"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

sabato 30 gennaio 2010

Il lato fragile dell'Highlander



Giù



Giù,

nel locale lavanderia profumato di ammorbidente

il mio micino contempla incantato

nell’oblò della lavatrice il movimento dei panni

mentre fuori uno sfarfallìo di neve

silenzioso mi saluta, e un uccellino, di sopra

è venuto a beccare le mie briciole sul davanzale


oggi non riesco a voler male

neppure a chi ho amato e mi ha tradito

vigliaccamente, voltandosi dall’altra parte

per non vedere le mie lacrime

(come in quella canzone di Jannacci:

“Mi hai sporcato girandoti”)


Mi sento un po’

giù


Ma perché ho avvertito il bisogno

di svelare il mio lato tenero e vulnerabile

pubblicando un simile, ridicolo post?

quest’involontaria parodia dell’idea di Poesia?

che ne so


forse è solo che non si può essere

Guerrieri Invincibili a tempo pieno

Scrittori Inkazzati a tempo pieno

Eremiti Orgogliosi a tempo pieno

Umoristi Geniali (e Modesti) a tempo pieno

Eretici Blasfemi a tempo pieno


perché forse, in qualche modo, tutte queste

non sono altro che maschere,

per quanto belle, soltanto maschere

ed è bene,

almeno una volta all’anno, ricordarsene,

e abbassarle, tirarle un po’

giù


o forse perché oggi

è il mio compleanno.

lunedì 4 gennaio 2010

Roth e Westergaard: doppia Indignazione






Philip Roth

Indignazione

Einaudi

Pagg 136 € 17.50

Voto: 9-



Per un’assurda concatenazione di cause, scelte, eventi e incontri (in cui giocherà un ruolo tutt’altro che secondario il fatto di essere Onesto, Ateo e Intelligente) un bravo ragazzo dal promettente futuro verrà espulso da un college di putridi bigotti, e macellato a fil di baionetta a soli diciannove anni nella guerra di Corea. La potente Indignazione dell’autore per tutto questo è anche la nostra. Nel romanzo, in cui fa riecheggiare (e coabitare come fossero fratelli!) il Céline del Viaggio e il Malamud del Commesso, lo Scrittore cita più volte il magnifico Bertrand Russell di Perché non sono cristiano, e alla fine sbotta: “Non poteva credere come un bambino a qualche stupido dio! Non poteva prestare orecchio a quegli inni da leccaculo! … E le preghiere, quelle preghiere a occhi chiusi… putrefatta superstizione primitiva! Follia nostra che sei nei cieli! La disgrazia della religione, l’immaturità e l’ignoranza e l’infamia della religione! Insensata devozione per il niente!”

Ma già a pag 62 non scherzava, facendo dire al suo protagonista processato dal decano, uomo di sport col cervello nell’ano: “Non capisco su quali basi il college possa costringermi ad ascoltare anche una sola volta un ecclesiastico di qualsivoglia fede, o ad ascoltare anche una sola volta un inno cristiano che invoca la divinità cristiana, essendo io un ateo che, a dirla tutta, è profondamente offeso dalle pratiche e credenze delle religioni organizzate”. Profondamente offeso! Che splendido ribaltamento, che geniale novità, rispetto al ritrito teatrino cui siamo abituati e ormai colpevolmente assuefatti, in cui gli offesi da tutto e da tutti sono sempre gli sbavanti creduloni-piagnoni, feriti intimamente, e quindi giustificati a ferire, anzi, scannare fisicamente, chiunque non abbia peli sulla lingua riguardo il Tabù Superstizione!

Grandioso Philip! Se non ti offendi, ti eleggo mio Fratello Maggiore! Opinioni antireligioidi a parte, uno dei migliori Philip Roth della nostra vita. Il “meno” dopo il voto è dovuto solo a quel vizio di lunghezza e pesantezza che ancora ammorba taluni periodi, anche se in misura minore rispetto al solito. Optasse per una scrittura appena appena più secca e leggera, Roth meriterebbe UNDICI anche quando butta giù la lista della spesa.



A proposito di indignazione e di sporca, puzzolente religio: l’altroieri, nella libera e tollerante Danimarca, terra di accoglienza, aiuto e asilo per Uomini di ogni razza e colore, compresi, purtroppo, anche quelli che si comportano da invasori subdoli e arroganti, Paese un tempo felicemente noto per non avere feccia violenta neppure fra i tifosi di calcio (i coloriti e miti “Roligans”) il vignettista Kurt Westergaard, un nonnetto dalla faccia simpatica, ha rischiato di venire ucciso a colpi d’ascia, in Casa Sua (dopo esser stato costretto a cambiarne cinque o sei in poco tempo, di case, per ragioni di sicurezza) da una sottoscimmia con la testa di cazzo obnubilata da quella truculenta e GLANDE idea chiamata diO.


Non aspettarti sostegno, Kurt, da merdosi scrittorucoli italiani. Oltretutto hai il torto di essere ateo e socialdemocratico, mentre alle nostre lati(ni)tudini sono tutti o fasciopapestri o cattokhmerrossi: tutta gente che se anche per caso non è preda di devozione superstizioide, è sempre solerte nell’esprimere (tu da lassù non ci crederai) Rispetto e addirittura Invidia per chi invece lo è! Il massimo che puoi aspettarti da questa genòria è la ragliante-belante cacatina cerebrale che recita: “Be’, in fondo, un po’ se l’è cercata”! Lo dissero anche di Rushdie, i bovi italioti. Lo dissero persino di editori e traduttori accoltellati ovunque, dal Giappone alla Norvegia, per quel suo innocuo (e forse mediocre) libro: se l’erano cercata! Fra un po’ lo diranno dei Liberi Pensanti (rigorosamente Estinti) in generale! E allora, per quel nulla che può valere, ti sostengo io, Scrittore Non Autorizzato, italiano allergico alla stronza italiA dei santini (in paradisini fiscali) e delle madonne con lacrime (di coccodrillo) al pomodoro: hai tutta la mia Solidarietà, Kurt. E le mie Felicitazioni per il fatto che Tu sia scampato. E la mia Indignazione nel sapere che a molti la cosa (intendo il fatto che tu sia rimasto vivo) è molto spiaciuta, e non mi riferisco solo alle merde fanatiche, che almeno lo ammettono, ma anche a quelle più viscide e ipocrite, che invece non ne hanno il coraggio.


Ma sapete qual è, caro Kurt, caro Flemming Rose caporedattore di Kurt (ho saputo di un poveraccio omonimo di F.R. che si è cambiato il nome per non rischiare di venire smannaiato da qualche cercopiteco teocratico, di quelli che in confronto i Neanderthal avevano un Q.I. a quattro cifre) sapete qual è l’ironia della cosa? L’ironia è che la vignetta-Westergaard (quella del profetA col turbante-bomba) aveva semplicemente voluto denunciare l’inaccettabile violenza del fanatismo religioide. E con le loro (pilotate) reazioni, le sommosse, gli incendi e le uccisioni (per dodici vignettine pubblicate sullo sconosciuto Jyllands Posten!) certe scimmiacce catarrose altro non fecero e non fanno che dirgli: “AVEVI PROPRIO RAGIONE!!”


Viva la Danimarca!