SPIRIT DAY 2014

SPIRIT DAY 2014
Seguendo l'invito del blog di Xavier, espongo la coccarda viola dello Spirit Day, contro ogni forma di stronzo bullismo.
"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

mercoledì 30 marzo 2011

Poesie del poeta pentito (5) - un altro piccolo assaggio di versi adolescenziali




DELIRIO



Su tele radio melanzana
Si trasmette nella notte buia
Pensieri ossessivi da isole lontane
E tramonti rossi e gialli sopra fiordi freddi e blu

Forse è il tiglio a farti delirare
La mente gira e gira dentro te
Forse la febbre o il gelo dentro i nervi
Senti vertigini e non sai se scendi o sali su

Dammi brividi
Per impazzire
Non fermarti
Dolce voce

Sulla pelle
Sento caldo
La tua lacrima
Mi vuole

Stai con me
E non fuggire
Dai miei occhi
Amore Amore





SAN MARTINO



Con il cuore appoggiato ad un gelido muro
Indeciso se rimpiangerti o ammirare il panorama
Mi ritornano alla mente le parole della lapide...

La vita migliore era morire con gli Eroi





TRENI DI NOTTE



Case di notte a Roma Tiburtina
Gente che passa e vede la tua luce
Ma non conosce il tuo nome
E non porta con sé il tuo pensiero

Treni vuoti e illuminati a Roma Tiburtina
Guarda il fantasma passare le case
A volte la morte coincide col sogno

Treni di notte a Roma Tiburtina
Forse un giorno voleremo via





MANIFESTO



Noi siamo il meglio del pianeta
Musica, amore e fantasia
Il denaro, un po' ci serve
Ma è più importante la poesia

Siamo
Feeling and Fantasy
Cantiamo
We love Miss Liberty

Nel nostro cuore tanti amori lontani
Ma basta poco per sentirli vicini
Noi siamo matti, diversi e un po' strani
E s'innamorano anche i bambini

Siamo
Sentimento e Fantasia
Cantiamo
Signora Libertà, non te ne andare via

Abbiamo occhi dolci e sguardi sinceri
Se sorridiamo i sorrisi son veri
Meglio un amico che un impiego sicuro
Senza di noi, che mondo grigio scuro!

Viviamo sognando
Sentimento e Fantasia
Viviamo cantando
Signora Libertà, non te ne andare via





OMBRE



Luna quasi spenta e buio sulla spiaggia

Cammino passo incerto sulla sabbia

La pistola fredda pronta sulla tempia

E la mano di qualcuno che mi salva

(Non per molto)

In mezzo ad altri colpi e corpi morti





OGNITEMPO (incompiuta)



Dinosauri e dischi volanti
Sotto un cielo di nuvole nere
Lampi nel buio e bisbigli assordanti
D'imprecazioni, canzoni e preghiere


(...)


Ho udito un'aquila urlare morendo

Ero io in Ognitempo ero io


Ho visto un vecchio scappare piangendo

Era Dio in Ognitempo era Dio




venerdì 25 marzo 2011

SCRIPTORIUM SEGRETO - viaggio nel laboratorio dello scrittore: una chicca per chi ha letto (o leggerà) Tutta colpa di Tondelli

Oggi vi propongo una pagina che all’ultimo istante decisi di escludere dal mio romanzo d’esordio, in quanto mi pareva una digressione troppo intima e privata, ma soprattutto qualcosa che a quel punto stonava col respiro della storia, che si avviava a conclusione in un crescendo quasi forsennato.
Da un lato sono ancora convinto della bontà della scelta, perché si trattava di un pezzo un po’ “fuori tema” che andava a spezzare il formidabile ritmo del romanzo, e proprio nella parte semiconclusiva, quando il lettore vuol arrivare alla fine senza troppi indugi. Dall’altro sono pentito di aver sottratto al racconto un ulteriore momento di coraggiosa e struggente verità, nonché, forse, proprio uno di quei sapienti rallentamenti di cui gli autori più scafati vanno volutamente in cerca. Chi di voi avesse letto Tutta colpa di Tondelli, e la pensasse nella seconda maniera, è autorizzato a stamparsi questo pezzo e a inserire il foglietto volante a pagina 125, per leggerlo subito dopo la diciassettesima riga (“gli avrei dato uno strappo io”). Proverà così l’emozione di un libro sempre vivo, e in continua espansione, o una sorta di sperimentale “director’s cut” letterario...


L’attuale titolo per la mia vita è L’orfano trentaseienne, e ho passato giornate senza fine – un solo pomeriggio interminabile, il mio settembre – a cercar di salvare più ricordi possibili della mamma dalla raccolta dell’usato, cui li avrebbe condannati (col solito buonsenso che a me farà sempre difetto) il mio neovedovo padre.
Ho continuato proustianamente a imboscare nei miei cassetti e armadi i fazzoletti a fiori, lo scialle rosa, le camicette fantasia, insieme ai bigodini, alle pantofole, agli occhiali da sole e da lettura, e quel boccettino quasi vuoto del suo profumo Fifth Avenue (“Che amore, sei”, disse una zia quando le parlai del profumo). E poi le collane, le catenine, gli orecchini, le vestaglie, le tute – ne ho sempre indosso una sua. Ho salvato foulards, uncinetti e gomitoli di lana, pupazzetti, statuine e portachiavi, ho tenuto sciarpe, guanti, quaderni con ricette di cucina, diapositive, le borsette no perché son stato preceduto, e i pochi bei vestiti delle grandi occasioni. E poi ancora i pettini, le spazzole con ancora i suoi capelli, e un vecchio borsellino pieno di minuscoli elastici colorati. E gli ombrelli. I foglietti con vecchi punteggi di backgammon e scarabeo. Confezioni vuote di borotalco e popcorn, e scatole di camomilla solubile e di saponette e di altre cose da nulla, solo perché le sapevo comperate da lei, ho continuato a farlo incurante del monito apparsomi su una delle primissime cose salvate, un Woodstock di Shultz che da sopra una maglietta estiva della mamma mi diceva:
MEMORIES CAN DRIVE YOU CRAZY!
Se pazzia dev’essere, che sia.
Da folle o da sano mi prenderò cura delle tue piante da appartamento, mi prenderò cura delle tue nipotine, della micia e della lavanda e delle rose, mi prenderò cura dei miei sensi di colpa. Mentre ti accudivo, ti facevo compagnia, ti tenevo su il morale leggendoti le mie battute sciocche, dicevi che ero un Angelo, che non avresti saputo come fare senza me, eppure io so di non aver fatto abbastanza.
Sul mio comodino a ottobre c’era ancora, dopo quasi due mesi, intatta, la pastiglietta bianca del primo potente sonnifero della mia vita. La volevo prendere la notte dopo la tua morte. Me l’ero preparata lì, pronta per essere mandata giù. Ma poi mi era sembrata pura vigliaccheria. Non la presi. E passai la notte a fare, con gli occhi lucidi, quello per cui Tu mi avevi messo al mondo: scrivere.


sabato 19 marzo 2011

RACCOLTA DIFFERENZIATA (20) - vecchi racconti inediti del Nick



SOFFITTO A QUADRETTONI



Il giorno del mio sedicesimo compleanno toccai il sedere a uno di quattordici.
In realtà glielo sfiorai soltanto con la punta delle dita. Fu un impulso più forte di me, un raptus provocato da quel ragazzino, che sembrava una bella figa e portava il caschetto biondo sfumato sul collo alla francesina. E sculettava femmineo. Comunque glielo sfiorai soltanto, lo giuro, glielo sfiorai con le falangette della mia mano destra, quel suo posteriore di merda. Nel corridoio dell’istituto tecnico durante l’intervallo. Ma lui andò a casa a dirlo ai genitori di merda. Così quelli piombarono a scuola come falchi e vennero a parlarne con Don Bega di religione. Che a sua volta corse a fare la spia dal preside. Invece di vedersela con me, lo scarafaggio grigionero, finto amico di noi studenti.
Allora il preside convocò i miei, di genitori.
Per farla breve, onde evitare guai dovetti assecondare tutti quanti e fingere le cose che dicevano loro – un mezzo esaurimento nervoso, confusioni adolescenziali di passaggio e cagate così, e accettare di finire tra le grinfie di uno strizzaportafogli, cioè il dirimpettaio laico, come millantatore ideologico, dello scarafaggio ciellino Don Bega. Tanto pagavano loro. Per la paura che fossi frocio.
Il problema fu che lo strizzaportafogli mi stette subito sul cazzo. Aveva il suo studio in una gran villa sperduta in mezzo alle colline. La prima volta che mi ci portarono mi disse che alcuni pazienti per comodità lo consideravano un padre. Altri un amico. E che potevo scegliere. A me francamente sembrava un idiota. Con una barba da fesso. Però non glielo dissi. Mi chiese quasi subito se ero frocio, dicendo che tanto c’era il segreto professionale, che è come quello confessionale, anzi, ancora più rischioso, perché quando tu parli, oltre ad ascoltare, questo qui scrive. Certe volte scrive in continuazione. Che poi magari è la lista della roba da portare in lavanderia. Segreto professionale staminchia, pensai. E poi frocio lo dici a tuo zio. Anche questo però lo pensai solamente, mica lo dissi.
Che poi era vero che non ero frocio. A me quello stronzetto biondino mi piaceva perché sembrava una fighetta. Era lui il frocio, cazzo. Ma nel frattempo dovevo inventarmi delle minchiate da raccontare allo strizza. Era dura, ve l’assicuro, riempire un’ora sdraiato su quel cazzo di lettino nella bella villa dello strizzaportafogli, mentre l’idiota con la barba da fesso fumava la pipa spenta per darsi un tono da Freud arricchito. Centomila a seduta senza ricevuta, porcodio. Mi faceva venire la nausea. Per riempire un’ora dallo strizzaportafogli qualche minchiata me la dovevo inventare.
Potevo stare anche dodici minuti a guardare i volumi della sua libreria. E altri otto a rimirare le geometrie quadrettate del soffitto. Righe bianco sporco larghe due centimetri su uno sfondo bianco candido. Ragnatele di panna su latte andato a male. Ma avanzavano pur sempre quaranta minuti di tortura psicologica in quel suo studio che puzzava di chiuso peggio di una tomba. Oltretutto era pure primavera. Fuori sentivo i bambini giocare liberi nei prati. Qualcosa gli dovevo raccontare, al fottutissimo strizza. Capirete, centomila a seduta senza ricevuta. Dovevo almeno vendicarmi imbottendolo di cazzate. Cose tipo sogni strani o ricordi dell’infanzia, come quegli imbecilli nei film americani. Che si sentono tanto moderni e intelligenti perché invece di dare cento dollari all’anno a un fasullo di prete ne danno mille al mese a un fasullo di strizzaportafogli. Fanculo. Insomma dovevo inventarmi un sacco di cazzate depistanti. Una marea, di cazzate. Un pomeriggio che ero in vena gli ho detto che da piccolo una volta ho buttato il triciclo dal balcone apposta per ammazzare l’inquilina del piano di sotto che mi aveva battuto a rubamazzetto, ma l’ho mancata per un soffio. E che avevo una bambola che torturavo e picchiavo e scaraventavo contro il muro sperando con tutta la mia anima che sentisse male per davvero. E che un giorno ho fatto lo sgambetto a mia nonna sulle scale e l’ho fatta cadere ma purtroppo non è morta. E che un’altra volta ho preso a calci un gattino perché non mi andava giù il nome che gli aveva dato quella troia della contadinella sua padrona. Un gattino non lo puoi chiamare Elvis. Altrimenti io vengo lì e lo prendo a calci in culo. E poi gli dissi che mi piaceva molto masturbarmi pensando di essere un topo. Cose così. E lo strizzaportafogli prendeva appunti. Analitico e imperturbabile. Ma io delle volte inventavo, esageravo un pochettino. Per esempio, delle cinque cose di quel pomeriggio, tre erano vere ma due no. Comunque più che altro mi regolavo così. Menavo il can per l’aia e intanto controllavo se sugli scaffali c’erano più volumi rossi o più volumi blu. Erano di più quelli rossi. Non cambiavano mai di posto e non se ne aggiungevano mai di nuovi. Secondo me lo strizza non ne aveva mai letto neanche uno. Però in compenso qualcuno li spolverava. Probabilmente una colf negra sottopagata in nero. Il troietto biondo alla fine l’ho inculato nei cessi. Così impara a sculettare e a fare la fighetta. Spero che adesso gli sia ben chiaro che il frocio non sono io, ma lui. Che ci vada lui, adesso, da qualche cazzo di strizzaportafogli. Centomila a seduta senza ricevuta. Ore e ore su quel cazzo di lettino. Un’esperienza talmente assurda che per poco non do fuori di matto. Mi sono limitato a dargli fuoco alla villa. Dopo qualche mese, quando ho esaurito le cazzate e ho cominciato ad avere abbastanza pietà per il portafogli di mio padre. Ho dato in pasto alle fiamme la bella villa di quel parassita col lettino, la pipa, i volumi spolverati e tutto quanto. Perché non ce la facevo proprio più. Ero arrivato a contare i libri sugli scaffali per ventiquattro minuti. Poi guardavo i quadrati per altri trentadue. Che fanno cinquantasei. Quando facevo scena muta in quella maniera, lo strizza non mi rompeva troppo il cazzo. Se ne stava zitto zitto pure lui, ma lo capivi benissimo che stava pensando le sue cazzate sul perché me ne stessi in silenzio per cinquantasei minuti, tipo traumi subiti quando ero uno spermatozoo del cazzo o giù di lì. Mi guardava fisso e perplesso e pescelesso, e quelle sue cazzate aleggiavano risapute nell’aria stantìa.
Nei restanti quattro minuti m’inventavo un sogno ricorrente. E lo stronzo prendeva appunti. Poi si prendeva le centomila e mi congedava con un grugnito senza ricevuta, e abbastanza sbrigativo, perché i secondi dei saluti erano gratis, e dopo di me ce n’era sempre un altro con le sue centomila lire belle pronte in tasca.
Mio padre diceva che per colpa delle mie sedute dallo strizza parassita quest’anno non ci saremmo potuti permettere di andare al mare. Adesso non ci vado di sicuro. Devo ricordarmi di chiedere all’avvocato d’ufficio se ho più da temere per la violenza sessuale o per l’incendio della villa. O per aver fatto fuori a coltellate Don Bega il mattino dopo. Meno male che sono minorenne.
Per Don Bega contavano solo le esteriorità formali. Ci diceva sempre che quando passa un funerale e tu ti trovi lì per caso devi smettere di fumare o di mangiare le patatine e devi farti il segno della croce, anche se le dita sono tutte unte. Io se vedessi passare il corteo del suo fottuto cadavere vorrei solo avere il coraggio di emettere un bel rutto.
Qualcuno mi ha detto che i preti sono extraterritoriali. O almeno, quando sono loro ad ammazzare qualcuno succede così, che non gli fanno niente a patto che spariscano in un convento, come quello che assassinò una ragazza qui a Cuviago. Ma quando sei tu a fare secco uno di loro, mi sa che non ti mandano in un convento. Ridiventano subito territoriali, mi sa. Mi sa che te la prendi nel culo. Be’, si vedrà. Per il momento me ne sto qui. Sdraiato. A fissare le sbarre della cella. Che mi paiono un po’ meno opprimenti di quel soffitto bianco a quadrettoni.


giovedì 17 marzo 2011

COSA CAZZO DOVREI FESTEGGIARE?



Potrei passare delle ore a spiegare perché provo imbarazzo e vergogna a veder scritto “cittadinanza italiana” sulla mia Carta d’Identità, perché mi faccia tanto schifo il paese della Fuga dei Cervelli e della Strage dei Capaci, ultimo in Europa per acquisti di libri e primo per telefonuzzi e mutande griffate, il paese del testamento biologico NON VINCOLANTE, dei referendum balneari, quello con più insegnanti di religione (scelti dalla vescovaglia e pagati dallo Stato), con più territorio nelle mani della criminalità organizzata, più speculazione edilizia, più alto tasso di aggressioni omofobe, più fumogeni e petardi negli stadi, l’informazione più serva e marchettara, il record mondiale di auto blu e di falsi invalidi, il record di share per reality, pseudotalent show, quiz taroccati, elezioni di miss e telegiornali morbosi, il paese in cui tutto costa il doppio che nel resto d’Europa, ma in compenso stipendia un tizio che si chiama Mister Prezzi per (dormi)vegliare sulle truffe che subiamo quotidianamente... dove il part time è solo un trucco per sfruttare di più e pagare di meno, dove impazzano libri di leccaculo del potere e cinepurgoni pieni di troie lassative, dove si difende la privacy dei delinquenti e non quella del cittadino telemolestato dagli stronzi, e dove persino per diventare scrittore non devi essere bravo a scrivere, ma “avere gli amici” nella Cosca Fognaria giusta... il paese che ciuccia meglio i piedi ai più nauseabondi aguzzini del globo, quello dei concorsi taroccati per promuovere i Furbi Somari Figli Di Puttana che ci manderanno definitivamente allo sfascio, quello coi parlamentari più impresentabili e più comprabili d’Europa... un paese non in grado di spiegare alle sue figlie che “velina” è un po’ peggio di “escort”, il paese in cui la raccomandazione dei mediocri è Regola, il paese della Prostrazione Incivile e degli sciacalli ridens che festeggiano i terremoti e le pappatorie che ne seguiranno, il paese della sottofeccia in pellegrinaggio sui luoghi dei delitti, un paese di analfabeti di ritorno (mai andati da nessuna parte, in realtà...) che belano e ragliano davanti alla tv più inferiorizzante del pianeta, un paese che sbadiglia quando crepa un operaio e spande chili di strutto nazionale quando cade un guerriero professionista...
Potrei andare avanti. Ma, per una volta, preferisco lasciar parlare i numeri.

Classifica della corruzione mondiale, stilata da Transparency International (ai primi posti i paesi più onesti e meno corrotti)
1 Danimarca
2 Nuova Zelanda
3 Singapore
4 Finlandia
5 Svezia
6 Canada
7 Olanda
8 Australia
33 Botswana
54 Sud Africa
67 Vatikalia- Lobotom Italy

Classifica libertà di stampa e di espressione, stilata da Freedom House
1 Finlandia
2 Islanda
3 Norvegia
4 Olanda
5 Canada
6 Irlanda
7 Germania
31 Namibia
33 El Salvador
36 Perù
38 Bulgaria
40 Vatikalia – Lobotom Italy
(e Vatikalia – Lobotom Italy declassata a paese PARZIALMENTE libero.)

Ma in qualcosa riusciamo anche a primeggiare, cari miei:

Classifica stipendio medio annuo parlamentari
1 Vatikalia – Lobotom Italy € 144.084
2 Austria 106.583
3 Olanda 86.125
4 Germania 84.198

Per ragioni di spazio, e di stomaco, vi risparmio invece la classifica dell’Efficienza della Giustizia, che vede la nostra bella Vatikalia- Lobotom Italy piazzarsi al posto 166 su 183!!!

Dulcis in fundo:

Terapia del dolore. Dosi terapeutiche di Morfina per milione di abitanti. (Fonte: International Narcotics Control Board, Vienna – O.N.U.)


Danimarca

6.825

Svezia

3.407

Australia

3.367

Canada

3.092

Regno Unito

2.865

Norvegia

2.340

Stati Uniti

2.140

Francia

1.813

Svizzera

1.605

Olanda

1.237

Vatikalia-Lobotom Italy

89

ot-tan-ta-no-ve!!!!

Ecco perché mia mamma soffrì così tanto, bastardi sottosviluppati!

150 anni per arrivare a questo LETAMAIO.

Cosa cazzo dovrei festeggiare?

A me viene solo un urto di vomito.

E lasciatemi aggiungere che trovo a dir poco patetico chi, come Benigni, nell’orgasmo di politicizzare la cosa in chiave antileghista, si mette a sdoganare e propagandare l’orrido, ridicolo, muffo patriottismo, sentimento lercio e disonesto e nefando se ce n’è uno, orripilante mattatoio di giovani d’ogni epoca (nel 2011 sarebbe grottesco essere “patrioti” in Danimarca, figuriamoci in Vatikalia- Lobotom Italy!!).

Qualche trombone ha addirittura lanciato la demagogica e pacchiana idea della coccarda tricolore da appuntarsi alla giacca. Coccarda tricolore? Neanche se mi pagate! (Anche perché sarebbe MOLTO più appropriato appuntarsi una bella macchia di vomito stilizzata).

Ma davvero non festeggiare, non partecipare alla triste baracconata odierna per il numerozzo (semi)rotondozzo, o non infervorarsi per quella mamelata d’inno sanguinolento e mortifero, oltre che brutto come il peccato, significherebbe essere leghisti?

Be’, allora oggi, e solo per oggi, io sono leghista.

lunedì 14 marzo 2011

IL PERIODO NON COLLEGATO (col cervello) - parte seconda, nuovi varchi per kakà


ALLA SEDERCALCIO HANNO

LA FACCIA COME IL CULO?!



MICA E’ SEMPRE DOMENICA!
“In questo stadio nel 1920 ci fu il famoso Bloody Sunday, il sabato di sangue”
(Carlo Paris, Irlanda-Italia)

COI PIEDI SAREBBE MEGLIO NON PARLARCI…
Fermo Angelo, bloccato da un trauma discorsivo al piede sinistro
(Gazzetta.it)

“CI SONO POCHI BIGLIETTI” PAREVA BRUTTO
Siamo in una condizione di bigliettazione contingentata
(Abete, Seder… ehm…Federcalcio, in versione Cervellazione Limitata)

CIOE’ NE VOLEVI DI PIU’?
Qui a Kiev nello specifico l’influenza ha fatto una sola vittima, purtroppo.
(Andrea Paventi)

PORCA PALETTA…
Anche Paletta, a dispetto del cognome, sul terreno sabbioso si è trovato in difficoltà.
(Chievo-Parma, genio radiorai)

???
Ha anche lui caratteristiche di centrocampità
(Carlo Nesti, Parma-Roma) [Qui si faceva persino fatica a trovare il titolino: caratteristiche di testadicazzità? Di mavammorimmazzà?]

OH POVERINO
Barreto è tornato a Treviso, dove è esploso.
(Udinese-Reggina, radiorai)

CREDEVO SOTTO L’ASPETTO ORTOFRUTTICOLO
Empoli intenzionato a guastare la festa del centenario del Torino. Sotto l’aspetto sportivo, naturalmente
(idiota radiorai)

MEGLIO SE TE NE VAI
Nell’altro posticipo domenicale vittoria 1-0 dell’Auxerre, meglio, vittoria 1-0 del Tolosa
(Marco Paperino Foroni, sky)

NON C’E’ BISOGNO DI ESSERE COSI’ URBANI
Cattivi tra virgolette, cattivi in senso buono perché ci mancherebbe altro.
(Urbano Cairo)

MADDAI
Siedono sulla panchina allenata da Cagni…
(Antonello Orlando, Empoli-Milan)

PERCHE’ SFORZARSI PER INVENTARE LE BATTUTE?
…per Marianini, anzi Matteini, sono molto simili questi cognomi, anzi era Moro.
(Emanuele Dotto o Livio Forma, anzi era Topo Gigio)

SI’, CIAO NEH
Sarò più preciso nel precedente collegamento
(Livio Forma, Milan-Torino)

MA QUESTO QUI LO PAGANO O CI METTE QUALCOSA LUI?
Lo vedo teso, nervoso anche nelle palle
(Antonio Di Gennaro, Milan-Messina)

E QUESTO?
Ci avviciniamo alla Mancanza.
(Carlo Nesti, Palermo-Samp)

E QUEST’ALTRO?
Il portiere altissimo nonostante i 202 centimetri australiano
(per entrare a sky italia faranno pure dei test, ma probabilmente non di italiano)

QUESTI LASCIAMO PERDERE
Mi ha convinto lo spirito dei miei ma non lù arbitraggio
(Siena-Fiorentina, mediavideo)

NON E’ CHE TU L’HAI ALZATO UN POCHETTINO, IL GOMITO?
Caserta col gomito cerca di andare un po’ più in là rispetto a sé stesso
(Fabio “Rana dalla bocca larga” Caressa, Milan-Lecce)

IA IA OH?
Il portiere in Africa è un fattore.
(Camerun-Egitto, Eurosport, un certo Malù Mpasikatu)

MENO MALE
Quello che vedete in volo è il portiere Nigeriano: è ancora vivo, è ancora tra i pali.
(Ghana-Nigeria, Eurosport, ancora vivo, ancora lui)

A VOLTE A ESSER TROPPO SICURI…
Dossena a botta sicura, di sicuro, a colpo sicuro, ma la palla si stampa sulla traversa
(pirla radiorai, Cagliari-Udinese)

MEGLIO TARDI CHE MAI
Il fallo di Gugliotta diventa duro solo nella parte finale
(genio sky)

MA QUANTO VALE UN GOL DI PULZETTI?
Gol di Pulzetti! Reggina zero Livorno zero!
(genio radiorai)

ASPETTA, RIPETI
Cruz è un allenatore che molti allenatori vorrebbero allenare.
(Ciro Ferrara, Inter-Napoli: che parli così perché si crede un allenatore?)

ERA COSI’ BRAVO A EUROSPORT CHE L’HA VOLUTO ANCHE SKY
Il soldato con la sua mitraglietta posata… qualsiasi cosa succeda, non si muove una mosca viva in Costa d’Avorio
(Mpasikatu ipotizza che invece le mosche morte si diano alla rumba)

POTENZA DELLA MEDITAZIONE?
È una squadra, quella del Torino, a trazione interiore.
(Beppe Savoldi, Atalanta-Toro)

E TU COSA DIAVOLO CI AVRAI? (SCUSATE SE SONO EUGENIO)
Ha un compasso al posto del cervello
(genio di Sport Week su Eugenio Corini, pensando di fargli un complimento)

DALTONISMO O PERIODI PITTORICI?
…Un futuro molto roseo anche dal punto di vista azzurro…
(Marco Civoli su Brighi, Inter-Roma)

ATTENTI AL LAMA!
Finisce a terra Vigiani dopo uno sputo
(Raffa, Reggina-Lecce)

PARENTAL CONTROL
Si allarga Maicon, lo va a prendere Grosso
(Maurizio Compagnoni)

VIRGOLETTATI QUESTO
Bernacci poteva tra virgolette non riuscire a realizzare
(Bologna-Torino, il solito pirla senza virgolette)

COMPAGNONI E’ MOLTO PIU’ INTELLIGENTE, RISPETTO A COMPAGNONI
Vanden Borre è un giocatore molto più difensivo, rispetto a Vanden Borre.
(Maurizietto Compagnùn)

PER MEGLIO DIRE (SIDDAI, VISTO CHE TI CI PAGANO PURE, DILLO MEGLIO!)
La juve sta dando segnali di risveglio in questi minuti iniziali, conclusivi per meglio dire, della partita
(Riccardo Cucchi)

L’APPROCCIO MAGARI SI’
Un geniale Zaccheroni, dopo Juve-Siena 3-3 (con la juve che dopo 9 minuti vinceva 3-0!) invece di impiccarsi in sala stampa riesce a dire: “La sensazione mia è che abbiamo indovinato l’approccio alla partita”.

PERICOLOSISSIMO!
Ogni volta che tocca palla Cassano 30.000 italiani esplodono.
(Carlo Paris)

RELIQUIA CONTESA O ATLETICO CANNIBAL?
E’ il medico dell’Atletico Bilbao che ha in mano il piede di Yeste, non il medico dell’Atletico Madrid
(sky sport)

SI SALVI CHI PUO’!!
L’Udinese ha dei buoni staccatori di testa.
(Sergio Brio, Udinese-Catania)

CONFERMO
Certo, il sinistro non è il destro
(Antonio “non è il suo piede” Di Gennaro)

FANNO LE FUSIONI E NEPPURE AVVERTONO?
Fiorentina 1 Udinsiena 0
(Televideo)

GOL DI MERDA
Praticamente un gol a metà tra Kakà e Kaka Kaladze

MA QUALE CAZZO DI GERGO?
In gergo si dice che chi sbaglia il primo rigore poi vince
(Espanyol-Siviglia, solito pirla che non sa bene cosa significhi “in gergo”, però lo dice di continuo)

CHISSA’ CHI VINCE
Stasera ci sarà il posticipo tra Parma e Parma
(Ilaria D’Amico)

NATURALMENTE. (SBAGLIATO NUMERO O SBAGLIATO MESTIERE?)
Dall’altra parte risponde naturalmente l’Ascoli
(Siena-Inter, radiorai)

FERMI COI FUCILI (MA ANCHE NO)
Un tiro a colombella di Quagliarella
(Samp-Torino, radiorai)

E POI UNO STA LI’ A INVENTARSI LE CAZZATE
Siena: Mangiavecchi responsabile dei giovani.
(Mediavideo)

MA COME
Ha avuto una buona carriera da centrocampista gobbo
(Compagnoni vorrebbe parlare dell’ex calciatore Gobbo, ma poiché ignora il valore delle pause…)

NON VI AVEVO ANCORA PRESENTATO QUELL’UMORISTA DI ALTAFINI!
1 Cosa stava facendo Gago?
2 Se tu prendevi la palla con la mona venivi espulso

SIMULAZIONE DI ENCEFALO?
Non come pensava, o faceva finta di pensare, Maicon
(genio sky)

LA PACATA NONCHALANCE DEL GUFO
Non sbaglierà quest’imbucata al centro. L’ha sbagliata.
(Maurizio Cavalli porta fortuna a Hendry)

LA “S” DEL PLURALE, LA “R” DI RACCOMANDATO
La società ha bandito a vita dal proprio campo il supporters.
(E qualcuno dovrebbe bandire a vita da mediavideo gli ignoranti raccomandati…)

ATTACCO STITICO
Il Milan ha bisogno di Kakà
(Beppe Bergomi, Lazio-Milan)

E DA QUALE, SE NO?
Giocatore che piace molto all’Inter, da un punto di vista calcistico
(Marco Civoli).

SOCCOMBERE PAREVA BRUTTO
Evitare di sopperire nel punteggio
(raccomandatello sportitalia)

MA PER FIRMARE FAI LA CROCETTA?
… Delpiero a cui gli è preferito Di Natale
(Analfamediavideo, 27.03.07)

QUESTA DEVI AVERLA PENSATA
A Edison Cavani non si è accesa la lampadina dell’aggancio
(buffone radiorai).

DOPO SCAPPO: HO UN APPUNTAMENTO ALLE 26
Domani previsti collegamenti dalle 23.30 alle 25.30
(Maurizio Cavalli, Eurosport)

BE’, IN FONDO PURE IO PARLAVO COL PORTATOVAGLIOLO
Sta parlando con la panchina, Rossi.
(Caressa, Roma-Lazio)

INGRATI
Partita monumentale di Guti, e infatti lo prendono un po’ a calci…
(Antonio Nucera)

L’ATALANTA, E L’UMORISMO INTERNAZIONALE, RINGRAZIANO
Ci sono due giocatori della Fiorentina in pressing sui difensori fiorentini
(Antonello Orlando di radiorai, non starà insinuando che qualcuno si è venduto?)

IMPORTANTI PAROLE MULTIUSO
Il barese, se vede una squadra fatta con una certa importanza, torna allo stadio
(Antonio “Importanza” Di Gennaro)

DECIDES!
Si distende in pugno, in tuffo, in pugno, Pagliuca
(Livio Forma, Inter-Ascoli)

DIFFERENTI ANGOLAZIONI O LEGGERA SCHIZOFRENIA?
Stefano Pioli ha capito che la veemenza è tale da indurre Stefano Pioli…
(Siena-Parma, pirla radiorai)

RIDAJJE
Grosso s’è fatto mangiare in gergo la palla
(Claudio Ranieri, Spartak-Inter)

ATTENTION, GENIALON!
Il quarto uomo è una donna
(Udinese-Roma, radiorai)

RIPROVIAMO, MAGARI SI PUO’ RIUSCIRE A DIRLO PEGGIO…
La quarta donna…
(idem)

ALLIGATORE, ERI TU?
Festeggiano i tifosi del Chievo, non numerosissimi, anzi solo uno
(Genio sky)

sabato 12 marzo 2011

"Ah, okèi..." (i cujùn in semper quèi)




Adesso qualcuno me lo deve spiegare. Già, perchè avendo io la fortuna di non frequentare certe tv, non ho la minima idea su chi abbia fatto partire questa nuova odiosissima moda. Dell’indizio televisivo sono quasi sicuro: dev’essere per forza da lì che è venuta fuori. Ma chi sarà stato il primo, il modello originale, il caposcimmiotto dello scimmiottismo imitazionale? Una presentatrice stronza? Un coglionazzo da reality? Un guitto di zelig? Un bamboccio di mtv? Una famosa star straniera? Un tormentone pubblicitario? O è invece stato un deejay radiofonico? Ditemelo voi: io non ho modo di saperlo. Mi riferisco, lo si capisce dal titolo, all’inflazionatissimo “Ah, okèi”. Penso che molti di voi l’abbiano orecchiato, no? Ormai da un paio d’anni, tutte le persone che prima dicevano di continuo “Okèi” adesso usano a pappagallo la nuova formula “Ah, okèi”. Che però nel tono si differenzia, dall’espressione originale, per un retrogusto semisfottente, del tipo “Stai dicendo una gran cazzata, però facciamo finta che ci credo”.
“Quanti anni ha detto di avere, quella vecchia?”
“Trentanove”
“Ah, okèi!”
Ma l’”Ah, okèi!” va soprattutto pronunciato con espressione vacua e ritardatella, come di uno che ha (quasi) afferrato il messaggio solo dopo esserselo fatto ripetere una mezza dozzina di volte.
“L’ipotenusa è quella roba più lunga, hai capito adesso, imbecille?”
“Ah, okèi!”
“Per fermarti prima del muro dovevi schiacciare il pedale in mezzo, idiota, non la frizione!”
“Ah, okèi!”
Ricordo una scena d’infanzia nella sala d’aspetto d’una stazione. Una ragazzotta non molto sveglia sta al telefono e ripete di continuo “Okèi... okèi... okèi...” finché non salta su un vecchio a commentare a mezza voce: “Eh, okèi, okèi... i cujùn in semper quèi”...
Ma mentre l’okèi era un semplice intercalare, l’”Ah, okèi” è qualcosa di più (e di peggio): fa parte infatti delle nuove espressioni-jolly, buone per tutto. La gente sta diventando così pigra che, a furia di limar via parole, è capace di trascorrere una vita usandone non più di venti o trenta (un tempo per indicare un povero ignorante si diceva “avrà un vocabolario di 500 parole”, oggi con 500 parole sei un mostro di oratoria...)
Trionfa da tempo, in italia, il fastidioso monoaggettivo-jolly “importante”, che certi imbecilli usano così a profusione che io ormai mi faccio scrupolo di ricorrervi anche quando starebbe a pennello:
“Hanno conseguito una vittoria importante in una partita importante contro un avversario importante, grazie a un gol importante del loro giocatore più importante”. Un commentatore che parla così non viene deriso o licenziato a calci, ma ringraziato per l’importante contributo...
L’”Ah, okèi” è invece diventata la rispostina-jolly. La si può usare al posto di qualunque altra.
Al posto di “Grazie”:
“Che ore sono?”
“Le tre meno venti”.
“Ah, okèi!”
Al posto di “Salute”:
“Eeeetcììììììììììììììììììììììì!”
“Ah, okèi!”
Al posto di “Andate affanculo e vergognatevi!”:
“I referendum sul nucleare e la privatizzazione dell’acqua si terranno a giugno inoltrato”
“Ah, okèi!”
Quello che però non capisco è: se hanno così urgenza di risparmiare parole e quindi fiato, perché poi devastano la minchia con quei cazzo di “assolutamente sì” e “assolutamente no” al posto di Sì e No??!!
Perché lo dice simonaventura?
Ah, okèi...


venerdì 11 marzo 2011

Ieri sera ho sguazzato nella palude dell'Alligatore, ed è stato bellissimo




Questo è per me un periodo di superlavoro, che mi costringe a essere un po' meno assiduo sia nel postare qui che nel frequentare i vostri blog (so che mi perdonerete, cari amici: in fondo lavoro anche per voi...) Ma chi in questi giorni avesse sentito nostalgia dello zione, potrà rifarsi gustando il FORUM SCRITTORI D'ACQUA DOLCE, che ieri sera mi ha permesso di conoscere i colleghi Andrea Consonni e Roberto Bonfanti, e di rispondere alle tante stuzzichevoli domande che Ally l'Alligatore ci ha fatto, sulla scrittura e non solo. Trovate tutto qui. Buona degustazione, e a presto!

p.s.: l'intervista, sul Blog dell'Alligatore che ho linkato, la trovate cliccando su "commenti". Essendo più di 200, una volta in fondo bisogna cliccare su "più recenti" per arrivare alla fine.