"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

lunedì 30 gennaio 2012

Oggi sono 45 anni che il mondo mi sopporta… :D





Volevo essere originale, e NON fare il post per il mio compleanno. Ma ho così tanto bisogno di sentire il vostro calore e il vostro affetto…
Grazie alla magia resa possibile dallo scanner, ho voluto regalarvi qualche ritratto dell’artista da giovane (e meno giovane): nella prima ho 1 anno, nell’ultima 44.

SQUILLINO LE TROMBE
TROMBINO I CANGURI
UN ABBRACCIO GRANDE
A CHI MI FA GLI AUGURI!


venerdì 27 gennaio 2012

REPLICOZZE SCELTE - "marconi plays the mamba listen to the radio"

marconi plays the mamba listen to the radio


Hey you, gentolina che piagnucchi mentre lacrime di cielo sferzano lo suburbano tenebro e nessunomai ti pensa/ personcella che singultando n’il tramonto vorresti qualcuno con cui condivide la visione dell’astro quand’esso esita sospeso su orizzonte come uovo insanguinato eppoi splat down/ ma non è possibile condividere la tua visione poiché gli altri si sono accorti, ch’è nivulo e pìove
hey you, che ti disperi mirando dietro i vetri le spietate smoggose mura nude e fredde così estranee e indifferenti/ su cui nessuno ha sbombolettato il tuo nome anche perché al diciottesimo piano ciò risulterebbe arduo ma soprattutto perché nessuno sa come minchia tu t’appelli/ insomma personcina un po’ ffregnona e molesta che ti senti triste e sola perché nessuno mai ti chiama, dico a te, sì, proprio a te: fatte riallaccià’ er telefono! A me mi chiamano 56 volte al giorno, ce lo sai? Vuoi fare accambio? Mi chiamano, porcoggiuda se mi chiamano, e quando questo succede io
o ci ho il soffritto sul fuoc*
o tipo sto cagando
delle due l’una
oppure metti sto cagando sul fuoco
E per cosa, mi chiamano, violando la mia privacy e sbattendos* le balle della Legge sulla Privacy? Metanolo allungato con succo d’uva, ho vinto un viaggio, enciclopedia treveli scottex a rotoli settimanali, perdistrada girazzonzo satellitare Tomtom Boh per amanti adventura, lines prime seghe, adotta uno gnu, scaldabagno a rotelle follow me, esequie prepagate beghe risparmiate, lei ha vinto un viaggio, rotelle di scorta, fornitura sessantennale non disdicibile detergente perlano e cazzi delica**, teledue, teletre, telestacco, telecom Kuwait, vincita voyage, telecom Qatar, sondaggio cosa pensa o crede di pensare lo scimunito della strada like you, 12 bottiglie di olio di ricino da provare senza impegno, ma non sarai così stronzo da rimandarcele indietr*, vero?, Toronto-Las Vegas a dorso di mulo, la vita di pulcinella in 98 volumi + dvd porno, sputapolvere per case troppo pulite, altro viaggio, minkia che culo. Finché l’altroieri
Sorensen Puddu?
Sì?
Sono Spampinato
Mi dispiace
No, sono Spampinato dei ciechi dell’Indostan
Mi dispiace il doppio
Lei non capisce Sorensen Puddu, del resto con quel nome, io ci vedo bene ma raccolgo oboli per i (succa! succa! succa!) ciechi dell’Indostan
Insomma lei cerca soldi da me
No, non cerco soldi, raccolgo (squèèèkk!) obbboli
Oboli
Appunto, per i puttana! ciechi dell’Indostan
E Indostàn?
Chi
I ciechi
E che ne so
Mi dispiace il triplo, Spampinato, ma lei in questo momento mi trova interinale e nullatenente, e con lo scalogno che soffrigge in la padella
Ci stanno apposta le calibbrazzioni, sgnàkkete!, le fasce d’obbolo-bù!
Quali fasce
Sono arcinote, pirla: 500 socio d’onore, 50 sostenitore, 5 micragnoso (brrrutto…)
Micragnoso
Esatto. Non vorrà essere (ciappalaingula, ciappalaingola, bìbidibòbidi) men che micragnoso
Sono povero
Caro Sorensen Puddu dei miei coglioni, ma non li ha apprezzati i nostri spot?
Ci avete fatto pure lo spot?
Due ne avimmo fatti, ce li paga il governo amicco inferiore, uno con la Divina Modella Sonna Purcella, l’altru (fottiti) con l’indossatro… l’indossatrice rumena famosa Grazia Pregu
Grazia?
Pregu, spero per lei animale che la padella sia (fottiti-fottiti) antiaderente, altrimenti gliene potrei vendere…
E quanto hanno dato?
Cosa
No, dico, Sonna Purcella e Grazia Pregu, queste eroticissime divinità multimiliardarie, quanto hanno sganciato per i ciechi dell’Indostan
Nulla, ovviamente, sottospecie di ritardato. Guuuurp! Loro le abbiamo strapagate
Guardi Spampinato, mi dispiace davvero ma il soffritto…
Spampinato a chi
A lei
Abbaio
Scusi?
No dico, almeno sguàzz! nu bbaio di euri!
Senta Spampinato, e lei quanti ne ha obolati, di “euri”?
Lei non capisce, blèèèèèt, Sorensen fanculo Puddu. Pure a me, buyuuuurrk, pure a me mi pagano
Be’, ma allora, già che ci siete, stante che io mi trovo interinale e nullatenente, perché non allungate un qualcosina pure a me?! Perché devo essere l’unico che ci rimette?
Vaddda all’inferniiyuuk, sprìk!, taccaugno-gggoista insensibbbile d’un caffuoooooo-ne!
Ma lei offende?
No, niente di personale, ehm, cara testa di cazzo: soffro di sindrome di Tourette. A proposito: ci sarebbe questa opportunità di cedere merda! un quindicesimo di stipendio per i sindromati di Tou…
E chi l’ha mai visto, uno stipendio?
Ma lei (sei-sette-otto kìkkirikì!) che fetenzìa d’uomo è lei?
Sono un donno
Allora quanti etti (bastardo) gliene affetto giù di enciclopedia?
Cos’è, un’interferenza?
Sempre Spampinato, caro (ucci ucci ucci) Pudduzen Sòrreta. Doppio (uhz!) lavoro, sa, ho quattro minkia! spampinatini da sfamaaaaàà-arrre… Si metta una mano sulla cosciazza…
Mi spiace il quadruplo, Spampy, però insomma, si trasferisca nei miei panni e babbangulo
Babbangulo a me?! Non sapevo che bèrk! la Tourette fosse (tua mamma lo succa!) telecontagiosa, brutto sceeeeee

Starlo a sentire era davvero bello, ma d’altra parte mi stava andando a fuoco la cucina

Niente male come ideaaahh!, mi dissi poi coniugando paternoster perché la pentola non era termoisolata e avevo dimenticato di usare le presine per il culino. Così decisi di buttarmi anch’io dentro il lucroso calderone tipicamente italiota della finta solidarietà (magari avrei potuto usare come testimonial la mia amica casalinga insoddisfatta e aspirante modella Brigitte Nelsen Piatti), e per non saper né leggere né sottoscrivere lanciai una sottoscrizione per aiutare i senza tette.

Soundtrack: Starship - We Built This City

domenica 22 gennaio 2012

Raccontini adolescenziali rinvenuti in fondo a un cassetto - (2) Lo straniero



Soundtrack: A-HA, Train Of Thought
Dedicated to: Jimmy




Lo straniero


Venne un giorno, da molto lontano, uno strano straniero con una valigia nera.
Era giovane, alto e dall’aspetto misterioso, con fattezze non comuni, e tutti si chiedevano da dove mai potesse venire.
Aveva sguardo di vecchio ma occhi svegli di bambino, e un viso che tradiva la lunga permanenza di un’emozione, che però non si capiva se di riso o di pianto.
Parlava una lingua che nessuno capiva, tanto che sembrava provenire da mondi ancora sconosciuti, da lande inesplorate. Dava impressione di grande intelligenza, ma pareva che dentro di lui il cuore avesse da tempo preso il sopravvento sulla pur forte e lucida mente.
La valigia nera era stipata di piccoli fogli di carta, pieni di frasi tradotte in tutte le lingue, perché la sua era davvero troppo diversa per poter anche solo intuire il significato di qualche parola.
Erano quasi tutti fogliettini bianchi recanti frasi comuni, le solite che occorrono a un viaggiatore per una breve permanenza all’estero: “Quanto costa?” “Che ore sono?” “Avete una camera per stanotte?” “Quando parte il prossimo treno?” “Buongiorno, signore…”
Ma in mezzo a tante frasi semplici, convenzionali e totalmente prive di fascino e interesse, vi erano altri fogliettini colorati con sopra scritte domande stranissime: “Credi che riusciresti a volermi bene?” “Consacreresti la tua vita a me, se io facessi lo stesso per te?” “Vorresti conoscere il tuo vero nome?” “Posso sognarti, la prossima notte?”… O anche, semplicemente: “Vorresti la mia amicizia?” “Ti posso dare un abbraccio, uno soltanto?”
Ed erano proprio queste ultime frasi che lo straniero ripeteva, con pronuncia sempre approssimativa e incerta, a chiunque incontrasse per strada, senza distinzioni di sesso, di ruolo o di età. Faceva un ben strano effetto, questo straniero che diceva simili cose ma sempre leggendole con quel suo particolare accento, scandendole piano, sillabandole quasi.
Qualcuno ne rimaneva piacevolmente stupito, ma per la maggior parte le persone avevano reazioni negative. Qualcuno lo ignorava, qualcuno scuoteva il capo o sogghignava, qualcun altro lo derideva e insultava, da altri ricevette minacce, sputi e spintoni, e qualcuno ben presto arrivò a picchiarlo con violenza e cattiveria.
E lo straniero subiva tutto questo senza reagire.
Quando poi si rivolgeva a qualche ragazzino, subito accorrevano le madri. Alcune lo percuotevano con la borsetta, altre lo fulminavano con sguardi severi sospingendo nel frattempo lontano i fanciulli, al riparo da lui, altre ancora gridavano istericamente invocando soccorso. Una minacciò di denunciarlo, un’altra chiamò davvero la polizia.
Lo strano straniero venne arrestato, interrogato, schiaffeggiato, sottoposto a umilianti perizie mediche e torture psicologiche.
Anziché tentare di spiegarsi o giustificarsi, rispondeva anche a queste persone con le stesse frasi che lo avevano messo nei guai. Tirava fuori i suoi bigliettini colorati e usava le sue strane domande per rispondere alle loro domande. I poliziotti si sentivano presi in giro, diventavano nervosi e maneschi. Ci guadagnò un occhio pesto, la bocca sanguinante e un paio di costole incrinate.
Dopo due giorni lo rimisero inaspettatamente in libertà. Corse voce che fosse per evitare incidenti diplomatici, che si fosse venuti a sapere che egli apparteneva a un grande e potentissimo paese straniero. Quando fu rilasciato, torme di scatenati energumeni tentarono di linciarlo, e la polizia dovette, controvoglia, adoperarsi per proteggerlo.
Alla fine fu visto dirigersi verso la stazione. Ma non partì mai.
Quella stessa notte, nella desolata solitudine di un parco deserto, su una gelida panchina, lo strano straniero si lasciò morire di freddo.

Il giorno dopo lo trovò uno spazzino, che prima di denunciarne il ritrovamento gli rubò la bella valigia nera, dopo aver disperso nel vento quei pezzi di carta pieni di stupide frasi senza senso.
Il suicidio dello straniero fece grande scalpore, e molti, se non tutti, si sentirono sollevati.
I preti, le suore, i bigotti e le puritane dissero che si trattava sicuramente di un pazzo indemoniato e delirante, e nel dirlo si facevano il segno della croce.
Un bambino disse che forse era Gesù.
Dal turbinio del vento, che aveva disperso tutti i fogliettini, se ne salvò uno soltanto, che dopo aver a lungo volteggiato ritornò a posarsi proprio vicino alla panchina su cui lo straniero s’era lasciato morire. Ma era un fogliettino di quelli bianchi, del tutto privi d’importanza. Diceva solo: “Quanto tempo credete che rimanga?”


lunedì 16 gennaio 2012

FESSOBUKKO e CIPPICIPPI mi hanno (leggermente) cotto il razzo


Ognuno di noi ha il desiderio di essere, o sentirsi, unico. Persino nel nome. A meno che non si chiami John Smith o Marco Rossi, nel qual caso se ne fa subito una ragione. Ma non è mai così. Ho scoperto che nel mondo esistono alcune decine di Nicola Pezzoli. Uno di loro è uno scrittore. Attualmente sconosciuto, semifallito e muorteffame, ma pur sempre uno scrittore. Ora, io non ritengo, e non pretendo, che il Nicola Pezzoli scrittore debba essere considerato più importante, più bello e più bravo degli altri Nicola Pezzoli. Ci mancherebbe. Men che meno in un paese come il nostro: lobotomizzato dalla tv, rintronato dai videogiochi e dai gadget tecnologici, inferiorizzato e avvilito dalla mediocrità meritofobica e raccomandereccia, con una percentuale di semianalfabeti stimata vicina a settanta, patria di cervelli in fuga, maglia nera europea assoluta nell’acquisto di romanzi, e, aggiungo io, nella qualità di produzione autoctona della grande editoria.

Però, guarda caso, se metti Nicola Pezzoli come chiave di ricerca su google, le primissime cose che appaiono sono il blog e il sito ufficiale del Nicola Pezzoli scrittore. E allora perché, porca trota, subito dopo si deve insinuare il vago, fuorviante, insulso, poco chiaro e poco corretto messaggio di Fessobukko che certifica e dichiara, strombazzando ai quattro venti: “Nicola Pezzoli è su Fessobukko”? Come si permettono di far perdere tempo a chi viene a cercarmi, impantanandosi nella quantità di Nicola Pezzoli “sbagliati”, mettendo in imbarazzo me e in difficoltà loro, quando io da Fessobukko mi tengo bene alla larga? Non bisognerebbe almeno obbligarli a dire, per correttezza, che “qualche” Nicola Pezzoli ha scelto di essere su Fessobukko? Non si dovrebbe gentilmente consigliare ai signori di google di far scendere di qualche centinaio di posizioni un’informazione così ovvia (nel caso di quelli che ci sono davvero) e così falsa (nel caso di quelli che non ci sono e non vogliono esserci, a cominciare dal sottoscritto scrittore?) E se un giorno diventassi più famoso? (perché faccio tromby-tromby con qualche scarto di reality, che avevate capito?) Potrei chiedergli dei soldi perché usano il mio nome per attirare gente, per farsi pubblicità gratis? In fondo immagino che pure di Richard Gere ne esistano centinaia. Ma se questi simpaticoni facessero apparire nella primissima paginata di google che “Richard Gere è su Fessobukko”, e pure lui, per ipotesi, non ci fosse perché odia (sempre per assurda ipotesi) i social network, non rischierebbero di dovergli come minimo delle scuse ufficiali?
L’unica cosa che posso fare, io, è scusarmi con quei miei lettori per non aver scelto un nome veramente unico. Stupidamente, credevo di averne già uno abbastanza raro, mentre invece siamo tantissimi. Alcuni anni orsono, firmai delle recensoni su un sito usando lo pseudonimo Kristian d’Arc. Tornassi indietro, forse userei quello, o qualcosa di simile, anche per il mio esordio letterario.

Già che mi sono tolto un sassolino, me ne tolgo un altro. Ultimamente c’è qualcosa che riesce a darmi ancor più sui nervi della cosa che io chiamo Fessobukko, ed è la cosa che io chiamo Cippicippi. Come spesso accade, l’antipatia è generata soprattutto dal modo nauseabondo che hanno i media di parlarne, di riferirne. Mentre non esistono, o sono rarissimi, articoli di giornale o servizi televisivi che riferiscano della tal cosa intelligente scritta sul tale blog, ogni giorno è una pioggia di titoli e approfondimenti sulle cagate insulse che vengono dette su Cippicippi, questa specie di servizio sms collettivo e globale sul web, che di per sé stesso non sarebbe neppure una brutta idea. Apri un giornale, che hai pure pagato, solo per scoprire pagine e pagine di stucchevole delirio sul fatto che il tal Very Important Pirla ha fatto un rutto su Cippicippi, cui un’altra Very Important Pirlessa ha immediatamente risposto con una scoreggia (l’obbligatoria brevità facilita chi ha poco tempo e poche idee, e magari problemini di sintassi), e che questo rutto e questa scoreggia su Cippicippi sono stati cliccati, assimilati, condivisi, commentati, amplificati da milioni di Pirlotti anche molto meno Important… Spuntano come funghi perfino rubriche intitolate Cippicippi, con giornalisti che cinguettano battutine stantie sulla politica che farebbero smettere di ridere anche uno in crisi di ridarella, che farebbero rabbuiare un bambino a cui era appena scoppiata la stupidera.

Ma almeno (per il momento, quindi non diciamolo troppo forte) Cippicippi dimostra, rispetto a Fessobukko e ad altri Sorcial Network, più rispetto e meno invadenza nella mia sfera personale: da nessuna parte appare la millanteria “Nicola Pezzoli è su Cippicippi”, e la mia casella di posta elettronica non è da loro intasata con stronzi messaggi in angloide (abbi rispetto, io parlo Italiano!!!!) che mi invitano a “unirmi” (??!!) a qualche sconosciuto tal dei tali, o al compagnuccio della parrocchietta che non vedo da trent’anni, che mi stava già sul cazzo prima, che a quarant’anni ha come sole passioni la nutella, i motori a scoppio e i calendari con su le troie, e che per questa intrusione nella mia Privacy vorrei adesso tanto strozzare.

martedì 10 gennaio 2012

Raccontini adolescenziali rinvenuti in fondo a un cassetto - (1) 216 UBH 14



216 UBH 14


L’appuntamento con il Vice Direttore era fissato per le tre del pomeriggio, nel grattacielo di vetro della Sede Centrale.
Il primo ad arrivare fu Cristo. Ordinò un Johnny Walker al bar, quindi, facendo tintinnare il ghiaccio nel bicchiere, andò a sedersi su uno dei lussuosi divani della grande sala d’attesa, che da sola occupava tre quarti del piano rialzato.
Lo sguardo languido e profondo, a metà fra il disincantato e il vagamente insoddisfatto, comune a una gran parte di quei superprofessionisti, egli ispezionava coi suoi grandi occhi bruni le invisibili sfumature del vuoto, mentre sorseggiava tranquillo e quasi distratto il suo whisky.
Subito dopo entrò Paperino.
Non prese niente e andò a distendersi su un secondo divano, al lato opposto della sala. Se ne stava con le mani unite dietro la nuca, nella posizione di chi non schiaccia un pisolo solo perché atteso da importantissime incombenze.
Fu quindi la volta di X 33433, che chiese un drink ma restò a berlo in piedi presso il banco, appoggiato su un gomito e con le gambe incrociate.
Akhenaton a Cavallo Pazzo giunsero, ridacchiando e parlottando fra di loro, un paio di minuti più tardi. Ignorarono X 33433 e Paperino, e si diressero nella zona in cui era seduto Cristo.
Ignorare X 33433 era un obbligo professionale. Quanto a Paperino, invece, Cavallo Pazzo non lo vedeva di buon occhio, anzi, non lo poteva proprio sopportare.
Ma per lavorare al Progetto 216 UBH 14, cioè il motivo per cui erano stati convocati, avrebbero dovuto collaborare tutti e cinque, e anche Cavallo Pazzo si sarebbe rassegnato alla non gradita compagnia.
Del resto, il regolamento parlava chiaro: a ogni singolo Progetto dovevano lavorare da un minimo di due a un massimo di tre Agenti della Prima Fascia, coadiuvati da un Agente Segretissimo X, del quale nessun componente del Nucleo poteva conoscere l’identità.
Nei rari casi in cui il Progetto fosse un P5 o un P6, cioè richiedesse l’impiego di un Nucleo formato da cinque o da sei agenti, si rendeva necessario l’apporto di uno o due Agenti della Seconda Fascia.
Il 216 UBH 14 era per l’appunto un P5, il che spiegava la presenza di Paperino.

Si aprì la porta scorrevole di un ascensore e ne uscì un funzionario giovanissimo, con una lunga cascata di capelli biondi a coprire le spalle, e la faccia di un ragazzino. Fece qualche passo in direzione del bar tenendo un foglio in mano, poi si fermò e cominciò a leggere:
“Agente Nucleico N. W. Amenophis IV AKHENATON, Agente Nucleico Jesus Nazarenus CRISTO, Agente Nucleico Crazy Horse, Agente Nucleico Donald Duck, Agente Nucleico X 33433: il Vice Direttore vi attende. Vogliate seguirmi, prego.”

L’ascensore si fermò al quarto piano (al quinto stava il Direttore, dal sesto in poi c’erano gli Archivi e la Zona Operativa) e i sei travasarono se stessi dalla porta scorrevole a quella blindata che stava subito di fronte.
Il Vice Direttore aveva sulla sua scrivania una busta gialla con dei sigilli. Su entrambi i lati era stampigliata la scritta: 216 UBH 14.
Come al solito fu di poche parole. Disse ai ragazzi che si trattava di un progetto interessante e complesso, non più importante di tanti altri ma particolarmente delicato e curioso, a cui teneva molto.
Il fatto sorprendente fu che, a differenza delle altre volte, il Vice Direttore si rifiutò di fornire le abituali informazioni sul Progetto Gemello e sull’Anti-Progetto.
“Su quest’ultimo posso dire qualcosa io”, bisbigliò Cavallo Pazzo nell’orecchio di Cristo, che gli stava accanto. “Poco fa ho scorto un simpatico gruppetto, in fondo al corridoio, che s’infilava nell’ascensore speciale che conduce direttamente ai piani dal sesto in poi, e fra loro mi è sembrato di scorgere Nabucodonosor, Custer e Barabba”.
“Si servono ancora di quella gentaglia?”, domandò Cristo.
“Ora più che mai, amico mio. Siamo noi che siamo superati, a quanto pare”, aggiunse amaramente Cavallo Pazzo. “Me, non mi convocavano da anni”, concluse.
Il Vice Direttore li richiamò al silenzio con un cenno e poi disse:
“Se qualcuno ha delle osservazioni o delle obiezioni da muovere, o chiarimenti da chiedere, che parli adesso, perché dal momento in cui la busta verrà aperta al ventitreesimo piano sarà impossibile fermarsi o tornare indietro. Nessun progetto di tipo P5 può venire annullato dopo che si è cominciato a lavorarvi”.
Nessun Agente Nucleico aveva mai osato avanzare obiezioni, ma ogni volta il Vice Direttore ripeteva la stessa litania. Gli Agenti tacquero. Ognuno di loro pensava soltanto ai mesi di lavoro ininterrotto e di estenuante clausura che il progetto avrebbe richiesto. Il Vice Direttore affidò la busta sigillata a X 33433, sollecitando la massima attenzione durante il tragitto in corridoio e in ascensore, poiché si trattava delle ultime due occasioni in cui il Progetto 216 UBH 14 poteva essere messo in pericolo da qualcuno.
Naturalmente andò tutto liscio.

Ma poi, quando i cinque Agenti si trovavano già da qualche minuto rinchiusi nella stanza loro assegnata al ventitreesimo piano, avvenne un fatto clamoroso e inaudito: il Vice Direttore in persona, sudato e ansimante, col viso completamente stravolto, fece irruzione urlando a gran voce:
“Fermi, per carità, fermate tutto! Fermatevi! Non apritela!”
Spiegandosi a fatica per l’emozione, il Vice Direttore disse di aver appena ricevuto un rapporto sconvolgente dalla Sezione di Sicurezza, che ordinava di annullare quel Progetto.
216 UBH 14 era qualcosa di immensamente pericoloso, perché era in grado di risalire da solo alle proprie origini!
Ma era troppo tardi.
La busta gialla era già stata aperta. Fu Akhenaton a leggere le prime righe:
“Identità 216 UBH 14
Pianeta: Terra.
Nome: Nicola Pezzoli.
Nascita: Cittiglio (Italy) 30.01 1967…”

Quelli della Sezione di Sicurezza avevano visto giusto: sono riuscito a risalire alle mie origini, allo strambo cocktail archetipico che compone il mio dna. Per mia fortuna, l’avevano capito troppo tardi.

domenica 8 gennaio 2012

Eresia flash – Libere volpi in libero pollaio (tra le galline assiderate)


E così, a quanto pare, gli sciacalli ridens (che mica ridono per caso) hanno pure l’elicottero per atterrare sulla spiaggia e andare al ristorante. Ma le volpi mannare governative (che degli sciacalli son cugine), invece di chiedere soldi ai signorotti ridanciani elicotteromuniti hanno genialmente deciso che i poveracci che già non arrivavano a fine mese, se vorranno evitare di crepare di freddo, dovranno pagare il metano più caro.
Questo nel nome della “Crescita” del mio bel cazzo.
La quale crescita, se ci sarà, porterà un secondo o un terzo o un quarto elicottero agli sciacalli ridens, ma non un metano più economico ai poveracci. Sempre che nel frattempo non siano morti assiderati.
Ma forse quella morte gli converrebbe! 
Altrimenti, dopo esser definitivamente diventati schiavi-zombie, con il Cuore essiccato dall’ekonomiA, l’Anima putrefatta dalla kompetitivitA’, il Cervello fottuto da nuovi assalti di teknologiA, gli toccherà pure dire GRAZIE alle volpi mannare e ai signorotti sciacalli ridens, per avergli prestato a tassi d’interesse quasi ragionevoli un bel tozzo di pane secco, da restituire in scomode rate dopo un ergastoletto di lavhorroR.
E c’è ancora qualche pezzo di merda in malafede che lo chiama “liberismo”.
Ma io i libri di storia delle elementari li capivo, e me li ricordo, e so che il nome giusto è “feudalesimo”.

lunedì 2 gennaio 2012

DIARIO SGARUPPO - La Prozzia dei Maya


La siniora maestra a deto che secondo à la Prozzia dei Maya ch’isto je l’ultimo ano del Monno eppoi strop. Secondo ammè sta Prozzia è un postronza. Nun se fa li cazzi sua. E mena sfiga. Alora il mi amico lo scugnizzo Lo Munco (chillo che dobbiamo fondare la bebigheng, ma non riusciamo a decidere a chi dei due commanda, e ci meniamo fra nnoi con la mazza sterrata ma poi facimmo pace co’ nu poco di bernocoli) a chieduto se il dio dei Maya era lu famoso dio Mayalo, e alora la maestra lo a sbatuto fuori dala classe per la bruttaparola. Poi la maestra a deto che inv’ece il dio dei Maya è nu Serpente piumato, perhò lei per questa cosa non si e mica sbatuta fuori. Pecché maialo è brutto e serpente no? Forse è la parola “piumato” che salva. Debo dicere al mio amico lo scugnizzo bernocoluto Lo Munco che la prossima volta dicesse “maialo piumato”, così scatta la dulgenza e nun va in corridoio che ci stanno gli spifferi.

Poi dopo ci sarà lu Pregiudizio Universalo, che vuol dire che quelli che stanno sinpatici ai preti o sputacaso ai cellini vanno al Paradiso mentre tutti li altri vanno a fanculo.
(E come dice sempre il nonno Artemio sclerotico che era professore di Latrino abusivo: “In secula s’incularunt”.)
Il Paradiso io me lo imagino unpò come la spiaggia di Porcacapanna in Brasile, che però seppoi bisogna riempirla di ricchi strunz e di bigotti duracel, detti anco mangiapile, tanto valeva farlo a busto arcazzo o a casalpustarlongo che sono megghio serviti dai bus.

Pevvenire alla cronica du rione Malasanità in di cui habbitiamo, ieri stava pure il compleano della zia Infilzata, e la zia Bisunta ci ha regalato nu cristero di gomma perhò usato, mentre il zio Mitocondrio non ci a regalato nu cazzo, inv’ece le altre zie insieme a mia matre Isoterma anno fato ‘na coletta de munete e ci anno regalato nu babbà che però stava nu poco scaduto e ci e venuta la dia rea, chesarebbe poi lammerda squaqquera. Lu regalo piu migghiore si è così come sempre rivelato chillo del zio Aristobecco che pensa sempre a fare i regali utili, e questa volta ci aveva regalato nu pacchettino tutto bello colorato e fiocchetato con dentro due pastocchie di Imodiùm.

La zia Incatramata inv’ece si è clissata, essente che da nu poco tiene u figanzato (secondo ammè nu poco ciorbo) e sono iuti insieme cu mortocarro de li pumpieri funebbri al concerto dei Reddòtt Sergenpepper, solo cheppoi anno sbagliuto strada per evitare un aguato degli sbirri bashtardi checciavevano abbordo delle cose e accussì sono furnuti a quello il concerto di una certa Pausina, chepperò pur troppo pause nun ne faceva e allora son dovuti scappare via per non sentirla troppo, che i tinpani sono eseri viventi pure loro che sofrono.

Inv’ece la zia Protomartira à la coletta nun ce a parteccipato pecchè sta nu poco avaroggnola, che perhò io dico, come direbbe lu boia di cavalli appesi Cattalàn, megghio avere parenti avari che parenti che faciscono regali di mmerda.