Comprava e vendeva. (E ricomprava e rivendeva e ricomprava…)
Bachi da setola.
Ehm, no, rifacciamo, fa cagare
Capitolo 2 (l’1 resta così, non si butta via niente)
René de Brubrù.
Mangiava e cagava.
Bachi da seta.
Purtropp(dovete sapere che questo René de Brubrù mangiava e cagava. Bachi-da-seta. Bachi. Da. Seta. Mangiava. E cagava. René de Brubrù! – Ho una mezza idea di continuare così per tutto il libro, tanto le mie fans lo comprano lo stesso.)
Senonché (l’idiota)
Purtropp,cagava:bachi! (morti)
E.
Mangiava.
Seta. (Pura…)
Au contraire sarebbe diventato
straricco.
Invece
divenne
soltanto
(tristissimamente)
Baricco.
[TWO]
Arturo Palombo
Salpò ubriaco da Laveno Mombello
Nell’Anno del Signore Duemilaekualkosa
Sul traghetto San Cristoforo
A scrocco
Nel cuore
La birra
La pinta
La barcamadonna
Voleva arrivare in Australia
Facendo strani giri
“Terra!” gridò
Dopo venti minuti
“È Intra, coglione”.
“Già l’America? O addirittura financo l’Australia?”
Avete presente quelle migliaia di nonni affettuosi e dolcissimi che vorrebbero sì godersi gli adorati nipotini, ma, data l’età, se possibile per non più di un paio d’orette al giorno (e non proprio tutti i giorni) in cui magari portarli al parco, raccontare delle storie, giocare insieme e offrirgli una fetta di torta di mele, prima di rispedirli, con dispiacere misto a comprensibile sollievo, a casina loro da mamma e papà loro? Quei nonni che invece ricevono una bella cartolina di precetto dalla nostra vergognosa società schiavista, del tutto priva di sostegni e organizzazione sociale, e in cui la parola “part time” è solo una presa per il culo (e un trucco dei datori di lavhorror per sfuttare di più e pagare meno), per essere di servizio dieci ore al giorno sei giorni la settimana? Anche quando sono stanchi e malati e non ne possono più? Anche quando, non essendo né stanchi né malati, vorrebbero poter fare quel sospirato viaggio rimandato per tutta una vita, perché prima c’erano i figli da crescere? Be’, questa tragedia immane, che Martin Heidegger classificava sotto la voce Mobilitazione Totale, e che io definisco Rigenitoraggio Geriatrico Obbligatorio, viene invece chiamata da certe nostre giornalistucole, pigolanti comari del tè delle cinque munite di cuoca, colf, tata e giardiniere, “la rivincita dei nonni”. La rivincita dei nonni!! Se foste nei panni di uno di questi poveri vecchietti spremuti fino alla morte, come definireste tali comari?
La strada sotto casa era diventata un fiume di coccinelle appena nate. Simone non aveva mai visto delle coccinelle appena nate. Non aveva la minima idea di come fossero fatte. Poteva solo immaginare che fossero molto piccole. Ma se in quel sogno strano e confuso c’era una cosa che gli appariva chiarissima, era che quelle erano proprio coccinelle appena nate. Venivano giù per la discesa asfaltata trascinate da un rigagnolo d’acqua. Erano tantissime, un ruscelletto rosso e nero che se ne veniva giù per la via Morselli, e ogni dieci o cento piccole ce n’era una più grande. Forse le madri. Forse degli angeli custodi.
Bene, si disse svegliandosi. Le coccinelle portano fortuna.
Era molto tardi, e per colazione si preparò un semplice espresso, senza biscotti né niente.
Stava ancora lì con in mano la sua tazzina di caffè, assorto nei pensieri nella cucina ricolma di luce, quand’ebbe l’impressione che lo scooter del postino si fosse fermato davanti al cancelletto.
Uscì a vedere. Con indosso il pigiama e un golfino leggero, uscì a vedere se c’era posta per lui. Fuori c’era un venticello fresco, fresco quel tanto e quel giusto da rendere l’atmosfera frizzante, ma non troppo fredda, e fu dentro una sferzata benefica d’ossigeno che Simone discese le scale, gettando sguardi di complicità all’arbusto d’alloro che aveva ormai spinto la sua cima fin quasi oltre il tetto. Si riprometteva da tempo di chiamare qualcuno per cimare e potare l’arbusto, ma il prosperare dell’alloro era un altro segno di gloria e grandezza futura, e nessuna persona di buon senso poterebbe a cuor leggero la fortuna che gli cresce in giardino.
Nella cassetta trovò una lettera. Con la felicità del contadino che dopo tanto tempo torna a vedere un uovo nel pagliericcio del pollaio, la prese tra le mani, e ne osservò il retro.
Il francobollo era stato applicato da qualcuno, malissimo e di sbieco, sulla parte sinistra della busta. Simone non poté evitare di chiedersi che razza di persona potrebbe mai attaccare dei francobolli facendo un tale esagerato sfoggio di maleducazione e di incuria – di men che scarsa dedizione alla piccola cosa che sta facendo.
Il destinatario, scritto a penna, era Simone Collina. Doveva quindi trattarsi di una casa editrice. Soltanto per il suo ultimo romanzo, spedito due mesi prima a una mezza dozzina di editori, aveva deciso di chiamarsi col cognome della madre.
Simone Collina.
Il nome del padre non gli aveva mai portato fortuna.
Sul davanti della busta vedevi il marchio delle Edizioni Minonno. Rientrò in casa, e corse in camera sua. Emozionato, Simone aprì la busta pensando a una cosa sola. Pensava alle coccinelle. Emozionatissimo, estraeva dalla busta la missiva delle Edizioni Minonno, e intanto pensava a tutte le coccinelle che aveva sognato. Tutto quel fiume di coccinelle. Tutta quella dovizia di simboli fausti per eccellenza, che erano venuti a visitarlo, che erano apparsi proprio quella notte, e proprio a lui. Che batticuore, la carta intestata delle Edizioni Minonno, l’inconfondibile marchio stilizzato del koala che si spara una sega, dal 1876.
Era una cordialissima lettera di rifiuto:
Gentili Sinior Colina,
premettento ché la nostra casa editrice pubblica un numero estremammente limitato di autori itagliani e che in assoluto privileggia lu genere thriller, siamo costretti ti costatare, dopo attenta conziderazzione e sulla base di una relazione dettaiata, li compatibilità del suo romanzo VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE con la nostra attuale linea e di toriale.
La ringraziamo comuncue per aver voluto sottoporcello alla nostra attenzione e le auguriamo di trovare presto l’editore atatto a lei.
Molto cortialmente,
“Dopo attenta conziderazzione e sulla base di una relazione dettaiata…”
Queste erano le cose che lo mandavano in bestia.
Ma porcaccia la miseriaccia zozza, si disse Simone, strappando quella lettera in mille istericissimi pezzettini. Ma se mi hai appena detto che pubblichi solo pessime traduzioni dall’inglese, e giallazzi da edicola! Una volta verificato che l’autore si chiama Simone Collina e non Simon Hill, una volta verificato che a pagina dodici non è ancora crepato uno stracazzo di nessuno, cosa diavolo avrete da considerare attentamente, cosa diavolo avrete mai da dettagliare?
Bene, si disse poi, risoluto. Se stanotte tornano le coccinelle, gli dovremo fare un bel discorsetto, alle figlie di puttana. Chi diavolo si credono di sfottere?
Io poi me ne sbatto, della fortuna. Sono un genio, io. Se non ce l’ho fatta con questo romanzo, ce la farò con MORTE A CREDITO.
E voglio vedere chi avrà il coraggio di rifiutarmi tutta quanta la TRILOGIA DEL NORD!
Coccinelle o no, gliela farò vedere io.
Poi Simone cercò un numero sull’elenco, prese il telefono, e si mise in contatto con la Floricultura Attila Spaccarami. Parlò dapprima con una segretaria, che acconsentì a passargli il titolare.
Era ora di decidersi.
Era proprio ora di decidersi a far potare quel cazzo di alloro che lo prendeva per il culo.
Clamorosi sviluppi dell’operazione di polizia denominata in codice “rospodifogna”. Sta per esplodere una Calciopoli 3? Intercettata una conversazione fra il presidente dell’Arciguappolese Gasparone Malandrano, detto Lucky Pastrano, e il designatore arbitrale per la Quarta Categoria Catterino Sarchialoca. Qualcuno parla già di “Malandropoli”. Naturalmente dobbiamo andarci coi piedi di piombo, e con tutte le cautele del caso. Nessun mascalzone, nessun manigoldo, nessun mariuolo è colpevole, ricordiamolo, finché non viene emessa una sentenza di condanna.
Sarchialoca Oh, buongiorno Gasbà, che piacere di sentirti
Sarchialoca Come chi, Papperinco di Rocca Ducazzo ti avevo messo, il più fedele e malleabbile, uno che obbedisce e dice pure grazie, Gasbà, puro leccaminchia, assistenti Truficchio e Spalagatta, quarto uomo Pitale
Malandrano Me li sbattinculo gli assistenti, quattro rigori gondro ci ha dato chillu merdo infame! In otto, abbiamo finuto la gara! M’ha espelluto la mezzala perché s’è messa le dita nel naso! Chilla montagnola demmerda!
Sarchialoca Ho saputo, minchia, ho saputo. Ma l’avevi pagato in anticipo?
Malandrano Ehpporcapozzanga, mezzo maiale vivo e due capponi moribbondi ci ho infilato nel bagagliaio, porca la sua mamma!
Sarchialoca Guarda, nun mi capacito, Papperinco è il più affidato e il più migliore…
Malandrano Papperinco nun sa neanche in che buco se mette lu fischietto! Chillu abbitra pecché era albitro il nonno, chemmestai a raccontà, glielò fatta avere io la terza media falsa per poter fare l’albitro! E comunque la metà migghiore del maiale ci avevo dato!
Sarchialoca Ma poi era proprio indispensabbile tutto ‘sto casino, per battere il Mezzafava, non ci aveva già pensato domenica De Farabbottis ad ammonirgli gli otto diffidati, e poi Gasbà nun ce giocano tu’ cognato e tu’ cugino, nel Mezzafava…
Malandrano Sì, ma io volevo andare sul siguro. E invece voi mi avete ingabreddado! Begli amigi!
Sarchialoca Sentammè Gasbà, l’aggi sentutu a Papperinco, l’audio era disturbàt e si capiva nu poco nu cazzo, però…
Malandrano Ettecredo, l’ho rinchiuso…
Sarchialoca Però Papperinco mà dit così che non ha caputo bene le maglie
Malandrano Gooosa?!
Sarchialoca Dice così che quelle le maglie nun se capivano, nun se lasciavano capì
Malandrano Ma checcazzo viene a dicere, ce le ho spiegate io, ci ho detto “aiuta chilli chiari”, sgusa, nun me fa incazzà, noi stavamo bianghi e il Mezzafava stava rossobbblù
Sarchialoca E si vede che il rossobbblù per lui è chiaro, chettedevodì, nun potevi essergli più priciso? Ma adesso deve avere caputo, perché ancora non s’è fatto vedé in giro
Malandrano Ma quale in giro e in giro, vivo nello stronzatoio l’ho rinchiuso, il compaesano tuo, sta ancora lì a cagà… che se vuole uscire brima che ridornano gli addetti mardedì deve bassare ber le fogne, ma io lo asbeddo al vargo… Un fracco de legnate bisogna fargli dare, come a…
Sarchialoca Sentammè Gasbà, mi stai almeno chiamando con la scheda lussemburghese, vero?
Malandrano Ma quale amburghese e amburghese, a gasa sdo!
Sarchialoca Ho capito che stai a casa, ma stai usando la lussemburghese o no?
Malandrano Ma che sso scemo? Col fisso de gasa te ghiamo. Il lusso amburghese me gosda 4 euri al segondo me gosda… Tanto gli sbirri e i giudici che li paghiamo a fare, sgusa
Sarchialoca Imbecillo! Adesso m’incazzo io, m’incazzo! Quei sbirri e quegli giuddici sono finiti in galera ieri! Non li leggi i teleggiornali? E adesso per colpa tua andiamo a finire diritt in galera pure noi, e peccosa? Pe un cazzo!
Malandrano Pe un cazzo? Te e quell’infame di Papperinco m’avete mandato retrocesso! Vi accido tutti e due vi accido, così in galera ci vado pe quaccosa, e mi danno bure la tenuante pecché mi avete mandato retrocesso! Fetenzìe! Retrocesso m’avete mandato, porca la pozzanga!
Sarchialoca MA QUALE CAZZO DE RETROCESSO! MA LO VO CCAPI’ CHE SOTTO LA QUARTA CATTEGGORIA NUN CE STA PIU’ NA MINCHIA! NUN CI STA LA QUINTA, NUN CE MAI STATO UNA CAZZO DI MINCHIA SPIANATA, DA LI’ NUN SE RETROCEDE MANCO A SPARARSE IN TU CULO! CREDEVO CHE PAPPERINCO TE SERVIVA PE I SCUMMESSI COME AL SOLITO, CHE CAZZO DE RETROCESSIONE, E RIATTACCATE ‘NCULO STO TELEFONO COGLIOOOOOOONEEEE!
Una travolgente ventata di novità e originalità nelle suppost… ehm… nelle proposte editoriali italiote degli ultimi tempi. Caffelatte con tampax, di Cristino Da Vena (Tiscordi Editore, € 32), narra la struggente storia d’amore adolescenziale tra Piercazzillo e Mariavulvetta. Piercazzillo, meschino, tiene una faccia un po’ da culo, e soffre di emorroidi asmatiche. Mariavulvetta è dislessica. Quindi la storia è raccontata da lei in prima persona. Non perdetela. Trenta centimetri dentro il buco del cielo è invece il nuovo capolavoro di Macho Vileda (Zozzogno, € 36). Narra la storia di un amore adolescenziale struggente. Piercazzillo ama le moto, la playstation e la figa (la figa si può dire, fa tanto figo). Mariavulvetta ama le scarpe firmate, le borsette griffate e i bei ragazzi (il cazzo non si può dire, fa tanto troia). I capitoli dispari del libro sono gli sms che Piercazzillo manda a Mariavulvetta, di cui è perdutamente innamorato. Finiscono tutti con tvb (ti voglio bene). I capitoli pari sono gli sms che Mariavulvetta manda al padre di Piercazzillo, imprenditore nel campo dei profilattici metallici, che da mesi se la tromba a bordo del suo Suv residenziale di 15 metri. Finiscono tutti con tvdd (trombi veramente da dio). L’inettitudine dei numeri sbagliati, di Giordana Paolillo (Findus, € 48), è invece la storia dello struggente amore adolescenziale fra Piercazzillo e Mariavulvetta, due sedicenni fuoricorso di quinta elementare con piccoli problemini di apprendimento. Il romanzo è curato dall’insegnante di sostegno, che però non è che si sia sforzata molto: nei capitoli dispari ci stanno i conticini di Piercazzillo, roba del tipo 2+2=5, nei capitoli pari ci stanno gli sms che Mariavulvetta manda a Piercazzillo, roba del tipo m ke t studdi ha ffa ke tnt nn kapis un k? +ttost trmbmi strnz! Nel caso non ne aveste abbastanza, ecco poi Mariavulvetta ti amo (Barilla, € 51,12), che è invece il diario scritto da un ghostwriter al posto di Piercazzillo di Amicci, notoriamente analfabestia. Piercazzillo è povero e scemo e un po’ zoppo e tiene una faccia da topo, ma in tv va alla grande perché fa pena alle mamme e alle nonne senza cervello che la guardano tutto il santo giorno. Il suo problema è essere innamorato cotto di Mariavulvetta sempre di Amicci, una gran gnoccoletta che sognava di fare da grande la prostituta in tv finché qualcuno non le ha detto Ma perché aspettare da grande? Ci sono solo capitoli dispari, e narrano, in esperanto sbagliato, delle disperate seghe che Piercazzillo si fa pensando a Mariavulvetta. I capitoli pari sono bianchi, ma lunghi, per far capire al lettore che lei non lo caga, ma anche per aumentare le pagine del libro in modo che il lettore non abbia subito abbastanza chiaro di essere stato truffato. Se vi venisse voglia di variare un po’ argomento, ecco invece Ma le palle quante sono?, il capolavoro di Giuliana Cercacassi (Cirio, € 63). Di cosa parla? Parla, tanto per cambiare, della struggente storia d’amore adolescenziale tra Piercazzillo e Mariavulvetta. E tanto per cambiare è scritto malissimo. Molto, molto interessante.
Ma veniamo invece allo stato interessante, cioè ai parti delle partorienti della Letteratura Alta, quella che qui da noi si guadagna i Premi più ambiti.
Il Premio Megera è andato quest’anno a Margherita Bellamazza Castellodritto per il suo Muco e placenta, (Scottex, € 98) cronaca ospedaliera di un travaglio difficile.
Il premio Arpia è invece andato a Piersilvia Alabbarda per il suo Preferisco quando entrano, (Zozzogno, € 102) cronaca ospedaliera di un travaglio difficile.
Il premio (Città di) Troia è infine andato a Concettina Shakespeare Vitiello Stendhal per il suo Vieni fuori stronzo se hai il coraggio, (Tiscordi&Zozzogno fusione a delinquere, € 299) cronaca ospedaliera di un travaglio difficile.
2 giornate al calciatore Cristante, così impara a chiamarsi in modo più rispettoso.
Assoluzione per insufficienza di prove per Sbrodolin (F.C. Orcomaledettese). Una biasimevole carenza di telecamere (solo 70 in Orcomaledettese-Atletico Stucazza di Galaxian League, la vecchia C2) ha impedito di verificare se effettivamente lo Sbrodolin abbia profferito al minuto 32 della ripresa, dopo l’autorete di tacco che condanna la sua squadra alla retrocessione, l’abominevole, ingiuriosa espressione “Dio boia”, oppure, come affermato sotto giuramento dal suo procuratore Raviolo, “Rio Bo”. (Attento Sbrodolin che alla prossima ti becco, e le paghi tutte in una volta).
Mezza giornata di squalifica per Diotisaluti della Pro Divina Patria Familia di Busto Arsizio: la telecamera numero 749 ha potuto verificare che l’imputato sussurrava sì, fra sé e sé, al minuto 25 del primo tempo, dopo aver colpito quattro pali interni con lo stesso rigore-flipper, le odiose sillabe “Dio can…”, ma si redimeva poi parzialmente trasformandole in corso d’opera nella becera espressione, molto in voga nel lombardo-veneto, “Dio cantante”. Lo si condanna pertanto a passare il primo tempo della prossima partita in ginocchio a sgranare un rosario ascoltando in cuffia Little Tony. Nel secondo tempo, scaduta la squalifica, potrà tornare a giocare. Imbavagliato.
Curculionita II della Sanluparense (una volta “Dio svizzero” e due volte “Dio scappato”) viene invece assolto ma ammonito con diffida, più una penitenza di sette avemarie, un padrenostro e venti leternoriposo donalorosignore. Si consiglia museruola per un paio di settimane almeno. In caso di ricaduta, abbatterlo.
Squalifica A VITA, vista l’impossibilità di quantificare il reato, per il coreano Park Kin Son dell’Arciguappolese (quarta categoria), che al minuto 49 del secondo tempo, fermato dalla suor… ehm… dall’arbitro che fischiava fiscalmente la fine del recupero mentre si trovava a un metro dalla porta vuota per un gol che sarebbe risultato decisivo, profferiva la seguente orribile (non fatela leggere ai bambini se no denuncio pure voi) bestemmia moltiplicativa: “Dio tleno di liso sei volte polco pel ogni chicco”. Non sapendo il tipo di riso e il diametro medio approssimativo dei chicchi, ci è impossibile quantificare quanti esaporci-chicchi, per ogni metro cubo di container, siano stati vigliaccamente attribuiti dal blasfemo Park Kin Son al povero, indifeso Padre Nostro Onnipotente ed Eterno. Si consiglia anche al Park Kin Son una cura con Antiostiolin Forte, 10 mg (capsule, due volte al dì prima dei pasti principali), 2 scatole, e Sacramentin B52 (supposte-siluro, una prima di coricarsi dopo le preghiere della sera), 3 scatole.
Medaglia e applauso, infine, per il supercampione della Nazionale CAMORRAnesi, per aver recitato “O Gesù d’amore acceso” mentre colpiva violentemente con un gomito il viso di un avversario. In fondo il nostro fine educativo è insegnare ai ragazzini a non dire orribili bestemmie, mica a non ammazzar di botte la gente. Le botte, poi, sono pure virili. O vogliamo forse che ci vengan su finocchi? (E poi venerdì sera ci sarebbe da far perdere l’Inter… ehm, no, questa cancelliamola, cancelliere, o facciamola mangiare dal mangiasigilli, mi dicono che non dovevo dirla, anche se dopo l’esultanza del guardalinee ayroldi a Firenze credevo si giocasse ormai a carte scoperte, e che valesse tutto. Tranne, ovviamente, le bestemmie. Sempre sia lodato.)
Stavolta, invece di estrarre qualcosa dalla scatola dei ricordi, vi mostro… una scatola. Una vecchia, normalissima scatola da scarpe (diventata in seguito contenitore di decorazioni natalizie) che sono andato a riesumare in cantina, e sul cui coperchio il mio fratellino settenne Alberto aveva scritto con una biro rossa il seguente messaggio:
QUESTA E’ LA PRIMA SLITTA-SCI
Poi, su uno dei lati, aveva aggiunto:
Chi unque vuole collau=
darla e averla, si rivolga
allo Studio Alberti in Cameropoli, via comodino 6
BUON DIVERTIMEN=
to
Naturalmente il coperchio slitta-sci non se lo filò nessuno, e dalla montagnetta innevata dietro la fattoria dei vicini continuammo a scendere coi tradizionali slittini di legno, e coi primi orridi modelli in plastica di bob. Ma resta il fatto che mio fratello, a 7 anni, aveva avuto l’intuizione… dello snowboard! (Che a quei tempi o non esisteva o esisteva a nostra insaputa).
E poi il genio di famiglia sarei io…
Gli dedico questo ricordo perché oggi lui, il miglior giardiniere e il più bravo papà che abbia mai conosciuto, compie 40 anni.
Giorni fa la cara amica Stefy248 invitò alcuni amici di blog a elencare le dieci cose che li rendevano contenti. Dissi le mie, ma nella fretta dimenticai la più importante, cioè giocare. Il Gioco è per me la più meravigliosa invenzione dell’uomo insieme alla scrittura, al cinema e alla musica: come ho potuto dimenticarlo? Per farmi perdonare dalle Divinità Ludiche, ho pensato di dedicargli questo post, in cui vi chiedo i vostri giochi preferiti (e chissà che la scoperta di una passione in comune non diventi un pretesto per incontrarsi e sfidarsi, con me o fra di voi…) Ecco i miei magnifici dieci:
1 Risiko
2 Beach Tennis
3 Poker (in tutte le varianti)
4 Fantacalcio
5 Maraffone (contaminazione fra tresette e briscola, noto anche come Trionfo)
6 Calcetto (sia nel senso di calcio a cinque che di calciobalilla)
In quel periodo facevo ‘ste notifiche del cazzo per l’esattoria – distribuivo a piene mani nella mia zona di diciannove comuni cosucce belle come multe, tasse, sovrattasse, avvisi di mora, e intascavo £ 700 lorde a botta, che a fine mese diventavano soldoni mica da ridere – e a regola ci andavo a sbattere il grugno un giorno sì e l’altro pure.
Sto parlando delle vecchie di vedetta. Dovete sapere che ci sono sempre queste vecchie di vedetta, in quei quartieri nuovi con le villette nuove della gente arricchita. Di norma questa gente arricchita le villette non se le gode mai, perché è sempre in giro ad arricchirsi ulteriormente, come avesse fatto male i conti con la durata della vita, e nelle villette ci stanno i rottweiler, e in alcune, ma non in tutte, ci stanno le vecchie di vedetta, che vivono dietro le tendine di una finestra al secondo piano in attesa di morire.
Di solito andava così: non è che tu suonassi il campanello dell’abitazione con la vecchia di vedetta. Questo avrebbe semplificato le cose. No, tu suonavi sempre il campanello di quest’altra abitazione deserta, e non ti apriva nessuno. Allora cominciavi ad aggirarti, ma con molta discrezione, attorno alla villetta deserta. Ti mettevi a sbirciare, ma con rispetto, tra i reticolati e le siepi, per vedere se il proprietario era metti fuori in giardino a combinare dei casini con le ortensie, ed era lì che la vecchia di vedetta, che marciva dietro la tendina di una finestra sul lato opposto della strada, ti inquadrava e si insospettiva.
A volte, appena cominciavi a perlustrare una certa via, queste vecchie di vedetta le vedevi spuntare per miliardesimi di secondo dietro tendine appena scostate e subito rimesse a posto. Spuntavano per così poco che se tu facevi loro un cenno per chiedere un’informazione, il tuo cenno non lo vedevano, non facevano in tempo. Spuntavano per così poco che se tu sollevavi e agitavi il tesserino tipo tenente Colombo per far capire che non eri un ladro, il tesserino da pubblico ufficiale non lo vedevano, non facevano in tempo.
A complicare la situazione c’era il fatto che tendevo a farmi a piedi anche zone molto vaste. Nessuna paura di camminare, io. Parcheggiavo in un punto strategico e poi trottavo. Non come quei fessi che a ogni notifica devono parcheggiarti sotto casa e intralciare il traffico e diventar matti di manovre, e bruciano in benzina metà di quello che guadagnano. Fessi del cazzo. Ma c’è la controindicazione che se uno si aggira a piedi è considerato più sospetto.
La bestia più temuta da noi messi era Cuviago, il paese delle tre vie Baldi Formigoni. Giuseppe Baldi Formigoni, Gaetano Baldi Formigoni, Gino Baldi Formigoni. Tutti e tre “benefattori” non meglio precisati, che invece su queste cose varrebbe la pena essere precisi, poi magari salta fuori che uno è benefattore per aver fondato una fabbrica che ne ha ammazzati di cancro cinquantasette.
Sia come sia, i Baldi Formigoni Giuseppe Gaetano e Gino, sui frontespizi delle cartelle esattoriali avevano la tendenza perversa a diventare “G puntato”. Considerando che le tre vie erano molto lunghe, e lontanissime l’una dall’altra, per trovare qualcuno in via G. Baldi Formigoni dovevi andare a caso, o intervistare mezza Cuviago. Impazzire, dovevi. Per cui la venerabile memoria di benefattori dei Baldi Formigoni Giuseppe Gaetano e Gino veniva spesso dal messo notificatore fortemente messa in dubbio, e mandata a mezza voce in posti sempre molto brutti e sconsigliabili.
Anche Cuviago aveva i suoi quartieri con le villette nuove degli arricchiti, e le vecchie di vedetta dietro le tendine. Non nelle Baldi Formigoni, per fortuna.
Queste vecchie di vedetta avevano poi la tendenza a chiamare i carabinieri.
Allora, dopo un po’, ci sei ancora tu che cammini lungo questa via con le villette nuove, in cerca più che altro di fantasmi molto ricchi e molto miserevoli, e c’è questa gazzella dei carabinieri che spunta da una curva, alle tue spalle, e silenziosa ti si attacca al culo procedendo a quattro all’ora, che per riuscire a andare così piano e così zitta dev’essere a pedali, cazzo, e le prime volte ti spaventi pure, le prime volte hai un sussulto di palpitazione, come fossi un ladro per davvero, perché in fondo questa cosa, questo appiccicarsi al culo, questo controllo, questa violenza, questo ingiusto batticuore, in fondo un po’ ti fa sentire come se tu fossi ladro per davvero.
Ad ogni modo ti fermi, lasci che ti affianchino, li saluti, e poi, paziente, tu in piedi, loro seduti in macchina che ti guardano storto, neanche temessero che nelle mutande tieni una 44 Magnum invece del pistolino d’ordinanza, gli mostri il tesserino dell’esattoria con la fototessera venuta male, gli mostri il foglio con le marche da bollo del tuo mandato di messo notificatore.
Non te la prendi, con loro, che ti fanno pure pena.
Poi, appena i carabinieri pedaleranno via senza averti sparato né arrestato né scacciato né niente, ti vendicherai facendo ciao ciao con la manina alla vecchia di vedetta.
Eh sì, mica gliela farai passare liscia.
Ti girerai, guarderai in su, e proprio le farai ciao ciao mirando con precisione chirurgica e assoluta a quello spigolo di finestra e a quel lembo di tendina che anche in quel momento – sì, sei tu, ti ho beccata – starà oscillando un’altra volta.
Sì. Hai capito benissimo. È proprio te che sto salutando. Stronza.
L’argomento di questi giorni sono le irrilevanti telefonate di Massimo Moratti ai designatori arbitrali (o di loro a lui!), tirate fuori adesso dai patetici avvocati di chi ha infangato per anni il nostro calcio, e che ora non sa più che pesci pigliare, né dove pigliarli.
GLI INQUIRENTI: DISINFORMAZIONE ALLO STATO PURO Il significato attribuito alle telefonate non trascritte, tra le 171mila intercettate nel corso dell'indagine di Calciopoli, rappresenta ''un'opera di disinformazione allo stato puro''. Così fonti degli inquirenti che hanno condotto l'inchiesta napoletana sugli illeciti nel mondo del calcio commentano le notizie diffuse oggi. ''Il reato- spiegano le fonti - non è parlare al telefono, ma è reato quando si stipulano accordi illeciti. Le vittime non possono essere trasformate in autori del reato''.
(ANSA, 2 aprile 2010)
Siccome quasi tutti i giornalucoli e i siti “informativi” italioti, per non parlare della fogna televisiva, (vedi alla voce “Prostituzione intellettuale”? No, direi che intellettuale è una parola troppo grossa) hanno messo questa dichiarazione degli inquirenti (e sottolineo degli inquirenti, non degli avvocati dell’Inter!) IN FONDO, quando non BEN OCCULTATA NEL MEZZO, dei loro servizi-fiume scandalistici, il linkazzo ha deciso di metterla all’inizio (fondamentalmente per quattro motivi: siamo dei bastiancontrari, siamo onesti, siamo intelligentini, siamo – lo confessiamo –interisti.) E mi riferivo alle testate ritenute “serie”: Tutteballe de Turìn lasciamolo proprio perdere…
Le intercettazioni, poi, dimostrano ulteriormente quanto Moratti sia stato, oltre che gravemente truffato, menato per il naso a più non posso. Basti dire che in una il poverino, ingenuo (a ‘sto punto diciamo pure coglioncello), elogiava un buon arbitraggio di Bertini (lo definiva affettuosamente “il ragazzo”). Lo stesso fischietto pulito, lo stesso bravo ragazzo, di un famoso Perugia-Inter: rigore per salvataggio di pancia di Cordoba, raddoppio di Vryzas con plateale schiacciata pallavolistica…
Un pietosissimo velo, poi, su quel misero centravantucolo che rimarrà nella storia delle disco-rincoteche ma di certo non in quella del Calcio, e per il quale il nostro generoso presidente, non contento di svenarsi con l’ingaggio, spese un sacco di ulteriori soldi in investigatori privati per vedere, com’era nel suo pieno diritto, se questo suo capitale vivente, che guadagnava un miliardo al minuto, conducesse una vita almeno quasi da atleta professionista… Dico solo che se all’epoca l’allenatore fosse stato il grande Mou, gli avrebbe fatto risparmiare sia i primi che i secondi, perché un elemento simile lo cacciava a calci dalla squadra dopo i primi due giorni di ritiro.
Ci vuole un cervello ben piccolo, e un’anima ben sporca, per confondere le telefonate di Moratti con quelle di moggI… Come puoi paragonare le mille telefonate di presidenti che si lagnano di un arbitro, o si congratulano per il buon operato di un altro, o che inseguono una (vana) speranza di tutela e salvaguardia dei loro bistrattati club, con il contenuto lerciamente MAFIOSO di certe altre? “Ora anche la Roma starà agli ordini!”. Secondo voi chi pronunciò questa schifosa, inquietante, bullesca, arrogante, merdosa, viscida frase? Piccolo aiutino: non era il dirigente di una squadra milanese…
Un’altra cosa che (quasi) nessuno dice: le proporzioni dello scandalo furono mille volte più larghe di quanto si creda. Il lerciume più importante, non dimentichiamolo mai, veniva sussurrato in piena sicurezza, addirittura chiamando gli arbitri negli intervalli delle partite, con le famose schede estere non intercettabili. (La sola esistenza di queste schede distribuite agli arbitri rappresenta il reato più grave e più odioso, per il quale, a quanto pare, nessuno pagherà). La quantità di persone coinvolte ha probabilmente permesso di fare miliardi con le scommesse su partite truccate. Per questo non salta fuori un pentito a pagarlo oro! Non vi pare strano che arbitri che hanno avuto carriera e vita rovinate non tirino fuori un bel memoriale, un bel libro verità, un bel romanzo scandalo, come hanno fatto Saviano con la camorra e Pezzoli con l’editoria?… Ma forse, dico forse, hanno fatto tutti troppi soldi, e forse il pentito non camperebbe più di un giorno… La verità è che certa gentaglia dovrebbe farsi trecento anni di galera solo per i danni causati a scommettitori in buona fede e ingenui compilatori di schedine. E altri trent’anni per oltraggio alla Corte per aver paragonato il petardo delle telefonate morattiane alla bomba atomica dei loro intrallazzi nauseabondi.
Per quanto riguarda, infine, la barzelletta di Del Peto sulla restituzione degli scudetti revocati, ricordo che essi rappresentano una confisca di maltolto assai mite e simbolica: i furti furono molti di più. (Un’altra volta imparano a essere furbi come ogni ladro che si rispetti: la refurtiva si nasconde, non si espone in bella vista sul petto!)
Che il popolino bianconero da bar o da tv per minus habens sostenga di avere 29 scudetti e non 27 è pure comprensibile. Ma non che lo dica una società che aveva dichiarato di voler voltare pagina, di voler diventare pulita e persino simpatica (ma devono averci ripensato, se hanno richiamato quel simpaticone di bettegA, uno che sa rendersi odioso persino strapazzando il povero inviatino filojuve di sky Fefè, al secolo Federico Ferri – lui sì stranamente onesto e simpatico: tutta la mia solidarietà per l’ingiusto maltrattamento subìto in una recente intervista…). Da loro ci si aspetta che accettino e rispettino le sentenze della Giustizia Sportiva. Quando li sento dire che, allorché vinceranno il prossimo scudetto (gli auguro fra un secolo) metteranno sulle maglie la terza stella, io auspico che per reazione a un simile svilimento e vilipendio di stella anche tutte le altre squadre ne inflazionino il numero: il Chievo una stella per ogni anno in serie A, Parma e Samp una per ogni coppa vinta, e via delirando… Ricordino gli juventini (non gli juventini amici miei, che sono superiori a queste minchiate, e che di moggI hanno ormai la nausea più di me!) che con la loro squadra è stato usato il guanto di velluto: nel mondo ci sono state società RADIATE per molto meno. Se la loro è finita solo in B, ciò è stato dovuto a motivi di real politik economico-televisiva: tale era il bacino d’utenza, che una juve radiata avrebbe provocato danni multimiliardari, e la perdita di centinaia di posti di lavoro.
“Non si possono trasformare le vittime in colpevoli”. Be’, in italiA capita molto spesso.
Ma bisogna avere il senso delle proporzioni, eccheccazzo, oltre che il senso della dignità e del ridicolo: l’Inter in B per quelle quattro chiacchiere?E allora la squadra che aveva per Dirigente il signor moggI dove doveva andare?
In serie Z4, doveva andare. Ma su Plutone.
FLASH DALLA REDAZIONE POLITICA(by John Kedobal)
Incoraggianti segnali di ringiovanimento dalla segreteria del Partito Democratico. Pare che in vista delle prossime elezioni Politiche si stia prendendo in seria considerazione, come candidato premier, la figura del professor Barbino Rimbambù, che è nato nel Settecento e che ormai non muore più, docente di arteriofilosofia sclerotica e di storia contemporanea del nonno di suo nonno. Per non spaventare il prezioso elettorato kattolico con la parola “sinistra”, la scelta potrebbe quindi cadere proprio sul Rimbambù, noto moderatino ex democretino di centro-centro-sinistrella, più filopapa di rutelli. Buon lavoro, Professore!
Zio Scriba (alias Nicola Pezzoli) è Natural Born Writer, Umorista, Battutista, Poeta Pentito, Gambler Esistenziale, Spirito Libero, Fotografo Dilettante, Dodecasessuale (sesso più, sesso meno), Accarezzatore di Gatti, Passeggiatore Solitario, Edonista Moderato, Romantico Disilluso, Pensatore in Proprio, Puttaniere Sporadico, Eremita Periodico, Ozioso Vizioso, Gay Onorario, Peter Pan Dichiarato, Naturalista Contemplativo, Interista Isterico, Bastiancontrario Cronico, nonché Pericolosa Testa Di Cazzo. Ma se chiederete a lui, vi dirà soltanto: "Permettete? Scrittore". (Di lui invece vi diranno: "Un Tipo Strano, un po' troppo fuori dalla norma". Non sapendo di fargli così il più bel complimento possibile).
Dopo tutta 'sta pappardella, mi sorge il dubbio di dover aggiungere, per onestà, un'altra cosa: ho il sospetto di essere anche leggermente narcisista. L'importante è ammetterlo...
Fra voi si nascondono Artisti. E splendide persone dal cuore grande e generoso. Ho ricevuto per posta, in regalo, questo mio ritratto. L'Artista non desidera notorietà. Allora dico solo: GRAZIE!
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Frammenti mentekatti
Se sei bello ti tirano le pietre. Se sei brutto ti tirano le pietre. Se sei una pietra ti tirano.
Non si può concepire un'Intelligenza Perfetta che non eccella anche in autoironia. Secondo me Dio bestemmia.
Errori storici: a scuola ci hanno sempre detto che Astianatte era l'unico figlio di Ettore. In realtà era il diciottesimo e si chiamava: Ostianàlter!
FALACACCA BEGHELLI. Se ti scappa e non te ne accorgi si mette a suonare. Praticamente ti manda a cagare.
Anno 2012: Artisti in Siberia ai lavori forzati.
A Nadia Tolokonnikova, la mia incondizionata Solidarietà.
CRAZY HORSE
Lui Cavallo Pazzo, io Matt m'en Cavàl!
GAY ONORARIO
Come Pablo Picasso. Come ogni individuo appena decente. (Perché le pecorscimmie omofobe sono quanto di più stronzo abbia mai insudiciato questo mondo.) Anche se per me l'anima umana è ovviamente bisex (o, meglio ancora, asessuata) e le monosessualità sono forzature culturali.
L'Eutanasia non è un capriccio.
NO TALIBAN NO VATIKAN
Onan il Saggio
Il Nonsanto protettore di questo blog: Onan, uomo coraggioso e ribelle, ucciso da un deucolo mafioso, prepotente e collerico per non aver obbedito all'assurdo ordine di ingravidare la cognata rimasta vedova. Sia lode e gloria a Onan il Saggio, inventore NON della masturbazione (che sarebbe comunque cosa MERITEVOLE) bensì del primo rudimentale accorgimento contraccettivo e anti bomba demografica: il coito interrotto!
MEGLIO INTELLIGENTI
Contro chi l'ano lo usa per pensare!
GIU' LE MANI DAI BEAGLE, BIGOLI NAZISTI!
"Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni" (Albert Einstein)
Purché avesse il coraggio di rifiutare quello che la società gli diceva di fare, un uomo poteva vivere secondo le proprie regole. A quale scopo? Allo scopo di essere libero. Ma libero a quale scopo? Allo scopo di leggere libri, di scrivere libri, di pensare.
Charles Bukowski
"Sei sposato, Manny?" "Non sono mica scemo."
Mi accusavano di tradimento e atti di libidine. Per non essere andato al fronte. Ve lo dico io dov'ero, zoticoni: chino sui libri. Un uomo trincerato dietro il suo libro. Avevano con sé una statua della Vergine Maria. Vi supplico, io sono un ragazzo normalissimo. Tu sei moralmente lebbroso, piccolo, un degenerato. Noi siamo i reduci di guerra cattolici e purifichiamo gli schifosi bastardi come te con l'impiccagione.
José Saramago
Quando la prova sarà terminata, riporrà il violoncello nella custodia e tornerà a casa in tassì, uno di quei tassì dal portabagagli grande, ed è possibile che stasera, dopo cena, apra la suite di bach sul leggio, tragga un profondo respiro e sfiori con l’arco le corde perché la prima nota che nascerà possa consolarlo delle incorreggibili banalità del mondo…
Mario Vargas Llosa
Fece una pausa per creare effetto, come se misurasse la grandezza della mia innocenza o dabbenaggine. “Lei crede che sarebbe possibile fare quello che faccio se le donne assorbissero la mia energia?” mi ammonì, con ribrezzo nella voce. “Crede che si possano produrre figli e storie nello stesso tempo? Che uno possa inventare, immaginare, se si vive sotto la minaccia della sifilide? La donna e l’arte si escludono a vicenda, caro amico. In ogni vagina è sepolto un artista. Riprodursi, cos’ha di bello? Non lo fanno già i cani, i ragni, i gatti? Bisogna essere originali, caro amico”.
Mordecai Richler
I luoghi proibiti dove si daranno convegno i peccatori (sbottonandosi la patta o calandosi le mutande per fare due chiacchiere come si deve) non saranno più i bordelli, o casini che dir si voglia, ma le biblioteche, sotto costante minaccia di chiusura a opera della Buoncostume letteraria. E la nuova malattia sociale sarà l'intelligenza.
Philip Roth
Chi è libero può essere pazzo, stupido, ripugnante, infelice proprio perché è libero, ma non è mai ridicolo. Ha lo spessore di un essere umano.
Mi dava ai nervi che se ero gay lei pensasse di aiutarmi, magari mettendomi un cerotto, tipo. E poi oggi non è più un problema, quindi perché avrei tanto bisogno di aiuto? E soprattutto da lei, quando il suo terzo matrimonio era durato solo qualche giorno? Io sapevo di essere gay, anche se non avevo fatto mai niente di gay e non sapevo se lo avrei mai fatto.
J. D. Salinger
C'era da supporre che probabilmente avrebbero sposato quasi tutte dei cretini. Quei tipi che ti raccontano sempre quanti chilometri fa la loro stramaledetta macchina con un litro. Quei tipi che si arrabbiano come ragazzini se li batti a golf, o persino a un gioco stupido come il ping-pong. Quei tipi che non leggono mai un libro.
Erasmo da Rotterdam
Se ho dei soldi compro libri, se me ne avanzano compro da mangiare. Se me ne avanzano ancora, compro dei vestiti.
Céline
'Sta repulsione istintiva che ispirano i commercianti a quelli che li avvicinano e che capiscono, è una delle rarissime consolazioni che quelli che non vendono niente a nessuno provano a essere poveri come sono.
Gary Shteyngart
"Parlami di te, per favore. Se non ti dispiace..." "Io sono psicotico"
Ora puttane cantanti prendono il posto dei poeti, e puttane danzanti, anch'esse col corpo oliato, si sono messe al lavoro;
Robert Louis Stevenson
È assodato che l’esistenza di gente che rifiuta di partecipare alla grande corsa a handicap per qualche monetina, rappresenta un insulto e un disinganno per chi invece vi partecipa.
Jorge Luis Borges
È fama tra gli etiopi che le scimmie non parlino di proposito, per non essere obbligate a lavorare
Bertrand Russell
L'etica del lavoro è l'etica degli schiavi, e il mondo moderno non ha bisogno di schiavi.
François Truffaut
Amo le Arti e in particolare il cinema, ritengo che il lavoro sia una necessità come l’evacuazione degli escrementi e che chiunque ami il suo lavoro non sappia vivere. Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica basteranno a fare la mia felicità fino alla morte...
J. Krishnamurti
L'imitazione, o conformismo, è uno dei grandi fattori di corruzione della mente; il modello, l'eroe, il salvatore, il guru, è il fattore di corruzione più rovinoso. Il seguire, l'obbedire, il conformarsi, negano la libertà.
Raimon Panikkar
Nel fiume soltanto i pesci morti vanno con la corrente. I pesci vivi vanno controcorrente.
Michael Connelly
A forza di seguire la corrente si finisce in qualche fogna.
Henry David Thoreau
Molti uomini hanno vita di quieta disperazione: non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno. Osate cambiare, cercate nuove strade.
Osho
I creativi sono sempre ritenuti folli. Il mondo li riconosce ma molto in ritardo; si pensa sempre che manchi loro qualche rotella. I creativi sono gente eccentrica. Tutti i bambini nascono con la capacità di essere creativi. Senza alcuna eccezione, tutti i bambini tentano di essere creativi ma noi non glielo permettiamo. Cominciamo subito a insegnar loro il modo giusto di fare le cose e una volta che lo hanno imparato diventano dei robot: in seguito ripeteranno sempre la cosa giusta. Più lo fanno, più diventano efficienti e più diventano efficienti più sono rispettabili. […] Quando un bambino nasce il lato destro è attivo, quello sinistro no. Poi cominciamo a impartirgli i primi insegnamenti, in modo ignorante e non scientifico. Nel corso dei secoli abbiamo imparato come spostare l'energia dall'emisfero destro al sinistro, come bloccare l'uno e fare funzionare l'altro. La scuola fa solo questo: dall'asilo all'università la cosiddetta istruzione non è altro che uno sforzo per distruggere l'emisfero destro e sostenere il sinistro. Da qualche parte tra i 7 e i 14 anni ci riusciamo e il bambino viene ucciso, distrutto. […] Inizia a competere nella scuola, diventa un egoista, acquisisce tutte le nevrosi della società. Si interessa ai soldi e al potere. Comincia a pensare a come diventare più educato per essere più ricco e potente, avere una casa più grande e qualsiasi altro agio. Il centro della sua attenzione si sposta. L'emisfero destro comincia allora a funzionare sempre meno oppure funziona solo nei sogni, nell'inconscio profondo. O talvolta quando si assume una droga. […] Distruggi allora tutto ciò che la società ti ha fatto, tutto ciò che genitori ed educatori ti hanno fatto. Distruggi tutto ciò che il poliziotto, il politico, il prete ti hanno fatto: e sarai di nuovo creativo, proverai di nuovo quel brivido che avevi all'inizio. E' ancora lì in attesa, represso e si può sprigionare... Naturalmente avrai bisogno di molto coraggio, perché quando cominci a disfare ciò che la società ti ha fatto, perderai ogni rispettabilità. Non sarai più considerato una persona degna di stima. Comincerai a sembrare un eccentrico; agli occhi della gente sarai uno stravagante. la gente penserà: quel poveraccio, ha perso qualche rotella...
Oscar Wilde
La società perdona spesso il criminale, ma non perdona mai il sognatore.
Friedrich Nietzsche
E' una finezza che Dio abbia imparato il greco quando volle diventare scrittore - e che non lo abbia imparato meglio.
C'è chi nasce per dire qualcosa e chi per impedirglielo.
Arthur Cravan
Mi stupisco che qualche imbroglione non abbia ancora pensato di aprire una scuola di scrittura. (1914...)
Kellerman fa una sosta alla distilleria del gin. “Non sappiamo cosa farcene di quegli affari là”, dice il distillatore. “Quegli affari come si chiamano che lei ha sotto il braccio”. “È il mio papà”, dice Kellerman. “Un tempo era noto come il Martello di Thor. Ora è in formato ridotto”. “Credevo che fossero dei ravanelli”
Martin Amis
E ora Plutone. Non bisognerebbe mai prendere in giro gli afflitti, naturalmente, ma Plutone è davvero un disgustoso pezzetto di merda. Giove non ce l’ha fatta a diventare stella; Plutone non ce l’ha fatta nemmeno a diventare pianeta. Atmosfera rarefatta, una crosta di ghiaccio spessa 500 chilometri, e poi roccia. La massa di Plutone è circa un quinto della massa della nostra luna, e la sua luna, Caronte (altro cesso) è ancora la metà.
John Fante
«Pecore!» dissi. «Ahimè, che pecore! Vittime dell’ignavia e del sistema, schiavi bastardi degli squali della finanza. Schiavi, parola mia!… È uno spettacolo impagabile. Pecore che vanno a farsi tosare l’anima.»… I loro occhi mi accusavano… D’un tratto mi apparvero in una luce diversa. Avevano un’aria così stupida. Lavoravano così duramente. Mogli da sfamare, sciami di bambini dalle facce sporche, un sacco di pensieri per via della bolletta della luce e del conto del salumiere: erano così lontani, così distanti, nudi in quelle loro tute sporche, con quelle stupide facce da messicani butterati, saturi di stupidità, e mi guardavano tornare fra loro, ritenendomi pazzo, dandomi i brividi. Scatarri appiccicaticci, colle gelatinose, piantati là, disarmati e disperati, con gli occhi tristi e rassegnati dei vecchi animali da soma. Che pensino pure che sono matto! Bifolchi, zucconi, scemi! Non me ne frega niente dei vostri pensieri. Ero disgustato dal fatto di essere così vicino a loro. Avrei voluto colpirli, uno per uno, colpirli fino a che sarebbero divenuti un ammasso di piaghe e di sangue. Avrei voluto gridare loro di tenere lontano da me quei loro dannatissimi sguardi malinconici e imbronciati da cani bastonati, che stendevano una lastra nera sopra il mio cuore, come un sepolcro, una buca, una piaga, al di fuori della quale marciavano i loro morti in una processione che mi torturava, guidando altri morti dietro di loro: come in una parata, l’aspra sofferenza che vivevano attraversava il mio cuore.
da LETTERE A UN GIOVANE POETA
Confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto si domandi nell'ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice "io devo" questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. (Corrispondenza fra Rainer Maria Rilke e Franz Xaver Kappus)
Gli facevan ribrezzo tutti quelli che incontrava, gli facevan ribrezzo anche i loro visi, la loro andatura, le loro mosse. Avrebbe addirittura sputato addosso a qualcuno, e se qualcuno si fosse messo a parlare con lui, l'avrebbe forse morsicato... ... Tu dimmi una frottola, ma dimmela a modo tuo, e io allora ti bacerò. Dir frottole a modo proprio è quasi meglio che dir la verità al modo degli altri; nel primo caso sei un uomo, nel secondo sei soltanto un pappagallo!
E. M. Cioran
Le "fonti" di uno scrittore sono le sue ignominie: colui che non ne scopre dentro di sé, o che vi si sottrae, è destinato al plagio o alla critica.
Imagine there's no countries / It isn't hard to do / Nothing to kill or die for / And no religion too / Imagine all the people / Living life in peace...
Paolo Conte
Libertà e perline colorate / Ecco quello che io ti darò / E la sensualità delle vite disperate
Woody Allen
"Non hai voluto un pompino, così ho pensato di prenderti una cravatta". (Mira Sorvino, LA DEA DELL'AMORE)
Joel e Ethan Coen
"Considerate i gigli del campo, puttana ladra". (George Clooney, FRATELLO, DOVE SEI?)
David Mamet
"Mi mangio quella torta di merda..." "Fatta in casa?" "No, confezionata..." "La troia!" (GLENGARRY GLEN ROSS)