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mercoledì 24 marzo 2010

RACCOLTA DIFFERENZIATA (9) - vecchi racconti inediti del Nick


LA TALPA



Usava definire talpa l’ultimo della classe. A patto che questi fosse ultimo in maniera eclatante e inappellabile. Non si avevano notizie di talpe a pari merito, o di talpe in rimonta con fuori la freccia sulla corsia di sorpasso per diventare penultime.

Forse aveva qualcosa a che fare con la semicecità della bestiola. I più svegli venivano definiti aquile: c’entrava quindi la vista. La memoria visiva. Il colpo d’occhio che intuisce, che afferra le cose al primo sguardo. Lo sguardo che cattura, informazioni o prede. L’intelligenza che brilla negli occhi. La talpa della classe aveva sempre gli occhi opachi. O forse era solo la differenza simbolica fra lo scavare gallerie e il volteggiare nei cieli. In fondo ben poco c’importa. Di aquile e talpe in ogni caso si trattava.

Fu per questo che la Dal Pànigo Caterina venne da noi ben presto chiamata, crudelmente, “la Dalpa”. Si fingeva di abbreviarne il cognome. Si voleva marchiarla in via ufficiale come Talpa.

Ce la ritrovammo in classe in prima media, quando a noi di Gemonio si aggiunse la sparuta pattuglia di quelli di Azzio e Orino, paeselli di mezza montagna provvisti di scuole elementari ma non delle medie inferiori. Sapevamo che, con la piega del tutti promossi che aveva preso la scuola dell’obbligo, la Dalpa ci avrebbe allietati fino in terza con le sue incredibili gaffes. Era una vera e propria superstite di tempi passati. Di quando i figli dei contadini arrivavano a scuola dopo aver sentito declinare per tutta l’infanzia soltanto il dialetto, e con sfumature diverse da fattoria a fattoria.

Io ero un’Aquila Reale, e me ne compiacevo fin troppo. Neanche fosse stato merito mio, e non dei genitori e della fortuna, o sfortuna, biologica. Buona parte della colpa ce l’avevano i professori, che mi riempivano di elogi del tutto superflui, se non deleteri, per un ragazzino di undici anni. Al ricevimento genitori, una prof di musica disse a mia madre che le avevo presentato una ricerca da quinta liceo se non da università, e nel dirlo si commosse, e la Delgado di educazione artistica gridò davanti a tutti i genitori allibiti che aveva effettuato di sua iniziativa un test a sorpresa di cultura generale in cui la classe aveva fallito miseramente, eccetto uno, e purtroppo scandì a voce alta il nome di quell’uno, così che mia madre venne carbonizzata dagli sguardi furenti degli altri, e non dovette chiedere scusa ma quasi.

Comunque, i compagni non mi odiavano. I ragazzini odiano i secchioni, e io ero sempre al campo a giocare con loro. Ero anzi il più solerte organizzatore di partite a pallone. Né mi accontentavo di lasciarli solo copiare da me. Alle elementari avevo aiutato l’Amedeo e il Sauro, due fratelli nati in Germania da emigranti del sud. Avevano gravi difficoltà nel leggere e scrivere, e rischiavano, loro sì, la bocciatura, e li aiutai a rimettersi in pari seguendoli ogni pomeriggio a casa mia come un baby insegnante che dà ripetizioni gratuite.

Durante le interrogazioni, poi, mi piaceva suggerire in maniera spettacolosa. Una volta, chiamato fuori in storia proprio con l’Amedeo, in piedi di fianco alla cattedra con la prof che mi volgeva le spalle per torchiare lui dalla parte opposta, feci il saluto nazista per fargli capire chi aveva invaso la Polonia nel ‘39.

«L’attaccapanni» disse una tipa spiritosa dalla prima fila di banchi.

«Hi-Hi-Hitler» tartagliò invece il buon Amedeo, che mi aveva capito al volo.


Quando venni a sapere da mio padre che la Dal Pànigo Caterina era una lontana parente, cugina di ottavo grado o giù di lì, ebbi una reazione di stupido fastidio. A quanto pareva, proveniva dal ramo dello Stevendàsh, che da piccolo era stato per me un’unica indecifrabile parola, e che invece significava “lo Stefano di Azzio”.

La Dalpa una mia cugina! Avrei preferito un collaterale assassino, che so, un prozio in galera a San Vittore, tutto piuttosto che l’affinità imbarazzante con quell’incredibile talpa. Mi vergognavo di lei. Speravo non si venisse a sapere. Quella ragazzina grassoccia, occhialuta e taciturna era un totale disastro. In un compitino di religione aveva appena scritto che il pane azzimo era pane condito con olio pepe e sale.


Con una certa mancanza di tatto, la professoressa Durrenbauer-Dorfner prese l’abitudine di chiamare attorno a sé noi rapaci, io aquila reale, un altro mio amico aquilotto, due grifonesse e due poiane, per farsi aiutare nella correzione dei compitini-lampo di storia e geografia.

Rilucenti d’orgoglio, prendevamo le nostre seggiole e andavamo ad appollaiarci a semicerchio vicino alla grande cattedra, in alto sul soppalco di legno, innalzati dieci centimetri al di sopra dei nostri compagni comuni mortali.

Io e l’aquilotto, armati di penna bic rossa, avevamo in mente uno scopo preciso. Individuare il compitino della Dalpa e impossessarcene prima delle altre professoresse onorarie, per regalarci quattro risate. Mettemmo gli artigli su un compito di geografia in cui le ricchezze del sottosuolo della Grecia erano individuate in elettricità, patate, cipolle. E su uno di storia in cui veniva così brevemente tracciata l’origine del popolo ebraico: gli Ebrei erano un popolo che si nascondevano per non farsi vedere dai turisti.

Un minimo di pietà si celava nei nostri cuori, per cui facevamo di tutto per non farci scoprire da lei. Soffocavamo le risate, rimandavamo l’esplosione all’intervallo nel cesso dei maschi, la cui porta spalancavo sempre con un calcio da bullo, e se proprio non ci riusciva di trattenerci facevamo di tutto per non guardare verso il banco della Caterina.

Ma fu il giorno delle due grandi potenze mondiali che avvenne il patatràc.

Vedemmo quella bestialità, e ce la passammo increduli l’un l’altra, scoppiando a ridere a crepapelle, Durrenbauer-Dorfner compresa.

Le due grandi potenze mondiali, i due colossi che dividevano il mondo della guerra fredda nei due blocchi Est e Ovest, si chiamavano nientemeno che USAG e URSS, vale a dire l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e l’Utensileria di Gemonio. Non riuscimmo proprio a evitare di sganasciarci tutti quanti, e quelle stupide delle grifonesse e delle poiane si sganasciarono voltandosi apertamente a guardare verso la povera Dalpa.

La quale, intimamente, atrocemente ferita, scoppiò in lacrime.

Giuro che in quel momento avrei pianto anch’io. Mi sentivo un essere immondo. Insensibile e idiota. Non tanto o non solo per aver contribuito a farla piangere. Ma perché sapevo benissimo che non avrei mai avuto il coraggio di andare a consolarla, che non avrei mai saputo chiederle scusa.

Nella vita, di lì in avanti, un baratro ci avrebbe separati. I miei occhi di aquila un po’ stronza percepivano in maniera tangibile la divaricazione che si produceva.

Chi si sarebbe trovato dalla parte migliore non lo sapevo.

Solo intuivo che la sua sarebbe stata più facile.

Probabilmente a quarant’anni, sposa, mamma, proprietaria terriera, intellettualmente serena, inconsapevole, ignava, intrattenuta dalle tv commerciali e telefonatrice coatta, a quarant’anni sarebbe stata lei a farsi beffe di me.

20 commenti:

  1. Nick scusami eh, ma un bel colore ancora più difficile da leggere no? Tipo grigio scuro su sfondo nero, oppure rosa su sfondo verde?
    Secondo te perchè i libri li fanno con le pagine bianche e le parole in nero?

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  2. A parte che secondo ricerche scientifiche il colore ideale per l'occhio umano risulterebbe "verde su nero" (ma gli editori ci spenderebbero un po' troppo in inchiostri, non ti pare?) io sono aperto a tutte le critiche, ma venir criticato per i colori dei caratteri non è un po' troppo? :-))

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  3. Bel finale ;-)
    E non solo quello!

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  4. Bello bello. Come al solito non hai risparmiato l'autocritica sopratutto...

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  5. * allelimo
    anche stavolta la tua critica non è caduta nel vuoto: visto che il mio blog si basa al 99% sul testo scritto, e con post quasi mai brevissimi, ho pensato di far decidere dalla maggioranza dei miei lettori il colore che secondo loro va meglio, sia come caratteri che come sfondo. Adesso votate numerosi! :D

    * Simona e Il Conte
    Grazie, siete sempre gentili!

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  6. Grazie Zio!! Almeno mi risparmierai di perdere la vista in pausa pranzo.
    Comunque, come tu sai, farò copia/incolla/stampa come solito e me lo leggerò con calma.
    Ciao :D

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  7. Ehilà non era una critica! E' solo che al secondo paragrafo ho dovuto abbandonare, e mi piacerebbe sapere come va a finire il racconto della "talpa"... :)
    Comunque ho votato per nero su bianco, è la combinazione che i miei occhi trovano meno affaticante - e casualmente (?) quella più diffusa sui blog...

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  8. ciao zio
    io vado per il bianco su nero e nero su bianco (sarà per il lavoro che faccio che ha a che fare con i problemi visivi) sono gli sfondi preferiti. Alla fine ho votato bianco su nero perchè il tuo blog mi piace così come è, e ormai l'ho catalogato nella mia mente in questa maniera... comunque sono aperto al cambiamento e mi rimetterò alle decisioni degli utenti votanti (sempre che le liste dei colori candidati siano state presentate in tempo)...

    Come al solito grandi racconti i tuoi
    un saluto

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  9. magari il viola affatica un po', ma secondo me è molto adatto al tenore del racconto, che in effetti tratta di una specie di "livido sulla coscienza".
    avendo pure io un passato da infante-aquila, ti capisco bene...quando ti prendono come esempio per la classe è veramente odioso, vorresti scomparire. sarà per questo che al liceo ero l'esatto contrario (tranne per quello che mi interessava, naturalmente)

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  10. grande racconto!
    divertente, ma con un retrogusto amaro

    (i miei occhi hanno votato per i caratteri neri su classico sfondo bianco)

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  11. condivido i giudizi lusinghieri già espressi.
    riguardo al colore: penso, col cuore in mano, certo che apprezzerai l'annotazione, che un bel blog BIANCONERO non può che farti bene! :D

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  12. * Stefania248
    pensa che ai tuoi problemi coi colori non ci ero mica arrivato, credevo stampassi per la comodità di tenere il foglio in mano... CIAO!

    * allelimo
    la critica è molto più benvenuta di quanto non sembrasse dalla mia prima reazione: se posso rendere più facile e gradevole la lettura delle mie cose, ne sono felice. :)

    * Ernest e Marco
    grazie per i complimenti e per i voti!

    * unwise
    pure io al liceo divenni selettivo. Dai 9 in italiano scritto ai miseri 6 in fisica: già mi stava sulle palle la materia, se poi consideri che la prof era più una roba chimica che fisica (nel senso che quand'eri interrogato mollava certe loffe che ti stendevano)...

    * robidick
    OK, ma nero su bianco o bianco su nero? Vota, gobbo malefico, vota... :-)))

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  13. il gobbo, sporco eresiarca nerazzurro in verità ti dice e vota: bianco su fondo nero. :)

    azzardo un consiglio.
    per i vecchietti come me con le retine affaticate il carattere è un po' piccino. se metti il blog in draft puoi utilizzare i nuovi layout, ed oltre a sbizzarrirti coi nuovi look puoi allargare la dimensione della parte sx che contiene il testo ed allargare leggermente il carattere, per renderlo più facilmente leggibile senza allungare troppo in altezza il testo.

    è già che sei dietro a Lavorare, togli anche la verifica parole che è una gran rottura. :)

    RobyDixit, Annus Domini MMX ;-)

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  14. Eccomi qui, Zio! Ho letto il racconto, mi sono divertito, mi sono immedesimato (che cosa? Vuoi sapere da che parte? Naturalmente non te lo dirò!). Cmq sia, continua a scrivere che vai benissimo!
    A poi,
    Lu.

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  15. Ho finito di leggerlo or ora: proprio simpatico questo racconto! :D
    Comunque, se devo essere sincera non mi piacciono esageratamente i blog a sfondo nero.
    Però è il contenuto che conta.
    Notte.
    Ste

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  16. * robydick
    figurati che ero convinto di non averlo, il controllo parole. Anche a me dà un po' fastidio quando lo trovo sugli altri blog... ho provveduto adesso, grazie della segnalazione!

    * Lu
    un affettuoso Benvenuto a te, graditissimo nuovo lettore!!

    * Stefania248
    Grazie, Ste. Devo dire che in fondo in fondo sto cominciando un po' a tifare per lo sfondo bianco, però ho promesso di rispettare il sondaggio, e per ora perdete 5-4. Dovrai convincere qualche amica a votare, così magari nel frattempo mi legge e s'innamora... del blog, naturalmente... :D
    Notte.

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  17. Ahiahiahi, è la seconda volta che ti becco a tacchinare via blog... fai sgombrare l'aula anche oggi? ;)
    Intanto avevo 5 minuti da perdere, ho cliccato sui blog da te linkati, risultato:
    - nero su bianco: 18
    - bianco su nero: 7
    - altro: 2

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  18. * allelimo
    Te ghé resùn... :-)
    per il sondaggio dico anche a te di convincere amici e colleghi a votare... ma occhio che non siano franchi tiratori, o ti becchi un rosanero peggio del sito del Palermo... :-))

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  19. Nero su bianco, nero su bianco, nero su bianco... Posso votare più volte?

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  20. c'è appena stato un clamoroso sorpasso: 9-7 per il nero su bianco... però dovrai pazientare fino all'inizio di aprile quando si chiude il sondaggio, che a differenza di quelli del Nano non è truccato... :D

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