l'idea più pazza del più pazzo fra gli scrittori

"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

sabato 22 gennaio 2011

RACCOLTA DIFFERENZIATA (18) - vecchi racconti inediti del Nick



DEDIZIONE


“Questa non è un’uscita”.
(Bret Eston Ellis, American Psycho)



Il nuovo coach veniva da Gorizia. Si chiamava Maurilio Ilicic, e negli anni della sua permanenza alla Pallacanestro Lavinia saremmo riusciti a farcelo amico. Sulle prime ci mise soggezione. Introdusse sistemi d’allenamento inconsueti. Ci faceva correre palleggiando lungo il perimetro della palestra, mentre i suoi ordini fitti rimbombavano tra le pareti altissime che ne restituivano echi spezzati, inafferrabili. Si capiva un cazzo, mediamente. Si spiavano i movimenti dei compagni per indovinare come regolarsi.
Questo Ilicic era un tipo allampanato. Ombroso. Baffi incolti e biondicci. Era un timido di quelli che poi, quando meno te l’aspetti, esplodono in crisi di collera. Laureato in lettere, viveva di pane e basket. Nel parlato infilava qua e là tranci di dialetto friulano. Avevi l’impressione che lo facesse per sentirsi meno lontano da casa, senonché otteneva l’effetto, contrario, d’immalinconire pure te. Guardavi quei suoi occhi spaesati e chissà come ti mancava Gorizia, dove non eri mai stato.
Uomo caparbio, Maurilio si dedicava anima e corpo alla sua missione-passione. La pallacanestro. Allenava noi juniores e la prima squadra, e insegnava minibasket nelle scuole. Più che altro insegnava anche a noi, una volta preso atto del nostro livello tecnico davvero sconcertante. Veder giocare male gli procurava dolore fisico. Spesso, negli esercizi d’attacco, piazzava una sedia al limite dell’area dei tre secondi. L’ostacolo rappresentava un difensore da evitare, mediante un piede perno, una finta, un giro dorsale, una partenza incrociata. Al terzo errore di fila afferrava il difensore artificiale, lo innalzava sopra la testa e lo agitava bestemmiando. Quando la sedia volava via e si schiantava contro un pilone di sostegno della tribuna, capivamo che ci conveniva imparare.
Per lui era una professione, e si accontentava di guadagni appena sufficienti a tirare avanti con la moglie e due figli. Per questo lo rispettavo e lo ammiravo. L’ammirazione e il rispetto si gonfiavano dentro me in maniera esponenziale quando sentivo qualche mio compagno stronzetto e nato ricco dargli del fallito, ovviamente alle spalle, nel chiuso dello spogliatoio, o sotto il vapore delle docce, le poche volte che lo scaldabagno funzionava. Mi si gonfiavano dentro in maniera triste e indignata. Era come se quelle infamie le dicessero su di me, che avrei voluto diventare simile a lui. Differente solo per tipologia di, pazza, vocazione.

Fu per non ferire quella sua dedizione totale che la sera che stetti a casa a vedere l’Inter in TV chiesi al mio amico Julien di raccontargli che ero a letto con l’influenza. Julien eseguì diligente l’incarico e la volta dopo, a bordo della sua 127 gialla, mi disse che era tutto a posto. Perfetto. Bene così. L’avevo sfangata. Ma non era da me. Non avevo mai mentito così da vigliacco in vita mia. Così, seduto su una panca dello spogliatoio, cambiai idea. Gli avrei detto la verità. Era per me stesso che lo facevo, non per Ilicic. Quando scuola e parrocchia e famiglia per “educarti” ti immergono in una melassa da Libro Cuore, finisci col convincerti che confessare qualcosa contro il tuo interesse e senza esserci costretto possa fruttare un encomio, una medaglia, un’accresciuta considerazione della tua personalità, un umano incondizionato apprezzamento. Ovviamente non è così che funziona. Non è sparandoti ai piedi che diventi eroe guerriero.
Indossati i pantaloncini, la double face da allenamento, i calzettoni, le Nike azzurre con le stringhe azzurre e la giacca della tuta, feci il mio ingresso in palestra. Dovetti attendere. A colloquio con Maurilio c’era Julien. Mi avvicinai e ascoltai senza interrompere. Julien, chissà perché, gli stava chiedendo cosa pensasse del volley. «Dunque, la pallavolo. Sì. Sì. La palla-volo», ripetè lentamente Maurilio. Pareva animato dal più grande rispetto. Intento a scegliere e soppesare le parole per esprimere la sua scontata volontà di inchinarsi, ci mancherebbe, davanti a una diversa disciplina sportiva, un altro degnissimo sport come lo era la pallacanestro. «Sì sì, la pallavolo… xè la merda del basket!», esclamò a tradimento. «Quei che no gà testa per giocare a basket i và giocare a palavolo. Xè tuta la merda del basket. I salta i salta, i gà i mùscoi, ma i no gà un casso in dela testa. Alora i gioca a palavolo».
La curiosità di Julien era sistemata. Ora toccava a me. Mi avvicinai a Maurilio, in piedi vicino alla cesta metallica, ormai quasi vuota, dei palloni a spicchi. Erano rimasti quelli più piccoli, leggeri e spesso deformi, per lo più inutilizzabili, che chiamavo “gommini”. «Devo chiederti scusa per il mio comportamento dell’altra sera» sussurrai a mezza voce.
«Quale comportamento, Nicky?». Per tutti gli altri ero Nick. Per lui ero Nicky, o addirittura Nickily. Forse per la mia fragile magrezza. Tuttavia non lo diceva per sfottere. Lo diceva con affetto. Così alto e snello, potevo essere suo figlio. «Eri ammalato, no? È tutto a posto, Nicky» mi fece. «Vai a riscaldarti».
Presi fra le mani un pallone. Avevo pescato il peggiore di tutti. Un gommino vagamente a pera. «Ti ho fatto dire che ero malato» insistetti. «Invece sono stato a casa a vedermi l’Inter. Ti chiedo scusa. Non succederà più.»
Non si arrabbiò, ma gli cascarono le braccia. Come due pesi morti lungo i fianchi. «Che vuoi che dica», mi fece con un tono tra l’indispettito e il depresso che non prometteva nulla di buono. «Se devo aspettarmi questo da te che sei il più corretto, dagli altri che cosa mi dovrò aspettare?» Era ritto in piedi, ma sembrava prostrato sulle rovine di se stesso. Con la mia inutile, stupida sincerità lo avevo pugnalato nel petto. Anche se devo dire che il suo esagerato rammarico mi sgomentò. Era un uomo distrutto. Guardò in direzione dei due crocchi di giocatori che si riscaldavano sotto gli opposti canestri, nel gran rimbombo di palloni che rimbalzavano a grappoli sul linoleum azzurrino puzzolente di polveri e afrori di palestra. Il suo sguardo era quello del capitano di una nave ammutinata. Forse eravamo tutti maturi per passare alla pallavolo.
Per superare l’imbarazzo tentai un primo palleggio col mio pallone, che se ne schizzò via quasi rasoterra sulla destra come una palla da rugby, e andò perduto nella zona d’ombra oltre i piloni. Gommino a pera di merda. Non superai l’imbarazzo.
L’incidente si chiuse lì. Ma da quella volta, e per anni, io fui “quello che sta a casa a vedere l’Inter”, pur non perdendo mai più un allenamento, neanche con 38 di febbre, pur essendomi presentato anche la sera della finale di Coppa Uefa Roma-Inter. Era un superfluo allenamento di fine stagione, e allo Stadio Olimpico era in palio la storia. Ma io presi la macchina, la mia borsa e andai a Lavinia per allenarmi. Eravamo in sette, e Maurilio ci rispedì a casa. A vedere il secondo tempo dell’Inter.
«Non sei stato a casa a vedere l’Inter?» mi avrebbe chiesto beffardo sotto i baffi a ogni concomitanza con le coppe.
«No» mi sarei limitato a rispondere. Avevamo comprato un videoregistratore. Ogni volta, verso fine allenamento, irrompeva in palestra qualche imbecille di dirigente a strombettare il risultato.

Il nostro rapporto fra uomo e ragazzo divenne sempre più amichevole, nonostante quello fra allenatore e giocatore facesse acqua da tutte le parti, sfiorando il disastro. Di lui in particolare odiavo quegli scioperi del silenzio, quelle assurde manfrine che attuava quando le partite si mettevano male. Fasé quel casso che volé gridava abbandonando lo spogliatoio negli intervalli in trasferta sotto di venticinque punti, se qualcuno osava fiatare per contestare una sua attribuzione di colpa, o un porcodio urlato a pieni polmoni in faccia al giocatore sbagliato.
E alla ripresa del gioco si accasciava in panchina fermo, zitto, come un automa spento. Salvo riaccendersi quando le riserve, le presunte mascottes semispastiche, buttate nella mischia dal dirigente accompagnatore tanto per dar loro un contentino, un premio fedeltà, uno zuccherino amaro, rimettevano in piedi il punteggio fino a meno quattro. Allora Maurilio saltava su come una molla e chiamava il minuto di “sospenzione”. Per smitragliare istruzioni tattiche e suggerimenti, ma soprattutto per levare dal campo senza un grazie noi riserve, le presunte mascottes semispastiche, ributtare dentro i suoi stronzi campioncini boriosi Salvioni e Burgellis, spompi per aver giocato a tennis tutto il pomeriggio, e riperdere definitivamente la partita. Il fatto è che Maurilio Ilicic valeva mille volte più come istruttore che come psicologo e come stratega. Come istruttore tecnico, cadreghe sfasciate a parte, era il migliore e il più sapiente del mondo. Come stratega e come psicologo avrebbe fatto retrocedere in A2 la grande Ignis di Bob Morse e Meneghin.

Passarono gli anni. Una mattina mi trascinai di malavoglia in banca per chiudere il mio conto, che da ridisoccupato era solo fonte di stronze spese e balzelli. Mi parve di riconoscere nel funzionario che si occupò di me un giocatore del Castelprete che avevo affrontato da avversario col Lavinia. Un bestione pelato e massiccio a cui avevo fatto sentire i gomiti, uno con un cognome corto e molto buffo, che avevo sulla punta della lingua ma al momento non mi veniva. Udii un impiegato che nel passargli una telefonata lo chiamò Bum. Gli domandai se era proprio lui quel Bum del Castelprete e se giocava ancora, anche se dalla pancia che gli era cresciuta capivi subito che era una di quelle domande così, tanto per parlare. Era praticamente incinto. Disse che aveva smesso e ora faceva il dirigente incinto sempre a Castelprete. Per inerzia di fiato gli dissi che giocavo ancora a Lavinia. A lui non gliene poteva fregare di meno, è chiaro. Però mi chiese se a Lavinia c’era ancora “quel pazzo di Ilicic”. Risposi che c’era sì, quel pazzo di Ilicic, ma allenava le giovanili. Noi della prima squadra adesso avevamo un mio coetaneo che aveva giocato in serie B. Fungeva da allenatore-giocatore, e ci stava spingendo fin su in Promozione.
«Quello è un pazzo», ribadì questo Bum, che pareva interessato solo a denigrare Ilicic. «Un mentecatto. L’anno scorso si è presentato da noi a Castelprete a offrirsi di allenare. Voleva settecentomila lire al mese, voleva. Patetico. Sembrava un mendicante. Mi son vergognato io per lui. Ma trovati un lavoro vero, diocristo! Un lavoro dignitoso! E allena nel tempo libero come fanno tutti gli altri, perbacco! Invece di renderti ridicolo!»
Io a questo qui in partita avevo fatto sentire i gomiti. Eccome se glieli avevo fatti sentire. Ero magrolino e tutto, ma nei tagliafuori sapevo farmi rispettare. Così grande e grosso, non mi aveva fatto paura neanche un po’. Gli avevo fatto assaggiare i miei gomiti. Avevo anche preso un rimbalzo d’attacco nella stratosfera sopra la sua testa pelata, e poi gli avevo segnato in faccia. Ma soprattutto gli avevo fatto più volte assaggiare i miei bei gomiti affilati.
Ma adesso, incredibilmente, inarcai le sopracciglia per dargli ragione. Perché devo essere così codardo, mi dicevo nel contempo, e senza motivo alcuno per esserlo? Scossi persino il capo, per dargli ragione. Invece di ripiantargli un bel gomito in quella cazzo di pancia. Bum! Perché così vigliacco, mi accusavo, e senza vantaggio alcuno da ricavarne? Mi attestai su un distratto sorriso di circostanza. Anche se non capivo esattamente di quale, circostanza.

Ma io voglio più bene al pazzo Ilicic o a questo schiavo escrementizio, cercavo di chiarirmi, mentre da pusillanime continuavo ad annuire, a mostrarmi condiscendente, mentre dentro mi sentivo come se quelle cattiverie le stesse dicendo contro di me, pezzente ridisoccupato con ambizioni, figurarsi, letterarie che chiudeva il conto, che batteva in ritirata, con sulle labbra un indecoroso sorriso fuori luogo, un sorriso di resa, di rinuncia, di rottamazione del sé. Proprio lì dentro poi, in quella filiale che un paio d’anni prima, dopo il pensionamento di mio padre, avrebbe dovuto secondo regola non scritta della Popular Bank diventare il mio luogo di lavoro, a patto di soddisfare due postille ancor meno scritte di tutto il regolamento non scritto: aver avuto un padre lecchino (e la mia stirpe ha molti difetti, ma peli di culo sulla lingua non ne abbiamo mai avuti e non ne avremo mai), e soprattutto divenire, come requisito minimo di base, un adepto di cielle, questa setta moderna e mafiosina che adora con sincera passione il Dio Filigranato, e in sottordine Gesù di Nazareth (nella filiale c’erano entrambi: Sua Maestà il Denaro, e un disgustoso crocifissone particolarmente grosso e contorto). Che poi l’avevo solo scampata bella, ma questo è un altro discorso.

Frattanto, in coda agli sportelli, c’era questo energumeno vestito da analfabeta che si agitava sempre più. Era tutto sporco. Aveva in mano, nelle zampe bisunte, svariati milioni in contanti da versare. A un certo punto, lo Sporco si mise a scaricare insulti contro gli impiegati, colpevoli di non sbrigarsi abbastanza in fretta con gli altri clienti. Non avevano tempo da perdere, lui e i suoi contanti stropicciati. I cassieri, invece di mandarlo in culo, fecero a gara nel genuflettersi e nello scusarsi con lo Sporco. Anche il signor Bum schizzò in piedi, e abbandonò per un attimo la sua postazione defilata per andare a blandire l’arrogante energumeno arricchito e maleducato, usando la pancia per scodinzolare. Una scena stomachevole. Dai racconti che faceva mio padre quand’ero bambino, queste cose nella piccola filiale succedevano almeno due o tre volte alla settimana. Rispetto a ‘sta roba, il racconto della rapina, col vetro sfondato da una jeep, i mitra spianati e tutto quanto, mi aveva fatto assai meno impressione. Non sempre la peggior feccia è quella che i soldi, da una banca, li porta via. Anzi.

Presto! Via di qui! La sola cosa che riuscivo a pensare, guardando il bruttissimo crocifissone contorto appeso alla parete del tempio dell’usura. Mentre l’ex pivot, dopo aver leccato lo Sporco, finiva di spiegarmi. Che doveva trattenere sul conto una certa cifra di soldi miei per le “formalità di chiusura”. Praticamente tutto ciò che mi rimaneva, e che io avevo sperato di poter prelevare. Se fosse avanzato un rimasuglio di settanta-ottantamila, disse Bum, m’avrebbero poi spedito un assegno. Schifosissimi ladri.
Via! Pensavo io. Fuori di qui! Aria! Fatemi uscire!
Alla fine, indeciso se provare più pena per me stesso, per l’uomo-canestro pazzo o per l’uomo-valuta incinto, mi rinchiusi nella bussola strettissima all’ingresso con sulle spalle uno strano fardello di compassione tripartita. Mi sentivo meglio, lì chiuso. Come se la bussola fosse stata un rifugio. Un’isola di vetro dove morire in pace. E non un passaggio per uscirne fuori.



Nella foto in alto: il vostro Nick (ventenne) va a canestro nello scenario più suggestivo (e adatto a lui?) che si possa immaginare: il cortile del manicomio abbandonato di Agrigento!



105 commenti:

  1. Dedicato agli amici bloggers baskettari unwise e nico.

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  2. Bello. Comprendo il senso di compassione tripartita, che alla fine non ti fa reagire né capire.
    Ilicic però me lo immaginavo moro e senza baffi.

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  3. e anche alle bloggers amanti dello 'sport', tra quelli dimenticati e poco considerati! faccio uno strappo di simpatia calcistica solo perché sei interista! ;) … da rileggere! e… maledizione alle banche!

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  4. Giovanni Monte22 gennaio 2011 12:07

    Ah ah. Mi piace. E noto anche certe analogie tematico-stilistiche con “L’allenatore”. Scompisciante la titubanza di Maurilio che poi esplode subito in un’invettiva antivolley… così come l’amarezza e il rammarico autopunitivo di Nick: “forse eravamo tutti maturi per passare alla pallavolo”.

    Se proprio mi chiedessero di fare l’analisi narratologica, direi che il racconto mi pare diviso in due, e che preferisco (e mi pare più convincente) la prima parte (i primi 3 paragrafi) dove l’azione corre veloce tra partite, incazzature, allenamenti e una bella, riuscita autoanalisi dell’io narrante. Gli ultimi 4 paragrafi possono considerarsi come un lungo epilogo nel quale vengono compendiati eventi del passato (cose soltanto adesso svelate al lettore), e amarezze del tempo presente. Il racconto nel suo insieme apparirebbe tronco senza quell’ultimo paragrafetto, distillato di genialità pezzoliana, che chiude perfettamente il cerchio. Praticamente indimenticabili le ultime sei righe…

    Per quanto riguarda il linguaggio, ho un solo appunto (ma è una cazzatina, giusto per allungare il brodo): noto qualcosa di stridente nel salto stilistico tra l’accuratezza di “restituivano echi spezzati, inafferrabili” e l’immediatamente successivo “si capiva un cazzo, mediamente”. è stato un po’ come sentire il gessetto sulla lavagna, quando il gessetto parte in quinta… nulla da eccepire invece sul “gommino a pera di merda” (uh uh) che invece produce un godibilissimo effetto comico.

    Infine, ti faccio notare che quello spassoso “Mi attestati su un distratto sorriso di circostanza. Anche se non capivo esattamente di quale, circostanza” mi ha fatto pensare immediatamente allo stile filosofico-umoristico (“intriso di accettazione del non-sense universale” – cito parole della traduttrice) del mio amatissimo Sergej Dovlatov (tra l’altro il suo ultimo libro pubblicato dalla Sellerio si chiama… “La Filiale”…)

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  5. viva Ilic! e quelli come lui, e pure come te. vivere ma anche solo sopravvivere pur di fare quello che piace è il massimo.
    bello, tra i più autobiografici che ho letto qua.

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  6. Ci sono anche delle bestemmie ma bisogna contestualizzare! Di solito i post (che siano racconti o no poco importa) troppo lunghi mi stancano. Questo invece è filato via tranquillo, una piacevolissima lettura. Complimenti!

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  7. * Nez
    Davvero un fardello misterioso e tremendo, la compassione: ti commuovi persino per le persone che vorresti o dovresti odiare...

    * petrolio
    Estendo volentieri la dedica a tutte le meravigliose bloggers, a cominciare da te!

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  8. Nik! Come eri bello e magro mentre andavi a canestro. Rimpiangi quei tempi o la totale mancanza di trippa?
    Il racconto è bello, diverso dai tuoi soliti. Si sente che stai raccontando un pezzo della tua vita.
    Sto allenatore assatanato di basket, che rinuncia a trovarsi "un lavoro vero" per la sua sola passione, che come psicologo e stratega non vale un cazzo, è più commovente che patetico.
    Ne ho conosciuto uno così quando giocavo nel Civitavecchia, mezzala sinistra, ragazzi e poi juniores. Si chiamava Filippo "Pippo" Moro. Poteva andare ad allenare le giovanili della Roma, dove era cresciuto, ma preferiva le giovanili di una squadra di serie D, che lo pagava certamente male. Quando arrivò io ero un tutto destro.
    "Che ci fai col piede sinistro?" mi chiese.
    Rimasi a guardarlo. Come sarebbe a dire che ci faccio?
    "Ci cammini, fa lui, e poi?"
    Avevo capito, ma non volevo dargliele vinta.
    "Mister, col sinistro non mi viene niente".
    "Dammi le tue scarpette, devono essere quelle. Indossa un altro paio"
    Pensai che doveva essere matto
    Me le restituì due giorni dopo, al prossimo allenamento.
    "Adesso vanno bene"
    Dentro di me ridevo come un matto, ma alla prima palla che mi arrivò la fermai col sinistro e poi la calciai di destro.
    Un dolore cane! Mi fermai zoppicando.
    "Che hai?" mi chiese.
    "Dolore al piede, qui davanti"
    "Ne hai due, usa quell'altro"
    Aveva incollato un pezzetto di legno dentro la scarpa destra, me ne accorsi poi.
    Fu così che incominciai a giocare col sinistro.
    Andò a finire che quando dovevo fare un passaggio preciso, o calciare una punizione o tentare un tiro da lontano lo facevo solo col sinistro. Ci misi quasi due anni, ma ero diventato un perfetto ambidestro.
    Certi allenatori sono preziosi, gli andrebbe fatto un monumento, o meglio, andrebbero pagati meglio.
    Per quanto riguarda la tua "vigliaccheria", è capitato qualche volta anche a me di muovere la testa su e giù senza dire una parola, mentre dentro mi veniva da vomitare.
    È successo quassù in Germania, quando pensando ai debiti e all'affitto da pagare, inghiottivo rospi e poi ci stavo male.
    Capita a tutti, purtroppo.
    Ciao, amico mio.

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  9. * Giovanni Monte
    Grazie, mio caro amico e collega, per questo splendido commento che è quasi una recensione, grazie per la "genialità pezzoliana" e le ultime sei righe "indimenticabili". Il tuo orecchio di elevato livello ha subito colto lo "stridore" di quella che in effetti è un'aggiunta posticcia (il "si capiva un cazzo, mediamente"): è il mio folletto dispettoso e umoristico, che vuole aggiungere il suo colpo di coda anche quando esso è superfluo, ad esempio in questo racconto che mira assai di più a ferire il cuore che non a divertire, anche se poi, come giustamente noti nel caso del gommino a pera, le parti divertenti vengono sempre e comunque fuori, quasi "per conto loro", senza forzarle.
    Mi sa proprio che andrò in cerca di Dovlatov.
    Grazie!

    * robydick
    Hai ragione: talmente autobiografico da spingermi a cambiare TUTTI i nomi, tranne il Nick e il Nicky... Grazie anche a te, non solo per l'apprezzamento al racconto, ma ancor di più per il sostegno "filosofico" a ciò che vi sta dietro: la mia folle vita!

    * Inneres Auge
    I post troppo lunghi sono anche il mio terrore: non vorrei mai annoiare i miei lettori, o rubargli troppo tempo. Quando i racconti lunghi non hanno una loro più che urgente "unitarietà" (brutto termine, ma al momento non me ne viene un altro), come nel caso di Mordilla, preferisco infatti spezzarli in due, ma con questo non era proprio possibile. Comunque ti ringrazio per le tue belle parole di apprezzamento, sei stato davvero tanto gentile!

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  10. * Enzo
    Altro amico e collega, altro bel commento: oggi mi state viziando...
    Meraviglioso e intelligentissimo personaggio, questo Filippo Moro... Io nelle esperienze calcistiche, essendo quasi ambidestro dalla nascita (le legnate che tiro ancora col sinistro, quando mi capita di giocare a calcio a 5, una volta colpendo un palo da posizione impossibile per poco non butto giù la porta...) ho sempre incontrato dei mezzi deficienti di allenatori che vedendomi fare un bel lancio di sinistro mi chiedevano "Sei mancino?", e al mio diniego invece di complimentarsi bofonchiavano "ah, ti sei sbagliato..."... Quando sento un telecronista giustificare una sbucciata dicendo "non è il suo piede" penso sempre Ma perché questo scarpone monogamba non fa il coltivatore diretto, invece del calciatore strapagato? (A meno che non si tratti, ovviamente, di gente come Maradona che con l'unico piede ci fa delle sublimi Magie...)
    Grazie anche a te, amico mio, e buon fine settimana!

    p.s. con gli anni la "bellezza" è sfiorita, ma la magrezza c'è ancora... :D

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  11. Mi è piaciuto tantissimo... avrei continuato volentieri ad avviare la "barra di scorrimento verticale"!! :) Non so perché ma, mentre leggevo, ho visualizzato l'episodio della banca in questo modo: le parole del funzionario erano palle scagliate con violenza, che, invece di colpire l'ologramma dell'allenatore (da me immaginato alle tue spalle), rimbalzavano contro di te per poi ritornare al mittente. E secondo il principio di azione e reazione, spero gli abbiano fatto male, ma molto male!!

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  12. Bel racconto davvero! Diverso dagli altri. Complimenti!

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  13. dovresti proprio leggere Dovlatov. è il Fante russo... (potresti iniziare con COMPROMESSO e REGIME SPECIALE)
    dopodiché, se non ti urta troppo, dovresti pure spiegarmi (scusa l'abissale INNIORANZA in materia) cosa diavolo devo fare per iscrivermi al tuo blog, con tanto di nome e foto ufficiali, come gli altri...

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  14. Sì, la figura di quell'allenatore mi ha veramente commosso. Non aggiungo altro, perché nelle vicende intrecciate che qui hai narrato trovo sin troppo richiami - certo, del tutto casuali - a situazioni e persone a me note. Chiamale, se vuoi, ... coincidenze.

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  15. * unwise
    grazie a te per l'amicizia, baskettara e non

    * Refuge
    Splendida la tua visualizzazione dell'episodio della banca: roba da evidenziare il commento in rosso per obbligare tutti a leggerlo... :D

    * I am
    grazie di cuore anche a te, amica mia.

    * Giovanni
    Ho visto i tre microassaggi che mi hai mandato via mail e sono già innamorato: non potrò NON leggerlo...
    Per l'altra cosa, essendo imbranatissimo pure io, so solo dirti che devi cliccare su "segui" e poi andare a intuito. Non so se chi non è nel circuito blogger debba apparire "senza viso" o possa lo stesso caricare una sua foto o crearsi un avatar. Credo di sì, ma se passa di qui qualcuno in grado di esserti di maggiore aiuto, lo prego di dire la sua!

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  16. * Adriano Maini
    Grazie, Adriano. Però mi incuriosisci: situazioni note come tipologia o proprio come zona specifica?

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  17. Ciao Zio! Eh sì, si sente che quello che racconti l'hai vissuto sulla pelle. E' così forte; la vigliaccheria capita a molti, compresa me temo, non ti dico che non devi starci male, ma almeno accettarlo come tappa della tua crescita interiore.

    Io mi mangerei il fegato al solo pensiero delle poche palle che ho avuto quando la situazione lo richiedeva. Eh.... l'importante è cercare di fare meglio la prossima volta :)

    Il tuo allenatore non è pazzo! Probabilmente è uno dei pochi sani di mente che circolano per questo mondo. Non è da tutti; poteva anche lui trovarsi un patetico lavoro ed ingoiare il rospo, solo per dimostrare di avere un lavoro serio o per prendere dei soldi.

    Dopo è vero: chi ha famiglia non può permettersi di stare con la testa tra le nuvole, però... c'è un limite a tutto, probabilmente con quelle settecento mila lire al mese riusciva a tirare avanti. Perchè avrebbe dovuto rinunciare ad un suo sogno? Troppe persone lo fanno, e non credo che siano davvero felici.

    Una cosa mi ha colpito del racconto: il fatto che se la sia presa in modo così esagerato per il tuo comportamento. In fondo, da buon figliolo cristiano, glielo sei andato a dire. Questo è avere le palle, a mio vedere :) Probabilmente se non glielo avessi detto ci saresti rimasto altre volte, a casa, convinto che non sapendolo non avrebbe potuto soffrire, e ti saresti perso tanti bei momenti.
    Ecco, questo avrebbe dovuto capirlo.

    Ma anche le persone che non ti capiscono, inevitabilmente sono persone che ti insegnano qualcosa. Sempre, l'importante è saperlo cogliere :P

    Un abbraccio forte Zio, mi incantano sempre i tuoi racconti, Mordilla più Mordilla meno. Ciao!

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  18. Sei dolce Nicky! Grazie a Dio.. ops! Grazie agli dei ( come dici tu ), ogni tanto esci dalla teca di vetro e ci regali un pò di te. Bacio grande.

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  19. * Goccia di Neve
    Il mio aderire alla Dedizione di Ilicic, il mio condividerla e viverla, anche se come scrittore e non come allenatore, è così intenso e totale, che il tuo difendere lui diventa in tutto e per tutto un difendere me.
    Quindi un doppio grazie, per la difesa e per il gradimento!
    Ciao!

    * giacynta
    E' vero: essendo agnostico mi piace dire "dèi" (a volte anche in un senso che potrei definire ironico-pagano, ma non irriguardoso), per indicare come nell'infinita anima dell'universo tutto sia possibile, mentre se dicessi "dio" potrei dar l'idea di aderire a una credenza dogmatica in un singolo essere personificato, cosa che per me non sarà mai possibile.
    Bacio grandissimo.

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  20. Hola, Nicola!!!...muchas gracias por visitar mi blog, es un gran honor para mi, y por darme así la oportunidad de conocer tu interesante trabajo.

    Un abrazo para ti y un beso para "I am" por atreverse a recomendarme!!! ;)

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  21. * Ignacio Santana
    Hola, Ignacio!! Benvenuto!
    Le tue foto sono davvero magnifiche , e invito i miei lettori a venire da te a vederle.
    Un abbraccio e un saluto. Ciao!

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  22. Un racconto degno di uno dei miei autori preferiti : Dino Buzzati.
    Certo un altro stile e frasario, ma bello e coinvolgente.
    Dovresti farti pubblicare un libro di racconti...ma che te lo dico a fare!
    Cristiana

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  23. Nik, congratulazioni per la magrezza mantenuta (che culo!).
    Che bravo sto Giovanni Monte, vorrei averlo anch'io un recensore così, ti fa un editing gratuito e sincero.
    Un complimento anche a lui, soprattutto per aver colto qual fuori quota.
    D'accordissimo con lui sull'incipit e sulle ultime sei o sette righe.
    Magari scrivo prolisso e schifosamente come dice quel coglione, però le cose belle degli altri le colgo.

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  24. Un altra cosa che abbiamo in comune :la pallacanestro.Solo che quando giocavo io l'inter faceva cosí schifo che non mi dispiaceva affatto andarmi ad allenare ! ehehehe
    Un abbraccio !

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  25. Bello..bello
    "Un’isola di vetro dove morire in pace." splendido.

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  26. Un racconto di tutto rispetto, Zio Scriba.
    Molto ben delineata la figura di Ilicic e le tue sensazioni così umane, anche nel trite disprezzo verso quel mondo bancario che conosciamo tutti.
    Grazie!
    Lara

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  27. Situazioni come tipologia, zietto del mio cuore!

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  28. Fetentone d'uno zio, lo sapevi eh che questo racconto mi avrebbe toccato, e molto! Oggi è la seconda volta che lo rileggo e penso che lo rileggerò altre volte! Grazie della dedica è dirti poco! Grazie della fotografia, dei ricordi che tu e quel "matto" di Ilicic mi avete risvegliato, ma soprattutto grazie di un racconto dove si ride, si piange, ci si commuove, si esulta e ci si incazza, un racconto che ritengo tu sia uno dei pochi a saper scrivere in questo modo. Ho voglia di conoscerti dal vivo Nick, di abbracciarti.
    Per me il basket non è stato tutto rose e fiori, è stato anche sofferenza, è stato passare da un allenatore a cui ero simpatico a uno che non mi poteva vedere, e io non capivo da adolescente come questo fosse possibile. Ma la dedizione, quella sì! Anche se nel mio caso non fu una partita della Juve di allora (semmai dell'Ignis o della Scavolini, ritenendo sempre il calcio non meritevole di alcun sacrificio, ma questo non è mai capitato) a farmi disertareuna volta. Fu invece una gita scolastica, che capitò in concomitanza con una partita di qualificazione, e dopo la quale il mio allenatore pazzo di allora si dimenticò di me per sempre per la rabbia (per fortuna quello era l'ultimo anno che stavo a Chieti).
    Buonanotte Nicola, un abbraccio forte!

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  29. * Cristiana 2011
    Grazie per il sublime accostamento... quanto a quell'altra cosa: ci sto provando, continuerò a provarci...

    * Enzo
    Sì, Giovanni Monte è davvero un grande. Fra l'altro mi ha regalato una recensione "vera", che mai dimenticherò, una delle più belle che siano state scritte su Tutta colpa di Tondelli:

    http://www.decanteronline.it/?p=349#more-349

    * 4EverInter
    altro blogger-amico baskettaro: estendo ulteriormente, e molto volentieri, la mia dedica, di tutto cuore! :D

    * listener
    morire in pace: ci sono momenti della vita in cui non rimane altro desiderio... poi per fortuna ci si riscuote... grazie per le belle parole

    * Lara
    sono io a ringraziare te, come sempre!

    * Adriano
    Tanto (gradito) affetto quasi mi sconvolge... :D

    * nico
    dulcis (fetentonisque... :D) in fundo, grazie del tuo contributo che arricchisce il racconto, e vedrai che presto 'sto pranzetto col roby si farà...
    Un abbraccio, e buonanotte!

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  30. Sembrava lungo, ma non lo era. Mi ha ricordato alcune cose importanti.
    Ti ringrazio, ma spezzo una lancia a favore della pallavolo ; )

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  31. Molto, ma molto bello :-)
    Mannaggia, e io che non riesco a mettermi giù per lavorare al nuovo racconto... grrrrrrrr!!! Poi so già che ci metterò meno a scriverlo che altro XD

    E.

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  32. * LeNny
    Thanks, nipote... :-))
    Un abbraccio

    * knitting bear
    "Sembrava lungo ma non lo era" è frase che vale quasi quanto un Nobel: c'è gente che riuscirebbe ad annoiarti anche con un telegramma, mentre l'aspirazione massima di uno scrittore degno di tal nome è non essere noioso nemmeno in un romanzo di 700 pagine... :D
    Sulla pallavolo non sarei drastico come il mio coach, però è innegabile che le due discipline, specie quando costrette a condividere gli stessi impianti, finiscano sempre col guardarsi in cagnesco. Anche perché la pallavolo è, come il tennis, uno di quegli sport che "non sai mai quando cacchio finisce". Con le nuove regole il volley si è velocizzato, ma a quei tempi, se prima di te c'era una partita di pallavolo che doveva finire più o meno alle 20.30, era facile che il tuo allenamento delle 21 slittasse... a dopo le 22...
    Un bacino, cara amica

    * Emanuele
    molto, ma molto gentile :D
    L'ispirazione è così: non va forzata, ma accolta a braccia aperte quando viene.
    Ciao!

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  33. Da piccolino giocavo a pallavolo. Palla-volo. Ho smesso presto, non so se perché no g'aveo i mùscoi, o perché g'aveo qualcosa in dela testa. Fatto sta che dribblai abilmente le vocazioni (per me) calcistiche di mi' pa' e mi fiondai su una pista d'atletica, a prendermi le pallonate di ritorno di quei calciatori che avevo dribblato. L'astio per loro mi accompagna tutt'oggi. Ho avuto vari allenatori in quell'adolescenza in pista, ma nessuno mi ha mai tenuto a freno: con altri ragazzi si era troppo anarchici, e ci si ritrovava a far garette tra noi in settimana, arrivando morti alle gare della domenica.

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  34. Ziooooooooooo finisco di studiare quelle due/tre ore che mi servono oggi e poi vengo a leggerti a commentare seriamente!!! ahahah XD scusami ma sono di super studio in questi giorni... :)

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  35. * web runner
    A volte non mi capacito di come un assoluto eremita-ribelle-anarcoide-individualista come me abbia potuto rimanere così a lungo invischiato negli sport di squadra, prima calcio e poi basket. Avrei dovuto diventare un maratoneta anch'io, o un mezzofondista. O al massimo un tennista.

    * Giulia
    Ti perdono e ti concedo la deroga, carissima amica. (Aggiungendo quello che dico sempre in questi casi: non studiare troppo! :D)

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  36. Beh, sì, è proprio un racconto a due facce!
    Sinceramente, mi piace molto più la prima della seconda! :) Immagino che sofferenza dev'essere stato il "dover" andare all'allenamento la sera di Roma-Inter...(di cui, combinazione, stavo riguardand il video l'altro ieri, ripensando che era una Coppa con la C maiuscola, alla faccia) quando dici quella frase "non è sparandoti ai piedi che dimostri di essere un eroe guerriero" dici una grande verità, sai quante volte mi sono trovato a rifletterci su...
    Anche se Maurilio Ilicic non riesco a vedercelo proprio come laureato in lettere (piuttosto un onestissimo elettrotecnico con l'hobby del basket), mi sembra quasi un paradosso fantastico... :D
    Più che degli allenatori, io ho un tipo di ricordo simile dei miei insegnanti di scuola, chissà perche!

    La seconda parte magari mi acchiapperà meno a livello narrativo; ma il tema dei "rincontri" ad anni di distanza è affascinantissimo, uno dei miei preferiti: chissà perchè continua a farmi tornare in mente la scena finale di The Body, quando Gordie adulto è in macchina e si ritrova davanti Ace Merrill, lo guarda, lo descrive, e dice: "ecco cos'è Ace Merrill adesso"...

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  37. da estimatrice di tutti i coraggiosi che non smettono di sognare e accettano situazioni precarie per amore della loro passione, beh, questo post non poteva che commuovermi!

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  38. ah, tra l'altro: sarà che sto guardando le partite (che schifezza prima, spenti, molli, deprimenti... prendere qualcuno per quando non gira, magari senza spendere tanto, no...?)
    non so in quale dei tuoi vecchi post avevi parlato di un "manuale di istruzioni per i commentatori sportivi"... ti prego, se esiste, pubblica qualcosa!!! :D

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  39. * Reverend Emi
    Tutto vero, compresa la laurea in lettere dell'allenatore... :D
    Agnizioni e "reincontri", nei romanzi, quando non suonano troppo improbabili, fasulli, forzati, disonesti, meccanici, piacciono moltissimo anche a me. Poi, essendo il racconto per me come un figlio (non a caso ho scelto il termine "partorito da" per le cose che pubblico qui) mi riesce difficile aver preferenze per una parte o l'altra: forse la prima è più vivace e godibile, ma la seconda è quella che "sento" di più per le tematiche che affronta, che più mi coinvolge e commuove, soprattutto le ultimissime righe.

    Per l'altra cosa, non esiste in quella forma di manuale, però anni fa compilai una bella raccolta di strafalcioni di telecronisti e radiocronisti che intitolai IL PERIODO NON COLLEGATO (COL CERVELLO). Il problema è che siccome da lunghissimo tempo seguo tanto calcio ma seguo quasi ZERO trasmissioni SUL calcio (comprese quelle divertenti e gialappesche) non posso sapere quali di queste perle siano state colte solo da me, e con quali farei invece la figuraccia di trascrivere o copiare uno stupidario altrui. Comunque prometto di fare entro breve un post con qualche perla di queste! :D
    Un abbraccio.

    * TuristadiMestiere
    Senza volerlo, nel senso che ancora non puoi conoscermi abbastanza, hai detto di essere una mia estimatrice, e di commuoverti per i pazzi come me. Grazie!!!!

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  40. Bellissimo atleta Zio!
    Grande racconto, coinvolgente e con il solito ritmo che tiene incollato il lettore.
    Fai pensieri in cui mi riconosco riguardo il rapporto con gli altri e il modo di essere interiormente.
    Io sarei stata più impulsiva e non avrei risparmiato l'incinto e forse neanche l'unto, salvo a pentirmene subito dopo perché, tanto, non si riesce a cambiare la testa degli altri. Quindi va bene così, soprattutto quando questi fatti diventano letteratura.

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  41. Eccomi qua, non ti preoccupare Nick.. da quando me l'hai detto la prima volta sto cercando davvero di non studiare troppo... quando sento che mi si sta fondendo il cervello c'è sempre una vocina dentro di me che mi dice: "Ricordati cosa ti ha detto lo Zio, vai a far riposare sto cervello!" eh eh... ma sai com'è... l'esame è fra tre giorni, l'ansia sale e per questo sto cercando di studiare il più possibile soprattutto tra oggi e domani :) ipso facto tutto il resto passa in secondo piano compreso il tempo che dedico al mondo di blogger :( cmq torniamo a noi... questo pezzo mi è piaciuto moltissimo, come ogni cosa che scrivi del resto... ma non è mai scontato fare degli apprezzamenti ad uno scrittore in gamba come te! :D mi è piaciuta davvero tanto la figura dell'allenatore.. :) mi ha commosso! sarà che anche io sto cercando di seguire i miei sogni.. sarà che mi sono ritrovata molto nelle tue parole... grazie Scriba.. da quando ti leggo e da quando ti ho conosciuto virtualmente mi sento più felice! :D
    olèèèèèèèèèèè!!!!

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  42. Bel racconto, pieno di emozioni.
    Comunque meglio una brutta verità che una bella bugia.

    :)

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  43. La famosa "Trilogia del basket". Ora ne mancano due :-)
    Ciao
    f12

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  44. * Nou
    Io, per fortuna o purtroppo, sono impulsivo (quasi) solo con la penna-spada in mano...(tranne quando proprio mi girano, ma di solito sono un mite e un introverso...) Grazie per le belle cose che dici sempre sulla mia scrittura! (e per il "bellissimo atleta"... a proposito: non so se l'amico che scattò la foto ha solo avuto culo o era un genio, ma hai notato il perfetto parallelismo fra le ombre sul muro e le braccia?)

    * Giulia
    Felicità più che reciproca, amica carissima :-)

    * Stefy
    Mi sembra di sentire la mi mamma... :D

    * Franz#12
    Se sei il Franz che penso io Benvenuto! (altrimenti... benvenuto lo stesso!) :D
    Diciamo che gli altri due sono un po' più grezzi e dovrei rimetterci (anche se leggerissimamente) mano, ma prima o poi arrivano...

    RispondiElimina
  45. NIk, questa solo per starti vicino in un momento poco felice, un lunedì dopo la disfatta, siamo tutti lì con le palle a terra.
    Ma soprattutto per ringraziarti delle belle parole che hai trovato per tirati fuori d'impaccio. Sei veramente il migliore come dice -e questa volta la azzecca- Silvia.
    Non sarei stato capace di uscire illeso da un tentativo di tirarti in ballo fatto con premeditazione da quel signore.
    Lui ha letto tutti i miei post e i vostri commenti ed ha capito chi mi era amico e chi di meno.
    Con te e con Silvia ci ha provato e ci sta provando. Quello che voglio dirti è che non vorrei per nessuna ragione estranea a noi due che l'amicizia che tra noi si è formata venga minimamente intaccata. Trovare un amico è cosa rarissima, perderlo un peccato mortale; se poi lo si dovesse perdere per indebite intrusioni sarebbe indegno di persone intelligenti.
    Qui sto a cavallo, siamo entrambi estremamente intelligenti, ed era solamente un pour parler.
    Ciao amico mio e collega, e grazie di nuovo.

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  46. Giovarturo Mondini...24 gennaio 2011 11:20

    per me: uno dei misteri dell'universo... come può un uomo portare avanti un'attività letteraria e al contempo tenere in piedi un blog? come trovi il tempo di rispondere a tutti? per essere un anarco-individualista mi sembri troppo socievole...
    romanzone di 700 pagine che non mi ha mai annoiato neanche per mezza pagina?...
    OGNUNO MUORE SOLO - Hans Fallada.

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  47. Una volta che il basket entra nel cuore, non esce più. Grande pezzo Scriba!

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  48. Lo Zio superlativo, come sempre ;)
    per fortuna il manicomio era abbandonato ;)

    Un abbraccio Nerazzurro e grazie del tuo contributo Zio...apprezzatissimo :D
    Ciao
    Sergio

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  49. Bello bello bello!
    Naturalmente mi associo alla dedica!
    buona giornata Zio

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  50. Meraviglioso, meraviglioso, meraviglioso! Le tue parole arrivano dritte come spade. io non amo lo sport e figurati i racconti che ne parlano! Il tuo l'ho letto d'impeto e penso che la verdura che sta cuocendo sia diventata una pappa.
    Ma perché a Bum non l'hai mandato affanculo?

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  51. Cito solo
    "energumeno vestito da analfabeta" e "usando la pancia per scodinzolare" che mi hanno fatto scompisciare. Sarebbe bello che qualcuno facesse una tesi di laurea sul tuo linguaggio unico. Ciao.

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  52. Grazie per avermi fatto rivivere l'atmosfera della pallacanestro. Mio figlio, oggi quasi cinquantaduenne, una o due volte la settimana, di sera, si ritrova con dei suoi coetanei per fare una partita come ai bei tempi. Iniziò col minibasket poi via via tutte le varie categorie fino ad arrivare a fare la riserva in serie B con la Vis Nova di Roma, come play, data la bassa statura. Giocò con Polesello, non so se lo ricordi, capitano della Nazionale di basket. Io naturalmente l'ho seguito anche nelle trasferte. Bello sport. Ha ragione il tuo ex allenatore, quando ti prende non riesci più a staccartene. Complimenti a te.

    RispondiElimina
  53. * Giovarturo Mondini
    “Attività letteraria” per me (selvaggio outsider che ha pubblicato, per ora, un solo libro “vero”, e che, per fortuna o purtroppo, non va in giro a ritirare Premi Strega o a scrivere sul corriere o su repubblica) significa anche e soprattutto vivere per scrivere e per farmi leggere. Quindi pubblicare miei scritti sul blog fa parte, anche se da meno di un anno, perché io nasco dinosauro quasi tecnofobo e diffidente (il blog me lo trovai preconfezionato da chi mi regalò il sito-vetrina, e per mesi lo lasciai inattivo: mi intimidiva, non sapevo che farci, con ‘sto coso!) fa parte, dicevo, del mio dna. Scrivere è tutta la mia vita: bravo, bravino o scarso che io sia, è l’unica cosa ch’io sappia e voglia fare, il tratto distintivo della mia anima, ed è l’unica che sempre farò, sfidando, anzi, accettando, un probabile destino ultimo da clochard.
    Troppo socievole? Tutt’altro. In realtà sono un monaco eremita (in questo senso il blog è un’eccezione, una valvola di sfogo) e un asociale (anche se di indole gentile) però credo nell’Amicizia, ovviamente all’insegna dei Pochi ma Buoni, e ultimamente sto scoprendo con grande sorpresa e gioia quanto sia frequente incontrare questi “buoni” nel mondo dei blog. (Non è retorica, né ruffianaggine: il loro disinteressato gradimento mi riscalda il cuore e probabilmente contribuisce a mantenermi in vita, o un passo più lontano dal pensiero di abbandonarla).
    Insomma, lungi da me la sbruffonaggine di fare il fenomeno in grado di occuparsi in simultanea di 8 cose diverse: semplicemente, passando moltissimo tempo nel mio studio a scrivere e leggere (soldi o non soldi, fama o non fama, almeno fin che dura, poi si vedrà, ma non è che me ne importi molto, sono uno scrittore e quindi scrivo, e non mi interessa chiedermi se questo faccia di me un eroe o un’incosciente cicala) non mi è difficile, nelle pause, trovare un bel po’ di tempo da dedicare all’avventura del blog. Naturalmente i miei lettori sanno già che, qualora mi trovassi nella (auspicabile) tempesta dell’editing di un nuovo libro o di un tour di presentazioni, questa mia disponibilità, per qualche tempo, potrebbe diminuire (lasciando il posto a periodi con post più diluiti e rarefatti e con meno risposte mie ai loro commenti). Ma credo che moltissimi di loro ne sarebbero contenti quanto me.
    Confesso la mia ignoranza sul libro di Fallada: me lo sono perso, ma non credo me lo perderò ancora per molto. Anzi, grazie per la dritta.
    Dimenticavo: benvenuto nel mio blog, e grazie per l’interessamento!

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  54. * Enzo
    Nessun problema, caro amico. E per quanto riguarda Udine, mi sa che ormai questa è un'annata di quelle così, e che ci dovremo rassegnare...

    * Ser Vlad
    è vero, anche se devo confessare che il rozzissimo calcio continua a "intossicarmi" molto di più... Ciao, e grazie!

    * Sergio
    grazie a te... e comunque il manicomio non era del tutto privo di clienti: c'ero io!

    * Ernest
    Ti ringrazio. Buona giornata anche a te.

    * Luz
    Mi sento un po' in colpa per la tua verdura...
    Questo è il genere di commenti che più m'inorgoglisce: chi non ama i racconti sullo sport, o sull'ambiente militare ecc. ma poi dice di apprezzare quelli miei. Grazie!
    Come il poliziotto di un famoso film, io sono uno che "macina lento": diciamo che il sig. Bum affanculo ce l'ho mandato adesso, con molta più soddisfazione, davanti a tanti amici e testimoni... :D

    * Alberto
    Tu sei come sempre davvero troppo gentile, ma non essendo ipocrita non dirò che la cosa mi dispiace... :-)

    * il monticiano
    certo che lo ricordo, Polesello, mi pare che giocasse quando qui a Varese c'erano Ferraiuolo, Vescovi, Caneva e il grande Corny Thompson.
    Grazie dei complimenti!

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  55. Giovanni Monte24 gennaio 2011 14:43

    Nicola, sei un fiume in piena! Gianarturo ero io... ovviamente!! (Monte+Bandini!). pensavo mi riconoscessi! AH AH AH UAH. un giorno saremo primo e secondo allo Strega io e te, sì sì.. uuuh! ma non farmi più sentire quelle cose terribili... come ti può sfiorare l'idea del suicidio (!!) con tutte le cose che hai ancora da scrivere... t'abbraccio, intertristamente..

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  56. * Giovanni Monte
    che sveglione che sono... Giovanni Monte + Arturo Bandini... speravo fosse un nuovo lettore... :D
    quasi quasi m'incazzo per il tempo perso a rispondere a un fantasma: no, non m'incazzo perché sto cominciando a volerti bene, juventinaccio maledetto...
    Comunque quando sono andato su ibs a cercare i libro ho pensato proprio a te, perché l'editore, Sellerio, era lo stesso dell'altro ottimo consiglio che mi hai dato...
    Ciao monellaccio! Un abbraccio forte!

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  57. Mi sono preso del tempo per leggero con la giusta calma, e sono felice di averlo fatto. Questo racconto trasuda vita vera. Non ci sono né mostri né eroi, ma tante anime che si arrabattano e a volte si perdono. Forse il più bello che ho letto da queste parti, Zio.

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  58. GiovanArturo Montatlov24 gennaio 2011 16:12

    sellerio però è un caso. non sono un sellerista che aspetta le nuove uscite... però nella mia libreria i libri sellerio si trovano in una struttura girevole ed è comodo dare un'occhiata. ultimamente ho preso due Scerbanenco e l'occhio mi è caduto su Fallada (le parole di P.Levi in copertina mi hanno subito convinto...)
    però quante parole spese per dare il benvenuto a quel Mondini... potevi scrivere un racconto, invece.. oppure pensarlo...

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  59. * Ale
    E'vero: anche se io, come livello di scrittura, ne preferisco altri, devo dire che in questo c'è dentro tantissimissimo di me e della mia vita - non che essa non ci sia in (quasi) tutti, ma questo, a ben guardare, è proprio un manifesto del mio essere, del mio pensiero e della mia anima, e il titolo DEDIZIONE dice davvero tutto.
    Grazie, mon ami.

    * Mister Montatlov :D
    Non sottovalutare i misteri dell'Ispirazione: a volte quella per la migliore storia della tua vita potrebbe venirti proprio mentre rispondi a un Giovarturo Mondini qualsiasi, perché magari nel rispondergli hai casualmente usato la parola "clochard"... (e non aggiungo altro..) :)

    lo staff dei risponditori
    Nicolpaulo Austeroli
    Charles Nick Pezzowski
    Zio Mario Pezzas Llosa
    :-))))

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  60. clochard... auguri anche a me un futuro da barbone? ti ringrazio, my morattian friend. d'altra parte ti ringrazio a scoppio ritardato anche per quell'"ORECCHIO di altissimo livello", con il quale mi davi molto chiaramente dell'omosessuale... cosa che io, misero piccolo&borghesissimo maschio meridionale-provinciale dovrò prendere come un complimento, visto il tuo video levitico... uh - uh - e ancora scompisciatamente UH!

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  61. * Giovanni
    no, il futuro da barbone èmmio e me lo gestisco io... :)

    sì, in effetti per me omosessuale sarebbe un complimento, ma... mi sa che è meglio che la smettiamo, o corriamo il rischio che qualcuno non si accorga che stiamo allegramente scherzando... :D

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  62. JohnBeppeDino Samsa Buzzoglio24 gennaio 2011 19:44

    sei un uomo INSOPPORTABILMENTE aperto, zio..
    mi tengo strette le mie chiusure fantian-terroniche...

    "Salve, Al, come ti sta andando con quel frocio del tuo amico"?
    J.Fante al collega gay Al Bezzerides...

    G.A Monte: un tipo con cui nessuno vorrebbe avere a che fare...

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  63. eccomi ziooooooooooo! Come tua estimatrice ho tolto la verifica parole per i commenti, avete ragione, la vita è già troppo grama per perdere altro tempo a tradurre e a copiare simboli strampalati!!! Buona serata! ;)

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  64. * JohnBeppe ecc.
    mmm... vediamo se li becco tutti... stavolta mi sembra facile: Fante, Fenoglio, Kafka, Buzzati... :D

    * TuristadiMestiere
    Grazie!! E buona serata anche a te!!!!

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  65. la dedica ce la prendiamo anche io e il mio cooblogger, entrambi cestisti di vecchia data. la cosa si fa interessante. a quando un 3 c 3.
    oh, e che stile zio nick! complimentoni!

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  66. * Resto In Ascolto
    idea assai stuzzichevole, questo 3 contro 3... chissà che prima o poi non ci si riesca (magari primo tempo al campo e secondo... in trattoria!)
    :D
    Intanto, dedica estesa anche a voi, molto volentieri.
    Grazie, e ancora auguri al tuo coblogger!

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  67. Che dio ti stramaledica! E' l'una e sono qui a commentare il tuo bel racconto. Altro non ti dico.

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  68. * Gap
    La tua Luz che trascura la verdura sui fornelli, tu che mi leggi all'una di notte... Non so più con che parole ringraziarvi, amici miei!

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  69. " Era come se quelle infamie le dicessero su di me, che avrei voluto diventare simile a lui. Differente solo per tipologia di, pazza, vocazione."

    Sei diventato come lui? Direi di si

    Bellissimo questo racconto,e ha ragione Alberto che qualcuno dovrebbe fare la tesi di laurea sul tuo linguaggio.
    Bella la foto, ma eri magrino..avevi gomiti micidiali in effetti….

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  70. * stellarossa
    Sì, direi proprio di sì.
    Grazie, mia affezionata lettrice e stampatrice su carta... E chissà che un giorno qualche pazzo non la scriva, quella tesi... Quanto all'altra cosa, anche se nella risposta a Enzo ho detto di essere ancora magro, a quei tempi lo ero molto di più, ero proprio come si suol dire filiforme...

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  71. Il mondo del basket - il mondo dello sport tout court, farei prima a dire - mi è estraneo ma lo osservo con affetto (il coniuge vi si dilettò quando era un fanciullino scherzoso).
    Me la son proprio goduta la lettura del tuo racconto. Mi è piaciuto molto quando scrivi:

    Guardavi quei suoi occhi spaesati e chissà come ti mancava Gorizia, dove non eri mai stato.

    L'ho trovata un'annotazione di raffinata e sottile psicologia. Un'allusione a quella imbarazzata e imbarazzante (ma umanissima e commovente) "compassione" che certe persone risvegliano negli altri, anche loro malgrado.

    Un saluto

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  72. * Duck
    Mi fa molto piacere che tu abbia individuato un passaggio che, insieme a quello finale dell'isola di vetro (e forse a quello del gommino a pera) è il mio preferito.
    Ciao, e grazie!

    RispondiElimina
  73. Il basket mi fa schifo. Questo invece, è, probabilmente, il tuo più bel racconto. Finale magnifico ZIO. Magnifico.
    E la nostalgia di Gorizia... AHAHAH! Sei un grande!
    Quando ho visto la lunghezza stavo per bypassare.
    Ma la citazione iniziale da "American Psycho" è stata una sorta di trappola per topi...

    Yang

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  74. Zio

    non ho parole

    '''''''
    solo brividi (quelli sopra sono i peli dritti!)

    bravo, cazzo! questo è il più bello in assoluto

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  75. Ho levato quella "cazzo" di parola di verifica.
    Ogni tuo desiderio è un ordine!!
    Baci.

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  76. * Yang
    ironia delle ironie, Magnifico è anche il nome di un vecchio grandissimo giocatore di basket (per Varese era un nemico, quindi sono doppiamente felice di rendergli onore così grazie a te)... meno male che il racconto ti è piaciuto, altrimenti mi sarei sentito in colpa per la "trappola"... :D

    * Queen B
    azzo, sapessi come sono contento, davvero contentissimo, di questo tuo entusiasmo... grazie!
    Ti abbraccio!

    * Luz
    Sei come sempre splendida... Baci anche a te, e buonanotte!

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  77. Anche io l'ho tolto il verifica parola, quindi splendida pure io!!!

    RispondiElimina
  78. * Stefy
    Sì, sì, splendidissima... :D
    meno male che ho fatto un ultimo pattugliamento nel blog prima di spegnere (stasera sono stanchissimo, gli occhi mi stanno minacciando di dare le dimissioni se non mi stacco dal computer...) così posso dare la buonanotte anche a te... Bello quel cuoricino! Smack!

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  79. caspita Zio due racconti, non voglio perdermeli, ma ora devo filare con le chiappe, o senza, a lavoro. Oggi, tra mezzo secolo, do una bella letturina, mi devo levare tre etti di cispa dagli occhi....

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  80. Beh, bel canestro! E bel racconto, ovviamente!
    Parte finale dentro "il tempio dell'usura" molto bella, m'è piaciuta! Bella anche la perla del coach sulla pallavolo.. ahahah!
    Pensavo pure io di ri-pubblicare un mio racconto cmq..
    Ps: ma giochi ancora?
    Ciao :)

    RispondiElimina
  81. * Davide
    Tranquillo, amico mio, so che fra i pregi di questo racconto non c'è la brevità, quindi me ne starò buono per altri 2 o 3 giorni, per dare tempo a tutti quelli che ne hanno voglia di leggere e commentare...
    A risentirci... :D

    * Andrea
    Allora aspetto di leggere il tuo!
    No, a basket non gioco più da parecchio tempo... al massimo mi concedo il beach tennis d'estate e un po' di calcio a 5 il resto dell'anno, ma più che altro mi piace passeggiare attorno al lago...
    Ciao! :)

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  82. Eccomi! Finalmente sono riuscito a ritagliarmi un po' di tempo per leggerlo.

    Decisamente una delle tue cose migliori, secondo me. Vero e intenso. Condita da qualche perla assoluta, come i pezzi di marron-glacé di un Mont Blanc, che ti capitano sempre che non te le aspetti, ma quando arrivano godi. Mmmh, non so se la metafora rende, però spero che ti piaccia il Mont Blanc! :-)

    P.S. Gli sport a tempo sono più veri nella misura in cui sono più simili alla vita. Quelli a punteggio sono migliori nella misura in cui nella vita a un certo punto la speranza finisce.

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  83. Meno male per gli Ilic che abbiamo incontrato per strada che altrimenti i rapporti umani sarebbero solo transazioni...di banca!

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  84. Partiamo dal basket. Tra la quarta e la quinta elementare, ho giocato a basket. O, meglio, il basket si è preso gioco di me. Anch'io ho una foto di me che cerco di fare canestro (per i feticisti del passato: http://data2.blog.de/media/033/1114033_457e3c0545_m.jpeg ): di canestri, però, non ne ho mai fatti, neanche uno. Dietro la foto (ma questo non si vede) c'è anche la firma dell'allenatore, un certo Ferruccio - alto, segaligno, baffuto, gran fumatore. La prima partita che abbiamo giocato è finita 92 a 16, fuori casa. Ricordo il palazzetto dello sport, le luci, il tetto: noi, giocavamo in un campetto in asfalto dietro la Chiesa. Nel minibasket c'erano quattro tempi; per regolamento, ogni giocatore in squadra doveva giocare almeno un tempo; io ne ho giocato sempre e solo uno. Quando vincevamo, i risultati sembravano quelli della pallavolo - 15 a 13 - o addirittura del tennis. Eravamo una delle peggiori squadre di tutti i tempi. Quando vincevamo, ci regalavano un gelato; in un anno, ne ho mangiati due (e tra l'altro, l'unica volta che Ferruccio non venne fu proprio in occasione di una delle due vittorie). La partita contro il Petrarca Padova, giocata in casa, perdemmo 95 a 5. Pensaci: 95 punti in 40 minuti non sono pochi; e 5 punti in 40 minuti, sono davvero pochi. In quella partita toccai la mia unica palla - in tutte le altre, mi nascondevo dietro altri giocatori, nella speranza di non essere visto. Per la commozione, mi si riempirono gli occhi di lacrime; la ripassai a Lorenzo Dorigo, il ragazzino che me l'aveva data: una fucilata in mezzo al viso, ero emozionato, gli spaccai il setto nasale, lo dovettero portare al pronto soccorso. Non ero portato, per il basket, io. Ancora oggi, se penso al canestro nel quale cerco di fare un punto, lo immagino con una lastra di plexiglass appoggiata sopra al buco.

    Per quanto riguarda il racconto, è sempre bello leggere i ricordi di qualcuno che li sa raccontare. Non è un racconto nel senso stretto della parola, ma non lo trovo un limite: c'è più libertà, più intimità, forse più commozione. E gli aspetti umoristici sono essenziali per creare quella rilassatezza nella quale ci si può abbandonare alla commozione.
    Bravo, come sempre!
    Un abbraccio,
    Paolo
    ps ho letto anche i molti commenti - tutti interessanti - e le tue risposte - mi è piaciuta molto quella in cui spieghi il tuo rapporto con il blog!

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  85. * Il grande marziano
    Sì, sì, mi piace moltissimo il Mont Blanc (come tutti i dolci, del resto: da bravo bambinone sono un gran goloso...) Non aggiungo altro se non il solito, ma sentitissimo, grazie...

    * Antonio
    Il pazzo Ilicic che è in me non può che ringraziarti, commosso.

    * Paolo
    Io invece da piccolo ero troppo fissato col maledetto calcio, e arrivai tardissimo al basket, già maggiorenne. Chissà, avessi iniziato dal minibasket avrei potuto diventare un play, o una guardia, a livelli più alti. Così, invece, senza fondamentali (molti fondamentali del basket sono innaturali, tutt'altro che istintivi) dovetti stare non solo a più bassi livelli, ma soprattutto più vicino a canestro, a fare a sportellate con gente alta uguale o anche molto meno, ma larga il triplo (a bassi livelli con 1,94 sei un "lungo", un pivot...)
    Grazie per il contributo struggente, un vero piccolo racconto, bellissimo!

    Il bello è che quelle parole sul blog sono nate in risposta a uno scherzo che non avevo capito, ma adesso sono grato a chi me l'ha fatto per avermele "tirate fuori" (processi sempre misteriosi, quelli dell'esprimersi). Grazie anche per il tuo (per me preziosissimo) apprezzamento del racconto, che in effetti è assai atipico (non a caso pubblicato qui, timidamente, dopo altri 17, e assai più apprezzato di quanto io stesso non pensassi... probabilmente i lettori ne hanno captato l'assoluta autenticità, cosa di questi tempi sempre più rara, ma non è certo a te che devo dirlo, a tua volta scrittore autentico e appassionato in un mondo di impostori e di stronzetti pompati dal mercato...)
    Un forte abbraccio, amico mio!!

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  86. Allora Zio, non mi sono accorto della lunghezza,il racconto è godibile. E' raro che non mi accorga della lunghezza. Ho giocato a basket, mi hai fatto tornare indietro con la memoria, e m'è piaciuto molto il personaggio di Ilicic. La cosa che mi dispiace, perchè a me sto Ilicic piaceva proprio, che il racconto si chiuda con lui sullo sfondo. Cazzo, mentre leggevo la fine mi mancava Ilicic, non so se mi capisci. Questo qua che buttava anima e core per pochi soldi al mese, che amava questo sport. Sarà che a me le banche fanno tristezza come al soggetto narrante, chissà sono sicuro che sir Ilicic tornerà da qualche parte, lo aspetto. Comunque presto ti passerò qualcosa che ho scritto anch io. Mi piace condividere, e mi piace discutere con una persona che ama scrivere e leggere, abbastanza rara a trovarsi.

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  87. Sempre più bravo e personale. Da antologia (tua e collettiva) come gli altri. Ho la pulsione, io, mentre leggo, di evidenziarmi nella testa le citazioni dal testo che estrapolerei. Qui sarebbero state troppe, e ho lasciato perdere. Messomi in panciolle ho letto il racconto! :-)

    P.S. Simpatica la foto, caro il mio cestista!

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  88. * Davide
    In realtà Ilicic è presente più che mai (mi è piaciuta molto la lettura di Refuge, che ne immagina l'ologramma alle mie spalle mentre il funzionario di banca ne irride schifosamente la Diversità e la Dedizione e io, timido e paralizzato, non riesco a difenderlo, a difenderCI tutti e due)
    Ti leggerò con piacere (però mi raccomando, assaggi brevi... :D)
    Ciao!

    * Lu
    Grazie amico, non ti dico più quanto mi facciano bene le tue parole perché già lo sai...
    Un abbraccio

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  89. splendido racconto, ma non ne avevo dubbi
    foto molto michael jordan :)
    e poi non posso non applaudire la citazione iniziale da ellis
    this is not an exit

    grande!

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  90. Non so se siano più lunghi i tuoi racconti o i commenti, però tutto scorre piacevolmente.
    P.S.
    Ho seguito il tuo consiglio e modificato le modalità di commento...:-)

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  91. Il racconto è molto, molto bello. Fra l'altro, mi sento di annotare, credo che nessun rapporto come quello con l'allenatore di una squadra di basket, soprattutto nelle giovanili, possa essere costruito.
    Il mio, quello che avevo quando giocavo nella categoria Allievi, era un pessimo allenatore. Ma lo ricordo come una persona unica.
    Ricordo tutti gli altri. Quello che pretendeva che gridassi per cavar fuori la rabbia, quello maniacale nell'allenamento sui tiri, quello che ti massacrava in preparazione atletica.
    Nessuno, però, è come il peggiore.

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  92. Mi sono innamorata di Ilicic.

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  93. * Marco
    Grazie mon ami! (sapevo che la citazione ti avrebbe catturato, ma non era una trappola: sapevo anche che mi avresti letto comunque...) :D

    * Mark
    In effetti stavolta per arrivare giù in fondo a commentare bisognava fare una mezza maratona: c'è stato dell'eroismo, da parte vostra. :D
    Per l'altra cosa, ti sono grato!

    * Silas
    Grazie di cuore, sia per il contributo che per l'apprezzamento.

    * Sara
    Ne deduco che non eri giocatrice di pallavolo... O ti ha così conquistata che gli perdoni tutto, anche "xè la merda del basket"? :-))

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  94. Ohilà, zio!Già il titolo del tuo blog mi fa sput...ehm, scompisciare(orrendo!) dal ridere!
    Ora è tardi ma poi torno a spulciare.

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  95. * Sandra
    Benvenutissima!
    Allora ci si rivede presto, anche di là da te...
    Ciao! :)

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  96. "Il fatto è che Maurilio Ilicic valeva mille volte più come istruttore che come psicologo e come stratega." Per me, in questa frase è tutto il senso del tuo racconto e delle pieghe beffarde, ironiche, disperate e sensibili che assume, nella completa palette di colori primari, secondari e composti.
    Che senso ha dire - ogni volta - che è sempre meglio? Per me, e spero per te, ha senso. E vedo che il sostegno aumenta. Ognuno con il piccolo o grande tratto che trova irripetibile e unico.
    L'elogio non sembri inutile (e non lo è): non frequentando molto internet, raccolgo da te la sensazione che finché c'è una scrittura come questa e persone che la apprezzano, non tutto è perduto.
    Se non fosse che suona oggi come una condanna: UNCLE WRITER FOR PRESIDENT!

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  97. * Cristiana Curti
    dovrò procurarmi un buon dizionario dei sinonimi per imparare a dirti GRAZIE senza ripetermi, cara amica mia... e se non fosse che oggi suona proprio male, chiuderei con un bel Cristiana Curti Premier... :D
    Un abbraccio

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  98. Zione, passo per un saluto e per informarti che, vista la tua segnalazione, ho deciso di rimuovere anch'io il codice captcha dal mio Blog. Proviamo e speriamo che non arrivi spam e merda come tempo fa quando lo lascia disabilitato. :) Oltre a quanto mi hai detto tu, a farmi cambiare idea è stato un commento di una ragazza sul Blog di Alberto Cane, la quale essenso poco vedente si lamentava di questo codice di verifica e di tutti i problemi che porta a persone come lei.

    Era giusto per informarti, ora passo anche da Enzo. :)

    Ciao grande.

    LeNny.

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  99. * LeNny
    Ciao grandissimo!
    E chi altri se non tu poteva farmi toccare per la prima volta l'incredibile record dei 100 commenti? :D
    Per l'altra cosa grazie, e... speriamo bene!
    Abbraccio grande.

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  100. Ciao, io ho lasciato il codice perché impaurito dallo spamming. Però ci sto ripensando: forse lo tolgo :)

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Benvenuti a bordo!!
Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)