Un Corradino tira l'altro... E l'appetito vien leggendo!

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«Pezzoli evolution... tre libri per un solo grande, toccante e indimenticabile romanzo di formazione.»
"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

mercoledì 30 ottobre 2013

Scrittori Veri: una specie in via d'estinzione. Per colpa di quelli Falsi. E di chi non li sa, o non li può, o non li vuole distinguere.


Col permesso di Silvia Pareschi, traduttrice italiana di Jonathan Franzen, rilancio qui un post da lei pubblicato il 21 ottobre sul suo blog, in cui questo grande Scrittore dice cose assai interessanti e, per me, condivisibili. Si tratta di un brano ritagliato da un articolo, molto più lungo, apparso sul "Guardian", e riproposto integralmente (con la traduzione, appunto, di Silvia) da "Internazionale", una delle riviste più preziose e intelligenti che si possano trovare nelle nostre edicole.


Jonathan Franzen


"Nel mio piccolo angolo di mondo, quello della narrativa americana, Jeff Bezos di Amazon non sarà forse l’Anticristo, ma sicuramente ricorda uno dei quattro cavalieri dell'Apo-calisse. Amazon vuole un mondo in cui ognuno si pubblica il suo libro oppure lo fa pubblicare da Amazon, con i lettori che scelgono cosa leggere in base alle recensioni di Amazon e con gli autori che si fanno pubblicità da soli. Un mondo in cui avranno successo le opere di chiacchieroni, twittatori e millantatori, e di chi si potrà permettere di pagare qualcuno per sfornare centinaia di recensioni a cinque stelle. Ma cosa succede a chi è diventato scrittore proprio perché chiacchie-rare, twittare e millantare gli sembravano una forma di interazione sociale intollerabilmente superficiale? Cosa succede a chi vuole comunicare in profondità, da individuo a individuo, nel silenzio e nella permanenza della carta stampata, ed è stato influenzato dall’amore per autori che scrivevano quando la pubblicazione assicurava ancora un certo controllo di qualità, e la reputazione letteraria non era solo una questione di decibel autopromozionali? Mentre sempre meno lettori sono in grado di raggiungere - in mezzo al frastuono, ai libri deludenti e alle recensioni fasulle - le opere prodotte dalla nuova generazione di scrittori di questo tipo, Amazon è sulla buona strada per trasformare gli scrittori in operai senza prospettive come quelli che i suoi fornitori impiegano nei magazzini, facendoli lavorare sempre di più per salari sempre più bassi e senza nessuna sicurezza del lavoro, perché i magazzini si trovano in posti dove nessun altro assume manodopera. E più aumenta la fetta di popolazione che vive come questi operai, e più cresce la pressione per abbassare i prezzi dei libri e si acuisce la crisi dei librai tradizionali, perché chi non guadagna molto vuole intrattenimento gratis..."

Solo una postilla: fossi americano, sarei d'accordo al 100% con le parole di Jonathan (che hanno suscitato un prevedibile vespaio, poiché viviamo in un mondo in cui se sei intelligente e non fai nulla per fingere di non esserlo, TI SBRANANO).
Essendo purtroppo italiano, mi tocca scendere al 90: la parte in cui parla di "controllo qualità" ben poco si addice, come tristemente sappiamo, alla grande editoRAGLIA italiana, che della mediocrità - per motivi di volta in volta  politici, raccomanderecci, meritofobici, mafiosi, mercantili nel senso più basso, nepotistici, leccaculistici, ma spesso anche solo di semplice modestia intellettiva e di ammuffita (e immotivata) spocchia da professorini sempre in cattedra - ha da tempo immemorabile fatto, dichiaratamente, la sua bandiera escrementizia. (In un rifiuto di provenienza romana del luglio 2012, con baldanza saputella mi si accusa, ci crediate o no, di essere brillante: è gradita la più pallosa e opaca sciatteria, astenersi talentuosi!)
Oggi in italiA il commercial-cartaceo-igienico ufficiale non è meno offensivo, avvilente e imbarazzante, in proporzione, del digital-pattume dilettantesco dei mitomani: basti pensare alle continue fastidiose missive con cui ibs propone "solo per me" (??) la "copia autografata del nuovo libro di..." (seguono nomi di autori italioti che non leggerei neppure sotto minaccia armata!)
Anzi, qui da noi, per assurdo, sono proprio i pochi veri scrittori (dinosauri in via d'estinzione) a cominciare a sentir crescere dentro di sé, di tanto in tanto, la rabbiosa e per certi versi umiliante tentazione di autopubblicarsi. Nel ricordo di quanto gli Spandau Ballet, ai tempi loro, dissero a proposito dell'industria di produzione discografica: "Un sistema che aveva bisogno di una poderosa pedata nel culo".



69 commenti:

  1. Su Lanke si parla di qualcosa del genere in calce ad una buona recensione di Luca Menichetti al libro di Pippo Russo, "L' importo della ferita e altre storie. Frasi veramente scritte dagli autori italiani: Faletti, Moccia, Volo, Pupo e altri casi della narrativa contemporanea", Clichy (collana Beauborg), Firenze 2013, pag. 300.

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    1. Frasi così deprimenti che alla fine non sai più se odiare gli autori, chi li pubblica o chi li legge. Ne ho pure io una collezione infinita, a cominciare da una famosa "pozzanghera di acqua brillante" (recoaro?)
      Mi ha molto divertito il pezzo in cui si dice che l'autore acquistava questi libri in incognito e con vergogna, come fossero stati dvd porno. Io non ho voluto fare neanche quello: troppa vergogna e troppo poco denaro da buttare. Me ne andavo in biblioteca, premurandomi di avvertire la bibliotecaria che stavo facendo una ricerca scabrosa per motivi di lavoro...
      Comunque è veramente uno schifo.

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  2. Buongiorno! Sono contenta di averti trasversalmente ispirato questo veemente post!

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    1. Non so come ringraziarti, soprattutto per avermi fatto conoscere "Internazionale". L'ho scoperta colpevolmente tardi, ma d'ora in poi sarà una mia lettura fissa. Mi ha già ispirato un paio di altri post, e persino un gadget qui in basso a destra (l'adorabile paesino scozzese di Wigtown, mille abitanti e 12 librerie!)

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  3. non posso non condividere (e oggi posso parlare anche io da autore internazionalmente -è arrivata ieri una recensione dalla Francia- apprezzato, anche se mi fa ridere dirlo), anche perchè nel mondo della musica, che conosco un pochino meglio, le cose non vanno tanto diversamente. il problema è che una volta, chi si metteva in mente di fare il musicista (e penso anche lo scrittore), lo faceva perchè era già un musicista, altrimenti non gli sarebbe nemmeno passato per l'anticamera del cervello. oggi invece si pensa che basta fare qualche ora di fila in mezzo a migliaia di altri aspiranti "artisti", andare a fare il buffone davanti a tre pisquani (salviamo Elio, per stavolta), che ti dicono, come se fosse vangelo, se hai o meno l'X factor.
    in conclusione ti segnalo la mia libreria preferita: Ivy's books, Broadway, NYC. il suo motto è "fight for your independents", ed è un'isoletta felice, in controtendenza rispetto ai vari Barnes & Noble, con personale competente e cortesissimo. a quanto pare ha anche abbastanza successo (visto che tenere aperto un negozio su Broadway non deve costare poco, anche se non è proprio in centrissimo)

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    1. caz...leggo ora che Ivy's ha chiuso i battenti....come non detto. ma resterà nei miei pensieri.

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    2. Un'altra cosa Bella che finisce, in questo mondo feticista del brutto, dello stupido, del banale, del mediocre, del superficiale, del chiassoso, del modaiolo, del tecnoglionito, dello stronzo. Meno male che ho già 46 anni, che per quanto possibile me la sono goduta, e che non lascio eredi. Poveracci i Darwin-reverse in arrivo, e più di loro quei pochi che ancora per un po' resteranno differenti e migliori, perché vivranno completamente emarginati e circondati...

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    3. Risposta 1 ('sto cazzo di coso non mi lascia inserire fra i tuoi 2 interventi):

      Quando gli artisti erano Artisti, e le loro opere Opere d'Arte, la parola chiave era TALENTO. Adesso che sono quasi tutti Burattini, e le loro opere Prodottacci di Consumo, la parola chiave è FABBRICA.
      Il passo successivo sarà il DIVIETO di essere cantante per chi non esce da un talenT, e il DIVIETO di essere scrittore per chi non esce da un corso a pagamento, o da un talenT per scribacchini. (Ma direi che più o meno, nella sostanza, ci siamo già).

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  4. Caro Nicola io ti auguro solo una buona giornata.
    Tomaso

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  5. Sono d'accordo, è lo stesso concetto delle case discografiche.
    Ma chi ha talento esce fuori comunque, ne sono convinto.

    Moz-

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    1. Se vali devi farti valere, o tanto valeva non valere niente.
      O quantomeno provarci.
      Il guaio è che se poi ti guardi attorno, con sconcerto ti rendi conto che a fare strada è quasi solo chi non vale un cazzo.

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  6. Temo che anche questo mondo noin sia altro che una delle tante sfaccettature della realtà che ci circonda.

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    1. Qualcuno potrebbe spingersi a chiamarle "sfaccettature di merda"... :-))

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  7. Sono pessimista... molti talenti rimangono incartati al palo... è un cogliere la giusta corrente ascensionale... magari ti sfiora, magari arrivi quell'attimo dopo, in un bizzarro sliding doors...

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    1. Sono pessimista anch'io.
      Ma intanto benvenuto a bordo, e benvenuto nel mio blogroll: "Posto di bloggo" lo meriterebbe già anche solo per il titolo, che quasi quasi ti invidio... :)

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    2. ..troppo gentile... inizio da relativamente poco.. utilizzo lo strumento blog per tenere assieme tutte le robacce che scrivo.. ora comincio anche ad andare in giro.. e di blog in blog... scopro cose carinissime.. (di quelle che noi umani...) ;)

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    3. Sì, guarda, il web è nella sua quasi totalità una gigantesca spazzatura, ma l'esperienza nel mondo dei blog mi ha entusiasmato, e mi ha regalato alcuni dei miei migliori amici e migliori lettori!

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  8. Molte volte prendendo il libreria un libro di uno sconosciuto mi è capito di ripetermi "ma perchè nessuno ne parla".
    Per non parlare di quelli che più che scrittori di professione fanno spam
    Un saluto zio

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    1. E il peggio è che libri di questo tipo, nella maggior parte delle librerie, sono sempre nascosti o introvabili, mentre la spazzatura invece che nei bidoni la mettono in vetrina. Che siano nuove direttive sulla raccolta differenziata? Devo informarmi: se certe librerie mettono certa roba in vetrina, forse le leggi comunali obbligano anche me a costruire una vetrina sul balcone, per metterci gusci d'uova e cotton fioc usati... :)
      Un caro saluto anche a te!

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  9. Ciao Zio,

    Faccio una doverosa premessa: leggo tanto, non ho mai pubblicato una cippa e forse un giorno (auto)pubblicherò un romanzo. Ecco, lo specifico perché così sarai libero di pensare che io sia di parte.

    Da dove parto? Ah, ecco. La crisi dell'editoria tradizionale. Quella no, non l'ha causata Amazon e tantomeno le stamperie. Fino all'età di ventun anni odiavo la letteratura e, sebbene possa sembrare una conclusione troppo facile, credo che fossi stato spinto a odiarla. Poi ho iniziato l'Università (abbandonata dopo qualche anno) e ho assistito a corsi dedicati ad autori italiani di inizio Novecento che mi han fatto letteralmente impazzire. Lavoravo pulendo piscine per 15 euro al giorno e me li sputtanavo in un weekend da Feltrinelli. Oggi vado in libreria e mi ritrovo immerso nella più bieca paraletteratura, a parte qualche eccezione. E ho iniziato a disinnamorarmi, a leggere meno, a evitare come la peste quasi tutti gli autori viventi (specie se italiani).

    Sai meglio di me quanto si soffra quando si è snobbati dalle case editrici (non ho mai inviato un manoscritto a un editore) e sai bene che un piccolo editore, seppur volenteroso, non potrà mai garantirti una visibilità paragonabile a quella del tuo ottimo blog, che io stesso seguo e senza il quale non avrei mai conosciuto "Quattro soli a motore", un romanzo che ho apprezzato tantissimo.

    In Italia si pubblica molto e male. Il self-publishing "serio", ovvero quello scelto da scrittori che non lo vedono come un'alternativa al cestinamento, lo accosto alla musica indipendente nel panorama delle major discografiche che hanno riempito ogni frequenza radio di letame pop.

    Dove voglio arrivare? Non vedo nell'autopubblicazione il "demonio", sebbene ci sia più di un autoruncolo autopubblicato che sarebbe capace di sgozzarmi con estrema soddisfazione. Non vedo nemmeno una minaccia in quei famosi "feedback" faziosi che possono tranquillamente essere smascherati dando un'occhiata agli estratti gratuiti di un libro.

    Ti do ragione su tutta la linea quando parli di editoraglia e di falsi scrittori, ma ti confesso che - se io un giorno dovessi fare QUELLA scelta - mi dispiacerebbe tantissimo essere considerato alla stregua di un oscuro guerriero che, armato di pugno e spada, si prodiga per la distruzione di quella Letteratura con la elle maiuscola che ho amato e continuerò ad amare sempre.

    Ho la sensazione che tra editoria tradizionale e piattaforme di autopubblicazione sia in atto una vera e propria lotta per le briciole, rappresentate dagli ultimi lettori forti in Italia. E tutto ciò non farà altro che incrementare gli affari di quel lerciume chiamato editoria a pagamento, sempre pronta a spennare aspiranti scrittori in cambio della promessa (quasi mai mantenuta) di una parvenza di credibilità.

    Un abbraccio.

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    1. Ti ringrazio per questo contributo così toccante e stimolante, caro Alessandro. E devo dire che il mio accordo con le cose che dici è quasi totale (le tue poche riserve paiono per lo più legate a una parte del testo di Franzen, mentre il tuo pensiero si discosta ben poco dalla postilla mia).
      Bellissimo e condivisibile, in particolare, il tuo paragrafo su musica indipendente e letame pop.
      Sullo scabroso tema editoria a pagamento aggiungo solo che per me è soprattutto una questione di autostima e dignità: è (dovrebbe essere!) semplicemente ovvio che un artista per la sua Arte debba semmai essere pagato (magari poco e chissà quando, ma pagato). Pagare LUI? Ma non se ne parla nemmeno!!!!

      Come ho detto in un commento proprio sul tuo blog: naturalmente non pretendo che tutti si comportino come me (sarebbe un atteggiamento noioso e moralistico), anche perché i tempi sono cambiati, e oggi una persona che sa di valere ma non riesce a farsi considerare dagli editori magari fa anche bene a tentare altre strade… Resta il fatto che io ho atteso con pazienza e cocciutaggine di esordire a 41 anni, e nel frattempo trovavo molto più dignitoso stamparmi e rilegarmi le mie cose in formato A4, tipo copione cinematografico, e REGALARLE a coloro che desideravano leggerle. Ebbene: mentre io facevo questo, mi toccava pure subire l'assalto di conoscenti che pretendevano di VENDERMI le loro sbrodolate pubblicate a pagamento. Uno spettacolo davvero penoso, penoso, penoso, penoso.

      Un abbraccio anche a te!

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  10. Ho ripreso Internazionale dopo anni, grazie alla nostra amica Silvia (grazie Silvia), ma devo ancora leggere il pezzo di Franzen ... lo farò nel prossimo fine settimana, poi ripasso e magari ne faccio un post pure io ;)

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    1. Una delle poche, piccole cose virtuose che ancora accadono sul web, e in particolare nel mondo dei blog: il passaparola meritocratico. :)

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  11. Adorissimo Franzen e pure Silvia Pareschi. Sono in una fase di gran scoglionamento per cui in questo momento non so più cosa pensare dell'editoria, se non che ottimi libri siano un celati un po' ovunque, nel self publishing, pubblicati da grandi e piccoli editori e anche in molti cassetti. Ottimi libri nascosti sotto la gran fuffa che si continua a pubblicare in mille modi, self compreso. Il vero lettore ormai è un segugio. Bacione grande

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    1. Bella l'immagine del segugio. I buoni libri sono interrati e preziosi come tartufi pregiati. In superficie si rischia soltanto di calpestare cacche. Occorre buon fiuto, ma pure quello cercano di ingannarcelo con odori artificiali...

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  12. In parte condivido. Aggiungo che continuerò a leggere ciò che mi piace senza farmi condizionare da alcuno. Ho la capacità di distinguere ciò che è buono e ciò che non lo è.Ma se un giorno ho voglia di leggere una pregevole cazzata me la leggerò. Franzen è un grandissimo scrittore. Lo amo. Non è solo contro la spazzatura editoriale ma anche contro tutto quello che la "cultura" dell'immagine ci impone. social network compresi. A volte però mi sembra troppo contro. In quel mondo ci è ben piantato anche lui.
    Vabbè stasera sono così. Grazie per la citazione degli Spandau Ballet. Come dire: una vecchia spandsiana ringrazia!
    Bacio.

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    1. L'unico punto debole può essere la percezione che lui stia più che altro difendendo una sua posizione di privilegio, che sente minacciata. Ma non dimentichiamo che si tratta di privilegio STRAMERITATO. Se a voler preservare l'editoria tradizionale e i librai tradizionali è Franzen, posso anche seguirlo. Se lo facessero i volo, i faletti e le littizzetto, mi metterei a gridare Forza Amazon!

      Spandau Bacio anche a te! :)

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  13. condivido i tuoi pensieri...un caro saluto amico Nick! :-)

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    1. Grazie, carissima.
      Un saluto affettuoso anche a te!

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    2. Continuo a leggere anch'io quello che mi piace, anche se spesso non coincide con la produzione considerata "buona"... capita a volte di seppellirsi in libreria e di uscirne con scoperte sensazionali (sensazionali per la nostra intima platea s'intende.. ), come capita di meravigliarsi a gironzolare per blog cogliendo ottime personalità e curiosissimi spunti... e stiamo parlando della punta dell'iceberg... anche se, come accennavi prima, il passaparola blogghistico è un discreto conduttore...

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    3. Io poi ho la fortuna di un blog molto ben frequentato... (per esempio, avendo visto nel tuo profilo il "progressive". ti consiglio di cliccare sull'ottimo musicista unwise, uno dei primi a commentare questo post...)

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  14. Rivolgendo dolci, grati e amorosi pensieri a te, a Franzen e a Silvia Pareschi (che non conoscevo, ma se è quella che traduce Franzen e ha contribuito per questo a ricreare in italiano la fulminante bellezza delle sue opere entra di diritto nel club delle persone che mi sono care al mondo) rifletto a come l'argomento di questo tuo post si attagli a un'amara riflessione che da una settimana a questa parte mi si è riaffacciata prepotentemente nella testa dopo aver visto La vita di Adele, a mio giudizio uno dei film più in malafede e più artificiosi (dunque più brutti e più apportatori di malessere) ch'io abbia visto da parecchio tempo in qua: e cioè che, al di là di qualsiasi altra considerazione, la gente, purtroppo, non è più abituata alle cose belle, ma solo a quelle squallide, banali, basse, miserande. E' diventata talmente sofisticata in modo squinternato da confondere concetti tra loro esattamente antitetici come banalità e semplicità; e considera banale ciò che è brillante per la sua semplicità autentica, essenziale; e semplice, e dunque positivo, bello, fruibile, ciò che è fuffa banalissima e umiliante per lo spirito. Purtroppo temo che da questa involuzione culturale epocale non si uscirà con facilità. Lo dico con dolore ma anche con la fierezza di chi sa di non far parte di quella pletora di sventurati errabondi accecati, e di difendersi (efficacemente) cercando quelli e quelle simili a lei e facendo assieme a loro resistenza. Le tenebre non prevarranno su di noi: su di me, lettrice, e su quelli che sono autenticamente, semplicemente, essenzialmente, scrittori, che io riuscirò sempre ad incontrare e riconoscere lungo la mia strada :)

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    1. Meravigliose le tue parole (e condivisibili quelle di affetto e riconoscenza per la bravura di Silvia). Il film di cui parli non l'ho ancora visto, e mi attirava (e mi attira) molto, ma adesso temo di ritrovarmi davanti a qualcosa di molto aderente alla banalità e al piattume dell'oggi, per cui anche una storia diversa, bella e disperata rischia di risolversi in superficialità. Sì, in generale è veramente un'epoca involuta e di tenebra, al punto che io che mai ho amato le ambientazioni "storiche" nei libri e nei film, rischio di doverle riscoprire e rivalutare per trovarvi rifugio e salvezza. Nel senso che l'oggi è talmente cretino e speventosamente decerebrato, che una storia ambientata ai giorni nostri (a meno di non ricorrere all'ironia, alla caricatura, al sarcasmo, al grottesco, al cinismo più cinico e snob, al fumettismo - che però agli editori non piace) rischia di essere inevitabilmente adesiva al vuoto che ci opprime.
      Non ho grandi speranze per chi verrà dopo, ma noi, pochi, riusciremo a resistere.

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    2. Vincenzo Iacoponi1 novembre 2013 12:28

      La tua risposta al commento di MikiMoz la sottoscrivo in pieno. Il fatto è che qualche volta mi passa per il crapone l'idea di farmi pubblicare un 300 copie a pagamento, solo mi passa st'idea, un attimo, ma basta a farmi capire che anche la mia carne è debole o debilitata, usurata vedi tu come sta meglio. Ma poi penso: a che pro? Cui predest? Mihi proprio no. All'editorazzo può essere, come quel Pincopallo di Roma che non ti chiede soldi, ma ti stampa e impagina un libro in due ore, te ne dà due copie omaggio e poi aspetta il coro dei tuoi parenti e amici per stamparne un centinaio di copie -a prezzo da strozzino, 19,90 per 236 pagine- tanto sulle prime duecento copie non ti paga un centesimo da contratto e del libro non c'è e non ci sarà mai traccia nella Biblioteca nazionale di Firenze, né ci trovi un bollino deella S.I.A.E. e nel contratto c'è scritto che dopo le 200 fatidiche copie va cambiato il numero ISBN, che come ogni scrittorello sa è unico e indivisibile né sostituibile, andando a signoficare che quello che viene segnato sulle fatidiche prime 200 non vale un cazzo. Tu moltiplica 19,90 per 200 e ottieni 3.980.
      Togli un 10% per spese generali e rimangono 3582. Togli il 30% di tasse, sono buono e calco la mano pensando che le paghi e rimangono 2507 euro. Quella mattina che hanno pubblicato il mio ne hanno pubblicati altri tre, che fa un residuo guadagno secco di 10.028. Moltiplica questo per -senza esagerare, rimaniamo bassi- 200 giorni e fa oltre due milioni. Diviso i due soci e amiconi porta a casa loro un milioncino netto.
      Bella intrapresa non trovi?
      Ciao, carissimo amico mio.

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    3. Non giudico il caso particolare che non conosco, ma per quel che mi riguarda delle due l'una: o uno scrittore trova un editore che lo paga (magari pochi soldi, maledettissimi e chissà quando) oppure si autoproduce, ma facendo proprio tutto da solo col suo pc.

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  15. Ciao Nick
    capisco e condivido la tua posizione ed anche il tuo sdegno di scrittore di talento quale sei, a veder spacciato per arte tanta schifezza . Ma del resto l'editoria, come la discografia, la televisione per non dire tutti gli ambiti dell'attività umana, risentono della decadenza dei nostri tempi, dell'arraffa arraffa e dell'involgarimento generale.
    Eppure -sebbene la cosa sia deprimente - non me ne curo più di tanto. Faccio affidamento sul mio senso del bello e sul mio gusto, so di saper giudicare un buon libro e non mi faccio incantare o tirare per il naso da chi starnazza più forte.
    Ti auguro ogni bene e aspetto il tuo prossimo libro.
    Con affetto
    Nina

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    1. Hai perfettamente ragione: ormai è così in tutti i campi. Questo arrogante trionfo della mediocrità dovrebbe essere considerato alla stregua di un reato nei confronti di lettori, spettatori e ascoltatori di un certo livello (ma che je frega? Siamo in pochi!). Ti pare possibile che un amante della comicità come me non abbia più nessuna possibilità di ridere, se non scrivendosi da solo i suoi raccontini? Siamo arrivati al punto che se volessi vedermi un film davvero divertente dovrei diventare anche regista, e girarmelo io, perché in italiA si considera divertente originale e geniale uno come checco zalone!!!!
      E chi potrebbe regalarci cose di più alto livello si astiene dal comico, perché l'intellettualozzo italiota è un pedante che di fronte all'umorismo storce naso, bocca e budella!
      Per mia fortuna esistono Lettrici come Te, e molte altre che passano spesso di qui. :)
      Un abbraccio affettuoso.

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  16. Non credo che sia Amazon che ha cambiato la realtà editoriale. E' tutto l'impianto dei costi che è cambiato per l’avanzare delle nuove tecnologie. Impostare la preparazione di un libro, implica costi molto contenuti e si possono fare delle edizioni molto limitate nel numero. Di fronte a costi limitati è evidente che un autore buono o cattivo che sia ci prova. La crescita delle opportunità per chi scrive di fare delle micro edizioni non può considerarsi negativa e non credo che possa scalzare il peso della grande editoria. I grandi editori continuano ad esistere e non è un caso che i potentati economici fanno a gara per mettere le mani su giornali e case editrici di prestigio; poi si limitano alle “sfumature di grigio” e a lanciare libri di mezzibusti televisivi. Quel malessere che hai individuato tu è la questione essenziale, aggiungerei che ci sta un dibattito culturale molto terra terra e che gli autori di prestigio stanno a curare quel poco di orto che hanno conquistato.

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    1. Non mi considero un tecnofobo, ma mi pare ogni giorno più chiaro che la tecnologia, in tutti i campi, ci sta per un 2% semplificando e migliorando la vita, e per un 98% ce la sta sconvolgendo e rendendo impossibile (basti vedere come ci violentano la privacy, o come contano i peli del culo persino ai pensionati per tassarglieli...).
      Il poter autoprodurre cose di qualità per contrastare la glande editoraglia è un'ottima cosa, ma poi, anche per quei rarissimi casi in cui la qualità davvero esiste, come fai a farlo sapere, se ogni giorno si scagazzano fuori milioni o miliardi di libri? È sempre la solita vecchia storia: un mondo in cui parlano tutti è un mondo in cui non parla nessuno.

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  17. Che vergogna, sono d'accordo con te. Mi viene da piangere se penso che ora diventare scrittori sia una moda, mi viene da piangere a pensare che gente che non ama davvero la scrittura possa essere etichettato come "grande scrittore" solo perché ha dato al popolo qualcosa di sciatto, di scialbo che tutti leggono perché siamo un gregge di pecore. Vorrei solo che la gente capisse che per fare lo scrittore prima di tutto bisogna esserlo. Ed essere uno scrittore è qualcosa che si ha dentro e che si sente... vorrei tanto che ci risvegliassimo :)

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    1. A te do la risposta più breve, per il semplice motivo che hai detto cose SA-CRO-SAN-TE.
      Di cui ti ringrazio!

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  18. Bellissimo post e bellissimi commenti.
    Mi piace molto la tua frase "...viviamo in un mondo in cui se sei intelligente e non fai nulla per fingere di non esserlo, TI SBRANANO....".
    Vorrei aggiungere, se posso, "viviamo in un mondo in cui se dici la verità e non fai nulla per mentire, cioè per scendere a compromessi , CERCANO DI SBRANARTI".
    Ciao amico mio carissimo.
    A presto
    Teresa

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    1. Giusta la tua aggiunta sulla verità. È già stata declassata da virtù a ingenuità, in questo mondo marcio, falso e furbetto. E presto diventerà un reato...
      Bello anche il tuo accenno ai commenti: insisto nel dire che molto spesso i miei commentatori diventano brillanti co-autori dei miei post, e che questo mi fa sentire un privilegiato. Come un privilegio è di sicuro la tua amicizia.
      Un abbraccio, cara amica.

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  19. BEN DETTO!!!!! Ciao, buon week end!!!

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    1. Altrettanto a te, carissima, e grazie!

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  20. Ciao Nicola carissimo! Su questo argomento abbiamo già dialogato in passato e sai come io condivida il tuo pensiero. Ho letto con grande interesse il post e tutti i commenti e mi sento confortata dalle argomentazioni. Purtroppo per l'andazzo editoriale non vi è altro modo che non cadere nella rete. Io non vi sono caduta e penso di saper scegliere autonomamente una buona lettura.
    Un abbraccio
    Nou

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    1. Ho ancora nella mente e nel cuore il tuo venire da Mestre a Roma per la mia presentazione, e farmi pure pubblicità sul treno! Le Lettrici come te sono la gioia, la fortuna e l'orgoglio di uno scrittore. Non scalerò mai le classifiche di quantità di lettori pecoroni raggirati dai mass-merda, ma la vostra Qualità è la sola ragione che mi fa andare avanti. Grazie!
      Un abbraccio anche a te.

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  21. Il fatto che si sia scatenata una ridda di commenti giustamente avvelenati con un sistema fagocitante e che purtroppo è così in ogni settore che sia arte o vita quotidiana. Ma se ancora ci indigniamo qualche speranza c'è.

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    1. Il guaio è che siamo pochissimi. Ma sarà poi davvero un guaio? Se per fare i grandi numeri ci vogliono gli ZERI, fanculo gli zeri!!!!
      Ciao e Miao, amica mia!

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  22. Figli di un dio minore.
    Orgogliosi di esserlo, ma con la giusta incazzatura :)
    Ottimo post.
    Ciao

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    1. Direi ottima anche la tua sintesi: orgogliosi, ma con la giusta incazzatura. (O anche: incazzati, ma col giusto, distaccato orgoglio).
      Ciao!

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  23. Sono molto contenta di avere - molto indirettamente - suscitato tanti interessanti commenti. Grazie a tutti anche da parte mia!

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    1. Ancora GRAZIE a te, cara Silvia.
      E buon lavoro per le prossime traduzioni! :)

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  24. Franzen è uno scrittore particolarmente intelligente. L'estate scorsa ho letto una sua raccolta di saggi (tradotta anche questa dall'ottima Silvia Pareschi) in cui, in uno di questi, si poneva la domanda "Perché scrivere romanzi?"
    In un altro saggio, sempre della stessa raccolta, "Lettori in esilio". Non riesco a riportare qui, in un commento, la grande quantità di idee, dubbi, provocazioni, contenute nel libro "Come stare soli"... Mi sentire però di consigliarlo vivamente a tutti.
    Per quanto riguarda il destino dei romanzi, della cultura, sono ahimè fatalista. Gli amplificatori hanno cancellato l'opera lirica. Le radio hanno cancellato l'opera sinfonica - chi sarebbe in grado, ora, di scriverne una? Resiste, ancora per poco, il romanzo. Ma da quanti anni non incide più sulla formazione della cultura?

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    1. Ops, lo rileggo, ci sono un sacco di errori... chiedo scusa - si capisce comunque quello che intendevo dire?

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    2. Credo si capisca molto bene, caro Paolo.
      Hai ragione su molti punti, ma io credo che la situazione del Romanzo sia diversa da quella dei tuoi esempi: molto più grottesca, paradossale, surreale. È come se milioni di Pinkopallini si fossero messi a scrivere sinfonie credendosi Mozart, finendo col pinkopallinizzare i gusti di pubblico, critica, editoria (“La trama! La trama!”) (“L’argomento! L’impegno sociale!”) (“Mozart chi??”)
      Il Romanzo non morirà perché superato, come ripetono a giorni alterni sui giornali certi pappagalli tromboni che lo danno per già morto, salvo poi continuare a sfornarne di pessimi e di pesantemente lassativi (ma col ticket di prenotazione-classifica già pagato) per far quadrare il bilancio di casa (perché nei giorni dispari c’è il de profundis, nei giorni pari la recensione del capolavoro dell’amichetto giornalista, che poi ricambierà – funziona come per le targhe alterne quando c’è troppo smog: ci si ammorba comunque, solo con veleni usciti da tubi di scappa-peto diversi).
      Il Romanzo morirà perché se ne scrivono troppi, e troppo pochi che valgano qualcosa.
      Il Romanzo morirà per asfissia e soffocamento da proliferazione. (Un meccanismo molto simile a quello dell’imminente estinzione umana, che vista l’attuale inarrestabile degenerazione tecnoglionita, neoanalfabeta e Darwin-reverse non mi trova granché preoccupato o rattristato: mi spiace più per i Romanzi…)
      Doppia, tragica, beffarda follia l’essere oggi Scrittore. Da un lato è come essere un Cavaliere Antico, superato dalla civiltà dei mezzi di trasporto. Ma al tempo stesso è sempre carnevale, e ogni imbecillotto si mette l’armatura di plastica, anche per andarci in motorino!
      Non c’è Rispetto per un’arte, un mestiere, una vocazione.
      E intanto, il pitocchismo e lo scrocconismo reclamano tutto gratis. Uno spettacolo di ragliante spudoratezza che sputa e scatarra sul lavoro creativo. Ma vista la qualità media offerta, non hanno tutti i torti.
      Gioverebbero, ritornando anche alla vecchia intervista degli Spandau, pedate nel culo e la furia del dinosauro. E l’avverarsi del meraviglioso auspicio contenuto in AUTO DA FÉ di Elias Canetti: “Gentaglia volerà per le scale”.

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  25. Ho sempre creduto che si debba scrivere per passione, per gioia, per amore di cio' che si fa, al di la' di essere pubblicati o meno. Purtroppo oggi chiunque decida di mettersi a scrivere un presunto romanzo crede di essere un vero scrittore solo perché si autopubblica o paga qualcuno per farsi pubblicare, sono convinta che in mezzo a tutti questi novelli Tolstoj ci possa anche essere la persona di talento ma di sicuro si perde nel marasma di pessima qualita' da cui siamo inondati. Tra l'altro questi presunti Manzoni si danno delle arie incredibili, in realta' i loro libri sono conosciuti solo dalla stretta cerchia di parenti e amici obbligati a cliccare su "mi piace" nella pagina del loro libro. Riguardo alle case editrici importanti credo che nessuna sia disposta a scommettere su un illustre sconosciuto, se ti pubblicano e' perché sei gia' conosciuto di tuo, magari per qualcosa che non c'entra nulla con la letteratura. Tutto questo e' avvilente.

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    1. Parole sante, le tue.
      La realtà di questa editoraglia nemica degli Scrittori (quelli italiani, perché lo straniero gli tocca e gli conviene tradurlo: da qui l’incredibile SPREAD fra indigeni e forestieri all’interno dello stesso catalogo!) sta diventando ancor più deprimente di come la dipingi tu: oggi sono LORO a tampinare come piazzisti o mosche tzè tzè persone qualsiasi, purché “conosciute” (dai cantanti alle manager, dagli sportivi ai rimasugli di cronaca nera) per chiedergli se hanno voglia di scrivere un libro (convincendo anche chi, per una BENEDETTA volta, non ne avesse avuto la minima intenzione!)
      Inutile dire che la colpa è anche di chi poi se le compra, ‘ste sòle, confermando così la (trista e gretta) esattezza della strategia. Se il popolino bue la smettesse di sdilinquirsi per la pupazzaglia famosa di cui si ciba su tv, rotocalchi e rottocazzi, sarebbe un primo passo verso un mondo più intelligente, onesto e meritocratico.
      Ma la chiave dello sfacelo sta appunto nella nuova definizione aggiornata di “popolino bue”: una volta era composto dagli analfabeti, oggi ci sono anche persone laureate… In pratica, non c’è scampo.

      Da parte mia ti ringrazio, e aggiungo volentieri “Dirty girl” al mio blogroll.
      Ciao!

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  26. Tu scrivi post così interessanti e, purtroppo, veritieri e lo fai mentre io sono in tutt'altre faccende affaccendato. Meno male che non me lo sono fatto scappare.
    Un caro saluto,
    aldo

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    1. Che gioia rivederti, cari Aldo!
      Mi raccomando, rimettiti presto, che abbiamo tutti bisogno del tuo sorriso da uomo buono, della tua curiosità, della tua saggezza!
      Un abbraccio.

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  27. Purtroppo le case editrici pubblicizzano solo chi vogliono loro, mentre spesso ho notato libri di altissima qualità di autori sconosciuti alla maggioranza.

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    1. Ormai non diversificano neanche più. Come se un distributore cinematografico, avendo in mano un Woody Allen e un cinepurgone, decidesse di programmare solo e dappertutto il cinepurgone, e a Woody nemmeno una saletta parrocchiale. Hanno perso l'abitudine e lo stimolo.

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  28. Molte di queste considerazioni sono secondo me figlie di una incredibile mistificazione che vorrebbe vedere l'arte e l'economia camminare di pari passo. Nulla di più falso. Gli editori pubblicano per vendere e Amazon è solo la nuova frontiera dell'editoria. Chi vuole fare arte, e lo sappiamo bene, continuerà a farla anche senza vendere una copia, com'è sempre stato.

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    1. OK. Ma come direbbe Bukowski, se volete mandarmi dei soldi, fate pure.
      (O, come diceva quel tizio nella sigla di Mai dire gol: "Sono pienamente d'accordo a metà" :D)

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  29. There is a chance you are qualified to receive a $1,000 Amazon Gift Card.

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Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)