"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

domenica 30 giugno 2013

RACCOLTA DIFFERENZIATA BIS - "Faccia da uomo"


FACCIA DA UOMO


Dài e dài si decide per un aperitivo. Già che ci siamo trovati dopo tanto tempo, inutile stare in piedi qua in piazza come cinque tordi al freddo. Massì. Andiamo giù al bar del Passera per un aperitivo. È mezzogiorno. Dentro dal Passera ci siamo solo noi, a parte due beccaccioni che stanno lasciando le ultime piume di paga settimanale al videopoker. Come sempre il Passera fa gli onori di casa dietro il bancone, ma poi ai tavoli serve la moglie. Quando entri dal Passera il Passera lo trovi sempre lì, dietro il bancone, dietro i suoi baffi, come un barbagianni impagliato. Oggi mi sembra di essere un dannato ornitologo. In compenso la moglie l’abbiamo sempre vista girare tra i tavoli come una scimmia che salta di ramo in ramo. Adesso ha poco da zompare perché ci siamo solo noi. Infreddoliti, a malapena ci sbottoniamo i cappotti. La scimmia prende le ordinazioni e dopo poco ritorna col vassoio tondo di plastica sudicio. Non lo lava mica mai, a quanto pare. Per accompagnare cinque aperitivi schiera, da sinistra a destra dei vostri teleschermi: tre olive, due patatine stantie e noccioline riciclate ma non a volontà, cioè poche. Spilorcia di una Cita del cazzo. Per gli altri quattro la primate femmina sciupa un mezzo sorriso. Per me no perché non c’ero mica a messa. L’ha visto mentre usciva che passavo per i cazzi miei e gli altri quattro li ho incrociati per caso di fuori. Dopo mesi che non li vedevo. Da quando hanno riaperto il bar della Gioventù i vecchi si sono fiondati tutti là. Gli sta proprio bene allo spilorcio del Passera, e alla scimmietta qui, la passera del Passera. L’aperitivo, com’è come non è, è una cosa che non si beve in silenzio. E così si attacca con le cazzate. Io non sono razzista, salta su Carmelo ruttando Campari. Però a Taribo West bisognava costruirgli una capanna in cima a un albero, su ad Appiano Gentile, così smetteva di arrivare tardi agli allenamenti, il macaco. Io questa gliela passo, mi dico. Cazzo me ne frega. Il frizzantino è quasi buono e la vita è quasi piacevole. Poi è la volta di Vincenzo. Ingolla metà del suo vodka martini per dimenticare una patatina al bacon e muffa. Importata di seconda mano dalla Corea nel 75 o giù di lì. Non si è ancora ripreso dal rischio di mandare tutto di traverso nella cannarozza dell’aria che fa, Neanch’io minchia sono razzista, è ovvio, ma George Weah quando recita tutto nudo nello spot del deodorante (tossicchia, sputa, beve) lì tutto nudo non si capisce bene se è sporco di nutella o sporco di pupù. E ride come un porco sputazzando vodka martini e briciolette di muffa bagnata. Nessuno ha niente da obiettare. Però fai proprio schifo, Vincé. Io non sono razzista, si allinea conforme Giuseppe crodinizzando un’oliva. Ma quel Reiziger lì, con quei labbroni a ventosa, io lo rispedirebbe giù in Africa a raddrizzar banane, che la faccia è quella, ragazzi, altro che far miliardi col fùtbol. Ridacchiano tutti come jene impazzite. Io non dico mica un cazzo e un pochettino, lo ammetto, rido e tossicchio pure io. Io non sono razzista, ci mancherebbe altro, conferma lo Steno finendo di ciucciare il suo Aperol con l’Oransoda. Però mi affascina la stranezza di quel Winter che giocava nella Lazio. Cioè, voglio dire, non sono razzista, però quel Winter è stranissimo e bellissimo, perché ha la pelle scurascura, ma contemporaneamente i lineamenti, non sono razzista, le fattezze, insomma come colore non sono razzista ma il punto è che come colore è un negro eppure al tempo stesso (non sono razzista) ha la faccia… la faccia da uomo
La faccia da uomo, cristo santo, vi rendete conto. Voleva dire da bianco caucasico. Ma l’idea gli si era formata così: faccia da uomo. E lui così l’aveva espettorata, senza arroganza, con leggiadra ingenuità da scolaretto. Io sto mandando giù le cazzate di questi burattini insieme al frizzantino. Mi danno fastidio le loro cazzate da burattini, ma tra me e me penso che la vita è quasi piacevole e questo frizzantino è quasi buono e fuori fa freddo ma pure qui non è che faccia poi così caldo e quei due deficienti che si disputano il videopoker quando afferreranno l’evidenza di essere due deficienti? Quando finisce il frizzantino, finisco anche di mandar giù. Perché adesso tocca a me. E cazzo se mi tocca. Allora salto su e per chiudere il giro di pareri dico A dir la verità io sono razzista. Già la premessa li stronca, li spiazza, li lascia a bocca aperta. Perbacco sì che io sono razzista, perché credo che ci siano dei casi in cui il contrario di “razzista” è semplicemente “cieco”, ma è proprio perché sono razzista che non sono così ignorante da credere, come lo credete voi, che i negri siano un’unica razza. Se non foste ignoranti, sapreste che da qualche parte giù in Africa c’è una popolazione, gli Hutu, che ne sta sterminando un’altra, i Tutzi. Se non foste ignoranti sapreste che i Tutzi, alti, belli, miti e pochi, sono geneticamente superiori alla nostra stronzetta razza italiota. 
A noi italianuzzi decadenti e quasi decomposti che non siamo altro, ancora lì a sbandierare l’Alighieri perché dopo di lui gli scrittori italiani si contano sulle dita di una mano che sta facendo le corna. 
E sapreste che gli Hutu, piccoli, tozzi, violenti e numerosissimi, ci sono oggi inferiori, seppur non di molto. Diamogli un migliaio di anni, e i Tutzi, se ci saranno ancora (perché su questo merdoso pianeta la selezione sembra a volte funzionare alla rovescia, e l’uomo, caro Darwin, sta molto probabilmente diventando una scimmia, come questa qui che serve ai tavoli) i Tutzi saranno rispetto a noi dei semidei, degli ultrangeli luminosi, e persino gli Hutu avranno messo fuori la freccia per superarci nella classifica della civiltà. Non tanto per il loro migliorare quanto per il nostro peggiorare (avete presente cosa vedete in tv?)
Perché il razzismo, quello giusto, è una scienza quasi esatta, ma non è mica una verità scolpita e immutabile. È un antropometro in continuo divenire, da aggiornare mese dopo mese. Come semplice curiosità culturale, inapplicabile ai singoli individui. Dai razzisti imbecilli, da quelli sì che bisogna guardarsi. Il razzista imbecille è uno convinto che la razza superiore a tutte, guarda caso, sia ora e per sempre quella svaginata fuori da donne dell’etnia di mamma sua…
Come mi sentirei arricchito, se scoprissi di avere un’antenata africana! E magari anche due indiane. Una dell’India e una Pellerossa. Lo so. Sto chiedendo troppo.
Del resto dai marroni ci compro pure gli accendini. E vado in fiducia. E per simpatia glieli pago di più di quello che chiedono. Mentre uno dei vostri picciotti o guaglioni sospetterei che ci mette l’acqua dentro al posto del gas liquido, sospetterei, ecco come stanno le cose. E comunque Reiziger, per la madonna, è delle Antille Olandesi, gli dico. 
Quelli strabuzzano. Scadregano indietro all’unisono le loro sedie del cazzo. Si alzano e se ne vanno via brontolando e insultandomi a livello borbottìo e compatendomi, ma a occhio e croce nei denti non mi arriva nessun pugno. 
Mentre faccio per uscire inciampo nel baffo sinistro del Passera. Tu qui non ci mettere più piede. Bisbiglia. Mi credo quasi che sta scherzando. Ma cheddìce. Checcazzo sibila. Potrebbe almeno alzare la voce. In effetti un poco la alza. Mia moglie non ce ne vuole di bestemmiatori nel nostro locale! E neppure io! E neanche stronzi razzisti di merda! Soltanto a me, lo dice. Quegli altri là mica erano razzisti. E poi sono suoi buoni clienti. Praticamente gli ultimi che ha. Devi avere più rispetto, per le persone africane, mi dice. IO? Sì, tu. Li hai chiamati “marroni”. Perché, secondo te di che colore sono? Neri, mi dice, lo sanno tutti. Complimenti per la percezione cromatica, rispondo. La prossima volta, guaisce, vai al bar della Gioventù, a bere l’aperitivo. Sééé, figurarsi, il bar del prete. Penso. Fanculo te e pure Cita, penso. Bruta facia d’usèl penso. Ma porco d'io, penso. Dire, per oggi mi convien dire più niente.

venerdì 7 giugno 2013

CONFRONTI IMPIETOSI: Superstar Stronzetta VERSUS Zio Scriba


"Canterò mentre crepate, danzerò sulla vostra sporca carogna".
(HENRY MILLER, Tropico del Cancro)

Dopo una breve ma intensa esperienza di presentazioni, ho individuato le seguenti differenze fra quello che di solito succede con Zio Scriba (di qui in avanti ZS, colore blu) e quello che succede al cospetto della Superstar Stronzetta media (di qui in avanti SS, marrone). Che spesso non è neanche uno scrittore (giornalistozzi pompati, stronzettume televisivo, Very Important Pirla e chi più ne ha più se li tenga) ma in italiA questo non conta. 
Magari il confronto vi farà divertire. Magari vi farà incazzare.

La SS arriva in libreria con almeno 40 minuti di ritardo, quasi sempre voluti e calcolati: fa più figo.

ZS è già lì mezz'ora prima, per accogliere con un sorriso, e salutare, le Persone che gli hanno fatto l'onore di venirlo a sentire.

La SS sembra uno obbligato a stare lì, davanti a quella gente di cui non gli frega un cazzo. Se è in vena, piazzerà due o tre citazioni stantie (ma secondo lui molto brillanti). Se non è in vena, sembrerà di stare alla cerimonia finale di una di quelle sette del suicidio collettivo.

Alle presentazioni di ZS, malgrado lui sia emozionatissimo, sembra di stare a un ricevimento fra amici di vecchia data.

Dal libro della SS si fanno meno letture possibili. Forse si vergogna. Forse ha paura che la gente "se ne accorga".

Di solito i brani letti dal romanzo di ZS vanno da un minimo di tre a un massimo di dieci (potrebbero essere di più, ma a una cert'ora le librerie tendono a chiudere...)


Spesso la presentazione della SS è così deludente che gente venuta con la ferma intenzione di acquistare il libro (perché è in classifica) cambia idea, e se ne va via prima.

Quasi sempre a fine presentazione delle ragazze si avvicinano a ZS per dire: "Confesso che non pensavo di comprarlo, ma le letture e le cose che avete detto mi hanno convinto: mai vista una presentazione così!".

Molte volte la SS si fa presentare e affiancare da noiosi e pretenziosi parrucconi. Non che lo scelga: è la gente con cui ha a che fare nel mondo editoriale.

Chi accompagna ZS è, se possibile, ancor più entusiasta e appassionato di lui, in modo quasi contagioso. Se poi ci sono i reading di Francesco Coscioni, il pubblico sarebbe contento di star lì anche pagando il biglietto!

Questo non volevo dirlo, ma in italiA, patria della Meritofobia, il libro della SS, assai di frequente, fa cagare.

Non dovrei dire neanche questo, per via di quella menata del "chi si loda s'imbroda", ma il romanzo di ZS è bello da impazzire.

Il giorno dopo la presentazione della SS, un'altra vagonata di pilotate recensioni cartacee (e/o cartaigieniche) va ad assommarsi alle diecimila già scritte.

Su ZS, solito assordante silenzio assoluto da parte della simpatica servitù mediatica.