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"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

lunedì 14 febbraio 2011

RACCOLTA DIFFERENZIATA (19) - vecchi racconti inediti del Nick




TROPP SECRET




Con un giro di chiave il geniere Usuelli aprì la porta dell’Ufficio Addestramento, al primo piano dell’edificio del Comando. Entrò, e venne investito dal tanfo di chiuso e mozziconi rancidi che lo attendeva al varco ogni porca mattina. Peggio che mettere il naso in una tomba hittita. Depose il colorato full di chiavi sulla scrivania di Catasciato, accese le luci, spalancò le due finestre incurante del freddo (sarebbe entrato il gelo o uscita la puzza? Indovina un po’), e subito si ributtò nell’oscuro corridoio, destinazione Ufficio del Comandante di Battaglione.
Davanti alla porta c’erano i carrelli stracarichi di documenti portati alla firma il giorno precedente, a sera inoltrata. Usuelli prese il plico dell’Addestramento, e tornò veloce in ufficio per imbustare le missive. Poi di corsa al Posta e Viaggi all’altro capo del corridoio, per lasciare i bustoni gialli in partenza e prelevare quelli in arrivo. Quindi di nuovo e più in fretta, col fiatone dell’efficienza e il batticuore del noviziato, nell’ufficio ancora deserto per archiviare nei raccoglitori le minute, già protocollate per argomento e siglate con le iniziali maiuscole del Capitano Marcotullio o del sergente maggiore Catasciato, e con quelle minuscole dello scritturale di turno. Prima di riporla, il geniere Usuelli rimirò con orgoglio la prima CA/us di una lunghissima serie. La trovò perfettamente riuscita. Mettendola via, ebbe l’impressione di consegnare una parte di sé agli annali della Storia.
Poi, già esausto, sedette in attesa.
Fuori c’era un sole timido e liquefatto, appena visibile dietro i vetri che aveva richiuso a fatica per via delle vecchie maniglie troppo dure. L’aria glaciale penetrata rendeva il fiato del ragazzo più pastoso del fumo. Vagamente più visibile del sole, un operaio pisciava contro il muro della chiesa sconsacrata all’esterno della caserma. Nel gelo mattutino, aveva prodotto una gran fumata che faceva concorrenza alla nebbia. Alla fine l’operaio andò avanti a lungo a fare scrolly scrolly. Molto, a lungo. Non ne voleva, goccioline in mutanda. Non la finiva più di menarlo. Chissà se a guardare dalla finestra ci fossero state le monache, pensò il militare di leva. La caserma Ribbentrop era un ex convento di disgraziate di clausura del millequattrocento.
Leccare tutte quelle buste gli aveva fatto bocca amara. Soppesando remote ipotesi di vomito, avvalorate da rigurgiti di latte dolciastro e da tutti quei filtri in decomposizione che ammorbavano il locale, Usuelli si sorprese a pensare che da lungo tempo esistevano il telefono e il fax. «Idiota!» si rispose da solo, «non l’hai ancora capito che questi qui giocano
Il vantaggio di essere la burba dell’ufficio era quello di evitare la pagliacciata assiderante dell’alzabandiera per salire ad aprire, dopo aver ritirato le chiavi dall’Ufficiale di Picchetto giù all’ingresso principale, saltando la pantomima da pupazzi al cospetto di quello straccio escrementizio. Ma adesso erano le otto passate e ancora non spuntava nessuno. C’era qualcosa di strano. Il geniere Usuelli fissò preoccupato il telefono sulla scrivania di fronte, e sperò con tutta l’anima che non si mettesse a squillare.
Tardavano a riempirsi anche gli uffici delle altre sezioni.
Era una mattina di assenze.

Lo scritturale ripassava mentalmente la tiritera per rispondere: Ufficio Addestramento, geniere Usuelli. Gli avessero detto che dopo qualche mese avrebbe risposto con disinvoltura e noncuranza, sbiascicando ‘stramento, ‘porale Usuelli, non ci avrebbe creduto. Per il momento, il telefono lo terrorizzava. Non era tanto il rispondere, quanto il drizzar bene le orecchie e concentrarsi, per riuscire ad afferrare chi diavolo fosse e cosa volesse. I sottufficiali e gli ufficiali erano tutti del profondo sud, eccettuato il capitano Marcotullio che era di Como, e parlavano maledettamente in fretta. E se il tizio all’altro capo del filo era un pezzo relativamente grosso, c’era da farsela sotto al pensiero di essergli d’intralcio. Ufficio Addestramento, geniere Usuelli, pensò di nuovo, sentendosi abbandonato da tutti in una postazione così importante. Nervoso, tornò ad alzarsi, e diede un’aggiustatina al cinturone della mimetica. In quella irruppero, finalmente, Onestini e Rognauro. «È successo un casino» disse gongolando il caporale Onestini.
«Dove?» domandò Usuelli.
«Del coso, Usuelli» miagolò stridulo il geniere Rognauro, «non ci stiamo allargando un po’ troppo?».
Come al solito, Onestini e Rognauro usarono il loro finto nonnismo goliardico per tenere un po’ sulle spine la rana dell’ufficio, ma dopo un minuto Onestini, che non stava nella pelle, cominciò a spifferare quel che sapeva. Il casino era successo al circolo sottufficiali, dove il sergente Cristero, un bravuomo addetto agli esplosivi e alle munizioni, si era lasciato scappare, con un barista mentre beveva un caffè, qualche indiscrezione peraltro frammentaria sull’imminente arrivo, alla stazione di Pavia, di un convoglio speciale che lo riguardava. Il dialogo era stato captato da chi non avrebbe dovuto, il responsabile delle Informazioni depositario di tutti i segreti, il maresciallo Dunella in persona, un pignolo fanatico meglio noto fra gli scritturali del comando come l’arteriosciallo sclerotico, o il tafano, o anche, ultimamente, il contafotocopie. L’arteriosciallo aveva minacciato di denunciare il sergente e l’aveva messo in punizione (roba mai sentita prima: un punito non di leva!), e aveva detto ai baristi del circolo di ritenersi consegnati per motivi precauzionali. Il sergente esplosivista Cristero, uomo solitamente mite, aveva avuto a quel punto un’esplosione di violenza, sia verbale che fisica, ed era scoppiata una mezza rissa. Per riportare tutti alla calma erano dovuti intervenire alcuni comandanti di compagnia e lo stesso Tenente Colonnello, costretto dai rumori e dalle grida a interrompere il teatrino dell’alzastraccio.
«Del coso, Usuelli. Adesso che sei stato informato puoi rimetterti al lavoro» pigolò il geniere Rognauro con quella sua cantilena da vecchia zitella.

Il geniere Rognauro era un essere bruttissimo e grassoccio, moderatamente antipatico, con degli enormi occhialoni quadrati dalle lenti spessissime che gli conferivano l’aspetto di un gigantesco rospo da Muppet Show. Era scappato dal Muppet e non lo avevano ancora ripreso, né mai si sarebbe ripreso lui dalla pupazzaggine. Era fuori corso alla facoltà di geologia non di qualche anno bensì di qualche Era, appunto, geologica. Ciò che lo rendeva unico era quel bisogno disperato che intimamente lo tiranneggiava, quell’impulso a ripetere il più di frequente possibile il suo tic verbale. Rognauro intrufolava con abilità diabolica le due paroline nel bel mezzo di qualsiasi discorso, cercando in tutte le maniere di mimetizzare la sua insopprimibile debolezza. Poteva chiederti se avevi finito la stesura del programma del coso, o se per favore gli potevi passare la cartina geografica del coso, e quello che tu afferravi era la sostanza del discorso, senza fare troppo caso a quel cavolo di coso. C’erano un paio di situazioni in cui la sua abilità si dimostrava stupefacente. Quando discorreva rilassato al telefono lo trasformava in “d’accordo”, che però sembrava più un delcordo. Se discuteva animatamente con qualcuno lo mascherava da “che cosa”, come chi per rispondere a un’insinuazione malevola ribatta “che cosa diavolo stai dicendo”, però lì somigliava più a un deccosa. Ma diceva sempre e comunque del coso. Soltanto due persone avevano abbastanza sensibilità d’orecchio per accorgersene. Uno era il geniere Usuelli, che per delicatezza non ne fece mai menzione. L’altro era il Comandante di Compagnia di Rognauro, il tenente Incarbona, un tipo untuoso-presuntuoso e odiosetto, figlio d’arte e criptochecca, che si divertiva a sfottere sadicamente Rognauro in ufficio davanti a Usuelli, parlandogli più o meno così: «…domani, Rognauro, essendoci scarsità di effettivi del coso, dovresti montare di guardia del coso, poi, quando non è il tuo turno del coso te ne puoi salire qui in ufficio del coso, in modo da poter terminare il tuo lavoro del coso…»
Rognauro fingeva di non capire, sorrideva al tenentucolo e se ne sbatteva allegramente le balle. Naturalmente le balle del coso.

Onestini invece, ricciolino rosso rame dal viso di bimbo, in caserma ci si divertiva, e non poco. Aveva osservazioni caustiche per tutti, dai militari in carriera alla plebaglia della pausa spaccio, ma non dava mai l’idea di un fastidioso snobismo. La sua era soltanto l’incredulità di un fanciullo intelligente catapultato per gioco nel mondo idiota degli adulti.
Usuelli non avrebbe mai dimenticato la prima immagine del caporale Onestini. Era la fine di giugno, e lui si trovava nell’ufficio addestramento per farsi registrare come nuovo arrivato alla Ribbentrop. Ancora non sapeva che quell’ufficio sarebbe diventato il suo luogo di lavoro, vincolato com’era, all’inizio, dal suo stupido e inutile Incarico 119, Bonificatore NBC, che solo verso la fine sarebbe stato regolarizzato dal maresciallo Dunella in 60, Scritturale (cosa non da poco: i 119 al congedo ricevevano la dannata cartolina rossa del possibile richiamo, i 60 no). Era lì che rispondeva alle domande di quel buffo Rognauro, prima del colloquio col Capitano, quando vide arrivare questo caporale piegato in due dal ridere. Rideva come un matto perché, raccontò, era appena passato dalla porta centrale, dove il sergente maggiore Lo Bue stava dando il cambio al sergente maggiore La Mucca, proprio nell’istante in cui l’Ufficiale di Picchetto, rimbrottando il soldato di ramazza, esclamava: «Vediamo di pulire questo ingresso, che sembra una stalla!»
Il colpo di grazia per Onestini, che si sforzava di restare serio, venne assestato sulle scale del Comando, allorché incrociò gli occhioni bovini di un fino ad allora sconosciuto sergente maggiore Manzù, rischiando di scoppiare a ridergli in faccia.
Il suo bersaglio preferito era la giornata-tipo del sergente maggiore Catasciato, il capufficio. Catasciato era il responsabile dell’Ufficio Addestramento, dove oltre al resto si stabilivano le attività giornaliere delle varie Compagnie e si preparavano le patenti dei conduttori di camion e di altri mezzi speciali. Accanto c’era l’ufficio del Capitano Marcotullio, il capo Sezione. Della Sezione faceva parte anche l’Ufficio Informazioni, isolato in fondo al corridoio sulla sinistra e quasi inaccessibile. Ci potevano entrare solo il geniere Spaccapera (ribattezzato il Frangifrutti), vittima dell’arteriosciallo, e il geniere Usuelli per le fotocopie del programma settimanale. Allora Dunella concedeva la fotocopiatrice come se facesse un favore personale a Usuelli, e per essere sicuro di non smenarci un grammo di toner aveva fatto da poco installare un contacopie.
Sembrava che il maresciallo Dunella fosse a conoscenza di più segreti del Capitano Marcotullio e dello stesso Comandante di Battaglione messi insieme. Quando Usuelli entrava timido e terrorizzato da lui lo trovava sempre a pavoneggiarsi al telefono con qualche suo misterioso omologo in altre caserme. Il tafano ascoltava accigliato, si dava una sistemata al ciuffo di capelli bianchi, sorrideva impercettibilmente, diceva Nessuna Novità con quel suo accento da centurione romano e riattaccava. Secondo Onestini e Rognauro la massima aspirazione del maresciallo Dunella era chiudersi a chiave nell’ufficio di Marcotullio in sua assenza per sedersi a scorreggiare sulla sedia del Capitano. L’unico atteggiamento simpatico dell’arteriosciallo sclerotico era quando parlava al telefono con qualcuno che gridava troppo. Allora allontanava la cornetta e la girava verso Spaccapera e Usuelli, come per asciugarli a distanza col getto d’aria calda di un phon, e se ne stava lì seduto con espressione ebete e indifferente mentre quell’altro andava avanti a berciare.

Sulla giornata-tipo di Catasciato il caporale Onestini si scatenava, diventando spietato e antipatico. «Arriva senza fretta in ufficio alle otto e mezza passate» attaccava. «Alle nove e un quarto scende un attimo. E se ne sta al circolo sottufficiali fin verso le undici. Poi se ne torna su bello bello e rimane fino all’ora di pranzo. Al pomeriggio, alle due e mezza si scomoda a salire, forse perché fare le scale gli aiuta la digestione, e prima delle quattro già scende un attimo. Torna su un’altra oretta ed è già belle che ora di cena. Tutti i giovedì trascorre mezza giornata dal barbiere della caserma, a farsi ritoccare i capelli da lavativo e la barba da brigante indolente, mentre noi qui lavoriamo per lui. Ha vitto, alloggio e lavanderia gratis, frequenta un circolo che è un bar di lusso dove tutto costa un decimo che fuori, e senza fare un cazzo mette via tra stipendio e indennità varie più di due milioni al mese».
A Usuelli però Catasciato piaceva, e non poco. Onestini poteva dire quello che voleva, ma lui lo trovava una persona gentile e spiritosa, ne apprezzava il carattere mite. Giovanni Catasciato, siciliano di Cefalù, faceva bellissimi disegni e caricature a pastello. Gli aveva mostrato le sue opere d’arte allo spaccio una sera che era sottufficiale d’ispezione e Usuelli di PAO. La sera stessa lo aveva introdotto per un paio di minuti nella sua camera. Quella stanza si era rivelata un microcosmo fatato, con al centro una selva verdeggiante di piante in vaso curate con sapienza e dedizione, che a loro volta circondavano un acquario abitato da una miriade di piccolissimi pesci iridescenti. Non era colpa sua se l’esercito era una macchina burocratica inutile, dove l’unica cosa precisa erano le ruberie, soprattutto alimentari, dei marescialli. (Chi non era pazzo e non era di servizio andava in pizzeria, nessun ragazzo rimaneva in caserma per cena, ma bastava far figurare che tutti mangiavano a quello schifo di mensa per far sparire vettovaglie a quintali. Per non parlare dei giochini col carburante). Catasciato non faceva nulla di male, e quanto al lavoro non poteva certo inventarselo. Anche Usuelli al suo posto avrebbe tirato a campare, divertendosi al circolo e allevando pesciolini.
E poi Catasciato sapeva anche essere un mattacchione, come quella volta che imitò la voce da cartone animato del Comandante parlando al telefono con la Sezione Trasporti, e ottenne una macchina con autista per Usuelli che doveva portare a sviluppare un rullino di Marcotullio.

La mattina del fattaccio al circolo sottufficiali, Onestini, spalleggiato da Rognauro, provò a indagare. Si dedicò al gioco delle domande pericolose. Cominciò fermando al volo Spaccapera che passava in corridoio. «Cos’è questa storia del treno con le armi?» disse felino e sornione dopo averlo risucchiato al di qua della porta.
«Quale treno.»
«Il treno del coso, Frangifrutti, non menare il can per l’aia.»
«Siete impazziti» impallidì Spaccapera. Si tolse gli occhialini rotondi un po’ appannati e si mise a pulire le lenti col fazzoletto. «Sono segreti militari, questi. Avete sentito cos’è successo a Cristero? È la prima volta che viene punito qualcuno che non sia un naione.»
«Macché segreto del coso» rispose Rognauro, «Frangifrutti, scommetto che tu sai anche a che ora arriva. Il tafano l’avrà fatto battere a macchina a te, il messaggio del coso».
«Vaffanculo Rognauro. Non mi faccio sei mesi a Peschiera per colpa tua» disse Spaccapera rimettendosi gli occhiali e andandosene via.
Dopo di lui fu la volta di Catasciato. Entrò in ufficio che erano quasi le dieci, si tolse il basco ma lo tenne in mano anziché appenderlo come al solito, e rimase in piedi con la giacca a vento slacciata a metà, come indeciso sul da farsi. Onestini gli tastò il polso.
«È un segreto militare» tagliò corto Catasciato.
Nessuno fu in grado di capire se l’avesse detto con ironia. Tutti però sapevano che Cristero era un suo grande amico. La cosa più assurda, comunque, era che tutto quel bailamme ruotava attorno a un convoglio che, se davvero c’era, avrebbe trasportato bombette a mano da esercitazione a carica ridotta e Garand ammuffiti della seconda guerra mondiale, che non avrebbero fatto gola neppure al più sfigato e malmesso dei terroristi kurdi. Ce lo vedete un commando che assalta un treno usando armi vere e sprecando munizioni vere per rubare ferrivecchi da collezione? Quanto alle bombe a mano, la carica era così ridotta che per lasciarci un coglione, come ben sapeva il tenente La Triglia, al secolo Monopalla, bisognava buttarcisi sopra a corpo morto per fare scudo a un coglione di soldato che se la fosse lasciata cadere tra i piedi dopo aver strappato la linguetta.
«Scendo un attimo» si risolse il sergente maggiore. E sparì.
Onestini e Rognauro si guardarono con un ghigno sulle labbra.
Lo scendo un attimo di Catasciato era anche una sorta di segnale convenuto tra gli scritturali, che si sedettero ognuno al suo posto a fingere di lavorare alacremente. Succedeva infatti che l’arteriosciallo sclerotico scendesse anche lui per il suo lungo attimo a spese del contribuente, ma sempre cinque minuti dopo Catasciato. Questo per poter piombare “casualmente” nell’Ufficio Addestramento in cerca di una gomma o di una matita fuori posto, e rimproverare il disordine e la sciatteria dei ragazzi. Se poi ne trovava uno a far niente, era capace di prenderselo per mandarlo al Distretto all’altro capo della città, o a sbrigare al suo posto i cazzi suoi personali, come faceva quasi quotidianamente, anche in orari di libera uscita, quel poveraccio di Spaccapera. Per non farsi cogliere di sorpresa, uno di loro sbirciava il corridoio da una fessura della porta e dava il segnale. «Un’ala di tafano», era il segnale. Con tante scuse al Pascoli.
Quando il tafano arrivò puntualmente a vangare i coglioni, Onestini ebbe la faccia tosta di chiedere lumi persino a lui. Tanto i raccomandati di Pavia e dintorni di punizioni non ne rischiavano. Usuelli era l’unico scritturale non raccomandato e non di Pavia. Doveva ringraziare di far parte di uno scaglione di semianalfabeti, se l’avevano preso a lavorare in ufficio. Il tafano nemmeno s’incazzò. Si limitò a rispondere con un senso di fastidio, come se i tafani fossero diventati loro:
«Che volete finire a Peschiera, regà? Sòssegreti militari, questi. Che scherziamo? Mettiamo a posto quella carta carbone, Usuè?»
Nel pomeriggio – Catasciato era appena sceso un attimo – comparve il Capitano Marcotullio, e Onestini ci provò anche con lui, mentre Usuelli lo blandiva offrendogli una delle sue Marlboro verdi svizzere, che l’ufficiale gradiva molto e chiamava mentine. In verità, con un Capitano si correvano anche meno rischi. C’erano serenità e distensione, nei rapporti fra i tre stelle e i preziosi scritturali, e mancava poco che questi ultimi dessero del tu agli ufficiali, motivo per cui la cinghialeria dei pionieri e affini li chiamava, a volte giustamente e a volte no, lecchini. Il capitano Marcotullio fu cordiale ma fermo: «Ragazzini, questi sono segreti militari. Non lo so ancora neanch’io, di preciso, quando arriva ‘sto cazzo di treno. Buona la mentina, Usuelli. Quando vai in Svizzera, me ne compreresti un pacchetto?»

All’imbrunire della libera uscita, in un crepuscolo nebbioso e umidognolo come solo Pavia la grigia sapeva mettere in scena, i riccioli rossi del caporale Onestini erano disciplinatamente in coda, in abiti borghesi, allo sportello della stazione. Mentre acquistava il suo biglietto con sconto militari per il trenino locale, che gli avrebbe regalato qualche ora di pace in famiglia senza intaccare, beato lui, la dotazione licenze, perseguitato da quello che era ormai diventato un chiodo fisso, ecco che, con aria distratta, come se domandasse che ore sono?, Onestini chiese all’addetto alla biglietteria se per caso avesse notizie del convoglio militare, sì, certo, naturale, proprio quello, quello segretissimo con le armi e gli esplosivi.
«Dovrebbe arrivare stasera» rispose con gentilezza il ferroviere.
Tanto valeva insistere. «Non è che saprebbe di preciso l’ora?» azzardò il caporale ragazzino, con quella sua angelica faccia tosta da pel di carota impunito, ladro di tutte le caramelle di tutte le nonne del mondo.
Il suo solerte interlocutore non pareva informato sino a quel punto. Con una rapida smorfia tradì la sofferenza per la propria inadeguatezza, poi cercò aiuto con lo sguardo, e lo trovò nella persona dello scambista, quindici decimetri di calvizie portati con una certa dignità, intento a riscaldarsi nel tepore della biglietteria. Gioviale ma sbrigativo, e insospettatamente vispo come un grillo parlante, il piccoletto ci pensò su per un istante, si dondolò sulla sedia di legno dinnanzi al calorifero, arrotò per bene la sua erre moscia dialettale dell’Oltrepo e infine, davanti a una decina di persone, scandì:
«Ai votenkuaart, binario tre.»


Nell’immagine grande in alto: caricatura regalatami per ricordo dal mio vero capufficio, e un trancio di foto a pochi giorni dal congedo, col vostro zio in divisa.


44 commenti:

  1. Davvero molto interessante, e un dieci più per lo scrolly scrolly XD

    E.

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  2. Ci vuole una fantasia stratosferica per scrivere un racconto così esilarante.

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  3. questi racconti in divisa… che belli! Tropp secret very good! ;) *****

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  4. Indimenticabili Giovanni Catasciato, siciliano di Cefalù, i suoi capelli da lavativo ed il suo microcosmo fatato.!
    Altrettanto suggestiva la rappresentazione del mattino, tra fumi, miasmi e ombre striscianti di silenziose suore

    Ti abbraccio

    P.S.
    Che bella la foto!

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  5. * Emanuele
    amo le piccole pennellate che vivacizzano un testo, e scrolly scrolly è una di queste... :D

    * il monticiano
    mi fai venire in mente Philip Roth quando dice: "Se scrivo cose di fantasia mi accusano di autobiografismo, se racconto pari pari la mia vita mi dicono come sei bravo a inventare..."
    ti assicuro che qui di fantasioso ci sono solo i nomi... :-)

    * petrolio
    ricordavo di aver abortito, tanti secoli fa, un romanzetto sulla naia... ma avevo scordato di avere così tanti raccontini sull'argomento... avere il tempo di lavorarci un po' e riunirli potrebbero diventare una raccolta, con titolo del tipo Tutte quelle stelle su tutto quel maiale...

    * giacynta
    sono contento di aver potuto scrivere del carissimo amico Catasciato, anche se le cattiverie che gli altri personaggi dicevano di lui m'impediscono di farlo vivere col vero nome, e, per delicatezza, per non rischiare di ferirlo, di dedicargli il racconto apertamente...
    Ti abbraccio anch'io.

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  6. XXXX:D titolo eloquente assai! * È come se l'avessi conosciuto personalmente! ;)

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  7. Beh per mia fortuna non conosco i dettagli quotidiani della vita militare, ma mi piace immaginarmeli alla stregua di questo quadro esilarante. Ma emerge anche un dettaglio non credo casuale: a vede' larussa che scalcia un giornalista che fa domande pertinenti, penso che siamo vicini a poter avere una - o più - caserma Ribbentrop.
    PS: ho finito il Tondelli. Ovviamente godibilissimo, ma che chi ha talento sia costretto a simili odissee tragicomiche grida vendetta, e toglie ogni voglia di leggere "letteratura" italiana contemporanea. Del resto, m'era bastato vedere alcuni mesi fa il Rigobbbrizzi da Feltrinelli che presentava la "sua" ultima fatica per aver dubbi. M'è anche passata la voglia di leggere Carver.
    In ogni caso tutti i complimenti di cui dispongo!

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  8. * web runner
    e dire che rigobbrizzi se le prepara bene le presentazioni, non avendo quasi null'altro a cui pensare... :D
    in effetti la narrativa italiota odierna, specie quella "ggggiovane" sfornata dai grandi editori, si avvicina moltissimo al concetto di truffa (e quando poi all'editoria si affianca premiopoli, tipo certi recenti premi strega a dir poco offensivi per l'intelligenza, alla truffa si aggiunge la vergogna).
    Grazie dei complimenti, che sono sempre incoraggianti, mon ami!
    Il tuo Don Chisciotte non si arrenderà ai BURINI A VENTO!!!!

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  9. Ho rivissuto le atmosfere del mio anno di militare a Sequals.
    Lunghissimo racconto ma ...divertente, capace di farti entrare nella scena.
    Mi sembrava di stare in caserma!
    Ottima capacità di osservazione. Dote rara.
    Amo le descrizioni che sanno tratteggiare come in una caricatura (tipo quella che ti hanno regalato) le caratteristiche dei personaggi mettendoli a nudo.
    E mettendo a nudo un'Italia che è sempre la stessa, piena di furberie e pronta a trarre un tornaconto da tutto.
    Bel racconto.
    Dovrò rileggerlo!
    Ciao

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  10. stra bello il tuo blog!!!soprattutto la tua descrizione!!!!!

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  11. Il personaggio Catasciato è indimenticabile, tratteggiato divinamente.
    Ma tu, zio Scriba, lo frequenti ancora?
    Ciao, sei un gran narratore!!!
    Lara

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  12. * Gianni
    Come dissi a proposito di Dedizione, postare racconti lunghi mi dà sempre una doppia sensazione: da un lato mi sento in colpa per il tempo che potrei rubare ai lettori, dall'altro sono loro doppiamente grato se poi decidono di dedicarmelo, quel tempo. Stavolta avevo deciso di dividerlo in due parti, ma poi all'ultimissimo ho cambiato idea: in fondo sono solo poche righe in più rispetto a Dedizione, e ci sono degli stacchi che permettono a chi lo volesse di leggerselo con tutta calma in due o tre volte... Inoltre, come sempre in questi casi, cercherò di non postare niente di nuovo per almeno una settimana, quindi chi ha problemi di tempo faccia pure con comodo: può leggerlo quando può e quando vuole, o un pezzetto alla volta, oppure stamparselo... insomma fate come kakkio volete... intanto ancora grazie a te per avermi letto... e come aggiungeva sempre Bukowski: se avete voglia di mandarmi dei soldi, FATELO! :-))

    * CiuccioRock
    Grazie, e stra benvenutissima a bordo! :D

    * Lara
    sono grato anche a te per le ormai consuete belle parole... No, come tutte le persone di quel periodo di vita ci siamo completamente persi di vista, ma chissà mai che un giorno...

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  13. Molto divertente il coso...il racconto.
    Sei speciale!
    Cristiana

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  14. Lo Spaccapera mi ha fatto ribaltare... Invidio un sacco la tua capacità di far emergere il grottesco dalla vita vissuta (perché questa è vita vissuta, vero?)... Complimenti al cubo Zio!

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  15. Adoro il modo in cui i tuoi racconti riescono a rapirmi. Sembra quasi di essere il fantasma dei natali futuri che osserva la scena senza essere visto...
    E sono riuscita a vincere la mia inettitudine informatica: sono ufficialmente fra i tuoi sostenitori!
    Buona settimana

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  16. incredibile Nick, riesci sempre a sorprendermi!! ahahah spettacoloso questo racconto!!!! XD e poi ho un debole per i tafani... mi ricordano troppo Servi della gleba di Elio e le storie tese! XD XD XD XD XD XD

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  17. Nik- Bello e spiritoso. Mi hai fatto ringiovanire di qualche decina di anni, riportandomi al mio reggimento di artiglieria a Udine, dove facevo l'aiutante maggiore in seconda (da sottotenente) e dove casini succedevano ogni giorno per cazzate invereconde cui sti cazzi di ufficiali superiori davano importanza come fossero le pantofole nuove della Madonna.
    Sotto la naja tutto è una cazzata, ma ingigantita fino a farla diventare problema di vita o di morte.
    Ciao, amico mio.

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  18. * cristiana 2011
    il racconto del coso... :D
    diciamo che fra speciali ci si intende... Ciao!

    * Ale
    sì, vita vissuta al cubo (con sempre un pizzico di vaffancubo... :D)
    Grazie Ale!

    * Federica
    ti ringrazio infinitamente per il sostegno, ma assai di più per il fatto di leggermi e apprezzarmi... Buona settimana anche a te, mia nuova cara amica!

    * Giulia
    zzzzzzzzzz... a volte mi pare ancora di sentirlo arrivare dal corridoio, quel mona d'un tafano... :D Ciao!

    * Enzo
    allora evviva il potere di ringiovanimento della narrativa, anche quella, come in questo caso, da "raccolta differenziata"... :-)
    Ciao mon ami!

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  19. Come sempre grandissimo Zione, è un piacere leggerti. E venerdì si avvicina. ASD. :)

    LeNny

    ;)

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  20. * Ernest
    grazie nipote! :D

    * LeNny
    allora a prestissimo! :)

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  21. Era un po che non passavo di qua... bella anche questa perla di naia. Tu e le tue cazzo di rane.... ciao zioooooooo

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  22. Caro Zio, sai già che do digitazione a quello che penso sul serio, ché la piaggeria non è del mio pianeta. Nella fattispecie non so come lo giudichi tu (e mi piacerebbe sapere tu che ne pensi), ma personalmente trovo questo racconto non all'altezza di altri tuoi che ho letto. Certo è graffiato qua e là da belle zampate nello stile del Nick, ma *nel complesso* l'ho trovato... come dire... diluito e dispersivo. Un editor rompicoglioni forse direbbe "farraginoso", sbagliando in parte il concetto, ma centrando in parte la (mia) sensazione.

    Devo precisare che non essendoci su Marte il Servizio Militare, può anche essere che questo non mi abbia aiutato ad apprezzare empaticamente certi aspetti del racconto (o forse il racconto in toto), e anche la lunghezza "scrollata" a video (ma non lo scrolly che intendi tu! :) ) so che non mi agevolato, però il risultato è che questo tuo scritto mi ha trasmesso meno entusiasmo del solito.

    Un abbraccio.

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  23. * Greg
    in effetti stavo cominciando a pensare al mio blog come a un sito depetrellizzato...
    nun ze ffa cuzzì! :D

    * Il grande marziano
    critica ben accetta e tutt'altro che fuori fuoco: devo dire che ci sarà un motivo se questo racconto arriva fra gli ultimi di una cosa che già, autoironicamente, si chiama "RACCOLTA DIFFERENZIATA"... E anche se resto presuntuosamente convinto che i fondi del mio cestino della carta straccia siano di gran lunga migliori di roba che in italiA si becca il premio strega (vedasi Barolo Giordano), penso anch'io che questo racconto difetti un poco di ritmo, e che se fossi un editor avrei sforbiciato soprattutto le lunghe descrizioni dei singoli personaggi, ma il fatto è che questi vecchi racconti li ripropongo così, con un coraggio un po' autolesionistico, così come mi rendo conto che è autolesionistico, nel mondo frenetico dei blog, postare cose così lunghe... Stavolta accontentatevi delle zampate: ci sono molti libri che costano fior di soldi in cui se ne trovano molte di meno... :-))
    Grazie della franchezza, mon ami: ti assicuro che non è stata né sgradevole né sgradita. Fa anzi parte delle cose che aiutano a migliorare... :D
    Abbraccio ricambiatissimo!

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  24. E comunque le bombe mano erano le srcm. Che quando la tirai con in una mano il fucile e quindi la sicura da estrarre con i denti ebbi un'esitazione: sputarla prima o dopo il lancio? E dietro il sergente che urlava tira tira. E poi la tirai e nemmeno esplose.

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  25. Non mi fa bene leggere i tuoi post: sei uno scrittore fottutamente bravo e mi vengono i complessi di inferiorità :-D

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  26. tranquillo, Petrelli continuerà a essere ironico, pungente, JUVENTINO e cagacazzo... ad ogni costo!

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  27. * Alberto
    Mi dico sempre che ho almeno avuto la fortuna di finire in un posto in cui, malgrado fosse una caserma “operativa”, gli ufficiali erano i primi a non prendere troppo sul serio la pagliacciata. Ho saputo di poveracci finiti nelle grinfie di mentecatti farabutti delinquenti capaci di vantarsi di idiozie del tipo “Darei un braccio per 5 minuti di Vietnam”… Io a cessi umani simili lascerei il braccio, e toglierei tutto il resto…

    * Sara
    Eh, ma qui si complimenteggia assai… :D
    Dài, però, i complessi d'inferiorità no. Non scoraggiarti così: pensa a quante copie vende la tamaro, una che non sarebbe degna di lucidarti le scarpe con le orecchie (ecco, adesso che ho detto ‘sta cosa quasi quasi mi scoraggio – e mi arrendo – io…) :-(
    C’è posto per tutti!
    Un abbraccio

    * Greg
    tiferò sinceramente ed entusiasticamente perché riusciate ad arrivare quarti... (così vi sputtanate la prossima estate per i massacranti preliminari champions come quest'anno la povera Samp... :D)
    comunque il costo per l'onore di commentare qui è 100 euro a botta... non te l'avevo detto? :-))

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  28. Ehilà Nick!

    Mmm...c'è molto di Beetle Bailey questa volta :D, però mi associo a quanto dice Il grande marziano: secondo me sfugge un po' il centro narrativo... sinceramente mi aspettavo che da questo fantomatico "segreto" scaturisse qualcosa di più!

    In compenso, mi piace moltissimo la tua capacità di descrivere minuziosamente il "microcosmo" della naja... raccontare i microcosmi di questo tipo è una cosa mi affascina molto (e che starei tentando di fare anch'io, solo che come al solito, quando provo a fare qualcosa di lungo, s'ingarbuglia su tutto, katz...!)

    (ps.
    http://www.fcinternews.it/?action=read&idnotizia=39309 = UFFFAAAAAAAA????)

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  29. Pezzi di vita raccontati sempre con grande maestria. Ma se lo posso dire, preferisco le tue poesie. Mi calzano meglio.
    Un abbraccio Zio.
    :)

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  30. * Reverend Emi
    sì, in realtà questo racconto punta quasi solo al "microcosmo" e a restituire ricordi reali, mentre il "segreto" procede solo in chiave ironico-macchiettistica in direzione di quel fin troppo annunciato "votenkuart" (in origine Votenkuart era il titolo, poi lo cambiai proprio per non bruciare la sorpresa finale, anche se poi in realtà questo gran sorpresone non è, il lettore già lo capisce che stiamo parlando di un segreto di pulcinella, immotivato e ridicolo...)
    E' il classico tipo di racconto che, per argomento e lunghezza, bisogna essere predisposti a gustare, e in questo senso credo sia "condannato" a riuscire bene (o benino) solo su carta... :)

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  31. * Stefy
    incredibile questo gioco di sovrapposizioni, con te mi capita spessissimo che pubblico la risposta a un altro e magicamente appare sopra il commento tuo... vabbè, vorrà dire che se tornerò poeta te ne scriverò una su misura... :-)))

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  32. WoW onorata, a me piacciono molto mielose!
    ;)

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  33. prima però devo tornare poeta: ricorda che tecnicamente sarei ancora "pentito", e che quelle che posto sono molto, molto vecchie...
    nel caso, dirò alle mie api di mettersi all'opera... :D

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  34. Poeta, scrittore, recensore, paroliere, sceneggiatore ... l'importante è scrivere, l'importante è la parola.

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  35. * Ally
    come sempre Parole sante dalla mia palude preferita... :-))

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  36. "era una mattinata di assenze" per me potrebbe essere l'incipit di un altro racconto...bel lavoro zio! ;)

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  37. * TuristadiMestiere
    Grazie, e buon fine settimana, con o senza viaggi! :D

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  38. ... mi presteresti un pò di talento? Solo per un giorno, ok un paio d'ore, vabbè mi accontento di un'ora :D ti leggo sempre con moltooooo piacere ed è vero certi scritti si gustano di più su carta, ma meglio qui che niente.

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  39. Ah che gusto leggersi lo Zio dopo pranzo...
    Saluti!

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  40. Avendoti già seguito in precedenza, capisco bene che qui narri di fatti realmente accaduti, ma a a saper scrivere bene, come sai fare tu, ne viene fuori una volta di più una stupenda pagina di grandiosa satira della vita militare. E come tale non poteva essere priva di affettuoso calore umano.

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  41. * Galatea
    va bene, prestito accordato... così come il permesso di fare, eventualmente, copia e incolla e stampare... :D

    * Duck
    ecco dunque il vostro zietto in versione digestiva... :-)
    Ciao!

    * Adriano
    Il personaggio Catasciato incarna abbastanza bene la mia ricerca di equilibrio e dosaggio fra spietata ironia e struggente affettuosità (che poi mi sono proprie anche nella vita): il mio alter ego Usuelli gli vuole un gran bene, eppure non posso (né voglio) rinunciare a metterlo in ridicolo col tormentone dello "scendo un attimo"...

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  42. Ciao Nick, il finale è a sorpresa. Tutto il testo è ironico, pur descrivendo puntualmente l'ambiente lavorativo degli uffici statali di un paio di decenni fa. E sono rimasta così divertita della scenetta finale. Sono risoluta a procedere all'acquisto di "Tutta colpa di Tondelli", ti farò sapere. Ciao :))

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  43. * Nou
    Quasi quasi te lo consiglio anch'io... :D
    (nel caso, fammi poi sapere davvero le tue impressioni...)
    Ciao!

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Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)