così tanto rompere i timpani (e i maroni) perché non farlo OTTO volte al giorno?

8(8) Sono molto FELICE di essere considerato “idiota” da uno come Gigi Buffon, a causa della mia dichiarata Diserzione dall’obbligatorio tifo patriottico-mameloide agli Europei. Forza Islanda! E forza Chiunque, tranne la squadra allenata dal signor Conte, e rappresentata da un portiere che non ha mai fatto mistero di amare il numero 88, nel suo significato più becero e fasciomachoide (nonché classico tipo da familyday che poi però... lasciamo perdere). Sei il più grande portiere di sempre, caro ragazzo. Ma non illuderti, nemmeno per un attimo, che questo ti conferisca in automatico ALTRE grandezze, men che meno morali o intellettive.


giovedì 2 giugno 2016

I veri Santi non frequentano i calendari


SANTISSIMO
ALAN TURING

Pare che grazie alla genialità di Alan Turing (il vero padre del pc con cui sto scrivendo) nel decrittare il codice Enigma dei nazisti, la seconda guerra mondiale sia terminata con almeno due anni di anticipo.
Risparmiando le vite di circa 14 milioni di persone.
In cambio, nel 2013, la regina Elisabetta II gli ha concesso, bontà sua, la Grazia Postuma. 
Nel 2013. 
La “Grazia”.
Per la condanna ricevuta in quanto omosessuale, che lo portò a subire la castrazione chimica e a suicidarsi nel 1954. 
Molto postuma, ‘sta grazia. 
Lentina, la vecchietta. 
Dio la salvi, se proprio deve. Se proprio vuole. 
Ma la cosa davvero tragicomica è che la nostra specie continui a definirsi Sapiens.
Quando di Sapiens ne nascono sei o sette ogni cento milioni (tranquilli, non mi ci sto contando pure io: sono a malapena un semisapiens, e neppure troppo sveglio).
Ne nascono sei o sette, o forse molti di meno, ogni cento milioni. 
(Mentre la mamma degli imbecilli, notoriamente…)
Sei o sette ogni cento milioni. 
Secondo stime ottimistiche, al rialzo.
Sei o sette ogni cento milioni, 
o forse moltissimi, moltissimi di meno.
E di solito finiscono male.
Perdonali, Alan Turing. Se proprio vuoi.
Anzi no. Non perdonarli mai.
Per l’insulto di quella stupida condanna (quando per l’immensità eroica della tua impresa avrebbero dovuto premiarti con un bel ragazzo a notte. Col permesso, volendo, di mangiartelo a colazione.)
E per l’insulto, ancor più imperdonabile, di quella cazzo di “Grazia”.
“Grazia” un bel pezzo di cazzo.
Al limite, gli chiedevate SCUSA. Inginocchiandovi su quelle ingrate real ginocchia.