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"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

sabato 19 marzo 2011

RACCOLTA DIFFERENZIATA (20) - vecchi racconti inediti del Nick



SOFFITTO A QUADRETTONI



Il giorno del mio sedicesimo compleanno toccai il sedere a uno di quattordici.
In realtà glielo sfiorai soltanto con la punta delle dita. Fu un impulso più forte di me, un raptus provocato da quel ragazzino, che sembrava una bella figa e portava il caschetto biondo sfumato sul collo alla francesina. E sculettava femmineo. Comunque glielo sfiorai soltanto, lo giuro, glielo sfiorai con le falangette della mia mano destra, quel suo posteriore di merda. Nel corridoio dell’istituto tecnico durante l’intervallo. Ma lui andò a casa a dirlo ai genitori di merda. Così quelli piombarono a scuola come falchi e vennero a parlarne con Don Bega di religione. Che a sua volta corse a fare la spia dal preside. Invece di vedersela con me, lo scarafaggio grigionero, finto amico di noi studenti.
Allora il preside convocò i miei, di genitori.
Per farla breve, onde evitare guai dovetti assecondare tutti quanti e fingere le cose che dicevano loro – un mezzo esaurimento nervoso, confusioni adolescenziali di passaggio e cagate così, e accettare di finire tra le grinfie di uno strizzaportafogli, cioè il dirimpettaio laico, come millantatore ideologico, dello scarafaggio ciellino Don Bega. Tanto pagavano loro. Per la paura che fossi frocio.
Il problema fu che lo strizzaportafogli mi stette subito sul cazzo. Aveva il suo studio in una gran villa sperduta in mezzo alle colline. La prima volta che mi ci portarono mi disse che alcuni pazienti per comodità lo consideravano un padre. Altri un amico. E che potevo scegliere. A me francamente sembrava un idiota. Con una barba da fesso. Però non glielo dissi. Mi chiese quasi subito se ero frocio, dicendo che tanto c’era il segreto professionale, che è come quello confessionale, anzi, ancora più rischioso, perché quando tu parli, oltre ad ascoltare, questo qui scrive. Certe volte scrive in continuazione. Che poi magari è la lista della roba da portare in lavanderia. Segreto professionale staminchia, pensai. E poi frocio lo dici a tuo zio. Anche questo però lo pensai solamente, mica lo dissi.
Che poi era vero che non ero frocio. A me quello stronzetto biondino mi piaceva perché sembrava una fighetta. Era lui il frocio, cazzo. Ma nel frattempo dovevo inventarmi delle minchiate da raccontare allo strizza. Era dura, ve l’assicuro, riempire un’ora sdraiato su quel cazzo di lettino nella bella villa dello strizzaportafogli, mentre l’idiota con la barba da fesso fumava la pipa spenta per darsi un tono da Freud arricchito. Centomila a seduta senza ricevuta, porcodio. Mi faceva venire la nausea. Per riempire un’ora dallo strizzaportafogli qualche minchiata me la dovevo inventare.
Potevo stare anche dodici minuti a guardare i volumi della sua libreria. E altri otto a rimirare le geometrie quadrettate del soffitto. Righe bianco sporco larghe due centimetri su uno sfondo bianco candido. Ragnatele di panna su latte andato a male. Ma avanzavano pur sempre quaranta minuti di tortura psicologica in quel suo studio che puzzava di chiuso peggio di una tomba. Oltretutto era pure primavera. Fuori sentivo i bambini giocare liberi nei prati. Qualcosa gli dovevo raccontare, al fottutissimo strizza. Capirete, centomila a seduta senza ricevuta. Dovevo almeno vendicarmi imbottendolo di cazzate. Cose tipo sogni strani o ricordi dell’infanzia, come quegli imbecilli nei film americani. Che si sentono tanto moderni e intelligenti perché invece di dare cento dollari all’anno a un fasullo di prete ne danno mille al mese a un fasullo di strizzaportafogli. Fanculo. Insomma dovevo inventarmi un sacco di cazzate depistanti. Una marea, di cazzate. Un pomeriggio che ero in vena gli ho detto che da piccolo una volta ho buttato il triciclo dal balcone apposta per ammazzare l’inquilina del piano di sotto che mi aveva battuto a rubamazzetto, ma l’ho mancata per un soffio. E che avevo una bambola che torturavo e picchiavo e scaraventavo contro il muro sperando con tutta la mia anima che sentisse male per davvero. E che un giorno ho fatto lo sgambetto a mia nonna sulle scale e l’ho fatta cadere ma purtroppo non è morta. E che un’altra volta ho preso a calci un gattino perché non mi andava giù il nome che gli aveva dato quella troia della contadinella sua padrona. Un gattino non lo puoi chiamare Elvis. Altrimenti io vengo lì e lo prendo a calci in culo. E poi gli dissi che mi piaceva molto masturbarmi pensando di essere un topo. Cose così. E lo strizzaportafogli prendeva appunti. Analitico e imperturbabile. Ma io delle volte inventavo, esageravo un pochettino. Per esempio, delle cinque cose di quel pomeriggio, tre erano vere ma due no. Comunque più che altro mi regolavo così. Menavo il can per l’aia e intanto controllavo se sugli scaffali c’erano più volumi rossi o più volumi blu. Erano di più quelli rossi. Non cambiavano mai di posto e non se ne aggiungevano mai di nuovi. Secondo me lo strizza non ne aveva mai letto neanche uno. Però in compenso qualcuno li spolverava. Probabilmente una colf negra sottopagata in nero. Il troietto biondo alla fine l’ho inculato nei cessi. Così impara a sculettare e a fare la fighetta. Spero che adesso gli sia ben chiaro che il frocio non sono io, ma lui. Che ci vada lui, adesso, da qualche cazzo di strizzaportafogli. Centomila a seduta senza ricevuta. Ore e ore su quel cazzo di lettino. Un’esperienza talmente assurda che per poco non do fuori di matto. Mi sono limitato a dargli fuoco alla villa. Dopo qualche mese, quando ho esaurito le cazzate e ho cominciato ad avere abbastanza pietà per il portafogli di mio padre. Ho dato in pasto alle fiamme la bella villa di quel parassita col lettino, la pipa, i volumi spolverati e tutto quanto. Perché non ce la facevo proprio più. Ero arrivato a contare i libri sugli scaffali per ventiquattro minuti. Poi guardavo i quadrati per altri trentadue. Che fanno cinquantasei. Quando facevo scena muta in quella maniera, lo strizza non mi rompeva troppo il cazzo. Se ne stava zitto zitto pure lui, ma lo capivi benissimo che stava pensando le sue cazzate sul perché me ne stessi in silenzio per cinquantasei minuti, tipo traumi subiti quando ero uno spermatozoo del cazzo o giù di lì. Mi guardava fisso e perplesso e pescelesso, e quelle sue cazzate aleggiavano risapute nell’aria stantìa.
Nei restanti quattro minuti m’inventavo un sogno ricorrente. E lo stronzo prendeva appunti. Poi si prendeva le centomila e mi congedava con un grugnito senza ricevuta, e abbastanza sbrigativo, perché i secondi dei saluti erano gratis, e dopo di me ce n’era sempre un altro con le sue centomila lire belle pronte in tasca.
Mio padre diceva che per colpa delle mie sedute dallo strizza parassita quest’anno non ci saremmo potuti permettere di andare al mare. Adesso non ci vado di sicuro. Devo ricordarmi di chiedere all’avvocato d’ufficio se ho più da temere per la violenza sessuale o per l’incendio della villa. O per aver fatto fuori a coltellate Don Bega il mattino dopo. Meno male che sono minorenne.
Per Don Bega contavano solo le esteriorità formali. Ci diceva sempre che quando passa un funerale e tu ti trovi lì per caso devi smettere di fumare o di mangiare le patatine e devi farti il segno della croce, anche se le dita sono tutte unte. Io se vedessi passare il corteo del suo fottuto cadavere vorrei solo avere il coraggio di emettere un bel rutto.
Qualcuno mi ha detto che i preti sono extraterritoriali. O almeno, quando sono loro ad ammazzare qualcuno succede così, che non gli fanno niente a patto che spariscano in un convento, come quello che assassinò una ragazza qui a Cuviago. Ma quando sei tu a fare secco uno di loro, mi sa che non ti mandano in un convento. Ridiventano subito territoriali, mi sa. Mi sa che te la prendi nel culo. Be’, si vedrà. Per il momento me ne sto qui. Sdraiato. A fissare le sbarre della cella. Che mi paiono un po’ meno opprimenti di quel soffitto bianco a quadrettoni.


60 commenti:

  1. un pezzo tragico e comico senza essere tragicomico però... bello.
    un permesso d'uscita l'hai ottenuto per giovedì spero! ahah!

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  2. Uao... ad un certo punto mi son chiesta: ma è davvero un semplice racconto? :)
    Fenomenale, davvero. E' proprio un gran bel racconto. Alla fine mi sono accorta di essere andata in apnea, con gli occhi che volavano sulle parole. Bravo Zio!
    Un abbraccio!

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  3. Ho fumato mentre ammazzava Don Bega ;)
    Grazie per le parole e le emozioni che le parole, le tue parole, sanno ancora sudare

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  4. Ehm io le torturavo sul serio le bambole... continuavano a regalarmele e io invece avrei voluto un auto-articolato o tanti cavalli con in groppa gli indiani!!! Perciò li sottraevo in maniera sistematica a mio cugino per punirlo di avermi accarezzata sulla gambetta nuda... :/ sto pensando che i bimbi ne fanno di cazzate e se i genitori troppo apprensivi fossero tutti ne arricchirebbero di strizza! :)))) Un bacio Zio. Buon fine settimana!

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  5. ah ah che spettacolo! me lo son letto tutto d' un fiato!!! :P arrivata alla fine mi son detta: cazzo sei un grande! ahahahahha xD troppo un figo il protagonista di questo racconto.. xD mi stra-piace!!!! la fine poi.. fuochi d' artificio!! subito non volevo credere che avesse fatto quella strage! ahahahah xD

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  6. Forse invece di andare dallo "strizza", sarebbe stato meglio che al protagonista avessero dato, come "terapia", un rotolo 10 x 2 metri di cartabolle al giorno da schiacciare...
    secondo me avrebbe evitato la tragedia :))
    Ottimo racconto, molto divertente, in alcuni punti ho proprio riso di gusto!
    Baci!

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  7. Siamo alle solite.
    Il pensiero non può non andare alla raccolta INDIFFERENZIATA ammucchiata negli scaffali delle librerie, di tipi che devono essere extraterritoriali anch'essi.
    Eh, lo so che lo sai.
    I complimenti di sempre.

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  8. Mi piacciono molto le sequenze col soffitto,o con la libreria, quelle delle contemplazioni. Me lo vedo il protagonista, assorto a misurare lo spazio o intento a modellare la propria rabbia. Belli anche il titolo e la foto. :-)))))))

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  9. Come avrebbe dovuto reagire altrimenti ad un simile tentativo di "incasellamento"?!? E, volendo, il soffitto si presta bene ad esserne un'illustrazione... ;)

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  10. Be', semplicemente fantastico. Mi sembrava di essere in quei viaggi mentali che si fanno di notte quando sei lì che ti giri e rigiri nelle coperte ma non riesci a dormire.

    Però ammettilo, il nome Don Bega non è casuale ^^

    Sul discorso sui preti e crimini mi trovo ad essere pienamente d'accordo. Che schifo... dovrebbero solo provarla un po' di galera quegli schifosi che si permettono di violentare i bambini a loro affidati. Vedi come gli passerebbe la voglia...

    E.

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  11. bello bello bello. Però prendere a calci il gattino Elvis the Pelvis, no, non si fa. Al contrario te la dovevi prendere con la tipa che ha avuto questo colpo di genio

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  12. Carissimo Nicola
    questo racconto è fantastico.
    Oltre ad essere scritto bene delinea, con la tua abilità, le personalità dei protagonisti in maniera perfetta collocandoli univocamente nella loro maschera. Poche pennellate ed hai fatto un quadro. Complimenti Nicola.
    I personaggi sono tratteggiati con psicoanalitica meticolosità, cogliendo particolari che sfuggono ai più con quei "ritocchi" che solo un artista sa fare. Questa è creatività. Ti abbraccio.

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  13. Bello, bello! Mi piace, zio! :)
    Il passaggio sul gatto Elvis m'ha fatto morire.. eheh... ;)
    Bravo!!

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  14. Cmq sarebbe stato interessante se a chiamarsi Elvis fosse stato un bufalo gigante e superincazzoso! Invece la parte della nonna e l'altra del triciclo non le cambierei :)
    ri - baci!

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  15. Molto divertente nella sua tragicità.
    Ci sai fare con le parole, non c'è che dire!
    Cristiana

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  16. Per il momento me ne sto qui. Sdraiato. A leggere i tuoi racconti che mi sembramo meno deprimenti e sicuramente piú divertenti della vita reale !
    Bravo Zio !

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  17. Mi piaciuto moltissimo! Il punto di vista è davvero geniale. A tratti mi ricordava Donnie Darko quando sfotte lo "strizza" Cunningham e alla fine dà fuoco alla sua villa maestosa :)

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  18. Ogni volta che leggo questi raccontini, mi immagino le scene. Vedo il protagonista fissare il soffitto ... e non solo! :D
    Ma a quando risale la stesura di questo pezzo?

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  19. Che dire, se non Grazie a TUTTE e a TUTTI?
    E' un meraviglioso, esaltante piacere essere letto da voi! (Un applauso a Refuge per la sua chiave di lettura dell'"incasellamento")

    p.s. naturalmente il passaggio sul povero gattino preso a calci è la prova - persino più dell'omicidio finale! - che trattasi di racconto di fantasia... :D e comunque un giorno potrei anche rimettervi mano seguendo il consiglio di Giada: se il gattino diventasse un bufalo, l'effetto comico sarebbe travolgente!!

    * Stefy
    non ricordo i tempi esatti di gestazione, comunque la stesura definitiva è del '99 (è uno dei racconti che porto ad Ancona a pag 51 del romanzo, e che non vengono degnati della minima attenzione perché troppo "miei" e non abbastanza grigi...)

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  20. Bello stile sincopato. Con frasi anche brevissime. Talvolta seguite da periodi più distesi, con parsimoniose virgole. E che dire delle "rivelazioni" improvvise che colpiscono "a tradimento"? Certe considerazioni abbandonate lì quasi per caso sono dei capolavori di perfidia psicologica ("perché i secondi dei saluti erano gratis": fantastico!).
    Adeguatamente ambigua l'immagine iniziale: via di fuga o spazio inutilizzabile?

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  21. * Tullix
    Grazie come sempre, caro amico.
    L’immagine da mettere sopra l’ho cercata all’ultimo momento, ma mi ha talmente colpito che per qualche attimo ho avuto la tentazione di inserirla nel racconto, quest’idea di paurosa botola oscura in cui sprofondare anche se teoricamente si trova “in alto”, quasi a suggerire che il Paradiso degli ugualozzi sia in realtà, OVVIAMENTE, il vero Inferno.

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  22. Un racconto a tinte noir davvero ben fatto e perdipiù molto convincente, a tal punto che a inizio lettura pensavo fosse un reale resoconto di un tuo periodo d'infanzia, a metà una via di mezzo fra cose reali e inventate, ma sul finale mi è venuto il dubbio che potesse essere un resoconto di vita vera, non la tua naturalmente.In ogni caso hai saputo narrare il tutto in modo geniale.

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  23. Che bello! L'ho letto d'un fiato e mi ha preso un sacco... Mi piace come scrivi. :)

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  24. La cifra del racconto, magistrale, é, secondo me, in quel rubamazzetto. Proprio un gioco semplice, ma arcaico, può fare da detonatore ad un vero dramma.

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  25. * Tizyana
    In fondo è quello che chiedo alla Narrativa anche come lettore: non sapere quanto ci sia di vero e quanto di inventato. Il "solo vero" è quasi sempre noioso, ma la "sola fantasia" è quasi sempre stucchevole. Gli scrittori che amo sanno miscelare bene le due cose (e naturalmente non rivelano mai le dosi...) :D

    * Fra
    Mi viene da rispondere che mi piace come leggi... :-))

    Un abbraccio a entrambe!

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  26. * Adriano
    sei spuntato così all'improvviso fra i loro commenti e il mio, che quasi rischiavo di non vederti... abbraccio anche te, naturalmente... (e a proposito di misto finzione-realtà, la mia iniziazione all'amore per le Carte da Gioco avvenne davvero con una vicina di casa, che però non mi insegnò il rubamazzetto bensì un semplice e diabolico gioco conosciuto con mille nomi, e che dalle nostre parti si chiama tràs in camisa... ma non ho mai pensato di ammazzarla, anche perché vincevo sempre io...) :D

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  27. Bello questo album di ricordi, soprattutto il finale. Tu sai che i finali a sorpresa mi intrigano da matti, anche se...beh, ci stavo un po' pensando: "quel lettino ripetuto ripetente non sarà mica diventato la branda in una cella?". Zac! sei arrivato tu con l'ultima frase.
    Anch'io a quell'età, più o meno, avevo un amichetto un po' dell'altra sponda che mi sculettava accanto.
    Non successe niente quella volta, ma parecchi anni dopo, complice una sbornia collettiva, ho avuto l'impressione che lui, dei tanti sbronzi, avesse scelto proprio me per spompineggiare.
    Non ne sono tanto sicuro sicurissimo, ero troppo andato, ma un giorno di alcuni anni fa -un secolo dopo quella serata- gliel'ho chiesto.
    Mi ride in faccia: "E se fosse?"
    Adesso è nonno pure lui, ma a me sta zozza idea dalla testa non me la leva più nessuno.

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  28. grande grande Zio!
    un saluto

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  29. Sono tre giorni che corro dietro a questo racconto, ed ogni volta succede qualcosa per cui debbo interromperlo.. Finalmente dopo averne completato la lettura, ti dico cosa ne penso , se posso permettermi: è veramente bello!Perchè è divertente, perchè è commovente, perchè è dissacrante, perchè è fresco, leggero e nello stesso tempo profondo e delicato.Mi sento di essere sincero.Ma è un diario di quei giorni, oppure è stato scritto di recente in base hai ricordi? L' impressione è che sia un diario scritto allora..
    Lo vedo molto come un film.Ho trovato anche una
    colonna sonora, te la invio.. così, se decidessi di farlo, il film..

    http://www.divshare.com/download/13456299-f81

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  30. Zione ma che caspita mi combinavi a 16 anni? Hihihihi. Racconto grandioso (ma che te lo dico a fa). :)

    Ciao grande.

    LeNny.

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  31. * Enzo
    mah, per me le varie cosiddette sponde sono più contigue di quanto non si pensi, solo che per alcuni è necessario il coraggio della sbornia o del vino-veritas, perché la macchina del condizionamento è davvero pesante, devastante, opprimente, più che una macchina un gigantesco martello, basta vedere nel racconto come si mettono subito in moto (e questo è assolutamente realistico!) le pedine dello stronzo apparato inibitorio-punitivo-oppressivo: genitori, preti, presidi, psicanalisti, e tutto per una cazzata irrilevante, ma sarà proprio il loro mettersi in moto a farla precipitare in tragedia per far poi intervenire l'ultimo ingranaggio dell'apparato, gli sbirri e il tribunale...

    * Ernest
    un saluto, caro amico!

    * mr.Hyde
    Grazie per le tue belle e graditissime parole! La storia è inventata, ma quello che mi dici è il milgior complimento possibile, visto che la mia intenzione era proprio farla sembrare non solo vera, ma scaturita di getto dalla bocca del protagonista... non sono riuscito ad attivare il link della tua colonna sonora, google mi dice che non corrisponde a nulla, non ci sarà qualche errore?
    Comunque per intanto ciao, e grazie ancora!

    * LeNny
    ;-))

    Ciao grandissimo!!

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  32. Ti ringrazio per aver deciso di seguire il mio blog... :)
    Anche io ti seguirò
    Un abbraccio :)

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  33. Mi permetti il paragone... Palahniuk?

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  34. Nik, lo hai detto tu e mi scuso di non avertelo detto subito, preso dalla foga rievocatoria di un qualcosa di poco chiaro -ancor oggi- capitato a me.
    Il racconto è grandioso nella sua crudezza: una cazzata innocua, si fa per dire, mette in moto IL PROCESSO.
    Qualche secolo addietro sareste entrambi entrati nella camera di tortura, e poi sul rogo, oppure in un convento per diventare in una decina di anni vescovi e cardinali, poi magari eletti -uno dei due- papa.
    Corto e bellissimo, scritto usando le parole giuste al momento giusto, che -come sai- è la cosa più difficile e perigliosa del percorso scribacchiatorio di ogni scrittore vero.
    Ciao.

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  35. * Andrea
    Benvenutissimo, e grazie!
    Abbraccio ricambiato :D

    * Ale
    Un lettore ha il diritto di fare tutti i paragoni che gli pare... basta che non mi paragoni a giordano o alla tamaro, perché in quel caso vengo a cercarti con un'ascia in mano... ("my favourite axe...") :-))))

    * Enzo
    Basti pensare che nell'Iran di oggi li avrebbero impiccati entrambi...
    Grazie per i bellissimi complimenti!
    Ciao

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  36. Un racconto coinvolgente, tanto che per un bel pezzo ho pensato che fosse tragicamente autobiografico. Comunque in ciò che scriviamo ci mettiamo sempre tanto di noi stessi. Le sedute dallo strizza con il ragazzo che cerca appigli ovunque per distrarsi e per sopportare la pesante situazione, mi sono piaciute molto: trasmettono molto bene la sua angoscia, la sofferenza e la nascita di pensieri distruttivi. Complimenti!

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  37. Centomila a seduta senza ricevuta, porcodio.

    In questa frase ho trovato il compimento sopraffino di ogni racconto esistente sulla faccia della terra (e mi ha fatto ghignare come un porco....dio)

    :D

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  38. * Ninfa
    Grazie per la visita, per i complimenti e per la cosa verissima che dici: nella scrittura mettiamo sempre noi stessi (al punto che le cose che scrivo, cioè partorisco, sono sempre a tutti gli effetti "miei figli") e in questo senso poco importa, poi, se di veramente autobiografico un racconto contiene il 2% o il 90%, se contiene solo misteriose emozioni, sogni, sensazioni, o un vissuto più o meno rielaborato e romanzato.
    Ciao carissima!

    * Greg
    Che birichino... degno amico del sottoscritto... :D
    però hai ragione: quando ci vuole ci vuole...

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  39. Pure a me vengono dei paragoni, ma ormai credo che assomigli solo a Zio Sriba. Be', poco grigio? Capisco molte cose ora di certi letterati.

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  40. * Ally
    Come diceva lo zio Buk: ALTRI SBADIGLI E MERDA DI CANE MORTO SULLA POVERA ANIMA GIA' IN FRANTUMI. (In America e ai suoi tempi, figuriamoci oggi e da 'ste parti...) Scaffali stipati di merda. E almeno fosse marrone: è grigia!!!!

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  41. Hai capito gli strizzacoglioni? Si guadagnano palate di soldi, disegnano cazzatine, fanno fimta di ascoltare della gente e sparano minchiate sulla psiche umana. Questi hanno capito tutto dalla vita, bastardi!

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  42. Anche a me qui hai ricordato Palahniuk. Bel pezzo, grande finale. A tratti forse solo un filo sopra le righe col linguaggio (per come la vedo io, eh). Nel senso che l'eccessività del linguaggio è uno squilibrio che a mio avviso può rischiare di comprometterne la forza. Né Bukowski, né Palahniuk mi pare ci vadano mai giù così pesanti. Per il resto è [Pure Scriba Uncle 100% - Read With Care]! :-)

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  43. * Mesic
    Hanno capito tutto sì... Non come i furbacchioni che si arricchiscono coi corsi di scrittura creativa, ma quasi. Ho detto QUASI... :D
    Dimenticavo: benvenuta!!

    * Il grande marziano
    Ti ringrazio, e sul linguaggio ti do parzialmente ragione: non lo considero sovraccarico, ma carico-carico sì. La situazione, al di là del motivo scatenante e di poche varianti, è piuttosto convenzionale, narrativamente molto praticata per non dire inflazionata, e secondo me è proprio il “sopra le righe”, a salvarla. Riciclo anche per te la risposta data, per motivi opposti, a Greg: quando ci vuole ci vuole. L’importante è che l’autore capisca quando, ci vuole (un po’ come gli attori, che a volte sono da Oscar perché, appunto, “sopra le righe”, e altre volte lo sono perché “sotto le righe” – scelte non certo casuali e intercambiabili, in un film devono essere così e nell’altro devono essere cosà). Forse sarebbe un problema e un limite se io scrivessi sempre e solo così, ma questo racconto serve anche a rivendicare con orgoglio la mia (naturalissima e non artificiosa) versatilità, il non avere un solo marchio o stampino (anche se come tutti ne ho di peculiari e principali), una sola voce collaudata, una sola formuletta vantaggiosa (che poi per me è un pregio ma altri potrebbero vederci un limite, sia chiaro), come dimostrerà proprio il brano che andrò a postare fra un giorno o due… (ma, se vai a riguardare, credo lo dimostrino anche racconti come Dedizione o come Disponi – che riesce a essere poetico e soft nel descrivere il rapporto con una prostituta nigeriana – per limitarci a quelli proposti più di recente.)

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  44. Grande Zio. Sottoscrivo il primo commento di robydick, azzeccatissimo: tragico e comico senza essere tragicomico.

    PS: Per quanto riguarda il sondaggio sul referendum, ho espresso un voto pessimista, sperando di essere smentito

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  45. Fulminante. Mi piace come "quadra" (non so dirlo meglio di così, è una sensazione di completezza che sento quando scribacchio certi miei racconti e che mi dà la misura di quanto siano ben riusciti... capito, no? ;), anche se più che il soffitto a quadrettoni, la "cifra", come dice Adriano, secondo me è nei libri rossi e blu. (Gli insiemi di libri ben rilegati e tutti uguali sono una cosa dalla quale diffiderò sempre. Sempre preferito edizioni economiche in file diseguali, magari cercando incastrarli in modi che non riescono mai per ottimizzare lo spazio :D)
    Il linguaggio in effetti è un po' al limite, ma un personaggio così estremo che parla in modo più forbito, uhm.....

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  46. Sono stufo di vedere il soffitto a quadrettoni ,quando diamo una rinfrescatina alla casa ?
    Un abbraccio Zio !

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  47. * Danilo
    Grazie.
    Sull'altra cosa sono pessimista anch'io: da troppi anni viene consumata senza troppi patemi la truffa italiota del non-quorum...

    * Reverend Emi
    Allora le mie librerie ti piacerebbero: disordinatissime, coloratissime, piene di tascabili. Scaffali non da strizzaportafogli ma da... portafoglio semivuoto... :D

    * 4EverInter
    mmmm... direi domani... porta solo un po' di pazienza caro amico!! :-))

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  48. Faccio ancora fatica a capire i sovracopertinati rigidi: sono più pesanti, costano di più, occupano più spazio... e ovviamente, prima mettono sul mercato quelli. Per non parlare di certe opere multivolumiche, che se c'è una cosa che inizia a sapermi di vecchio... :P

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  49. Anche questo mi è piaciuto! "Dirimpettaio laico" è ottima, non l'avevo mai visto in tale ottica... :-P
    Ciao caro!

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  50. * Reverend Emi
    Per non parlare di quando le sovracopertine rigide sono debordanti rispetto alla grandezza delle pagine (una porcheria che capita spesso soprattutto coi libri allegati ai nostri quotidiani del cazzo): talmente scomode che l'unico modo per leggere agevolmente il libro sarebbe strapparle via!

    * Lu
    Grazie Lu, un abbraccione anche a te, carissimo!

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  51. Grandissimo!!! se avessi la possibilità di leggere ogni giorno racconti di questo genere credo che riuscirei a fare a meno di mangiare alimenti e sopravviverei comunque!!!

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  52. * Tiziano
    Grazie! Questo è il genere di commenti in grado di commuovere uno scrittore, e di fargli decidere una volta per tutte (anche se, a essere sincero, io l'avevo già deciso...) che non smetterà di scrivere nemmeno se gli sparano! :D

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  53. Veramente una figata assurda. GENIO!
    E per tanti aspetti/idee sono d'accordo con te.
    Cari saluti, Marco

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Benvenuti a bordo!!
Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)