"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

mercoledì 4 agosto 2010

Assaggi di romanzo (2)


da il taccuino rosso di wolfsburg

parte finale del capitolo 4





La Cristina era un personaggio bivalente per cui nutrivo sentimenti bivalenti. Volevo sposarla e volevo strozzarla. Strozzarla quando si trasformava in vice-Beatrice, odiosa donnina che ci rovinava i giochi e i momenti segreti nel fienile, che godeva nel richiamare il fratello maggiore ai suoi doveri di Spalone con un fare che non ammetteva repliche. Sposarla perché ne ero innamorato. La voglia di averla per sempre e fare figli con lei era come un’ustione da ferro da stiro sul cuore. Per questo la scortavo tutte le sere nella consegna del latte alla Marilù del bosco: per avere prima o poi l’occasione di baciarla. Solo che il tempo che avevamo davanti mi pareva così eterno, e io così codardo, che di volta in volta rimandavo, contentandomi del fatto di camminare accanto a lei lungo la stradina. Ma il tempo non era così illimitato: da un certo punto in avanti, dalla fine di maggio di un anno prima, la Cri aveva cominciato a seminare scompiglio nel terreno delle mie certezze con la notizia che presto, molto presto, appena avessero messo da parte abbastanza denaro guadagnato col lavoro di suo padre all’utensileria, e con la vendita del latte e della carne bovina ai macellai, avrebbero comprato una villetta sul Veneto dove vivere finalmente con tutti gli agi e i conforti.

Io avevo cercato di fare buon viso, e per non mettermi a piangere l’avevo presa in giro per quell’espressione, “sul Veneto”, che mi faceva venire in mente uno che stendesse per terra una cartina geografica e poi vi camminasse sopra: «Sul Veneto? Vorrai dire nel Veneto.»

E lei: «Mica scaviamo una tana, baùco.»

Io ero costretto a sperare che gli affari gli andassero a rotoli e rimanessero poveri, per fare in tempo a sposarla. Prefiguravo per noi un ménage particolarmente vizioso, un matrimonio malato. Saremmo stati così vogliosi l’uno dell’altra da scodellare come minimo diciannove figli. A rischio di andare in rovina e morire di fame. Ma nel nome dell’amore.

Certi ripetenti avevano spiegato le cose del sesso, ma le avevano spiegate male, e così tutti noi di quinta B, o almeno una gran fetta, eravamo convinti che “metterglielo dentro” fosse un atto, scabroso per alcuni, allettantissimo per altri, che conduceva infallibilmente alla gravidanza. Così funzionava: col fallo, e senza fallo. Sicché, poveri somari, noi che si andava dai figli unici a quelli con un massimo di due fratelli, s’era sicuri che i nostri padri l’avessero messo dentro alle rispettive mogli da una a tre volte in vita matrimoniale e stop. Ma com’era possibile resistere e mantenersi così casti, se si amava davvero una donna? I nostri padri erano uomini giudiziosi, ma non erano certo degli amanti focosi. Io da grande volevo diventare focoso. Non sarei certo stato un Sangiuseppe Suocastissimosposo, io. Non sarei certo morto vergine come lo zio Clemente Zancopè. Anche se lui bisognava capirlo: chi gliel’avrebbe mai voluto metter dentro, a quel ròito di zia Trude?

Per certi versi rude e mascolina, nient’affatto civettuola, proprio questo era il lato ammaliante della Cri: i dieci anni con la forza di venti e la maturità di trenta (ma che tenerezza quando tornava bambina, e si concedeva cinque minuti sull’altalena assemblata da suo padre con due catene e un’assicella); e che però fosse così carina nonostante i lavori umili e i vestiti rattoppati e la goffa parlata dialettale. A differenza delle altre bambine della sua età lei non era un fiore pretenzioso e banale. La mia Cristina era un frutto.

La decisione era presa: l’avrei sposata, e gliel’avrei messo dentro diciannove volte e le sarei marcito addosso febbricitante di passione prima di decidermi a tirarlo fuori, e saremmo morti di febbre e di fame noi e i nostri diciannove figli come nei film con gli irlandesi conigli. Ma lei si divertiva a tenermi sulle spine con la tortura della gelosia, e mi raccontava che sul Veneto aveva un fidanzato che secondo me s’era inventata lei che la stava aspettando e che si chiamava Alberto, e per farmi impazzire aveva chiamato un pulcino Cristinàlbert e io per la rabbia una sera che non mi vedeva nessuno tranne il Cane Nero avevo preso a calci sotto il portico il povero pulcino che era diventato tutto strano e s’era messo a pedalare con le zampette verso l’alto e le orbite come albumi, e io m’ero sentito in colpa e avevo invocato aiuto, Venite a vedere, il Cristinalbert fa degli strani movimenti!, e il Cane Nero abbaiava così forte che avrebbe potuto ammazzarmi di paura e soprattutto denunciarmi, ma siccome abbaiava sempre così nessuno si accorse della differenza. E poi per fortuna il povero pulcinetto che non c’entrava niente e mica lo sapeva di chiamarsi Cristinalbert non era morto, e anche se ci aveva impiegato un po’ di giorni di convalescenza dentro uno scatolone con la paglia alla fine si era ripreso – che sollievo! – altrimenti sarei diventato non solo un assassino ma un assassino stronzo e vigliacco, che è pure un pochettino peggio. Come un cattivo di Tex che aveva sparato a un pulcino in un ranch per fare il gradasso e dopo Tex quando lo rincontrava lo disprezzava e gli diceva: “Toh, chi si rivede, il giustiziere di pulcini”.


26 commenti:

  1. teneramente legato all'infanzia di tutti noi. Non che io abbia sperato di metterla dentro a qualcuno… ma che bello quest'assaggio! al prox zio!

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  2. la confusione su amore e sesso della fase tra infanzia e adolescenza me la ricordo bene, l'hai descritta senza veli e nonostante questo con garbo, bel pezzo.

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  3. Ti vedrei meglio come giustiziere di Transeditori piuttosto che di pulcini. :)

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  4. * petrolio
    "metterla dentro?" Direi che pure questa è al tempo stesso tenerissima e vertiginosa... :D

    * robydick
    in effetti la confusione era talmente vera che ha richiesto solo un piccolo sforzo di memoria, e poco più...

    * Lucien
    Mi sa che vedi bene e vedi giusto... :D

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  5. Bell'assaggio Zio!
    un saluto

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  6. hahahhahahh! sì, ero una bimbetta che si metteva nei panni degli altri, ma accantonata l'idea che si fosse tutti uguali (perché fino a dodici anni sù si era uguali :))), ho appreso che non avrei potuto sperimentare! :P
    vertigine da altalena! :)

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  7. Zio finalmente sei tornato! Mi auguro rilassato e pronto per ripartire.
    Beso.
    :)

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  8. a quando il prossimo assaggio? mi piace mi piace!!!

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  9. MammamiaChebello!!!! Ti scopro veramente con immenso piacere ZIO!!!! _mAry

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  10. Cristinalbert non ha avuto una relazione pulcinsessuale con Calimero? ;D

    Sei un grande Zione! :) Grazie per questo manicaretto succulento sveglia neuroni... Mi hai portato molto molto indietro nel tempo.

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  11. L'unico possibile commento è: FANTASTICO! Un pezzo di vera bravura con tutto ciò che si chiede a un grande scrittore da parte di affamati lettori. Grazie Zio e bentornato. Che rientro!

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  12. A dirti 'bravo' si rischia di ripetersi, però bravo lo sei davvero: "e le sarei marcito addosso febbricitante di passione" è puro funambolismo letterario, per non parlare del destino dell'inconsapevole pulcino Cristinàlbert che se di quell'affronto di nome fosse stato consapevole si sarebbe lasciato morire languente.
    Le diciannove volte è da urlo: una dozzina di figli era in quei tempi e in quei luoghi normale/massimo, ma diciannove doveva sembrare a un bambino un record ineguagliabile (diciannove, non venti, che non sarebbe neanche stato un numero primo...).

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  13. * Lumaca
    be', visto il gradimento, ne metterò in cantiere molti altri, di assaggi, da questo e da altri romanzi...

    * Giallosanmarino-Mary
    l'immenso piacere è il mio nel dirti Benvenuta... e grazie per le belle parole.

    * Ernest/Stefy/Rospo/Cristiana/Tullix
    a proposito di belle parole: grazie anche per il vostro calore e per i vostri elogi simpatici e sinceri: non immaginate quanto aiutino a uscire da quella leggera ma velenosissima depressione del post mare... :D

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  14. Ziozioziozio...per me sei un vero gOdygOdy!
    Nel senso che godo come una matta a leggerti e LO SAI! Mi riconosco molto in Cristina..però solo nella parte in cui tutti vorrebbero STROZZARMI hahahah!

    Abbraccio stritoloso :-)

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  15. * Grace
    Graccie, ti stritolo anch'io affettuosamente, però senza strozzarti... :D

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  16. L'infanzia ..ricordo meraviglioso.sempre dentro di noi ...come la Cri !!!

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  17. Ciao Zione, tutto bene? È un pezzo che non ci si sente... Passa a trovarmi. :)

    A quando una cenetta con pokerata? :P

    Un abbraccio.

    LeNny

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  18. Bentornato ...ferie lunghe, che culo.

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  19. Caro Zio, pensavo... ma tu l'hai già in testa il tuo nuovo scritto. Ci dai un'indicazione più precisa? Dobbiamo rintracciare i segni da questi "assaggi"? Ti interessa la formula della memoria? E in quale chiave? O c'è un progetto ancora più vasto? E' troppo chiedere? Troppa curiosità, la mia?

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  20. * 4EverInter
    pensa che la Cri è l'unico personaggio del romanzo a cui non abbia cambiato il nome... non ci vediamo da quando eravamo bambini... chissà cosa penserebbe se mi leggesse adesso...

    * Lenny
    pizza e pokerino sono in agenda per fine settembre-inizio ottobre, ma se ce la faccio prima ti farò un fischio, con molto piacere :D
    Abbraccio ricambiato

    * Alligatore
    hai ragione... son qui a parlare di depressione post mare, e invece dovrei solo vergognarmi... :D
    Grazie per il Bentornato!

    * Cristiana
    non preoccuparti, la curiosità dei lettori è una manna, per gli scrittori. No, non si tratta di assaggi in corso d'opera: il romanzo c'è già, ed è una storia di formazione a forti tinte noir (che dagli assaggi non si vedono, per non svelare la trama). Il taccuino rosso di Wolfsburg è la versione più breve (e oserei dire più nitida, matura e "professionale") di un romanzo che nella sua forma più lunga, che si intitolava gementeseflentes, venne lodato ma rifiutato dagli amici della RCS... (la lettera di rifiuto è tra quelle in appendice a Tutta colpa di Tondelli...)

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  21. Basta: per non far più brutte figure, e non riuscendo prima, "ti ho ordinato" presso il nostro minilibraio maremmano. Non vedo l'ora che "ti inviino" a destinazione. Un abbraccio forte.

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  22. * Cristiana
    adesso mi sento in colpa: odio fare il piazzista di me stesso... Però, quando arriverà, Buona Lettura! :D
    Abbraccio fortissimo

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  23. e pensare che io ce l'ho ancora, tutto intero, sul PC - è come quando sai che alla fine del pranzo ci sarà un dolce fantastico, e vuoi rimandare quel momento, perché quando sarà finito, non ci sarà più niente di bello da aspettare...
    settembre sarà il tuo mese, caro Nicola - il mese che dedicherò alla lettura del tuo libro
    in bocca al lupo per tutto!

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  24. * Paolo Zardi
    grazie per le tue parole come sempre gentili...
    a proposito di dolce fantastico e di aspettare: come e quando mi potrò procurare il tuo Antropometria? Ho un ordine aperto su ibs, ma lì il tuo titolo non è ancora comparso: dimmi che manca poco, perché sono impaziente!

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  25. @Nicola: ottobre. E' una piccola tortura, per me, ma credo che questa attesa abbia la stessa funzione di certe indicazioni del kamasutra riguardo l'orgasmo trattenuto! ;)

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