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"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"

lunedì 31 maggio 2010

Sorensen Puddu - Replica (5)


marconi plays the mamba listen to the radio



Hey you, gentolina che piagnucchi mentre lacrime di cielo sferzano lo suburbano tenebro e nessunomai ti pensa/ personcella che singultando n’il tramonto vorresti qualcuno con cui condivide la visione dell’astro quand’esso esita sospeso su orizzonte come uovo insanguinato eppoi splat down/ ma non è possibile condividere la tua visione poiché gli altri si sono accorti, ch’è nivulo e pìove

hey you, che ti disperi mirando dietro i vetri le spietate smoggose mura nude e fredde così estranee e indifferenti/ su cui nessuno ha sbombolettato il tuo nome anche perché al diciottesimo piano ciò risulterebbe arduo ma soprattutto perché nessuno sa come minchia tu t’appelli/ insomma personcina un po’ ffregnona e molesta che ti senti triste e sola perché nessuno mai ti chiama, dico a te, sì, proprio a te: fatte riallaccià’ er telefono! A me mi chiamano 56 volte al giorno, ce lo sai? Vuoi fare accambio? Mi chiamano, porcoggiuda se mi chiamano, e quando questo succede io

o ci ho il soffritto sul fuoc*

o tipo sto cagando

delle due l’una

oppure metti sto cagando sul fuoco

E per cosa, mi chiamano, violando la mia privacy e sbattendos* le balle della Legge sulla Privacy? Metanolo allungato con succo d’uva, ho vinto un viaggio, enciclopedia treveli scottex a rotoli settimanali, perdistrada girazzonzo satellitare Tomtom Boh per amanti adventura, lines prime seghe, adotta uno gnu, scaldabagno a rotelle follow me, esequie prepagate beghe risparmiate, lei ha vinto un viaggio, rotelle di scorta, fornitura sessantennale non disdicibile detergente perlano e cazzi delica**, teledue, teletre, telestacco, telecom Kuwait, vincita voyage, telecom Qatar, sondaggio cosa pensa o crede di pensare lo scimunito della strada like you, 12 bottiglie di olio di ricino da provare senza impegno, ma non sarai così stronzo da rimandarcele indietr*, vero?, Toronto-Las Vegas a dorso di mulo, la vita di pulcinella in 98 volumi + dvd porno, sputapolvere per case troppo pulite, altro viaggio, minkia che culo. Finché l’altroieri

Sorensen Puddu?

Sì?

Sono Spampinato

Mi dispiace

No, sono Spampinato dei ciechi dell’Indostan

Mi dispiace il doppio

Lei non capisce Sorensen Puddu, del resto con quel nome, io ci vedo bene ma raccolgo oboli per i (succa! succa! succa!) ciechi dell’Indostan

Insomma lei cerca soldi da me

No, non cerco soldi, raccolgo (squèèèkk!) obbboli

Oboli

Appunto, per i puttana! ciechi dell’Indostan

E Indostàn?

Chi

I ciechi

E che ne so

Mi dispiace il triplo, Spampinato, ma lei in questo momento mi trova interinale e nullatenente, e con lo scalogno che soffrigge in la padella

Ci stanno apposta le calibbrazzioni, sgnàkkete!, le fasce d’obbolo-bù!

Quali fasce

Sono arcinote, pirla: 500 socio d’onore, 50 sostenitore, 5 micragnoso (brrrutto…)

Micragnoso

Esatto. Non vorrà essere (ciappalaingula, ciappalaingola, bìbidibòbidi) men che micragnoso

Sono povero

Caro Sorensen Puddu dei miei coglioni, ma non li ha apprezzati i nostri spot?

Ci avete fatto pure lo spot?

Due ne avimmo fatti, ce li paga il governo amicco inferiore, uno con la Divina Modella Sonna Purcella, l’altru (fottiti) con l’indossatro… l’indossatrice rumena famosa Grazia Pregu

Grazia?

Pregu, spero per lei animale che la padella sia (fottiti-fottiti) antiaderente, altrimenti gliene potrei vendere…

E quanto hanno dato?

Cosa

No, dico, Sonna Purcella e Grazia Pregu, queste eroticissime divinità multimiliardarie, quanto hanno sganciato per i ciechi dell’Indostan

Nulla, ovviamente, sottospecie di ritardato. Guuuurp! Loro le abbiamo strapagate

Guardi Spampinato, mi dispiace davvero ma il soffritto…

Spampinato a chi

A lei

Abbaio

Scusi?

No dico, almeno sguàzz! nu bbaio di euri!

Senta Spampinato, e lei quanti ne ha obolati, di “euri”?

Lei non capisce, blèèèèèt, Sorensen fanculo Puddu. Pure a me, buyuuuurrk, pure a me mi pagano

Be’, ma allora, già che ci siete, stante che io mi trovo interinale e nullatenente, perché non allungate un qualcosina pure a me?! Perché devo essere l’unico che ci rimette?

Vaddda all’inferniiyuuk, sprìk!, taccaugno-gggoista insensibbbile d’un caffuoooooo-ne!

Ma lei offende?

No, niente di personale, ehm, cara testa di cazzo: soffro di sindrome di Tourette. A proposito: ci sarebbe questa opportunità di cedere merda! un quindicesimo di stipendio per i sindromati di Tou…

E chi l’ha mai visto, uno stipendio?

Ma lei (sei-sette-otto kìkkirikì!) che fetenzìa d’uomo è lei?

Sono un donno

Allora quanti etti (bastardo) gliene affetto giù di enciclopedia?

Cos’è, un’interferenza?

Sempre Spampinato, caro (ucci ucci ucci) Pudduzen Sòrreta. Doppio (uhz!) lavoro, sa, ho quattro minkia! spampinatini da sfamaaaaàà-arrre… Si metta una mano sulla cosciazza…

Mi spiace il quadruplo, Spampy, però insomma, si trasferisca nei miei panni e babbangulo

Babbangulo a me?! Non sapevo che bèrk! la Tourette fosse (tua mamma lo succa!) telecontagiosa, brutto sceeeeee


Starlo a sentire era davvero bello, ma d’altra parte mi stava andando a fuoco la cucina


Niente male come ideaaahh!, mi dissi poi coniugando paternoster perché la pentola non era termoisolata e avevo dimenticato di usare le presine per il culino. Così decisi di buttarmi anch’io dentro il lucroso calderone tipicamente italiota della finta solidarietà (magari avrei potuto usare come testimonial la mia amica casalinga insoddisfatta e aspirante modella Brigitte Nelsen Piatti), e per non saper né leggere né sottoscrivere lanciai una sottoscrizione per aiutare i senza tette.


giovedì 27 maggio 2010

RACCOLTA DIFFERENZIATA (14) - vecchi racconti inediti del Nick


L’ESTATE DEI SEGNI E DEI SOGNI



L’estate degli Europei in Portogallo smisi per un po’ di essere un disoccupato buono a nulla e diventai un allenatore professionista. Di fantacalcio. Magic manager. Rischiavo di vincere una Jaguar. Sul serio. Fu anche l’estate in cui m’innamorai di Federica. Era venuta a votare e io facevo lo scrutatore e lei mi aveva sorriso. Due volte, perché era tornata indietro a far mettere un timbro che qualcuno s’era dimenticato di mettere. Proprio a lei, unica fra mille. M’ero innamorato dei suo dolci occhioni neri e del neo stupendo che aveva sopra le labbra.

In quell’estate avevo quasi una vita.

Ma fu soprattutto l’estate in cui i segni e i sogni continuarono a perseguitarmi, illudermi, prendermi in giro. Dopo la prima serie di partite entrai in classifica. Undicesimo. Su trecentomila! Telefonò una della Gazzetta per chiedere come volessi chiamare la mia squadra. Io sul mio foglio avevo scritto Nordika, perché era una squadra basata su svedesi e danesi, però le dissi di mettere Zio Scriba, così mi facevo pubblicità come umorista. Avevo pubblicato quattro battutozze con Gino&Michele, usando quello pseudonimo. Avevano messo le mie battute accanto a quelle dei miei idoli – Woody Allen, Beppe Grillo, Bukowski – e le mie non sfiguravano poi tanto.

Il giorno dopo comprai la Gazzetta e mi lessi la classifica e mi beai guardando e riguardando il mio nome, lassù, vicino a quello della mia squadra. C’erano squadre senza nome e squadre coi nomi più strani. Il primo nome di squadra al di sopra di Zio Scriba era Federica cucciolona mia. Era un segno. Poi una notte sognai che trovavo dei soldi per terra. Un gran mucchio di soldi. Secondo segno. Per la strada non facevo che incrociare Jaguar. Terzo segno. E via così. Intanto guardavo gli europei, e talvolta mi incazzavo perché le partite venivano rovinate da quel palloncino grigio assurdo. Si chiamava Roteiro e volava via malamente. Per colpa del Roteiro partite che potevano finire 4-3 finivano 1-0. Palloncino del cazzo. Con la seconda serie di partite feci un punteggio molto più basso. Temevo d’essere uscito di classifica. Invece diventai quarto. Non ci credevo. Importanza della regolarità. Se fai un 98, poi con 79 mica retrocedi. Avanzi.

La terza serie prevedeva Svezia-Danimarca. Tutti gli italiani facevano il tifo per lo 0-0 ma pronosticavano malignamente il 2-2 che avrebbe qualificato entrambe le nordiche e mandato a casa gli azzurri, e allora gli italiani importanti se ne venivano fuori alla tv e sui giornali con questi discorsi furbetti e ipocriti sulla lealtà sportiva e tutte quelle balle lì. Dico io, gli italiani! Quelli delle partite truccate e dello scandalo doping e degli arbitri sporchi e di Udinese-Juve del 5 maggio 2002… Questa gente qui in cattedra a insegnare onestà e civiltà agli Scandinavi! Un po’ come se Totò Riina si mettesse a parlare di nonviolenza tibetana, o Adel Smith d’intelligenza, laicismo e libertà d’opinione. Fanculo. Io facevo il tifo per il 2-2. In parte come magic manager e in parte perché ero italiano ma l’Italia mi stava sui coglioni. Finì 2-2 e io che facevo tiè col braccio e che mandavo baci ai miei meravigliosi amici nordici. Per una volta s’erano fatti furbi e gliel’avevano messo per benino nel culo, ai mafiosi. Ma intanto non mi decidevo a telefonare a Federica. Ero troppo innamorato, e più m’innamoro più divento vigliacco. Però pensavo sempre a lei, solo a lei, solo a Federica e alla Jaguar del Magic Europeo, e mentre ero in macchina con degli amici passai sotto un ponte incrociando una Jaguar, e sopra il ponte sventolava un lenzuolo con scritto Fede e Nick oggi sposi. Il quarto e il quinto segno. Così, uno dopo l’altro. La Jaguar è uno dei tanti stratus symbol, che simboleggiano quanto strati di merda tu hai nel cervello, ma io mica la tenevo, la vendevo. Il sesto segno fu che sognai di comprarmi una gran villa sul mare. Però quando andavo ad abitare nella villa ero solo, nessuna Federica in circolazione nei paraggi, se no sarebbe stato il settimo. Per non saper né leggere né scrivere né fare un cazzo d’altro, e men che meno quella roba lavorativa, andai alla snai e piazzai una scommessa. Geniale. Due risultati esatti. Trentamila vecchie lire che sarebbero diventate quattro milioni e sei. Repubblica Ceca-Grecia 0-0. Beccato! E Portogallo-Olanda 3-1. Al novantesimo vinceva il Portogallo 2-1. Un portoghese in contropiede si presentò solo davanti al portiere Van der Sar che non vale un tubo. Il suo tiro a botta sicura superò Van der Sar, prese il volo e andò a finire in tribuna insieme ai miei milioni e a tutte le mie bestemmie. Tutta colpa del Roteiro. Quel palloncino del cazzo.

Be’, mi dissi, sfortunato nel gioco fortunato in amore. I segni lì c’erano tutti. Avevo appena letto che si chiamava Federica anche la fidanzata segreta dello scrittore morto Tondelli. E nell’ambiente letterario c’era pieno di stronzi che non facevano che ripetermi come io fossi il sosia perfetto, di questo scrittore morto Tondelli tocchiamoci le balle, ero il perfetto sosia di Tondelli tranne per il fatto che secondo loro non sapevo scrivere. Non ero abbastanza noioso. Mi feci coraggio e chiamai finalmente la mia dolce Federica. Tremavo tutto. Cosa le avrei detto? Ho pensato a te piangendo guardando una stella cadente su una spiaggia di notte? Ti amo alla follia e ti dedico ogni giorno la più struggente canzone d’amore? Per una come te mi metterò persino a lavorare? (Non esageriamo.) Ti farò pigiamini di saliva innamorata, e nell’intimità ti chiamerò sussurrando Fedefica? Prima di te preferivo le bionde, mia rosa nera, mio oro bruno, mio sole di sera…? La trovai al terzo tentativo. Fu gentilissima. Disse che stava con un ragazzo da cinque anni, e che l’anno dopo si sarebbero sposati. Mi raggelò, ma con dolcezza e educazione.

Domandai scusa.

Come magic allenatore cominciai a perdere colpi. M’ero intestardito a non comperare greci nelle successive fasi di mercato, quando per sostituire i tuoi giocatori eliminati potevi comprarne otto e poi sei e poi solo quattro e la situazione si restringeva a imbuto, e come diceva Totò col restringimento son dolori. Comunque greci non ne compravo. Tanto questi qui non andranno lontano, mi dicevo. Così la mia squadra si schierò in finale con soli sei giocatori, la Grecia diventò Campione d’Europa e io arrivai cinquecentoventunesimo.

Per farmi del male presi carta e penna, e verificai che comprando i cinque greci giusti al momento giusto sarei arrivato straprimo. Ma l’undicesimo posto parziale della prima giornata mi valse un piccolo premio. La Jaguar diventò un pallone da calcio. Quello ufficiale del torneo. Non ci credevo. Avevo vinto il Roteiro del cazzo. Con la sua bella siringa. Potevo gonfiarlo e poi infilarmelo su per il culo. Allora finalmente capii. I segni e i sogni non è che venissero giù a casaccio. È solo che andavano letti alla rovescia. Si avveravano tutti, ma esattamente all’incontrario. Per questo dicono: quando sogni un conoscente che muore gli allunghi la vita. Al diavolo, avevo appena sognato che mi pubblicavano ‘sto racconto…

Io non ce l’avrò mai, una vita.


martedì 25 maggio 2010

Sorensen Puddu - Replica (4)


questa bestiola che ha commosso il mondo



E veniamo al nuovo capitolo della commovente storia del disarticolatosauro

Ne abbiamo parlato nelle edizioni precedenti, vi ricordate stronzi

Il disarticolatosauro clonato dal professoron Negroceronte nel suo laboratorio al MIT

Ebbene la storia di questa bestiola che ha commosso il mondo

O almeno chi non aveva un bip d’altro da pensare

È giunta ieri al suo straziante epilogo

Soffriva e non si reggeva in piedi (lacrimuccia) e non capiva dove bipzo si trovava e ogni parte del suo corpo andava per i cazzbip suoi

Essendo per l’appunto un disarticolatosauro

(Marionettona wireless, colossale besciamellazza ossea spantegata nell’aere)

E così è stato abbattuto per pietà

Ma poi gli assistenti di Negroceronte hanno scoperto che la sostanza contenuta nel suo midollo

Nel midollo della bestiola, non in quello di Negroceronte, mi seguite mongoli

Faceva (bip)rizzare l’uccello ai novantenni miliardari sporcaccioni

E allora lasciando un attimino da parte la pietà

Ne hanno clonati e riabbattuti un’altra duecentina

Di migliaia

Vogliamo metterli giusti questi cazzo di bip, porcobippo?!

E ora voltiamo pagina e cambiamo decisamente argomento

Mi tocca dirlo ogni volta sennò voi non capite, coglioni

E veniamo dunque al nuovo capitolo della commovente storia del disarticolatosauro

Vi ricordate, stronzoni

L’avete pagato il canone d’abbonamento o devo venire a prendervi a calci nel culo?

Ieri 34.000 bambini morti nel mondo tra ammalati, affamati, bombardati

Ma il papa non ha voluto far mancare la sua netta e coraggiosa presa di posizione

Contro lo scempio del relativismo etico e la piaga del secolarismo illuminista

La sua presa di

La sua presa

La sua presa per

Avete presente stronzi la straziante storia di quel cazzo di biparticolatosauro?

A me mi pagano, ma voi cosa aspettate a spegnere e a farvi un giro fuori?

Guardate che bella tettina sinistra che ci ho

La destra non sto lì a farmela siringare

Tanto m’inquadrano sempre di semiprofilo

La nota teleconduttrice bip de bip ha detto basta coi down in tv per fare audience

Un modo di genere outing per dire che si ritira in mongoteca e non vuole imitatori?

No, no, come sempre non avete capito un caspio, la vera dichiarazione è basta gli altri, lei ci ha il copyright di sfruttamento handycappatelli

Il mondo come sempre diviso tra innocentisti, colpevolisti, fregauncazzisti (questultimi al 98%)

L’america con l’alito sospeso s’interroga (questa qui dove la metti metti va sempre bene)

E adesso beccatevi un bello spottino su sanremo che vi fa bene al cervello

Vediamo

Vediamo

Se i raccomandati in regia si decidono

Ecco

Vediamo

giovedì 20 maggio 2010

VENI VIDI W.C. (Atto Secondo)



[ONE]




ANDREA DE TARLO



Purea di vita (Copisteria Sotto Casa Editore)

Un interezzantizzimo viaggetto inzulzzo con la mia figliola inzulzza a bordo della mia camionetta inzulzza se trasforma in pretesto pe ttanti dialoghetti inzulzzi.

Non perdetevecevetevedecetevelo!


Scaletta der romanzo (da non confondere con la scaletta der pollaio, pur’essa metafora di vita, essendo, come dice William Hurt in quer fammoso filme: “Corta, e piena di merda che ti sgocciola addosso”)


Intro Si svolge tutto a bordo della mia bella camionetta, in viaggio con quella stronza della mi figliola verso boh. Se me riesce de aprì la portiera intro, sennò ciccia. Passame l’apriscatole, vah.

Capitolo 1 Un sms

Capitolo 2 Un’e-mail

Capitolo 3 N’artro sms

Capitolo 4 Mi fija è una stronzetta inzulzza

Capitolo 5 Ancora sms

Capitolo 6 Ma chi è che rompe i coglioni?

Capitolo 7 Mia figlia non si lava.

Capitolo 8 Anche mia mamma era parecchio restia.

Capitolo 9 Mi zia nun ce lo so. Comunque apriamo i finestrini che c’è puzzo.

Capitolo 10 due sms, un’e-mail, un viedeomessaggio, un videomassaggio, una scarica di telefonate annunciate ognuna da una musichetta diversa. Vogliamo spengerlo ‘sto cazzo di coso?

Capitolo 11 Mia figlia è analfabeta e le piace Marita de Philippis

Capitolo 12 Le due cose saranno in contrasto?

Capitolo 13 No

Capitolo 14 Non mi riesce più di scrivere un cazzo

Capitolo 15 In realtà, mi è sempre stato sui coglioni scrivere, ma mi servivano i vostri soldi

Capitolo 16 Tre sms, due e-mail, una vangata sulle balle

Capitolo 17 Ricordarsi di mettere in copertina bei disegnini e anguriette colorate, sennò nun lo compra nisciuno

Capitolo 18 Mia figlia non è analfabeta di ritorno. Non è proprio mai annata

Capitolo 19 Quasiquasi mi iscrivo a un corso di scrittura

Capitolo 20 Quarantadue sms

Capiotlo 21 Come cazzo se leggheno gli sms? Fampovvedé, tu che zei inzulzza.

Capitolo 22 Mistero risolto: erano tutti de mi moje che me mandava affanguglia

Capitolo 23 Mi moje è na…

Capitolo 25 Siccome siamo in italiA, sento che mia figlia diventerà una famosa scrittrice

Capitolo 26 Quasiquasi mi ammazzo

Capitolo 27 Che cazzo de fine ha fatto er capitolo 24?

Capitolo 28 Se non ce lo sai tu… Comunque mio cugino incula i topi.

Capitolo 29 Ma come cazzo si fa partire questa camionetta del cazzo?

Capitolo 30 Astronzo, gira la chiave



[TWO]

via del Criceto Lesbico

Topolinia (USA)

Tel 610 610 610

Susina Ramarro

Dati personali

§ Stato civile: ameba

§ Nata: purtroppo sì

§ Luogo di nascita: al cesso

§ Residenza: mai uscita di lì

Obiettivi

Fare soldi scribacchiando pupù

Istruzione

§ Non risulta agli atti

Riconoscimenti ricevuti

Premio Strega, Premio Megera, Premio (Città di) Troia, Premio Arpia chi se lo pìa.

Interessi

Le peggio cose

Lingue straniere

Italiano (“Naffatica!”)

Esperienze di lavoro

§ Che ve và de scherzà?

Prestazioni volontarie

Ammucchiate con criceti femmina

Hobby

Ammucchiate con criceti femmina

Referenze

Chiedere ai criceti femmina (e a chi mi ha raccomandata per pubblicare libercoli)

Attività extra professionali

Non vi bastano i criceti?

Pubblicazioni


Servizio militare

Troppe


Può darsi


Ué Susì, stu ccurriculu sta squagliando giù, sbrighiamoci a stamp

lunedì 17 maggio 2010

Sorensen Puddu - Replica (3)


volevo anche scrivere una lettera d’amore



Volevo anche scrivere una lettera d’amore alla mia fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart senza usare le parole cioppo, interpellanza, pretensionamento, maelstrom, addentellato, wurlitzer, bruttatroia e ragù.

Ma avevo da preparare l’esame di filosofia totale, compendio definitivo della saggezza nei secoli e poi non parliamone più che rincoglioniti come siamo non è il caso. (Te l’immagini se avessimo l’impudenza di andare avanti? “Volume 147, Heidegger. Volume 148, Buttiglione”.)

Indietro non si torna, avanti non si va, chi si ferma è perduto, e allora vaccagà.

Questassì è filosofia.

Secondo Schopenhauer le donne sono esseri inferiorotti e un po’ parecchio stronzi.

Secondo me non gliela facevano neanche annusare da lontano in favore di vento.

Avevo sempre in cantiere questa benedetta lettera alla mia fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart ma tanto era inutile perché poi il suo nome non ci sarebbe stato sulla busta.

Nomina lunga tenemus.

Ma come si fa a studiare filosofia con questo caldo? Mi sa che il prossimo pediluvio universale sarà d’acqua bollente, dio boiler.

“Essa (la coscienza) la dà, nel mentre che non la dà” scriveva dal canto suo Hegel nel trattato Fenomenologia dello spirito (sottotitolo Strana troia la Coscienza, poi censurato).

Gran capoccioni e tutto questi filosofi, ma idee molto confuse sul sesso. Voglio dire, chiamano pervertiti quelli che ci provano con le pecore o le galline, ma volercelo infilare tra le cosce alla Coscienza non vi pare peggio?

Quasiquasi accendo il caminetto per dare una rinfrescata, pensavo.

Ma un liquido trillo mi riscosse.

Pronto, disse, sono la tua fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart, ma nel bel mezzo di Sgùrlovic si sentì un malefico bip (anzi un distonico sbèp), e a Martinez, parecchio prima della zeta di Martinez, ma parecchio prima, (C’è una zeta in Martinez? Sì, fidatevi di me come io diffido di voi) le batterie del mio cellu erano belle che andate in vacca.

Secondo Spinoza la vita senza guai (e lui, perseguitato da creduloni fedenti a frotte ne seppe qualcosolina, di guai) è come l’infanzia senza la kakkaddosso (la famosa “questione Spinoza”):

a è impossibile

b non possiamo farci niente

c kissenefrega

Driiiinn! (o forse era Dlin-Dlon, vostro odore, non ricordo bene, sa com’è, come tutti gli studenti a cominciare da sua figlia settenne m’aiutavo un po’ con caramellucce anfetaminiche, ma lei, lei, vostro odore, perché non la smette di solfeggiar petegie, che cos’ha, il singhiozzo all’ano?, perché non si ritira, per deliberare?)

Insomma chi è che ro*** i coglioni?

Postino. Telegramma!

STRONZO STOP COME PERMETTITI ATTACCARE TELEFONO FACCIA AT MINNI PAPERINA LONDON MARRIOTT MONNA RUGA PUPPAPPERA THYSSEN SGURL STOP

Vabbè.

Ma che colpa ne ho io se le femmine ti consumano il cellu? Forse il vecchio Schopy proprio tutti tutti i torti non li aveva…

Il brutto in queste cose è che non v’è mai la via di mezzo, se siete voi a sperare disperatamente che il vostro amore chiami, facile che il motorola vi diventa mutorola, questo è porco ma sicuro.

Secondo Biante di Priene le maggioranze puzzano. Secondo Eraclito pure le minoranze non scherzano. Secondo Nietzsche gli uomini tutti tanfolano da fare schifo. Secondo Heidegger, converrebbe proprio strapparsi stoicamente il naso a tenagliate. A sproposito:

i testimoni dovevano essere amici di lei, genòria della Varese-pene, avete presente, puzza sotto il naso e anche un po’ più in giù (se laven minga) e biglietti gratis ovunque, “presenti in tribuna vis (very important scroccons) l’elegantissima Bona Maria Tulipana Gervasona Stupenda Dei Procioni Marchesa Della Guappa In Carrozza (guanti Armani, scarpe Arpiedi, cappellino Arculo), con accanto il quinto marito Orcobaldo Del Pioppeto Gran Cazzone Dell’Ostrega Calamaro Cornuto Di Rio De La Palta e l’undicesimo marito in attesa del suo turno Fufy Squaraqquao Granduca Del Pollaio Marchese Di Arrea Visconte D’Elcacchio Armadrillo Gran Maestro Del Budino E Sacerdote Del Puré Poldo de l’Esculapio Epitaffio y Barcavela y Cabeza de Mierda, tutta gente che oltre a non pagare un ca*** di biglietto occupa sei posti soltanto col nome”… ma il prete, per quanto suonato come una campana (era un certo Don Dino Dondani d’Induno) era stato chiaro, le pagine del registro delle firme le pago io, quindi vediamo di stringere, allora avevamo ripiegato su Mo But e Jo Day, che d’altra parte non conoscevamo affatto, e che soprattutto, come per dispetto, avevano elaborato nel tempo a nostra insaputa delle firme arzigogolatissime e lungotte e rococò-svolazzose.

Non crediate che ciò mi distogliesse dai libri.

Secondo Pitagora, Protagora, Anassagora e Paperoga la filosofia non potrà mai fornirci risposte, poiché non è in grado di porsi l’unica domanda fondamentale dell’esistenza, che è:

“Perché la gente rompe sempre i* cazzo?”

Stando così le cose, tutti ma proprio tutti i filosofi successivi potevano anche risparmiarsi (e risparmiarCI) la fatica!

Intanto il cellu invece di ricaricarsi sudava.

Prima che il giorno muoia, disse il principe giovanni, ci sarà un matrimonio. E un’impiccagione. Oppure vadavialculo impiccheremo la sposa. Ma poi venne fuori che sulla Varese-pene il principe giovanni non vantava una vera e propria giurisdizione, e molti rimasero delusi, specialmente quello con la corda in mano.

Vuoi tu sposare la qui presente Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart senza usare le parole “boh”, “forse”, “non so se mi conviene”, “fossi scemo” e “non ho capito la domanda”?, intimò il pretone ancora incazzatissimo per lo scempio di pagine del registro delle firme (solo quella di Mo But prendeva da pagina 8 a pagina 276)

Capire dovrei aver capito, ma non è che potrebbe ripetere?

Vuoi tu sposare la qui presente Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribben…

Inutile dire che feci in tempo a ripensarci e a scappar via quasi incolume. Il Padre Della Sposa riuscì en spaccant a passarmi una pesante brocca sulla testa. Però riuscii a scappar via.

Col prete.

Che si rivelò essere un suoro dolcissimo.

Ma poi mi arrovellai perché mi sentivo in colpa e volevo almeno scrivere un bigliettino di scuse alla mia fidanzata Minni Paperina London Marriott Monna Ruga Puppappera Thyssen Sgùrlovic Al Katar Abbas y Martinez Von Ribbentrop Naturalmente Stuart Coniugata Sorensen Puddu Anzi No, un bigliettino che dicesse qualcosa come “Non ti sposo più ma non è colpa tua, sono io che sono malato, per la precisione sono pretofilo con prognosi riservata, molto riservata, ti chiedo perdono, sono veramente rammaricato per non aver tenuto fede alla mia promessa di allungarti il nome” ma senza ovviamente usare le banali e sconvenienti parole “sposo”, “colpa”, “malato”, “precisione”, “perdono”, “rammaricato” e “promessa”.

Sono ancora qui che mi ci sto arrovellando su questo giochetto da settimana nikilista, da sudoku-masochista, e son passati ventanni, durante i quali il prete puddofilo ha cambiato sesso e genere per diventare un porcellino d’india lesbica.

E durante i quali, che ci crediate o no, non c’è stato verso di laurearmi in filosofia.


venerdì 14 maggio 2010

RACCOLTA DIFFERENZIATA (13) - vecchi racconti inediti del Nick


PUNTIDIVISTA



Entità numero uno

Cioè vogliodire cioè a un certo punto ho dovuto dircelo, a quello stronzo. Cioè voglio dire io sono una moglie fortunata mio marito non beve una goccia fuma poco non sporca non va a scopare in giro perché sa che altrimenti lo ammazzo mi aiuta in casa l’ho abituato ad aiutare in casa e soprattutto sono riuscita a farlo stare ai patti che partite di calcio del cazzo ne vede due all’anno, eh sì caro mio, scegli tu ci ho detto, scegli tu quelle che cavolo vuoi, finale dei mondiali, semifinale di cempions lì, juvemilan o che cavolo vuoi, due all’anno altrimenti spacco tutti i piatti poi scappo via col primo fico venuto e non mi vedi più voglio dire ci ho detto. Ma quell’altro stronzo lì in sala d’attesa al reparto maternità bisognava proprio che qualcuno ci dicesse qualcosa. Cioè, voglio dire, avresti dovuto vederlo. Io sono una moglie fortunata lo sai da quando sono incinta mio marito mi chiede le voglie asseconda le voglie va a cercarmi la papaya di notte parla con la mia pancia che voglio dire cioè sono attenzioni importanti, voglio dire mi scopa alla pecorina stando attento, ciè, oglioìre, sono cose importanti, ma quello stronzo lì, avresti dovuto vederlo: un cristone di due metri con pizzetto e orecchino, che già lì, voglio dire, o ti togli quel cazzo di orecchino o chiedo il divorzio in men che non si dica e mi prendo la casa e mi passi gli alimenti, stronzo, comunque, dicevo, ‘glioìre, ti arriva questo stronzone con la moglie incinta e la madre o la suocera ma credo la madre cocco di mamma del cazzo arriva in sala d’aspetto del reparto maternità che poi è un corridoio, e non ti si mette, lo stronzo, seduto dalla parte della madre invece che vicino a sua moglie, non ti si mette lo stronzo a leggere la Gazzetta dello Sport con aria seccata e annoiata, come se non fossero anche affari suoi, come se lui non c’entrasse un cazzo, che so, voglio dire, magari mamma sua mica ce l’ha spiegato come rimaniamo incinte noi donne, non ti si mette lì col muso lungo invece di stare lo stronzo vicino a sua moglie, lo stronzo, di accarezzarci lo stronzo la pancia, di parlarci dolcemente, lo stronzo, di chiederci ogliodire brutto stronzo se voleva una brioscina o un caffè dalla macchinetta automatica? Be’ voglio dire, alla fine ho proprio dovuto dircelo, sai? Naturalmente con eleganza e gentilezza – lo sforzo che non ho dovuto fare, guarda, per non essere più acida e insultarlo di brutto o prenderlo a sberle, lo stronzo, che io voglio dire a vedere certe cose… Semplicemente ci ho detto: «Vedrà che poi sarà contento, quando nasce» ci ho detto.

Tiè! Voglio dire, se ha capito ha capito, voglio dire.


Entità numero due

Oggi cazzo lì in sala d’aspetto alla maternità c’era uno che mi piaceva proprio, cazzo. Uno con le palle, cazzo, uno che non si fa tenere per i coglioni da quella stronza della moglie come da troppo tempo sto facendo io. Che devo registrarmi le partite e alzarmi a guardarle alle tre di notte quando la cagacazzo finalmente ronfa. Che devo star lì a tenerle la panza e quasi chiederle scusa se metà feto non posso alloggiarmelo nella panza io, e sguinzagliarmi a mezzanotte a cercarle la papaya del cazzo che tanto poi gli porto sempre il mango (la mia amica Gloria ne ha una scorta e così intanto ne approfitto e me la inculo – cioè Gloria m’inculo, non la scorta) e poi lei dice Che buona amore questa papaya perché l’ha visto in tv ma non sa nemmeno come cazzo è fatta, la papaya del cazzo. Insomma c’era in sala d’aspetto questo tipo giusto, con le palle, cazzo, che accompagna la moglie ma poi la piazza lì sulla sua sedia del cazzo e zitta, e lui poi zitto si dissocia e si fa i cazzi suoi e si legge la Gazza come fanno i veri uomini, zitto, che volevo tanto chiedergli se poi me la prestava ma se osavo chiederlo la mantide chissà che scenata mi faceva, mi squartava, cazzo, e allora porca troia potevo solo sbirciar da lontano ma non riuscivo a leggere un cazzo e quando stavo per afferrare una cosa quello mi voltava la pagina (nel tuo pieno diritto, amico, nel tuo pieno diritto) e mi è venuto il mal di testa e il torcicollo. La moglie con la panza piena come la mia, e lui, come i veri uomini di una volta, lì come niente fosse, come se non fosse stata opera sua, come se non l’avesse riempita lui, seduto lontano a leggersi la Gazza col pizzetto e l’orecchino. Be’, ti dirò che anche se io me lo sogno, di poter fare così, è stato consolante vedere che ci sono ancora in giro uomini veri, rari maschi in via d’estinzione non sottomessi non schiavi della figa come il sottoscritto. Eh ma un giorno o l’altro, un giorno o l’altro giuro mi decido e mi ribello, cazzo. Si cambia registro. Quel tipo giusto lì è stato un bell’esempio, una bella fonte d’ispirazione. E la stronza cagacazzo di mia moglie, invece di farsi i cazzi suoi, non se ne viene fuori a dirgli, tutta ironica e acidula: “Vedrà che poi sarà contento, quando nasce?” Ma vaffanculo, scema, fatti i cazzi tuoi.


Entità numero tre

Stamattina ospedale Varese per fare da autista alla mamma e alla Cristina per l’ecografia di controllo. Non capisco perché abbia scelto di partorire a Varese. Il reparto maternità è roba da quarto mondo, la sala d’aspetto è un corridoio con otto cadreghe scomodissime, e le infermiere hanno certe facce… Sempre meglio delle facce di talune coppiette che stavano lì. Parevano condannati a morte. C’era una tizia, in particolare, con una gran aria da stronza rancida, che mi guardava malissimo, come se le avessi fatto qualcosa, come se mi volesse fulminare, mentre quello che doveva essere il marito – un’espressione pietosa da can bastonato – sembrava quasi guardarmi storto per il fatto che mi leggevo la Gazzetta e non Il Sole Ventiquattrore. Nessuno dice niente, finché a un certo punto, dopo una buona mezz’ora (le solite attese interminabili da quinto mondo) quella con l’aria da stronza salta su e mi dice: Vedrà che poi sarà contento, quando nasce.

Bella scoperta. Magari non lo do a vedere, ma sono strafelicissimo all’idea di diventare zio. E magari non lo davo a vedere, ma oggi l’ho fatta più che volentieri, questa gentilezza di accompagnare mia cognata Cristina a Varese per l’ecografia di controllo.


mercoledì 12 maggio 2010

Non avrai altro divertimento all'infuori di me


QUANTEBBELLA RINCOTECA

CHE IL CERVELLO PORTA VIA



Questo è uno di quei post che a volte hai già lì semipronti, sempre in cantiere e sempre rimandati. Lo spunto decisivo me l’ha dato l’amico Grande Marziano, che ieri ne ha dedicato uno alla nuova moda degli studentelli di marinare la scuola in massa il venerdì mattina per andare in discoteca.

Queste povere generazioni di bovini ugualozzi stanno riuscendo a togliere la poesia persino al verbo bigiare. Anche ai nostri tempi si bigiava. Ovviamente per motivi diversi e per andare in posti diversi: chi scendeva giù al lago in dolce compagnia, chi si rintanava in un baretto a sparare agli Space Invaders, chi prendeva il treno per andare in città e girare per negozi di dischi o di modellismo… Adesso bigiano tutti insieme, e tutti per andare a ingrassare i già grassi gestori delle rincoteche. Poi fra qualche anno questi giovani somari, diventati muli, si lamenteranno dello sfruttamento sanguinoso che subiranno sui posti di lavhorror. Quando uno le cose se le va a cercare e se le MERITA


Potrei riempire cento pagine per dire cosa penso delle discoteche, per dire quanto disprezzi queste sovraffollate stie del divertimento obbligatorio in cui si fanno volontariamente stipare a migliaia i polli stravolti e sudaticci, costretti a bere e impasticcarsi per resistere fino all’alba allo sfiancante orrore. Potrei descrivere con cinico ghigno le code di lamiere interminabili e tubi di scappamento velenosi che si formano il sabato notte sulle stesse strade in cui si formano di mattina presto dal lunedì al venerdì, con la sola differenza che nei feriali i poveracci stanno in coda per andare in posti brutti e inumani dove almeno ti pagano, mentre il sabato notte stanno in coda per andare in posti brutti e inumani dove per entrare devi pagare tu. La faccia sabatoseriale delle stesse catene settimanali, dello stesso incubo mortifero. Non sempre ne consegue una strage sulle strade. Quasi sempre ne consegue una strage dei cervelli. E il bello è che li prendono anche per il culo, perché più li omogeneizzano, più li appiattiscono, più li uniformano, ‘sti poveri ragazzi, più li abituano alla rincoteca attirandoceli la domenica pomeriggio fin dall’età di dodici anni, e più gli insegnano a chiamarla “trasgressione”. Ma quale cazzo di trasgressione, se è un obbligo per tutti peggio della naja?

Anche noi ai nostri tempi cominciavamo a venir rincoglioniti dalle discoteche, ma riuscivamo a conservare e praticare un’altra ottantina di modi di divertirci. Oggi, se di sabato sera un ragazzetto omologato ti dice che va a divertirsi, e tu gli chiedi quale tipo di divertissement, verrai fulminato da un’occhiataccia, o smontato da una smorfia di compatimento. Ma come, non lo sai, stupido matusa? Divertirsi vuol dire, è sinonimo strettissimo, di “andare in discoteca”. Dove si danno convegno a milioni, come diceva il “poeta” Caliceti, “i suini e le vagine”, bevendo o sniffando per resistere alla stanchezza e alla musica di merda che vi rimbomba fino all’alba, stordendosi fino al punto di confondere lo scorfanetto sbavante che ti si dimena appresso da cinque ore con la bellissima marionetta guardare-e-non-toccare pagata per troieggiare su quel cazzo di cubo, da cui purtroppo non cade mai.

Conosco un sacco di trentenni che, sospirando di contentezza e sollievo, mi raccontano di come sia bello, da un po’ di tempo a questa parte, passare i sabatosera a casa in compagnia di pochi amici scelti, a mangiare giocare chiacchierare bere ascoltare musica guardare film, finalmente lontani dal delirio sudaticcio delle stronze discoteche. Tutte le volte, davanti a una confessione così disarmante, gli rispondo: Ma non eravate mica obbligati neanche prima! Al che mi fissano con superiorità e disprezzo e ribattono: Cazzo dici?


Però non è questo il punto: se a uno piace andare in rincoteca, è giusto che ci vada. Affari suoi.


Ma un giorno mi capitò di leggere un ben triste articolo, e ne restai colpito. Riguardava un ragazzo morto in una schianto sulla tangenziale, una delle tante tragedie che i giornalistozzi etichettano come “stragi del sabato sera” ma che in realtà avvengono la domenica mattina. (Forse hanno paura che se le chiamassero “stragi della domenica mattina” il lettore, noto ritardato, penserebbe si tratti di persone che avevano una gran fretta di andare a messa…)

La madre del ragazzo era doppiamente disperata, perché, rivelò fra le lacrime, “mio figlio le odiava, le discoteche, ne aveva schifo, ci si annoiava, ci andava controvoglia. Ma se io gli dicevo Allora non andarci, lui mi rispondeva MAMMA, TUTTI I MIEI AMICI CI VANNO, E IO NON VOGLIO ESSERE DIVERSO DAI MIEI AMICI”.

Non voglio essere diverso!!

C’è qualcosa di più raccapricciante del morire di conformismo? Del lasciarci le penne per omologarsi forzatamente allo stupido branco? Forse sarebbe ora che qualcuno insegnasse a queste generazioni di pecore schiave, tatuate e disalfabetizzate, che stiamo tirando su (o che stiamo lasciando tirar su dalla televisione inferiorizzante e livellante in basso) che Diverso è la parola più bella e più nobile di tutte le migliaia di migliaia che compongono il vocabolario della lingua italiana, che l’omologazione fa schifo, che il conformismo è morte, che la normalità è merda. Insomma chi lo suggerisce a questi poveri ragazzi che Diverso lo si scrive con la D maiuscola, e se si ha la miseranda sfiga di non essere abbastanza Diversi bisogna lottare con tutte le forze per diventarlo almeno un po’?

Essere Differenti e Diseguali non dovrebbe costituire una semplice possibilità, ma un Sogno e una Missione. Altrimenti, tanto vale affibbiarci numeri e sigle invece che nomi. Se rincoglionimento totale dev’essere, se lobotomia dev’essere, che almeno sia indolore: chi se ne frega se muore XRW743863 invece di KBH152937? Se una formica viene calpestata, nel formicaio nessuno piangerà.

Ma noi siamo (dovremmo essere) Uomini. Cioè INDIVIDUI. Unici e irripetibili.