"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

sabato 8 ottobre 2011

“AGONIA DI UNA FATA E ALTRI SFACELI” – frammenti di diario.





Ho provato a fare un po’ di (doloroso) autoediting sul diario dei tre mesi e mezzo di agonia di mia madre, che va dal 6 maggio (il giorno della tac che rivelerà, troppo tardi, il male) al 25 agosto del maledetto 2003. Di norma non tengo un vero e proprio diario: ne cominciai uno in quei giorni (che pensavamo sarebbero diventati lunghi mesi: i medici non ci dissero mai la verità fino in fondo) perché pensavo mi avrebbe offerto possibilità di consolazione, di sfogo, di anticipata elaborazione della tragedia che ci stava colpendo, ma soprattutto di fissare un ricordo più preciso di Lei. Ora ritorno su quelle pagine che non toccavo da anni, provando a lavorare di sottrazione, togliendo un po’ di sfoghi incazzati, di lunghe annotazioni su chi veniva in visita e chi telefonava, di arrabbiature con mio padre e altri parenti ecc, insomma una sforbiciata drastica che lasci solo i frammenti più significativi (anche se magari, così depurato, guadagna nitore ma perde ricchezza). Li propongo per la prima volta qui, sulla mia zattera di storie di carta, e non certo per esibizionismo letterario. È soltanto un aprire il mio cuore. Il mio ennesimo esperimento di messa a nudo dell’anima, nella convinzione che essere scrittore riguardi, con coraggio, anche questo. Lo faccio per voi, per Lei, per me. Grazie in anticipo a chi vorrà leggere.

Qui siamo ancora ai primi giorni, quando per tenere a bada il dolore sembravano bastare poche bustine di antinfiammatorio, il che non mi pareva vero. Anche se non ce n’è un reale motivo, per rispetto ho deciso di mettere solo un’iniziale (a volte inventata) per i nomi di tutte le persone estranee alla più ristretta cerchia familiare.

“Questo nostro sacrificio, è il centro del mondo”.
(Rg-veda I, 164, 35)

17 maggio (sabato)

La zia si offre per il pranzo, ma dico che siamo a posto, abbiamo il riso in insalata che ci ha portato la Simona. La mamma vuol fare anche una lavatrice, ma poi si sente debole e ha quasi un mancamento. Dopo l’aiuterò io a stendere, e una bellissima farfalla arancione e nera andrà a posarsi per un attimo sopra un asciugapiatti. C’è anche il mio accappatoio giallo.

Mangia solo un po’ di riso, un’aluccia di pollo e due pomodorini.

Dice che il Maigret che le ho comprato (Piotr il lettone, il primo che ha scritto Simenon) le piace molto. Quando la Marta dormiva e mentre arrivava papà, sentiva un po’ di dolore al fianco. Allora ho massaggiato a lungo con la mano, ma sopra il maglioncino. Dice che le fa ancora un po’ male la gamba, quella destra, non quella della trombosi, non più la caviglia ma più sopra. Magari più tardi applicherò di nuovo il voltaren.

Nel pomeriggio, mentre lei riposa, arriva l’Alberto con una fotocopia. Un articolo di giornale. Parla di un medico di B. che L. conosce, e potrebbe presentare. Parla di chemio associata a questa nuova terapia, che mira a bruciare il tumore con degli aghi. Parla di contatti con gli americani. Di gente sopravvissuta cinque anni. Anche con metastasi già molto estese. Che pensare? Genio o ciarlatano? Possibile miracolo o vana speranza? Provare a parlarne con H.? La mamma dice subito che non si fida. E che non ha nessuna intenzione di impazzire fra mille tentativi diversi. Concordiamo tutti. E poi, questo friggersi vivi mi pare un rimedio medievale, una tortura di cattivo gusto, un accanimento disumano, poco più di una macabra burla.

Poi si alza. Ha pure mal di gola (dannazione!) e si prepara del latte caldo con il miele.

Dopo le partite mettiamo su una cassetta con un episodio di Colombo registrato dalla tv Svizzera (Intrighi inspiegabili). A metà risuona il telefono.

Stasera pizza preparata da lei, quella che da piccoli volevamo sapere il nome, e allora papà aveva detto “pizza Mammuth”, immagino perché fatta in casa dalla mamma.

Prima di cena tiriamo su la roba stesa, già asciutta tranne gli accappatoi che ristendiamo giù in lavatoio. Mi fanno venire il magone le cose che portavamo al mare e che stanno lì: la mia sacca da spiaggia, la scatola di cartone coi vestitini della mamma…

Oggi è stata una giornata coperta e più freschina.

In bagno prima di andare a letto carezzo con la sinistra la sua vestaglia blu appesa, ai fianchi.

Dico Aiutatemi anche a pupazzetti e animali di legno.


18 maggio

Risveglio sereno. La mamma è in camera a leggere Maigret. Dice che le piace, che ha fatto colazione, e adesso “Mi impigrisco un po’”. Fai bene, dico io. Chiudo la finestra perché ora ha un po’ freddo ai piedi. C’è anche la micia sulla poltrona. Do una carezza a tutte e due. Momenti brevissimi e belli che vorresti fissare nei secoli. Prima di fare colazione le porto il po’ di spremuta d’arancia che prima ha avanzato, perché le bruciava un pochino lo stomaco. (Ha preso una pastiglia, perché ieri la pizza e il secondo antinfiammatorio, bevuto di sera, glielo hanno scombussolato.)
Papà era andato a prendere il giornale. La mia Lidiettina tranquilla e sorridente. Che bello.

Si alza per fare delle crêpes, buonissime, che mangio con prosciutto, pancetta, pecorino dolce, miele d’acacia, marmellata di fichi. Beviamo Muller Thurgau. Sembra una bellissima domenica normale.

Se ne va a riposare (oggi senza bustina, buon segno?). Stavolta, in caso di telefonate o visite, vuole che diciamo che sta dormendo e non si sente. Giusto così. Sembra volerla confortare e aiutare (spero non salutare) tutta la bellissima fioritura che viene adesso in giardino, dalla nuova rosa rampicante, alla vecchia rosellina senza spine, a quei bellissimi fiori violetti qui davanti vicino al cancello.

Accendendole il suo telefonino c’è ancora la chiamata persa che feci io dall’ospedale di Cittiglio l’altro pomeriggio. Premo un tasto sbagliato e parte la comunicazione verso il mio cellulare, che è spento. Adesso lo accenderò, e arriverà il messaggino della chiamata del suo dalla camera sua.
Non lo cancellerò mai.

Forse l’ho già detto, ma mi danno il magone persino certe date di scadenza sulle medicine o sugli alimenti: 2004, 2005…

Leggo un po’ di preghiere vediche sdraiato sul dondolo. Poi arrivano i frugoli. Faccio tre foto nel prato all’Alice e alla Marta. Entriamo a bere succo di mela, e l’Alice disegna sulla lavagnetta in cucina una specie di buffo barbapapà. Dice che è un Corn Flecco con cinque gambe. Poi esce anche la mamma, che sembra bella riposata.

Quando vanno via, gli chiediamo di comprare anche per noi del gelato alla frutta. Poi porto da bere alla mamma, quindi ci organizziamo per metterle il tavolo da giardino a cavallo della sdraio e così giocare qualche partita a scarabeo.

Diciamo delle cose sul nostro bel giardino abbastanza protetto, isolato dagli alberi. La mamma dice chi si contenta gode, quando io esagerando parlo di piccolo parco, ma poi io dico che parchi enormi come certi di Varese se li godono solo e unicamente i dobermann, e concludo: non è che chi si contenta gode, è che gode solo chi si contenta!

Il gelato arriva. Ottimo, alla pesca, melone, amarena con panna. Poi bagno i fiori con l’annaffiatoio, in un ripetuto andirivieni tra giardino e fontana della lavanderia che mi aiuta a non pensare. Riempio, cammino, do da bere. Cammino, riempio, cammino, do da bere. Mi sembra di percepire la gratitudine delle piante. Incredibile il buon profumo pungente di rosmarino che viene su anche solo a sfiorarlo con l’acqua. È davvero la più bella stagione, adesso che ho potuto arginare gli effetti dell’allergia.

Sto sospeso sul dondolo sospeso tra i grilli in un tempo sospeso che vorrei ancor più sospeso.

Grillo è anche uno dei modi affettuosi in cui mi ha sempre chiamato la mamma.

Ceniamo con spaghetti, un uovo alla coque per la mamma. Dopo ci guardiamo un po’ di Dallas-Sacramento nba. Poi lascio il volume alto per farle sentire dal letto Real-Malaga. La cantilena dei telecronisti spagnoli la diverte sempre. Oggi niente bustine di antinfiammatorio.


19 maggio

Mi alzo, e la trovo in poltrona a piegare le cose asciutte che non vanno stirate. I miei boxer, le mie calze. Dice che si era alzata con grande entusiasmo, ma le sono subito mancate le forze.

Ha preso una bustina. Le metto il cd con le più belle canzoni di Armstrong, anche per non sentire quel simpaticone del vicino là fuori che taglia l’erba, cosa che fa, con più rumore possibile, quasi un giorno sì e un giorno no. (Il giorno no lo passa pattugliando avanti e indietro per controllare la ricrescita, che lo innervosisce molto.) Telefona la nonna. La richiama col cellulare. Ecografia della cugina spagnola a inizio gravidanza. Si vede solo una lucina rossa. È il cuore.

Ha voglia di un caffè, e lo beviamo insieme. Sguinzagliato papà alla Coop. Le metto su un episodio di Rex, lavo i piatti.

Mi deprime sentirla dire che per “qualità della vita” (parole della dottoressa Z.) lei intende, e si aspetta, di tornare a migliorare da come è adesso, di tornare a andare in giro come prima. Speriamo in un miracolo. Quando torna papà vado io dal dottore, dopo mezzogiorno. Serve l’impegnativa per giovedì. Dice che poi chiamerà lui (il laboratorio è a Varese) per sapere i tempi, e poi ci dirà.
Col dottore parliamo del carattere di papà, di come sia più facile lasciarsi andare che avere e trasmettere coraggio, magari cercando di scherzare come faccio io, anche se dentro mi sento morire.

Mangiamo insalata di pollo, pistacchi, una mela.

Una persona è un Mondo.

Se poi quel mondo è tua mamma…

Oggi ci sarà la Marta. La farmacia era chiusa, ma restano ancora tre bustine. Nel pomeriggio, o domani, provvederemo.

Dopo aver scritto un po’, la trovo che ha fatto il bagno e lava i denti.
Sembra la similcinquantenne di sempre.

Con la Marta e la Lidia ad aspettare il pulmino dell’Alice.
Con le bimbe mangiamo degli yogurt, beviamo tè al limone, e stiamo tanto tempo in giardino a giocare. Parliamo attraverso la rete con la nuova vicina, la mamma di Y. È un bambino bellissimo e sorridente. La mamma lo prende in braccio di qua dalla rete. La madre, A., è simpatica.
Speriamo di ritrovarci qualche volta senza la rete di mezzo.

Quando va un po’ meglio, tende a esagerare: pure il letto mi son trovato rifatto! Le lenzuola fresche e profumate di ammorbidente! Non so se sgridarla o ringraziarla.

Per cena riso e prezzemolo, poi salumi, che solo io e papà accompagnamo con le minipiadine. Le porto in poltrona un gelatino al cioccolato.

Adesso le fa male il piede dell’altra gamba, la destra. È tutto gonfio, maledetto dio assente. Applico voltaren massaggiando a lungo, le dà particolare sollievo quando arrivo sotto la pianta del piede.
Guardiamo il film K-PAX, che ci piace abbastanza.

Riflettere su questa piaga del rigenitoraggio geriatrico obbligatorio, che i giornalisti chiamano “La rivincita dei nonni” .

Adesso piove forte. Dopo aver fatto un po’ finta. Il rumore della pioggia notturna dà sollievo. Sapere che disseta le piante. Tra qualche sera spero di vedere le lucciole, ai margini dell’erba più alta.

60 commenti:

  1. Una persona è un Mondo.
    Se poi quel Mondo è tua mamma…

    ...Non basterebbe una vita per esplorarlo, ma consola che è parte inscindibile del proprio Mondo.

    Tanti anni fa avevo poco più di 12 anni, mia Madre era all'ospedale ricoverata, a casa in un angolo, vidi per la prima volta mio Padre piangere, credendosi non visto e al riparo da sguardi indiscreti ... la sua umanità mi rimase impressa, dietro quella facciata da uomo tutto d'un pezzo e spesso ilare. Me la portai nel cuore, senza capire allora davvero, tutto il suo peso e la sua profonda verità: si volevano un gran bene e di più:-)
    e la paura di perderla lo stava disorientando.

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  2. ... Provai la stessa paura molti anni dopo, e solo allora ho potuto capire ...

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  3. Caro Nicola ho letto attentamente questo calvario di tuo mamma, sai quando qualcosa capita allinprovviso si pensa se fossimo accorti prima ma questo se bisogna provare a dimenticare, credo che sia molto doloroso assistere a una situazione e essere consapevole che sei impotente per allevviare questa tragica agonia.
    Grazie caro amico che hai voluto condividere questo racconto.
    Buon fine settimana caro amico.
    Tomaso

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  4. Per me è ancora troppo doloroso aprire certe pagine, ci ho provato, ma evidentemente non è ancora il momento... la cosa peggiore è che ho smesso di scrivere.

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  5. questa è la cosa più intima e dolce che potessi fare, per te, per lei e per noi. Grazie zio (sai, ho dovuto leggerlo poco per volta.. ) *

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  6. Alcuni gesti quotidiani, uniti a rumori e profumi, rimangono eternamente impressi nella nostra mente, come attimi di felicità improvvisa e inspiegabile. Anche i momenti di dolore e attesa, come queste giornate, rallentano e si espandono, acuendo la nostra sensibilità del mondo. Per questo le tue parole sono tanto belle, tanto sincere, tanto personali. Un abbraccio.

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  7. "Dico Aiutatemi anche a pupazzetti e animali di legno."

    Grazie per questo e per tutto il resto hai reso sensati molti miei dolori simili.

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  8. provo un po' di pudore a commentare qualcosa di così intimo e toccante... penso che la scrittura, per chi la pratica, possa essere una fonte di guarigione e un sostegno, non solo uno sfogo, ma è anche come uno scrigno che, aperto a distanza di tempo, ci riporta ricordi che possono essere sia dolci che dolorosi, e tuttavia sono parte della nostra vita e di ciò che siamo, e per questo necessari.

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  9. la scrittura è sempre terapeutica.
    Per il resto preferisco evitare banalità anche in considerazione della nostra recentissima conoscenza, iniziata con un incontro scontro.
    Il dolore merita solo rispetto, che sia per la morte di qualcuno o anche proprio il dolore fisico indomabile. baci

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  10. Zio di solito leggendoti, rido con te,
    questa volta, ho pianto con te.
    Ma ti ringrazio :)
    Un abbraccio forte. Namastè

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  11. Questo post è un grande regalo di amicizia. Sono felice che tu riesca a scrivere, non perché io dimentichi che sei uno scrittore, ma perché riuscire a scrivere questo diario ha altro valore e significato.
    Mi unisco al commento di Rosa che mi precede e lo sottoscrivo in pieno.
    Ti abbraccio con tanto affetto e ti ringrazio per l'amicizia.
    Ciao Nou :)

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  12. A casa dei miei, in quella che è stata la mia stanza, la stanza in cui ho passato ore a pensare, immaginare, c'è un pico glass con tante foto in bianco e nero della mia famiglia . La foto più grande è quella in cui mamma e papà sono ritratti in chiesa,pronti a sposarsi, concentrati, assorti, come la tua mamma nella foto che hai pubblicato. Quando rivedo quel collage, che io stessa tanto tempo fa ho realizzato, mi prende una sensazione simile a quello che ho provato adesso, vedendo le foto della tua famiglia e leggendo ciò che hai scritto. Sai naturalmente di cosa si tratti, non c'è bisogno che lo dica. Parlano solo gli oggetti di quegli istanti, sono loro a conservare lo sguardo esterrefatto, lo sbigottimento intraducibile. Ti abbraccio Nick.

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  13. Un libro, un film, una finestra da chiudere per quel po' d'aria fresca, il piacere di un gelato, le carezze al suo viso e alla micia, e mille piccoli sciocchi gesti che facciamo ogni giorno, e che rendono speciale quei momenti perchè parte di noi, del nostro vissuto più reale, più intimo. Diventano ancora più preziosi se li condividiamo con chi ci è caro. Voremmo veramente fermare il tempo a volte, mentre lui sembra scorrere ancora più veloce, perchè il tempo è un tiranno crudele, ci costringe a guardarlo in faccia senza pietà, e basta una scadenza a farci prendere atto di come tutto ha un tempo a termine. Inutile dire quanto prende al cuore leggere un diario come questo, ogni riga ha una triste speranza, una sofferenza sottile e continua, ma anche il valore immenso dell'affetto, e di ogni minuto vissuto insieme, anche se quelle maledette scatole riportano delle scadenze che se pur brevi sai che segnano un tempo che forse non c'è. Leggere queste righe è stata un emozione, non è facile leggerle senza sentire un vuoto dentro, immagino il travaglio per te pubblicarle, ma sono convinta anch'io che che vuol esprime arte, chi vuol comunicare non può che farlo se non spogliandosi di ogni sovrastruttura, di ogni alibi, di ogni paura, di ogni remora.
    Un abbraccio pieno d'affetto

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  14. Grazie Zio Nick per averci aperto ancora una volta il tuo cuore.
    :)

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  15. Una Buona e Serena
    Domenica
    a Te
    Zio Scriba

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  16. Vedi Nicola, l'ho già detto ma lo ripeto. Durante gli ultimi terribili dolorosi mesi della sua vita, la tua mamma ha avato un dono meraviglioso : la tua vicinanza premurosa, il tuo spirito,i vostri dialoghi,tutto il tuo amore e questo, credimi, non succede a tutti; capita a chi si è sempre rispettato e amato.
    Cristiana

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  17. grazie per questa condivisione d'esperienza.
    quando ho letto di cosa parlavi mi sono preso un po' di tempo. ma anche ora con calma m'è costato fatica.
    è che sono in un momento che per quanto i miei anziani genitori siano in ottima salute, per ragioni che non so spiegare, ho una costante apprensione verso di loro. non tutto si può spiegare, allora lascio fare, si vede che dev'essere così.

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  18. Bravo Nick!
    E' così raro poter leggere così con chiarezza nell'anima degli esseri umani.
    Poter sfogliare il libro della tua vita in un momento così delicato, è ammirare una vera e propria opera d'arte.
    I dettagli e le piccole cose di ogni giorno scandiscono il ritmo dell'amore infinito per tua madre.

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  19. ma quanto amore è corso/corre tra voi due?

    un abbraccio

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  20. Commovente e tanta tristezza nel leggere la storia. Grazie di esserti aperto a noi con una vicenda molto personale e dolorosa. Non sarei mai riuscito, sono molto restìo a queste cose.

    Un abbraccio amico mio. :)

    LeNny

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  21. Mi sono sentita trasportata nella mia realtà attuale.

    Un abbraccio e buona serata.

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  22. Adorato zio Nik , ammetto che ero collegata quando hai pubblicato questo post. Come sempre sono corsa qui a curiosare, ma le parole introduttive mi hanno talmente impressionata che ho preferito rimandare ad un altro momento la lettura di queste pagine strazianti.
    L'ho fatto adesso e sono davvero commossa.
    Ho i genitori anziani e vivo ogni giorno nel terrore di perderli.
    Il solo pensiero mi uccide. Ogni loro "Ahi" mi fa pensare al peggio.

    "Una persona è un Mondo.

    Se poi quel mondo è tua mamma…"

    Grazie per aver voluto condividere con noi non solo le risate, ma anche il dolore..
    L'amicizia è anche questo..

    Un abbraccione

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  23. Dopo questa, caro Zio, non c'è più niente da dire. Posso solo abbracciarti forte.

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  24. Fai benissimo a riprendere quel tuo vecchio diario, tanto non aver paura quella vecchia ferita non si rimarginerà mai: a 41 anni dalla sua morte a me salgono le lacrime dal cuore agli occhi quando ripenso a mio padre.
    "Una persona è un mondo. Se poi quella persona è tua madre...".
    Ci sei tutto dentro tu, lo scrittore, il figlio e l'orfano.
    Non te ne accorgi, ma ti sto stringendo al mio cuore, amico mio.

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  25. "Una persona è un mondo". Bellissima. :)

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  26. Non riesco a trovare parole per scriverti qualcosa.
    Perdere la mamma prima di ognuno di noi è un dolore troppo forte che anch'io ho provato insieme ai miei fratelli.

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  27. Anche su questi momenti così tristi passi con leggerezza.. scusa, con delicatezza..però si avverte il dolore che rimane solo tuo..e che ti preoccupi di non fare trasparire..Tu descrivi bene quello che c'è attorno e durante, ma non lei, che viene preservata.chiudo...
    Anche papa' mio a 60 anni se ne ando' nel giro di tre mesi(gennaio '81),molti di questi momenti li ho vissuti...ti mando un abbraccio.

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  28. Grazie per aver condiviso il tuo mondo, la tua mamma e il tuo infinito dolore. Un abbraccio.

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  29. Ciao ziuccio,
    questi tuoi scritti mi hanno commosso....ci sono passata pure io ed ho curato il mio babbo e la mia mamma fino all'ultimo giorno.
    Il mio babbo si fidava solamente di me.
    Non ho tenuto un diario, ma dopo quasi trent'anni, l'anno scorso per la festa del papa .... gli ho scritto..

    Caro babbo,
    forse questo modo di ricordarti nel giorno della festa del papà, è inusuale, ma è giusto che si sappia quanti papà hanno perduto la loro vita in quegli anni. Tu ti eri salvato, ma a che prezzo….Avrei voluto descrivere le sofferenze e le sevizie da te patite nei nove mesi di internamento in quel campo di concentramento, ma siccome tu non amavi parlarne, ricorderò solamente l’emozione del tuo ritorno.
    Da tanti anni non ci sei più, ma sappi, che mai più da allora ho riso come quando c’eri tu….Le tue battute erano particolari, cariche di sottile umorismo ed ironia, che scaturivano da uno spirito osservatore della vita, che hai amato fino all’ultimo giorno. Eri il mio babbo, severo, ma anche tanto dolce…

    Tornò alla metà di maggio, quando ormai non pensavamo che fosse ancora vivo, dopo avere viaggiato a piedi e con mezzi di fortuna, dalla Germania a Massa.
    Eravamo da poco ritornati a scuola, che avevamo abbandonato per sette mesi, costretti a lasciarla a causa dei bombardamenti. Io ero in classe. Era una bella giornata di sole e le finestre erano aperte e mi parve di sentire la voce di mio fratello. Non compresi perché non fosse a scuola (lui frequentava la terza media) poi sentii:
    “ Bruna, vieni a casa, è tornato il babbo”.
    L’emozione fu tanto forte che iniziai a piangere con la testa sul banco. La maestra che era una suora, chiese che cosa mi stesse succedendo ed una mia amica le spiegò la ragione. Lei mi prese in braccio, fece in modo che mi calmassi, poi mi disse d’andare a casa.
    Corsi fuori dove c’era mio fratello che mi aspettava e mentre ci incamminavamo verso casa, mi disse che il mio babbo era stato deportato in un campo di concentramento che si chiamava Buchenwald e che là gli avevano fatto tanto male ad una mano, deformandola.
    Quando lo rividi piansi tutte le lacrime che avevo trattenuto pensando a lui per nove mesi, senza sapere dov’era e dove l’avevano portato.
    Mi abbracciò stretta e mi disse: “Come sei cresciuta.” Ma io non ero solamente cresciuta…la vita mi aveva resa più “grande”.

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  30. Non è facile raccontare queste pagine dolorose e perdere la propria mamma è lacerante. Un abbraccio d’amicizia; saluti a presto.

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  31. Ciao Nick... :) io volevo semplicemente ringraziarti per aver aperto il tuo cuore e la tua anima a noi... semplici viaggiatori di un mondo virtuale... amici di "penna". Ti dico grazie perché mi hai fatto riflettere e mi sono emozionata non poco. I miei genitori sono ancora "giovani", hanno da poco passato la cinquantina entrambi. Però ci penso. Penso al giorno in cui non li vedrò più. E inevitabilmente penso al senso della vita. Cosa vuol dire che non li vedrò più? Non lo so. La cosa mi spaventa molto e cerco di non pensarci. Faccio finta di niente. A volte mi fanno arrabbiare ma sono la mia famiglia e li amo... se dovesse succedere qualcosa di brutto sinceramente non saprei davvero come comportarmi. Andrei nel panico lo so. Tu sei una persona eccezionale... perché nonostante il dolore riesci comunque ad esternare i tuoi sentimenti, ad elaborarli. Spero solo di avere la metà del tuo coraggio il giorno in cui anche io dovrò affrontare il dolore vero... quello che non ti lascia scampo, quello che ti porti dietro per tutta la vita. Grazie di cuore Nick... anche per avermi dato la possibilità di confidarmi con te. Ti voglio bene!

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  32. Caro Nic, ho letto ieri e non ho scritto nulla. Poi oggi ho ripensato allo scritto, perchè pure io ho avuto esperienze simili, con il babbo però, con una diversa malattia che l'ha portato via. Qualcosa a suo tempo ho scritto pure io, e, cosa comune, ci sono sempre dei piccoli vicini, come i tuoi nipoti, come a voler dire, forse, la nostra narrazione continua, o forse non è così, è che ci sono e basta. Un abbraccio.

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  33. caro zio Nick, avevo scritto prima ma forse non ho memorizzato..mentre leggevo il tuo diario di quei giorni ho apprezzato il tuo garbo, il malinconico rispetto, la delicata attenzione verso la tua mamma...che anche nella narrazione è protetta da te, che parli d'altro, del pranzo, della cena, del film, per mascherare il tuo star male...
    mio papà se n'è andato allo stesso modo in tre mesi..a 60 anni, nel gennaio di trentanni fa...Gli sarebbe tanto piaciuto andare a pescare con i miei figli, ma non ha fatto in tempo a conoscerli..
    Un abbraccio.

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  34. Come altri amici ho letto subito il post, ma non ho voluto (o saputo) commentarlo. Lo faccio ora, alla fine di questa notte in ospedale, con intorno tante persone-Mondo, ognuna protagonista potenziale del diario di qualcuno.
    Grazie Nicola per aver voluto condividere il tuo, un grande abbraccio.

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  35. Non dev'essere stato facile per nessuno. Avere accanto qualcuno che soffre e sapere che non puoi farci niente è un'agonia che ti distrugge un pochino di più ogni giorno. C'è chi si costruisce un'immagine di forza e chi non ce la fa.

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  36. la tua zattera ora porta un bagaglio prezioso, un bagaglio che ci accomuna come esseri umani

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  37. Mettere in piazza così i tuoi sentimenti, è la dimostrazione di quale grande ragazzo sei. Anche i miei sono ormai vecchi, godono però di buona salute, per fortuna, ma al solo pensiero un giorno di non vederli più, o di aspettarmi una telefonata nel cuore della notte, beh...chiudiamola qui, vai.
    Ti aspetto nella mia nuova casa
    http://wudoctor.blogspot.com/
    e ti linko pure lì.
    Un abbraccio zio.

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  38. Mi risulta davvero difficile trovare le parole giuste per esprimere la mia solidarietà umana, ma di sicuro, se ogni madre é MADRE, la tua aveva decisamente alcune marce in più.

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  39. Una mia carissima amica sta vivendo in questi giorni un calvario simile. Non trovo parole adatte per commentare questo genere di dolore.

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  40. Alcuni giorni fa sono venuta qui e ho letto, poi sono tornata e ho riletto, poi sono tornata ancora e ho riletto di nuovo. Spesso, durante il giorno, pensavo a queste parole, alla tua mamma e a te, a cosa scriverti, dato che mi sembra che l'unica cosa possibile sia il silenzio, di fronte alla bellezza della tua narrazione, davanti all'anima di uno scrittore che si mostra, dinnanzi a un dolore ancora vivo...
    Però in qualche modo dovevo dirti qualcosa...il meno scontato e stupido possibile, anche se qualsiasi commento mi sembra superfluo.
    Sono convinta che questo sia un prmo passo per superare il dolore e per riuscire ad affrontarlo in maniera più consapevole.
    Si sta delineando un artista sempre più ARTISTA, sempre più grande.

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  41. C'è un p.s. per te nei commenti al mio ultimo post. Grazie...

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  42. non sono riuscita a leggere senza un'angoscia profonda. Io non ci voglio/posso pensare a una tragedia del genere, quindi ti sono vicina perché credo che non si smetta mai di soffrire completamente...

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  43. Anch'io ho letto alcuni giorni fa e ho sentito il bisogno di lasciar sedimentare un post così intenso, prima di commentarlo.
    Mi ha commossa l'immagine di un figlio che spalma il voltaren sulle gambe della madre, un massaggio che non era altro che una carezza, una terapia dell'anima prima che del corpo. Non ho esperienze simili, ma credo che un malato grave come lo era tua madre si trovi in una situazione di conflitto col proprio corpo, che lo sta vigliaccamente tradendo. Quando tu le spalmavi il voltaren era come se le dicessi: tu sei arrabbiata con lui, ma vedi, io gli voglio ancora bene, perciò devi volergliene anche tu.

    ... però si sente che manca qualcosa, qualcosa come i tuoi sentimenti negativi. Perchè li hai cancellati? Sono una parte importante!

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  44. Questo brano, nella sua sobrietà asciutta, è un esempio di scrittura davvero felice caro Zio. E se posso dirlo, apprezzo tanto questo lato del tuo scrivere. Intendiamoci, quando vai sul tragicomico surreale sei irresistibile! Ma, vuoi per mia inclinazione personale, mi piace di più quando sei "asciutto".
    Quanto al tema del brano, non ho cuore di esprimermi. Ritengo che sia necessario, ad un certo punto, rielaborare questi momenti con la scrittura. Serve. Anch'io, per mio conto, lo sto facendo riguardo a mio padre (e sono passati ormai quattro anni).
    Lettura straordinaria, emozionante, nitida.

    A presto.

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  45. Traggo spunto dalle belle parole di Silvia, che -come sempre- pizzicano nel punto giusto.
    La parti che hai cancellato sono forse le più intense, perché esprimono la seconda faccia dell'amore, cioè l'odio.
    Naturalmente odio contro tutto quello che ti sta portando via la madre.
    Capisco che sono anche le più intime, ma -da scrittore- scegline qualcuna e faccela sentire e godere anche a noi.
    Compresa qualche maledizione a Dio Onnipotente. Io ne ho fatte quando si è preso le persone più care che avevo; non mi dire che non le hai scagliate anche tu.

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  46. Querido amigo, fico sensibilizada por ler o que escreveu e também por ter aberto o seu coração.

    Um abraço forte Zio Scriba.
    oa.s

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  47. Querido amigo, fico sensibilizada por ler o que escreveu e também por ter aberto o seu coração.

    Um abraço forte Zio Scriba.
    oa.s

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  48. Ci vuole coraggio a condividere qualcosa di così intimo e traumatico sul blog, grazie per averlo fatto Nicola, sicuramente è un grande regalo per noi, ma anche per te e per la tua Fata...una persona è un mondo, è vero. Tu ci hai fatto scoprire una parte del suo, del vostro mondo mentre stava cadendo a pezzi. Mi hanno colpito molto queste tue pagine di diario: un racconto lucido, intessuto di tutte quelle piccole cose quotidiane che in quel momento diventavano uniche e speciali, perchè forse irripetibili. Un diario doloroso, ma quasi distaccato dalle emozioni. Scrivere aiuta, anche se penso che a questa calma precaria sia seguita la disperazione. Ciao, un abbraccio.

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  49. Tutti prima o poi ci troviamo in situazioni simili. Io non saprei raccontarle e tu lo ha fatto e io mi sono commosso. Un abbraccio.

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  50. Un silenzioso Grazie.
    Vi voglio bene.

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  51. Ciao Nicola, che dire... dopo aver letto questo post ho la pelle d'oca.

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  52. * MORGANA
    Grazie di cuore per averlo letto, e benvenutissima a bordo!
    Se hai scelto proprio questa come prima lettura devi essere una gran bella persona, una nuova amicizia che mi rende assai lieto! Grazie ancora, e ciao!

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  53. Leggendo il tuo commento sul mio blog ho pensato che fossi una brava persona, leggendo la tua presentazione sul profilo, uno che ama vantarsi e che si sente più speciale di altri, ma sbarcando nel tuo blog ho capito che non avevo capito niente .

    Condividere momenti del genere è segno di grande umanità e be' c'è molto di più di una brava persona tendezialmente egocentrica: c'è un'anima :)

    Grazie per esserti mostrato a me <3

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  54. * Ilia
    Ciao, e benvenuta!
    Pensa che stamattina mi son trovato a navigare di blog in blog alla deriva, senza bussola (non mi succede quasi mai), e poi non riuscivo più a ricostruire la strada fatta per arrivare fino a te!!
    Meno male che sei venuta tu a ricambiare la visita, o rischiavo di non trovarti più, e sarebbe stato un peccato.
    Grazie per non esserti fermata alla prima impressione parzialmente negativa.
    Ti abbraccio, mia nuova amica! :)

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  55. capisco tutto ,non ho altre parole

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  56. bastano queste, mia nuova amica. grazie di averlo letto.

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  57. "tra qualche sera spero di vedere le lucciole, ai margini dell'erba più alta.

    Ho visto tanto amore e tanto dolore, in misura pari, in quel nostro muscolo che si chiama cuore e mi sono domandata quanto riesca a sopportare e se è abbastanza forte da riuscire a sostenere, ciò che ci accade durante la vita che ci tocca. Bastarda, per la maggior parte.
    Avrei voluto anche io accarezzare quella mano stanca e affaticata dalla sofferenza. Naturale che io abbia pensato a mia madre. Naturale che abbia ricordato la paura di perdere mio padre per ben due volte durante tutte e due gli infarti che ha avuto.Naturale come le lacrime che a volte scorrono senza quasi che io me ne accorga. Tu capisci vero?
    Ora, per quel che può contare, ti ringrazio. Mi è sembrato di potere imparare a sopportare. E a cominciare a pensare che per quanto possa essere dura la vita, nessuno potrà portarmi via il mio amore per loro.
    Ti abbraccio.

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    1. Sono io a ringraziare te, per aver fatto tue queste mie parole, e per aver permesso loro di originare una condivisione di differenti e al tempo stesso uguali dolori...
      Ti abbraccio forte anch'io!

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Benvenuti a bordo!!
Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)