"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

martedì 28 agosto 2012

ARS GRATIA ARTIS. Beata inutilità: il servire lasciamolo ai servi! – risposta a un ragazzotto sulla letteratura che (per fortuna!!) non “serve”.



Raramente riciclo commenti miei lasciati altrove per scriverci dei post. Lo faccio stavolta perché mi pareva significativo, e soprattutto perché quando lo feci NON dette origine a infuocati dibattiti (in quei casi si rischia di dare la sgradevole idea di riparlarne in casa propria per “avere ragione”).
Era la mia risposta (indiretta) a uno studentello che sbatteva in faccia con arrogante sicumera, a una mia Amica insegnante, il fatto che secondo lui la letteratura “non serve”.
L’ho naturalmente preso in parola, e mi sono quindi concentrato sulla visione utilitaristica e meschinamente materiale del “servire”, senza addentrarmi in più elevati discorsi sul servire al cuore, alla mente, all’anima ecc…
La riporto (quasi) pari pari:

Se quello sciocchino si degnasse di venir qui a leggere, gli direi che fra le cose che (per fortuna!) non "servono a nulla" ci sono la Letteratura, il Cinema, la Pittura, la Musica, ma anche il Gioco, e il saper contemplare le Bellezze naturali, e persino i Sentimenti! Cos'è che "serve"? Serve essere bravi schiavi della produzione, della riproduzione e del consumo, serve essere conformisti e nonpensanti. In definitiva SERVE ESSERE SERVI. Le mie condoglianze a questo servo del futuro. I Padroni e il Dio Denaro staranno già brindando alla stoltezza sua e dei suoi miseri consimili. (A meno che, avendo la fortuna di un'insegnante come Te, non sia ancora in tempo a salvarsi e a svegliarsi...)

Aggiungo solo una citazioncina del professor Keating, meraviglioso protagonista dell’Attimo fuggente (probabilmente un film “che non serve”, per quel povero ragazzotto dall’anima in pericolo):
“Noi non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.”

[Essere Scrittore in quest’epoca assurda è comunque, me ne rendo conto, come essere un Cavaliere con l’armatura al tempo del treno, dell’automobile e dell’aereo. È una follia romantica, ma io sono orgoglioso e felice di incarnarla!]

p.s.
Uno dei pochi motivi per cui valga ancora la pena di sentirsi con orgoglio italiani è la nostra splendida Lingua. Ma le recenti genuflessioni tipo Politecnico di Milano davanti all’angloide danno da pensare. Dopo la Narrativa, metteremo in disarmo anche la nostra Lingua? Perché non lecca abbastanza? Come si può rinunciare alla propria Lingua nelle proprie Università? Anche l’Italiano non serve più, perché non abbastanza SERVO?
Ahi serva italiA…

[Su questo argomento ho sempre ammesso di avere una posizione abbastanza schizoide: se mi avessero insegnato l’inglese nella culla, oggi, ne sono sicuro, sarei uno scrittore felice. Perché l’Italiano è meraviglioso, ma il sistema-italiA è uno schifo.]


mercoledì 22 agosto 2012

ERESIA FLASH: Liberaci dal medioevo


Ma perché tutti continuano a BLATERARE di “libertà di religione”, e nessuno PARLA mai di “Libertà DALLA religionE”?
Perché mai una donna deve andare in giro rinchiusa in un’armatura a causa di regole antiquate che le sono state imposte? Perché una ragazza che rifiuta di farlo deve venire picchiata, se non uccisa, dal padre, dal fratello o dal marito (che magari le hanno liberamente imposto)? Si chiama “libertà di religione” pure questa?
Perché a causa di assurde tradizioni un bambino, impossibilitato a protestare e a difendersi (o a dire “Deciderò io quando sarò grande”!) deve subire la sanguinosa e traumatica mutilazione del suo prepuzio?
A Colonia un illuminato tribunale si era giustamente pronunciato contro questo barbarico rituale (barbarico per l’obbligatorietà e per l’età del bambino, perché poi uno più avanti può fare ciò che gli pare, anche il piercing in mezzo alla lingua, che a ben guardare è molto peggio della circoncisione, che almeno si basa su qualche – remota – motivazione igienica).
Ed ecco grandinare i piagnistei, le insurrezioni, le deliranti accuse di nazi-razzismo e di intolleranza religiosa. Figurarsi, proprio i tedeschi. Apriti cielo. Almeno ci avessero pensato i francesi… Non erano loro gli Illuministi e gli spaccapapi, i meravigliosi Eretici, i paladini della Liberté? Ma i tedeschi: i benpensanti danno per scontato che essi debbano stare zitti.

Sarebbe bello se un giorno TUTTI gli uomini si svegliassero, per benevola magia, intolleranti alla religione (intesa come sistema di regole e precetti che opprimono l’individuo e la sua libera intelligenza). Intolleranti nel senso di ALLERGICI. Nel senso di finalmente Liberi.
Nel frattempo, l’unica Libertà di Religione dovrebbe essere quella di un percorso intimo e personale (contro cui vanno non solo il burqa e la circoncisione, ma anche il nostro bel catechismo infantile…), di una curiosità spontanea verso le possibili connessioni spirituali della vita, insomma qualcosa che riguardi (come dovrebbe!) la sfera sentimentale, e non, con modi coercitivi e uniformanti, quella politica, comportamentale, legale e istituzionale.
Tutto il resto è medioevo. O peggio. Molto peggio.



p.s.
ovviamente, il burqa non è molto più biasimevole di certe risse da pollaio per le elezioni delle miss… non invocherò mai abbastanza l’aurea magnificenza delle “vie di mezzo”… e non smetterò mai di essere orgoglioso di questa micropoesia:

perso nei tuoi occhioni
un disperato kiss
mentre in piazza gli scimmioni
eleggono la miss



AGGIORNAMENTO: in pakistaN una bambina down di undici anni ha rischiato di venire linciata da una folla di stupide belve per motivi religioidi, ed è stata poi arrestata per blasfemia. Una bambina. Down. Di undici anni. Questa non è una mia strumentalizzazione. Questo è OGGI il volto della religionE nel mondo. Sarebbe ora di capirlo, prima che comincino le guerre sante nucleari. Un altro volto, simmetrico e complementare, è quello, sempre nel mentalmente derelitto pakistaN, di bambini piccolissimi che vengono mandati a manifestare con le fronti imbrattate di croci di vernice rossa, rischiando di farne degli inutili e raccapriccianti martiri. Noi bambini lasciateci Giocare, dannati adulti adulterati!

domenica 19 agosto 2012

REPLICOZZE SCELTE - "eativ mulucirruc"



eativ mulucirruc


In punto di morte stabilii che era ora di smetterla di cadere dalle scale e tornai su in ufficio a ritroso con la testa riaggiustata a pensare che forse potevo scendere un attimo a prendere un caffè al bar. Trombai la puta, poi mi svestii e andai fuori dalla porta per bussare. Quindi le telefonai, tirando a indovinare il numero che non avevo ancora letto nell’annuncio perché piccole trasgressioni non l’avevo ancora consultato. Divorziai da mia moglie perché era una stronza, poi la sposai perché ormai l’avevo inguaiata, e qualche mese più tardi l’incontrai per la prima volta e siccome come sempre succede era molto buio e lei truccatissima e io parecchio miope e ubriaco e fatto e le luci stroboscopiche spezzettavano il cosmo in segmentini fradici di roba pazza che strumpallazza dentro cangianti riflessi d’artificio sghimbesci e multicolor limonaranciovioletti e talvolta smeraldazzurri a stento reggendomi in piedi da bravofesso mi dissi, Hey guarda un po’ questa qui come sembra carina e intelligente e simpatica, non lasciamocela scappare! Questo un po’ prima di rompere con la mia precedente ragazza. Io premevo molto per la reciproca restituzione delle regalìe invece lei era tendenzialmente contraria. Così ella si tenne il diamante per sempre e il collier e la pelliccia e gli orecchini di zaffiro, e in compenso nessuno ch’io sappia mi chiese indietro la pipa di radica o avanzò pretese circa la cravatta fucsia con su autogatto e mototopo che fraternizzano fuori scena. Fu in compenso con grande goduria che mi gustai la juve in serie B, ma poi scoprirono che i suoi dirigenti erano farabutti mafiosi e la premiarono con vari scudetti, mentre all’inter venivano di nuovo tolti a uno a uno e moratti si ruppe il cazzo e ceduppe la squadra a pellegrini il quale subito dopo la rifilava a fraizzoli, e così ci ritrovammo con canuti in difesa e muraro all’attacco e a me mi venne un attacco di bile subito prima che mio cugino il mio futuro gastropetologo mi dicesse Diventa interista che ti divertirai come un diverticolo euforico. “Zei licenziaten, brutten strunzen!” m’informò dal canto suo il vicepresidente nonché boia nonché figlio del padrone della Dental Deutcheland Dubai. Solo in seguito a ciò gli rivelai che i suoi prodotti non riuscivo a piazzarli perché erano scheisse e costavano pure troppo cari. Allora lui mi assunse, peraltro su raccomandazione di mio zio. Dopo il congedo cominciò il servizio militare. All’inizio battevo la fiacca e dicevo mo guarda che pacchia, ma più si andava avanti e più tutti si comportavano da nonni e da stronzi e mi sottoponevano a soprusi e angherie, e proprio la mia ultima sera guardai fuori dal finestrone dentro il nero senza stelle della notte e mi sentii perduto e solo, e con un groppo in gola pensai veramente di farla finita. Poi per fortuna la naja finì, ma io non so perché mi cagavo sotto all’idea che di lì a poco sarebbe cominciata. Indi l’Università, così noiosa e deludente all’inizio, al punto di pensare di ritirarmi, così fertile di frementi speranze all’epilogo, al punto di pensare seriamente d’iscrivermi! Me ne andai al mare sbattendomene le balle di aspettare i risultati dell’esame di maturità, ma poi lo superai ancor prima di sapere che mi ci avevano ammesso col massimo dei voti. A sedicianni ebbi una brutta sbandata per una persona che poco tempo dopo neanche conoscevo. Dopo l’inizio del liceo affrontai l’esame di terza media e mi diedero OTTIMO prima che avessi modo di dire beh. Bah! Alle elementari mi trovavo bene, ma il passaggio all’asilo fu un trauma per via delle suore. Mi beccai un raffreddorone che per poco non faceva di me un neonato moribondo, ma tutto passò non appena uno stregone mi puciò nell’acqua ghiacciata in una chiesa umida e piena di spifferi dicendo Mario Veronique, io ti battezzo anche se questo tuo nome mi fa senso, ci rivedremo quando sarai un chierichetto succulento con le sue belle coscette sante. Ma il mio vero cruccio è la fine. La fine, cacchio. Che imbaracchio! Non avrei mai immaginato di ridurmi così. Mi vergogno tanto tanto. Me lo permetteranno, i signori della censura, di ragguagliarvi senza depistaggi su come finì la mia vita? Dico, ma che diavolo mi sarà preso? Che diavolo mi sarà preso per buttarmi a piedi uniti (che per ironia della sorte è pure fallo, ma fallo da espulsione!) dentro la vagina di mia madre, con tutti quei guardoni e guardone in camice bianco che stazionavano d’attorno?
Comunque là dentro si stava da dio.

lunedì 13 agosto 2012

Raccontini adolescenziali rinvenuti in fondo a un cassetto - (4) Non eravamo soli


Un miniracconto di poche pretese, scritto ai tempi del liceo. Ma visto che le esplorazioni marziane sono tornate in questi giorni di grande attualità, ho pensato di rispolverarlo.


Non eravamo soli

 
Che superficiali, i nostri vicini terrestri.
E non poteva essere altrimenti, dal momento che vivevano SULLA SUPERFICIE del loro pianeta.
Cercavano di scoprire se c’era vita su Marte, i poveri sempliciotti, mentre noi eravamo, e siamo tuttora, DENTRO Marte.
Si sono spinti in vane ricerche oltre la Galassia, ai confini dell’Universo, quando noi, gli unici altri esseri viventi del Cosmo, eravamo qui, sotto il loro naso, NEL pianeta vicino al loro.
E adesso si sono estinti, senza aver potuto scoprire, e neppure immaginare, il nostro segreto.
Anzi, ora che ci ripenso, almeno a immaginarlo qualcuno ci arrivò.
Fu un giovanissimo scrittore, con un raccontino breve intitolato “Non eravamo soli”.
Nessuno ci fece caso.


martedì 7 agosto 2012

RACCOLTA DIFFERENZIATA BIS - "L'estate dei segni e dei sogni"


L’ESTATE DEI SEGNI E DEI SOGNI



L’estate degli Europei in Portogallo smisi per un po’ di essere un disoccupato buono a nulla e diventai un allenatore professionista. Di fantacalcio. Magic manager. Rischiavo di vincere una Jaguar. Sul serio. Fu anche l’estate in cui m’innamorai di Federica. Era venuta a votare e io facevo lo scrutatore e lei mi aveva sorriso. Due volte, perché era tornata indietro a far mettere un timbro che qualcuno s’era dimenticato di mettere. Proprio a lei, unica fra mille. M’ero innamorato dei suo dolci occhioni neri e del neo stupendo che aveva sopra le labbra.
In quell’estate avevo quasi una vita.
Ma fu soprattutto l’estate in cui i segni e i sogni continuarono a perseguitarmi, illudermi, prendermi in giro. Dopo la prima serie di partite entrai in classifica. Undicesimo. Su trecentomila! Telefonò una della Gazzetta per chiedere come volessi chiamare la mia squadra. Io sul mio foglio avevo scritto Nordika, perché era una squadra basata su svedesi e danesi, però le dissi di mettere Zio Scriba, così mi facevo pubblicità come umorista. Avevo pubblicato quattro battutozze con Gino&Michele, usando quello pseudonimo. Avevano messo le mie battute accanto a quelle dei miei idoli – Woody Allen, Beppe Grillo, Bukowski – e le mie non sfiguravano poi tanto.

Il giorno dopo comprai la Gazzetta e mi lessi la classifica e mi beai guardando e riguardando il mio nome, lassù, vicino a quello della mia squadra. C’erano squadre senza nome e squadre coi nomi più strani. Il primo nome di squadra al di sopra di Zio Scriba era Federica cucciolona mia. Era un segno. Poi una notte sognai che trovavo dei soldi per terra. Un gran mucchio di soldi. Secondo segno. Per la strada non facevo che incrociare Jaguar. Terzo segno. E via così. Intanto guardavo gli europei, e talvolta mi incazzavo perché le partite venivano rovinate da quel palloncino grigio assurdo. Si chiamava Roteiro e volava via malamente. Per colpa del Roteiro partite che potevano finire 4-3 finivano 1-0. Palloncino del cazzo. Con la seconda serie di partite feci un punteggio molto più basso. Temevo d’essere uscito di classifica. Invece diventai quarto. Non ci credevo. Importanza della regolarità. Se fai un 98, poi con 79 mica retrocedi. Avanzi.

La terza serie prevedeva Svezia-Danimarca. Tutti gli italiani facevano il tifo per lo 0-0 ma pronosticavano malignamente il 2-2 che avrebbe qualificato entrambe le nordiche e mandato a casa gli azzurri, e allora gli italiani importanti se ne venivano fuori alla tv e sui giornali con questi discorsi furbetti e ipocriti sulla lealtà sportiva e tutte quelle balle lì. Dico io, gli italiani! Quelli delle partite truccate e dello scandalo doping e degli arbitri sporchi e di Udinese-Juve del 5 maggio 2002… Questa gente qui in cattedra a insegnare onestà e civiltà agli Scandinavi! Un po’ come se Totò Riina si mettesse a parlare di nonviolenza tibetana, o un fanatico integralista d’intelligenza, laicismo e libertà d’opinione. Fanculo. Io facevo il tifo per il 2-2. In parte come magic manager e in parte perché ero italiano ma l’Italia mi stava sui coglioni. Finì 2-2 e io che facevo tiè col braccio e che mandavo baci ai miei meravigliosi amici nordici. Per una volta s’erano fatti furbi e gliel’avevano messo per benino nel culo, ai mafiosi.

Ma intanto non mi decidevo a telefonare a Federica. Ero troppo innamorato, e più m’innamoro più divento vigliacco. Però pensavo sempre a lei, solo a lei, solo a Federica e alla Jaguar del Magic Europeo, e mentre ero in macchina con degli amici passai sotto un ponte incrociando una Jaguar, e sopra il ponte sventolava un lenzuolo con scritto Fede e Nick oggi sposi. Il quarto e il quinto segno. Così, uno dopo l’altro. Dicono che la Jaguar è uno dei tanti stratus symbol, che simboleggiano quanto strati di merda tu hai nel cervello, ma io mica la tenevo, la vendevo. Il sesto segno fu che sognai di comprarmi una gran villa sul mare. Però quando andavo ad abitare nella villa ero solo, nessuna Federica in circolazione nei paraggi, se no sarebbe stato il settimo. Per non saper né leggere né scrivere né fare un cazzo d’altro, e men che meno quella roba lavorativa, andai alla snai e piazzai una scommessa. Geniale. Due risultati esatti. Trentamila vecchie lire che sarebbero diventate quattro milioni e sei. Repubblica Ceca-Grecia 0-0. Beccato! E Portogallo-Olanda 3-1. Al novantesimo vinceva il Portogallo 2-1. Un portoghese in contropiede si presentò solo davanti al portiere Van der Sar che non valeva un tubo. Il suo tiro a botta sicura superò Van der Sar, prese il volo e andò a finire in tribuna insieme ai miei milioni e a tutte le mie bestemmie. Tutta colpa del Roteiro. Quel palloncino del cazzo.

Be’, mi dissi, sfortunato nel gioco fortunato in amore. I segni lì c’erano tutti. Avevo appena letto che si chiamava Federica anche la fidanzata segreta dello scrittore morto Tondelli. E nell’ambiente letterario c’era pieno di bischeri che non facevano che ripetermi come io fossi il sosia perfetto, di questo scrittore morto Tondelli tocchiamoci le balle, ero il perfetto sosia di Tondelli tranne per il fatto che secondo loro non sapevo scrivere. Non ero abbastanza noioso. Mi feci coraggio e chiamai finalmente la mia dolce Federica. Tremavo tutto. Cosa le avrei detto? Ho pensato a te piangendo guardando una stella cadente su una spiaggia di notte? Ti amo alla follia e ti dedico ogni giorno la più struggente canzone d’amore? Per una come te mi metterò persino a lavorare? (Non esageriamo.) Ti farò pigiamini di saliva innamorata, e nell’intimità ti chiamerò sussurrando Fedefica? Prima di te preferivo le bionde, mia rosa nera, mio oro bruno, mio sole di sera…? La trovai al terzo tentativo. Fu gentilissima. Disse che stava con un ragazzo da cinque anni, e che l’anno dopo si sarebbero sposati. Mi raggelò, ma con dolcezza e educazione.
Domandai scusa.

Come magic allenatore cominciai a perdere colpi. M’ero intestardito a non comperare greci nelle successive fasi di mercato, quando per sostituire i tuoi giocatori eliminati potevi comprarne otto e poi sei e poi solo quattro e la situazione si restringeva a imbuto, e come diceva Totò col restringimento son dolori. Comunque greci non ne compravo. Tanto questi qui non andranno lontano, mi dicevo.
Così la mia squadra si schierò in finale con soli sei giocatori, la Grecia diventò Campione d’Europa e io arrivai cinquecentoventunesimo.
Per farmi del male presi carta e penna, e verificai che comprando i cinque greci giusti al momento giusto sarei arrivato straprimo. Ma l’undicesimo posto parziale della prima giornata mi valse un piccolo premio. La Jaguar diventò un pallone da calcio. Quello ufficiale del torneo. Non ci credevo. Avevo vinto il Roteiro del cazzo. Con la sua bella siringa. Potevo gonfiarlo e poi infilarmelo su per il culo. Allora finalmente capii. I segni e i sogni non è che venissero giù a casaccio. È solo che andavano letti alla rovescia. Si avveravano tutti, ma esattamente all’incontrario. Per questo dicono: quando sogni un conoscente che muore gli allunghi la vita. Al diavolo, avevo appena sognato che mi pubblicavano ‘sto racconto…
Io non ce l’avrò mai, una vita.

giovedì 2 agosto 2012

Micropost di cazzeggio estivo


Ritorno a voi, che mi leggete e mi volete bene più di quanto non meriti, con imperdonabile ritardo. E ritorno a voi col più leggero e stupidino dei post: ogni tanto ci vuole. 
È che mi sono tornati in mente quegli improbabili nomi inventati di personaggi stranieri, più o meno esotici, con cui ci si divertiva ai tempi della mia infanzia. Ce n'erano alcuni di davvero carini. I miei preferiti erano:

il campione di nuoto giapponese

SUNKIKE NEGHY (per i non lombardi: "son qui che annego")

e la lottatrice russa

TIMENA SETISKOVA

E voi? Ne ricordate (o volete inventarne) qualcuno, per arricchire la collezione-revival?