"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

TANTI AUGURI PER I TUOI SPLENDIDI 80 ANNI!

TANTI AUGURI PER I TUOI SPLENDIDI 80 ANNI!
Ho scoperto che il mio Eroe preferito, perfetto modello di Saggezza e Pigrizia, è coscritto di mio papà! Buon compleanno, Paperino!!

lunedì 27 febbraio 2012

Assaggi di romanzi inediti - da IL VOLO INTERROTTO DEGLI ANGELI: Gabriele costretto a nascondersi


gabriele

Da quando sono venuto a nascondermi qui ho perso il conto dei giorni, smarrito il senso del tempo. Questa pensioncina cadente. A pochi passi dal Cimitero Monumentale. Questo rifugio per clandestini e tossici e topi. Io qui. Seppellito nell’odore di piscio, di scalogno e di polvere. Una stanzetta scrostata come nei più disperati racconti di John Fante e Bukowski. Con l’intonaco a chiazze. Il soffitto nero di muffa e di crepe. Avanzi di tappezzeria consunta e sudicia, venuta via negli angoli. Ogni tanto uno scarafaggio in ricognizione. A disagio pure lui. Ragni così polposi che ti fanno paura anche dopo averli spatasciati. Gente che litiga e scopa dietro ogni muro. A tutte le ore. La serratura andata. E l’unica sedia per barricare la porta. (Coi miei duemila in verdoni da cento accartocciati nelle calze e il portatile sotto il materasso sono un miliardario, qua dentro). Un lavandino mezzo rotto in camera e il cesso comune in fondo al corridoio. Pisciare sempre nel lavandino. Ovvio. Risoluzione già adottata da altri, ci sono tracce che parlano chiaro. E un solo oggetto d’arte a ravvivare l’ambiente, unico tocco personale all’arredamento, solitaria presenza affettiva a legarmi a qualcosa là fuori, in verità non consolandomi ma facendomi sentire ancora più male, ogni giorno d’un passo più vicino al suicidio: il gatto di Mattia appeso sopra il letto. Al posto di un’antipatica madonna del tutto fuori luogo. Le ho fatto un favore a levarla da lì. Che cosa ci stai a fare? A guardare i disgraziati in preda alla depressione che pisciano nel lavandino rotto? In attesa di non avere più i soldi nemmeno per pagare la pigione di questa topaia? Senza la possibilità di muovere un dito per loro, perché semplicemente, diciamocelo, semplicemente tu non esisti? Ma vattene, va’. Vai almeno a piangere sangue per qualcuno che crede ancora alle favole. O vai a guarire un bambino al Misericordia, tanto per cambiare, invece di apparire agli stronzi disonesti e ai fanatici con le stimmate. Così ci ho messo il gatto senza coda. Che avevo fatto incorniciare.
E nessuno in carne e ossa con cui scambiare due parole. Mai avuto nessuno, prima e dopo Mattia. La mamma che se ne andò così presto. Mio padre fuori di testa, in quei pochi anni prima di raggiungerla.
Cosa c’è papà?
Non rompere. Sto parlando con la stufa.
Ah. Cercate almeno di non litigare.

La sola distrazione rimastami, anche se per me è un lavoro, è il poker online. Ci potresti scrivere un libro, solo coi nicknames che si sceglie certa gente. Mi è capitato di sedermi al tavolo con avversari che si chiamavano ciccione, balubone, culone, jackfogna, smemorato, sciancatello, ammazzagallittu, il merda, guapopapo, mbriaco, flautomolle, megaciuccione, melociucci, bocio, baffotomettaret, stoga220, bigolo, e poi peppopaz, vaffanfull, baiacagai, totòriina, scomunicat, olatitant, osicario, miononno, latumamma, e waschintoon, cavagliere, puzzetta, subuteo, sukaminkiapuppu, frullapassere, stracciamutande, e poi ancora pompetto, sperminetor, sbrodolino, scopatore, ratzinger, borbonauta, crocifisso, mortaccio, natustunatu, nunvincomai, mezzopolmone, scurnacchiat, disgraziat, ebete, farabbutto, cornogobbo, kitemmuertu, fessacchiotto, vaintecasen, mozzamani e sticazz. Più tutto uno zoo di procione, mulacchione, giaguaro, coguaro, supercammello, supertopo, topino, topolinonero e topodue, e pitone, struzzubellu, lince, tigro, gufo, tricheco, cercopiteco, civetta, gallina, lupone, cinghial8, yellowpecora, porco, ringhio, marcodobermann, vacco, pinguino, tacchinella, faraona, fagianotta, girino, pipistrello, bisonte, talpone, cornabobò…
L’effetto comico è accentuato dal fatto che certi server, in uno spazio separato dal tavolo di gioco – solitamente una colonnina laterale – verbalizzano le mani annotando di volta in volta il nome del virtuale mazziere (c’è un dealer fittizio, quasi sempre un ologramma tettuto, ma per mazziere designato s’intende colui che a turno sta prima di buio e controbuio), del vincitore della mano e dei giocatori via via eliminati, per cui può capitarti di leggere frasi del tipo “il mazziere è smemorato”, “il mazziere è mbriaco”, oppure “il vincitore è porco”, “il vincitore è crocifisso”… Poi ci sono le chat, dove i giocatori più che altro si insultano, dicendosene di tutti i colori… Ieri notte, prima ancora dell’inizio del torneo, a carte non distribuite (quando al massimo taluni azzardano gentili saluti o auguri menarogna quasi mai ricambiati) uno, mi pare un certo svizero, con una zeta sola, se ne viene fuori, senza che si possa capire con chi ce l’abbia (forse una presentazione autocritica di se stesso) con un enigmatico: “in ogni tavolo ce da sta nu strunz”.
Poi si parte col torneo, e due animali di cui non ricordo il nome vanno subito all in. Il primo ha coppia di 2. Il secondo coppia di 8. Al flop esce subito il terzo 8. La coppia di 2 pare spacciata. Senonché uno dei 2 è di picche, e spuntano fuori altre quattro picche! Allora il vincitore tenta di consolare l’avversario malamente eliminato, e sotto gli occhi di tutti appare la coraggiosa e forse doverosa scritta: “scusa ho sculato”.
Pochi secondi e arriva, in due folate, la risposta di quell’altro Lord di Oxford in stampatello maiuscolo: “MA VAFANCUL A MAMMMT”.
E: “TU E ST’EUROBET D MERDDDDD”.
Notare che non eravamo su eurobet! Caratteristica comune di questi semianalfabeti dell’insulto è non distinguere un server dall’altro: paradossali trogloditi incredibilmente forniti di pc, chiavetta e card ricaricabile, nemmeno sanno dove cavolo stanno giocando, forse perché, avendo del denaro sporco da riciclare, avranno ognuno venti conti cifrati diversi… E però, non è un bell’enigma antropologico, non è la misura del tempo assurdo in cui viviamo, immaginarsi certe pelosissime scimmie alle prese con computer portatile, connessione internet e poker online? Come diavolo faranno a digitare un pin mentre si arrampicano sugli alberi o gironzolano per liane? E a ricordarselo? Se lo faranno tatuare sulla coda? Boh!!
Il bello è che in teoria ci sarebbero dispositivi spietati che vegliano contro il turpiloquio: io preferisco giocare e tacere, come tutti i veri Giocatori, ma una volta che uno mi tirò fuori dalla grazia di dio e volevo dargli del pirla, il sistema me l’ha impedito e mi ha pure sgridato. Ma le proscimmie se ne fanno beffe, e per aggirarlo s’insultano e t’insultano facendo ricorso ad abbreviazioni, sgrammaticature volute e a dialetti austroungarici o beduini…
Solo il Gioco mi rende sopportabile la maggior parte degli esseri umani, soprattutto se mentre giocano stanno zitti, o si limitano a dire “Palla!”, “Out!”, “Briscola denari”, cioè le cose più intelligenti che diranno in tutta la loro vita. Che al poker online sia abbinata una chat, ma non un lanciafiamme interattivo, è già TROPPO per la mia sopportazione.

[ .... ]

Oggi, mattina presto di sabato, è capitato l’incredibile. Stavo litigando con la Madonna. Un po’ come mio padre che parlava con la stufa. No, non è questa la cosa incredibile. Lo sconforto può giocare brutti scherzi. L’avevo riesumata dal fondo di un cassetto, e ci stavo litigando. Le rinfacciavo tutte le mie rimostranze sull’inganno e la puzzonaggine delle istituzioni religiose. La cocente delusione della prima messa in ricordo della mamma a un anno esatto dalla morte. Avevo nove anni. Mi dissero vèstiti e andiamo che c’è la messa per la tua mamma. Potrò leggere una poesia per lei, dissi. No, ci pensa già il signor curato, disse mio padre. “Per la tua mamma”. E ci avevo creduto! Non pretendevo uno show in suo onore, con i canti e l’incenso, e la sua icona al posto della Vergine. Ma due paroline del prete apposta per lei. Dedicate proprio a lei. Davvero per lei. Un pensiero. Un ricordino. Una riflessione. Una cosetta durante la predica. Niente. Sapete come funziona, no? Venne nominata di striscio con burocratica freddezza al momento predeterminato. Quando nel rituale c’è una casella vuota e il sacerdote ci sbatte dentro il nome di chi è morto quel giorno un anno prima. Di chi è morto quel giorno tutti gli anni prima. Il 13 settembre mica era morta soltanto lei. Ricordati di nostra sorella Lucia. E di nostra sorella Giovanna. E di nostro fratello Mario… Una palata di nomi. Nella casella vuota. Che diavolo me ne poteva fregare, del loro “nostra sorella Lucia” nella casella vuota? Nel mio cuore sì, che c’era un vuoto. Spaventoso e indicibile. Dio, se c’era! Lucia era mia mamma, pensavo. Non era vostra sorella. Mia mamma adesso potrebbe essere mille cose. Un angelo, una goccia di pioggia, un bel sogno, l’amore che arde nel mio petto, la Donna di cuori nel mazzo di carte di un bambino, un bocciolo di rosa in oriente… Quello che solo so per certo è che cosa non è: lei non è nessuna cazzo di “nostra sorella Lucia” sbiascicata da un pretonzolo per quattro beghine. Vostra sorella un paio di cazzi! Lo gridai, piangendo. In chiesa. Così forte che l’eco della mia indignata voce bambina sarà lì ancora adesso che rimbalza tra le navate, in cerca di un’uscita. Non mi arrivò nessuno schiaffo. Anzi, mi parve di indovinare sul viso di mio padre un mezzo sorriso. Forse il primo della sua vita.
Non che fosse colpa sua, povera madonnina. Cominciava a farmi pena. Lì indifesa tra le mie grinfie blasfeme. Mi guardava basita e ingiustamente ferita. Ma io sbraitavo queste mie rimostranze alla signora Madonna morta un bel pezzo prima della mia mamma perché anche oggi era il maledetto 13 settembre, e mi frullava in testa una mezza idea di farla diventare un’abitudine di famiglia. Un giorno come un altro, per morire. Ma la mamma aveva tracciato la via.
Poi è successa la cosa. Alla pensioncina è venuto a cercarmi un tizio.



giovedì 23 febbraio 2012

REPLICOZZE SCELTE - "questa bestiola che ha commosso il mondo"


questa bestiola che ha commosso il mondo

E veniamo al nuovo capitolo della commovente storia del disarticolatosauro
Ne abbiamo parlato nelle precedenti edizioni, vi ricordate stronzi
Il disarticolatosauro clonato dal professoron Negroceronte nel suo laboratorio al MIT
Ebbene la storia di questa bestiola che ha commosso il mondo
O almeno chi non aveva un bip d’altro da pensare
È giunta ieri al suo straziante epilogo
Soffriva e non si reggeva in piedi (lacrimuccia) e non capiva dove bipzo si trovava e ogni parte del suo corpo andava per i cazzbip suoi
Essendo per l’appunto un disarticolatosauro
(Marionettona wireless, colossale besciamellazza ossea spantegata nell’aere)
E così è stato abbattuto per pietà
Ma poi gli assistenti di Negroceronte hanno scoperto che la sostanza contenuta nel suo midollo
Nel midollo della bestiola, non in quello di Negroceronte, mi seguite mongolbip
Faceva (bip)rizzare l’uccello ai novantenni miliardari sporcaccioni
E allora lasciando un attimino da parte la pietà
Ne hanno clonati e riabbattuti un’altra duecentina
Di migliaia
Vogliamo metterli giusti questi cazzo di bip, porcobippo?!
E ora voltiamo pagina e cambiamo decisamente argomento
Mi tocca dirlo ognbip volta sennò voi non capite, coglioni
E veniamo dunque al nuovo capitolo della commovente storia del disarticolatosauro
Vi ricordate, stronzoni
L’avete pagato il canone d’abbonamento o devo venire a prendervi a calci nel culo?
Ieri 34.000 bambini morti nel mondo tra ammalati, affamati, bombardati
Ma il papa non ha voluto far mancare la sua netta e coraggiosa presa di posizione
Contro lo scempio del relativismo etico e la piaga del secolarismo illuminista
La sua presa di
La sua presa
La sua presa per
Avete presente stronzi la straziante storia di quel cazzo di biparticolatosauro?
A me mi pagano, ma voi cosa aspettate a spegnere e a farvi un giro fuori?
Guardate che bella tettina sinistra che ci ho
La destra non sto lì a farmela siringare
Tanto m’inquadrano sempre di semiprofilo
La nota teleconduttrice bip de bip ha detto basta coi cerebrolesi in tv per fare audience
Un modo di genere outing per dire che si ritira e non vuole imitatori?
No, no, come sempre non avete capito un caspio, la vera dichiarazione è basta gli altri, lei ci ha il copyright di sfruttamento casi pietosi
Il mondo come sempre diviso tra innocentisti, colpevolisti, fregauncazzisti (questultimi al 98%)
L’america con l’alito sospeso s’interroga (questa qui dove la metti metti va sempre bene)
E adesso beccatevi un bello spottino su sanremo che vi fa bene al cervello
Vediamo
Vediamo
Se i raccomandati in regia si decidono
Ecco
Vediamo

lunedì 20 febbraio 2012

Raccontini adolescenziali rinvenuti in fondo a un cassetto - (3) La leggenda dell'angelo deforme



La leggenda dell’angelo deforme



Un’antichissima leggenda tragica narra di una giovane creatura di nome Danir, che visse alcuni secoli prima di noi in qualche gelida terra del nord.
Danir aveva gli occhi piccoli, grigi e strabici, un naso grosso e storto, pochissimi denti e ancor meno capelli. Lunghissimi ciuffi di peli uscivano dalle sue orecchie, e agglomerati di brufoli e verruche incorniciavano la sua bocca storta. Danir pesava troppo per la sua bassa statura, e come se non bastasse zoppicava vistosamente. Il suo odore non era gradevole.
Eppure la sua preghiera più ricorrente, la più disperata, era quella in cui esprimeva agli Dèi la supplica di non dover più essere vittima di una così straordinaria bellezza, che si era trasformata in una maledizione e gli impediva di vivere in pace.
Già, perché questa creatura, per incredible che possa sembrare, viveva in una landa in cui tutti erano di gran lunga più brutti, e desideravano Danir alla follia perché ammaliati dal suo aspetto angelico, che provocava di continuo attenzioni indesiderate e morbose.
La leggenda dice che Zalech, l’uomo dalle sette gobbe, si suicidò per causa sua, e che Csabar, il nano ricoperto di croste, l’uccise a coltellate in una notte senza luna, per impadronirsi della sua anima e sublimare il suo amore, e per impedire che il tempo potesse intaccare la bellezza di Danir e rovinarne la perfezione del viso.


venerdì 17 febbraio 2012

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: la nuova verifica parole è assolutamente intollerabile!


BASTAAAAA!!!!

Cari Amici e Amiche: da tempo ero sul piede di guerra contro l’escrementizia “verifica parole”, che non solo era disagevole e antipatica per tutti, ma soprattutto rappresentava un ostacolo odioso e insormontabile per i naviganti ciechi o ipovedenti (che ESISTONO e se ne sono lamentati più volte: possibile che non basti un simile argomento??!!!!). Ma davanti alla nuova versione, schifosa e imbecille (la stupida e irriguardosa scritta “dimostra di non essere un robot” – ma come si permettono? – seguita da parola DOPPIA e spesso difficilissima da decifrare, roba da cavarsi gli occhi e perdere un quarto d’ora per ripetere l’operazione sei volte) PREGO IN GINOCCHIO TUTTI I MIEI AMICI BLOGGERS CHE ANCORA CE L’HANNO DI LEVARE QUESTA ORRENDA COSA!!!! Piuttosto, se siete sotto il tiro di bastardi vigliacchi trolls figli d’una troll, ricorrete alla MODERAZIONE, mentre per quanto riguarda lo spamming il nuovo sistema antispam mi sembra alquanto efficace (e comunque spalettare via uno stronzo di spammer – o lasciarlo anche lì, ché tanto non se li caga nessuno! – è sempre meglio che obbligare decine di nostri lettori e commentatori a sorbirsi un tale supplizio!

Vi prego altresì di far notare il disagio, OGNI VOLTA, laddove lo troviate in veste di commentatori, senza paura di sembrare rompiscatole. In realtà potreste fare un gradito piacere: spesso chi è blogger da poco tempo ce l’ha in automatico senza aver modo di saperlo, poiché quando commenti sul tuo stesso blog la stronzaccia cosa a te non appare!!


Come fare: una volta effettuato l’accesso, cliccare su OPZIONI BLOGGER (simbolo dell’ingranaggio in alto a destra) quindi selezionare dal menu a tendina VECCHIA INTERFACCIA DI BLOGGER, dopodiché andare su IMPOSTAZIONI, poi su COMMENTI, mettere la spunta NO all’opzione “Mostra la verifica parole per i commenti” e infine SALVARE il tutto.
Per queste ultime indicazioni, ringrazio l’amico LeNny di Sfrenzy Channel.

giovedì 16 febbraio 2012

Eresia flash: ma l’intonazione da bullo cretino dei moderni speaker da stadio è antipatica solo a me?


OTTUSI, CONTUSI E CONTENTI


Ma quando siete allo stadio, o davanti a uno schermo tv, e alla lettura della formazione della squadra di casa vi tocca sentire queste nuove voci incatarrite da bullo cretino che vanno diffondendosi ovunque come una moda pestilenziale, queste intonazioni invasate da spaccone odioso, da rintronato demente, sovreccitato e ubriaco, da strillone del luna pork degli imbesuiti, questo fragore che pare tirato su da casse di risonanza anali (e che forse li fa sentire molto americani, perché come sempre sappiamo imitare solo il peggio del baracconismo baccaglione d’oltre Atlantico) con cui vengono non letti ma ululati vomitando fuoco i nomi dei giocatori (con gli spettatori che da brave bestioline ammaestrate dicono in coro il cognome), non vi viene istintivo parteggiare con tutto il cuore per la squadra in trasferta, persino se quella di casa è quella per cui tifate fin da piccoli?
Per non parlare dell’immensa carica positiva che può infondere nei calciatori ospiti una così becera mancanza di rispetto (“Adesso ti facciamo vedere noi, coglione!”), mentre se fossi uno di casa la vergogna per cotanta sgraziata goffaggine mi farebbe venir voglia di sprofondare, e rischierebbe di ammosciarmi la prestazione atletica! (Ma forse le teste dei giocatori funzionano alla rovescia, in fondo sono gladiatori semianalfabeti, mica pensatori).
Ma perché non ritornano negli zoo suburbani da cui sono venute, queste sgradevoli e antipatiche vociacce da wrestling? E poi parlano di portare i bambini allo stadio: io, personalmente, avrei assai più paura di farmi rincoglionire e traumatizzare un figlio da queste orride ugole (nell’era delle quote rosa, c’è anche la versione valchiria incinghialita), o dalla stronza pubblicità sparata a tutto volume, che non del pericolo di qualche intemperanza degli ultras!

Ma in questi casi mi tocca fare la figura dell’unico brontolone. Come la prima e ultima volta che commisi l’errore di mettere piede in un volgare multisala, e il solo a borbottare contro gli spot a tutto volume ero io: gli altri mi guardavano con la faccia da fessi, come fossi stato un dinosauro o un venusiano, infastiditi da me anziché dagli spot. (Fu anche divertente, perché alla fine del supplizio rimbombò a due miliardi di decibel lo slogan “One station one nation”, e poi, nell’improvviso totale Silenzio, riecheggiò nella sala il mio profondo e sconsolato “Ma vaf-fan-culo”, e lì qualcuno rise di gusto). O come quando te ne stai in spiaggia, al bar di uno stabilimento balneare, cioè in un posto dove per stare PAGHI, e vorresti berti in santa pace qualcosa (che a sua volta PAGHI) mentre chiacchieri o giochi a carte con gli amici, e ti tocca invece sopportare il disturbo di quei maledetti altoparlanti, che almeno diffondessero bella musica di sottofondo, no, sono sempre collegati a qualche stupida, becera, insulsa radio litoranea, che scagazza a getto continuo cazzate immani, ragliogiornali con stronzate regionali, e quel che è peggio, tonnellate di perniciosa pubblicità. Una volta sono sbottato coi ragazzi che stavano lì con me, perché ancor più di quella violenza mi feriva il fatto che a loro sembrava non arrecare il minimo danno:
“Possibile che questa merda dia fastidio solo a me?”
“Noi non la sentiamo nemmeno”, è stata la risposta, compiaciuta anziché preoccupata.
Ecco cosa ci sta regalando l’Evoluzione discotecara della specie: l’Homo Frastornatus.
Ottuso e felice.


p.s.
A proposito di menti pedatorie (e giornalistico-sportive annesse): poche ore dopo aver adocchiato sul sito della gazzetta un articolozzo sull’italiano Sirigu, che da quest’anno difende la porta del Paris Saint Germain, elogiativo non per il fatto che sia un (davvero) ottimo portiere, ma perché, secondo l’articolista, parlerebbe francese come fosse la sua lingua da sempre, me lo sono casualmente beccato in diretta per un’intervista al termine di Nizza-PSG. Peccato che ogni tre parole il buon Sirigu ripetesse “la gare” nel senso di “la gara” (il pessimo vizio italiota di dire “gara” invece di “partita”).
Qualcuno per favore gli spiega che “gare”, in francese, vuol dire “stazione”?

venerdì 10 febbraio 2012

REPLICOZZE SCELTE - "european geographic"


european geographic



La svizzera confina

a nord non si sa

a est con estonia lettonia e quellaltra

sud terunen padanen

a ovest franzuse cunscià ‘me ‘l belgio benelux liechtenstein casalpusterlengo san marino andorra cayman e altre consimili fetenzìe fiscali.
La svizzera è bagnata dai mari lago dei quattro cantoni mosca cieca rialzo alinghi cucù il mare non c’è più. La svizzera è un principato di monaco tipo monarchia parlamentare ma il re è morto e se lo sono pappato e zitti (accuse a gogo di lessa maestà) lo sostituisce dal trentottesimo del secondo tempo pascal cuspèn. L’ufficio federale commercio e turismo informa i valichi alpini sono tutti chiusi o innevati non venite a rompere i coglioni il patriziato di origlio ricorda che è sempre vietato pattinare sul laghetto di origlio chi infrange il divieto infrange anche il ghiaccio e i cozzi sono suoi ma che cazzo è ‘sto patriziato bisogna essere elvetici per averci il patriziato nel duemilaeotto. Il franco svizzero puzza un po’ meno del dollaro ma molto più dello yen. Gli svizzeri sono molto razzisti hanno chiamato per dispetto una dogana BROGEDA così i camionisti negri non si fermano e gli si può sparare con tutto comodo “brogeda un gazzo ghe g’è zembre una goda di gingue ghilomedri” ha protestato uno rimasto vivo per sbaglio un altro posto si chiama con l’inganno PONTE GROLLA così i negri si spaventano a morte e girano al largo. Gli americani hanno il besboll i francesi scopano le rane gli svizzeri fin da piccolissimi giocano a hockey funziona che il nonno si stende per terra sul tappeto se c’è se no fa niente e i nipotini gli zompano sopra e lo prendono a mazzate ed è una forma propedeutica come da noi il minibasket solo che non si chiama minihockey bensì hockey su pirla. Essi crescono molto fissati con l’hockey e con la mortalità anzianile e tutto questo passi, ma poi pagare per veder giocare a hockey in posti che si chiamano la rèssega e la valascia è francamente troppo. Un’altra stranezza della svizzera è che non ce n’è uno a pagarlo un miliardo che parla svizzero, poi sono in europa ma non se ne accorgono inoltre hanno località che si chiamano sputzermuller e boscoburìn ma se ne sbattono un altro paese si chiama coglio e secondo me non gli conviene ingrandirsi troppo gli conviene approvare un piano regolatore inflessibile. Niente da dichiarare bisogna dirlo con umiltà e molta educazione altrimenti lo stronzo ti smonta la macchina, i militari di settant’anni devono tenere il fucile in casa nel caso gli venisse il buzzo di accoppare la moglie e meno male che è un paese neutrale o magari ti accoppano un finto ladro mai accettare inviti di notte da chi non conosci poi magari ti spara col fucile dell’esercito e ti dà pure del ladro morto, uomo avvisato mezzo salvato l’altra metà schiatta prima per lo spavento, ma i doganieri hanno tutti il colpo in canna anche se vai lì solo un attimo per fare benzina e se ti chiami tipo sorensen puddu sorensen al limite può andare ma puddu scatta subito il controllo incrociato della carta d’identità bollo auto libretto di circolazione carta verde patente apra il bagagliaio e si tolga le mutande tutta la cocaina mascherata da pecorino sardo che le trovo nel culo è per usucapione mia attenzione viasuisse segnala c’è una pericolosa testa di cazzo che viaggia contromano sull’autostrada col cavolo che ce n’è una sola è da mezz’ora che incrocio svizzerotti contromano che mi schivano come se avessero schifo m’insultano e mi fanno i fari.
Invenzioni della svizzera guglielmo tell amianto swatch
prodotti del sottosuolo cavó cipolle talpe da pelliccia grosse come tapiri patate gnomi
ricchezze del soprassuolo minkia il lilla che invoglia cioè sukka la milka turgida e paonazza questa riga è vietata ai minori mettete il parental control e verrà cancellata o sostituita con qualcosa di peggio purché approvato dal moige la bandiera svizzera è una croce bianca in campo rosso e questo fa molto incazzare i turchi che dicono ci prendete per il culo con le crociate come la maglia del centenario dell’inter ma gli svizzeri non le hanno fatte le crociate, non lo sapevano nessuno li ha invitati l’inter invece sì li ha invitati moggi sperando che si facessero ammazzare tutti. Ci sono anche gli svizzeri italiani che gli piace parlare un italiano strano e provocatoriamente forbito oppure un pochettino idiota per darsi importanza per esempio loro il tentato omicidio te lo chiamano mancato omicidio cioè tu ti becchi otto anni per mancato omicidio e ti viene il dubbio che ti hanno condannato per non esserci riuscito, ma prima di darti gli otto anni entra in scena la procuratrice federale che fa davanti a tutti una pantomima che si chiama richiesta di pene e tu ti dici ma guarda che insaziabile svergognata che è questa qui. Attenzione viasuisse segnala una vettura in fiamme provoca disagi ma come sono perspicaci questi qui di viasuisse. Il giorno della festa nazionale va in scena una grande cerimonia in un posticino sacro che si chiama praticello ma la cerimonia viene sempre rovinata da contestatori ultrà che scelgono proprio quel giorno per sporcare il praticello e questo è un grosso problema che viene dibattuto e palleggiato pingpong tra cantoni e parlamento federale perché non si riesce a stabilire se spetti ai cantoni o al parlamento federale emanare una legge ad hoc che proibisca ad esempio putacaso di cagare sul praticello almeno quando è festa nazionale che oltretutto sono andati a scegliere il primo di agosto e col caldo gli stronzi fumanti puzzano mas. La furbizia media in svizzera non è molto alta neppure tra i delinquenti ieri lo giuro ho sentito alla radio che a niderbìpp tre sequestratori hanno preso due ostaggi allora la polizia ha chiesto di liberare un paio di ostaggi per dimostrare la volontà di trattare e i sequestratori ci sono cascati e la sezione speciale doganieri giunta appositamente da brogeda con la bava alla bocca li ha fatti secchi trattandoli coi fucili ad alta precisione anche se non erano del tutto negri ma neanche lo speaker della radio ha capito che la cosa faceva ridere nemmeno quand’è saltato fuori che quelli fatti secchi erano gli ostaggi e invece di mettersi a ghignare è partito con l’evoluzione del tempo vieppiù soleggiato da mercoledì a sabato a meno che disgraziatamente non grandini o nevichi, del resto era lo stesso speaker ch’era riuscito a dire che l’ambizione di un certo bertrand picard amante sport estremi e suicidi tipo patrick de spatasciòn riposimpace era spiccare il volo di giorno e rimanerci durante la notte, senza rendersi conto di aver sfoderato la battuta noir del secolo.
Spero d’essere stato prezioso ed esaustivo e di non aver offeso nessuna testa di cazzo perché questa cosa m’è venuta in mente di notte non di getto ma a dispettosissimi fiotti di farina del mio succo e a furia di prendere il blocchetto e la penna e la piletta da sotto il letto e scrivere stortignaccolo al freddo e rimetterli a posto e riprenderli e scrivere e rimetterli a posto e riprenderli e scrivere e rimetterli a posto e riprenderli e scrivere e rimetterli a posto mi sono slogato una spalla e rotto il cazzo torcicollo c’era la polvere sul blocchetto sono allergico a quegli stronzi degli acari il primo che mi viene ancora a dire la svizzera non esiste te la sei inventata lo spolpo adesso dormo andate affanguglia voi e la svizzera.

giovedì 2 febbraio 2012

PAOLO ZARDI "La felicità esiste"


Paolo Zardi
La felicità esiste
Alet edizioni
Pagg 278  € 10


Dopo tutte le parole che ho speso contro prostituzioni intellettuali, mafie giornalistiche, letterarie conventicole, recensire il libro di un Amico mi crea sempre qualche remora di tipo morale. Però con Paolo Zardi (che guarda caso non è Amico di vecchia data o di assidua frequentazione – ancora mai incontrati né telefonati – ma lo è per averlo scoperto fratello nella scrittura) il problema non si pone: questo ragazzo è oggettivamente troppo bravo. E chi ha letto i racconti del suo splendido esordio, Antropometria (Neo Edizioni), lo sa già.
Paolo, tramite il dono che ha ricevuto e la passione con cui lo mette a frutto, sembra essere qui per ricordarci una verità che in troppi vorrebbero calpestare e farci dimenticare: che la Narrativa è un’Arte, che lo Scrittore è, grazie al cielo (o grazie al cazzo, comunque Grazie!), un Artista. Dall’intelligenza acuta e penetrante. Ma invece di andare avanti a incensare in astratto le sue doti e il suo Talento, eccone una prova inconfutabile, scelta quasi a caso fra decine di pari o superiore livello (è un libro che mi sono goduto, ma alcune pagine mi hanno addirittura deliziato):

“Dal tetto bitumato sbucavano, equamente distanziate, le enormi ventole dei condizionatori, che d’estate mantenevano a una temperatura adeguata le brulicanti tonnellate di carne umana al lavoro là sotto. Era un luogo reale, quello che vedeva? C’entrava qualcosa con la natura umana? Erano trascorsi sì e no un centinaio di secoli da quando l’homo sapiens aveva iniziato a differenziarsi dalle scimmie. Con quali mezzi era possibile comprendere una simile disposizione delle cose? Ormai da anni, cioè migliaia di giorni, la vita della maggior parte dei suoi colleghi si svolgeva dentro a quel triangolo: lavoro, cibo, shopping. I soldi che guadagnavano da una parte venivano spesi sul lato opposto della strada. Mangiavano per poter guadagnare i soldi che servivano per mangiare che servivano… Alle cinque del pomeriggio la piccola fabbrica di componenti per macchine a controllo numerico apriva le porte e restituiva al mondo i suoi automi organici che con le loro utilitarie inorganiche sarebbero tornati nei loro appartamenti semiorganici, dalle loro famigliole tutte intente a formare, con pazienza e amore, nuovi automi: mentre uscivano da là, ridevano e scherzavano. Ma la notte, cosa sognavano quelle macchine viventi?”
[…]
“Dall’alto, il triangolo sembrava un formicaio dotato di vita propria, il cui scopo non era la felicità delle singole formiche, ma la perpetuazione della sua stessa esistenza. Generazioni di operosi insetti continuavano ad emergere dalle uova deposte dalle generazioni precedenti, a prodigarsi per compiere il loro dovere, e alla fine dello sforzo, a sparire, inghiottiti da un nulla al quale il formicaio nella sua interezza pareva immune. Non era chiaro neanche chi avesse messo in moto quel meccanismo.
Tra quelle costruzioni Baganis vide passare la macchina di Paola, che guidava con una mano sola (l’altra sembrava impegnata ad armeggiare con la boccetta di Amuchina). Vide lo scintillio del rosario fosforescente che penzolava come un amuleto dallo specchietto retrovisore. Quando l’avevano fatto in macchina, qualche settimana prima, come due ventenni (ma facevano più di ottant’anni in due) il piccolo Cristo era stato costretto a guardare, smarrito, privo anche della possibilità di coprirsi gli occhi con le mani inchiodate, il culo peloso di Baganis  che andava avanti e indietro, imprigionato tra le gambe schiaccianoci di una donna sposata.”


Più avanti ne ho trovate a bizzeffe, di pagine anche migliori di questa, ma non è che possa mettermi a ricopiarle tutte. Vi rovinerei la degustazione. E poi credo sia contro la legge… Che altro posso dirvi? Che è un libro a cui si vuole bene, perché si resta incantati e ammirati davanti alla maestria dell’autore nel conferire profondità e dignità psicologica a qualsiasi personaggio, a cominciare dal protagonista, Baganis, che finirà con l’assumere nel vostro cuore inaspettati contorni di eroe, pur essendo l’antieroe per eccellenza (al punto che in certi momenti fa quasi ribrezzo). Che le descrizioni sanno essere al tempo stesso esaustive e sintetiche, poche pennellate per vividi quadri. Che anche nelle parti più strazianti (c’è un bambino di otto anni che muore) la voce sa essere vera, onesta, nuova, mai patetica, mai ricattatoria. E che non mancano le spruzzate di cinismo e di lucida ironia, e i lampi comici, a creare quel contrasto che costituisce poi il nocciolo stesso dell’arte di scrivere, arte che oggi pochi, assai pochi, possiedono e padroneggiano.

In un panorama italico autoconsegnatosi (per masochistica scelta commercial-filosofica) alla Serie C dello sciatto, del banale, del ripetitivo, del non originale, dell’imitazionale, alla Serie D del livellamento in basso e dell’omologazione copincollereccia, e alla Serie Z meritofobica della fogna ideologica e delle velleità veteropoliticoidi (o religioidi da catechismo spicciolo), col risultato di produrre la superflua e sovraffollata (di)scarica diarroica del déjà vu, déjà lu, déjà vomi (già visto, già letto, già vomitato) Paolo Zardi (iconoclasta in questo senso? perché spacca la brutta icona del Brutto, e sputa sopra i suoi brutti cocci?) con la sua scrittura Alta (ma, si badi bene, tutt’altro che stucchevolmente “vecchia”, e tutt’altro che sterilmente virtuosistica o fine a se stessa) si pone in meravigliosa, benedetta controtendenza. A tal punto da sembrare un americano tradotto. Ma tradotto divinamente bene.
Non fatemi incazzare.
Paolo Zardi. La felicità esiste.
Sì: anche la felicità di leggere un bel Romanzo.
Parola di Scriba.