SPIRIT DAY 2014

SPIRIT DAY 2014
Seguendo l'invito del blog di Xavier, espongo la coccarda viola dello Spirit Day, contro ogni forma di stronzo bullismo.
"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

venerdì 28 settembre 2012

RACCOLTA DIFFERENZIATA BIS - "Coccinelle"


COCCINELLE

Quella notte Simone aveva sognato coccinelle.
La strada sotto casa era diventata un fiume di coccinelle appena nate. Simone non aveva mai visto delle coccinelle appena nate. Non aveva la minima idea di come fossero fatte. Poteva solo immaginare che fossero molto piccole. Ma se in quel sogno strano e confuso c’era una cosa che gli appariva chiarissima, era che quelle erano proprio coccinelle appena nate. Venivano giù per la discesa asfaltata trascinate da un rigagnolo d’acqua. Erano tantissime, un ruscelletto rosso e nero che se ne veniva giù per la via Morselli, e ogni dieci o cento piccole ce n’era una più grande. Forse le madri. Forse degli angeli custodi.
Bene, si disse svegliandosi. Le coccinelle portano fortuna.
Era molto tardi, e per colazione si preparò un semplice espresso, senza biscotti né niente.
Stava ancora lì con in mano la sua tazzina di caffè, assorto nei pensieri nella cucina ricolma di luce, quand’ebbe l’impressione che lo scooter del postino si fosse fermato davanti al cancelletto.
Uscì a vedere. Con indosso il pigiama e un golfino leggero, uscì a vedere se c’era posta per lui. Fuori c’era un venticello fresco, fresco quel tanto e quel giusto da rendere l’atmosfera frizzante, ma non troppo fredda, e fu dentro una sferzata benefica d’ossigeno che Simone discese le scale, gettando sguardi di complicità all’arbusto d’alloro che aveva ormai spinto la sua cima fin quasi oltre il tetto. Si riprometteva da tempo di chiamare qualcuno per cimare e potare l’arbusto, ma il prosperare dell’alloro era un altro segno di gloria e grandezza futura, e nessuna persona di buon senso poterebbe a cuor leggero la fortuna che gli cresce in giardino.
Nella cassetta trovò una lettera. Con la felicità del contadino che dopo tanto tempo torna a vedere un uovo nel pagliericcio del pollaio, la prese tra le mani, e ne osservò il retro.
Il francobollo era stato applicato da qualcuno, malissimo e di sbieco, sulla parte sinistra della busta. Simone non poté evitare di chiedersi che razza di persona potrebbe mai attaccare dei francobolli facendo un tale esagerato sfoggio di maleducazione e di incuria – di men che scarsa dedizione alla piccola cosa che sta facendo.
Il destinatario, scritto a penna, era Simone Collina. Doveva quindi trattarsi di una casa editrice. Soltanto per il suo ultimo romanzo, spedito due mesi prima a una mezza dozzina di editori, aveva deciso di chiamarsi col cognome della madre.
Simone Collina.
Il nome del padre non gli aveva mai portato fortuna.
Sul davanti della busta vedevi il marchio delle Edizioni Minonno. Rientrò in casa, e corse in camera sua. Emozionato, Simone aprì la busta pensando a una cosa sola. Pensava alle coccinelle. Emozionatissimo, estraeva dalla busta la missiva delle Edizioni Minonno, e intanto pensava a tutte le coccinelle che aveva sognato. Tutto quel fiume di coccinelle. Tutta quella dovizia di simboli fausti per eccellenza, che erano venuti a visitarlo, che erano apparsi proprio quella notte, e proprio a lui. Che batticuore, la carta intestata delle Edizioni Minonno, l’inconfondibile marchio stilizzato del koala che si spara una sega, dal 1876.
Era una cordialissima lettera di rifiuto:
Gentili Sinior Colina,
premettento ché la nostra casa editrice pubblica un numero estremammente limitato di autori itagliani e che in assoluto privileggia lu genere triler, siamo costretti ti costatare, dopo attenta conziderazzione e sulla base di una relazione dettaiata, li compatibilità del suo romanzo VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE con la nostra attuale linea e di toriale.
La ringraziamo comuncue per aver voluto sottoporcello alla nostra attenzione e le auguriamo di trovare presto l’editore atatto a lei.
Molto cortialmente,


“Dopo attenta conziderazzione e sulla base di una relazione dettaiata…
Queste erano le cose che lo mandavano in bestia.
Ma porcaccia la miseriaccia zozza, si disse Simone, strappando quella lettera in mille istericissimi pezzettini. Ma se mi hai appena detto che pubblichi solo pessime traduzioni dall’inglese, e giallazzi da edicola! Una volta verificato che l’autore si chiama Simone Collina e non Simon Hill, una volta verificato che a pagina dodici non è ancora crepato uno stracazzo di nessuno, cosa diavolo avrete da considerare attentamente, cosa diavolo avrete mai da dettagliare?
Bene, si disse poi, risoluto. Se stanotte tornano le coccinelle, gli dovremo fare un bel discorsetto, alle figlie di puttana. Chi diavolo si credono di sfottere?
Io poi me ne sbatto, della fortuna. Sono un genio, io. Se non ce l’ho fatta con questo romanzo, ce la farò con MORTE A CREDITO.
E voglio vedere chi avrà il coraggio di rifiutarmi tutta quanta la TRILOGIA DEL NORD!
Coccinelle o no, gliela farò vedere io.
Poi Simone cercò un numero sull’elenco, prese il telefono, e si mise in contatto con la Floricultura Attila Spaccarami. Parlò dapprima con una segretaria, che acconsentì a passargli il titolare.
Era ora di decidersi.
Era proprio ora di decidersi a far potare quel cazzo di alloro che lo prendeva per il culo.

domenica 23 settembre 2012

REPLICOZZE SCELTE - "bamboccione lo dici allo specchio" (Seconda parte)

bamboccione lo dici allo specchio

(seconda parte)


Veniamo al porcilaio della politica estera
È incredibile ha detto hillaryclinton, l’america è così troglodita che pur di non votare una donna eleggerebbe quel mangiabana** col nome da terrorista
È inaccettabile ha detto barakobama, l’america è così troglodita che pur di non votare un nero eleggerebbe quella stupidatro** con la faccia da stronza
Per dimostrare a entrambi di non essere affatto troglodita, pare che l’america sia seriamente intenzionata a eleggere presidente la divina modella sonna purcella, una stubipatrobip mangiabipnane e pure assai stronbiiiiiiiiip tutte in una personcina sola
Bip!
Dopodiché Hugo Chavez Chavòn dovrebbe decidere se fare il presidente venezuelano o il primo first lady machomacaco americano (bill pisellànime clinton non si conta, poiché faceva pur sempre finta di essere lui il presidente al posto della moglie…)

Si è spent... è scompa... è venuto a ma... E’ MORTO ieri (mannaggiachitammuèrt) alla venerabile età di circa più o meno anni, il famoso sconosciuto gangster in pensione Totuccio Lo Tonno ‘O Smemoratu, detto tanto per dire Al Cagone, ve ne ricordate? No? Cazzo me ne frega. Lo Tonno fu per anni a capo della malavita disorganizzata: tizi che regolavano male gli orologi, sbagliavano luogo d’appuntamento, si sparavano tra loro scambiandosi per poliziotti. Si sterminarono a vicenda e rimase vivo solo lui, perché nel frattempo s’era dimenticato d’essere il capo ed era stato assunto in un call center. Sbagliava sempre numero: “Signora Rossi?” “No, qui è Bianchi”. “Le posso rompere i coglioni lo stesso, visto che probabilmente stava cenando, e prima o poi avrei chiamato anche lei?” “A proposito di che?” “Non mi ricordo”. Durò poco. Venne licenziato piuttosto in fretta. Da piccolo Totuccio era così brutto, se ve ne frega qualcosa, ma così brutto, che le ragazze lo chiamavano, pensate, lo spaventapassere. Ma come tutti i brutti anatroccoli poi cresciò e diventò nu cesso. Mò s’è spegnuto. Affievolito. Smorzato. Pufff. (E sticazzi?)

Inventarsi un paio di cazzate di sana pianta
Ah no, scusate, questa non dovevo leggerla

Si è spento anche l'uomo che si era dato fuoco per protestare contro la prepotenza delle autorità
Che gli impedivano di battezzare suo figlio Asporto
In omaggio al nome del titolare (così credeva lui) della sua pizzeria preferita
Pizza da Asporto… bella questa… ma come je vengono in mente ‘ste minchiate?
Il video dell’uomo flambé è scaricabile sul vostro telefonino a soli 99 centesimi più iva asterisco servizio in abbonamento 52 euro a settimana occhio che v’inculano

Il Pèpe, con la sua enciclica a pedali Vacca la sogliola di Nonna Speranza (versione remix), auspica di riuscire a risolvere col nuovo anno oltre alla nota piaga del relativismo anche l’annoso problema della prostituzione in vatikano, mediante la reintroduzione, pensate, dell’antico Ponte Levatroie…

Secondo l’ex ministro Padoa (gonfiare il sacchettino e bum!) Schiop
(Insomma Bastaaaaaa, non se ne può più, ma quanti ne facciamo fuori di sacchettini, così finisce che sforiamo il budget e non ci sono più miliardi per le cagne e i porci dell’intrattenimento per il cu… coome? Come addebitati a me?! Come dici?! Anche il costo di queste telefonate?! “Non è previsto e non s’è mai visto che Chiviparla telefoni”?! Ma andate a Pian del Gufo voi e i gentili telespett…) ehm, ‘nasera, dicevamo, secondo l’ex ministro Padoa (gonfiare il sacchettino e bum!) Schiopp…

Dopo il telegiornale andrà in onda spottin spottando il bellissimo film (ridotto a smozzichi e brandelli) La conversazione, con Gene Hackman: un uomo si devasta la casa bel coglione alla ricerca di una microspia, per poi scoprire che gliel’avevano messa nel… ehm… gliel’avevano messa nel sassofono
Il signor Hackman è stato autorizzato dal comitato di redazione

Sul secondo canile ci sarà invece 
Un interessantissimo approfondimento
Sulla vicenda Bobbit
Ricordate imbecilli, l’uomo col manico dalla parte del coltello,
Evirato dalla moglie Loreena
Una veera scassamiinchia
Ebbene, dopo aver dato la parola sia alla moglie che al marito
In due brevissime puntate
(Lei ha detto “Tiè!”
Lui ha confermato “Ahii!”)
Stasera, in diretta e in esclusiva, per completezza d’informazione e di puntidivista
Cercheremo di capire che cosa ne pensa il Cazzo

Sul restante canile verranno replicate le lezioni d’amore tenute da un tizio un bel po' più sovrappeso della vostra Carmina Burazzi, però keskifo non guardatele: è tutto grasso che ciula

Fiumi di cazzate a non finire
olé

Gnegnehihihìriscirisci hagnahirisciariscie, il Pèpe hifgnihirisci sciurisci relativismo firijgnaresce
(Chi è? Chi? Cosa? Come mi mangio le parole! Ma come vi permettete! Ma non avete visto che tette! Eppoi sentimi ammè stronzone, a te chi è che ti raccomanda? Chi? Ecco, il mio è più grosso. Sappi solo questo: il mio è più grosso. Quindi muto)
E ora voltiamo pagina
Hahhhariariqurisci rapina sforjkuriqatipi sanguinopìrisci sgnèèèèèkk, siunamassorepiligarisciurisci…
(non sono in casa richiamare più tardi)

Ed ora un po’ di percentuali come di consueto scagazzate allegramente a caso, beccatevi un po’ di ventiscinque pèscèènto, quattro piscènto, fino al quindici financo piccento, comunque segnatevele perché sono importanti piccento, uno virgola tre per cento rispetto a boh fra lo zero virgola due ed il cinque virgola otto punto e virgola nove chaccazzo ne so piccento sensazione rafforzata percènto dalle parole dell’ex ministro dell’economia Padoa (gonfiare sacchettino e bum!) Schioppolo

Ripresa o non ripresa saranno sempre gli stessi bip a riprendersela in der bip

Questo notiziario doveva andare in onda in forma ridotta
Ma quando cazzo bip finisce?
Be’, se Padoa (ho finito i sacchettini) Schioppolo continua a sparar stronbip col botto
A noi ci tocca riferirle in tempo surreale

La nota casa teleproduttrice Sfighedoro International ha citato in giudizio per inadempienza i minatori cileni. Pare infatti che un contratto segreto prevedesse la morte all’ultimo momento di almeno un minatore durante la risalita. Il mancato rispetto di tale accordo avrebbe provocato alla Sfighedoro un danno incalcolabile: mandata in fumo la puntata finale che avrebbe fatto piangere miliardi di imbeci... ehm... di gentili telespettatori: il funerale del poveretto, con abito nero della vedova firmato Dessert&Capanna, e gli orfanelli agghindati da Pedomoda Vestetroietti Illimited.

Veniamo in chiusura ai nostri famosi sondaggi a pagamento (solo 72 euro a risposta!)
Il Mago Hotel Mah vi sembra
A Un tacchino vestito da Faraone
B Una faraona vestita da suora
C Massimo Boldi vestito da pirla

La nostra regista Luciana Provvedi D’Annaffa mi fa disperatamente cenno di stringere, poiché stiamo ora per collegarci con della sporca feccia che tenterà di vendervi qualcosa

Ma ci giunge adesso una notizia bomba (ecco, senza sacchettino da gunfià e s-ciupà, e lo sapevo cazzo, adesso che servivano…)
Un folle squilibrato avrebbe poco fa preso a cannonate bastardo
il monumento equestre della rai
che a me mi piaceva
Al grido di “à la guerre comme à la guerre” cui avrebbe poi aggiunto
“Voi cànone, noi cannone”
Il folle squilibrato avrebbe infatti dato fuoco alle micce di un supercannone
Risultato poi rubato a gardaland
Quasi immediato l’intervento della polìs (stavano a rimpinzarsi a scrocco in una pasticceria adiacente)
Il folle, un certo Mario ovvero Nick s’arrese punto
No, un attimo, non si capisce mai cosa cazzo mi scri…
Allora: Mario… Véronique… Sorensen… Pudd… ma che è, na persona o nu commando?
Insomma ‘sto piciorla qui avrebbe rivendicato anche la recente liposuzione dinamitarda patita dalla statua grassa di San Marcello Adiposo…

Ma vi saremo più imprecisi nelle prossime edizioni
Buon proseguimento di serata e distinti fanculi
Chivimanda è stato autorizzato…

Tatatà-tatatààààààààààààààààààààààààààààà… 

(FINE)


mercoledì 19 settembre 2012

INTERMEZZO – Zitto e scrivi, grazie (sempre se ne sei capace…)


DUE MARONI

Per me non c’è mai stato niente di più noioso degli scrittori (o peggio ancora degli aspiranti scrittori) che parlano tutto il tempo di se stessi in quanto scrittori: quante stracavolo di cartelle si costringono a sbrodolar fuori ogni giorno, e se si impongono orari fissi da impiegati, e se scrivono con la stilografica o a macchina o con lo scalpello, e se per i loro dialoghi pedestri preferiscono i trattini o le virgolette da sergente (io consiglierei le manette dell’appuntato, per il reato di minchia infranta…)

Uno scrittore deve parlarmi con le sue opere, non coi documentari su come le fa (o NON le fa.)

Di ancor più stucchevole c’è soltanto l’attitudine di certi giornalisti “culturali” a riciclare all’infinito un’insulso articolozzo (che avrò già adocchiato cento volte in tutte le sue minime varianti) su cosa fanno certi “scrittori” italioti ufficiali per propiziarsi quell’Ispirazione che non gli verrà mai. Due maroni: chi si sciampa sei volte al giorno, chi fa free clymbing sulle piastrelle del cesso, chi prepara polpettoni al tamarindo e muffa, chi si spara quarantaquattro seghe una dietro l’altra… Tutto fuorché scrivere, fanno. E si capisce: non ci sono portati.
Avete provato con l’elettroshock? Magari due parolette in croce un po’ originali vi vengono in soccorso… Dovreste iniziare con frasette semplici: “D’autunno cadono le foglie” (sempre meglio che le balle). Mio fratello in prima elementare faceva così. Pagine e pagine di foglie da rastrellare. Non è diventato uno scrittore, però è un ottimo giardiniere.

E voi? Preferite come me un puro e diretto rapporto col Testo (possibilmente ben scritto, e auspicabilmente privo di prefazioni professorali, note erudite, postfazioni sociologiche, filosofiche o fruttivendolistiche) o ambite a entrare a curiosare nel laboratorio dell’autore?

venerdì 14 settembre 2012

REPLICOZZE SCELTE - "bamboccione lo dici allo specchio" (Prima parte)


bamboccione lo dici allo specchio

(prima parte)


Questo notiziario va in onda per vostra fortuna nonché culo in forma ridotta
A causa di un’agitazione pippirimerlo dei raccomandati
Chiviparla sembra un krumiro, ma è stato autorizzato dai puzzoni della redazione
Comunque non mi chiamo Chiviparla ma sono la vostra Carmina Burazzi e vi assicuro che sarei pure una discreta sgnàcchera, con qualche chilo in meno
E un ritocchetto chirurgico a queste sacche da criceta
vabbè

Secondo i clandestini, due reati su tre sarebbero commessi dall’ex ministro Pisanu
Il Pèpe, pereppìrippìripi parappirippàrapa
Eh?
Secondo l’ex ministro Padoa (gonfiare il sacchettino e bum!) Schiopp…
(Pronto, regia?... siete sicuri che devo proprio… cioè, voglio dire, che gliene frega alla gente delle opinioni di questo qua… voglio dire, anche il mio fruttivendolo ha delle opinioni più o meno balzane tuttavia… ho capito che questo era un ministro… ma se dice stron… va bene, va bene)
Dunque, secondo l’ex ministro Padoa (gonfiare il sacchettino e bum!) Schiopp…
(Sì, sono sempre io… guardate che non gliela faccio proprio, è troppo una bischerata… già me viene da ride affà scoppià er sacchettino e a dire il nome, se poi devo anche… inoltre stasera terrei l’alito un po’ fetidello, e quando il sacchettino scoppia…)

Passiamo a qualche notizia seria

Il noto pittore genovese Basilio Avardini è stato ucciso a coltellate da un giovane squilibrato cui aveva fatto per scherzo un ritratto con indosso la maglia rossoblù del Genoa.
Sampdorian Grey, il giovane omicida, sarà interrogato in mattinata o al più tardi fra un paio d’anni dal sostituto proculatone fallimentare Robertu Gnurru.

Milano. Nelle prime ore dell’alba è andato a fuoco un bordello in prossimità della stazione centrale. Mignotte le cause dell’incendio

In seguito alla denuncia di ben dieci associazioni di consumatrici, ritirata dal mercato la nota pillola per dimagrire ESODRAL. Non perché fosse pericolosa o truffaldina, ma perché si è scoperto che il nome, letto all’incontrario, suonava offensivamente, e beffardamente: LARDOSE!

La Rai, con un comunicato diramato dalla sede di Salxa Pummarola, ha accusato le reti Mediaset di circonvenzione d’incapaci per aver confuso le idee ai telespettatori più idioti (97%) mandando in onda una zoccola che vendeva pantofole. Sempre meglio di voi, hanno immediatamente replicato da Cologno Monzogno, che mandate in onda un cesso che vende cucine.

Ma per far impennare lo share vi leggiamo ora il testo, appena pervenutoci, dell’ultimo drammatico messaggio del nostro inviato (a calci nel culo) nella zona dei bombardamenti:
Io non ci volevo ve

Guerre di casa nostra: al termine della semifinale di scoppitalia alcuni spettatori sono rimasti gravemente feriti per lo scoppio di un peto.

In mattinata gli studenti liceali di Milano hanno accolto la Ministronza della Pubica Istruzione, giunta in visita da Roma, stendendo davanti ai suoi piedi una lunghissima passatroia.
Scusate, una lunghissima passatoia.

Sempre più duro e insanabile lo scontro ideologico fra i cattocomunisti di bersani e i cattoconsumisti di berlusconi. Secondo i primi le linee guida della politica italiana dovrebbero essere dettate dal santopadre. Per i secondi, dal sommopontefice.

Da uno studio di tre aragoste risulterebbe che gli scienziati non provano dolore quando vengono bolliti vivi

Pesanti accuse di razzismo per il fotografo danese Klas Pedersen, accusato di aver pronunciato l’orrenda frase “A parer mio i cinesi non sono neppure terrestri”.
“Ma questo non è razzismo”, s’è difeso il Pedersen: “è Star Trek!”
Ancora da tradurre bene e da ufficializzare la reazione del governo cinese, che pare, dico pare, sia stata del seguente tenore:
“Visto che finalmente l’avete capito, vi allendete o no, blutti tellestli di melda?”

Ma restiamo in Cina per una notizia da guinness dei primati
Una vecchia musagialla, pensate, ha dovuto aspettare 124 anni per veder realizzato il suo sogno
Qual era questo sogno?
Morire

Tragedia all’inaugurazione stagionale alla Scala di Milano
Il baritono Orazio Strazziacazzio
è scoppiato

Gossip. Burrascoso divorzio tra il magnacc… ehm… il magnate del cinema Vince Scatarrese e l’attro… l’attrice Flora Intestinale, dopo due soli giorni di luna di mierda. Il magnate si starebbe già consolando bel porco con la figlia sedicenne di lei, Suin Ellen Squirtariello.

Il ministro della prostrazione incivile Placido Bradipo avverte se piove sono cazzi vostri se grandina sono cazzi vostri se viene il terremoto sono cazzi vostri se nevica sono cazzi vostri se il vulcano erutta sono cazzi vostri se frana giù anche la madonna sono cazzi vostri se la diga cede sono cazzi vostri se viene l’alluvione sono cazzi vostri se il fiume esonda sono cazzi vostri, se tutto quanto borla giò sono cazzi vostri, se viene lo tsunami sono cazzi vostri, perché io vi avevo avvertiti. In caso di disastro verranno stanziati miliardi per la specu… ehm, per la ricostruzione, e allora a quel punto sì che diventano cazzi miei…

Disegno di legge d’ispirazione fasciopapestre per impedire a gay e lesbiche di tenere gattini
È risaputo che un gattino, sostiene l’onorevole teodef Bacchettoni Rìcino,
necessita di una figura femminile che l’accarezzi e gli riempia di latte il piattino
e di una figura macho-scimpanzorla che lo sbatta fuori a calci nel culo
Cattocomunisti e cattoconsumisti plaudono bipartisanalmente
a quest’iniziativa così profondamente moralizzatrice

Il miracoloso midollo di disarticolatosauro, qualcuno di voi lo ricorderà, gli altri ciccia:
Notizia sciòcc dagli stéits
L’america s’interroga col fiato sospeso
Per la sorte dei ventitré novantenni miliardosclerotici sporcaciùn
Il cui uccelletto s’è del tutto disarticolato e per dispettose vie interne gli è volato n’il cervello
O in ciò che ne restava

La tragedia, a dimostrazione che non tutto il male viene per nuocere (a me per esempio non ha nosso, nuociu, nociu, nocemoscata mavaff) ha ispirato i nuovi immortali versi del poeta svizzerotto Pirlazio Pùstola dal titolo zombolì zombolà che vi vado orora a declamare:

si scopron le tombe
si levano i morti
ci han fuori gli uccelli
ce li han tutti storti

A proposito di cadaveri renitenti alla sepoltura:
s’infittisce il mistero sullo zombi di Varese, ricordate?
Quel morto, in una bara, con un microfono in mano
Praticamente una Salma Responsoriale
Tu gli fai una domanda
E lui ti manda a caga… bip

(fine prima parte)



sabato 8 settembre 2012

RACCOLTA DIFFERENZIATA BIS - "Disponi"


DISPONI

“Non sparire”.
(Evtusenko, Poesie d’amore)


E così lei sarà la tua prima volta cash, e forse avrà deciso lei quando venirti incontro, anche se tu, questo, non lo saprai mai.
Finalmente con un trucco o una scusa, o perché gli altri saranno andati a letto troppo presto, finalmente riuscirai a restare solo, dopo la solita serata fumosa e funesta dentro quei pub di riviera che sai a memoria, quasi quanto i discorsi a nastro degli amici che vanno e rivanno, che rassegnato ascolti da anni bevendo la tua Guinnes, ma non vi contribuisci neanche più. Finalmente solo, sulla tua scheggia nera metallizzata, stavolta non te ne andrai a dormire, come un bravo bambino, coi genitori alla casa per vacanzieri in affitto, ma darai inizio, senza averlo veramente deciso, trasportato da un istinto, una disperazione o un solletico, alla tua notte raminga lungo la via Emilia, alla tua caccia solitaria e vagabonda a spiare le prostitute nelle piazzole e nei parcheggi deserti e ai rondò, quegli stessi corpi umani nel buio che erano stati solo sottofondo muto e inanimato e sfiorato durante decine di altre notti al mare, quelle stesse ragazze che andavi a sbirciare per scherzo quando facevate i puttan tour, (la volta che l’impareggiabile M., seduto alla tua destra, riuscì a rimanere serio nel replicare a una racchia che aveva appena detto “Zinquenta di bocca e di tutto”: “Le faremo sapere, signorina”) e adesso spererai siano davvero andati tutti a letto gli amici, perché questo adesso sarai tu, maschio in caccia più emozionato che eccitato, e il batticuore salirà forte, e sarai ora tu, proprio tu, uno di quelli che rallentano di continuo e intralciano il traffico, il traffico degli uomini veri che le ragazze se le vanno a cercare laggiù dove i fari allo iodio delle discoteche s’innalzano dritti nella pianura e li chiamano, come le sirene delle fabbriche chiamano gli operai al lavhorror, e forse tenteranno ancora una volta inutilmente di chiamare anche te, quei loro mazzi di coni di luce che oscillano e s’intrecciano alti nel cielo nero allarmando la notte dei normali. Questo adesso sarai tu, e ti sentirai già in colpa, e non vorrai essere sorpreso con la tua pochezza in flagrante da nessuno che conosci.
Tu e la tua scheggia nera metallizzata, e i tuoi desideri e le tue ansie e paure, in questo scenario silenzioso e disteso, entrerete e uscirete di continuo da mille quadri oscuri che non saprai, che con le loro crude sfumature ti metteranno di fronte al tuo inquieto non saper vivere.
Ma stavolta sarai deciso, e tutti i muscoli e il sangue del corpo lo saranno più di te, t’impediranno di ripensarci, non ti permetteranno, stavolta, di essere timido e di avere paura, al punto che quando avrai deciso di arrenderti, di rinunciare, e sarai di nuovo diretto da bravo bambino verso la casa per vacanzieri in affitto, la tua scheggia nera metallizzata compirà un’inversione perigliosa e stridente da telefilm poliziesco, e neanche tu saprai, in quel momento, chi diavolo ci sarà mai stato, al volante.
Risoluto a andare fino in fondo, tornerai all’incrocio dopo il Luna Park dove avevi intravisto la selvatica in costume di leopardo. Ma lei non sarà più lì. Risbucherai allora sulla via Emilia, allo svincolo in cui avevi adocchiato la stangona bionda e la mora. Ci saranno ancora, rallenterai, ma da vicino saranno due cozze inguardabili, due sculture di Modigliani dalla faccia oblunga e angosciante. Scivolerai via.
Continuerai a vagare e a cercare. Con solo il tuo mangianastri a tenerti compagnia nella sua remota fosforescenza verde di sogno rarefatto.

Datemi datemi, dirai, pregherai, strade buie e selvagge di questa notte di Romagna, datemi vi prego, allora invocherai, una prostituta con la faccia da troia! Basta, invocherai, con queste disgraziate che ti fan sentire in colpa soltanto a vederle, queste facce buone tristi e miti e rassegnate da misere schiave, datemi una porca troia vera, come di certo ce ne sono, o almeno datemi mie buone strade tentatrici e complici, vi prego datemi una ragazza carina, non queste racchione dell’est con le facce scolpite dal maestro Modigliani!

A lungo ne cercherai una carina, o almeno una con la faccia da troia. Mica facile. Con la faccia da troia come certe che in città intercetti arroganti sulle loro camionette da cento milioni, intestate alla ditta del marito posizionato, che te le inculeresti per sfregio – la vera troia è quella che sa sposarsi bene. Come certe vigilesse, che ti castigano frementi di sadismo perché te ne andavi a cinquantotto all’ora.
Ma con la faccia da troia non ne troverai nessuna, di puttana.
In compenso, nel cuore della notte e alla fine della Romagna, poco prima di arrenderti, ne scorgerai una bellissima, ma carina da impazzire, così carina da non sembrare vera, carina come fosse stata messa lì per sbaglio o per scherzo, così carina da aver paura che spunti un altro, magari in Ferrari, e te la rubi.
Poserai lo sguardo sui suoi occhi al rondò, sarà la più bella che tu abbia mai visto, un misto di mulatta cubana e di nera nigeriana, e nel frattempo la tua compilation, dispettosa, sarà giunta proprio all’unica canzone lenta e dolcissima delle diciotto che ci saranno, e in quell’atmosfera d’incanto irreale abbasserai il finestrino, e pieno di tenerezza e goffaggine le chiederai nella notte: «Ti va di farmi compagnia?»
Lei esiterà, disorientata da quell’invito mellifluo enigmatico al posto del solito: “Quanto?”
Poi, il “quanto” naturalmente ci sarà, e lei dirà cinquantamila.
Aprirai la portiera di destra, e quell’angelo col volto da copertina che non dovrebbe stare lì salirà, mentre sfumerà nella fosforescenza la canzone lenta e dolcissima, rimpiazzata da Ma Baker dei Boney M.

Ti guiderà fra viuzze infrattate, dicendo più volte “destra” “sinistra” come un navigatore preciso e incalzante, masticando la sua gomma e muovendosi al ritmo della musica e canticchiando Ma Baker come non fosse una canzone dei tempi di sua nonna, e lei ti farà delle domande, come se gl’importasse di te, e invece sarà solo un modo, ripenserai dopo, per farti parlare, capire se sei fatto o ubriaco o non ci stai con la testa, e tu non saprai proprio perché, ma risponderai col tuo vero nome, vera età, vera provenienza, vero tutto. Le chiederai il suo, di nome, e lei te ne dirà uno abbastanza deludente: «Jessica.» Ti consolerai pensando che di sicuro è inventato, un angelo simile non può chiamarsi semplicemente Jessica.
Tu, con a bordo una puttana. Le sue gambe di carne seducente a pochi centimetri da te. Non ti sembrerà del tutto vero. Non ti sembrerà una cosa possibile.

A un certo punto lei farà un cenno a qualcuno, a un incrocio, passando, come un segnale. Una collega, o una vedetta. Qualcosa ti dirà che ti hanno preso la targa. Giusto così, penserai, ci sono troppi violenti e maniaci di merda, in giro nella notte selvaggia, e se io ferissi anche solo con un’unghia questa fata che mi è apparsa nella notte, penserai, meriterei di venire squartato, e gettato in una fogna.
A metà di una stradina di campagna, ti farà cenno di fermare. Ti dirà di spegnere le luci. Anche lo stereo? Anche lo stereo. Sentirai di dover farfugliare che è la prima volta che lo fai così, che sei triste e confuso, che poi sarà la vera verità, che tu sappia. «I soldi», ti dirà. Tu le metterai in mano il cinquantone. Lei con mossa svelta ribalterà il suo sedile. Tu, più che altro per imitazione, farai lo stesso col tuo, ma per il momento resterete seduti a guardarvi, come due ragazzini impacciati che non lo hanno fatto mai.
Poi: «Disponi», ti dirà Jessica.
E tu: «Ti aiuto», le sussurrerai, e le abbasserai piano una spallina, e lei ti sorriderà, e per qualcosa di più lungo di un secondo l’intimità si farà dolce, e ti dimenticherai di tutto, ci sarà solo il profumo buono della sua pelle, e ti sembrerà di stare lì appartato con la tua ragazza, con l’amore bello e vero della tua vita. Ricorderai di aver letto da qualche parte che non sempre ci si avvicina alla tenerezza unendosi all’altro – spesso la tenerezza è lo spazio che ci divide. Vicinissimo a lei, le leccherai appena la spalla e poi il collo. Poi farai per baciarle un capezzolo, e lei ti respingerà.
Quasi infastidita ripeterà, meccanicamente, quel suo “Disponi”, e allora comincerai a sospettare che non significhi disponi di me come tu vuoi, fai tutto quello che ti pare del mio corpo e della mia pelle, comincerai a sospettare che “Disponi” voglia dire soltanto e più semplicemente: “Tiralo fuori. E sbrigati.”
Tu, disperato, le dirai che vuoi qualcosa di dolce, che da lei vuoi baci e carezze, non sarebbe stato così, penserai, se avesse avuto la faccia da troia, ma lei è così bella e adorabile… Lei ti spiegherà che con cinquanta si paga un trattamento veloce, tu balbetterai che ne hai solo altri dieci, e per lei sarà come aver detto che hai mezzo centesimo.
Avrai un’idea. La esporrai goffamente. Facciamo così, le dirai, un po’ di baci e di coccole, e poi, soltanto di bocca. Va bene?
«Okay» dirà Jessica, spegnendosi in una smorfia, come a dire, quasi delusa, come tu vuoi. Se ti accontenti di così poco… Ma non avrà capito nulla, o nulla fingerà d’aver capito, perché di nuovo, subito, rimettendosi a posto la spallina, con freddezza intimerà: «Disponi.»
Allora, tu, disporrai.
E disponendolo ti dirai, porco diavolo, a queste qui va bene tutto tutto, ma le perversioni sentimentali, cocco mio, quelle, no. Le carezze, quelle te le devi scordare.
Poi lei si darà da fare, ma un preservativo e due fazzoletti di carta renderanno la cosa ancor più deludente, squallida, grottesca, irreale. Nonostante questo ti abbandonerai, le carezzerai la nuca e la schiena, starai in silenzio sino al momento di due “sì” a malapena sussurrati e già tristi.
Nel rimetterti a posto, considererai la sua umiliazione, grande quasi quanto la tua, e le dirai Adesso mi dispiace, di avertelo fatto fare. E lei sarà sempre più perplessa per l’idiota che sei. Sbatterà fuori lo schifo nel viottolo privato, regalo per chi abita lì, tu riaccenderai lo stereo, lei ricomincerà a canticchiare Ma Baker come non fosse una canzone dei tempi di sua nonna.
Al rondò non la farai scendere subito, le chiederai un bacio, a Jessica, che dichiara venticinque anni e forse ne ha sedici, che incredibilmente nel buio non avrai neanche deciso se mulatta cubana o bambina nigeriana, saprai solo che ti sei innamorato di lei e dell’impossibilità di amarla e di esserne amato. Vi sfiorerete una guancia in un bacio non dato del tutto, le dirai addio, e buona fortuna. Che idiota: buona fortuna.
T’immetterai sulla via Emilia con la tua scheggia nera metallizzata, sotto gli sguardi di tante sue compagne che l’aspettavano in gruppo, al buio, di là della strada, come se loro avessero finito, e Jessica, l’avessi avuta fuori orario. Ti lascerai alle spalle il rondò e quell’angelo scuro. Ti sentirai una specie di verme. Ma non un verme moralista. Ti spiacerà di non averla potuta amare di più, e se amarla di più era avere un milione e pagarla per tutta la notte, per poi magari portarla al cinema, o in riva al mare, o in qualche osteria sulle colline a bere sangiovese, ti spiacerà di non aver avuto il milione, e però lo sai benissimo che in quel caso ti saresti sentito ancora più verme, non un verme moralista, no, ti sarebbe spiaciuto di non avere un miliardo, per chiederle di fuggire, e venire a vivere con te.
Non dimenticherai mai quanto t’è piaciuto il suo viso nel posare lo sguardo nei suoi occhi al rondò, non dimenticherai mai che in quel momento la compilation dispettosa era giunta proprio all’unica canzone lenta e dolcissima delle diciotto che c’erano, e che quella più realistica, Ma Baker, che parla di una negra disperata che si dà alle rapine, era partita solo dopo.
Forse, “disponi” non era la prima cosa che avevi capito, ma neanche la seconda.
“Disponi” era disponi al meglio della tua vita come credi, seguendo solo la tua anima e il tuo cuore, e rispondendo alle cose che ti chiamano nel momento in cui ti chiamano.
Forse non c’era bisogno, di avere addirittura un miliardo.
Ti ci vorrà un anno, per capirlo.
L’estate dopo, ritornerai otto volte alla stessa ora alla stessa rotonda. Poi altre volte a ore diverse. Altre volte disperato a ore varie in altri posti lì attorno e poi sempre più lontano a cercarla disperato.
Lei non sarà più lì.


martedì 4 settembre 2012

Fumo nel cielo, goccia nel fiume: ho sognato un tuo bacio, e profumava di rose.

Oggi sarebbe stato il quarantasettesimo anniversario di matrimonio dei miei splendidi genitori.
Anzi, non “sarebbe stato”: lo è.
Ti voglio bene ogni giorno di più, cara mamma perduta.
Chissà che ne è stato delle particelle di fumo che quel giorno di fine agosto si involarono dal crematorio, verso un cielo azzurro che più azzurro non poteva essere.
Forse qualcuna è diventata acqua, e scorre proprio adesso nell’Orinoco, o nel Danubio.