Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!

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domenica 23 marzo 2014

Nuova infornata di racconti - Dare una mano


DARE UNA MANO 


La vita era cambiata in meno di due giorni: domenica mattina Eugenio aveva visto sul giornale il suo nome (in realtà un nome d’arte) accanto al titolo del suo ultimo libro. Niente di speciale, direte. Oppure: embè? O anche: e sticazzi? Ma si dava il caso che nome e titolo si trovassero in un posticino abbastanza particolare: il gradino più alto nelle classifiche nazionali di vendita
E così Eugenio, dopo aver sorseggiato un secondo caffè nel suo silenzioso appartamento da single, aveva passato un bel paio d’ore a bearsi e a gongolare. Anche se il fatto del nome d’arte, a ben guardare, gli levava nove decimi di soddisfazione: nessun cono-scente che potesse aprire il giornale e capire che si trattava di lui, e schiattare di rabbia. Poi, nel primo pomeriggio di lunedì, la firma su quell’incredibile contratto. E quell’assegno a sei zeri (li aveva contati e ricontati: erano proprio sei!). E non era che l’anticipo. Per due nuovi titoli della fortunata collana “Erotica Cul In Aria”.
Dopo una vita passata a sentirsi in credito, adesso Eugenio era decisamente in debito. Doveva a tutti i costi dare una mano a qualcuno. Questione di karma.

Gli venne così in mente quel compagno di liceo – un anno meno di lui – dal nome problematico: Leonello Stanfredini Smith. 
A quindicianni Leonello Stanfredini Smith scriveva racconti deliziosi, stupefacenti. Erano arrivati anche dei piccoli premi, e un’effimera gloria da giovane promessa distrettuale. 
Dopo il liceo si persero di vista. Eugenio aveva poi rincontrato per caso Leonello a dieci anni dal diploma. Lavorava alla cassa di un supermarket. Eugenio si era preoccupato per lui. Leonello Stanfre-dini Smith lo aveva rassicurato, affermando che era solo un impiego momentaneo per pagarsi gli studi. E che stava dietro a un romanzo divertentissimo e geniale. Presto avrebbe sentito parlare di lui! La preoccupazione sfumò in invidia: Leonello sembrava avere grandi prospettive. Eugenio, in quel momento, ancora no.

Invece passarono altri vent’anni, e non successe proprio nulla. Ma questo non significava che il romanzo di Leonello non avesse valore. Ormai ne sapeva ben più di qualcosa, Eugenio, del sistema cul-turale italiota. Quattro bei romanzi e due raccolte umoristiche senza mai arrivare alle mille copie, la sopravvivenza solo grazie all’insegnamento (da precario sottopagato e osteggiato dal bigotto genitorame, a causa dei suoi metodi per nulla ortodossi). E poi, lo straripante successo del suo libro peggiore, di quella sua vergo-gnosa troiata per imbecilli, Gusta la foca in 50 ricette, che lo aveva spinto a nascondersi dietro lo pseudonimo di Petunia Mostarda, e a spedire un’impostora di attrice porno malmostosa a fare apparizioni televisive in vece sua. 
Sì: se Leonello meritava una mano, Eugenio gliel’avrebbe data. Bisognava scovarlo.

Sugli elenchi telefonici non compariva. Se provava a digitare Leonello Stanfredini sui motori di ricerca, il motore infastidito e sgarbato gli rispondeva che forse stava cercando Lionello Manfredini, e che, se si accontentava, di quelli ne avrebbe trovati un paio su qualche social. Se a Stanfredini si azzardava ad aggiungere Smith, il motore lo prendeva proprio a pernacchie, o minacciava di ingrippargli l’hard disk. Provò allora a giocarsi un’ultima disperata carta: la segreteria del vecchio liceo. Magari gli avrebbero fornito delle tracce o, se non l’attuale indirizzo di Leonello, almeno quello di qualche ex compagno di classe di Stanfredini Smith. 
Andò assai meglio: la segretaria dopo tutti quegli anni era la stessa, ed era stata una vicina di casa di Leonello. Lui si era trasferito da un pezzo, dopo la morte dei genitori. Ma, in cambio di un autografo sul vecchio romanzo di Eugenio, Solo quattro in motoretta, per il quale si complimentò commossa (aggiungendo che era uno scandalo che non avessero successo i veri scrittori, invece di quella puttana di Petunia Mostarda), accettò di fornirgli il nuovo recapito. Quando si dice la fortuna.

Non vi erano stati ulteriori trasferimenti. Leonello Stanfredini Smith abitava tutto solo, in fondo a una strada senza uscita e poco illuminata, al primo piano di una grigia catapecchia fatiscente – scale rotte e balcone pericolante – di quelle in cui oggi non accettano di stabilirsi nemmeno gli immigrati dell’ultima ondata. 
Eugenio lo trovò semiubriaco, che sguazzava nel sudiciume. 
Leonello lo riconobbe a stento. Eugenio cercò di venire al sodo il più in fretta possibile, perché vederlo così lo faceva star male, ed essere solo con lui era pure vagamente inquietante, rabbrividente. Ma al tempo stesso, capiva che quello era il modo in cui, con meno fortuna, avrebbe potuto già da tempo esser ridotto pure lui, in un paese sottosviluppato, stupido e mafioso che spernacchia gli artisti e idolatra le mezzeseghe (o chi è abbastanza furbo da fingere di esserlo). E ciò lo rese ancor più bendisposto e solidale. 
Quando Eugenio accennò al manoscritto, Leonello Stanfredini Smith si illuminò in un modo che Eugenio trovò commovente. Disse che doveva esserci ancora, da qualche parte. Ma quando poi si mise a cercare non dentro cassetti o su scaffali di libri, ma in posti come il frigorifero, la credenza di cucina, il bauletto della biancheria sporca, Eugenio cominciò a pensare che fosse pazzo, e che non ci fosse mai stato nessun romanzo. Invece alla fine lo trovò, dentro una cartelletta rossa appoggiata nella vasca da bagno incrostata di calcare, accanto a un reggiseno da mare e a un pallone a spicchi, e a un paio di scopini per il cesso incrociati a x, sotto lo sgocciolio di un rubinetto che perdeva. Leonello Stanfredini Smith affidò fiducioso la sua umidiccia creatura all’amico che aveva fatto strada. Eugenio scostò l’elastico madido e aprì, giusto per dare un’occhiata. Vide che il titolo era L’ululato spettrale del topo.

Eugenio avrebbe tanto voluto poter dare una mano, a quello sfortunato fratello d’arte. Del resto, se in quel romanzo di cartapesta avesse ritrovato anche solo un quarto del talento dei vecchi racconti, non ci sarebbero stati grandi problemi. L’avrebbe piazzato in un minuto presso qualsiasi buon editore. Ma con lui, uscendo dalla sua stamberga, volle in ogni caso essere chiaro: quelle pagine, dopo averle asciugate, avrebbero dovuto colpirlo, avrebbero dovuto rivelarsi originali e perfette e divertenti. Dovevano essere opera di un vero scrittore. Voleva aiutarlo, ma Eugenio, ci tenne a precisarlo, non era uno di quegli uomini schifosi che, usando la loro influenza al servizio del Male o della propria vanagloria, permettono agli amici mediocri di farsi largo a discapito di chi più merita. Se non gli fosse piaciuto, se non lo avesse convinto, non se ne sarebbe fatto nulla. 
Leonello sembrò capire. Sembrò d’accordo.

A Eugenio pareva una pura formalità. Aveva così tanta fiducia in Leonello, e nella propria intuizione filantropica (non c’erano stati altri candidati, aveva subito pensato di dare una mano a lui, solo a lui, a colpo sicuro) che sulle prime, a dispetto delle nobili e scrupolose parole rivolte all’amico, fu addirittura tentato di girare il plico al suo editore senza neppure esaminarlo, aggiungendovi come unica nota: Pubblicalo!
Invece lo lesse. E, con somma sorpresa e doloroso rammarico, Eugenio trovò quelle pagine illeggibili. Purtroppo, L’ululato spettrale del topo era una cosa brutta. Proprio una roba bruttissima. La scrittura era goffa. Le idee imbarazzanti. La storia ritrita: sembrava ricopiata da certi romanzetti esaltati dalla critica, e già pessimi di loro, senza bisogno che qualcuno, maldestramente, li copiasse, per allungare l’italica saga della merda senza sugo. Sbatté con furia quel disgustoso scartafaccio sul tavolino che stava di fianco alla poltrona di lettura, spaventando molto il gatto che ronfava acciambellato sul suo cuscino preferito, sopra un basso sgabello accostato al calorifero. Il gatto lo guardò seccato ma non miagolò: emise invece un tortorìo sommesso che sapeva tanto di vaffanculo, dài valà.
Eugenio maledì se stesso. Perché si era andato a cercar rogne, invece di godersi soldi e successo tardivamente raggiunti?

Tornò due volte alla stamberga di Leonello Stanfredini Smith, ma senza trovarlo. E numeri di telefono non aveva voluto o potuto dargliene. Allora lasciò lì la cartelletta vicino alla porta, con davanti una busta in bella evidenza. Nella busta una breve lettera. Gli spiegava il perché e il percome, e si scusava per averlo disturbato e illuso. Si offriva anche, se la cosa non lo avesse offeso, di dargli un po’ di soldi senza obbligo di restituzione.

L’ultima scena vede inaspettatamente Eugenio tumefatto e incate-nato al proprio letto. Sopra di lui, di spalle per chi spiasse dalla porta (ma purtroppo per Eugenio a tiro d’occhio e di voce non c’è proprio nessuno), la sagoma di Leonello Stanfredini Smith. Brandisce una mannaia. Urla qualcosa. Il qualcosa che urla è: “Credi che non lo sappia com’è andata veramente? Lo hai fatto per rubarmi l’idea. Bastardo!”. 
L’ironia – c’è sempre un’ironia – è che la primissima fra le molte cose che verranno staccate con quell’arma da taglio sarà una mano.


40 commenti:

  1. Mi hai tenuta inchiodata alla pagina dalla prima all'ultima riga, è stato un racconto molto bello e non so da dove iniziare col commento. Allora, Eugenio ha commesso uno dei più grandi errori che si possano fare: dare aiuto quando non è richiesto, si è dimenticato che la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni.
    Leonardo invece si è lasciato divorare dall'invidia e piuttosto che provare sul serio a trovare la propria strada si è fossilizzato su qualcosa di irrealizzato fino a diventarne schiavo.
    Morale della storia: sono perdenti entrambi.
    Un abbraccio!

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    1. Sono contento dell'effetto ottenuto: voleva essere una sorta di romanzo bonsai, una storia in miniatura che, pur non raggiungendo vertici di scrittura assoluti, appassionasse i miei Lettori, che sono tutt'altro che lettori in miniatura... :-))
      Abbraccio ricambiato.

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  2. fortuna che si chiamava Eugenio, altrimenti.....

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    1. Magari di cognome si chiamava Pirla... :)

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  3. Bello mi hai incollato allo schermo zio e questo è l'effetto che fanno le cose scritte bene... inutile dire che alla fine ci sono rimasto di sasso

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  4. Ogni volta sembra quasi che io mi abitui ai tuoi finali.
    E invece no.
    Complimenti zio!!!

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    1. Ti ringrazio, carissima. Lieto di riuscire ancora a sorprendere... :)
      Un abbraccione.

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  5. Una mezza miliardata di citazioni nascoste (Solo quattro in motoretta è uno spettacolo!!), da King alle sfumatire di grigio che chissà, davvero, chi gliel'ha scritte.. raccontino magico come al solito che rende l'idea di un'editoria quantomeno bizzarra.. ed il "tenere incollato" è un pregio tra i più rari... ,)

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    1. Se fossi immodesto (:D) potrei aggiungere che un'idea di quanto sia bizzarra l'editoria viene dato anche dal fatto che questo raccontino (insieme ad altri pure migliori) sia disponibile qui gratis (con grande piacere e grande gioia!) mentre ci sono giornali che distribuiscono a pagamento racconti scritti da... lasciamo perdere. :-))
      Un abbraccio, carissimo!

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  6. racconto mediocruccio, con finale stiracchiatello! il peggiore tra i pochi che ho letto nel tuo blog. alè, che bello poterti stroncare, finalmente! La Vendetta!
    Abbasso Inter.

    Carlitos Montevez.


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    1. eheh... per me le stroncature, serie o scherzose, sono sempre un tributo e un omaggio molto carino... quelli in malafede non mi stroncano: fanno finta che io non esista... :-))

      p.s.
      Abbassissimo la brutta Cosa dai mille nomi: Merda, Merdaladra, Dinamo Fiat, Rubentus, Ladrentus, o come diavolo si chiama... :-))))

      José Pezzolinho

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  7. Un giorno, al culmine dell'invidia (positiva, eh!) provvederò al sequestro e all'assassinio di un certo Nicola Pezzoli.
    Però guarda il lato positivo: cadrai vittima di un tuo ammiratore.

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    1. azz... mi ricorda tanto Misery... :D

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  8. cazzuola che finale macabro!!!!!! Bellissimo il racconto!!!!

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    1. Grazie! E con la "cazzuola" hai fatto balenare la possibilità di un diverso finale, ispirato a Edgar Allan Poe, in cui Eugenio finisce murato vivo... :)

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  9. Mi ricorda un pò Misery non deve morire... se Eugenio si faceva i cazzi suoi era meglio, non è che tutti devono per forza diventare scrittori e comunque fare i buoni samaritani a tutti i costi non è sempre produttivo.
    Perchè non sai mai chi si nasconde sotto le spoglie del mendicante! Misery!!!
    Ciao ciao zio!

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    1. Purtroppo, anche se è brutto dirlo, in questo mondo il buon samaritano lo riconosci molto spesso dalla gola tagliata, o dal cranietto sfondato...
      Ciao nipotino!

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    2. A volte del buon samaritano non rimane nulla oppure solo pezzi sparsi un pò ovunque...
      Ciao ciao zio!

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    3. Si potrebbe fare un film parodia-horror dal titolo "Samaritani in salamoia", o qualcosa del genere... :)

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  10. Devo dire che il finale assume un taglio del tutto inaspettato!
    Scherzi a parte, sei bravissimo. Il ritmo di questo racconto è davvero affascinante e alla fine si rimane piacevolmente storditi, divertiti, terrorizzati.
    Mi sembra di percepire tracce di te nel passato di Leonello, nel suo talento, nelle tue fantasie, ma poi quel Solo quattro in motoretta ? A chi ti senti più vicino in realtà?
    Un abbraccio grande, zio Scriba.
    Teresa

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    1. La cosa incredibile è che solo adesso, grazie al tuo commento, mi sono reso conto che una delle letture possibili di questa storia è che in essa io mi sia inconsapevolmente... sdoppiato! (E quindi alla fine ammazzato da solo...)
      In effetti moltissime cose mi spingono a sentirmi Eugenio (a cominciare dal nome? :D) - tranne la schifezza per imbecilli pubblicata sotto pseudonimo, cosa che non farei mai; ma, al tempo stesso, lo status di incompreso e di fallito, per non parlare della follia, fanno di me un (quasi) perfetto Leonello...
      Un abbraccio enorme a te, carissima!!

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  11. Letto senza interruzioni. vuol dire che mi è piaciuto. Un po' strano il finale... Toppo veloce. Però sei bravo.
    Viva Inter

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    1. Grazie. In realtà era un esperimento di romanzo in miniatura, per cui a ben guardare è quasi tutto troppo veloce. Il finale lo è (volutamente) più del resto. Però la tua osservazione è pertinente.
      Mai stati in B.

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  12. Mi ricorda molto Stephen King, ma quel pizzico di ironia in più lo rende ancora più bello... scusa il commento corto, ma sono appena tornata dal lavoro e sono a pezzi!
    Un abbraccio
    Mary

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    1. Se sei di corsa ed esausta per la giornata, la tua presenza qui vale ancora di più. Grazie!
      Un abbraccio anche a te.

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  13. Una galoppata di gran carriera in cui i personaggi sembrano essere, come qualcuno ha osservato, l'uno il doppio dell'altro. Entrambi rimandando ad una cifra autobiografica forte (sul tema dello scrittore e dell'editoria "Tondelli" docet) ammessa con simpatica ironia dalla citazione storpiata di un romanzo speciale. Il finale mi dà il senso della dimensione onirica.
    Ciao Nick, aspettando il tuo romanzo da contratto a sei zeri, mi gratifico di leggerti e ti auguro di rimanere sempre ciò che sei: uno scrittore che scrive per Essere.



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    1. Anche alla luce dei commenti, sto cercando di divertirmi a ricalibrare la mia presenza personale nel racconto. Probabilmente sto più o meno a metà fra i due. Pazzo e fallito come Leonello, ma di una follia più lucida e consapevole e "voluta" (e un po' più talentuoso di lui: "L'ululato spettrale del topo" se fosse scritto da me non potrebbe essere una roba così tanto brutta... :D)
      Scrittore nella vita come Eugenio, ma molto meno affermato e danaroso (anche perché molto meno incline a furberie e compromessi...)
      Rimanere uno scrittore che scrive per Essere? Su questo ci puoi scommettere, amica mia.
      Ciao!

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  14. Un finale sorprendente.
    Saluti a presto.

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  15. Mi fa davvero piacere potermi fermare ogni tanto passando di qui, e rilassarmi leggendo questi guizzi di genio che per fortuna ci sbatti infaccia...
    Gusta la foca in 50 ricette mi ha steso!

    E a proposito, non è che quel "Solo quattro in motoretta" è per caso una (poco) velata citazione dei tuoi "Quattro soli a motore"? No perché sarebbe abbastanza emblematico...

    Un abbraccio :)

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    1. Neanche troppo velata... :)
      Però coi personaggi mi sono come sempre divertito a shakerare improbabili cocktails: sono un po' Eugenio e un po' no (la furbata markettara di Petunia Mostarda non sarebbe da me, piuttosto mi metterei minigonna e tacchi a spillo e batterei direttamente, cioè in modo più onesto... :D), e non sono per nulla Leonello ma forse un pochettino sì...
      Abbraccio anche a te, e grazie!

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  16. Se ho ben capito, questa era la sintesi di un romanzo che vorresti scrivere... beh penso che come romanzo sia meglio che come racconto perché c'è più tempo e più spazio per sviluppare la psicologia di questi due personaggi molto particolari. Mi è piaciuto molto, mi è piaciuta molto anche l'idea di far fare ad Eugenio una cosa che non gli era richiesta, come aiutare senza motivo un suo vecchio amico. Dimostra che la realtà supera la fantasia ;D

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    1. No, diciamo che è un periodo in cui mi vengono così tanti miliardi di idee e ispirazioni che quelle "minori", tipo questa, posso permettermi di sprecarle così... Ma sto scrivendo romanzi di ben altro livello... :D

      Un abbraccio, carissima!

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  17. Essere eclettici e di talento è cosa ben rara, mi fa piacere averne incontrato un esemplare in estinzione ....... applausi

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    1. Piacere del tutto reciproco. Grazie! :)

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  18. Questo si chiama saper scrivere, saper trattare ogni argomento con maestria.

    http://blog.libero.it/LaDonnaCamel/

    Oso segnalarti questo indirizzo, prova a dare un'occhiata se ne hai voglia.

    Cristiana

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    1. Grazie, sia per il complimento che per la segnalazione.

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  19. Approfitterò di queste vacanze per leggere racconti arretrati ...:-)
    Per intanto questo. Letto d'un fiato. Acci, che finale! Una mano dunque bene o male Eugenio riuscirà a darla a Leonello :-D
    Sei bravissimo, zione Nick!
    abbraccio!
    g

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    1. Grazie, carissima. Ti abbraccio anch'io! :)

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Benvenuti a bordo!!
Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)