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"Meglio Capitano della mia zattera di storie di carta che mozzo sul ponte di Achab"
SITO ANTI COPROFAGIA LETTERARIA: MERDA NON NE SCRIVO, E MENO ANCORA NE LEGGO

giovedì 10 giugno 2010

Assaggi di romanzo (1)


da il taccuino rosso di wolfsburg

prima parte del capitolo 2



La sera del 25 giugno 1978, una domenica, nel catino del River Plate di Buenos Aires stipato di folla in delirio, la meravigliosa Olanda venne scippata dai biancazzurri argentini, e dalla più lercia malasorte, di una Coppa del Mondo che avrebbe strameritato di vincere.

Le cronache italiane sorvolarono sulla complicità dell’arbitro Gonella, che ai ladroni di casa – arrivati in finale grazie al portiere venduto del Perù – permise provocazioni, ostruzionismi e randellate. Se un giocatore in maglia arancione alitava su un avversario, invece era fallo. Questo, almeno, dal mio punto di vista distorto dal tifo: Gianni, che era seduto accanto a me, non vide nulla di tutto ciò, e applaudì convinto la travolgente forza dei sudamericani per i quali aveva simpatizzato fin dall’inizio, di certo a causa dell’italianità che sprizzava dai vari Daniel Bertoni, Tarantini e Passarella.

Dopo cena, ci eravamo dati appuntamento presso i pilastroni che segnavano l’accesso all’ex fattoria De Marchi, oggi fattoria Stevanato, per andare dalla Marilù del bosco a vedere la partita.

Per raggiungere la casa della Marilù del bosco si percorreva un pezzo di via del Campo Chiuso, che allora non era asfaltata, fino alla cappelletta di San Michele Arcangelo dagli occhi di bragia. E già questa cosa non è che mi andasse tanto a genio: era uno sguardo terrificante, il suo, e ogni volta che ci passavo davanti avevo una paura matta che mi s’incazzasse. Non potevano metterci qualcuno di un po’ più socievole? Le avevano finite le madonne? Il Michele brandiva una spada lunga e sottile. Ma era nelle pupille, stiletti incandescenti affilati nel fuoco, la vera minaccia. Guardandolo in faccia, non era poi così difficile credere che i diavoli fossero della stessa casata degli angeli. Un paio di volte gli avevo portato un mazzetto di ranuncoli e margheritine per tenermelo buono. Folgorasse qualcun altro: io avevo già mio padre che mi guastava i maroni con la cinghia.

Davanti alla cappella di San Michele Arcangelo la stradicciola si diramava. A sinistra diventava via Roccolo, e s’addentrava per boschi infiniti. Boschi di querce e di faggi e di castagni secolari e ontani neri e robinie. I boschi degli spettacolosi autunni. E verso la casa della Marilù del bosco, unico numero civico di tutta via Roccolo, il 2, che sorgeva, raggomitolata nel fitto della prima boscaglia, dopo un paio di curve. A destra prendevi a salire, non senza un po’ di fiatone, verso le scuole, e i primi contrafforti della collina su cui era adagiata Cuviago alta, antico insediamento gallico. Non che ci fosse una Cuviago bassa, all’epoca, a parte la Marilù del bosco e il nostro caseggiato e la fattoria Stevanato. E Villa Kestenholz, naturalmente. Più il cementificio Rusconi che non faceva parte di Cuviago, ma dovevi farci i conti lo stesso. Era come se uno che gli stan sul culo le giraffe va in uno zoo dove ci sono anche le giraffe: lui magari vuol guardare soltanto i leoni, ma non c’è scampo, non puoi evitare di vederli, quei colli svettanti come torri d’assedio pezzate coi cornini di lumaca. Lo stesso il cementificio. Dovunque ti trovassi, lui era lì che incombeva, come uno scheletro di esageratosauro schiattato di silicosi.

Eccoci lì in quella sera di giugno, Corradino e Gianni diretti a piedi alla casa della Marilù del bosco per guardare la finale dei mondiali e fare compagnia al signor Sandro. Muti e a passo svelto, per non perderci la cerimonia degli inni e la lettura delle formazioni.

Il signor Sandro era un uomo avanti negli anni e nell’obesità, né simpatico né antipatico, che stava da anni su una sedia a rotelle. Ad accudirlo provvedeva la sorella Marilù, detta da tutti la Marilù del bosco. Anche lei molto vecchia, qualcosa più di sessant’anni, e perigliosamente obesa. Era stata la Marilù del bosco, una sera che ci ero andato con la sorella di Gianni a consegnare la bottiglia del latte appena munto, a invitarmi per vedere le partite. Perché a casa loro, e ch’io sapessi solo a casa loro in tutta Cuviago, c’era da qualche tempo la cosa più stupefacente che fosse mai stata inventata: un televisore Philips a colori!

Io, a furia di andarci, finii con l’affezionarmi, a quei due vecchi né simpatici né antipatici, ma in ogni caso gentili. Non ci offrivano mai niente. Né bevande né dolci. Ma cosa vuoi pretendere più del colore, più della magia di un prato non grigio ma VERDE, di maglie non grigie ma ARANCIONI, così sature d’arancio carico che strizzandole e spremendole invece del sudore sarebbe sgorgato fuori l’oransoda, e le altre maglie a strisce BIANCAZZURRE invece che grigiogrigie? E il portiere Jongbloed tutto GIALLO? Vogliamo parlare del portiere Jongbloed così tanto giallo? Ormai non era più la prima che vedevo da loro, ma per qualche istante, all’inizio, la bocca spalancata di stupore, dovevo essermi detto chi se ne importa dello svolgimento della partita? Io adesso non farò altro che guardar fisso il prodigio di quel portiere così intensamente giallo! Persino il nero dell’arbitro juventino cornuto pareva un nero più vero, più nero.

Ma ero in continua apprensione per questo fatto che il signor Sandro, il signor Sandro a rotelle, avesse come unico sostegno non a rotelle questa vecchia sorella più obesa di lui, e allora alla sera pregavo sempre per lei, perché avevo paura che un giorno l’obesità le avrebbe piegato le ginocchia, e sulla sedia a rotelle si sarebbe ridotta anche lei. E allora, chi si sarebbe preso cura di entrambi in quell’isolamento boschivo? Chi avrebbe mai rimediato, a quel doppio sfacelo?

La cosa strabiliante del signor Sandro a rotelle, la cosa che nessuno crederebbe ma giuro che è vera e se non ci credete impiccatevi, era che il signor Sandro, che di cognome si chiamava Cattalani, adesso tu lo vedevi a rotelle così, vecchio e malandato e obeso e infermo su quella sua sedia, incapace di pisciare da solo, ma lui da giovane era stato un ciclista famoso e aveva corso il Tour de France, come gregario però, e nonna Corinna, prima di perdere la lucidità, mi aveva detto che a Parigi quando finiva il Tour lui e gli altri ciclisti si davano per giorni alle folies della bella vita. La bella vita che puoi fare quando invece delle rotelle ci sono due ruote, e tu che pedali. Per questo fatto che suo fratello era stato un corridore, spesso la Marilù del bosco ci invitava a guardare a colori le grandi classiche di ciclismo. Di nascosto da lui ci istruiva a far domande: “Fate mostra che ci tenete”, diceva. “Dategli soddisfazione, anche se a voi interessa più il fùtbol!” Allora noi obbedivamo, e chiedevamo di Moser e Saronni, di Giovanni Battaglin.

Certe volte durante le partite a colori nel sobrio salottino della casa nel bosco il signor Sandro ruttava. Allora sentivi diffondersi l’odore di cos’aveva mangiato per cena. Tipo carota bollita, o minestrone con le erbette, o stufato di cavolo. Ma più che altro carota bollita. Le carote bollite, si sa, fanno bene. Fanno bene alla salute. Per questo, fanno così schifo. Se una cosa fa bene, lo riconosci dal fatto che come sapore fa schifo. Come il latte genuino degli Stevanato. È un sistema infallibile. Ruttate da un vecchio obeso su una sedia a rotelle, le carote bollite facevano ancora più schifo. Secondo me avrebbe dovuto cominciare a mangiarle molto prima, le carote del cazzo, invece di folleggiare a Parigi alla fine dei Tour, di gozzovigliare a champagne e lumache dell’ostrega con tutti gli altri ciclisti viziosi, che poi porcudìghel si finisce sulla sedia a rotelle.

Per centoventi minuti, quella sera di giugno dei miei undicianni, seguii per tutto il campo i riverberi di un sogno arancione destinato ad infrangersi. Infrangersi contro il muro di sorrisetti sconci e beffardi degli oligarchi della dittatura militare argentina, schierati a gongolare in maschera sotto i baffi pettinati in tribuna d’infamia, come tanti sinistri gioppini del Carnevale della Morte.

I miei eroi quella sera furono tutti olandesi, e solo più avanti nel tempo se ne sarebbe sovrapposto uno argentino. Uno solo, ma di una grandezza rilucente che allora non potevo capire: il centravanti Mario Kempes dai lunghi capelli, lui, proprio lui che con i suoi gol era stato decisivo, rifiutò, solo lui, Kempes rifiutò in mondovisione di stringere lo zampone di porco al torturatore gioppino Vidéla.


Quando ci riavviammo verso casa la luna era conficcata nel cielo nero come un gancio di macelleria, e mi veniva da piangere. Il concerto dei grilli era così bello e assordante che quasi illuminava la notte al pari dei minuetti di lucciole di poco tempo prima, ma io ero contento che di luce ve ne fosse poca, e fioca, e che le mie eventuali lacrime non si vedessero, e intanto sfogavo la stizza prendendo a calci tutti i sassi che trovavo.

Altro che fissare il giallo di Jongbloed! L’avevo seguita sì la partita, l’avevo vissuta facendo un tifo disperato per la mia Olanda orfana di Cruijff, insultando Passarella che con una gomitata aveva spezzato due incisivi al leggendario Johan Neeskens (l’arbitro italiano, non essendo un dentista, dovette pensare che non fossero problemi suoi), e quel broccaccio di Jongbloed era stato semmai un traditore, il peggiore in campo dopo l’arbitro e il guardalinee, mentre il loro portiere Fillol, di cui mi perseguitava come lampo al magnesio conficcato nella rétina un primo piano maestoso in replay, con occhiaie sbarrate da invincibile indio dipinto coi colori di guerra, era stato il migliore. Fillol aveva parato tutto, tranne il pareggio di Portvliet, e quando non avrebbe potuto parare l’aveva fatto per lui il farabutto palo alla sua destra, sul tiro ravvicinato che Rob Rensenbrink, di controbalzo, scoccò al novantesimo a colpo sicuro, lo stesso palo che avrebbe poi invece fatto da sponda per la carambola del 2-1 di Kempes nei supplementari. Il palo destro della porta di destra: un palo fascista, un agente di Videla.

Mio Condottiero Sconfitto, mio immenso Rob Rensenbrink: poteva bastare, chissà, un’allacciatura di scarpino diversa, o un taglio diverso dell’erba a governare il rimbalzo del pallone, e il tuo urlo del Gol, ed il mio, non si sarebbe mozzato in gola, e la Coppa l’avrebbero alzata i miei eroi, Tu, e Johnny Rep e Arie Haan e Wim Rijsbergen e Rudy Krol. E invece, e invece…

«Non capisco perché te la prendi così», mi fece a un tratto Gianni, squadrandomi con sospetto nell’oscurità di via Roccolo. «Non era mica l’Italia!»

Non gli dissi che io per l’Olanda avevo tifato già prima, quando aveva battuto quella che ai miei occhi era solo juventinaglia d’azzurro vestita, introdotta da una mamelata d’inno brutto come il peccato, grazie a due poderose bombe da lontano che avevano fatto fesso Dino Zoff.

Anche se era mio amico, preferii non confessarglielo.

Non sono cose che si possano confessare a cuor leggero. Sono cose gravi, imperdonabili – cose per cui potrebbero picchiarti, cose per cui potrebbero chiamarti Scrofa. Anche se sul versante Scrofa con Gianni mi ritenevo abbastanza tranquillo. C’era una specie di tacito accordo, fra noi due: lui non mi chiamava mai Scrofa, e io non lo chiamavo Spalone.

«Che te ne frega» disse, «di quei magna furmagìtt?»

Non risposi. Io tenevo all’Olanda per lo sgargiante colore arancione delle loro casacche. Tenevo all’Olanda perché giocavano tutti all’attacco, compreso lo stopper che nelle altre squadre era solo un mastino, uno scarpone, un maniscalco, un rozzo mazzulatore. Tenevo all’Olanda perché già allora consideravo gli olandesi più civili degli italiani. Tenevo all’Olanda per i bei capelli lunghi e biondi che rendevano i loro terzini e le loro mezz’ali simili a Guerrieri Vichinghi. Tenevo all’Olanda, in ultima analisi, perché la mia era una scelta – una semplice, libera, scelta. E per questo capivo che era meglio star zitto.

Però, porcudìghel, io li amavo e stravedevo per loro, e lui, il mio migliore amico, me li chiamava “magna furmagìtt”. Mi faceva venir voglia di chiamarlo Spalone.


44 commenti:

  1. me la ricordo anche io quella sera...a tifare Olanda come già 4 anni prima, e a deludermi da lacrima!

    :))

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  2. Nel 1978 non c'ero e non penso avessi nemmeno idea di esserci, ma il palo di Rensenbrink mi rimane sempre in mente ogni volta che lo ripropongono: come dici tu, un'allacciatura dello scarpino diversa e sarebbe cambiato tutto...sconvolgente a livello filosofico, no? Gustosa anche la questione dei colori; anche se per una questione cronologia probabilmente non ne capisco e apprezzo in fondo la portata: i miei ricordi in bianco e nero si limitano al 9 pollici rex già scrauso per definizione che si usava solo per vedere il tiggì in cucina, finchè non è spirato, suppergiù verso la caduta del Muto... iniziare a vedere tutto a colori dev'essere stata una bella botta a livello d'immaginario (se poi uno pensa che in Italia il colore è arrivato tardi perchè si pensava che prima occorresse smaltire tutte le tv in bianco e nero, LOL)!
    L'assaggio è stato ottimo, come atmosfera può esserci qualcosa che mi ricorda Stephen King (per la precisione uno dei romanzi di Stagioni Diverse, la raccolta di The Body\Stand By me, uno dei miei libri strapreferiti?)... il resto quando? Su queste frequenze o -speriamo- un'adeguata veste cartacea?


    ps. avevo da suggerirti un ottimo rinforzo e un grandioso sponsor per la squadra intestinale che avevi proposto tempo fa (c'è una campagna abbonamenti 2010\11?), solo che ora non riesco a recuperare le info... stay tuned :)

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  3. quando uno scrive in fretta e non rilegge tutto si riempre di refusi: però la "caduta del Muto" me la segno XD

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  4. Bei ricordi. Adoravo l'Olanda, ma era bella anche l'Italia a quei mondiali vergognosi ai quali solo il grande Breitner si rifiutò di andare per protesta nei confronti della dittatura.
    L'anno dopo partii proprio per l'Olanda, dove rimasi per diversi mesi in un ex-brefotrofio occupato, mantenendomi come lavapiatti.

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  5. * unwise
    quindi il calcio ha saputo stregare (e commuovere) persino te! Roba da far scendere la neve colorata in piena estate... :D

    * Reverend Emi
    sì, in effetti la "caduta del Muto" è avvenuta un po' prima di quella del bianco e nero... :-)
    in casa mia la tv a colori arrivò con parecchio ritardo (non ricordo se 83 o 84) perché quel cazzo di telefunken bianco e nero non voleva saperne di tirare le cuoia, e in una famiglia monoreddito col cazzo che si scialacquavano soldi per correre dietro alla tecnologia (non come oggi che sono disposti a indebitarsi ogni volta che mister Jobs molla una nuova scorreggia...)
    Adesso la dico così, ma non è che noi figli fossimo molto d'accordo, con questa impostazione filosofica paterna, per cui, per anni, il nostro disperato ritornello, davanti a ogni cartone, ogni film, ogni partita, ogni documentario, ogni pubblicità del cazzo fu uno straziante e instancabile: "CHISSA' A COLORI..."
    Vero anche quello che dici sull'arretratezza generale italiota. I nostri capoclasse politici erano contrari a certi lussi: la rai cominciò a trasmettere a colori qualche secolo dopo la Svizzera, e quando in occasione di una gita scolastica liceale fui ospite di contadini francesi, nella loro fattoria trovai un apparecchio assai più vetusto del nostro telefunken in bianco e nero, ma incredibilmente il loro era a colori, e neanche seppero dirmi da quanti anni!

    sull'assaggio posso dirti che non è una delle pagine migliori del romanzo, ma un pezzo che avevo promesso ad alcuni di postare per via dell'argomento, e che la storia, come hai saputo intuire, avrà sviluppi MOLTO noir... Ma per il cartaceo, ovviamente, dobbiamo attendere la compiacenza di "lorsignori"... :D

    * Lucien
    sapevo di Breitner, mentre è tutt'ora controversa la posizione di Cruijff: secondo alcuni rinunciò per gli stessi motivi, secondo altri per semplici dissapori col ct e alcuni compagni. Sul blog di Itsas potrai trovare notizie di testimonianze da parte di altri protagonisti: particolarmente forte quella del portiere svedese Hellstroem, ma anche la nazionale olandese al completo scese in piazza la fianco delle madri dei desaparecidos.

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  6. Ricordo da favola!
    Annamaria era da un paio d'anni arrivata in Germany coi bambocci a ricongiungere la sua famiglia alla mia formando la nostra di nuovo, ma ancora non si era ambientata. Noi abitavamo a Offenbach am Main due chilometri dalla periferia ovest di Francoforte, in sostanza occupavamo la riva ovest del Meno e su quella est stava spaparacchiata Francoforte. Insomma eravamo provinciali per quei cornuti. Io avevo un Philips in bianco e nero, che però aveva il bianco diverso dagli altri e il nero dava sul viola. Ho visto tutto in grigio ma era un grigio colorato bene.
    Ho fatto il tifo per l'Olanda, si capisce! Come si poteva fare il tifo per qualcosa di argentino in quegli anni? Anche se la stampa tedesca e italiana -leggevo solo quelle- non ti mettevano in chiaro tante cose, già si sentivano discorsi che bastavano e avanzavano per dare una visione di tanti orrori che avvenivano laggiù.
    Al palo di Rensenbrink ho fatto un salto fino al soffitto. Ma era solo palo, niente di più.
    Gonella era uno iuventino di merda, come tutti gli altri -va detto a suo onore, lui non faceva eccezione- Fischiò a favore dei padroni di casa, chissà cosa ci ha rimediato.
    Ero più triste di quando gli olandesi avevano sbattuto fuori una italietta con uno Zoff -friulano come Annamaria- che non vedeva arrivare i palloni da quaranta metri; lo stesso portiere cjhe si era fatto infilare due volte da lontano dai brasiliani fottendoci anche il terzo posto, per quel che vale.
    Un vero peccato, perché avevamo il miglior Rossi della sua vita, una buona difesa, un Benetti strepitoso e un Bettega che ancora non era diventato dirigente juventino complice di quel ladro di Moggi, ma era ancora un uomo-gol che ci invidiavano tutti. Chi se lo scorda il gol segnato all'Argentina!
    Grazie Nik, di avermi riportato indietro quando ero ancora giovane, più o meno come te adesso.
    È un'età da favola. Goditela e non ti fare incastrare.
    Ciao
    Enzo

    PS. TI piace Benitez? A me sí, più di Capello, milanista, juventino e romanista.

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  7. per forza, l'Olanda giocava come una squadra di basket... :)

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  8. * Enzo
    "aveva il bianco diverso dagli altri e il nero dava sul viola. Ho visto tutto in grigio ma era un grigio colorato bene". Questo passaggio vertiginosamente bello fa concorrenza al mio capitoletto...
    Contentissimo di averti riportato indietro, e grazie per le belle parole che spendi sempre per me.

    p.s. adesso di Benitez sono contento (un allenatore esperto e tosto, che studia gli avversari con la stessa cura maniacale di Mou), però, per onestà, per non sembrare uno "che sale sul carro" (tipo il carro dell'ecospurghi di cui blatera Marcionello Lippa) devo ammettere che avevo delle riserve (espresse su molti blog nerazzurri), soprattutto avevo paura che volesse imporre Mascherano al posto di Cambiasso o altre bischerate simili (sai, quegli allenatori limitati che si portano dietro i loro cocchini, anche in squadre dove c'è gente più brava di loro). Ora sembra che Mascherano, se arriva, arriva per Muntari (e Kuyt per Quaresma) quindi evviva Benitez, benvenuto Benitez, e buon lavoro!!

    p.p.s. tranquillo che non mi faccio incastrare: io sono come quei pellerossa che per la Libertà (quella vera, non quella berlusconiana) sarebbero pronti a rinunciare persino all'ossigeno...
    Ciao!

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  9. Mi hai commosso. Argentina-Olanda è l'ultimo ricordo che ho del mio nonno dannatamente Genoano. Morì proprio in quell'anno.

    Io avevo 5 anni e mezzo, la partita la ricordo benissimo, le implicazioni politiche andavano oltre le mie capacità di bimbo.

    Anche mio nonno rimase malissimo per gli Olandesi, io non avevo preferenze particolari, forse colpa del televisore in bianco e nero.

    Sei sicuro del pareggio di Poortvliet? Io mi ricordo Nanninga con un imperioso goal di testa dall'altezza del rigore.

    Comunque racconto bellissimo!!

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  10. Essere per l'Olanda sin dall'inizio dei mondiali e a undici anni perdipiù - il giudizio libero contro ogni buon senso (opportuno) - ecco la morale di questo eccellente scrittino che procede zigzagando come un dribbling e conserva le pause di analisi dell'avversario che corrispondono alle note sul vecchio a rotelle con sorella obesa (guarda che non so un piffero di calcio...). E magnifico il panorama intorno: i boschi di castagni e robinie che profumano di umidità anche e soprattutto in inverno inoltrato e d'estate non danno fresco. Io il latte lo andavo a prendere nei tolloni dalla Signora Rapisarda all'inizio del paese. Era così buono e c'era anche una toma magnifica! E la televisione a colori (per me che stavo a Milano durante la settimana ed ero avvinghiata alla Tv dei ragazzi in bianco e nero sino al liceo) l'ho vista per la prima volta a Gemonio: sarà stata la vicinanza con la più moderna Zvizzera. La scrittura ha il compito di azzerare ogni distanza e rendere il tempo sempre presente. Che meraviglia, Grazie!

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  11. ah che bello, avevo 12 anni e televisore in b/n (il colore a casa mia arrivò un anno prima dell'ultimo mondiale vinto dall'Italia, quello di Pertini). avevo ricordi sfuocati, tranne Kempes, un mito.
    bravo nik, bravo!
    p.s.: poi mi spiegherai che hai contro le giraffe che come altezza ti sono tanto affini, ahah!

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  12. Ciao Zio
    io avevo tre anni ma ho rivissuto quegli attimi nei documentari e nei film che fanno vedere un paese intontito dal calcio mentre i generali buttavano giù dagli aerei gli studenti...
    Ottimo post zio un saluto

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  13. una squadra, l'argentina, piena di teppisti spacciati per calciatori e uno dei più grandi furti di sempre. e poi ti sei scordato licio gelli in tribuna accanto ai generali e se non ricordo male anche Menotti, non era proprio benvoluto dai massacratori.

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  14. * Valente
    misteri da preistoria del calcio. Pensa che io, della partita che vidi a 11 anni, ricordavo sul gol olandese la sovrimpressione NANNINGA. Poi, al momento di scrivere il romanzo, non fidandomi troppo della mia memoria, mi documentai, e così arrivai a POORTVLIET, chiedendomi il perché di quel mio abbaglio. Adesso, in seguito alla tua segnalazione, vado su altervista, wikipedia, youtube, e tutti ridicono NANNINGA. Mi appresto a risponderti per dirti che hai ragione (chiedendomi nel frattempo dove diavolo fossi mai andato a scovare un diverso marcatore) quando per puro caso, su calciogiocato.com, mi rispunta fuori POORTVLIET. Idem su adnkronos! Incredibile! E si tratta di una finale di Mundial! Per tagliare la testa al toro vado su Fifa.com: avevi ragione tu, ed era giusto il mio ricordo genuino d'infanzia, NANNINGA. Se pubblico il romanzo devo ricordarmi di correggere (e di metterti nei ringraziamenti...) Però mi viene un dubbio: sarà davvero affidabile un sito che è sì ufficiale, è sì il più importante del calcio, ma è pur sempre gestito da gente "imparentata" con Blatter? :D
    Mi sa che dovrò mettermi in contatto con la federazione olandese e dire: Amici, qui c'è uno scrittore italiano, e che tra l'altro tifava per voi, che vorrebbe raccontare quella partita senza fare figure di cacca. Non è che mi direste voi chi cazzo ha segnato? Nanninga o Poortvliet? Sarebbe bello se a quel punto tirassero fuori un terzo nome...

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  15. * Cristiana Curti
    ancora non mi capacito di aver conquistato una così gradita lettrice facendo il nome della sua casata in un altro mio racconto... evviva il monumento al Curti Curtiriso nella scuola Edoardo Curti, se era destino che servisse a ispirare quel racconto e di conseguenza la nostra reciproca conoscenza e amicizia!

    * robydick
    grazie mille per i complimenti, e quanto alle giraffe, no, sono mie vittime soltanto casuali in questo mio capitolo e nel primissimo Sorensen Puddu-cotton fioc, così come lo furono per caso i poveri criceti tamariani che contrariarono un po' il mio splendido amico Euterpe...

    * Ernest
    dell'ultimo film si parlava l'altro giorno da Itsas, fra l'altro un ottimo film italiano che riscatta un po' (anche se tardivamente) gli italiani, all'epoca fra i meno attenti a quanto accadeva ai ragazzi argentini...

    * Harmonica
    di liciogelli in tribuna non sapevo nulla, ma ovviamente mi sorprende poco... quanto ai giocatori, pensare che l'abbiamo avuto tu nella Fiorentina e io nell'Inter, quel fascistaccio di Passarella, uno che in un Sampdoria-Inter spaccò una gamba a un raccattapalle (uno stronzetto che faceva ostruzionismo, ma spacchi una gamba a un ragazzino?!) e che da allenatore ogni volta che apriva quella fogna di bocca era per dir cagate omofobe sugli orecchini o sui capelli lunghi...

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  16. Questa volta non mi lascio andare a ricordi calcistici di quella sera che peraltro ricordo molto bene,ma mi fermo a 2 minuti fa quando alla fine della lettura del tuo racconto ero talmente avvinto dalla magia della scrittura che come un bambino ho pensato : Ancora! Ancora!Raccontamene un'altra Zio!

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  17. * Euterpe
    che bella cosa che hai detto! Questo è proprio il tipo di pensieri che mi farà andare avanti a scrivere fino all'ultimo mezzo battito del mio cuore, sperando di essere all'altezza delle aspettative di chi mi legge. Grazie, amico!

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  18. ...un'altra cosa che non ho mai capito vedendo le immagini di quella finale è perchè un portiere giocasse con il numero 5 e l'altro col numero 8, visto che i numeri di maglia personalizzati erano ancora una tamarrata. Possibile che avessero fatto le numerazioni seguendo l'ordine alfabetico (ma allora perchè nell'Olanda il numero 1 era sulla schiena di tal Schrijvers e il 3 di un certo Schoenaker, sempre secondo il sito ufficiale?)

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  19. Grazie per le carinerie, Zio. Ma oltre a complimentarci, noi qui possiamo fare qualcosa per te? Una raccolta di firme presso il tuo editore per fargli capire che qualche centinaio di copie di un nuovo libro sono assicurate? E' troppo poco? Dicci tu.

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  20. * Reverend Emi
    Non c'erano le maglie personalizzate, ma ai mondiali c'erano liste con numerazioni fisse per tutto il torneo. Nel 78 non esistevano neanche vincoli (introdotti in seguito) sui numeri riservati ai portieri, per esempio l'Argentina aveva tutti i giocatori in ordine alfabetico indipendentemente dal ruolo, cosicché il numero 1 era un giocatore di movimento...

    * Cristiana Curti
    il problema è che l'unico editore che possa considerare "mio" (la Kaos) non è interessato per scelta alla narrativa pura, né tantomeno all'umorismo (Tutta colpa di Tondelli l'hanno pubblicato perché era un romanzo di denuncia con tanto di nomi veri, e anche il nuovo libro a cui sto lavorando appartiene più o meno a quel filone). Certo che, se potessi garantire centinaia di copie già solo come base di partenza, trovare un qualsiasi altro editore non dovrebbe essere impresa difficile, anzi, "con la crisi ca ghèm" probabilmente farebbero la fila. Chissà, magari sfruttando una futura espansione del blog (che è stato creato nel 2009, ma in realtà è decollato da poco più di tre mesi)...
    Ma come dimostrare, già adesso, che così tante copie sarebbero assicurate? (Io ci credo ciecamente, nelle potenzialità dei miei libri, ma vai a convincere quei signori...)
    Ci vorrebbe un pazzesco passaparola sul web... ma a quel punto di me e dei miei eroici lettori si occuperebbe la stampa mondiale, e allora altro che centinaia...

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  21. ah, ok! In effetti sapevo che c'era una regola sulla numerazione almeno del portiere, però non sapevo l'avessero introdotta dopo!

    Intanto, ecco i rinforzi e lo sponsor per la squadra intestinale che dicevo... XD

    http://en.wikipedia.org/wiki/Adilson_Ferreira_de_Souza

    http://www.comix.it/CartelloDettaglio.aspx?documentId=922

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  22. devo dirtelo...a me il calcio non piace...(non ti arrabbiare ;-) ) sarà anche perchè quello di cui parli tu io non lo posso neanche ricordare...
    però con questo racconto sei riuscito ad appassionarmi davvero ad una partita!
    e poi io il libro lo comprerei!!!

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  23. Davvero una delizia anche questo diverso stile. Ti ho letto con piacere identico a quello con cui leggo la saga di Sorensen Puddu.
    Proprio una bella storia.

    Lu.

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  24. * Reverend Emi
    mitico Adilson Ferreira de Souza in arte POPO'!!
    Lo compro!!
    E puoi star sicuro che contatterò i giapponesi della KAGATA Corporation per chiedere se ci sponsorizzano la squadra escrementizia. Quando sapranno che il capitano è Van de Korput, non credo ci saranno problemi... :-))

    * Lumaca a 1000
    tranquilla, non sono di quelli che vogliono imporre a tutti le loro passioni del cactus... E poi c'è molta più soddisfazione, se si riesce a far appassionare a un racconto che parla di calcio anche il lettore che del calcio se ne sbatte!
    Grazie per la prenotazione del libro futuro: mi sa che comincerò a tenere uno schedario... :D

    * Lu
    ogni volta che ricompari è una festa, per me. ma negli intervalli dove ti nascondi, birbantello?

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  25. bel racconto, zio, davvero...

    ricordo quella partita, in bianco e nero ancora, con amici italiani che facevano il tifo per l'Olanda e con cui litigai come si litiga con gli amici.
    Il tifo non mi fece vedere errori stratosferici di Gonella, ricordo solo che diversi giocatori uscirono dal campo con la maglia macchiata dal sangue (ma non saprei dire di chi fosse, se proprio o degli avversari)e la paura del palo olandese, poi una partita equilibrata che poteva finire diversamente, ma la storia non sarebbe cambiata...
    credo di no...
    c'è voluta una guerra persa in partenza per sconfiggere quei maledetti da Dio che non pagheranno mai per i loro assassinii...

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  26. * Itsas
    grazie per gli apprezzamenti e ancor di più per la testimonianza da argentino in italia. Vi auguro di cuore una vittoria bella e limpida quest'anno: i giocatori ci sono, anche se con un ct che schiera Veron invece di Cambiasso e Tevez lasciando in panca Milito sarà abbastanza dura...

    l'unica "fortuna" dei popoli oppressi sta proprio nel fatto che i tiranni aguzzini, essendo merde col cervello nel culo, finiscono prima o poi col suicidarsi in imprese belliche catastrofiche, vedi le Falkland per i generali argentini o la campagna di Russia per il nefasto maialetto di predappio: ho messo fortuna tra virgolette, perché prima di suicidarsi questi porci di merda portano con sé all'inferno altre migliaia di poveri ragazzi in divisa...

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  27. Chiapperi, dovrò cercare il tuo libro...

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  28. * Alligatore
    se ti riferisci a quello pubblicato, sappi che poi da te mi aspetto una recensione (non necessariamente positiva o compiacente: siamo fra gente onesta!)
    se ti riferisci al Taccuino rosso di Wolfsburg, non ti resta che partecipare alla raccolta di firme che proponevano più sopra... :D

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  29. alligatore, voglio sul tuo blog una delle tue mitiche interviste allo zio! ma stavolta i commenti devono superare almeno i trecento botta e risposta! :-)
    ebbene sì, nel 1978 io ancora tifavo...e me lo ricordo ancora il gol di quello che allora era stato uno dei miei miti insieme a scirea, quella rete di bettega, di testa all'argentina! anche se già allora i miei dubbi, che mi portarono a simpatizzare per qualche anno per i gemelli del gol, erano già cominciati... e infatti, se penso al bettega di adesso...

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  30. * nico
    speriamo che il ricordo dei gemelli del gol porti bene al Toro che mi è tanto simpatico... il suo ritorno in A sarebbe il coronamento di un anno magico per le mie simpatie sportive: dopo l'abbuffata nerazzurra, oggi c'è stato pure il ritorno in B del vecchio caro Varese, in due anni doppio salto dalla C2!
    mancherebbe solo l'Olanda campione del mondo... :D

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  31. Tristissimo... certo che tu non sei mai contento! La tua libera scelta in corsivo mi fa pensare a Erasmo da Rotterdam e al rasoio di Occam, quello stesso rasoio che fa la barba al palo quando proprio non lo vorresti. Nell' 82 invece come andarono le cose?

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  32. * Greg
    nell'82, avendo ancora solo 15 anni, salii vergognosamente sul carro del vincitore, (cosa che oggi non farei mai, come non l'ho fatto nel 2006, anche perché per me il carro lippiano è solo quello dell'ecospurghi, l'italia mi sta sul cazzo punto e basta) salvo venire sputtanato dalla Gazzetta dello Sport che dopo la finale pubblicò a scoppio ritardato una mia cattivissima lettera di inizio mondiale (ne parlai in un vecchio post) :D

    p.s. come potrebbe non essermi simpatico il buon Erasmo? Almeno tre motivi:
    1 olandese
    2 elogio della Follia
    3 affermò che se aveva dei soldi per prima cosa comprava dei libri, poi qualcosa da mangiare, e solo se gliene restavano ancora faceva magari un pensierino all'abbigliamento: proprio come gli italioti di oggi, lobotomizzati analfabeti che vivono per la merda griffata...

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  33. Zio, non montarti la testa, ma pochissimi sanno raccontare di calcio.
    ciao, silvano.

    P.S. quasi dimenticavo ;) tu sai raccontarlo.

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  34. * Silvano
    difficile non montarsela almeno un po', davanti a simili attestati, però ci proverò...
    in ogni caso grazie di tutto cuore.
    Ciao.

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  35. del mondiale del '78 so ben poco, devo ammetterlo. però l'olanda è sempre tra le mie preferite, sarà che anch'io sono affascinato da quelle magliette sgarcianti..
    e questo racconto mi avvicina ancora di più a questa squadra, che pure oggi ha mantenuto certe caratteristiche del passato

    beh, nel sondaggio direi che è un plebiscito anti trombette! :)

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  36. Sì, sì, mi riferivo a quello pubblicato; di Tondelli e su Tondelli ho letto tutto, ora mi mancano i sosia ... e quando l'avrò letto una reced ci sarà. Prima devo trovarlo e trovare il tempo per leggerlo ...
    Taccuino rosso di Wolfsburg. Dove devo firmare?

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  37. * Marco
    felice che il mio racconto ti abbia avvicinato all'Olanda, e quindi anche un poco a me e ai miei ricordi (inutile dire che Corradino è inventato, ma è pur sempre costruito su me ragazzino - a parte certi particolari: per esempio mio padre, per fortuna, NON mi frustava con la cinghia...)
    Sì, le trombette imbecilli me l'hanno proprio scassato: fra l'altro ho scoperto con grande piacere che il Sudafrica è l'UNICO paese africano in cui esista una simile stupida moda, il che mi permette di dire cosa penso di quei dannati idioti senza passare per razzista... :D

    * Alligatore
    per il tondellarum ti ringrazio in anticipo, per il Taccuino diciamo che vale l'intenzione: hai già firmato così... :-))

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  38. Ciao Zio,
    volevo segnalarti un articolo dell'amico Itsas che parla di un film che potrebbe interessare, specialmente, ai più ggggiovani!!


    http://blogdiitsas.blogspot.com/2010/06/quanti-complici-del-silenzio.html

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  39. Grazie davvero, Valente: anche se l'avevo già letto e commentato, la tua segnalazione rappresenta un pensiero di enorme gentilezza sia nei miei confronti che nei confronti di Itsas. Cose che succedono soltanto fra bloggers... :D

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  40. Arrivo un po' in ritardo a farti i complimenti, ma te li faccio calorosi perchè questo assaggio di romanzo mi è piaciuto un casino... tra l'altro, se non sbaglio, avevamo parlato dei furti subiti dall'Olanda sul blog calcistico di Harmonica, e mi ricordo che avevi accennato a questo romanzo.
    Io nel '78 avevo solo 5 anni, però devo dire che ogni volta che mi capita di vedere le immagini di quella finale maledico il palo che ha negato la vittoria all'Olanda. La stessa cosa mi capita quando vedo le immagini della finale dl '74, e lì maledico l'arbitro per il rigore inesistente assegnato alla Germania.
    E per completare il quadro, cito anche le immagini che mi fanno stare più male in assoluto, quelle della finale Ungheria-Germania del '54, in cui i crucchi maledetti rubarono con l'inganno la coppa alla più grande squadra di tutti i tempi, l'Ungheria di Puskas, rientrando nel secondo tempo dopati come cavalli (dopo la partita stettero tutti malissimo) e beneficiando, inoltre, dell'assurdo annullamento di un gol regolarissimo di Puskas allo scadere, che probabilmente avrebbe cambiato le sorti della partita.
    P.S. io sono tifosissimo della nazionale, ma va detto che anche noi un mondiale l'abbiamo vinto con l'inganno - quello del '34 in Italia - per cui le stellette sulla maglia dovrebbero essere tre.

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  41. * Simone
    Inter a parte (eheheh...) a volte ho la sensazione che i grandi trofei del calcio siano come i premi letterari per gli scrittori: li vincono sempre i raccomandati e le mezze calzette... L'assenza di Olanda e Ungheria rende l'albo d'oro dei mondiali di calcio poco più di una barzelletta. Dirò di più: se non fosse un assurdo dal punto di vista economico e sociale, i mondiali andrebbero organizzati SENZA la partecipazione della squadra del paese ospitante! Perché non solo è giusto il tuo rilievo sull'Italia 34 (anche lì guarda caso c'era un regime di pezzi di merda mica da ridere...) ma l'elenco di paesi organizzatori vincitori del mondiale è a dir poco imbarazzante: dall'Inghilterra 66 alla sopravvalutata Francia di Gobbettine Gobbane... ma basti pensare che per poco, nel 2002, non ci siamo ritrovati campioni del mondo quei coreani del cazzo...

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  42. Che bello Nick, tutto questo piccolo mondo che torna a galla sottoforma di invenzione, nonostante gli anni passati. Hai fatto rivivere il mitico signor Sandro a rotelle, fantastico!

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Questo blog è Nemico dichiarato di ogni censura. Ma sono costretto mio malgrado a ricordare che rimuovere insulti gratuiti, scorregge occulte o minacce vigliacche non è censura: è nettezza urbana. Voglio che qui da me vi sentiate esattamente come a casa vostra: quindi Liberi, ma non di pisciare sul pavimento, o mi toccherà pulire. :)