"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

TANTI AUGURI PER I TUOI SPLENDIDI 80 ANNI!

TANTI AUGURI PER I TUOI SPLENDIDI 80 ANNI!
Ho scoperto che il mio Eroe preferito, perfetto modello di Saggezza e Pigrizia, è coscritto di mio papà! Buon compleanno, Paperino!!

sabato 28 agosto 2010

Sorensen Puddu - Replica (12)


sgarupperie

Io d’agrande prima cosa mi compro l’Alfa Beta, che è una macchina tremendamente automatica che la possono guidare anche li gnoranti senza bisogno di fare l’appatente o di dare la bustarella a don Purscé, che è lo stesso prete che se li davi dieci miglioni non facivi la naja e quando il sendeco lo incontra li bacia le scarpe, l’anello no, chillo lo tiene in banca sennò i mariuoli glielo inculano, ma dico io se la fiducia nel prossimo sta a chisto punto i poveri onesti scippatori cummo facissero accampà?
Don Purscé invece campa benissimo che tutti gli stanno a dare sempre soldi.
Lui dice che i soldi sono per i poveri, per i poveri staminchia dico io.
Io questa cosa dell’Alfa Beta non è che me la sono studiata, modesta mente me la sono intuita, pecché il mio amico lo scugnizzo Lo Munco tiene il papà che non sapi legere ne scrivere, epure dice sempre che suo papà è in Alfa Beta e io ci credo, ma saccio anchi che non tiene l’appatente e che, essente un muorteffame, non può nemmanco pagare a don Purscé. L’Alfa Beta cammina con la benzina catarrizzata senza pioppo, ha il tettuzzo apribile per fare più meglio i gestacci e come opzionàl ci sta ‘na bottiglia rotta sotto u sedile per scannare il cornuto che non doveva sorpassare.
Che lavoro farò d’agrande anc’ora di priciso nun lo saccio. Saccio solo che farò il gnorante, pecché non tengo nisciuna intenzionalità di studiare per poi fare il spazino nettantomeno il bidello, o il copriwater in una genzia di pubicità. Di certo non farò il generale, pecché per me le guerre sono tutte sbaiate, tranne quelle contro i Viet Kong, che erano dei giganteschi scimmioni che rapivano le bellefighe per tenerle in mano che è pure uno spreco.
Comunque il gnorante non è proppio una scelta, è la squola che ti ci condanna. Presempio chillu fetente del nuovo maestro Sorensen Puddu, che secondo ammè il mio molesto parere non è un vero maestro ma nu busone busivo raccomandato da don Purscé, ci dice sempre che gli va benone se scriviamo sgaruppato, così poi lui ci fa i libri furbi e diventa migliardario, ma io e il mio amico lo scugnizzo Lo Munco habbiamo deciso che fondiamo una bebigheng e gli sgaruppiamo l’occiello a colpi di scemitarra e di mazza sterrata.
Il mondo è pieno di teste di cazzo.
Tutti i miei amici vogghiono fare il lavoro del patre o di qualche parente (spaciatore, chiller, invalido…) ma la mia è una famiglia sfigata e ammè convenisse cangiare.
Mio frate chillo grande presempio fa la comparsa nei film di San Domaso religiosi.
Sandomaso iè uno che ssi nun vede nun ce crede.
Quando Gesucristo resurgette, Sanpietro Sangiuda e Sanpancrazio li credettero, Sandomaso invece no, forse perché era pure un poco ciorbo. Comunque a Sandomaso lo facettero santo pure se non se lo meritava approfittando di un condono, come chilli della vendita delle indulgenze immobiliari alle oche giulive (Giuliveo) che il suplente checcià spiegato questultima cosa è stato appena licenziato con un tronco in copp’a capa stamatina.
Io nun capisco pecchè fràtomo nun vuole chevvediamo i suoi film Sandomaso Religiosi, e unaltra cosa che nun capisco èpperchè ogni tanto se ne viene a casa tutto dolorante como se l’avribbero frustrato o come se l’avribbero scusa te il termine inkiappettato.
Secondo me duvria trovarsi n’atro lavoro.
La mia famiglia è povera. I classon delle macchine dei papà degli amici miei fanno tutti peee invece la nostra fa sgut forse anche per via del fatto che è nu motocarro a remi, ringraziando la Maradonna.
Solo a tv siamo messi bene, pecché papà lavora interanale in un magazzino di lettricità, e ognitanto ne ciula qualcuna o qualchedue che se lo beccano si fa dieci anni con l’aria condizionata, sempre meglio che a Lamerica che li condannano alla sega elettrica opure a seconda degli Stati c’è Buscio che li spara o li gasa a petege religiose o coso Svarzeneggher che li stermina a fiammate, e lì ti salvi solo se ciài na barca de quattrini da dare a Lavocato.
Questo Lavocato devessere il figlio di puttana più ricco del mondo (doppo a don Purscé).
Lamerica è un posto pericoloso: tutti gli anni viene lu Ragàno e rade al suolo qualche negro di quelli marroni. Ieri in tv c’era coso Svarzeneggher che come tutti gli attori scarsi ci hanno detto guarda è meglio se fai il governatone o il presidente e lui rigoverna la Californikescion e stava dicendo in tv basta con queste iniezioni letali ai condonati a morte che costano troppo allo stato e poi nun son sicuro di aver sentuto pene pecché m’ero rotto e stavo giusto cangiando canale in cerca di pubicità porno o le veline troie che mi sparo una sega però mi pare che le parole dopo fussero “Li strozzo io!”
A Lamerica certi meschini crepano per una dose letame di mburgher che nun saccio che roba è ma è meglio dire ai bambini di non toccarla se la incontrano per strada
Il mio fratellino invece suona il flauto e fa delle bellissime flautulenze.
Poi ci sta la zia Protozoa. La zia Protozoa è molto calma e paziente, però se gli chiedi pecché gli anno dato quel nome di merda è facile che s’inalbera un pochettino. Le sue sorelle invece tengono nomi normali, e si chiamano rispettosamente Clavicembala, Pasquala, Bisunta, Crocifissa, Infilzata (Filzy per gli amici che peraltro essente nu cesso nun ne tiene) Frescobalda, Incatramata e Protomartira. Sorelle ne tiene poche pecché i suoi ci stavano abastanza atenti.
Lo zio Mitocondrio è il marito della zia Protozoa. Fa molta fatica a camminare pecché è stato appena operato alla prostitùtata, che devessere una di quelle brutte parti del corpo che la Maradonna piange se le nomini e soprattutto dall’invidia se le tocchi. Lo zio Mitocondrio è molto sfigato. Il mese prima lo anno operato di catarrata, che pure quella non so bene cosa sia, ma devessere che uno rimane cilorbo pecché gli sputano furtizzimamente in un occhio.
Nella vita bisogna essere uterosessuali se no si fa peccato, ma bisogna esserlo con calma, contingenza e castrità se no è peccato lustesso, bisogna prendere esempiu da sangiuseppe suocastratissimo sposo che un giorno prese il pene, lo staccò, lo diede ai suoi amici e disse prendete e mangiatene tutti che tanto a me nun me serve ‘sto cazzo di coso.
Elenco di lavori decenti due punti a capo tre virgolette il maldidente, che è un lavoro che si truffano i rincoglioniti e poi si scappa a Lestero, che è un paese molto popoloso dove ci stanno le famiglie dei linquenti, opure la mugliera di uno ricco famoso potente brutto e vecchio ma per fare la mugliera bisognasse non averci ucazzo, sto robo che apre un sacco di buchi ma chiude molte porte a meno di non diventare un tram sessuale, opure il politico che è un lavoro che si esprime sdegno e sgomento dopo un attentato che è un sistema in codice per congratularsi con gli assassini, opure unaltro lavoro benpagato e per nulla faticoso devessere poi il mangiasigilli, opure se proprio sei disperato puoi fare il prete che è molto vantaggioso pecché si vive gratis in pretura e in mancanza d’altro si pappano le ostie e ciài pure la perpetua che lo zio Mitocondrio ha detto sa fare tutto chillo che face ‘na mugliera tranne scopare forse pecché usa l’aspirapolvere, eppoi non cè molto da faticà pecché la gente oggiorduì preferisce l’inferno e al paradiso gli alberghi stanno tutti fallendo di brutto e ogni tanto Domineddio quand’è stanco di starsene da solo a giocare a domino che perde sempre e non si sa come cazzo è possibile e si chiamano misteri della fede va giù da Belzebrù e lo prega di fare accambio ma Belzebrù gli fa tiè col braccio, se vulevi ci pensavi prima.
Oggi per la gita distruttiva di scenze siamo andati allo spedale dove habbiamo intervistato un ornitorincolaringoiata, che volevo chiedergli perché si chiama così ma poi o avuto paura pecché ciaveva una brutta faccia e puzzava tutto d’alcùl. Allo spedale c’erano anche dei bambini di lasilo e si erano fatti quasi tutti la caccaddosso, e questo ci ha fatto insegnare che è molto meglio diventare grandi e giudizziosi e sporcare le mutande moderatamente.
Poi in classe habbiamo studiato una cosa molto schifosa, il poeta-vater, chiedo scusa, Pannunzio, che si fece togliere una costola per riuscire a far da solo chupachupa, ma bisogna studiare anche chille fetenzìe pecché pucioppo fanno parte di la vita.
I gatti tengono quattro zampe due per correre una per frenare una per grattarsi i coglioni.
Le feste più maggiurmente sacre sono il mio compleanno, il nomastico, sangennaro, la befania, la scesa in campo di gesudue la vendetta e l’ascensore della mai inculata confezione.
La zia Pasquala m’a diciuto che alla befania hanno bruciato in piazza tutte le befane, ma lei era lì e non ho caputo bene come a fatto che è scampata.
Poi c’è lo zio Aristobecco, che è quello che mi dice di pensare sempre alla salute e di non mangiare grassi e fetenzìe fritte sennò divento come il nonno Artemio sclerotico.
Insomma, se non avete la testa infilata int’u culo avrete capito che la mia è una famiglia sfigata e che nessuno di questi animali fa un lavoro deciente.
L’unica che porta a casa un po’ di soldi è la mamma ma lasciamo perdere.
In fin dei cazzi, che cosa farò d’agrande anc’ora nun lo saccio.
Mia matre, che si chiama Isoterma, dice di pensarci molto pene, pecché l’unica speranza di ricchezza della mia famiglia songo io, e lei vulisse che farei il gegnere.
Opure il scritore.

lunedì 23 agosto 2010

RACCOLTA DIFFERENZIATA (15) - vecchi racconti inediti del Nick


FACCIA DA UOMO



Dài e dài si decide per un aperitivo. Già che ci siamo trovati dopo tanto tempo, inutile stare in piedi qua in piazza come cinque tordi al freddo. Massì. Andiamo giù al bar del Passera per un aperitivo. È mezzogiorno. Dentro dal Passera ci siamo solo noi, a parte due beccaccioni che stanno lasciando le ultime piume di paga settimanale al videopoker. Come sempre il Passera fa gli onori di casa dietro il bancone, ma poi ai tavoli serve la moglie. Quando entri dal Passera il Passera lo trovi sempre lì, dietro il bancone, dietro i suoi baffi, come un barbagianni impagliato. Oggi mi sembra di essere un dannato ornitologo. In compenso la moglie l’abbiamo sempre vista girare tra i tavoli come una scimmia che salta di ramo in ramo. Adesso ha poco da zompare perché ci siamo solo noi. Infreddoliti, a malapena ci sbottoniamo i cappotti. La scimmia prende le ordinazioni e dopo poco ritorna col vassoio tondo di plastica sudicio. Non lo lava mica mai, a quanto pare. Per accompagnare cinque aperitivi schiera, da sinistra a destra dei vostri teleschermi: tre olive, due patatine stantie e noccioline riciclate ma non a volontà, cioè poche. Spilorcia di una Cita del cazzo. Per gli altri quattro la scimmietta sciupa un mezzo sorriso. Per me no perché non c’ero mica a messa. L’ha visto mentre usciva che passavo per i cazzi miei e gli altri quattro li ho incrociati per caso di fuori. Dopo mesi che non li vedevo. Da quando hanno riaperto il bar della Gioventù i vecchi si sono fiondati tutti là. Gli sta proprio bene allo spilorcio del Passera, e alla scimmietta qui, la passera del Passera. L’aperitivo, com’è come non è, è una cosa che non si beve in silenzio. E così si attacca con le cazzate. Io non sono razzista, salta su Carmelo ruttando Campari. Però a Taribo West bisognava costruirgli una capanna in cima a un albero, su ad Appiano Gentile, così smetteva di arrivare tardi agli allenamenti, il macaco. Io questa gliela passo, mi dico. Cazzo me ne frega. Il frizzantino è quasi buono e la vita è quasi piacevole. Poi è la volta di Vincenzo. Ingolla metà del suo vodka martini per dimenticare una patatina al bacon e muffa. Importata di seconda mano dalla Corea nel 75 o giù di lì. Non si è ancora ripreso dal rischio di mandare tutto di traverso nella cannarozza dell’aria che fa, Neanch’io minchia sono razzista, è ovvio, ma George Weah quando recita tutto nudo nello spot del deodorante (tossicchia, sputa, beve) lì tutto nudo non si capisce bene se è sporco di merda o sporco di nutella. E ride come un porco sputazzando vodka martini e briciolette di muffa bagnata. Nessuno ha niente da obiettare. Però fai proprio schifo, Vincé. Io non sono razzista, si allinea conforme Giuseppe crodinizzando un’oliva. Ma quel Reiziger lì, con quei labbroni a ventosa, io lo rispedirebbe giù in Africa a raddrizzar banane, che la faccia è quella, ragazzi, altro che far miliardi col fùtbol. Ridacchiano tutti come jene impazzite. Io non dico mica un cazzo e un pochettino, lo ammetto, rido e tossicchio pure io. Io non sono razzista, ci mancherebbe altro, conferma lo Steno finendo di ciucciare il suo Aperol con l’Oransoda. Però mi affascina la stranezza di quel Winter che giocava nella Lazio. Cioè, voglio dire, non sono razzista, però quel Winter è stranissimo e bellissimo, perché ha la pelle scura scura, ma contemporaneamente i lineamenti, non sono razzista, le fattezze, insomma come colore non sono razzista ma il punto è che come colore è un negro eppure al tempo stesso (non sono razzista) ha la faccia… la faccia da uomo!

La faccia da uomo, cristo santo, vi rendete conto. Voleva dire da bianco caucasico. Ma l’idea gli si era formata così: faccia da uomo. E lui così l’aveva espettorata, senza arroganza, con leggiadra ingenuità da scolaretto. Io sto mandando giù le cazzate di questi burattini insieme al frizzantino. Mi danno fastidio le loro cazzate da burattini, ma tra me e me penso che la vita è quasi piacevole e questo frizzantino è quasi buono e fuori fa freddo ma pure qui non è che faccia poi così caldo e quei due deficienti che si disputano il videopoker quando afferreranno l’evidenza di essere due deficienti? Quando finisce il frizzantino, finisco anche di mandar giù. Perché adesso tocca a me. E cazzo se mi tocca. Allora salto su e per chiudere il giro di pareri dico A dir la verità io sono razzista. Già la premessa li stronca, li spiazza, li lascia a bocca aperta. Perbacco sì che io sono razzista, perché credo che ci siano dei casi in cui il contrario di “razzista” è semplicemente “cieco”, ma è proprio perché sono razzista che non sono così ignorante da credere, come lo credete voi, che i negri siano un’unica razza. Se non foste ignoranti, sapreste che da qualche parte giù in Africa c’è una popolazione, gli Hutu, che ne sta sterminando un’altra, i Tutzi. Se non foste ignoranti sapreste che i Tutzi, alti, belli, miti e pochi, sono geneticamente superiori alla nostra stronzetta razza italiota.

A noi italianuzzi decadenti e quasi decomposti che non siamo altro, ancora lì a sbandierare l’Alighieri perché dopo di lui gli scrittori italiani si contano sulle dita di una mano che sta facendo le corna.

E sapreste che gli Hutu, piccoli, tozzi, violenti e numerosissimi, ci sono oggi inferiori, seppur non di molto. Diamogli un migliaio di anni, e i Tutzi, se ci saranno ancora (perché su questo merdoso pianeta la selezione sembra a volte funzionare alla rovescia, e l’uomo, caro Darwin, sta molto probabilmente diventando una scimmia) i Tutzi saranno rispetto a noi dei semidei, degli ultrangeli luminosi, e persino gli Hutu avranno messo fuori la freccia per superarci nella classifica della civiltà. Non tanto per il loro migliorare quanto per il nostro peggiorare (avete presente cosa vedete in tv?)

Perché il razzismo, quello giusto, è una scienza quasi esatta, ma non è mica una verità scolpita e immutabile. È un antropometro in continuo divenire, da aggiornare mese dopo mese. Come semplice curiosità culturale, inapplicabile ai singoli individui. Dai razzisti imbecilli, da quelli sì che bisogna guardarsi. Il razzista imbecille è uno convinto che la razza superiore a tutte, guarda caso, sia ora e per sempre quella svaginata fuori da donne dell’etnia di mamma sua…

Come mi sentirei arricchito, se scoprissi di avere un’antenata africana! E magari anche due indiane. Una dell’India e una Pellerossa. Lo so. Sto chiedendo troppo.

Del resto dai marroni ci compro pure gli accendini. E vado in fiducia. E per simpatia glieli pago di più di quello che chiedono. Mentre uno dei vostri picciotti o guaglioni sospetterei che ci mette l’acqua dentro al posto del gas liquido, sospetterei, ecco come stanno le cose. E comunque Reiziger, per la madonna, è delle Antille Olandesi, gli dico.

Quelli strabuzzano. Scadregano indietro all’unisono le loro sedie del cazzo. Si alzano e se ne vanno via brontolando e insultandomi a livello borbottìo e compatendomi, ma a occhio e croce nei denti non mi arriva nessun pugno.

Mentre faccio per uscire inciampo nel baffo sinistro del Passera. Tu qui non ci mettere più piede. Bisbiglia. Mi credo quasi che sta scherzando. Ma cheddìce. Checcazzo sibila. Potrebbe almeno alzare la voce. In effetti un poco la alza. Mia moglie non ce ne vuole di bestemmiatori nel nostro locale! E neppure io! E neanche stronzi razzisti di merda! Soltanto a me, lo dice. Quegli altri là mica erano razzisti. E poi sono suoi buoni clienti. Praticamente gli ultimi che ha. Devi avere più rispetto, per le persone africane, mi dice. IO? Sì, tu. Li hai chiamati “marroni”. Perché, secondo te di che colore sono? Neri, mi dice, lo sanno tutti. Complimenti per la percezione cromatica, rispondo. La prossima volta, guaisce, vai al bar della Gioventù, a bere l’aperitivo. Sééé, figurarsi, il bar del prete. Penso. Fanculo te e pure Cita, penso. Bruta facia d’usel penso. Ma domineporcoddio, penso. Dire, per oggi mi convien dire più niente.


giovedì 19 agosto 2010

Sorensen Puddu - Replica (11)


grisù superstar



Un giorno inqueltempo il Buondio Motta si accorgette che era diventato antipatico alli uommini (forse perché aveva accoppato qualche tonnellata di Gericani e Giziani, ehssìssì ehggià, credo proprio che aveva esagerato un po’ troppettino) e che tutti li dicevano le brutte parole, ma proprio di quelle proprio brutte brutte. Ma brutte.



Ineffetti ammemmipare che per essere un Buondio ce ne avesse mannate un potroppe di guerre, pestilenze, flatulenze e ucarestie.

Perché ma allora minchia i Dii cattivi che minchia spediscono, pacchi di namitardi per i neonati infantili?

Ci mannasse un po’ più di manna sto cornuto!


Allora per fare la pace il Buondio Motta mandò giù Grisù Superstar, il draghetto buono con l’alitosi che vuole fare dagrande il pompiere.

Solo che però a volte si dimentica di essere un drago, e allora presempio purtroppo ha seccato una pianta di fichi che passava di lì per caso.

E unaltra volta gli è scappato un rutto nell’aqua che è diventata tutta rossa e quegli imbecilli si credevano che era diventata vino e si scottarono come tordi alla fiamma e allora ci fu l’invenzione della lingua flambé.

Con l’alitosi soccazzi.

Unaltravolta poi basta la smetto seppellì vivo un certo Lazzaruzzo dicendo tranquillo che poi ti risorgo ma Lazzaruzzo morette, e quella fu invece l’invenzione del sceminterrato. (Approfondisci in classe: riflessioncina sull’estrema, drammatica transitorietà dell’espressione “sepolto vivo”.)


Da grande il Buon Grisù riuscì a coronare il suo sogno, ma siccome gli altri pompieri del Mapez Sció non si fidavano a lasciargli spegnere gli incendi, lui se ne stava tutto il giorno in caserma a raccontare parabole, che sono delle cose che si sa da dove partono ma non si sa mai dove ti arrivano sul grafico ascisso e delle volte puranco in culo, e gli altri pompieri gli dicevano che era molto meglio se raccontava qualche barzelletta zozza che almeno si capiva, oppure che stesse zitto e li lasciasse riposare in pace e la smettesse di rompere i cugliuna, solo che il problema è che se stava zitto sbadigliava e dava fuoco alla caserma, e allora gli altri presero l’abitudine di legarlo e imbavagliarlo e nel trambusto ci scappava anche qualche calcio nel culo e una qualche badilata ma non facevano apposta, e allora lui diceva padre perdonali perché non sanno quello che fanno e gli altri gli rispondevano senti chi parla brutto incendiario vaffanguglia.

Comunque tutte queste parabole non satellitari spaccano una volta per tutte una lancia in testa, aprendo breccia n’il cranietto stronzettino, a tutti quelli che dicevano che Grisù fusse comunista.

Ci sta la parabola padronale schiavista del vignaiuolo berlusconiano formigoniano (se lavori e produci bene altrimenti crepa), c’è quella capitalistica finanziaria dei talenti (se hai moneta da investire bene altrimenti schiatta) e c’è quella nobiliare classista del figliol stronz, pardòn, del figliol prodigo (se nasci nella famiglia giusta puoi combinare tutto sommato quel cribbio che vuoi, che tanto le chiappe ce le avrai sempre coperte).


Grisù Superstar perì a trentatré anni nell’incendio di un tronco a cui s’era legato per scherzo, poco prima di starnutire, ma ancora adesso, a distanza di duemila anni, milioni di piromani sperano nel suo magico ritorno, o che almeno si decidano finalmente a replicare il Mapez Sció, che di tutti questi cartoni giapponesi ne abbiamo francamente pieni i limoni. Nel frattempo qualche testa di cappero ci ha fatto pure un miùsicol, altri ci hanno speculato sopra con gadget macabri di ogni tipo, e li han saputi piazzare dappertutto, che al confronto quelli della banda di Guerrestellari sono poveri dilettantucoli senza fantasia (avete mai visto Obiuànkenobi appeso in qualche aula scolastica?!)


lunedì 16 agosto 2010

A buon intenditor poche parole: un vaffanculo basta e avanza.


Non c’è ramo dello scibile e dello sperimentabile umano in cui non nutra ammirazione per gli appassionati edonisti e sinceri, per quelli che seguono i loro gusti e assecondano le loro inclinazioni traendone emozione, soddisfazione e godimento. (Sia chiaro che mi riferisco a esseri pensanti e dotati di vita interiore: se a darvi godimento è Moccia, o un’intera giornata sui canali mediaset, prendete il telecomando e cambiate blog, o meglio ancora sparatevi.)

Non c’è ramo dello scibile e dello sperimentabile umano in cui non abbia antipatia per i cosiddetti “intenditori”.

L’intenditore di caffè ti insegna che va bevuto amaro.

Se ci metti lo zucchero non capisci un cazzo.

L’intenditore di sigari si vanta di fumarli forti e puzzolenti.

Se li preferisci dolcemente aromatizzati non capisci un cazzo.

L’intenditore di liquori elogia il puro whisky e la vodka liscia.

Se apprezzi il drambuie e la vodka alla pesca o all’anguria non capisci un cazzo.

L’intenditore di vacanze dice che è d’obbligo far pipì in ogni angolo di mondo.

Se vai sempre nello stesso posto (perché ci stai da dio) non capisci un cazzo.

Per l’intenditore di donne è fin troppo ovvio che contano il culo e le poppe.

Se ti innamori degli occhi, non capisci un cazzo.

L’intenditore di musica ti dice che esiste solo Mahler.

Se ti piace di più Mozart, non capisci un cazzo.

L’intenditore di cinema afferma che il cinema è solo Kubrick.

Se preferisci Woody Allen o Clint Eastwood, non capisci un cazzo.

Per l’intenditore di pittura esistono solo le madonne del Settecento.

Se ti piacciono Van Gogh, Kandinskij o Picasso, non capisci un casso.

L’intenditore di tv dice che i reality son brillanti metafore della nostra società

Se non li guarderesti neanche sotto minaccia armata, non capisci un cazzo.

Per l’intenditore di letteratura non puoi non leggere Tolstoij.

Se ami Bukowski, Vargas Llosa e Paul Auster, non capisci un cazzo.


È ufficiale: gli intenditori mi hanno cotto il razzo.


mercoledì 11 agosto 2010

Sorensen Puddu - Replica (10)


ambosesso automunito non troppo disperato



Tekniken mit approccen unt fentiten


Konsilia per rifila… ehm… fentere nostri prototti per acente italienish picro e capatura



Presentarsi vestito da ufficiale delle SS

Se la segretaria tenta di fissarvi un appuntamento per dopo le vacanze di natale, minacciatela con la maurer d’ordinanza. Se a natale mancano sei mesi, sparate un colpo in aria a scopo intimidatorio. Se è più o meno metà gennaio, eliminate qvella troya.


Skema cenerale ti collokuia (imparare a memoria und inchiottire foglietten)


Ponciorno herr doctor, sono himmler, della dental deutchland dubai

Guardi, adesso non ho tempo, devo incapsularmi l’assistente bionda, e poi non mi serve nulla, ho già i miei fornitori

Le rubo solo un paio d’ore (lasciando intravvedere la pistola)

Ma prego, si accomodi, non vedevo l’ora di ascoltarla!

Appena seduti nel suo ufficio, soliti convenevoli e minacce alla famiglia. Consigliare di far pulire bene l’ingresso per via della segretaria, che al solito per un po’ di piombo in corpo fa un sacco di storie e si mette a sanguinare da far schifo. Poi fenire al soden

Noi essere protuttori ti amalcama, kompositi, strumenti entotontici e materiale t’impronten. Prototti ti maxxima qvalità, niente a ke fetere con skifezze ke usare lei. Nostro motto essere “o tu kompra prototti ti crante cermania oppure tu essere crante carogna”.

Non metto in dubbio, ma io da anni mi servo dal deposito black money di rocco mafiuso detto o’ fetuso, il quale mi fa anche trattamenti di favore, non so se capisce, mica si può fatturare tutto, se lo statoladro sapesse che consumo vagonate di amalgama non potrei più frignare e dichiararmi in perdita, toglierebbero i libri di scuola gratis ai miei figli disagiati…

Ma fuole mettere i fantaggi che afreppe con noi? A parte che se non compra io glieli ammazzo, i figli, se lei afere anke un zolo proplema con nostro prototto, nostro funzionario fenire appositamente da badenbaden nel suo stutio per prenterla a calci nel culen, ja?! E poi lei sarà continuamente konsiliato da me, ogni ciorno io qvi a tefastare suoi ecreci kog-liona!

Per me è questione di prezzo, frega un casso della qualità, e voi chissà come sarete cari…

È qvi che si spaglia! Nostri prototti, certo, un po’ cari, ma poi noi afere seconto listino con materiali ti largo consumen (guanten, pinzetten, maskerinen, saponen) ke fentiamo sottocosto. Risparmierà milionen!

Com’è possibile?

Zemplice, qvesti altri prototti li rubia… li compriamo tirettamente ti fapprika, ja?, o ta kontainer, ehm, timentikati un attimino in autostrata, ja?, saltanto altri passaggen. Achtung però, se tu fare il furpino italiano, se tu strunz muorteffame compra solo ta seconto listino e mai ta primo, noi prima folta passi, seconta noi mette 932 euro mit spese spetizionen, ja, terzius noi mette ortigno explosifo tentro pacco. Ja?

Interessante… ma scusi, lei come si chiama?

Mein namen ist sorensen puddu

Oriundo?

Il martedì sono di brusimpiano

Ma come casso parla?

Tirettifen tella titten!

Ma parli normale, che tanto io non lo vado mica a spifferare a nessuno!

Se insiste… Ma adesso mi dica: lei che amalgama usa per le otturazioni

Uso la merdallòy

Ma lei è pazzo! Guardi, per farle testare la superiorità della mia, basta che ghe stapo una capsula e poi confront

Gestapo? Ci risiamo?

Ghe stapo, le stappo una capsula, e poi senta che profumo la mia, e che puzza, invece, la sua!

Ma chi se ne frega se al paziente poi gli viene un alito che sembra abbia l’ano al posto della bocca, sono affari suoi! Ma lo sa lei quanto la pago, la merdallòy?

Preferisco non saperlo. Cambiando argomento, che fetenzìa usa come materiale d’impronta?

Adopero il pongo

Capisco. E per le devitalizzazioni?

Uso il cacciavite a stella di mio cugino

Pezzo di suino

Prego?

Dicevo che l’usava pure un suo collega di luino…

Vede?

… trovato poi impiccato in circostanze misteriose… Ma lasci almeno che le mostri il nostro splendido composito, che le permette di ottenere risultati estetici incredibili, grazie all’utilizzo della resina uteranica, ricavata dall’utero putrefatto delle foche a rotelle e delle jene a vapore del kansas (psssst, detto fra noi la resina uteranica non esiste, il composito è fatto con denti molto tritati di bambini molto poveri, sa, la real politìk, le esigenze del Mercato…)

Niente da fare, uso il pinux, derivato dalla resina di pino, e mi trovo benissimo. Costa poco e non dura un casso, così posso rifare le stesse otturazioni a caro prezzo anche sei-sette volte al mese… e poi lo sanno tutti: lo consiglia il grande barone universitario mafioso poffolotti rampalà…

E per le anestesie? Che veleni spara nelle gengive a quei poveracci?

Non ne ho la più squallida idea

Forse è meglio se torniamo all’amalgama, mi sa che è l’unico argomento su cui ho qualche possibilità di convincerla…

No, guardi, sono a posto, ho scorte di merdallòy per i prossimi ventanni (pagata sei centesimi al quintale)…

Avevo detto di non dirmelo, bastardùn!

… e poi mica adopero solo quella, sa? Per i pazienti più ricconi e tontoloni ricorro a volte alla devastallòy

È la prima volta che la sento nominare

È un portento, mi creda (se vuole gliene vendo io un po’…) dopo due mesi scoppia, distruggendo il dente otturato e i due più vicini. Un paio di otturazioni in devastallòy e mi sono pagato le vacanze ai caraibi per tutta la famiglia disagiata…


A qvesto punto fi ricorterete ti afere das maurer d’ortinanzen.

Qvello che fin qvi non fi appiamo tetto è ke lui nel cassetto ha kome minimo un fucilen kanna mozza o mitragliatrice gatling per tifentersi da qvelli kome foi.

Rifolcete allora folentieri pistolen kontra foi stessa und ponanotten.


mercoledì 4 agosto 2010

Assaggi di romanzo (2)


da il taccuino rosso di wolfsburg

parte finale del capitolo 4





La Cristina era un personaggio bivalente per cui nutrivo sentimenti bivalenti. Volevo sposarla e volevo strozzarla. Strozzarla quando si trasformava in vice-Beatrice, odiosa donnina che ci rovinava i giochi e i momenti segreti nel fienile, che godeva nel richiamare il fratello maggiore ai suoi doveri di Spalone con un fare che non ammetteva repliche. Sposarla perché ne ero innamorato. La voglia di averla per sempre e fare figli con lei era come un’ustione da ferro da stiro sul cuore. Per questo la scortavo tutte le sere nella consegna del latte alla Marilù del bosco: per avere prima o poi l’occasione di baciarla. Solo che il tempo che avevamo davanti mi pareva così eterno, e io così codardo, che di volta in volta rimandavo, contentandomi del fatto di camminare accanto a lei lungo la stradina. Ma il tempo non era così illimitato: da un certo punto in avanti, dalla fine di maggio di un anno prima, la Cri aveva cominciato a seminare scompiglio nel terreno delle mie certezze con la notizia che presto, molto presto, appena avessero messo da parte abbastanza denaro guadagnato col lavoro di suo padre all’utensileria, e con la vendita del latte e della carne bovina ai macellai, avrebbero comprato una villetta sul Veneto dove vivere finalmente con tutti gli agi e i conforti.

Io avevo cercato di fare buon viso, e per non mettermi a piangere l’avevo presa in giro per quell’espressione, “sul Veneto”, che mi faceva venire in mente uno che stendesse per terra una cartina geografica e poi vi camminasse sopra: «Sul Veneto? Vorrai dire nel Veneto.»

E lei: «Mica scaviamo una tana, baùco.»

Io ero costretto a sperare che gli affari gli andassero a rotoli e rimanessero poveri, per fare in tempo a sposarla. Prefiguravo per noi un ménage particolarmente vizioso, un matrimonio malato. Saremmo stati così vogliosi l’uno dell’altra da scodellare come minimo diciannove figli. A rischio di andare in rovina e morire di fame. Ma nel nome dell’amore.

Certi ripetenti avevano spiegato le cose del sesso, ma le avevano spiegate male, e così tutti noi di quinta B, o almeno una gran fetta, eravamo convinti che “metterglielo dentro” fosse un atto, scabroso per alcuni, allettantissimo per altri, che conduceva infallibilmente alla gravidanza. Così funzionava: col fallo, e senza fallo. Sicché, poveri somari, noi che si andava dai figli unici a quelli con un massimo di due fratelli, s’era sicuri che i nostri padri l’avessero messo dentro alle rispettive mogli da una a tre volte in vita matrimoniale e stop. Ma com’era possibile resistere e mantenersi così casti, se si amava davvero una donna? I nostri padri erano uomini giudiziosi, ma non erano certo degli amanti focosi. Io da grande volevo diventare focoso. Non sarei certo stato un Sangiuseppe Suocastissimosposo, io. Non sarei certo morto vergine come lo zio Clemente Zancopè. Anche se lui bisognava capirlo: chi gliel’avrebbe mai voluto metter dentro, a quel ròito di zia Trude?

Per certi versi rude e mascolina, nient’affatto civettuola, proprio questo era il lato ammaliante della Cri: i dieci anni con la forza di venti e la maturità di trenta (ma che tenerezza quando tornava bambina, e si concedeva cinque minuti sull’altalena assemblata da suo padre con due catene e un’assicella); e che però fosse così carina nonostante i lavori umili e i vestiti rattoppati e la goffa parlata dialettale. A differenza delle altre bambine della sua età lei non era un fiore pretenzioso e banale. La mia Cristina era un frutto.

La decisione era presa: l’avrei sposata, e gliel’avrei messo dentro diciannove volte e le sarei marcito addosso febbricitante di passione prima di decidermi a tirarlo fuori, e saremmo morti di febbre e di fame noi e i nostri diciannove figli come nei film con gli irlandesi conigli. Ma lei si divertiva a tenermi sulle spine con la tortura della gelosia, e mi raccontava che sul Veneto aveva un fidanzato che secondo me s’era inventata lei che la stava aspettando e che si chiamava Alberto, e per farmi impazzire aveva chiamato un pulcino Cristinàlbert e io per la rabbia una sera che non mi vedeva nessuno tranne il Cane Nero avevo preso a calci sotto il portico il povero pulcino che era diventato tutto strano e s’era messo a pedalare con le zampette verso l’alto e le orbite come albumi, e io m’ero sentito in colpa e avevo invocato aiuto, Venite a vedere, il Cristinalbert fa degli strani movimenti!, e il Cane Nero abbaiava così forte che avrebbe potuto ammazzarmi di paura e soprattutto denunciarmi, ma siccome abbaiava sempre così nessuno si accorse della differenza. E poi per fortuna il povero pulcinetto che non c’entrava niente e mica lo sapeva di chiamarsi Cristinalbert non era morto, e anche se ci aveva impiegato un po’ di giorni di convalescenza dentro uno scatolone con la paglia alla fine si era ripreso – che sollievo! – altrimenti sarei diventato non solo un assassino ma un assassino stronzo e vigliacco, che è pure un pochettino peggio. Come un cattivo di Tex che aveva sparato a un pulcino in un ranch per fare il gradasso e dopo Tex quando lo rincontrava lo disprezzava e gli diceva: “Toh, chi si rivede, il giustiziere di pulcini”.