"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

martedì 28 aprile 2015

Appuntamento a Parma!



Terzo appuntamento col nuovo Corradino.
Imperdibile per chiunque abbia la fortuna di stare nei paraggi (cioè più o meno nella zona fra Parigi e Roma...)


lunedì 20 aprile 2015

I RACCONTI "DEL CASSETO"

A metà marzo ricevo, da una famosa associazione cultural-letteraria, una mail striminzita e senza firma in cui mi si propone, nel caso in cui avessi dei racconti “del casseto”, di partecipare a un concorso aperto a tutti. Premio per il vincitore la pubblicazione dei suddetti racconti. Tutto questo senza che io abbia chiesto niente di niente.
Resto a lungo indeciso su come rispondere. Già racconti “nel cassetto” sarebbe una banalità difficilmente sopportabile, ma: del casseto? Si prendono gioco di me o è questo il normale livello delle loro comunicazioni? Cosa gli mando? Una sana bordata d’insulti? (Quando ci vogliono ci vogliono!) Oppure una risposta da scrittore sottovalutato e indignato: “Se è aperto a tutti, non è alla mia altezza, grazie”. O al contrario una risposta autoironica: “Spiacente, ho solo racconti del casso”. Oppure una risposta mattacchiona (una manciata di refusi in cambio dei loro due): “Morto bietolo di protecipare!” O una risposta orgogliosa? “Mi dispiace, ma anche se a voi parrà strano, postarli sul mio blog è più prestigioso, e raggiunge più lettori, di quanto non succederebbe con la vostra – peraltro improbabilissima, perché so come vanno ‘sti concorsi – pubblicazione”. O ancora, una risposta polemica: un messaggio in bianco ma firmato Nicola Pezzoli, per far capire che le comunicazioni anonime e burocratiche sono già abbastanza irritanti, ma se poi ci si aggiunge l’irriguardosa sciatteria di ben due refusi, a uno che di mestiere fa lo Scrittore (per quanto outsider semifallito, muorteffame ecc) potrebbero girare un pochettino i maroni.
Infine, opto per quella che ritengo di gran lunga la soluzione più giusta e più nobile, più signorile, in casi simili: non rispondo per niente.
Per dirvi come sono fatto: continua a venirmi il dubbio di essere stato villano!


lunedì 13 aprile 2015

Eresia flash - fantasmi da premio

Io mi considero un timido, un pazzo eremita, un monaco della scrittura riservato e schivo. Ma il nome e la faccia sui miei scritti li ho sempre messi. Ce li metteva persino J.D. Salinger, che viveva autoconfinato in un bunker in mezzo ai boschi. Quando leggo Paul Auster, o Philip Roth, stabilisco con questi Autori un contatto umano, personale. Se mi venissero improvvisamente a dire che Philip Roth come Scrittore non è mai esistito, che i suoi romanzi giovanili sono stati scritti da due diaboliche redattrici settantenni, e che i suoi romanzi della maturità e vecchiaia sono stati confezionati da una squadra di diciotto abilissimi ragazzotti laureati in truffologia letteraria, io mi sentirei tradito, e getterei quei libri nel cesso, anche se mi erano piaciuti, anche se li avevo amati. Anzi, proprio perché li avevo amati: poche persone sono più tristi e rabbiose di un amante tradito! 
Ecco perché i libri di questa vera o presunta Ferrante non mi interessano, non mi possono interessare: adesso come adesso mi farebbero lo stesso effetto di quegli auguri preconfezionati che certi pigri conformisti ti inviano col telefonuzzo nei giorni di festa. Belli finché si vuole, ma non autentici, non fatti col cuore, tristemente fasulli – e soprattutto freddi come circolari ministeriali. Perché qui il problema vero non è tanto che ci possa essere dietro un fantasma complessato o misantropo (per il quale potrei provare empatia) bensì che ci possa essere dietro un’équipe di furbetti che si prende gioco di me-lettore. È anche colpa mia, ma sono fatto così. Per esempio, Luther Blissett e Wu Ming hanno l’onestà di dirlo, che sono in tanti, eppure i loro libri, proprio per questo, pur immaginandoli di pregevolissima fattura, non mi attirano. Per me sarebbe come prendere parte a un’orgia con persone sconosciute e mascherate, anziché fare l’amore con chi decido io. Non m’interessa, punto e basta. Il collettivismo e le cooperative di produzione (per non parlare di certe patetiche web-ammucchiate sperimentali) hanno ben poco a che vedere con la mia concezione di Narrativa, un’Arte che si nutre di un delicato e magico rapporto lettore-scrittore, paritario e intimo, sincero e leale, onesto e profondo. Chi ha detto che il miglior team è quello composto da tre persone due delle quali assenti forse non ha ragione in tutti i campi dell’azione umana, ma di certo ha perfettamente ragione in campo letterario. 
Cara Ferrante: se esisti, fai come me, che ho a cuore ogni mio singolo potenziale lettore: mandami un messaggio via posta elettronica, raccontami la tua storia e spiegami le tue ragioni. Prometto riservatezza e rispetto della tua privacy. Vieni a dirmi per quale motivo dovrei leggere i tuoi libri. 
Se ti va, naturalmente. E guarda che se al posto tuo mi scriverà un ufficio stampa, astuto finché si vuole, io me ne accorgerò. Un abbraccio, se esisti, e auguri di ogni bene.


mercoledì 8 aprile 2015

I NOSTRI SOGNI TASCABILI GIRANO PER IL MONDO (e provano a renderlo un posto più bello)



Ci sono giorni, ci sono (rari) giorni in cui può capitare che una voce ti chieda: ma dove trovi la voglia e la forza sovrumana per continuare a scrivere? Come puoi superare, da monaco della scrittura votato anima e corpo a essa, la crudele verità di guadagnare meno di quanto spendi in computer e cartucce, e spostamenti per le presentazioni (con amici che si restano male perché non scendi fino a Lampedusa – sarai mica razzista)? E la rabbia bruciante di veder recensita e pompata gente che in un mondo appena un po’ più giusto sarebbe indegna di farti da segretaria o di pulirti il cesso (poiché durante il colloquio applicheresti la formidabile clausola di Elias Canetti “Gentaglia volerà per le scale”)? E l’umiliazione per alcuni librai della tua città che non mettono i tuoi romanzi in vetrina, o per fare prima non li tengono del tutto? E la delusione un po’ sconcertante di riunioni di famiglia dove in un intero giorno si toccano tutti i possibili argomenti, tranne te e la tua scrittura?
La risposta può portarla il postino in un giorno ventoso d’aprile, dopo che hai appena finito di postare una cazzatina scherzosa proprio sull’argomento del vento. La risposta può essere in un pacchetto spedito per te da Barcellona, sulle ali di quel vento che d’improvviso ti diventa simpatico e amico. Un giovane scrittore spagnolo di origini italiane, che ti ha già recensito due volte e ti considera “il miglior scrittore italiano del momento” (e come lettore, guarda caso, è tutt’altro che uno sprovveduto: ama Hilsenrath e Selby jr, Dan Fante e Bukowski, Pollock e Saroyan, ma anche Stevenson, Defoe e Sherwood Anderson) ha voluto regalarti una preziosa copia del suo romanzo (lui che i tuoi li ha comprati!). La copertina è di rara bellezza (in realtà già il pacchetto è meraviglioso, col suo verde-wwf) e in basso vedi che il simbolo dell’editore è un cavalluccio marino (presenza magica e continua nel romanzo tuo!) e quando lo apri trovi una dedica che ti stordisce e ti commuove, scritta da una persona che non hai mai incontrato, se non toccandola da lontano con le parole dei tuoi libri. Sorprese e coincidenze non finiscono qui: perché anche il suo protagonista, Tommaso, è un bambino come il tuo Corradino, e anche qui come nel tuo ultimo lavoro i capitoli sono giusto 24. (I tuoi in origine erano 25, ma poi hai voluto eliminare un capitolo onirico, e adesso quel sogno eccolo risorgere qui, nel titolo del libro di un altro come te, che si potrebbe tradurre “Sogni tascabili”, oppure “I sogni in tasca”). Sai che farai molta fatica a leggere e comprendere un romanzo in spagnolo. Già l’incipit ti ha costretto a correre su internet alla ricerca del significato di “zorro”, minuscolo, e solo adesso, quarant’anni dopo esserti vestito da “Zorro”, maiuscolo, per carnevale, scopri che quella parola significa “volpe”. Ma ciò che conta è che da oggi questo libriccino sarà una delle cose più preziose che possiedi, e già sai dove troverà posto e collocazione: sul ripiano d’onore, fra i libri tuoi e dei tuoi Autori preferiti, al fianco del tuo ultimo Corradino, ché lui e Tommaso possano stringere amicizia, farsi compagnia e portarsi fortuna.
E questo è solo l’ultimo e più eclatante esempio delle soddisfazioni che continuano a darti (e a dare a se stessi!) quei buongustai dei tuoi lettori.
E allora, dopo una giornata così, la tua risposta la puoi gridare al mondo, sì che puoi, più forte di ‘sto vento di nuovo furibondo e un po’ fetente: “andrò avanti, signori miei, per la mia strada, che coincide da sempre con quella dei miei sogni più o meno tascabili: scrivere, e leggere bei libri. E voi, voi fate pure quello che vi pare. Per me, finché avrò sangue nelle vene e un respiro a donar brividi al mio cuore, in fondo cambierà ben poco. E del fatto di esistere e di essere così come sono non chiederò certo scusa a nessuno”.


domenica 5 aprile 2015

CONIGLIETTI DI CIOCCOLATO (di nuovo Buona Primavera!)



Ma l’anno scorso erano morti tutti, da ʼste parti, allora io e la mamma abbiamo affidato la Ciopy alla Marilù del bosco e siamo andati a passare il Natale in Piemonte, per dimenticare i fantasmi sotto la coltre nevosa di un paesotto chiamato Ceva, dove sono venuti anche gli zii di Pinerolo e Mondovì. C’era lo zio Renzo, quello delle barzellette e delle poesie dialettali, che come prima cosa ha detto «Sapete cos’ha portato, di bello e di buono, lo zio Renzo, per tutti voi bravi pronipoti? Una… bella… merda!» Però poi si è riscattato con una poesia seria intitolata “Temp”, che a me è piaciuta perché non era noiosa e verso la fine diceva: Temp, bastàrd! E in ogni caso scherzava, e i regali ce li aveva portati.
Mi sono sempre andati a genio, questi parenti piemontesi della mamma sull’anzianotto andante. Mi piacevano molto anche quelli tedeschi di Videla, mio padre, a dir la verità. Soprattutto la Clarissa di Wolfsburg, che per Pasqua mandava coniglietti di cioccolato, buonissimi e pieni, non come le sottili uova italiane del put con dentro la sorpresina sghimbescia. Qualcuno maligno potrebbe insinuare: sono i tuoi preferiti perché stanno lontani, un parente che è sempre fra i piedi non è mai preferito, e io non saprei cosa rispondere.
L’unica cosa che mi convince poco, di questi piemontesi, è che quando parlano, oltre a Bastalà e Boia Fàus, ripetono sempre “Fatti furbo”. I furbi a me mi stan sul culo. Secondo me la furbizia è il contrario dell’intelligenza, è il lato disonesto della stupidità.

("Chiudi gli occhi e guarda", Neo Edizioni 2015, pagina 13)


venerdì 3 aprile 2015

POSSO SOLO AUGURARVI BUONA PRIMAVERA

CON TUTTO IL CUORE, 
POSSO SOLO AUGURARVI 
BUONA PRIMAVERA

La religione rappresenta un insulto alla dignità umana.
 Con o senza di essa, ci sarebbero sempre buoni 
che farebbero il bene e cattivi che farebbero il male. 
Ma perché i buoni facciano il male, occorre la religione.
STEVEN WEINBERG, Nobel per la Fisica.

Avevo sempre pensato che le religioni fossero “soltanto” l’odio fra i popoli, la xenofobia genocida fra popoli diversi aizzata da orrorifiche e sanguinolente letterature antiche. E invece la religione è pure peggio: essa porta l’odio e la violenza anche all’interno delle stesse etnie: i Nord Irlandesi che si scannano fra cattolici e protestanti; il milione di morti per la scissione tra fratelli indiani e pakistani; sciiti e sunniti che si fanno saltare per aria a vicenda, industriandosi a mettere bombe persino ai funerali (i funerali al quadrato del cubo: che idea magnanima e sublime!); e adesso gli africani, che si scannano per colpa di un proselitismo missionario che li ha resi assurdamente metà cristiani e metà islamici gomito a gomito, originando decine di Bosnie equatoriali fuori controllo. E su certi nostri giornalozzi per beghine non un solo trafiletto di scienziato, pensatore o scrittore col coraggio di sostenere che il problema è lei, la religio. No. Il problema è sempre soltanto “quell’altra” religio, brutta, arretrata, violenta e cattiva. “Noi” siamo i buoni. “Noi” siamo i martiri. “Noi” siamo quelli del Porgi l’altra guancia (o del Ti aspetta un pugno se offendi la mia mamma – per non parlare di quanto dicono e fanno certi talebani “cristiani” americani, altro che pugni…) 
Il pensiero UNICO dilaga. In attesa di trasformarsi in non-pensiero.
Già, perché in questa pasqua di sangue i cattolici hanno deciso di arruolare forzatamente come “martiri” i ragazzini massacrati come mosche per non aver saputo recitare certi versetti. Pazienza se qualcuno sarà stato ucciso perché era “dei loro” ma balbettava per l’emozione, pazienza se qualcuno sarà stato risparmiato perché era “dei nostri” (“nostri” è ovviamente ironico) ma abbastanza furbetto da imparare anche la letteratura “loro”, e soprattutto pazienza se magari uno in mezzo a cento era in cuor suo ateo e spirito libero e disgustato da entrambi gli apparati di fanfalucherie: chi se ne frega? Perché avere il coraggio e l’onestà di dire che si tratta semplicemente di ragazzini privati della possibilità di vivere, di crescere liberi e autopensanti, e massacrati da sottomerde per motivi così assurdi da apparire grotteschi a chiunque abbia un minimo di intelligenza? L’importante è avere nuovi martiri da arruolare, serviranno alla causa!
Questa è l’ultimissima volta che mi abbasso a dir qualcosa su questo argomento. D’ora in poi mi trincererò dietro un giudizio difensivo e puramente estetico: la religio NON MI PIACE. Punto e basta. 
Rispetto il sentimento mistico e privato e individuale e non trasmissibile di ogni singolo, ma la religione “rivelata” e istituzionalizzata e inculcata vigliaccamente nei fragili e creduli fanciulli è il Male più grande che esista nel mondo, la cosa più inutilmente, tragicamente e catastroficamente divisiva che sia mai esistita su questo povero pianeta. E se voi invece di lottare per abolirla una volta per tutte preferirete continuare a scannarvi per essa, tanti auguri di pace e bene. E lasciate in pace almeno gli agnelli, che è ora. E soprattutto piantatela con l’abuso di chiamare “martire” chi non aveva nessuna voglia di esserlo.
Buona primavera.