Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!

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«Pezzoli evolution... tre libri per un solo grande, toccante e indimenticabile romanzo di formazione.»
"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

sabato 16 novembre 2013

Morte del Romanzo? Non c'è ancora un cadavere, ma il codazzo di aspiranti assassini del cazzo riempie le scale del palazzo, e già paralizza le vie della città.

VORREI SPEZZARE UNA LANCIA NEL...

Scusatemi se adatto un mio commento donandogli la dignità di un post, ma mi pareva interessante, e mi spiaceva averlo sprecato come intervento ultimissimo in fondo a un pezzo pubblicato da parecchi giorni, dove rischiava di non vederlo nessuno.
Scribosaurus Incazzatus Anacronisticus

La situazione del Romanzo oggi è qualcosa di grottesco, paradossale, surreale. Qualcuno, non del tutto fuori strada, sostiene che passeranno di moda come le sinfonie di Mozart. A me la realtà sembra ben più inquietante, e più assurda. È come se milioni di Pinkopallini si fossero messi a scrivere sinfonie credendosi Mozart, finendo col pinkopallinizzare i gusti di pubblico, critica, editoria (“La trama! La trama!”) (“L’argomento! L’impegno sociale!”) (“Mozart chi??”).
Svilimento zozzo anche più triste della paventata estinzione, che al confronto potrebbe apparire come una misericordiosa Eutanasia.
Il Romanzo non morirà perché superato, come ripetono a giorni alterni sui giornali certi pappagalli tromboni che lo danno per già morto, salvo poi continuare a sfornarne di pessimi e di pesantemente lassativi (ma col ticket di preno-tazione-classifica già pagato) per far quadrare il bilancio di casa (perché nei giorni dispari c’è il de profundis, nei giorni pari la recensione del capolavoro dell’amichetto giornalista, che poi ricambierà – funziona come per le targhe alterne quando c’è troppo smog: ci si ammorba comunque, solo con veleni usciti da tubi di scappa-peto diversi).
Il Romanzo morirà perché se ne scrivono troppi, e troppo pochi che valgano qualcosa. (E quei pochi non se li caga nessuno, poiché difettano d'imprimatur mass-merdiatico).
Il Romanzo morirà per asfissia e soffocamento da prolifera-zione. (Un meccanismo molto simile a quello dell’imminente estinzione umana, che vista l’attuale inarrestabile degenera-zione tecnoglionita, neoanalfabeta e Darwin-reverse non mi trova granché preoccupato o rattristato: mi spiace più per i Romanzi…)
Doppia, tragica, beffarda follia l’essere oggi Scrittore. Da un lato è come essere un Cavaliere Antico, superato dalla civiltà dei mezzi di trasporto. Ma d'altra parte è sempre, schifosa-mente, carnevale, e ogni imbecillotto si mette l’armatura di plastica, anche per andarci in motorino!
(E se la tv lo inquadra mentre lo fa, per tutti il vero Cavaliere sarà LUI!)
Non c’è Rispetto per un’arte, un mestiere, una vocazione.
E intanto, il pitocchismo e lo scrocconismo reclamano tutto gratis. Uno spettacolo di ragliante spudoratezza che sputa e scatarra sul lavoro creativo. 
Ma vista la qualità media offerta, non hanno tutti i torti. Io certe sòle da classifica non le leggerei nemmeno gratis: non si chiama "invidia", cari giornalistucoli, si chiama Gusto.
[Questa nuova tiritera CORALE dell'INVIDIA (inevitabilmente corale, o non staremmo parlando di "giornalismo" italico) è un'insinuazione viscida e bullesca, che aggiunge sberleffo al danno che in italiA subisco ogni giorno, come lettore prima ancora che come scrittore. Io per i grandi Scrittori più bravi di me, quasi sempre stranieri, provo solo AMORE E GRATITUDI-NE. Mentre per certi usurpatorelli italioti, e per l'impudenza di chi li pompa, provo solo FASTIDIO e DISPREZZO.]
Gioverebbero, come in quella vecchia intervista agli Spandau che citavo, pedate nel culo e la furia del dinosauro. 
E l’avverarsi (in senso figurato, ci mancherebbe!) del mera-viglioso auspicio contenuto in "AUTO DA FÉ" di Elias Canetti: “Gentaglia volerà per le scale”.

75 commenti:

  1. Wè, le sinfonie di MOZart non sono mai passate di moda! :p
    Comunque, concordo con te, ma forse non la vedo così tragica...

    Di certo non si potrà campare da romanzieri.

    Moz-

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    1. La situazione è tragica, anzi lugubre. Ma naturalmente non è seria. :)

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  2. è probabile che in italia ci siano più scrittori che lettori.... e molti scrittori leggono poco (altrimenti prima o poi imparerebbero anche a scrivere).

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    1. Togli pure quel probabile: in italiA abbiamo ventimila "scrittori" ogni quattro lettori. È come immaginare uno stadio di San Siro gremito, ma con ventidue spettatori paganti sul terreno di gioco, e ottantamila (sé dicenti) calciatori in pantaloncini e scarpe bullonate che saltellano sugli spalti. Imparare a scrivere? Dopo magari non li pubblicano più... ;-)

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  3. Il fatto è caro Nicola che vengono presentati in TV, quasi tutti i giorni, almeno un paio di romanzi che, se avessi un caminetto, li userei soltanto per accendere il camino medesimo.
    E meno male che io abbocco all'invito a leggerli molto raramente.
    Tanto non li posso neppure acquistare ma mi vengono prestati.
    Un caro saluto,
    aldo.

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    1. Mi scappa da ridere quando sento dire che la tv dovrebbe promuovere maggiormente i libri. La tv che parla di Lettura? È come immaginare Gengis Kahn (o Attila, o Napoleone) che parla di Pacifismo. O ne parla male o ne parla in malafede. Spegnetela!

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  4. Io rimango un poco allibita di fronte al proliferare del numero dei libri nuovi sugli scaffali delle librerie, ti dirò, anche, spesso, di fronte alle stesse indicazioni che trovo su blog e recensioni su quotidiani o riviste specializzate di romanzi che, dopo averli letti mi appaiono anche belli e validi e degni di essere pubblicati. Però, devo dire, in libreria ormai ci entro sapendo, quasi sempre, cosa comprerò, cosa sono andata a cercare. A volte mi è capitato di essere andata alla ricerca di testi, a mio parere davvero belli, letti qualche anno fa e non averli trovati proprio, neppure da ordinare, fuori catalogo o forse distrutti? Non so. Forse davvero si scrive troppo, però allo stesso tempo non penso sia un'attività dannosa, anzi. Forse è sempre la questione del "mercato" che distrugge le possibilità creative.
    Può essere anche che, come lettrice io sia, ormai, ben attrezzata e che mi lasci pochissimo incantare dalle sirene delle case editrici che promuovono un testo piuttosto che un'altro, che distolga lo sguardo dai best seller e che, in genere, più un testo viene pubblicizzato meno mi attrae.
    E, allora, ritorna la questione della "cultura", dell'istruzione, quella feconda, della capacità di comprendere e valorizzare quello che è giusto e bello, pensa un poco a come sono gestiti i beni archeologici, artistici ecc. ecc. Cambiamo! Cambiamo! Cerchiamo di cambiare le cose, di perseguireil bene di tutti non quelli stupidi e personalistici che non portano da nessuna parte :-) Un caro saluto e un abbraccio!

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    1. Eh, ce ne fossero di Lettrici come te! Se un giorno per magia tutti entrassero nelle librerie con in mano il loro bel bigliettino con titoli di bei romanzi già segnati, come fai tu e come faccio io, oltrepassando sdegnosamente i banconi del pesce delle sòle da classifica, e lasciandole tutte lì finché non marciscono e non puzzano (ma no, che dico, puzzano già a prescindere), allora sì che le cose cambierebbero... (Ecco, adesso mi ribeccherò dell'invidioso... invidioso di cosa, poi? Piuttosto che scrivere come certa gente mi sparerei).
      Grazie per il tuo appassionato intervento.
      Abbraccio ricambiato.

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  5. Caro Nicola, io che leggo pochissimo, sicuramente questi li lascio passare e se capita farei come il carpo amico Aldo.
    Tomaso

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    1. Aldo è un vero saggio, ma tu forse non sei da meno. Intanto grazie di essere passato, caro amico.

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    2. Sul fatto di entrare in libreria come al supermercato, col foglietto della spesa, mi trovo in vago disaccordo... parecchia robetta l'ho scovata spulciando curioso (cosi come da un po' di tempo scatabello svariati blog e blogghini, beccando te, ad esempio). Il Bazell che pubblicizzo sul blog, è un classico esempio di ritrovamento casuale (poi magari farà schifo ad un sacco di lettoricoicontrocojoni, ma questa è un'altra storia...) ..leggendoti prima mi è sovvenuta l'immagine di libri in barcone, in fuga da uno scaffale di supermercato, che cercano asilo in una libreria libera... l'editoria come l'umanità.. destinata allo sfacelo...e me sa' che non manca neanche poi tanto... :(

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    3. D'accordo con te sul fatto che lo scartabellare, curioso, intelligente e paziente, sia a sua volta un'ottima cosa.Il riferimento al fogliettino coi titoli era per dare l'idea del lettore avveduto e selettivo, che non si lascia fregare dalle vetrine o dalla commessa istruita a piazzare robaccia. Ma è ovvio che, per avere quel foglietto, lo scartabellare dovrà averlo fatto prima, andando a lungo per blog e per siti libreschi. Il punto credo sia lo stesso: seguire il Gusto, il Cuore e l'Intelligenza, e non la grancassa ragliante e assordante dei mercanti nel tempio dell'arte.
      Buon fine settimana, caro nuovo amico.

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  6. Scrocco Pitocco16 novembre 2013 10:54

    Uhm, difatti Mozart e i romanzi mi paiono cos eun pò' superate, senza offesa eh, da mollaccioni snob che vivono fuori dal mondo invece di rimboccarsi le maniche e darsi da fare. :) Ma il discorso poi è che tutta l'arte in quanto è qualcosa di superfluo per cui è giustissimo che se proprio interessa sia a gratis. La gente normale ha altre priorità da pensare e tante bocche da sfamare, carini. Mio filgio piccolo di sette anni va già di download, ed gli ho insegnato il valore del lavoro e del denaro e che lo deve risparmiare, non certo darlo a parassiti come i tuoi Spendau o la tua amichetta Tokkodignokkova. figuriamoci agli scrittori. Sveglia! Siamo nell'era di Twitter. Quella della carta carbone e passata da un pezzo. e i dinosauri per fortuna si sono istinti già da mò.

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    1. Prima di tutto rispondo (anche se non meriteresti risposta) che la percezione del “superfluo”, per fortuna, non è uguale per tutti. Io, prima di rinunciare a libri, cd e dvd, rinuncerei (come in effetti già rinuncio) a telefonuzzi, tablet, app-anculeria varia, playstation et similia, orologi da polso, scarpe in sovrappiù, mutande griffate, cravatte, discoteche, viaggi aerei, crociere, sport invernali, settimane bianche e mille altre cose che per tanti altri sono obbligatorie.

      In secondo luogo, trovo comunque davvero curiosa questa tua teoria secondo cui il superfluo dovrebbe essere gratuito. Dovresti andare a esporla in qualche assemblea di gioiellieri o proprietari di boutiques di lusso. Più superflui dei loro articoli… Ma se lo fai ti conviene portarti qualche guardia del corpo… :-)

      p.s.
      non volevo dirlo, ma vedo che una delle poche parole corrette nel tuo intervento è “download”. E il valore delle leggi e dei diritti d’Autore quando pensi d’insegnarlo, al tuo figliolo?

      p.p.s.
      Altro discorso è dire “la tecnologia permette lo scrocconismo, quindi io ne approfitto e me ne vanto…” Ma non parlarmi di superfluo: la cosiddetta arte moderna produce opere MOLTO superflue, ma che hanno (per ora, non si sa mai con la tecnologia e le stampanti tridimensionali…) il furbo vantaggio di essere non riproducibili: e così cavalli morti imbalsamati e appesi in alto con la carrucola vengono pagati milioni di dollari… Quelli sì che gridano vendetta!

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    2. Scrocco Pitocco16 novembre 2013 13:47

      Ma Lol. difatti i gioiellieri e le butiques sono lavori dignitosi che concorrono all'economia del Paese e io nn ci sputerei sopra. Tu invece pretenderesti di campari scrivendo storielle delle quali nn frega un caxxo a nessuno

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    3. Il CAMPARI lo pretendo con vino bianco e ghiaccio e una fettina d’arancia, grazie.
      A parte gli scherzi (e a parte il fatto che tu sembri uno scherzo vivente, anche se immagino e temo tu sia, ahinoi, fin troppo serio) trovo davvero curiose le discrepanze schizoidi con cui voi conformisti decidete di dare (o non dare) valore ai Lavori dell’intelletto. Chiunque (me compreso) ritiene giusto e scontato e sacrosanto che ogni insegnante anche di non eccelso livello (ma che dico, addirittura ogni studente moderatamente secchione) possa fare dei bei soldi impartendo ripetizioni, magari scarse, magari inefficaci, magari in nero. Mentre un bravo scrittore lo si vorrebbe mandare a sgobbare in miniera. Vedi sempre alla voce meritofobia? O che sia questa la vera “invidia”? Odiare il Talento e chi ce l’ha?
      Non capisco e NON mi adeguo. Un giorno (spero un po’ lontano) morirò di fame, ma col dito medio ben inalberato davanti a poveracci come te. Forse chiamandoti “Scrocco Pitocco” credevi di essere ironico. Invece è la tua misera carta d’identità.

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  7. io ho perso la voglia di scrivere probabilmente anche a causa del sovraffollamento di cui parli.

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    1. Io non potrei smettere neanche volendo (ma potrei mai, volerlo?) È come una maledizione. Ma una maledizione bella, di cui ringrazio ogni giorno il Cielo.

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  8. Quando "certa gente" capirà, se mai lo capirà, il valore della letteratura, prodotta anche e soprattutto attraverso le trame dei romanzi di autori di valore, sarà troppo tardi per loro e per i loro figli. E ben si meriteranno la solitudine e l'ottusità mentale che avranno coltivato con la loro protervia.

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    1. Il brutto è che stanno edificando un intero mondo, a misura d'ottuso.
      Il bello è che quelli come noi possono evadere da esso quando vogliono, volando sulle ali della bellezza e della fantasia, del talento e del cuore, delle emozioni e dell'anima.
      Poveraccia "certa gente": non riesco neanche più a volerle male, soltanto a compatirla.
      Ciao cara amica, e grazie!

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  9. E' sempre fastidioso quando qualcuno muove una ragionata critica a un libro, un personaggio, un qualsiasi cosa e si scatena il coro del "parli così perchè sei invidioso!" Ma si potrà mai dissentire, avere un'idea propria e difenderla soprattutto quanso si portano motivazioni valide? No, pare non si possa più fare, altrimenti si passa per rosiconi. Che poi il romanzo sia superato (Scrocco pitocco ti sei proprio scelto un nick name adeguato!) non lo credo proprio, certo siamo ormai da tempo all'editoria-spazzatura, ma romanzi di valore ce ne sono ancora e come ho già detto più volte, il vero lettore che fa la differenza è un segugio e li stanerà. E ora scusate, vado a revisionare il mio romanzo prossimo alla pubblicazione... non fregherà niente a nessuno, sono anch'io un dinosauro e presto mi estinguerò ma il tempo che trascorro tra le pagine di un libro (carta carbone poi, ma cosa c'entra?) è ancora ottimamente speso. Lavoro a tempo pieno e non vivo fuori dalla realtà, tutt'altro. bacioni Zio tu vai avanti anche se lo so che ci si arrabbia.

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    1. Tranquilla, amica mia, che vado avanti. Arrabbiarsi è inevitabile, ma in fondo è anche un po' un gioco delle parti. È un tale privilegio, il dono che ho ricevuto... Certo, poi ti guardi attorno e vedi quelli che ci sputano e ci rimani male ma, in definitiva, chi se ne frega? La verità è che io su di loro non sputerei mai. Per non sporcare la mia saliva.
      Vai avanti anche tu, cara Sandra, e che gli Dèi della Scrittura ti siano accanto!
      Un abbraccio.

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  10. "Quella sera Billy non comparve alla televisione a New York, ma riuscì a introdursi in un programma radio. C'era una stazione-radio proprio vicino al suo albergo. Billy ne vide la scritta sull'ingresso di un palazzo d'uffici, ed entrò. C'erano dei critici letterari, e pensarono che anche Billy lo fosse. Avrebbero discusso sul tema se il romanzo era morto o no. Così va la vita."

    Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5, 1969

    Così va la vita, io non sarei pessimista, si è già scritto abbastanza di buono nel passato da non dover pretendere qualcosa di nuovo a tutti i costi, no?

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    1. Nel darti il benvenuto a bordo, ti dico che anche secondo me i migliori romanzi sono stati già (quasi) tutti scritti... ma che al tempo stesso mi darò cocciutamente da fare per costituire una dolce e dispettosa eccezione a questa regola. Mi dicono che con Quattro soli a motore ho dato un bel contributo, ma quello nuovo che sto scrivendo adesso mi piace persino di più! :-))

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  11. Risposte
    1. La lancia o il codazzo?
      In ogni caso, grazie. :)

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  12. Mi piacerebbe prendere la tua risposta al simpatico, si fa per dire, Scrocco Pitocco, e incorniciarla, specie l'elenco delle cosa assolutamente inutili.Detto questo, saro' sempre felice di spendere soldi per comprare i Romanzi scritti su libri, e sfogliarne con piacere le pagine,sentirne il fruscìo quando le scorro ..L'arte (quella vera, s'intende, non la mediocrità) ha anche un suo valore e l'artista deve averne un contraccambio!! Al contrario di molta tecnologia, assolutamente inutile, che è enormemente sovrastimata..

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    1. Anche il tuo commento sarebbe da incorniciare.
      E vedo con piacere che a questo punto della discussione siamo arrivati quasi in corrispondenza, qui accanto, del buon Erasmo da Rotterdam... :)
      Un abbraccio, caro amico.

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  13. Morte del romanzo... piuttosto stitichezza narrativa. È parallela alla fine delle ideologie quella morte, una fine che poteva concepire chi poteva abbracciare lo sfaldamento delle narrazioni, vero, ma diventando poi in mano agli spacciatori di parole agonia delle idee e della letteratura. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, un analfabetismo (emotivo prima che intellettuale) che si fa modello per qualsiasi pitocco.

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    1. "Analfabetismo emotivo": che cosa intelligente e spietatamente perfetta, hai detto! Andrebbe scolpita nella pietra, per farci delle targhe da appendere sui muri di tanti palazzi che ospitano giornali e grandi case editrici... I pitocchi prosperano anche grazie a chi gli prepara il terreno. Se si fa di ogni giardino un letamaio, poi non ci si può stupire se si riempie di vermi.

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  14. Ciao Nick,
    capisco il tuo stato d'animo e concordo nel giudizio critico rispetto ai "romanzi" che vengono editati perché già venduti. Mi riferisco a quelli dei personaggi famosi e tanta spazzatura con data di scadenza immediata.
    Però ritengo che sia necessario entrare nel merito, fare titoli e nomi e spiegare il perché.
    E' una lista di titoli "no" che anch'io medito da tempo di fare, e chissà che prima o poi non la faccia (senza pretesa alcuna ma solo basandomi sul mio gusto di lettore)..
    Poi sommessamente vorrei dire che non c'è niente di male a voler scrivere per il proprio gusto e piacere e per esprimere se stessi, che si sia o meno un genio della scrittura.
    Mi auguro che tu ce l'abbia solo con chi condiziona verso il basso il mercato editoriale, il quale del resto è di solito ermeticamente chiuso per i comuni mortali.
    Con affetto e stima
    Nina

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    1. Ma certo, certo, cara amica, come potrei avercela con chi desidera semplicemente, coi mezzi e il talento che ha, cercare di esprimersi e dire la sua? Scrivere non è diritto esclusivo degli scrittori! Solo bisognerebbe fare chiarezza in modo onesto e professionale e pulito su chi è scrittore e chi non lo è.
      Pare incredibile questo spettacolo di milioni di ambiziosi che sgomitano per farsi largo in un campo che pare in teoria non interessare più a nessuno, ma che rimane ricco di fascino, e riguardo al quale nessuno sembra capace di autocritica, di dire ok, scrivo le mie cose per gli amici e per il blog ma non potrà essere il mio mestiere, la mia vocazione, il mio posto nel mondo!
      Vedi, anch'io ho il diritto di cantare sotto la doccia. Ma mentre lo faccio mi accorgo di essere stonato, e quindi non pretendo di inserirmi nell'industria discografica! La nostra grande editoria sta invece permettendo questo, non solo coi nomi famosi, ma anche con scribacchini di quarto livello spacciati per Scrittori, e questo è molto più grave. C'è troppa gente che stona sotto la doccia, ma che poi pubblica e vende milioni di dischi sgomitando grazie alle conoscenze, agli intrallazzi, alla pubblicità disonesta e alla dabbenaggine del pubblico.
      Ma ripeto, scrivere per il proprio gusto e piacere resta meraviglioso, bello e interessante, oltre che ovviamente lecito. Altrimenti io non sarei curioso e fortunato lettore di blog come il tuo. Perché dovrei fingere interesse o simulare amicizia? Per un romanzo che ti ho già "venduto"?
      Grazie per avermi offerto la possibilità di precisare.
      Un abbraccio grande.

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  15. non so se il romanzo morirà davvero, e mi auguro proprio di no. Su quello che dici concordo in pieno e devo dire che la tronfia ignoranza di questi scrittori di spazzatura mi disturba parecchio. Io addirittura sogno (un sogno che resta tale perché siamo in un regime di libertà per le cose stupidissime e schiavitù per quelle importantissime) una legge che vieti di pubblicare romanzi di scarso valore. Chi lo decide il valore? magari delle apposite commissioni di letterati importanti. Chi decide la loro importanza… beh è un serpentone che non finisce mai, però degli esperti VERI esistono senza dubbio! questo post lo vado a condividere su fb perché sono sicura che sarà catartico per molti miei amici. Ciao carissimo buona settimana!!!

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    1. È un sogno che talvolta faccio anch’io. Ma richiederebbe l’intervento di intelligenze aliene perfette e incorruttibili, di Dèi della scrittura giunti in visita da altre galassie (anche perché siamo pur sempre in un campo opinabile e non scientificamente misurabile). Se costoro stabilissero che gli scrittori italiani sono 36, e che io sono il trentasettesimo, mi farei da parte subito! A ognuno il suo mestiere! Abbasso gli abusivi!

      Grazie, carissima amica.
      Buona settimana anche a te!

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  16. Scrocco Pitocco17 novembre 2013 12:34

    Lol! ma tutto questo crederti Dostojesky o Shespears per ppoi pubblicare _La Bravamutanda_ ? Secondo me nn ci sei, scrittore XD XD XD

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    1. Ma guarda che è proprio questo il punto: se fossi uno scrittorino insicuro, convinto di dover dimostrare chissà cosa a chissà chi, è ovvio che dopo un pezzo come quello su Franzen, e in previsione di quest’altro, ci avrei incastonato in mezzo il mio racconto più bello, o l’ennesimo assaggio di qualcuno dei miei migliori romanzi. Se invece ho deciso di postare un divertissement buttato giù di getto in due minuti, per divertire i miei amici lettori (e prima ancora me stesso!) è proprio perché non ho un beato cazzo da dimostrare a persone come te (e comunque, pure qui: c’è gente che impiega mesi a scrivere cose assai meno divertenti, e poi ne vende a tonnellate…).
      Vatti a leggere Quattro soli e motore, e poi torna a dire che non sono uno scrittore, se hai il coraggio.
      E a proposito di coraggio, magari smetti anche di fare il timido, di fare l’anonimo, di fare lo s… :)

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  17. Timido Anonimo Stronzo17 novembre 2013 18:40

    ma xché nn ti levi quella canotta gialla, e nn ti fai una foto vestito come una persona normale?

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    1. Perché, egregio signor Stronzo, per mia abnorme (e forse immeritata) Fortuna, io NON SONO una “persona normale”.

      Tiè. :)

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  18. l'altra sera, facecendo zapping durante un cambio campo su supertennis (uno dei pochissimi canali che riesco a guardare), mi sono imbattuto nell'annuncio di un talent show per scrittori....
    sinceramente non so cosa pensare, ma se farà lo stesso servizio che i talentshow musicali hanno fatto alla musica....poveri noi :)

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    1. Lo paventavamo in commenti a precedenti post, ricordi? Ormai l'unico imprimatur è quello lì, e infatti la glande editoraglia, annusando nuove furbette possibilità di propaganda e vendita, si sta buttando a pesce nel sostenere un delirio da cui invece dovrebbe solo prendere le distanze: defilarsi, dissociarsi e fuggire!
      Vedrai come il popolino imparerà i nomi dei vincitori (bravi o scarsoidi che siano) e correrà a comprarne e mandarne in classifica i libri (capolavori o fetecchie che siano).
      Naturalmente sono io ad essere anacronistico. Per me uno scrittore è ancora un Monaco della Scrittura dotato di pazienza silenziosa e di genialità. Per loro, sono ambiziosetti che sgomitano, pavoncelli che si sfidano a chi fa la ruota più grande in tv.
      Non aggiungo altro. Non ce n'è bisogno.

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    2. E se da Masterpiece uscisse fuori uno scrittore cento volte più bravo di te? Forse buttarci un'occhio non ti farebbe male...

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    3. È possibilissimo che qualcuno di quegli “aspiranti” scriva davvero bene. Ma a farmi SCHIFO è l’idea, il concetto, il mezzo, il modo (il “format”), a farmi RIBREZZO è il luogo, il contorno, il contesto. (Oltre al fatto che anche se il libro del vincitore sarà una ciofeca non solo il popolo lo comprerà, ma qualche geniale regista furbino ci farà pure l’immancabile film italico contemporaneo da una palla e mezza.)
      Per cui NO, non guarderò per mezzo millesimo di secondo quella roba neppure se mi pagano (neppure se mi dicessero che partecipa uno che conosco), così come non ho mai guardato né mai guarderò xfactor.
      Come scrittore scrivo cose e come lettore le leggo. Delle baracconate televisive non mi frega uno stracazzo. Men che meno se sono baracconate libresche: clamorosamente FUORI LUOGO.
      (Io faccio lo scrittore, e non il telespettatore generalista italiota. Ciò che accade in certi programmi tv, dicono i saputelli, è indispensabile per comprendere l’italiA di oggi? Foss’anche vero, e ammesso che in tal caso a una persona sveglia non basti L’ODORE per capire tutto, ma veramente tutto, in mezzo secondo e da lontano, è una comprensione che lascerei volentieri tutta a voi! Anche se volessi e potessi afferrarla, come farei poi a scriverne? Vomitando sulle pagine e poi passandole allo scanner? Possibile che gli italioti debbano considerare OBBLIGATORIO tutto ciò che la tv, anche la più becera, propone? Ogni anno tutti lì a menarla su quanto è brutto sanremo, e ogni anno tutti lì a sorbirselo…)

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  19. scrivono in troppi, leggono in pochi!

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    1. Tristemente esatto. Vedi risposta a kermitilrospo, lassù in cima. :-(

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  20. In questi giorni ho fatto una scoperta sconvolgente...e questo va a rinforzare l'idea che mi ero gia' fatta di questo argomento...ovvero del decadimento inarrestabile del romanzo di qualita'. Conoscete tutti, credo, Federico Moccia, che e' l'emblema del successo scaturito dal "fai da te" (si autopubblico' e poi riusci' a farsi conoscere con il famoso "passaparola"). Ebbene, ho scoperto per puro caso che il suo romando "L'uomo che non sapeva amare" e' stato plagiato dal romanzo della scrittrice sudamericana Angela Becerra, scritto 5 anni prima: "Il penultimo sogno". Ho trovato ben 6 elementi uguali, anche se le trame sono diverse, e' innegabile che sia stato da parte di Moccia un "prelievo" di idee davvero disgustoso. E come lui, credono facciano in tanti, spacciandosi per scrittori veri. Questo solo per dire come ormai non ci sia nemmeno piu' la dignita' di provare a fare qualcosa di personale e unico. Si trae ispirazione da altri e si spaccia per bestseller una cagata pazzesca.
    Siamo davvero raschiando il fondo del barile.

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    1. Ma ci sono le prove, di questa cosa? Perché in fondo di sciatte banalità basso-letterarie se ne scrivono talmente a bizzeffe che poi è inevitabile che si somiglino un po' tutte...
      A me scandalizza assai di più la modestia di certi romanzi, e il fatto che se ne vendano decine di migliaia di copie, che non la possibilità che certi loro autori si scopiazzino un poco a vicenda.

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    2. Ti inviterei a leggere entrambi i romanzi e a trarne le tue conlusioni...io sono rimasta disgustata....in entrambe le storie la protagonista e' una pianista (e fin qui niente di strano, ci puo' stare!), ma poi in entrambe le storie il protagonista maschile e' un riccone senza cuore che paga un investigatore per sapere piu' cose su di lei, in entrambe le storie lui regala a lei un vestito per la loro prima uscita insieme, in entrambe le storie c'e' la figura di un amica che tradisce il marito con un toy boy palestrato...e via cosi'...troppe per essere semplici coincidenze a mio parere...
      E' vero...lo scopiazzamento e' pratica comunue, ho un'ex compagna di classe (che copiava i temi di me) che ha pubblicato due romanzi fantasy che sono una parodia di Harry Potter...ma va da se' che queste persone non abbiano alcuna vergogna e si considerino scrittori a tutti gli effetti. Tristissimo.

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    3. Secondo me però i "plagi" sono quelli che riguardano la scrittura, quando si trovano dei pezzi copiati pari pari (scrittori famosi anche stranieri sono stati pizzicati persino a copincollare roba all'ingrosso da wikipedia o simili, davvero delle misere figure barbine!).
      Mentre quando vi sono coincidenze (anche clamorose) di trama io parlerei più di penosa mancanza di fantasia (che in fondo è persino peggio, perché se ti manca pure quella che cosa scrivi a fare?).
      Mi risulta che una delle più famose storie di un nostro ex deejay "volante" da classifica sia stata presa pari pari da un film americano in cui ogni mattina ricominciava lo stesso giorno, e il protagonista doveva riconquistare la stessa ragazza. Non parlerei di plagi, ma solo di mediocrità.
      Comunque, già non mi basta il tempo per scrivere le cose mie e leggere bei romanzi scritti da dio: certi altri libri non li leggerei più manco morto (in passato l'ho fatto, e mi causava solo mal di fegato!), per cui mi è preclusa la possibilità di controllare e verificare... :)
      Un abbraccio, cara amica. E scusa se non sono ancora diventato habitué del tuo ottimo blog, che ogni tanto vengo a sbirciare di sfuggita, ma sono così preso dal mio nuovo romanzo che faccio fatica a stare dietro al blogghettino mio...
      Ciao!

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    4. Figurati ^_^, quando vuoi sei il benvenuto, anche solo come lettore, anche se non parlo molto di letteratura ma di cose piu' "terra terra"...grazie della stima comunque...che ricambio. Sinceramente, ci vuol coraggio a denunciare certe cose, e tu ne hai.
      Hai ragione, piu' che di plagio di tratta di mediocrita' bella e buona. certo, copiare "paro paro" le idee fa schifo quanto copiare direttamente le frasi...sempre ladro uno e'! Complimenti e auguri per il tuo libro. ovviamente anche io sono una che scrive, ma anche se mi hanno detto che dovrei farmi conoscere, non ritengo sia ancora per il momento giusto per entrare nel mondo dell'editoria...mi limito per ora ad "osservare"...ciao ^^

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    5. Il tuo è un bel blog intelligente. E, per fare un esempio, il tuo pezzo su quelle squallide ragazzotte e sull'ipocrisia di chi si sorprende e si scandalizza era magnifico.
      Grazie per gli auguri, e a presto! :)

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  21. Mi ha fatto alternativamente ridere e piangere. Perfido e simpaticissimo!

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    1. Benvenuta a bordo, carissima!
      E grazie. :)

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  22. Essere totalmente ottimisti nella vita è probabilmente da ingenui, essere solo pessimisti da schiocchi, un malessere dell'essere senza rinunciare a essere se stessi forse da folli, ma senza la follia la vita sarebbe arida e insipida. Continua ad essere un matto che scrive, per te e per altri mattoidi che hanno il sommo piacere di leggere , ascoltare , guardare oltre il proprio naso.

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    1. Grazie per questa tua meravigliosa vicinanza di spirito!
      A ben guardare, l'unica (ma terribile) controindicazione nell'essere matti come me è che di solito si rimane SOLI.
      E invece io ho persone favolose come te, che mi danno tanta amicizia e tanta forza.
      Un abbraccio grande.

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  23. Caro Nicola, una volta tanto non sono d'accordo con quasi nulla di quello che hai scritto! ;)

    (devo spezzare il commento in due tranche, c'è il limite dei 4096 caratteri)

    parte prima
    Quali epoche hanno prodotto grandi capolavori? Partendo proprio da lontano, direi l'antichissima Grecia (Omero), la Grecia di Atene (Eschilo, Sofocle ed Euripide), Firenze del 300 (Dante e Ariosto), l'Europa del rinascimento (Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Tiziano, Caravaggio), la Londra a cavallo tra il cinquecento e il seicento (Shakespeare), il centro Europa tra il settecento e l'ottocento (Bach, Mozart, Beethoven), l'Occidente del ventesimo secolo (il romanzo). Tutte queste epoche hanno qualcosa in comune: c'era una produzione sterminata di opere. La Grecia del mille a.C. pullulava di aedi che cantavano e ricantavano le gesta degli eroi; tutta Atene scriveva commedie e tragedie, e non ci sono mai stati tanti pittori e scultori come nell'Italia tra il quattrocento e il cinquecento, mai tanti tragediografi come nel seicento a Londra, mai tanti musicisti preparati e capaci come a Vienna alla fine del settecento. Vorresti davvero sostenere che le sinfonie sono finite perché c'era troppa gente che le scriveva? Che l'Italia ha smesso di produrre capolavori artistici perché c'erano troppi pittori mestieranti? Che Shakespeare è potuto emergere perché scrivevano in pochi?

    La realtà, a mio parere, è molto diversa: ci sono periodi storici capaci di produrre, per le loro contraddizioni, per il contesto culturale, per un insieme di fattori del tutto casuali, dei "capolavori" che appartengono, di volta in volta, ad ambiti diversi. Le sinfonie stanno al vertice del genio umano: ma avrebbe senso scriverle adesso? Ha senso rimpiangere il fatto che nessuno le scriva?
    E cosa le ha fatte finire? Perché ora a nessuno verrebbe in mente di scrivere una sinfonia, se non a vecchi cantanti lessi come McCartney o Battiato? Semplice: perché la sinfonia è finita! Perché ha esaurito il motivo per cui esisteva! Perché dopo sono emerse cose nuove, che nessuno aveva saputo prevedere! E non perché c'era troppa concorrenza, come invece sostieni tu!
    Bach è cresciuto in una Germania dove ogni città - anche la più piccola - aveva un musicista incaricato di produrre musica per ogni ricorrenza, ed era con questi mestieranti che si doveva confrontare. Nel 2013 è semplicemente impossibile pensare che possa esistere ancora un genio musicale simile, e il motivo è proprio il contrario di quello che dici tu: c'è troppa poca gente che scrive musica “elevata”. Michelangelo è nato in un periodo in cui la pittura era al centro degli interessi di tutti, e doveva combattere contro una concorrenza sterminata, capace di produrre tonnellate di quadri, affreschi, statue.
    Poi si è andati avanti a dipingere per secoli, così come si è continuato a scrivere tragedie per duemila anni ma i periodi che hanno prodotto qualcosa sono tre in tutto: Atene nel quinto secolo a.c., Londra ai primi del seicento. occidente (Russia compresa) tra la fine dell'ottocento e i primi anni cinquanta. Cos'altro salveresti?

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  24. Parte seconda
    Il problema non è mai stato una sovrapproduzione: anzi, la sovrapproduzione, e la concorrenza, ha sempre prodotto i capolavori. Il punto è che il romanzo non è più in grado di incidere sulla vita delle persone; e il motivo non è perché la gente ora è più ignorante di cento anni fa (semplicemente perché non è vero: leggi Verga per capire com'era l'Italia un po' di tempo fa), ma perché la gente ha altri interessi; oppure perché questo tipo di società non è in grado di apprezzare un tipo di opera con le caratteristiche del romanzo. O meglio: di apprezzarle quanto noi vorremmo che fossero apprezzate. Se poi tanta gente scrive, meglio: avremo più possibilità di trovare qualcosa di buono, che piaccia a noi. Se ci fossero i filtri all'ingresso come cinquanta anni fa, non avremmo letto né il tuo né il mio libro, io credo – non c'era spazio per quel genere di narrativa.

    La verità è che noi, tutti quelli come me e te che insistiamo a scrivere – le valutazioni su chi lo fa bene e chi lo fa male le potremo fare tra cento anni, non ora, e non noi – , lo facciamo perché siamo nati in un periodo in cui si crede ancora (sbagliando) che il romanzo sia centrale nella cultura della società - ma da quanti anni un romanzo non riesce a creare un reale interesse, un dibattito, o una qualsiasi cosa che duri più di un mese? Penso che non ci siano mai stati tanti libri interessanti come adesso, tanto innovativi, tanto coraggiosi; ma è il romanzo a non interessare più - siamo nella sua fase calante, e noi che scriviamo siamo come quelli che scrivevano pezzi per tenori dopo che sono stati inventati i microfoni, o a dipingere paesaggi dopo la macchina fotografica... Non c'è nessun motivo per smettere di farlo: ci piace, è bello, dà soddisfazione, è la nostra vita; ma non c'è nessun motivo per stupirsi o indignarsi se l'interesse della società non è quello che vorremmo...

    Per quanto riguarda l'Italia, mi piacerebbe capire se in Spagna, in Polonia, in Inghilterra, in Francia, si legge davvero di più, e se sì, che cosa (50 sfumature di grigio non l'abbiamo scritto qui). E non penso che il 90% della popolazione tedesca legga Philip Roth o Nabokov o Thomas Mann...

    Concludo con un po' di numeri... Tra il 2001 e il 2009 il numero delle case editrici è passato da 3.365 a 2.809: questo significa minore produzione di libri. Sei davvero contento di questo? Non credo. In Italia, nel 2012, il 54% della popolazione non ha letto nemmeno un libro. Questo significa, però, che il 46% della popolazione - ventisei milioni di persone - ha letto almeno un libro; tra queste, il 14.5% (pari a tre milioni e mezzo di persone) ha letto almeno 12 libri (cioè solo loro ne hanno letto quasi quaranta milioni). Sapevi che è il dato più alto dal 1995 a oggi? La gente, in Italia, specialmente nel centro nord, legge. E non legge peggio di trenta o quaranta anni fa, quando le librerie erano imbottite di Liala e Harmony. Per curiosità: quale periodo, quale Italia di quale periodo, stai rimpiangendo?

    A presto!
    Paolo

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  25. Mi fa spezzare in 2 pure a me, ma è una risposta unica.

    1
    Come sempre dico, a volte è molto bello e stimolante anche non essere d’accordo. La cosa curiosa, qui, è che mentre io ho riciclato un mio veloce commento per farne un post volutamente irruento, provocatorio e paradossale, tu (facendo un meraviglioso omaggio a questo blog!) hai “sprecato” un corsivo culturale per farne un semplice (ma interessantissimo) commento. Resto della mia idea, ma apprezzo le tue osservazioni.
    Lascia però che ti dica con altrettanta schiettezza, da amico ad amico e da scrittore a scrittore, che mi ha molto deluso il tuo prendere alla lettera il mio esempio paradossale delle sinfonie. Davvero è così difficile farsi capire, quando si fa un esempio strampalato? Il paradosso delle “troppe sinfonie” (ovviamente immaginarie) dei pinkopallini era appunto volto a dare l’idea di quella che (per me!) è la situazione odierna della scrittura. Altrimenti ci sarebbe da prendere alla lettera anche l’altro mio esempio: cioè pensare che io sia davvero convinto che in certi stadi ci siano 22 spettatori in campo e 80.000 sé dicenti calciatori in pantaloncini e scarpe bullonate che saltellano sugli spalti. La MOLTA produzione sarebbe cosa positiva e feconda. La SOVRAPPRODUZIONE provoca soffocamento, asfissia e morte: il parlare di tutti è il parlare di nessuno. Se poi un sistema in malafede fa emergere dal marasma chi meno lo merita… Ma ovviamente è solo una mia opinione.
    Non sarà corretto e non sarà scientifico, ma a me piace vivere di intuizioni e di sensazioni. I miei pezzi non sono mai oggettivi e documentati e sorretti da sapienza storica, ma volutamente soggettivi e rozzi, da quel barbaro ignorante outsider che mi ritengo. (Così come scrivo per puro istinto e – anche se la parola mi piace poco – pura vocazione, e non perché mi illuda che il romanzo sia “centrale nella cultura della mia società”, cosa di cui a un artista frega ben poco). Questo non significa che io disprezzi l’oggettività, il sapere e la saggezza: ma articoli di quel tipo se ne possono leggere altrove (per esempio su stupendi blog – non mi stancherò mai di dirlo – come grafemi), mentre questi miei pezzi vogliono creare dibattito dando delle scosse, senza mai dimenticare quello che i miei lettori sanno benissimo, e apprezzano stando al gioco: che sono scritti da un pazzo, da un umorista, e da uno che non si prende mai troppo sul serio. Come non vedere anche dell’autoironia nell’immagine del cavaliere con l’armatura e la lancia? (Fra l’altro l’ho detto più volte e lo ripeto: il mio prendermela così tanto è spesso una posa, perché in generale ritengo non vi siano parole più sagge di: “Vanità delle vanità, tutto è vano!”)

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    1. Caro Nicola, ma io non ti ho preso in parola sulle sinfonie - sai che questo è un paragone che faccio da tempo... Quando Mozart era vivo tutti scrivevano "musica classica" - almeno tanti quanti ora scrivono romanzi: questo non ha impedito a Mozart di essere Mozart.
      Per quanto riguarda il confronto tra catalogo italiano e catalogo straniero, stiamo attenti a non far giocare la nostra nazionale contro tutto il resto del mondo: Auster, Franzen e Roth sono americani, Saramago portoghese, Vargas Llosa peruviano, Amis inglese... Prendiamo la Germania, o la Francia, o l'Inghilterra, o la Spagna, e vediamo se davvero l'Italia è messa così male. I geni sono pochi - lo sono sempre stati. Succedono per caso. Ma l'Italia non è solo piattume: ho letto tanti buoni libri italiani, in questo ultimo anno, che parlavano una lingua diversa da quella degli altri paesi... Fabio Viola, Giordano Tedoldi, tu, Tommaso Giagni... non sono così pessimista, da questo punto di vista: la qualità c'è ancora, e tra tante cose inutili si trovano ancora delle belle gemme (ciò non toglie che io sia convinto che il romanzo sia al suo crepuscolo...).
      Grazie per la lunga risposta, e buona scrittura!
      Paolo

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  26. 2
    Tu hai letto un pezzo scritto da Don Chisciotte: non puoi accusarlo di voler combattere i mulini a vento, mettendoti a spiegargli quanto siano economicamente e storicamente e culturalmente importanti i mulini!
    E comunque c’è un dato sul quale (secondo me!) convergono sia la soggettività delle mie sensazioni che l’oggettività dei dati. L’incredibile discrepanza, (o vogliamo chiamarlo SPREAD?) all’interno degli attuali cataloghi delle grandi case editrici, fra il livello degli autori stranieri contemporanei e di quelli italiani contemporanei. Dove sono, nel catalogo Einaudi, i corrispettivi di Auster, Amis, Franzen, Hemon, Roth, Saramago, Vargas Llosa, e chi più ne ha più ne metta? Il motivo è che in tutto il mondo gli editori si fidano del lavoro fatto sul posto dai loro corrispettivi, dopodiché fanno tradurre gli autori più conosciuti. Siccome all’estero si lavora un po’ meglio, anche ai nostri traduttori è concesso di operare su grandi romanzi (tutt’altro che morti: pare che Vargas Llosa ne abbia appena sfornato uno bellissimo, che ovviamente non sarà “centrale nella cultura” di una società allo sbando, e quasi quasi mi viene da aggiungere Per Fortuna, visto che “al centro” ci stanno da un bel pezzo la banalità e il vuoto, l’avidità e la violenza). Mentre gli editori stranieri, fidandosi dei nostri, faranno tradurre i nostri capolavori da classifica. Cosa che mi mette i brividi. Poi tu mi ribalti il discorso dicendomi che anche all’estero c’è tanto ciarpame commerciale. Ma questo è ovvio e inevitabile.
    Comunque, grazie per lo stimolo al dibattito. Anche se ha sottratto una buona mezz’oretta al mio nuovo romanzo. Ma me la sono cercata… :-))
    Un abbraccio grande.

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  27. Sono un'ammiratrice, più o meno assidua, del tuo blog da più di un anno ormai e vorrei ringraziarti, come non ho mai fatto prima, per i tuoi post : sono sempre spunto di riflessioni e perle di un italiano ormai in estinzione.

    Detto ciò e mio malgrado, confermo di non essere nè una lettrice degna di tal nome nè tanto meno una scrittrice. Tuttavia amo andare in libreria e da osservatrice di scaffali porgo il mio commento umile e colmo d'ignoranza.
    Io credo che la situazione di oggi non sia molto diversa da quella che correva ai tempi di Boccaccio, come non sia diversa da quella dei tempi di Manzoni. Non conosco i dati statistici delle due epoche che ho citato, me ne duole, ma a scuola i professori insegnano che la letteratura è cosa ben diversa dal mestiere di scrittore di romanzi.
    Io credo che i romanzi sugli scaffali, sempre proporzionalmente a tutti i fattori che incrementano la cultura di un popolo, si siano mantenuti più o meno dello stesso numero e valore già dal tempo dei romani. Ai tempi di Manzoni c'erano gli scrittori che seguivano la sua corrente letteraria e pubblicavano romanzi nel suo stile,no?
    Non li studia nessuno, non li ricorda nessuno.
    Non ci vedo nulla di molto diverso in ciò che accade oggi.
    I ragazzi scrivono, emulano i propri romanzieri del cuore e mettono al mondo schiere di libretti simili tra loro per qualità e trama.
    Cosa c'è di male? Riuscendo a farsi pubblicare si saranno pure guadagnati il titolo di romanzieri, riuscendo a farsi promuovere - in un mondo, come giustamente fai notare, dove la qualità non è sinonimo di successo - si saranno pure guadagnati il titolo di best seller. Ma nulla di tutto questo fa di loro degli scrittori, scrittori degni d'esser ricordati, riletti a distanza di anni e secoli, degni di "diventar" letteratura.
    Probabilmente è vero che il romanzo è giunto alla sua ora, ma finché vedrò film holliwoodiani riportare frasi come " tratto dall'omonimo romanzo di ..." e "liberamente ispirato al capolavoro di ... " avrò ragione di credere che il romanzo tarderà ad estinguersi.
    Inoltre io vivo ancora dell'emozione che solo le belle storie raccontate sui libri sanno dare. Non ne leggo molte ma quelle poche, ahimè scelte buttandomi quasi ed esclusivamente sulla falsa sicurezza del "best seller" , mi portano sempre a sognare che un giorno anch'io potrei regalare affetto per un mio personaggio a qualcun altro ... e se un sogno del genere sfiora una lettrice occasionale come me, come non potrebbe sfiorare chi legge spesso e meglio? Tutti coloro che hanno letto vogliono provare a scrivere e che lo facciano, che diano adito alla loro vena creativa. Non posso che augurar loro di divertirsi in quest'improvvisazione.

    La letteratura, i libri belli e grandi per davvero, sono altri e sono pochi e il titolo di scrittore non è qualcosa che si addice a tutti i nomi sulle copertine esposte in libreria.
    Zio Scriba, secondo me lei è un grande. Ha una cultura invidiabile e un gran talento; non so dove la porterà la sua penna, ma le auguro di distaccarsi dal nomignolo di "romanziere" e raggiungere i tomi che parlano di letteratura.

    Con affetto, Ilia.

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    1. Ti ringrazio per il tuo contributo, per i tuoi complimenti, e anche per le parti giustamente critiche. Per quel che mi riguarda, credo di avere un talento che però devo coltivare, perché di migliorare e di imparare (se si vuole, e se si ha l'umiltà di vedere i propri difetti) non si smette mai, mentre non credo di avere una così invidiabile cultura: mi reputo una persona piuttosto ignorante, anche se la curiosità e la passione per le cose belle e intelligenti mi spingono a una caccia al tesoro che ha per obiettivi i libri, i film, l'arte in generale.
      Sulla NON morte del Romanzo la pensiamo uguale: se il Romanzo è già morto, io noto con piacere che il pianeta pullula di necrofili: quasi tutte le persone più intelligenti e sensibili leggono, molte (forse troppe, ma non voglio insistere su questo per non sembrare snob o presuntuoso) scrivono. Messe tutte assieme, restano comunque un'eletta MINORANZA. Ma credo che ciò sia inevitabile e fisiologico.
      Grazie di leggermi e grazie di avermi scritto.
      Ti abbraccio con ricambiato affetto.

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    2. p.s.
      Su una cosa hai particolarmente ragione: dovrei sforzarmi di volere più bene ai ragazzi che scrivono. In fondo, talentuosi o no che siano, appartengono alla mia stessa razza, e sono lontani anni luce da quei poveri ominidi per cui la vita è solo rincoteca e playstation, video musicali e calcio, telefonia e palestra, abbigliamento e copula.

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  28. Concordo pienamente con lei ! Ma anche gli editori hanno fatto e tuttora fanno la loro parte..... pubblicando l'impubblicabile,applicando prezzi astronomici,togliendo dai cataloghi delle " perle " per lasciar posto a..... penso che la responsabilità di questo " degrado " sia da attribuire - in parte - anche a loro ! Adoro leggere,purtroppo la percentuale è di un autore italiano su 15 stranieri. Tenga duro,alla fine chi la dura la vince !

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  29. Benvenuto a bordo, e grazie per il contributo e per l'incoraggiamento. Sugli editori e sulle loro colpe siamo d'accordissimo (non per nulla a volte mi spingo a parlare di… editoRAGLIA).
    Anch’io, come dicevo in quel commento sulla discrepanza nei cataloghi, leggo in grandissima maggioranza stranieri. Perché lì per fortuna il lavoro importante viene fatto “in loco” da chi lo sa fare, e i nostri devono solo far tradurre chi è stato già selezionato in ambiti e culture non meritofobiche e non autolesionistico-tafazziane. Se invece (per ipotesi assurda) anche quel lavoro in loco lo facessero i nostri, al posto dei grandi Scrittori che amiamo ci ritroveremmo magari a leggere il Volo portoghese, il Faletti peruviano, il Moccia inglese…
    Vera e pertinentissima anche l’osservazione sulla sparizione delle perle: oggi la mia amica traduttrice Silvia Pareschi propone sul suo blog il bellissimo incipit di Running Dog di Don Delillo, io allora mi fiondo sul sito ibs per mettere nel carrello quel romanzo che mi manca, e scopro sconsolatamente “non disponibili” sia l’edizione originale che quella economica! Così come fuori catalogo sono da tempo i primi due libri (relativamente recenti) di Aleksandar Hemon. Per non parlare del da me amatissimo Donleavy: di tutta la sua produzione (che comprende l’immenso Fiaba a New York, che per fortuna ho potuto scovare fra i remainders) l’unico titolo al momento acquistabile è Ginger Man!

    Un caro saluto, e grazie ancora per la visita.

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  30. eh sì, diciamo che la proliferazione del romanzo oggigiorno ricorda quella di certi mostri alieni in certi film dell'orrore o fantascienza, per tacere degli zombi, è incontrollabile. Ci si deve convivere. Chi lo sa,forse aveva ragione G. Romero quando, negli ultimi capitoli della sua saga fa spuntare una luce nei suoi zombi. :) [va da sé che questo commento, effettuato dal sito di un romanzo, è degno di essere cestinato senza pietà: altro che conflitto d'interessi]

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    1. p.s.
      chiediamo venia, ci sono scappate le virgole, anch'esse incontrollate come gli zomboni.

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    2. Il mio benvenuto a bordo della zattera (sperando di uscirne tutti vivi e non zombificati... :D)
      Simpaticissimo il sondaggio che ho visto facendo un salto là: in quanto Peter Pan dichiarato la mia risposta dovrebbe essere "Non saprei, ho appena quarantadue anni". Ma in realtà ne ho 46... :)

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  31. Sono del parere che il romanzo non morirà mai. Oggi sono tanti che scrivono, ma molti sono oscurati dai grandi editori e finché ci sarà questo monopolio, la situazione sarà sempre la stessa.
    Saluti a presto.

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    1. Un MORTOpolio che in italiA uccide chi dovrebbe aiutare. Come se i Mecenati delle epoche d'oro dell'arte avessero deciso di sbudellare gli artisti a fil di spada, invece di proteggerli e pagarli, perché magari avevano qualche nipotuzzo senza talento a cui far dipingere gli affreschi... :-)

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  32. debbo ammettere che ci sono aspetti parecchio negativi dell'editoria...
    ad esempio non hanno ancora scoperto il mio enorme genio letterario!

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    1. Temo che molti di loro non saprebbero più "scoprire" la differenza fra Dickens e un pescivendolo... o forse sì, ma solo perché sono pescivendoli pure loro... :-(

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  33. Mah, io sulla concezione di "superfluo" ho le mie idee in proposito. Per esempio, per me superflui sono i reggiseni, che non ho mai portato. Oppure trucchi e profumi. Ecco, per me le profumerie sono negozi del tutto inutili. E se fosse per me tutto il personale che ci lavora finirebbe sul lastrico. Non mi dilungo sul problema che è stato affrontato e sviscerato esaustivamente prima di me e meglio di come farei io. Mi viene solo di fare un parallelismo profumerie-librerie. Ecco, secondo me una parte di responsabilità della faccenda ce l'hanno le librerie che tendono ad voler assomgliare sempre più a profumerie. (Allora aspetto il prossimo, Nick! ;) )

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    1. Il guaio delle librerie che vogliono assomigliare a profumerie, è che invece di vendere roba profumata vendono roba puzzolente...
      Per quanto riguarda il prossimo (superfluo?) capolavoro, spero di poterti accontentare presto. :)
      Ciao carissima!

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  34. Sempre parlando di "editori", volevo segnalarle il vero scandalo dei cosiddetti " traduttori/curatori " : l'ultimo caso verificato riguarda la variazione del prezzo del volume: da 24 a 80 euro (trattasi di capolavoro della letteratura giapponese) , salvo poi scoprire che sempre i nostri cari "editori" talvolta fanno tradurre non il testo originale ma la versione in inglese ! C'è un limite a tutto però.... Grazie per la consueta disponibilità e l'opportunità che ci da di poter "esternare" l'insopportabile.

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    1. Mi pare di aver letto qualcosa a tal proposito: la scrittura ermetica e visionaria di alcuni giapponesi (meravigliosa per certi lettori, insopportabile per altri) sarebbe esaltata (o ulteriormente incasinata) dal fatto che si traduce in italiano la traduzione inglese di uno scritto giapponese, aggiungendo a ogni passaggio piccoli danni e imprecisioni.

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Benvenuti a bordo!!
Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)